sabato 28 febbraio 2015

Alla ricerca degli Dzi Tibetani

 Sciamano hindu, o Sadhu (uomo saggio) fotografato a Kathmandu.
Gli induisti pensano che l’obiettivo della vita sia la fine del ciclo delle reincarnazioni per poi dissolversi nel divino. 
Ciò è difficilmente raggiunto nella vita comune. I sadhu, nella loro ricerca dell’assoluto, vivendo una vita di santità, cercano di accelerare questo processo per conseguirlo in questa vita.

“Le perle tibetane dette Gzi sono le gemme più preziose e non artificiali originate da divinità come Dava, Yaksa, Prthiva e Naga...” 

(1) Così esordisce un importante libro che tratta questo argomento.

Gzi di varie forme e nomi a un occhio a più occhi, striati con argento e piccoli coralli.

Presentazione
In queste pagine culturali ho il piacere di mostrarvi un servizio molto interessante di un viaggiatore, fotografo, imprenditore, Giorgio Grilli, che ha percorso tutto il mondo alla ricerca di antiche tradizioni, sciamanesimo e oggetti rari da collezionare, oltre che esperienze irripetibili da vivere insieme alle genti che incontra sul suo cammino.
Per la prima volta  riusciamo a trattare un argomento che abbraccia praticamente tutti i temi che sono seguiti dal nostro blog: arte, tradizione, collezionismo, fotografia, racconti personali, curiosità, rarità, tecniche artistiche, storia e spiritualità.
Mi ha fatto molto piacere che Giorgio abbia accettato di condividere con i nostri lettori immagini inedite ed episodi ancora non molto conosciuti in occidente, riguardanti un modo di vivere che sta velocemente trasformandosi.
Gli dzi sono oggetti di culto tibetani molto rari; dopo l'invasione cinese del Tibet molti tibetani si sono trasferiti nei territori vicini portando con loro la propria cultura e gli oggetti più importanti.
Ancora oggi, è molto complicato muoversi liberamente in Cina pertanto la ricerca di queste pietre dure ha luogo specialmente in Nepal, meta più volte visitata dall'autore del nostro reportage.
Difficile spiegare esattamente cosa siano gli Dzi:  si tratta d'oggetti tradizionali, perline mistiche, considerate da molti dei veri e propri guardiani contro i demoni, strumenti atti ad eliminare il karma, portatori di fortuna, salute e benessere? O sono dei beni di un considerevole valore commerciale?
La loro esistenza ed i loro presunti poteri sono balzati alla ribalta delle cronache nel 2003, quando nel disastro aereo del volo 140 della China Airlines, diretto a Nagoya, rimasero uccise 264 persone, ma 7 si salvarono miracolosamente. Tra di loro ci fu anche Mr. Chen che rilasciando una pubblica intervista alla tv giapponese disse che lui e le sei persone sedute intorno alla sua persona riuscirono a sopravvivere all'incidente grazie al fatto che egli indossasse uno magnifico dzi con 9 occhi.
Sugli dzi esistono leggende e verità sconvolgenti, in questo articolo un esperto che li conosce bene vi parlerà di loro. T. G.

Altri tipi di Dzi

Gli dzi tibetani
Il Tibet è un esteso altipiano sui 4000 metri, tanto da meritarsi l'appellativo de: “Il tetto del mondo”. E' circondato dalla catena Himalaiana che comprende le più alte montagne del mondo come: Everest, Nanga Parbat, K2, Lhotse, Kailash, Annapurna. 
Il Tibet è confinante con regioni come lo Yunnan, Sichuan, e nazioni come India, Buthan, Nepal, Cina.

 Catena dell’ Himalaya veduta dell’Annapurna da Pokhara. 
L’Annapurna con i suoi m. 8091 è la decima montagna più alta del mondo. 
E’ un massiccio che comprende altre 5 vette tutte intorno ai 7500 metri.

Fu proprio in Nepal che accadde il mio primo incontro, molti anni fa, con gli Gzi.
Percorrendo, zaino in spalla, le alte vallate del Nepal incontravo diverse persone che indossavano collane con particolari perle dai curiosi disegni bianchi e neri. 
Data la difficoltà di interloquire con loro cercavo di toccare la perla per indicare loro il mio interesse, la reazione era immediata, si coprivano la perla con la mano ed evitavano che io la toccassi. 

