lunedì 17 dicembre 2018

Alberto Camerini, un Arlecchino dal cuore grande in un mondo di Robot senz'anima

"L'intelligenza è caratterizzata da una innaturale incomprensione della vita" Henri Bergson

Era da tempo, due anni o forse più, che pensavo ad Alberto Camerini e mi chiedevo che cosa stesse facendo. Tutto era partito dal riascolto dei suoi primi dischi e da ricordi confusi di vecchi amici che mi parlavano di Camerini come di un genio della musica elettronica, di qualcuno che sentivano di amare profondamente per l'originalità dei testi, dei suoni e delle musiche, oltre che ad un modo estroso di porsi davanti al pubblico e portare a tutti allegria ed energia.
Cominciai così a tenere d'occhio il cartellone delle sue serate e dei suoi spettacoli dal suo sito web, accorgendomi che Alberto Camerini cantava ormai nei luoghi più improbabili e nascosti. Per un motivo o per un altro non riuscivo mai ad organizzarmi per andare a sentirlo e a conoscerlo di persona. C'era sempre qualche impedimento o qualche contrattempo dovuto anche alla mia pigrizia di mettermi in macchina a macinare chilometri per raggiungere qualche località sperduta nel buio della notte. Intanto cresceva in me la curiosità e la voglia di capire perché un grande artista avesse perduto la sua strada o, come dicevano alcuni, la ragione, e invece di riempire stadi o teatri andasse a cantare in circolini e birrerie di provincia. Mistero. 
Qualcuno cercava di spiegarmi che Camerini aveva avuto problemi di salute abbastanza importanti, forse dovuti ad abusi di sostanze o a momenti personali difficili, ma io non potevo accettare una risposta tanto scontata. Ogni volta, capita di sentire questo tipo di spiegazioni quando il soggetto del discorso è un grande musicista R'n'R.
Finalmente, la sera di Sant'Ambrogio, il 7 dicembre, si presenta l'occasione giusta: Camerini si sarebbe esibito a Milano, in un Circolo Arci in via Benaco al numero 1. Finalmente avrei potuto incontrarlo e farmi spiegare direttamente da lui alcune cose, o magari capirle senza chiedere nulla, nell'istante in cui me lo sarei trovato davanti. 
Milano ha i suoi vantaggi. Alberto Camerini vive a in questa città da quando era ragazzino ed io fortunatamente sono riuscito a entrare in contatto con parecchie persone che lo conoscono o hanno avuto a che fare con lui in passato. Tutti mi hanno parlato molto bene dell'Arlecchino elettronico, ma nessuno ha saputo darmi spiegazioni plausibili del perché, già nel 1983 ci furono i primi segnali di una crisi creativa o di qualche difficoltà di percorso. 
Come dice un mio amico che ha frequentato Alberto negli anni '70 e la cui moglie che è stata collega di Elena Orlandi, questi sono gli alti e bassi della discografia che di certo non è un mondo sereno.
A questo proposito, c'è chi afferma che Camerini abbia discusso, proprio nel 1983 con l'allora amico fraterno e produttore della CBS Italia Roberto Colombo e che poi ci siano stati non pochi problemi di relazione con la sua casa discografica che non pubblicò un album in cui avrebbe dovuto essere inserito il brano "Computer capriccio" ed altre canzoni misteriose delle quali non è rimasta traccia.
Ritornato al grande pubblico nel 1984 per partecipare al Festival di Sanremo, Camerini non riscuote particolari entusiasmi con la canzone "La bottega del caffè": proprio dopo quella esibizione rompe con la CBS ed inizia ad allontanarsi momentaneamente dal mondo della musica leggera.
Anche qui siamo in preda all'incertezza. C'è chi dice che Camerini sia andato in Brasile per curarsi e riprendersi da un periodo difficile; c'è chi lo vede impegnato in altre attività, mentre lui ci racconta in un intervista radiofonica d'essere andato a Venezia con la figlia Valentina a studiare le ariette anonime del 1731 (in seguito s'iscriverà all'Università per studiare storia della musica, filologia musicale e storia del teatro), ma a quanto pare anche il pubblico inizia ad avere altri interessi. 
Oppure il nostro Arlecchino aveva già capito che non vale la pena di rovinarsi la salute per inseguire qualcosa di effimero? Come esprimerà più tardi in un'intervista di circa due anni fa, con le seguenti parole: "Lo show-business presenta contraddizioni violentissime quasi mai proporzionate al risultato che si vuole ottenere."
Per quanto la mia possa sembrare un'affermazione azzardata, Camerini non è un artista di facile comprensione, anche se molte delle sue canzoni arrivano subito dritte al cuore dell'ascoltatore. Alberto è un uomo colto che si sa esprimere con un linguaggio alla portata di tutti, per generare allegria e passione, ma ha anche un carattere nostalgico, contraddittorio, orgoglioso, provocatorio e sincero.
