sabato 28 maggio 2016

La Lucida Visione di Lisetta Carmi alla Galleria Martini & Ronchetti

"Ho fotografato per capire" Lisetta Carmi

Al centro della sua ricerca Lisetta Carmi pone l'essere umano: quando il suo orizzonte si allarga a paesi lontani dove uomini, donne e bambini vivono nella più assoluta povertà il suo sguardo restituisce loro dignità ed empatia. L'identica necessità di comprendere gli altri si ritrova nella serie scattata a Genova tra il 1965 ed i l 1969 all'interno della comunità dei travestiti. Giovanni Battista Martini

"La Lucida Visione" presentava alla Galleria d'arte Martini & Ronchetti di Genova opere fotografiche di Lisetta Carmi riprese e stampate dall'autrice tra il 1962 ed il 1971. Giovanni Battista Martini ha esposto in via Roma al 9 una quarantina di stampe in occasione della grande mostra di Lisetta Carmi, "Il senso della vita", allestita a Palazzo Ducale nella Loggia degli Abati all'incirca nello stesso periodo (dal 13 novembre 2015 al 7 febbraio 2016). Non avendo avuto l'opportunità di andare prima a Genova per visitare entrambe le bellissime esposizioni, ho contattato Giovanni Battista Martini che molto cortesemente ha ri-allestito la mostra in questione per una mia visione privata avvenuta in data 21 aprile 2016 affinché potessi visionarla. Riporto alcune delle immagini esposte e un dialogo avuto con il gallerista, che ringrazio pubblicamente in questa occasione, anche da parte dei numerosi lettori di "Frammenti di Cultura".

I Provo di Amsterdam, 1966. Fotografia di Lisetta Carmi.

La mostra era composta da piccoli gruppi tematici di fotografie realizzate tra il 1962 ed il 1971. Tra questi una serie di scatti realizzati ad Amsterdam nel 1966 agli attivisti dei Provo, movimento di spirito anarcoide e libertario che con la sua contestazione politica anticipava le battaglie contro il consumismo e si batteva per promuovere principi ecologici che si sarebbero poi affermati nel decennio successivo.

Altre immagini scattate ad Amsterdam da Lisetta Carmi

Una parete della sala espositiva della Galleria d'Arte Martini & Ronchetti

La straordinaria sequenza di Ezra Pound nella sua casa a Sant'Ambrogio di Rapallo manifesta la sua capacità di cogliere in profondità i soggetti. Accanto ai ritratti del poeta le immagini di Claudio Abbado, di Cathy Berberian e Judith Malina testimoniano inoltre l'interesse per la musica e l'espressione artistica.

Nella Metropolitana di Parigi. Fotografia di Lisetta Carmi

Un piccolo nucleo di immagini scattate nella metropolitana di Parigi nel 1965 documenta un lavoro realizzato in copia unica dall'artista: il libro d'artista Metropolitain che nello stesso anno si aggiudica un importante riconoscimento al Premio per la cultura nella fotografia a Fermo.

 I travestiti. Questa serie di fotografie di Lisetta Carmisono state raccolte in un libro oggi molto ricercato ddel quale ci parla Giovanni Battista Martini nell'intervista che parla.

Durante i sei anni di condivisione della quotidianità emergono immagini intense e prive di preconcetti: forse più che la scabrosità dei soggetti è stata proprio la mancanza di giudizio morale e l'affetto che traspare dalle riprese a dare scandalo quando il volume “I Travestiti” è stato pubblicato nel 1972.

La porta d'ingresso del palazzo al numero 9 nero (A Genova i numeri rossi sono quelli delle attività commerciali. Fate attenzione ai colori o non troverete quello che state cercando)  di via Roma, a Genova dove si trova la Galleria Martini & Ronchetti.

Tony Graffio intervista Giovanni Battista Martini sulle fotografie di Lisetta Carmi

Tony Graffio: Lisetta Carmi credo che sia molto conosciuta per un famoso libro sui travestiti piuttosto che per altre fotografie che ha fatto durante la sua attività di fotografa, è così Giovanni?