Gzi e corallo indossate da una donna che lavora nei campi

Come collezionista di beads "m'intrippava" l’idea di possederle per aggiungerle alla mia collezione; non è stato così facile poterlo fare e sono riuscito solo molto tempo dopo. Data la mia completa ignoranza sul significato della nuova perla, ostinatamente quando ne vedevo una cercavo di ottenerla, ma invano. 
Lasciate che vi spieghi come mai era così difficile ottenerla, ma per togliervi ogni dubbio, fin da ora vi dico che alla fine ci sono riuscito.

Corallo intarsiato con turchese

Dzi di vario tipo fotografati in un negozio di Kathmandu che commercia queste pietre molto particolari.

I veri dzi sono agate di vari colori con disegni naturali o incisi in modo sconosciuto

I luoghi di ritrovamento di tali perline intere o fratturate sono sempre sconosciuti ed avvolti da un velo di elementi misteriosi e mitologici come le molte leggende ad essi associate. Di seguito riporto alcune leggende che narrano il significato e la provenienza di tali perle.
Alcuni raccontano di antichi relitti portati alla superficie da smottamenti terrestri e trovati dai contadini durante la lavorazione dei campi, oppure di insetti pietrificati o fossili cristallizzati, lacrime divine cadute dal cielo che contribuiscono a fecondare i campi, un meteorite caduto sulla terra i cui frammenti vennero rifiniti da uno yogi, ma il fil rouge della credenza è che questi talismani non sono realizzati dell’uomo, ma sono di origine “divina”.

Una serie di Gzi rotti e artisticamente restaurati con argento e turchesi o corallo


Particolare di 2 Gzi rotti restaurati con argento e corallo

Quello che se ne desume è che nessuno conosce l’esatta provenienza, chi li ha prodotti, come sono stati realizzati e quanto siano antichi.
René de Nebesky nel suo Oracles and Demons of Tibet cita che si tratti principalmente di agata, altri autori lo riportano come calcedonio, “quasi agata”, corniola, agata incisa.
Alcuni autori fanno risalire gli Gzi “puri” a più di 2500 anni B.C. e la loro fabbricazione risulterebbe analoga all’incisione con potassa (carbonato di potasso) o carbonato di sodio con aggiunta di succo della pianta di Kirar (simile al cappero), che serviva da opacizzante, utilizzata dai persiani per incidere i versetti del Corano sulla corniola; anche se da recenti analisi risulta la completa assenza di sodio (Na) nelle linee bianche. 
La pietra veniva fissata con argilla e dipinta con questa soluzione che scaldata su carboni ardenti per alcuni istanti resterebbe indelebilmente incisa di bianco. 
Il metodo per ottenere gli Gzi sembra però essere diverso e non ancora del tutto conosciuto.

Volto di un uomo che vive in Tibet

Nelle popolazioni orientali le parole Lezi, Dzi, Gzi, Sese hanno suoni similari e il loro significato indica fortuna, dignità, perfezione, protezione, denaro, possiede forza mistica e proteggono dal male chi li possiede.
Comunemente vengono chiamati Tianzu, o anche Perle del Paradiso, il che dice tutto sul valore simbolico a loro attribuito. Ad ogni disegno sulla pietra è attribuito un preciso potere buona sorte, fertilità denaro, si dice inoltre che le pietre che vengono trovate nei campi rotte, hanno perso in parte la loro forza perché si sarebbero spezzate a causa del peso che avrebbero dovuto sostenere per proteggere il loro possessore dal male.

 La mia ricerca degli dzi mi ha portato anche in Nepal, qui ero a Kathmandu.
La capitale del Nepal, situata a 1355 metri d'altezza è anche la città più grande e popolosa ella nazione.

Monaco buddista con la ciotola per le offerte a Kathmandu

Da quanto esposto ben si capisce la mia incauta azione del voler toccare o voler comprare una perla “divina” indossata dal proprietario.
I giovani tibetani all’età di tredici anni sono già pronti al matrimonio e le loro future mogli, per l’evento, indossano oltre ad elaborate acconciature alcuni gioielli; esse vengono adornate con lunghe collane con turchesi e diverse perle Gzi. Il numero, il disegno, la qualità e la purezza di tali perle indicano il rango della sposa e della famiglia. 
Una volta maritate le spose potranno indossare anche collane con corallo. Per i tibetani le perle Gzi hanno anche un grande valore commerciale, sono equivalenti a denaro contante e possono essere cambiate in denaro ad esempio in banche come la Banca del Popolo, o la City Credit bureau, per avere prestiti o acquistare beni.
Il valore di Gzi autentici oggi raggiunge cifre astronomiche, si dice sia stata battuta a Londra uno Gzi a nove occhi per la somma di 250.000 sterline. E’ chiaro che in questo contesto il mercato di falsi è fiorente, India, Cina, Taiwan, utilizzano i materiali più disparati, come vetro, ceramica, agata stessa per soddisfare le richieste di chi come me si reca in quei paesi alla ricerca di perle da collezionare.