Ritengo che nessuno possa sollevare dubbi riguardo la sua genialità: Camerini è un innovatore che ha creato un genere musicale in Italia e nuove sonorità nel mondo. Provate a riascoltare "Computer capriccio" di Camerini del 1983 e "One Vision" dei Queen del 1986 e poi sappiatemi dire chi ha influenzato chi.
Camerini ha saputo conquistarsi un pubblico di giovani e giovanissimi che nella maggior parte dei casi lo ha dimenticato nel momento in cui ha perso la sua innocenza (il pubblico, non Alberto...), mentre l'artista ha sempre conservato la sua genialità, la sua vitalità e generosità, anche se ha compreso che intorno a lui tutto stava cambiando. Anche a causa della sua profetica interpretazione di un mondo dominato da computer e robot.
È vero però che tra moltissimi suoi fan, gli esseri più puri che come lui hanno conservato la propria anima pulita, senza farsi ingabbiare in un sistema votato solo all'egoismo ed al guadagno, hanno continuato a seguire le peripezie dell'Arlecchino elettronico e i tentativi che ha fatto per ridare dignità al proprio personaggio che intorno alla metà degli anni '80, anziché dettare nuove mode, aveva avuto uno sbandamento forse imposto dal marketing discografico delle majors assecondando i movimenti sociali di quegli anni di benessere economico in cui molti ragazzi desideravano soltanto vestire alla moda e divertirsi. Penso all'insulso testo di "Va bene così" che parte su degli accordi che ricordano un po' "Bollicine" di Vasco, ma anche alle altre canzoni dedicate ai paninari e ai galli di questo ruffiano "Angeli in blue jeans".
Se esiste davvero un Dio Pazzo che ama il Rock and Roll, questa strana entità non si è dimenticata di Alberto e l'ha abbastanza preservato dal trascorrere del tempo e dalla inevitabile caducità fisica che portano gli anni, gli eccessi e gli errori. 
Camerini ha ancora una bella voce, ho potuto sentirla lo scorso 7 dicembre a Milano. Per ascoltarla ho pagato (malvolentieri) la tessera d'iscrizione all'Arci ed ho contribuito (soltanto) per 5 euro all'esibizione canora di Alberto che avrebbe meritato un biglietto d'ingresso ben più caro, anche per poter ascoltare insieme a lui un vero gruppo di musicisti. Effettivamente, per un discorso di contenimento dei costi, Camerini si è presentato sul palco da solo, in compagnia di un mixer portatile dal quale ha fatto partire le basi per le sue canzoni cantate dal vivo.
Appena Alberto è salito sulla scena, il pubblico è impazzito di gioia e non è riuscito a contenere l'impulso a cantare e ballare con lui. Qualcuno è anche salito sul palco, al suo fianco. Le prime canzoni in scaletta sono state R'n'R Robot, Tanz Bambolina, Maccheroni Elettronici, Serenella e via con tutti i successi degli anni '80. Solo in seguito sono arrivate anche le canzoni più recenti tratte da Cyberclown e Kids wanna Rock.
Ho osservato un vero fenomeno catartico intorno a me, gente sconosciuta veramente felice di essere in quel contesto e io stesso non ho potuto fare a meno di commuovermi e ringraziare il Dio del Rock and Roll per non averci portato via questo idolo umile che ha scelto di sfuggire alle logiche dello show business e alle sue distorte imposizioni per farci comprendere che non tutte le anime ed i cuori sono in vendita.
Sono stato fortunato a vedere un Alberto Camerini in gran forma muoversi sul palco con la sua storica mimica per farci divertire più di quello che avrei potuto immaginarmi, anche se un po' di rimpianto permane per non aver ascoltato neppure una delle canzoni scritte all'inizio della carriera.
A volte gli artisti sono un po' assurdi nel non voler vedere tra le ragioni che li hanno resi grandi ed irraggiungibili nel firmamento delle stelle fisse che brilleranno per sempre, al di là delle mode e delle intuizioni geniali, la loro sincerità e la loro primordiale freschezza.
L'argomento che sto trattando mi ha appassionato al punto che sto facendo ricerche un po' più approfondite per conoscere meglio la vita di Alberto e credo che a breve tornerò a parlare di lui perché è stato un autore importante, un cantante rock che non si risparmia minimamente nelle sue performance e merita veramente di essere riscoperto e conosciuto anche dalle generazioni più giovani, non solo per un revival di un decennio fantastico, ma perché Camerini è ancora un innovatore di grande valore artistico. Proverò ad espletare il mio compito di documentarista rimettendo insieme i pezzi del puzzle; anche se questa questione non sembra tanto semplice. TG


