martedì 24 aprile 2018

Sto bruciando, addio compagni!

"Non ci sono disgrazie nella vita, solo cause che conducono a disgrazie." Valentin Gagarin 

12 Aprile 1961 Yuri Gagarin saluta Pavlo Romanovyč Popovyč prima del lancio della Vostok 1.

Negli anni '60, essere un pioniere spaziale, un cosmonauta, significava diventare una specie di kamikaze, lo sapevano bene tutti in Unione Sovietica. Anche Yuri Gagarin era cosciente di questa realtà; ma per un ragazzo che aveva conosciuto la tragedia della guerra, e per i suoi coetanei, affrontare l'avventura di un viaggio nel cosmo, o anche soltanto pensare di sedersi all'interno di una sfera metallica per uscire dall'atmosfera terrestre, era un modo per mostrare il proprio valore ed il proprio coraggio ad un grande paese che aveva ancora molto bisogno di eroi. 
Era un momento storico molto delicato in cui lo scontro tra culture ed ideologie doveva essere condotto su piani diversi da quelli militari. Era troppo rischioso affrontarsi apertamente dopo che nella Seconda Guerra Mondiale si era fatto ricorso alle prime bombe atomiche.
Riuscire a comandare a distanza missili che arrivavano esattamente dove li si voleva inviare era un argomento di dissuasione molto convincente nei confronti dei nemici.
Gagarin, Komarov e tutti gli altri cosmonauti erano dei soldati pronti a tutto, ma anche degli uomini entusiasti del loro compito e della loro vita.
Il 24 aprile del 1967, di ritorno da una missione spaziale che avrebbe dovuto festeggiare i 50 anni della rivoluzione bolscevica, Vladimir Komarov impattò contro il suolo troppo violentemente e perse la vita.
Se un anno prima, durante un banale intervento chirurgico non fosse morto Sergej Pavlovič Korolëv, probabilmente il destino della cosmonautica sovietica sarebbe stato molto diverso e chissà, forse il grande progetto di raggiungere la Luna con il razzo N1 avrebbe potuto essere portato a compimento prima degli americani.
L'Unione Sovietica durante il periodo della Guerra Fredda non lasciava trapelare quasi niente di ciò che accadeva all'interno del suo territorio e, come ben sappiamo, anche i sistemi di spionaggio non erano così evoluti da permetterci di capire esattamente che cosa significassero davvero le enigmatiche dichiarazioni che provenivano da quei territori.
Ancora adesso, molte domande che ci ponevamo allora sono rimaste senza risposta; proviamo a ripensare a cosa si è voluto nascondere e a cosa non ci convince, partendo dalle notizie e dalle voci che in qualche modo sono arrivate fino a noi.
Probabilmente, gli americani avevano maggior cura delle vite dei loro astronauti, ma anche qui non si sa esattamente che cosa sia realmente accaduto; sappiamo però che i fratelli Judica Cordiglia riuscirono a captare segnali di trasmissioni radio che testimonierebbero della scomparsa di molti cosmonauti sovietici nello spazio ed anche un libro ungherese parla del fatto che Gagarin non fu il primo uomo nello spazio.
Gli americani sembra che fossero a conoscenza degli insuccessi sovietici, ma preferirono non parlare di queste tragedie per evitare di peggiorare i rapporti con i loro concorrenti nella corsa alla conquista dello spazio.
Nel documentario: "The Cosmonaut cover-up" si parla addirittura del fatto che il 7 aprile 1961 Vladimir Ilyushin partì per lo spazio, ma finì nei guai durante la prima orbita e atterrò in Cina durante la terza orbita. Ilyushin rimase gravemente ferito e venne restituito all'Unione Sovietica un anno dopo. Ilyushin rimase ucciso in un incidente automobilistico poco dopo in suo rientro in USSR.
Altre fonti riportano che il viaggio nello spazio di Gagarin fu orchestrato talmente bene che in Polonia i giornali con la notizia della sua impresa uscirono lo stesso 12 aprile 1961, mentre nel resto del mondo i giornali che riportarono questo evento arrivarono ai lettori soltanto il 13 aprile.
Ci furono pareri discordanti anche sul colore della tuta spaziale, Gagarin scrisse nel suo libro autobiografico d'aver indossato una tuta blu, mentre il quotidiano Sovetskaya Rossiya scrisse che era di colore arancione.
Dagli americani sono state ravvisate altre incongruenze piuttosto significative. 
I cosmonauti non rischiavano la vita soltanto nel cosmo, ma anche stando a terra; insieme a Gagarin c'erano due sostituti pronti a prendere il suo posto (a che cosa sarebbero serviti se a detta dei detrattori tutto era solo una sceneggiata?), uno era German Titov e l'altro era Gregory Nelyubov che a differenza di Gagarin e Titov non indossava la tuta, ma era pronto ad affrontare il volo, in caso di circostanze particolari. Cosa accadde a Nelyubov dopo il rientro sulla Terra di Gagarin non è chiaro; si parla di un'espulsione da questo gruppo dei primi 20 temerari che avrebbero affrontato il cosmo, per motivi disciplinari. Stranamente, pochi anni dopo anche Gregory Neluybov restò ucciso in un incidente.
Accaddero molte cose strane prima del lancio della navetta di Gagarin; gli operai in poco tempo riuscirono a far fronte ad una situazione di emergenza, ma quello che ci fa pensare che effettivamente Gagarin viaggiò nello spazio è una sua frase pronunciata per dare un ultimo saluto via radio a coloro che lo seguivano dalla base di Baikonur: "Sto bruciando, addio compagni." Queste sono le parole che ha usato quando vide le fiamme attraverso un oblò durante il suo rientro nell'atmosfera terrestre quando ormai pensava si fosse avvicinata la sua ultima ora.


Il gruppo dei primi 20 cosmonauti sovietici negli anni 1960

La storia di Gagarin, agli inizi, è stata un po' una versione sovietica di Cenerentola. Figlio di contadini fu un operaio modellatore-fonditore, poi iscrivendosi alla Komsomol, l'Unione della Gioventù Comunista Leninista di tutta l'Unione Sovietica, ebbe modo di entrare al collegio industriale di Saratov, dove leggendo "Dalla Terra alla Luna" di Giulio Verne scoprì la sua vocazione per lo spazio. Venne accettato all'aero-club locale, diventò pilota e scelse di frequentare l'Accademia dell'Aria. Nel 1959, quando si ricercarono i volontari per le prime esperienze spaziali, Gagarin si presentò e intraprese un addestramento della durata di due anni. Tra i suoi compagni c'erano: Titov, Nikolaev, Popovich. Poi, venne prescelto come l'uomo che sarebbe salito sulla Vostock 1 dallo stesso Nikita Kruscev.
Terminata con successo la sua missione spaziale, Gagarin viene nominato comandante del distaccamento dei cosmonauti sovietici e diventa l'ambasciatore itinerante dei loro successi. Lo si vede dappertutto in Occidente, dove ha occasione di ritornare spesso. A Cuba incontra Fidel Castro, mentre in Europa pranza dalla Regina d'Inghilterra ed a Roma incontra le vedettes di Cinecittà. 