Durbar Square, centro di Kathmandu.
Nella piazza troviamo il Palazzo Reale e diversi templi Hindu e Jain, come ad esempio il Taleju Temple. (XII-XVII secolo)


Lo Stupa Boudhanath, in Kathmandu, è un luogo protetto dall’ UNESCO.
Con i suoi m. 100 di diametro e i m. 40 di altezza è il più grande e il più antico stupa in Nepal, è meta di pellegrinaggio di buddisti tibetani che durante il festival del Anno Nuovo arrivano a migliaia vestiti con abiti tradizionali da ogni parte di Buthan, Laddak e Sikkim, per partecipare alla festa.

 L’Himalaya detto anche Tetto del Mondo è una catena montuosa che annovera tra le più alte cime del pianeta. Separa India, Nepal, Cina e Buthan. 
Le antiche popolazioni su entrambi i versanti, non a caso, hanno sempre identificato le montagne più alte con la dimora dei loro dei. Ancora oggi si dice che in alcune spedizioni alpinistiche su queste cime, gli scalatori si fermino un metro sotto la cima della vetta in segno di rispetto verso la dimora degli dei.

Per il mercato dei collezionisti oggi sono disponibili molti falsi che riproducono gli Gzi. Non è assolutamente facile riconoscere uno Gzi autentico, antico e puro, perché ad esempio Gzi fatti cento, duecento anni fa sono difficili da distinguere da quelli autentici ancora più antichi. Diciamo che eliminando le falsificazioni pacchiane in vetro, osso, ceramica, conchiglia o materiali che non siano agata o calcedonio e che non presentino tracce evidenti di modernità, i fori, la lunghezza di alcune tipologie di disegno, la superficie della pietra, la patina, il colore delle linee sono delle indicazioni di autenticità, anche se tutt'altro facili da leggere e interpretare. 

Rubini grezzi, Gzi, acquarnarine, sono gemme molto apprezzate dai tibetani con cui si adornano facendo collane e braccialetti. 
Rubini e acquamarine provengono dal vicino Afghanistan, Birmania e Pakistan.

Molte ottime falsificazioni adottano immersione e riscaldamento in soluzioni di zucchero proteggendo le parti che non devono annerirsi con resine con tecniche simili a quelle delle incisioni su corniola. Ancora oggi in India vi sono artigiani che producono in modo esemplare sia Gzi che agate incise.
La loro piccola dimensione e la facilità di trasporto hanno permesso al 14° Dalai Lama, quando dovette fuggire nel 1959 con il suo seguito, disperdendosi in India, Buthan, Taiwan di sopravvivere, vendendo in caso di estrema necessità finanziaria le perle Gzi.
I disegni su queste perle sono molteplici: cerchi neri su fondo bianco e viceversa, losanghe, strisce , ovali o una miscela di questi segni.
I più apprezzati e non solo dai tibetani sono quelli con più cerchi detti “occhi” perché l’occhio tiene lontano i demoni, il male e protegge dalla sfortuna.
Non vi è uno standard di valutazione della perla Gzi, ma la purezza, il numero di occhi e la definizione sono elementi molto importanti per il valore dello Gzi.
Tralasciando lunghe, filosofiche definizioni e distinguo dei disegni per definire una perla Gzi (ogni disegno, forma della perla ha un nome), il punto più affascinante di questi oggetti sacri è che un popolo che vive ad altezze incredibili che deve importare tutti i materiali per crearsi ornamenti, ambra, corallo, argento, agata, turchese abbia creduto, affidato, creato, intorno a questa magica perla, un mondo di credenze, religione, medicina, denaro.
Per lunghissimo tempo queste genti sono stati gli unici a possederla e onorarla.
Mi piace pensare che la perla Gzi, per me interessante per la sua bellezza e curiosa per la tecnologia, è un artefatto che ancora oggi dopo migliaia di anni rimane inspiegato, misterioso carico di simbologia magica ed una forza naturale, soprannaturale grandissima.
Stringendo nelle proprie mani uno Gzi si ha la sensazione di caricarsi di energia positiva, di una forza spirituale e morale potente e di esser convinti di avvicinarsi ad una maggior comprensione della cultura di un popolo al tempo stesso affascinante e antichissimo.