Alberto Camerini, Alberto Camerini, Alberto Camerini, Alberto Camerini
Alberto Camerini all'Ohibò il 7 dicembre 2018

Tony Graffio intervista il grande Alberto Camerini

Tony Graffio: Alberto, stasera è andata molto bene, ti abbiamo visto in gran forma, il pubblico ti ama, ti segue e fa ancora pazzie per te. Come mai?

Alberto Camerini: Credo che gli piacciano le mie canzoni che nascono dal computer, e dalla batteria elettronica, suoni che hanno iniziato a farsi sentire negli anni '80. Quel genere di musica è poi andato avanti ed è stato sempre più computerizzato, anche se adesso sembra avere un suono più naturale perché le tecniche digitali sono diventate più precise. Le chitarre acustiche sono molto più naturali. Io amo molto la musica, ma anche la tecnica, mi piace stare in sala d'incisione, trovare i suoni giusti e registrare. Indubbiamente, mi fa molto piacere essere seguito e che questa sera il pubblico si sia divertito insieme a me.

TG: Alberto, io dopo gli anni '80 non ti ho seguito molto, so che sei stato un po' discontinuo nella tua produzione ma che hai fatto altre cose interessanti, ce ne vuoi parlare? 

AC: Ho fatto Cyberclown che secondo me è un lavoro molto bello, si tratta di un'opera buffa con la ballerina russa Liudmila Markova. Poi ho fatto "Kids wanna Rock" di cui questa sera ho cantato una canzone; ho cantato anche un paio di canzoni da Cyberclown: "Non rompermi le scatole" e "Fatti una canna" tratte da quel disco. Ovviamente, non avendo avuto quella promozione e quella pubblicità che hanno avuto le altre mie canzoni proporzionalmente sono anche meno conosciute. Le ultime canzoni sono conosciute grazie agli spettacoli che ho tenuto dal vivo ed al passa parola che gira negli ambienti del Rock and Roll underground. Gli altri successi del periodo CBS e di Sorrisi e Canzoni, come Rock and Roll Robot e Tanz Bambolina li conoscono tutti perché vengono riproposti ancora adesso. Vengono riprogrammati spesso in discoteca. Rispetto ai miei colleghi musicisti che fanno canzoni soft, queste canzoni sono molto ballabili per cui è un genere che è fortunato. A me piace quello, piace Arlecchino e ad Arlecchino piace saltare e ballare.