Giovanni Battista Martini: Sì, infatti, tra l'altro quelle del libro sui travestiti sono tutte immagini che lei ha scattato a Genova, tra il 1965 ed il 1970. La mostra di Palazzo Ducale, lo scorso inverno, voleva proprio proporre altri aspetti del lavoro di Lisetta Carmi che sono meno conosciuti. Si è cercato (Martini è stato il curatore della mostra a Palazzo Ducale, oltre che di quella realizzata nella sua galleria d'arte ndTG) di dividere la mostra in sezioni e così è stato. Erano esposti 220 scatti, di cui molti erano inediti, addirittura mai stampati da lei. La prima sala era dedicata alla città di Genova con molte immagini che raffiguravano il porto che lei aveva fotografato, sempre negli anni '60 perché questo era stato il tema di una mostra che aveva girato per l'Italia e che era approdata perfino a Mosca. La Casa della Cultura Genovese ed i sindacati locali avevano commissionato questo lavoro straordinario che oltre il discorso fotografico ed estetico documentava anche le condizioni di lavoro nel porto di quel tempo. Condizioni che erano, sotto certi aspetti piuttosto precarie e daranno luogo a tutta una serie di rivendicazioni da parte dei camalli, a livello di sicurezza, salute e contrattuali che segneranno poi gli anni settanta. C'era anche un altro piccolo gruppo di fotografie realizzate a Staglieno da lei denominata: "Erotismo ed autoritarismo a Staglieno" dove compaiono le fotografie dei monumenti realizzati tra il 1800 e l'inizio del 1900 del cimitero monumentale genovese, luogo in cui la borghesia veniva rappresentata proprio nel momento funebre. C'erano poi altri scatti della città, alcuni presi anche all'Italsider all'interno della fonderia dove si vedevano le colate di acciaio (scatti inediti). Di seguito, si passava alla sezione degli artisti, dove è stata esposta una serie di fotografie che lei non aveva mai stampato prima, in cui si vede Lucio Fontana realizzare uno dei pochi ambienti spaziali alla Galleria del Deposito, a Genova. Sarebbe interessante aprire qui una parentesi per spiegare che cos'era la Galleria del Deposito, un'associazione culturale fondata, tra gli altri, da suo fratello Eugenio Carmi, artista ed allora anche direttore artistico di tutta la comunicazione per l'Italsider. Per questa azienda, Carmi realizzò operazioni di comunicazione visiva molto importanti, anche all'interno della stessa fabbrica. Altri scatti mai stampati da Lisetta, oltre a quelli su Fontana, sono quelli che riguardano alcuni ritratti di Edoardo Sanguineti con Cahty Berberian. C'era un bellissimo ritratto di Carmelo Bene ed altri di personaggi molto conosciuti, come Abbado, Joris Ivens; alcune scene di teatro di Beckett, sempre riprese nella Genova di quegli anni, una città estremamente viva dal punto di vista delle proposte culturali, oltre che economicamente florida. Poi, si passava in un'altra sezione dov'era esposta la serie completa dei ritratti di Ezra Pound che Lisetta Carmi realizza in questo incontro durato in realtà pochissimi minuti, in cui lei riesce a cogliere l'essenza del poeta in tutta la sua drammaticità.

TG: Dove si erano incontrati?

GBM: Pound abitava sopra Rapallo. Aveva una casa a Sant'Ambrogio di Rapallo, in una posizione bellissima sulle alture. Lui viveva lì, dopo il suo ritorno dagli Stati Uniti, dove era stato prigioniero per molti anni. Sempre in questa sezione era esposto un altro bellissimo lavoro che Lisetta realizzò dal 1962 al 1963 sull'opera  di Luigi Dallapiccola: il "Quaderno musicale di Annalibera" che è l'unico lavoro che realizza in modo astratto e puramente creativo. Lisetta ha lavorato sulla partitura musicale interpretando con segni astratti i vari passaggi dei tempi musicali. Si tratta di un documento eccezionale che purtroppo è rimasto un'esperienza unica. C'erano delle sezioni di viaggio dove trovavamo dei gruppi di fotografie riprese in Israele, Sardegna, Sicilia e vari luoghi d'Europa. Nelle ultime sale erano esposte le fotografie del Venezuela e dell'Afghanistan e dei posti da lei visitati.