Roma, Gina Lollobrigida bacia Yuri Gagarin

Firma migliaia di autografi, fa sci nautico, viene invitato dai miliardari, colleziona trofei e onorificenze in tutto il mondo. Vive una vita da superstar. 
Per timore che gli possa accadere qualcosa lo si solleva persino dalle sue mansioni di pilota militare, vietandogli di volare. Col passare del tempo, Yuri si intristisce e cade in depressione, non è più sulla bocca di tutti, non è più la superstar che suscita interesse e ammirazione. Per il primo uomo nello spazio inizia un periodo difficile e non è raro vederlo esagerare con l'alcool. 
Prima della partenza della Soyuz 1 Yuri Gagarin scrisse una lettera a Breznev per impedire che la navicella spaziale che avrebbe trasportato Vladimir Komarov potesse diventare la tomba del suo amico, ma Breznev difficilmente avrebbe rinunciato alle celebrazioni che stava preparando.
Purtroppo, Gagarin ebbe ragione sui rischi che correva Komarov sulla Soyuz 1 e c'è chi afferma che quando Yuri ebbe occasione d'incontrare personalmente Breznev gli tirò in faccia un bicchiere di vodka urlando: "Questo è per Komarov!"
Stranamente, a Gagarin si diede la possibilità di tornare a volare e forse non tanto sorprendentemente il 27 marzo 1968 Gagarin ebbe un incidente mortale a bordo di un Mig 15.
Però, non possiamo neppure trascurare quanto disse Baba Vanga a proposito della sua scomparsa. 
Gagarin non è morto, ma è stato portato nello spazio dagli alieni. TG


Gagarin in un momento felice.


sabato 17 marzo 2018

È finita la Cuccagna (l'Albero della Cuccagna nella simbologia della cultura popolare e nell'arte contemporanea)

Il simbolo dell'Esposizione Universale di Milano del 2015 era un albero della vita di 37 metri che ha fatto molto discutere per le difficoltà economiche, pratiche e logistiche che ha dovuto affrontare, ma anche per il richiamo della sua benevola figura. Un po' sul solco di questa rappresentazione metaforica, Achille Bonito Oliva ha propiziato la diffusione di ben 45 alberi della cuccagna sul territorio nazionale, anche allo scopo di richiamare l'attenzione degli appassionati d'arte verso la manifestazione fieristica milanese, invitando 45 diversi artisti ad occuparsi di questo soggetto e a lasciare un segno per un paio di anni, o più, in vari luoghi che poi sono stati raccontati fotograficamente in una pubblicazione edita da Skira. 
Ho pensato che la presentazione di questo libro e la conferenza alla quale hanno partecipato alcuni importanti personaggi come Achille Bonito Oliva, Giulio Giorello, Guido Guerzoni, e Davide Rampello fosse una buona occasione per riconsiderare le tradizioni benaugurali del mondo contadino, il loro significato e fare un parallelo con l'attuale situazione in cui si trova il nostro paese.

Achille Bonito Oliva
Achille Bonito Oliva, curatore della pubblicazione e delle esposizioni dell'Albero della Cuccagna, ha trasmesso la fame di conoscenza e arte all'Italia intera durante il periodo di Expo 2015.

Il Paese della Cuccagna, non si sa bene dove sia, è un paese dell'Utopia che noi naturalmente collochiamo sul territorio italiano, anche se l'albero della cuccagna era un gioco tradizionale ben conosciuto in tutta Europa e fa parte di una cultura che va ben al di là dei confini nazionali.
Nel Paese della Cuccagna non si lavora, ma si guadagna; in Italia ormai siamo alla situazione opposta, qui viviamo in un mondo distopico, non più utopico. Adesso si lavora molto e si guadagna poco o niente... Insomma, siamo di fronte ad un mesto declino della civiltà. La Cuccagna non è più il paese di Bengodi, ma un albero che diventa ai nostri giorni soltanto un'insegna che può dar richiamo alle osterie da tre soldi.
Un tempo, nelle descrizioni popolari la Cuccagna era un paese in cui le case erano fatte di pesci e di salsicce e di altre cose ghiotte. Le oche grasse si andavano avvolgendo per le vie arrostendosi da loro stesse, accompagnate dalla bianca cagliata. Le tavole erano sempre imbandite di ogni vivande e ognuno poteva sedersi liberamente a quel desco per mangiare ciò che meglio gli aggradava senza mai pagare un quattrino di scotto. In quella terra, si potevano bere fiumi di vino rosso e bianco; il mese era di sei settimane, si celebravano quattro Pasque, mentre la Quaresima arrivava solo ogni 20 anni. I denari si trovavano per terra, come sassi, ma non abbisognavano perché nessuno comprava e nessuno vendeva, poiché tutto quanto era necessario alla vita si dava per nulla. Anche le donne non chiedevano altro che fare l'altrui piacere... Senza contare che nel centro del Paese della Cuccagna sgorgava la Fontana dell'Eterna Giovinezza!
Questa natura mitica del luogo dell'abbondanza e della gioia rimane intatto fino alla fine del 1500, quando in pieno periodo della Controriforma la licenza diventa vizio e la povertà una colpa.
La Cuccagna diventa un evento collaterale a tutte le feste contadine dove si installa la giostra della Cuccagna, o meglio, un albero colmo di generi alimentari, in cui il vero spettacolo è quello di vedere poveri disgraziati che rischiano di farsi male nel tentare di arrampicarsi su un palo ingrassato per riuscire a strappare coi denti un pezzo di salsiccia o una caciotta appesa in cima.
Tra il 1800 ed il 1900 il palo diventa un'insegna, in questo ultimo passaggio scorgiamo il mesto e triste declino in cui il paese utopico della Cuccagna da luogo di gioia e benessere si trasforma in un elemento di richiamo commerciale che quasi mai mantiene le sue promesse di qualità e soddisfazione.
Con la proposta culturale di Davide Rampello e Achille Bonito Oliva, l'arte contemporanea ha tentato di riappropriarsi di un elemento simbolico importante facendolo rivivere, non come un albero della vita, ma come un palo portatore di un messaggio diverso.