TG: In tanti apprezzano tantissimo e amano Alberto, dall'ellepi  "Gelato Metropolitano", quella è una canzone che parla di te e che forse è uno dei tuoi pezzi più belli. Tu non sei d'accordo?

AC: No, non sono d'accordo. Non sono d'accordo perché non mi piace tanto. Tutti i cantanti hanno una canzone che avrebbero fatto diversamente. È carina, è molto bella, però ne ho fatte di migliori. È troppo soft. Ero troppo timido, quello era il mio secondo disco, ero ancora impappinato. Anche David Bowie nei suoi primi dischi era una crisalide che doveva ancora venire fuori. Io sono venuto fuori maggiormente con "Comici Cosmetici" e poi con "Rudy e Rita". Alberto è amato da tutto il pubblico della Cramps che è composto dai ragazzi degli anni '70 che dovrebbero essere nati negli anni '50. Quindi, me compreso, dovremmo essere tutti sui 60-70 anni. Siamo tutti un po' vecchietti, ma questo non vuol dire niente perché anche Chuck Berry era vecchio.

TG: Ma tu non sei vecchio Alberto, tu sei Arlecchino!

AC: È vero, Arlecchino non ha età, Arlecchino non è un essere umano, è un mascherotto, un pagliaccio. Io però sono un essere umano, sono vecchietto, ho 67 anni. Edoardo Bennato però è più vecchio ancora.

TG: Sembra che il tempo non sia passato... Che cos'è il tempo?

AC: Il tempo è energia, è massa al quadrato. Il concetto di tempo in filosofia è stato anticipato da Sant'Agostino, non è stato mai più ricagato, poi è arrivato Henri Bergson che ha parlato della scienza e del tempo. Nel '900 la fisica si è interessata all'espansione dell'Universo e la scienza ha iniziato a tener presente che il tempo era relativo allo spazio, per cui se tu mi chiedi che cos'è il tempo io ti dico che il tempo è: Andante, Largo, Larghetto, Mosso, Allegro... Il tempo per un musicista si chiama Tempo (in italiano) ed è il metronomo. Il tempo per me è quello: la velocità dei bpm. Poi, Time è 2/4, 3/4, eccetera. Cos'è il tempo? È una domanda pazzesca... Staremmo qua due giorni a parlarne.

TG: Ma esiste?

AC: Non ci ho mai pensato, a dire la verità. Esiste una nostra percezione del tempo o un tempo in assoluto? In assoluto è difficile, è relativo. La nostra percezione è assoluta, ma è molto limitata. Noi siamo molto abituati ad avere le risposte in tasca, a fare la morale agli altri e a trovare quello che è giusto o non è giusto. Anch'io in primis, eh!

TG: Ti senti cambiato dagli anni '80?

AC: Certo che sì. Come no? Sono cambiato rispetto agli anni '90, ai 2000, ai 2010... Sono molto cambiato; anche dopo la morte dei miei genitori sono cambiato. Si cambia. Guai se non fossi cambiato. Sono fiero di essere cambiato.

TG: Hai iniziato a suonare perché ti piaceva la musica o perché volevi raccontare qualcosa con le tue canzoni?

AC: Tutte e due le cose. Mi mettevo sulla moquette di camera mia dopo pranzo e vaneggiavo, ero Andy Warhol, Mina, Sophia Loren. Claudio Rocchi è stata la mia prima grande fonte d'ispirazione, il mio aiuto. È stato veramente il mio tutore. Ho imparato molto da lui. Lui era più maturo di me; io ero più indietro come maturità. Lui era già un leader con la sua storia. Io lavoravo alla sua corte; è stato un periodo bellissimo: ero molto giovane, avevo 20 anni. È durato poco, anche.

TG: Avere successo troppo presto può essere un problema?

AC: No, dipende.

TG: Non ci sono controindicazioni?

AC: Ma no, Paolo Conte l'ha avuto tardi, altri giovanissimi: Eros Ramazzotti a 13 anni, quell'altro a 39, no... Dalla l'ha avuto tardissimo. No, non credo che c'entri niente... C'entra il fatto d'essere un sex-symbol perché nel successo conta molto il sex symbol, ma non tutti sono sex symbol. Cioè, Dalla non vendeva un sex symbol.