TG: Perché Lisetta viaggiava così tanto?

GBM: Viaggiava perché voleva conoscere la realtà di vari paesi. In Israele è andata per conoscere meglio la cultura, poiché Lisetta è ebrea, anche se poi ha documentato di più i campi profughi palestinesi di quanto non abbia mostrato l'establishment di quel paese. Lei ha sempre avuto una vocazione a documentare la diversità, la sofferenza e l'umanità delle persone. Questo è quanto traspare sempre in questi suoi lavori d'indagine in cui si manifesta l'empatia totale verso quello che guarda e fotografa.

TG: Non ha mai avuto commissioni? O si è sempre mossa di sua iniziativa?

GBM: I ritratti di Ezra Pound furono una commissione perché andò sul posto con il responsabile dell'Ansa per avere un incontro e tentare d'intervistare il poeta. L'intervista in effetti non venne realizzata perché il contatto con Pound fu molto breve e per scelta l'anziano poeta non parlava con nessuno già da tempo. Il silenzio era ormai la sua condizione di vita. Lisetta Carmi ed il Direttore dell'Ansa attesero a lungo di poter vedere comparire Pound sulla porta. Stavano già per andarsene quando lo videro uscire di casa, prima che la sua infermiera lo richiamasse dentro a forza. 
In uno spazio leggermente rialzato abbiamo collocato la serie del parto come una piccola sezione a parte. Nell'ultima sala della mostra del Palazzo Ducale erano collocate le fotografie dei travestiti delle quali sono state scelte solo alcune immagini, anche quelle divise a gruppi. Un gruppo per i ritratti, uno per le scene di vita sociale. Su una parete erano collocati i letti. Infine in un'ultima sezione c'erano esposti i nudi e le immagini più intime.

TG: Tu sei stato il curatore di quella mostra?

GBM: Sì, ho fatto da curatore. Avevo proposto quella mostra a Palazzo Ducale due anni fa e finalmente siamo riusciti a realizzarla.

TG: Hai scelto tu le immagini?

GBM: Sì, totalmente. Sono stato in Puglia da Lisetta diverse volte per scegliere assieme a lei le immagini e anche per scoprire gli scatti che non erano mai stati stampati e che trovavo molto interessanti da inserire nel percorso della mostra.

TG: Lisetta ha spiegato perché non avesse mai inserito certe immagini nei propri lavori? O forse non le riteneva importanti?

GBM: Bisogna capire che Lisetta ha avuto una vita fotografica molto breve, nel senso che lei smette di fotografare alla fine degli anni '70 e non avendo ripreso in mano, se non ultimamente il proprio lavoro fotografico, certe immagini sono rimaste solo sui negativi.

TG: Lei si era disinteressata alla propria produzione fotografica?

GBM: Sì, come in effetti ha interrotto improvvisamente la carriera musicale nel 1960. Era una brava pianista con una preparazione importante, un maestro importante, allo stesso modo, smette anche di fotografare. Aveva dato concerti di pianoforte in Italia, in Israele ed in altri paesi. Decide di smettere dando come motivazione il fatto di non poter altrimenti manifestare pubblicamente le proprie idee. All'epoca, a Genova, come nel resto d'Italia, si tenevano manifestazioni piuttosto violente durante il governo Tambroni ed anche successivamente. Il maestro They di musica aveva consigliato a Lisetta di non manifestare perché durante quegli eventi potevano esserci degli incidenti che avrebbero potuto danneggiare le sue mani. Questo fatto lo ha sentito come una privazione di libertà, al punto che ha deciso d'interrompere lo studio e l'attività di pianista. Casualmente, inizia a fotografare. Lo racconta in questo testo che ho chiesto a Lisetta di scrivere appositamente per il catalogo della mostra qui in galleria. Aveva una specie d'inibizione verso la macchina fotografica perché i genitori erano fotografi, il fratello era fotografo e di conseguenza lei forse non si sentiva all'altezza della situazione.