Il catalogo che raccoglie gli alberi della cuccagna realizzati da 45 artisti e istallati su tutto il territorio nazionale dal 2017 al 2017.

Gli alberi della Cuccagna sono stati ripensati da vari artisti, in copertina al catalogo curato da Achille Bonito Oliva troviamo un'opera di Mimmo Paladino che era stata collocata a Lecce in Largo della Santa Croce che sembra rappresentare la persistenza dell'effimero. Le opere proposte attraverso gli alberi della Cuccagna installati in tutta Italia e poi raccolti in un libro che come sottotitolo ha: "Nutrimenti per l'arte" ci ricorda che ai nostri tempi la fame più grande è quella per la conoscenza e le scienze, anche quando abbiamo a che fare con l'opera d'arte. Questa è anche la ragione per la quale Bonito Oliva termina il suo discorso dicendoci che l'arte si nutre di ogni materia: naturale, fisica e mentale e nello stesso tempo si costituisce come nutrimento a futura memoria della conoscenza che noi, come individui civili, non dobbiamo mai rischiare di perdere. TG

mercoledì 7 marzo 2018

Impressionismo e avanguardie, i Capolavori dal Philadelphia Museum of Art a Palazzo Reale a Milano dall’8 marzo al 2 settembre 2018

Marc Chagall - Nella Notte, 1943

Quasi fosse l’apertura di un nuovo museo di arte moderna, per l’eccezionale periodo di 180 giorni, il Philadelphia Museum of art si trasferisce dall’8 marzo sino al 2 settembre a Milano nella magnifica cornice di Palazzo Reale con una selezione di 50 capolavori, un’occasione unica per ammirare opere dei più grandi pittori a cavallo tra Otto e Novecento nel loro periodo di massima espressione artistica in un allestimento studiato per valorizzare ogni singola opera. 
L’esposizione è promossa e prodotta da Comune di Milano-Cultura, Palazzo Reale e MondoMostreSkira.
Opere di artisti celeberrimi come Pierre Bonnard, Paul Cézanne, Edgar Degas, Edouard Manet, Paul Gauguin, Claude Monet, Vincent van Gogh, Camille Pissarro, Pierre-Auguste Renoir fino alle sperimentazioni di Georges Braque, Vasily Kandinsky, Paul Klee, Henri Matisse, Marc Chagall, Constantin Brancusi, Pablo Picasso, passando per il surrealismo di Salvador Dalí e Joan Mirò. A questi si aggiungono i lavori di tre grandi artiste: Mary Cassatt, Marie Laurencin, Berthe Morisot.
In un percorso affascinante troviamo i luminosi paesaggi di Monet con, tra gli altri, Il sentiero riparato (1873) e Il ponte giapponese (1895), di Sisley con Le rive del Loing (1885), di Pissarro con Paesaggio (frutteto) (1892), di Cézanne con Le Quartier du Four, à Auvers-sur-Oise (ca.1873) e Paesaggio invernale, Giverny (1894), di de Vlaminck con La Senna a Chatou (ca.1908), di Soutine con Paesaggio, Chemin des Caucours, Cagnes-sur-Mer (ca.1924), di Dufy con Finestra sulla Promenade des Anglais, Nizza (1938). E imperdibili scene cittadine come I grands Boulevards (1875) di Renoir e Place du Tertre a Montmartre (ca.1912) di Utrillo.
Sfilano poi magnifici ritratti come Ritratto di Isabelle Lemonnier (ca.1877) di Manet, Donna con collana di perle in un palchetto (1879) di Mary Cassatt, Ritratto di bambina (1894) di Berthe Morisot, Ragazza con gorgiera rossa (ca.1896), Ragazza che fa il merletto (ca.1906) e Bagnante (ca.1917-1918) di Renoir, Ritratto di Madame Cézanne (1885-1887) di Cézanne, Ritratto di Madame Augustine Roulin e la piccola Marcelle (1888) e Ritratto di Camille Roulin (1888) di van Gogh, Nudo femminile seduto (1908-1909), Uomo con violino (1911-1912), Donna e bambine (1961) di Picasso, L’ora del tè (donna col cucchiaio) (1911) di Metzinger, Uomo al balcone (ritratto del dottor Théo Morinaud) (1912) di Gleizes, Omaggio a Maillol (1917) di Bonnard, Donna seduta in poltrona (1920) di Matisse.
E ancora indimenticabili composizioni di frutta e fiori come Natura morta con rose centifolia in un cestino (1886) di Gauguin, Natura morta con mazzo di margherite (1885) di van Gogh, Cesta di pesci (ca.1910) e Natura morta con piatto di frutta (1936) di Braque, Natura morta sul tavolo (1925) di Matisse.
Constantin Brancusi - Il Bacio,1916
E sculture come L’atleta (1901-1904) di Rodin visivamente legata al Pensatore, che ritrae Samuel S. White III, tra i maggiori donatori del Museo, l’enigmatico Il giullare (1905) di Picasso, la bellissima scultura in pietra Il Bacio (1916) di Brancusi. Imperdibili opere come Marina in Olanda (1872) di Manet, La classe di danza (ca.1880) di Degas, Una sera di carnevale (1886) di Rousseau, Cerchi in un cerchio (1923) di Kandinsky, Carnevale al villaggio (1926) di Klee, Simbolo agnostico (1932) di Dalí, Pierrot con rosa (ca.1936) di Rouault, Nella notte (1943) di Chagall.