TG: Tu ti sei sentito un sex symbol?

AC: Per un periodo, sì. Per le bambine. Per le verginelle, perché ero l'uomo-oggetto. Vendevo dischi, come tutti i cantanti italiani, principalmente, l'ho saputo dopo però, solo alle scuole medie. Alle femmine. Perché i maschi comprano subito musica americana e dicono che la musica italiana è disprezzabile perché è troppo facile da raggiungere e le ragazzine compravano la musica italiana. Mia moglie l'ho conosciuta così.


Ohibò Milano Alberto Camerini
Alberto Camerini a Milano la sera di Sant'Ambrogio 2018.

TG: Però tu sei anche un grande chitarrista, anche se oggi non ti abbiamo visto in quella veste.

AC: Sì.

TG:  Eri molto richiesto come chitarrista?

AC: No, quello no, perché mi avrebbero dovuto pagare. Ho avuto successo come cantante. Anche Tozzi suonava la chitarra, non sono l'unico. Prince suonava la chitarra molto bene.

TG: Molti però dicono che tu sei anche un grande chitarrista.

AC: Sì, va bene, sono migliorato adesso. Ho comprato una chitarra nuova a 24 tasti. Forse, chi mi è venuto a sentire adesso s'è reso conto che sono migliorato.

TG: Perché non hai suonato questa sera?

AC: Perché voglio 3000 euro, più le prove, minimo. I musicisti piace che vengano gratis? Neanche a morire; se vogliono 500 euro l'uno, devono darmi 2000 euro solo per i miei musicisti. E le prove chi le paga? Purtroppo non ci sono le condizioni economiche. Io faccio il chitarrista in sala d'incisione, nel mio studio, a casa. Sto registrando un sacco di brani con la chitarra elettrica. Tanti senza... Per tutti i gusti... però tanti con la chitarra elettrica.

TG: Stai preparando un disco nuovo?

AC: Ma no... Non si fanno più dischi nuovi. Si fa un video che di mette su Youtube...

TG: La tua canzone preferita?

AC: La mia? Dipende dai giorni. (Pausa) Rock and Roll Robot!


Albero Camerini autografo su album Rudy e Rita
La copia di Rudy e Rita di Tony Graffio autografata da Alberto Camerini.

Tutti i diritti sono riservati a Tony Graffio Frammenti di Cultura

Arlecchino da Rock Harlequin News (una Fanzine del 1983)
Ecco alcune affermazioni di Alberto Camerini dei primissimi anni '80 tratte da una rarissima fanzine pubblicata da una fan di Rho. Pensieri che sono validi ancora oggi a distanza di più di 35 anni.

- Arlecchino perché è una maschera che sa sempre reinventarsi, è sempre vivo

- Arlecchino può rivivere con un repertorio nuovo, accerchiato da mille tastiere, computerizzate, ma guidate dall'uomo.

- Arlecchino non è morto, ma continua a vivere, il mio però non è un arlecchino archeologico.

- Arlecchino di oggi non può essere che rock. Io lo rivivo così. Il rock è il nostro teatro popolare, la nostra commedia dell'arte.

- Arlecchino del 2000. Tutto sommato, anche se non mi piacciono le etichette, mi sta bene.

- Mi va di essere così. Chi interpreta Arlecchino lo deve fare per tutta la vita.

- Ci tengo moltissimo ad essere Arlecchino, è la chiave di lettura di tutto il mio discorso, della mia follia, di tutte le cose sbagliate che faccio.

- Io mi sento l'Arlecchino del 2000. Come lui sono costretto ad arrangiarmi, a fare di tutto pur di fare spettacolo. Le mie canzoni parlano sempre di cibo... la stessa ossessione di Arlecchino!

- Arlecchino è un attore che non morirà mai!

- Arlecchino non ha mai vinto. È un ironico, divertente osservatore della realtà.