TG: Evidentemente, però c'era anche una certa predisposizione.

GBM: Quando lei inizia a fotografare la sua cultura e la sua sensibilità emergono riversandosi sulla sua visione artistica. In occasione di un viaggio in Puglia a San Nicandro, dove era stata invitata da un amico, per visitare un insediamento storico di ebrei in quel territorio, Lisetta compra una Agfa Silette, una fotocamera abbastanza economica e inizia a documentare luoghi e persone. Tornata a Genova fa sviluppare le fotografie e pare che alcuni, vedendo le immagini che riporta, si complimentarono con lei dicendole che ha scattato delle fotografie degne di Henri Cartier Bresson. Nel 1960, in questo modo Lisetta Carmi inizia la professione del fotografa e grazie anche al fatto che il fratello conosce il direttore del Teatro Stabile di Genova, diventa la fotografa di scena di questo teatro. Alcune di queste prime sue fotografie erano state esposte al Palazzo Ducale. Il suo passato di musicista ed il suo legame con Dallapiccola le consentirono di fare il lavoro su Annalibera che non ha riferimenti col mondo reale.

TG: Si occupa di fotografia per circa 17 anni soltanto?

GBM: Sì, lei fa la fotografa, poi compra un trullo a Cisternino, viaggia in India dove conosce Babaji, fatto che costituisce per lei una nuova importante esperienza. Esperienza che le cambierà la vita e le farà intraprendere un nuovo cammino spirituale. Babaji chiede a Lisetta d'aprire un nuovo ashram a Cisternino, compito che poi lei porterà a termine finanziando il progetto. Questo centro spirituale è diventato una fondazione riconosciuta dallo stato italiano e Lisetta negli anni a seguire dedicando la propria vita al sociale. C'è da dire che Lisetta non ha lasciato la musica per la fotografia, ma prima ha svolto un'attività e poi l'altra.

TG: Allo stesso modo probabilmente con i viaggi è entrata in contatto con realtà che l'hanno portata ad abbandonare anche la fotografia per occuparsi maggiormente delle persone?

GBM: Ha abbandonato la fotografia perché per potersi occupare a tempo pieno di meditazione e delle persone. Non le restava tempo per altro. Raccontava di salvataggi di individui che arrivavano all'Ashram estremamente danneggiati dalla vita vissuta in precedenza sia per la dipendenza da sostanze chimiche dannose che per malattie croniche. Lisetta da anni è molto attiva nel recupero sociale delle persone. 

TG: Lisetta ha abbandonato completamente l'attività fotografica?

GBM: Totalmente.

TG: E come è stata recuperata come autrice di fotografia degna di attenzione?

GBM: Probabilmente grazie al suo libro sui travestiti che è stato pubblicato con mille difficoltà ed ha avuto una storia particolare, ma non è mai stato dimenticato. Si era rivolta a diversi editori tra i quali Mazzotta. Tutti hanno rifiutato di trattare un argomento difficile e delicato come quello che si cercava di far emergere, tranne Essedi di Roma, una casa editrice che ha pubblicato il libro di Lisetta nel 1972.

Lisetta Carmi - I Travestiti - Essedi Editrice, Roma 1972

TG: Conosci molto bene questa storia. Da quanto tempo sei in contatto con Lisetta?