Informazioni tecniche:
Curatori: Jennifer Thompson, Matthew Affron, Stefano Zuffi
Mostra promossa Comune di Milano e prodotta da Palazzo Reale, MondoMostre Skira
Catalogo: Skira Editore
Sede: Milano, Palazzo Reale, Piazza Duomo 12
Date della mostra: 8 marzo – 2 settembre 2018
Martedì, mercoledì, venerdì e domenica 9.30 – 19.30
Giovedì e sabato 9.30 – 22.30
Ultimo ingresso un'ora prima della chiusura
Festività e ponti domenica 1° aprile (Pasqua) | normale apertura 9:30-19:30
lunedì 2 aprile (Pasquetta) | apertura straordinaria tutto il giorno 9:30-19:30
mercoledì 25 aprile (Festa della Liberazione) | normale apertura 9:30-19:30
lunedì 30 aprile (ponte 1° maggio) | apertura straordinaria tutto il giorno 9:30-19:30
martedì 1° maggio (Festa del Lavoro) | normale apertura 9:30-19:30
sabato 2 giugno (Festa della Repubblica) | normale apertura 9:30-19:30
mercoledì 15 agosto (ferragosto) | normale apertura 9:30-19:30
Biglietti (audioguida inclusa)Intero € 12,00, 
Ridotto € 10,00
Visitatori dai 6 ai 26 anni, OVER 65, portatori di handicap, gruppi (minimo 15 massimo 25 persone) e altre convenzioni
Ridotto Abbonamento Musei Lombardia Milano e Soci Orticola € 8,00
Ridotto speciale € 6
Scuole, gruppi organizzati da Touring e FAI, giornalisti con tesserino ODG con bollino dell’anno in corso non accreditati dall’ufficio stampa e altre convenzioni
Biglietto Famiglia 1 o 2 adulti € 10,00/ ragazzi dai 6 ai 14 anni € 6
Gratuito: minori di 6 anni, guide turistiche abilitate con tesserino di riconoscimento, giornalisti accreditati dall'Ufficio Stampa e altre convenzioni
Gruppi adulti € 10,00
Gruppi scuole € 6,00
Biglietto Open sino al 20 agosto € 14,00
Infoline e prevendite: tel. 02/92800375
www.vivaticket.it
Prenotazioni visite guidate gruppi e scuole: tel. 02/92800375; info@adartem.it
Prenotazione attività Sezione Didattica Palazzo Reale propedeutiche tel. 02884.48046 ed.scuolepalazzoreale@comune.milano.it
Informazioni online
www.palazzorealemilano.it 
www.impressionismoeavanguardie.it


domenica 4 marzo 2018

Dorian X espone le perversioni umane allo Spazio Galileo

Sono rimasto un po' in arretrato con alcune interviste che non ho ancora pubblicato. Il 23 novembre 2017, sono stato allo Spazio Galileo per il vernissage di una mostra di Dorian X un po' particolare che è durata solo pochi giorni ed era legata all'evento: "La Terra Trema". Non so quante persone abbiano  visitato il Leoncavallo per l'occasione di questo appuntamento culturale, ma mi sembra giusto lasciare il documento di un evento che sicuramente ha sollevato grande curiosità e ha affrontato argomenti per niente facili da trattare.
Ho parlato con Dorian X per capire meglio certe cose e per descrivere più precisamente le sue opere, ma prima dell'intervista leggiamo l'introduzione alla sua mostra.


Patho Illogic Eros
presentazione di Dorian X

Il libro fu concepito ispirandomi in primis alla Psychopathia Sexsualis (1886) di Krafft-Ebing, uno dei primi trattati sulle pratiche sessuali e relative devianzeIl trattato, se non altro ebbe il merito di richiamare l'attenzione dei puritani del 19° secolo allo studio della sessualità e di ideare una prima forma di catalogo scientifico di quelle che all'epoca (e per molti ancora oggi) erano considerate delle imbarazzanti perversioni, cioè delle orribili malattie del cervello e dell'annesso sistema nervoso.
Il secondo libro, al quale mi ispirai idealmente, è un capolavoro del surrealismo e della tecnica del collage: Una settimana di Bontà (1933) di Max Ernst, un romanzo visivo senza parole (a parte i titoli), l'interpretazione del quale è affidata esclusivamente alla sensibilità dello spettatore. Rievocando le intenzioni espresse da Max Ernst, come autore del presente libro ritengo sia compito dello spettatore caricare di significati le 48 tavole che lo compongono e, secondo la propria immaginazione, costruire una storia che potrebbe anche non esserci. A mio avviso, un libro d’arte, o più semplicemente un libro illustrato, non necessariamente deve essere soggetto alla letteratura narrativa; per lo meno, deve avere in sé la possibilità di svincolarsi da essa, come è accaduto per il cinema o altre forme d'arti visive, affinché possa essere goduto come opera ricreativa, un semplice divertissement (nel più genuino significato intellettuale). In particolar modo, il rapporto delle varie tavole che compongono il libro con il sopracitato trattato di Krafft-Ebing, fu concepito come divertissement attraverso un attuale e personale senso dell'ironia, lasciando allo spettatore il compito di immaginare un possibile confronto tra quelle malattie della sessualità che nel 19° secolo apparivano così ripugnanti da essere innominabili (come, per inciso, lo sono ancora oggi per la maggioranza dell'umanità) e il sentimento ricreativo, se non addirittura ordinario, con il quale oggi sono accolte da intellettuali e artisti dell'Occidente. D'altro canto, sono sempre dell'idea che soltanto una società in grado e sorridere delle proprie miserie, effettive o metafisiche che siano, possa ritenersi libera da esse e con esse addirittura scherzare, quindi ispezionarle scientificamente e, di conseguenza, rappresentarle artisticamente. Rendere oggettive tali “miserie” - gli istinti elementari, le pulsioni sessuali, i vari aspetti della libido, le nostre più intime fantasie è un atto igienico che spesso l'ingiustamente denigrata Arte Erotica ha soddisfatto, indirizzando una fantasia intima su un oggetto esterno, concreto (la rappresentazione artistica), evitando così di reprimerla nell'intimo, con conseguenze psicologiche sicuramente dannose. Secondo alcuni, lo stesso