- Arlecchino ha 1000 colori. Arlecchino è capace di rinnovarsi Amo trasformarmi, amo il teatro, la maschera, amo tutte le cose che fanno spettacolo.

-Arlecchino riesce a muoversi bene fra gli strumenti elettronici e le tastiere di oggi senza però perdere la freschezza e non scalfendo il suo smalto originale.


Alberto Camerini Fans Club
Rock Harlequin News, fanzine autogestita, copertina del primo numero del febbraio 1983.

Alberto Camerini Fanzine
Sommario del Rock Harlequin Fans Club Magazine

Alberto Camerini Rock '80 Fanzine.

da Rock Harlequin News


Arlecchino


Rockmantico e Discografia fino al 1983

Testi di Computer capriccio su Rock Harlequin Fans Club Magazine.



PLASTIK ROCKER
(da Rock Harlequin News del febbraio 1983)

Alberto Camerini stupisce sempre, è inutile negarlo, come del resto è inutile prevedere il suo prossimo look.
Fantasioso e soprattutto imprevedibile, è ancora molto lontano dallo stereotipo del cantante di successo, anche perché lui non è un cantante, ma un rocker.
Inutile dire che la precisazione non è un intellettualismo, ma appunto una precisazione, dato che la parola cantante non ha più molto senso, specie in Italia, dove tutti si spacciano per cantanti, in particolar modo quelli che non sanno cantare. 
Ma torniamo a Camerini. Il suo look è una versione personalizzata (molto!) di Arlecchino tra il post-romantico e il tardo-punk, che si divide tra commedia dell'arte, rock e puro divertissement.
Anticonformista per vocazione, rende la sua public-image abbastanza caotica, con il suo Arlecchino e tutte le varie immagini che gli attribuisce. Tutto giustificabile: lui è Camerini (al plurale) e questo basta a capire tutto. 
Alberto o Arlecchino? Non è poi così importante, in ognuno dei casi si tratta sempre di un personaggio molto bizzarro, ma dai modi raffinati e contemporaneamente decisi. Sembra che giochi molto sull'improvvisazione, in realtà i suoi gesti sono studiati accuratamente: Arlecchino per lui non è un atteggiamento, è un modo di vivere.
Il tutto è il risultato di un'evoluzione personale e musicale che non ha mai conosciuto barriere.
La sua indole musicale si è svelata abbastanza presto, ma il suo impatto con il vinile non è stato certo dei migliori.
La sua fedina musicale è stata inaugurata da tre colpi a vuoto (poi rivalutati) che corrispondono alle tre sfortunate quanto gloriose esperienze timbrate Cramps.
Camerini è forte! Veramente! Con le sue storie di Arlecchino e le sue favole surreali.
Professione rockman, ma è un rocker molto divertente, niente a che fare con gli odierni cliché che vedono solo tipi dall'aria truce con chiome bionde da sbattere ininterrottamente.
È piccolino, niente a che vedere con i machi d'oltreoceano, ha lo sguardo profondo, da intellettuale, ma molto dolce.
Camerini ha sempre avuto una mente poliedrica. Sin dagli esordi il suo era un personaggio poliedrico che più poliedrico non si può. Poliedrico e precursore. Fantascientifico per i suoi tempi. 
Arlecchino è presente in tutto quello che fa. È dappertutto. Non è ben chiaro se da Arlecchino nasce Camerini o viceversa.
Ma forse non è poi così importante capirlo, sono entrambi collegati: Arlecchino è servitore di due padroni e lui ha detto che i suoi due padroni sono Alberto e Camerini. Non basta?

Per l'album Rockmantico del 1982 Alberto Camerini ha utilizzato:

- OBX-A Prophet 5
- Polymoog
- Yamaha ABC
- Micromoog
- Vocoder Korg
- Roland 100 system
- Roland CSQ sequencer

Batterie elettroniche:
- Roland CR 8000
- CR 78 Compurythm


Alberto Camerini, 67 anni, Rock Star Milano Ohibò
Alberto Camerini, 67 anni, Rock Star.


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