GBM: Io conosco Lisetta dal 1967, da quando ero studente al liceo perché avevo come compagna, non di classe, ma di studi, sua nipote Francesca, figlia di Eugenio Carmi. Insieme a Francesca andavamo a trovare Lisetta nel suo bellissimo studio all'ultimo piano di un palazzo nel centro storico, qui a Genova. Si trovava in Piazza Fossatello. Sicuramente venendo qua dalla stazione di Principe, attraversando il sestiere di Prè ci sei passato anche tu. Mi ricordo che la prima volta che sono entrato nella sua camera oscura ho visto stese ad asciugare alcune fotografie dei travestiti.

TG: Era il 1967?

GBM: Sì, era il 1967. Da quelle immagini ho avuto un'impressione molto forte perché questi soggetti erano qualcosa di totalmente nuovo ed inedito ed anche la verità di queste fotografie era sconvolgente. Incontravo Lisetta regolarmente, anche perché nel 1969 insieme ad Alberto Ronchetti avevamo aperto la galleria "Pourquoi pas?" nel centro storico, molto vicino al suo studio, in piazza delle Vigne. La vedevo spesso ad ogni manifestazione culturale, ma anche alle manifestazioni che si facevano scendendo nelle piazze. Ad un certo punto poi lei è sparita, non si è più vista in giro, è stato proprio durante il periodo in cui ha vissuto in India.

TG: Cerchiamo di capire meglio che cosa ha rappresentato quel libro sui travestiti.

GBM: Nella storia della fotografia quel libro sui travestiti è diventato un'icona. Lo si vedeva un po' dappertutto pubblicato come copertina.

TG: All'epoca ne avranno venduti pochi però...

GBM: Ne hanno venduti pochissimi, anche perché i librai si rifiutavano d'esporlo, di proporlo e di venderlo. Chi ce l'aveva lo teneva nascosto. Veniva tenuto in un cassetto e lo mostravano solo se qualcuno lo chiedeva espressamente. Lisetta stessa racconta che andava nelle librerie a chiederlo e quasi nessuna lo aveva. Oppure, non lo avevano voluto prendere in consegna. Altri ancora ti dicevano di attendere un attimo e andavano a recuperarlo da qualche armadio chiuso a chiave, ma in sostanza nessuno lo esponeva perché era un libro che trattava un argomento scabroso che faceva scandalo. Questo libro ha anche rischiato d'andare al macero perché c'erano, mi sembra di ricordare, 3000 copie invendute. E' stata un'amica di LIsetta, la giornalista Barbara Alberti di Roma, che ha ritirato quasi tutti i libri stampati, li ha portati a casa sua ed ha costruito come dei mobili, o meglio dei piani di appoggio. Alla fine, tutti questi libri sono stati regalati agli ospiti di questa signora che riceveva molte persone a casa sua. Io ho una copia da molti anni che ho avuto in regalo da un amico perché all'epoca non ero interessato a comprare quel libro. Esiste anche un libro di Giovanna Calvenzi, "Le cinque vite di Lisetta Carmi", in cui si parla della storia del libro dei travestiti.

TG: La storia del libro dei travestiti è abbastanza strana: ha fatto scalpore, hanno tentato di venderlo, non lo voleva nessuno, è stato ritirato, lo hanno regalato e adesso lo vogliono tutti... Anche perché ha un certo valore collezionistico...

GBM: Non lo si voleva vendere... Perché era un libro tabù, ecco direi che in questo caso questa è la parola appropriata, perché affrontava dal punto di vista delle immagini una realtà che si voleva nascondere per non farla conoscere. Era un libro molto forte per quell'epoca. Non era ancora stato affrontato il problema dell'identità di genere e Lisetta con la sua ricerca guardava in faccia alla realtà nel modo più diretto possibile. Una realtà che per molti era ed è ancora una realtà scomoda.

TG: E perché hai esposto delle immagini di Lisetta anche nella tua galleria, oltre che a Palazzo Ducale?