processo igienico si dovrebbe applicare anche alla Pornografia, ma nonostante ci sia ancora molta confusione sui termini, a mio avviso l'Arte Erotica (o Erotismo nell'Arte) è cosa ben distinta dalla Pornografia, la quale si gratifica esclusivamente della fisiologia e della pratica meccanica dell'oggetto erotico, rappresentato in modo più o meno superficiale, senza curarsi dei relativi aspetti psicologici, intellettuali, sociali e storici; senza curarsi di una benché minima comparazione antropologica o della poetica dell'arte. Consideriamo che la rappresentazione erotica è senz'altro la forma più antica dell'Arte, presente in ogni epoca e cultura, a momenti confusa con la religione, la scienza, la simbologia o semplicemente con la ricreazione. Un'espressione viscerale dell'umanità, e in quanto tale, persistente, nonostante alcune brevi variazioni di stile, dettate dal susseguirsi delle mode nel tempo, avendo concepito il presente libro come una sorta di inventario (sicuramente incompleto) delle cosiddette devianze o perversioni sessuali, secondo la concezione che fu di Krafft-Ebing e dell'intera epoca vittoriana. Strutturai il primo capitolo, Creations, come una introduzione grafica al successivo contenuto del libro, illustrando quegli “oggetti d’uso” che in seguito avrebbero animato la rappresentazione; le “dramatis personae”, protagoniste della commedia da farsi.Col titolo Creations non intesi alludere in modo particolare al Genesi biblico - benché ogni religione e cultura si fondi su una propria concezione della Creazione - non posso negare, tuttavia, di avere sottinteso una qualche irriverenza a riguardo. Più pedissequamente mi divertii a rendere “creativi” gli aspetti basilari della Creazione, giocando sull'eterna domanda: “È nato prima l'uovo o la gallina?”, in questo caso: “l'umanità (la sessualità) ha creato prima Dio o se stessa?”Molti sono i simboli e le allusioni rivolte all'immenso patrimonio storico di illustrazioni erotiche che precedettero questo libro, ma nel mio non sono sempre evidenti; in alcuni casi non sono nemmeno accennate, ma solo immaginate. Se, tuttavia, un autore può immaginare una possibile comparazione della sua opera evocando altra opera che lo precedette, perché non potrebbe immaginarla anche il suo spettatore? Alcune tavole del presente libro sono molto esplicite, a volte prive di una evidente fantasia, ciò non toglie che esse siano estranee all'interezza del libro nel complesso del quale si collocano. Comunque, questo libro è un prodotto generato nell'ambito dell'illustrazione surrealista che scherza su quella propriamente scientifica. Nel momento in cui mi disposi ad illustrare una delle tante perversioni del catalogo, cercai sempre di tenere conto della possibile rappresentazione di essa come è comunemente percepita dall'ingenuità popolare, come fu concepita da uno scienziato del 19° secolo e come altrimenti espressa dalla letteratura di varie epoche; il tutto, ovviamente confuso alla mia personale analisi della società contemporanea e alla mia immaginazione, depurata (almeno credo) da moralismi debilitanti e schiva da regole ordinarie. Disegnando le 48 tavole del libro fu mia intenzione prioritaria di divertirmi, proponendo una versione aggiornata del trattato di Krafft-Ebing, scherzando riguardo ad uno schedario immaginario che tuttavia conserva il termine scientifico di ogni devianza, una qualifica già ampiamente acquisita nel linguaggio popolare. Lo scherzo, eseguito scimmiottando l'impegno dello scienziato del 19° secolo, si manifesta nel modo più evidente nel secondo e terzo capitolo nel quale l'allusione al trattato di Psychopathia Sexsualis si annuncia già nel titolo. Una sola tavola del secondo capitolo è estranea alla rigorosa catalogazione di Krafft-Ebing e al mondo scientifico del passato, ossia il Vampirismo, attribuibile ad una moda recente, benché effettivamente risalga ad una moda degli inizi del secolo scorso. Altra nota da sottolineare, per un più agevole confronto con le già superate concezioni delle malattie psico sessuali sono le esemplari: Masochismo, Sadismo, Pedofilia. A tal proposito, basti ricordare che nei casi clinici del 19° secolo la donna non era neppure presa in considerazione, poiché all'epoca si riteneva l'essere femminile assolutamente passivo, quindi, per sua natura, incapace di azioni effettivamente attive o dominanti, nemmeno a causa di una devianza patologica. La maggioranza dei casi esemplari raccolti nel trattato di Krafft-Ebing, protagonista assoluto è l'elemento maschile, in tutte le sue declinazioni patologiche; per un uomo del 19° secolo, dunque, era inconcepibile attribuire una devianza terribile come la Pedofilia ad una donna. Parimenti gli era inconcepibile attribuire ad una signora un atteggiamento sconveniente come Esibizionista, a meno che non si trattasse di una prostituta. Nel quarto ed ultimo capitolo del libro, alla sopracitata lista, confusi scientemente alcune patologie con la equivalente teoria della dottrina cattolica dei Peccati Capitali. Anche in questo caso, non mutai atteggiamento nei confronti del programma prefissato. Nonostante i 7 Peccati Capitali siano stati illustrati ampiamente nel corso dei secoli per mano di valenti artisti, volli concludere il libro riproponendoli in una personale versione scherzosa, forse impertinente, ma sempre nell'ambito di una visione surreale dell'erotismo. Detto ciò, mi compiaccio di chiudere questa che mi auguro non sia una inutile introduzione con i famosi versi di una commedia di Terenzio: “Homo sum, humani nihil a me alienum puto”: sono un essere umano, nulla che sia umano mi è estraneo.