Testo e fotografie: Giorgio Grilli

La madre dell’Universo, l'Everest, ripreso dall'aeroplano. 
Situato nella catena dell’Himalaya al confine tra Cina e Nepal, la sua altezza esatta è da sempre stata difficile da determinare data la sua distanza dal mare (livello di riferimento) è stata confermata, da una spedizione cinese nel 1975, in 8848 metri.

Riferimenti bibliografici:
1- Gzi Beads of Tibet Lin, Tung Kuang
2- D. Allen “Tibetan Zi beads”
3- Beck Horace “Etched cornelian beads” 1933
4- Dana j. D. and Dana E.S. 1962 , ”The system of mineralogy”

Le fotografie di questa pagina sono state realizzate utilizzando fotocamere Nikon a pellicola e digitali.

3 commenti:

  1. Gentilissimo sig. Tony
    Da molti anni mi affascina il Buddismo e ciò che ad esso è legato, in particolare il Buddismo inteso come filosofia e stile di vita più che come religione.
    Da poco ho scoperto le pietre DZI e ne sono rimasto letteralmente rapito. La scorsa settimana sono andato al Bologna mineral show appositamente per le pietre DZI. E ne ho acquistate alcune (tre soli espositori sapevano dell’esistenza di dette pietre)
    Ho apprezzato molto il suo articolo e le stupende foto, le sarei molto grato se approfondisse l’argomento sugli DZI, come vengono fatti gli “occhi” con che procedimento e quanto di “mistico” inteso come religione o credenza popolare che ad essi vengono assegnate…..
    Mi interessa anche avere il titolo di qualche testo che tratta dell’argomento (possibilmente in italiano)
    La ringrazio anticipatamente
    Marino Sapucci

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  2. Gentilissimo Signor Marino,
    la ringrazio molto per aver consultato codesto nostro blog di varia cultura che s'è arricchito d'importanti collaboratori, tra cui, per l'appunto, l'autore dei testi e delle fotografie: il dottor Giorgio Grilli.
    Gli Dzi sono pietre molto particolari, in occidente, poche persone sono in grado di riconoscerle, non mi sorprende che in pochi le conoscano,anche perché ci sono moltissimi tipologie di Dzi; da quelli "naturali" che hanno subito un'incisione in maniera casuale e proprio per questo vengono considerati molto preziosi; a quelli appositamente trattati con acidi o tecniche di vario tipo; a quelli ritrovati dopo secoli trascorsi sotto terra, dove in molti casi accompagnarono i defunti nell'al di là.
    Purtroppo, non ci risulta che esistano libri che trattino di questo argomento in lingua italiana.
    Esistono libri molto interessanti in lingua inglese che sono stati aggiunti alle note bibliografiche di questo articolo, ma anch'essi sono di difficile reperimento.
    Effettivamente, ci sono giunti anche altri apprezzamenti per la diffusione di questo argomento che ci inducono ad approfondire il discorso sugli Dzi. So che Giorgio sta per preparare un altro articolo che ci parlerà della simbologia e dei significati dei disegni incisi su queste perline mistiche. La invito perciò a curiosare tra le nostre pagine anche in futuro.
    La ringraziamo d'essere intervenuto in questo contesto con le sue domande poiché è nello spirito del blog cercare di rispondere alle richieste dei nostri lettori.
    Può essere inoltre che il dottor Grilli si metterà d'impegno, in un tempo non precisato, per preparare una breve pubblicazione sugli Dzi in lingua italiana.
    Cordialmente, Tony Graffio

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  3. Complimenti per l'articolo bene fatto. In italia si sa veramente poco di queste meravigliose pietre. Io stessa ho aperto un blog che parla di un po' di cose e prima o poi vorrei farci un articolo, ho letto vari libri a riguardo ma tutti in inglese. Una pubblicazione italiana sarebbe veramente interessante!

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