GBM: Ho voluto affiancare delle immagini anche nella mia galleria per esporre qui solo delle stampe Vintage print, ampliando un paio di argomenti che a Palazzo Ducale non era possibile trattare, anche per motivi di spazio. Qui ho esposto le fotografie dei Provo di Amsterdam scattate da Lisetta nel 1966, proprio quando s'era recata a ritirare il Premio Nièpce che aveva ottenuto con i famosi ritratti di Ezra Pound. I Provo sono stati il primo movimento di contestazione politica in Europa ed è interessante che lei li abbia documentati. Si tratta di fotografie apparentemente casuali, ma estremamente precise perché puntano alla comunicazione promossa da quel movimento. Le scritte, i manifesti, ed i personaggi stessi ritratti in queste immagini ci fanno capire l'attività di rottura di questo gruppo di provocazione che in una delle sue prime azioni di protesta aveva contestato la regina d'Olanda. Lisetta quando fotografava queste situazioni motivava in modo estremamente preciso e circostanziato i suoi lavori; nel catalogo della mostra ho voluto riprodurre anche quello che lei aveva scritto in riferimento a questa esperienza.

TG: Giovanni, visto che parli di cataloghi, vorrei chiederti se quando si stampano questi libri si parte dalla stampa originale, piuttosto che dal negativo.

Ser cristiano es ser de izquierda, 1969, Venezuela. Fotografia e stampa di Lisetta Carmi 

GBM: Sì, normalmente si fotografano le stampe e le si pubblicano. Noi siamo partiti dalla stampa originale. 

TG: Infatti, da questa fotografia che mostra un bambino venezuelano davanti ad una scritta si capisce che è stata effettuata una mascheratura in fase di stampa perché è visibile un alone chiaro intorno alla testa del bambino ed intorno ad un braccio. Sia sul catalogo che qui in galleria l'immagine è identica, questo significa, come dici tu, che avete preso la stampa originale della fotografa e l'avete riprodotta esattamente in questo modo, senza aver fatto ricorso, per esempio, ad una scansione dei negativi che comunque è sempre buona norma maneggiare il meno possibile. Le stampe d'arte dovrebbero sempre rispettare la volontà del fotografo, anche se da questa immagine io forse posso immaginare che Lisetta non si sia occupata prevalentemente di stampa fotografica.

GBM: Penso che sia sempre meglio, laddove esiste un originale, partire dalla riproduzione di questo per effettuare pubblicazioni che riportino i lavori dell'artista.

Irlanda del Nord - Fotografia di Lisetta Carmi

TG: Vedo anche una fotografia dell'Irlanda del Nord, Lisetta è stata in Irlanda?

GBM: Sì, è stata in Irlanda ed ha scattato una serie di fotografie sull'occupazione Britannica. E' stata anche in Afghanistan e a Firenze durante l'alluvione di 50 anni fa. Dove accadevano avvenimenti, sia drammatici che culturali, Lisetta c'era per fare le sue fotografie. Si svolgeva il congresso di psicoanalisi a Roma? Lei ci è andata ed ha fotografato Lacan. Faccio un esempio, ho ritagliato un articolo di "Repubblica" perché è uscito un libro di Fachinelli che è stato un altro psicanalista organizzatore di quel convegno ed anche di lui Lisetta ha realizzato dei ritratti interessanti. Il convegno sul teatro nuovo a Torino? E naturalmente Lisetta s'è recata a Torino per quell'evento. C'era stato il convegno degli anarchici a Massa Carrara e Lisetta è andata anche lì. Insomma Lisetta si spostava parecchio ed è interessante vedere come lei sceglieva i suoi soggetti e si muoveva per documentare e soprattutto per capire le cose che la interessavano. Questo è un po' il suo leitmotiv e la ragione per la quale lei ha usato la fotografia.

TG: Poi, quando tornava vendeva le fotografie ai giornali?

GBM: Sì, avrebbe potuto anche vendere le fotografie, ma non necessariamente. Credo che lei lavorasse a Milano con l'Agenzia di Grazia Neri. Le ultime fotografie le ha fatte a Babaji.

TG: Volevo sapere se è stato difficile visionare i negativi di Lisetta Carmi ed in base a che cosa hai poi scelto le fotografie che hanno composto le mostre di cui mi hai parlato?