Culo Dorian X
Creation of ass - Dorian X

Tony Graffio: Dorian, potremmo dire che questa mostra riguarda le perversioni umane?

Dorian X: Be, sì… Richard von Krafft-Ebing è stato uno dei primi a occuparsi di queste cose, scrivendo la monumentale Psychopathia sexsualis, una ricerca d'epoca vittoriana che costituisce un primo esempio di catalogo delle perversioni umane. Da questo elenco di situazioni di fine '800, ebbi l'idea d'illustrare ciò di cui parlava il professore tedesco, però dando al mio lavoro una visione più estesa, aggiungendo le perversioni femminili. In epoca vittoriana era impensabile che una “signora” o una benestante ragazza da marito potesse concepire delle fantasie sessuali; certe cose riguardavano solo le prostitute, alle quali si attribuiva un intelletto non diverso da quello di un animale. Secondo la morale dell'epoca, le donne non pensavano a certe cose… Ti sembra credibile?
TG: Ovviamente, no.
DX: È vero che nelle opere di De Sade troviamo una donna passiva, mentre nei romanzetti di Sacher-Masoch troviamo un genere di donna dominante, ma nonostante ciò, nella concezione sociale dell'epoca, la donna era solo l'oggetto, causa della perversione esclusivamente maschile.
TG: Nell'ottocento non ci si interessava di quello che pensavano le donne?
DX: Non erano proprio considerate; almeno da questo punto di vista. Certo, all'epoca si iniziò a parlare d’isteria, ma fu solo un primo approccio alle problematiche femminili.
TG: Invece le donne ne combinavano di tutti i colori, già ai tempi dei romani!
DX: Ma certo! Dagli antichi romani erano già più considerate. In epoca vittoriana, invece, non trovi alcuna donna, esaminata nel catalogo delle perversioni. Il sadismo, il masochismo o qualsiasi altra perversione riguardava solo gli uomini.
TG: Ho capito, ma partecipavano anche le donne agli atti sessuali, o no?
DX: Ovviamente, sì, ma l'atto sessuale non era considerato dal loro punto di vista. Masoch diede il proprio nome al masochismo; anche una donna dominante avrebbe potuto rappresentare questo particolare atteggiamento, nominandolo a suo nome, invece no, la devianza era determinata solo dall'atteggiamento maschile.
TG: Scusami, Dorian, ma te ne intendi personalmente di queste questioni?
DX: Sono un essere umano e stiamo discutendo di umanità. Cosa c’è di strano?
TG: Mi stai dicendo che, in fin dei conti, le devianze non esistono, perché, più o meno, sono presenti in tutti noi? Allora perché se ne parla tanto?
DX: Io non le chiamerei “devianze”, sono degli atti umani. Comportamenti studiati a fini statistici, come vengono studiate tante altre cose. Non mi sconvolgono più di tanto.
TG: Beh, però queste tue illustrazioni sono abbastanza forti ed esplicite. Vediamo anche accadere cose un po’ terrificanti.
DX: Certo, si tratta di un catalogo di devianze, ma quelle cose non le ho mica inventate io! Ovviamente illustrai il catalogo con l'ironia propria di un artista del terzo millennio, lontano anni luce dalla concezione della natura umana, normale in epoca vittoriana. Nei miei disegni vedi anche il divertimento, il mio atteggiamento derisorio nel descrivere certe situazioni.
TG: Cerchiamo di capire in che modo è organizzata la mostra. Mi sembra che nel primo capitolo si parli della Creazione…
DX: Sì, concepii questa collezione al fine di realizzare un libro illustrato. Nel primo capitolo presentai tutti gli oggetti esposti: sono le dramatis personae, i protagonisti del dramma che seguirà. All'inizio di tutto, furono creati gli organi sessuali e gli orifizi che saranno usati nelle prossime pratiche sessuali.
Feticismo
Fetish Party - Dorian X
TG: La seconda parte è proprio la Psychopathia Sexsualis.
DX: Sì, dove si trova ogni genere di devianza, dal masochismo al sadismo e tutto il resto.
Lussuria
Lustful Devil - Dorian X
TG: Chi sarebbe questo diavolo lussurioso?
DX: Dovrebbe fungere da frontespizio del capitolo. In seguito trovi il vampirismo, la necrofilia, il voyerismo…
TG: Scusami, Dorian, ma di fronte a certe depravazioni, il voyerismo sembrerebbe un’attività da bambini.
DX: Eh, lo so, però in un catalogo come questo non poteva mancare.
TG: Vediamo anche la zoofilia e la moderna zoofilia.
DX: Già, quella moderna è una versione molto ironica, un'occasione per rappresentare una donna. Altrimenti avremmo considerato soltanto uomini che si inchiappettano gli animali. Sia ben chiaro, rappresentazioni più o meno oscene di donne con animali se ne trovano in ogni epoca, ma si tratta sempre di illustrazioni pornografiche, o considerate tali, prodotte esclusivamente per il divertimento occulto del maschio benestante.
Modern Zoophilia - Dorian X
TG: C’è proprio di tutto, perfino degli oggetti robotizzati… Qui è illustrata l'urodipsomania. Pare ci siano molti estimatori dell’urina, vero?
DX: Vero. Non sembra, ma ce ne sono più di quanto immagini.
TG: Lo so, tanti si giustificano considerandola una terapia curativa, ma poi non si limitano a berla.
DX: Se la applicano anche sulla pelle, offrendosi alla cosiddetta “pioggia dorata”.
TG: Invece, la coprofagia è praticata anche da personaggi molto famosi nel mondo dello spettacolo.
DX: È vero. L'ho sentito anch'io.
TG: La ninfomania, Ok, la conosciamo, benché troppo mitizzata dagli uomini… La pedofilia, purtroppo, esiste….
DX: Infatti, ne ho dato un'interpretazione femminile, per essere un po' meno traumatizzante.
TG: Hai fatto bene. Qui inizia il terzo capitolo del tuo lavoro, intitolato “Patologie sociali illogiche”. Perché, ci sarebbero anche delle patologie “logiche”?
DX: No, è tutto illogico. A parte l'ironia, non credo che la psiche umana segua un percorso razionale; dal mio punto di vista, sarebbe una cosa spaventosa! Comunque, tornando a considerare il libro, nel capitolo precedente illustrai alcune patologie intime, in questo, invece, mi dedicai alle patologie sociali.
TG: Attività di gruppo e più moderne. Spiegamele, per favore.
DX: Come vedi, anche il matrimonio potrebbe essere definito una devianza, soprattutto da me (risata). E poi, dobbiamo anche vedere che genere di matrimonio…
TG: Devo ammettere che si imparano molte cose in questa mostra…
Matrimonio d'interessi
A blessed marriage - Dorian X

DX: Possono esserci matrimoni di convenienza o di interesse…
TG: Molte donne hanno strane fantasie riguardo ad alcuni desideri o azioni che considerano temibili.
DX: Beh, sì, magari anche gli uomini… Siamo tutti sulla stessa barca.
TG: Eppure io credo che le donne abbiano più fantasie.
DX: Mah, non lo so. Dipende dalla persona e dal suo carattere.
TG: Illustri anche la xenofobia, ma che differenza vedi tra xenofobia e razzismo?
DX: La xenofobia manifesta una violenta avversità contro tutto ciò che è straniero o ritenuto tale, mentre il razzismo, oltre che alla diversità delle razze, interagisce tra il debole e il forte o tra diversi orientamenti sessuali o religiosi… a parte il fatto, che non si dovrebbe nemmeno parlare di razze, visto che il nostro pianeta è abitato da una sola razza, quella umana, ma pare che molti non se ne siano ancora resi conto.
TG: In quest'altra immagine torniamo al tema del matrimonio, una cerimonia di nozze un po' particolare, dove un uomo vecchio sposa una bella e giovane donna… Segue l’illustrazione di una famiglia nella tempesta; con questa rappresentazione, cosa vuoi dire?
DX: Esattamente quello che vedi. E' forse una novità che in alcune famiglie il padre abusi dei propri figli?
TG: Magari con il consenso della madre?
DX: Purtroppo, succede.
TG: Qui passiamo al tema dei funghi e della pesca avvelenata… che forse ti sei inventato tu..
DX: Già, due piccoli divertissement, che però alludono alle malattie veneree. Se li guardi con attenzione, i funghetti e la pesca sono evidenti imitazioni degli organi genitali.
TG: Ed eccoci al Fetish party, poi l'esibizionismo e il quarto ed ultimo capitolo dal titolo: Delicious and Deadly Sins…
DX: I sette peccati capitali e altre delizie…
TG: Tra le quali, la klismaphilia. Neanche sapevo esistesse...
DX: Qua si imparano anche le nuove tendenze.
Clistere
Klismaphilia - Dorian X
TG: Sodomia… Omosessualità… Onanismo… Hai dedicato anche un'illustrazione per chi nutre passione per i cavalli. Dicono che la regina Vittoria amasse questa pratica…
DX: Per non ricordare quella attribuita a Caterina II di Russia. Comunque, pare che anche oggi si dilettino in molti con questa attività.
TG: Dici che è una passione rimasta nei geni dei Windsor?
DX: Non saprei. Non sono mai stato ricevuto dalla regina d’Inghilterra.
zoofilia
Equus Eroticus - Dorian X
TG: Quindi passiamo all'orgoglio, all'invidia, l'ira, l'accidia, l'avidità, la gola… Vedo che ti piace disegnare con l'inchiostro di china.
DX: In realtà, lo detesto.
TG: Tutti pezzi unici. Prezzi?
DX: I ragazzi che hanno organizzato l'esposizione (Lilo) hanno deciso 100 al pezzo.
TG: Sei sicuro di volertene separare?
DX: No, però vorremmo pubblicare il libro e per farlo dobbiamo raccogliere fondi.
TG: E così spaiamo tutto?
DX: Così sia!
TG: Nelle opere esterne al libro, vedo che anche tu attacchi la Monsanto, così come il tuo amico Dario Arcidiacono combatte il Club Bilderberg.
DX: Beh, la Monsanto è proprietaria del 90% di tutti i semi che gli agricoltori sono obbligati a ricomprare di anno in anno, perché fruttificano una sola stagione. Detto questo, ti padre sia possibile essere amici della Monsanto? La stessa multinazionale del DDT, che durante la guerra in Vietnam forniva all'esercito statunitense il micidiale agente arancio che rese sterili le foreste della zona?
TG: Sembrava che questo problema si fosse attenuato. Oggi se ne parla meno di qualche anno fa.
DX: Ma no, fanno quello che vogliono! Pare che anche la Monsanto faccia capo a Rothschild. Il sistema ci ammazzerà tutti. È meccanico, non considera l'umanità, ma solo il profitto.
TG: Vedo esposti anche dei grandi studi per opere che in seguito hai dipinto.
DX: Sì, ci sono vari disegni. Uno studio l'avevo realizzato per l'8 marzo, la giornata delle donne di qualche anno fa, in cui cercai d’illustrare alcune delizie riservate alle donne.
8 marzo
La giornata della donna - Dorian X
TG: Mammamia! Serigrafie ne hai mai fatte?
DX: No, ma adesso ci penseranno loro (si riferisce ancora agli organizzatori della mostra), comunque, qui ci sono delle stampe a puntasecca. Lavori che feci più di trent'anni fa e poi dimenticai in cantina.
TG: Una tua versione del racconto di Salomè, composta da cinque disegni, stampati in varie copie. Si tratta sempre di un'interpretazione a sfondo sessuale in cui c’è anche la trasformazione di Salomè in figura maschile.
DX: In un certo senso, La figlia di Erodiade realizza una specie di transfert. Non dimentichiamo che fin dalla preistoria, l'arte fu sempre supportata da una forte carica sessuale. Certamente, questo contenuto va distinto dalla pornografia, che è un'altra cosa.
TG: Tu non fai pornografia, magari involontariamente?
DX: Assolutamente, no.
TG: Come facciamo a capire se ci troviamo di fronte a un oggetto d'arte o a qualcosa di pornografico? La pornografia ci eccita?
DX: La pornografia tratta solo l'oggetto, ovvero le parti sessuali, i membri, le vagine eccetera e a suo modo svolge una funzione igienica. Voglio dire che, osservando un oggetto pornografico, invece di occultare le tue pulsioni facendole lievitare nel tuo inconscio, le espelli all'esterno. Al contrario, secondo me, l'artista compie un'azione sociale, direi pure: scientifica. L'arte deve sempre dire qualcosa, non può limitarsi a esibire il particolare oggetto e il meccanismo dell'atto sessuale, il quale è trattato come un mezzo qualsiasi per esprimere altro.
TG: L'arte ti deve far pensare! Allora tu, con le cinque Salomè, vuoi farci riflettere sulle nostre identità sessuali?
DX: Anche quello. Però, se ad esempio consideriamo un'opera d'arte surrealista, ma non solo, nel momento in cui tu, critico o artista, riveli esplicitamente il mistero che la compone, non solo uccidi quel mistero, ma l'opera stessa. Non puoi spiegare un quadro di Max Ernst o di Magritte con un linguaggio razionale; ne svaluteresti la poetica. Capisci? L'opera deve dirti qualcosa ma non è detto che la tua percezione o il tuo stesso sentimento debba provarlo qualcun’altro in uguale misura. È più plausibile che un tuo prossimo percepisca emozioni completamente diverse dalle tue. E, bada bene, ogni percezione provata è quella giusta, almeno per chi la prova e, a mio parere anche per l'artista, se è un vero artista.
TG: Sei mai stato in analisi, Dorian?
DX: Un pochino, sì. Diciamo che studiai con passione, soprattutto Jung e i suoi allievi.
TG: Allora hai fatto auto-analisi. Ti sono serviti quegli studi?
DX: Jung mi formò più di chiunque altro. La sua influenza sul pensiero del '900, per me, fu fondamentale. Grazie a certi studi riuscii a chiarire meglio ciò che avevo dentro di me. Se tu tiri fuori le cose, le puoi gestire, ma se te le tieni dentro saranno loro a gestire te. Un po’ come il discorso fatto prima a proposito della pornografia.
TG: Ti senti un uomo libero?
DX: Insomma… Liberi non lo saremo mai, però libero da certe idee e pregiudizi, spero di sì. Non pensare che sia un patito del sesso; osservo certe cose e mi diverto a farlo perché non costituiscono più un problema per me. Sono sempre stato ateo e amorale, e sottolineo la A di “amorale”, per non essere confuso con un “immorale”, e sto bene così. In questi disegni rappresentai alcuni atteggiamenti umani, prendendoli in considerazione per quello che sono, appunto: delle espressioni umane. Certamente lo feci in veste d'artista, ma non è l’artista che gode nel mostrare certe cose. Il mio è un divertimento puramente intellettuale.
TG: Ti diverti anche a vedere come reagiscono le persone davanti a queste opere?
DX: A volte sì, visto che reagiscono tutte male…
TG: Dai, ci sarà qualcuno che ti apprezza... Qualche pervertito che vuole accaparrarsi tutti i tuoi lavori?
DX: Purtroppo, non l'ho ancora incontrato.
TG: Sei oltre ogni limite.
DX: Già, perché se li comprasse, li nasconderebbe. Di sicuro non li esporrebbe in salotto per timore di essere mal giudicato.
Uno studio di Dorian X per un quadro di grandi dimensioni