GBM: Quando si lavora ad un progetto con l'artista, giustamente, si lavora insieme: per prima cosa è stato importante individuare gli argomenti sui quali lei ha lavorato in quei quasi 20 anni durante i quali s'è occupata di fotografia. All'interno di questi temi s'è trattato di trovare le immagini rappresentative del suo lavoro. 

TG: Avete deciso solo tu e la Carmi? O vi sono arrivate delle indicazioni anche dall'esterno sugli argomenti da trattare?

GBM: No assolutamente. Il progetto è stato mio e non ha influito nessun tipo di condizionamento o di suggerimento. Ho sottoposto a lei ed alla Direzione del Palazzo Ducale e fondazione per la cultura il progetto che è stato approvato, abbiamo cominciato così a lavorare in questa direzione. 

TG: Perché alcune sue fotografie non sono mai state stampate prima?

GBM: Non necessariamente il fotografo, quando scatta, ha poi necessità di stampare per forza, se poi non ha intenzione d'esporre. Se non ha fini particolari, semplicemente ha scattato la fotografia che è rimasta come una fotografia fatta, ma non stampata. E' un po' come l'artista che produce una serie di quadri, se in seguito non c'è una richiesta di una mostra o di una pubblicazione, le opere rimangono nello studio dell'artista. Per esempio è il caso delle fatte a Lucio Fontana, o anche a César che era venuto a Genova nel 1969, sempre su invito della Galleria del Deposito, a fare una sua "Espansione", così si chiamava il suo lavoro prodotto a Genova. Anche in quest'ultimo caso la Carmi ha documentato l'evento con fotografie che sono rimaste inutilizzate perché in seguito non c'è stata nessuna richiesta.

TG: Lisetta non si considera un'artista?

GBM: E' qualcosa che fa parte della sua persona: che lei non voglia considerarsi tale, ma che di fatto lo sia, questo è un altro discorso. Per molti è un modo di porsi davanti alle cose, al mondo ed anche davanti a sé stessi. Lisetta tiene molto a far sapere che quello che ha fatto l'ha fatto nell'intento di voler capire le persone e soprattutto la società. Sarà il mondo o la cultura a decidere se lei è un'artista o meno. Ma anche questa definizione d'essere artista è talmente consumata... Quasi tutti si proclamano artisti, poi magari coloro che non lo fanno sono più artisti di quelli che si definiscono tali. 

TG: Lei è venuta a Genova a vedere la sua mostra?

GBM: Sì è venuta qui a Genova e devo dire che mi è sembrata molto contenta della mostra e probabilmente anche d'essere rappresentata nella città che l'ha vista operare.

TG: C'è stata buona affluenza di pubblico?

GBM: Sì, mi pare che abbiamo avuto circa 8'000 visitatori. Per lei la fotografia è un'esperienza chiusa, ma è pur sempre una realtà che fa parte della sua vita.

TG: Che tiratura hanno avuto le stampe vintage che tu proponi alla vendita? E quanto possono valere?

GBM: Non è definibile. Lei non ha mai ragionato nei termini di questa logica delle tirature. Ci possono essere più stampe di una fotografia, ma non si conosce il numero preciso. Alcune possono esistere in più copie altre no, oppure come nel caso del ritratto di Ezra Pound, potrebbero esistere delle varianti, ma sempre in numeri molto limitati perché in Italia in quegli anni non c'era ancora il concetto di firmare e numerare in serie le proprie stampe. Le sue fotografie che si trovano sul mercato hanno ancora un valore stimato abbastanza basso rispetto all'importanza storica e culturale del suo lavoro. Mentre il libro de "i Travestiti" si trova sul mercato antiquario dei libri  a seconda dello stato di conservazione e della richiesta del venditore con prezzi che oscillano tra i 900 euro ed i 1800 euro circa.

Provo, Amsterdam, su un muro cuoricini, impronte di mani ed il simbolo di fate l'amore non la guerra, 1966 


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