TG: Dorian, ma negli ultimi 15 anni, produci solo questo genere di soggetti?
DX: No, anzi, ultimamente non mi occupo di questo genere. In questo periodo dipingo degli educati quadrucci che gli amici, con ironia, chiamano “le bocchine”. Una serie di ragazze di etnia diversa, nell'atto di ricevere la comunione. Potrebbero apparire blasfeme, ma sono soltanto divertenti. Te le devo far vedere.
TG: E dici che in quelle opere non c’è nulla di sessuale?
DX: Beh… sono donne con la bocca spalancata e la lingua fuori. Ognuno le interpreti come vuole, ma anche in questo caso, io mi limito a osservare la condizione umana.
TG: Sei un rivoluzionario che propone soluzioni?
DX: Credo sia più rivoluzionario sollecitare le persone a pensare, anziché dirgli quello che devono fare. Se risolvi ogni questione del tuo prossimo a modo tuo, lo indottrini, ma se lo solleciti a pensare con la sua testa, prenderà le sue decisioni, concretizzando le proprie idee, magari compiendo una autentica rivoluzione. Maieutica di Socrate: come la levatrice aiuta a far nascere il bambino che è dentro di te, tu aiuti il prossimo a far emergere ciò che è già dentro di lui; non devi inculcargli, con forza, delle idee a lui estranee, benché quelle idee siano ritenute giuste da te.
TG: Dorian, da piccolo cosa avresti voluto fare da grande?
DX: Lo scrittore e il pittore; quello che faccio, anche se con limitato successo.
TG (Rivolgendosi a Lilo) : Da quanto tempo conosci Dorian?
LILO: Ci siamo conosciuti ad AFA, ma ora ci conosciamo meglio. Gli ho proposto di esporre qui allo Spazio Galileo e lui ha accettato volentieri.
TG: Gli argomenti trattati da Dorian ti sembrano un po’ troppo forti? So che anni fa esponeva a Mondo Bizzarro, prima a Bologna e poi a Roma, ma da quando la galleria cambiò gestione, Dorian espone i suoi lavori con più difficoltà.
LILO: Sì, le opere sono un po' forti, ma questo è lo spazio adatto, dove poter trattare certi argomenti.
TG: Tu, cosa ne pensi di questa raccolta di perversioni?
LILO: Un tempo, certe perversioni si tenevano nascoste, oggi sono realtà di tutti i giorni. Fatti di cronaca o di fantasia ci mostrano di tutto, forse perfino più di quello che ha elencato Dorian in questa rassegna artistica. Come donna, non mi sento infastidita, né spaventata dal contenuto delle opere esposte. Sicuramente alcuni soggetti sono più forti di altri, ma sono tutti molto interessanti. Come dice Dorian: nessuno lo ammette, però l’umanità si comporta così. Nel privato tutto ha un suo significato, ma in certe situazioni più allargate, sembra quasi si voglia celebrare un rito pubblico.
TG (rivolgendosi a DX)È così?
DX: In privato, è tutto OK, se sono affari tra adulti consenzienti, nessuno ha il diritto di giudicare. In un contesto pubblico, è tutt'altra faccenda. Ebbi alcuni occasioni di essere invitato a eventi del genere, ma in quelle circostanze mi veniva da ridere: tutto doveva accadere in quell'ambiente a un'ora prestabilita…
TG: Vuoi dire che certi incontri sono organizzati, sapendo già in partenza cosa ci si debba aspettare? E anche quello che si farà?
DX: Proprio così. Non c'è spontaneità. Arriva una persona che inizia a baciarne un'altra, magari ti si chiede di fare certe cose. Magari vuole essere calpestata, picchiata. Qualcuna usa il frustino…
TG: Eravate mascherati?
DX: Qualcuno, sì. Ma la maschera in sé non importa, invece va sottolineata la ragione per la quale un essere umano, in certe circostanze, senta il bisogno di essere diverso dal solito, attribuendosi una nuova identità. Come dicevo, non è nella mia natura giudicare; osservo e propongo alla riflessione di altri, alcuni comportamenti umani. Però, se proprio devo dire la mia: sono molto riservato e geloso della mia intimità. In pubblico non riuscirei mai ad eccitarmi, con o senza maschera.
TG: Recentemente ho letto un articolo in cui si affermava che i Millenials sono molto più disinibiti dei loro genitori, prestandosi a pratiche che tempo fa non si prendevano nemmeno in considerazione. Cosa ne pensi?
DX: Secondo me, i ragazzi di oggi sono molto più ingenui di quelli della mia generazione. Lo dico a causa del solito discorso di abitudini, esperienza e soprattutto cultura. Quando arrivi a 50 o 60 anni, ne hai viste di cotte e di crude; non ti fa impressione più nulla e te ne sbatti. È ovvio che a vent'anni sei eccitato ventiquattr'ore su ventiquattro, ma in seguito, fare buon sesso dipende non solo dall'età, ma dal momento, dalla situazione, dal partner, perfino dall'ambiente… Sì, sono sicuro che eravamo più disinibiti noi negli anni '70, che i ragazzi d'oggi.
TG: Forse oggi sono più sinceri e raccontano meglio le cose come stanno.
DX: No, non credo. Negli anni, tra il '68 e il '75 ci si liberava dei propri tabù e se ne facevano di tutti i colori. Più del fare sesso per il sesso, si desiderava conoscere e sperimentare. Non dimentichiamoci che si viveva il momento in cui l'AIDS non era ancora apparso, mentre oggi è opportuno tenere in seria considerazione anche questo problema. All'epoca dei figli dei fiori era tutto bellissimo… tranne la moda, che faceva cagare!
TG: Tu l'hai vissuta la Psichedelia di quegli anni?
DX: Sì… (ride) devo ammettere che non mi sono privato di alcuna esperienza!
TG: Non l'avrei mai detto….
DX: Beh, allora si poteva fare, oggi non so… Potevi incontrare chiunque per strada, e farti invitare nel suo rifugio, senza pensare con chi avevi a che fare. Io stesso, sono scappato di casa a 17 anni in cerca d'avventura; on the road era facile incontrare e riconoscere chi nutriva la tua stessa visione del mondo. Quante volte capitava di dire: “Non so dove dormire, stasera”, per sentirti rispondere: “Ok, vieni da me”… e si finiva sempre per fare certe cose… Sì, probabilmente eravamo anche un po' scemi; si fumavano spinelli, ci si rincretiniva con fiale di popper… Però, l'esperienza conta, eccome. E conta anche molto come hai vissuto certe esperienze… o perché le hai rifiutate.

TG: La castità è una perversione?

DX: No, Krafft-Ebing non considerava la castità una devianza. Oggi, io potrei considerarla tale, oppure valutarla come una forma di castrazione psicologica, forse a causa di alcune deficienze fisiche. In ogni caso, in passato – e per molti cattolici, e non solo, ancora oggi- la castità è stimata come virtù sacrosanta. Evviva la castità, soprattutto quando diventi vecchio e aneli alla “pace dei sensi”, quando tanti problemi ormai obsoleti, svaniscono come per magia!