lunedì 30 maggio 2016

Geppo, Filler, lo skate, ed il Cinema Istria


Tony Graffio intervista Geppo di Bastard Store, location di Filler Spring 2016


Geppo di Bastard Store al Cinema Istria durante l'intervista di Tony Graffio
"Geppo" Bernardini, uno dei boss di Bastard Store e Presidente dell'Associazione Milano Skateboarding

Tony Graffio: Geppo, abbiamo iniziato subito con una risata perché in tutta sincerità ti ho confessato che non so assolutamente nulla di skatebording, perciò non fingerò d'essere un esperto e mi affiderò totalmente a quello che mi dici perché tu sei uno dei guru di questo sport estremo. Raccontami qualcosa, iniziando dal tuo vero nome anagrafico.

Geppo: Claudio Bernardini.

TG: E Geppo da dove arriva?

Geppo: da Geppo diavolo buono, un fumetto che probabilmente anche tu conosci perché era molto in voga negli anni '80; io a scuola lo leggevo sempre, hanno iniziato a chiamarmi così da quel "fumettino". 

TG: Ok, sì mi ricordo qualcosa del genere, devo averlo letto anch'io, anche se da superpiccolo ero più sul genere di Tiramolla. Da te volevo sapere se la vostra linea di abbigliamento è nata dalla passione per lo skate.

Geppo: Questo che vedi qua attorno? Sì, sicuramente. Io vado in skate da sempre... Ed anche il mio socio, Max (Bonassi) è stato proprio uno dei pionieri in Italia. Le prime rampe erano a Genova, a Milano e poi anche a Torino hanno fatto qualcosa. Quella di Milano, dentro l'autodromo di Monza, l'aveva costruita lui, nel 1980/1981.

TG: E' difficile costruire una rampa?

Geppo: Bisogna essere uno skater. Designer e skater.

TG: Non ci si può improvvisare?

Geppo: No, non conviene perché poi fai delle cazzate che durano poco e si distruggono, o non funzionano. Conviene chiedere a chi ha esperienza in questo senso, soprattutto a skater.

TG: Tu da che esperienze vieni?

Geppo: Io vengo da architettura, ho sempre studiato design e architettura, in più ho sempre "skataeto"... A 17 anni ho costruito la mia prima rampa.

TG: Che cos'è Bastard Store?

Geppo: Bastard Store è il nostro "lab" dove ruota tutto quello che facciamo noi di Bastard. Bastard è il nostro marchio d'abbigliamento. Oltre ai vestiti facciamo anche tavole, accessori ed un sacco d'altri prodotti.

TG: Tutto per lo skate?

Geppo: Non necessariamente, però tutto parte dallo skate, perché anche solo i pantaloni che facciamo sarebbe riduttivo definirli da skate. Vanno bene per andare in giro, però sono fatti secondo dei criteri che rispondono alle esigenze di uno skater, per cui ci sono le cuciture rinforzate dove servono, meno cuciture possibili per poter scivolare col culo. Tessuti robusti, doppi strati dove servono, insomma, i nostri prodotti hanno dei dettagli e un'attenzione molto tecnica che non traspare alla vista perché sono capi da usare in città.

TG: E l'idea d'acquisire il Cinema Istria come l'avete avuta?

Geppo: Come Bastard siamo nati nel 1994, abbiamo cambiato diversi uffici, avevamo l'esigenza di trovare uno spazio più grande e poi abbiamo trovato questo posto. Siamo qui dal 2008 e in questo cinema ci abbiamo messo tutto. Qui facciamo il design del prodotto, facciamo la comunicazione del prodotto, abbiamo lo show-room e possiamo fare il wholesale (vendita all'ingrosso) agli altri rivenditori ed ai distributori. Il prodotto viene disegnato in alto, poi va in show-room, poi va in produzione, dopo qualche mese è come se ritornasse ancora in magazzino perché viene stoccato qua ed infine esce per essere esposto in negozio, nella parte aperta al pubblico e poi nell'on-line dove viene rivenduto.

TG: Dove vengono fabbricati i prodotti?

Geppo: Dipende dai capi. Gran parte della produzione negli anni passati veniva fatta in Cina, mentre attualmente produciamo in Pakistan e molto in Indonesia, in particolare a Bali. Pochissimo in Cina. Inoltre, abbiamo anche una produzione di tavole in Italia, perché noi siamo nati come produttori di tavole da snowboard che facciamo qua in Brianza.

TG: Com'è la realtà degli skaters milanesi? Ce ne sono tanti?

Geppo: Sì è grande, ultimamente lo skate qua è cresciuto tanto, anche perché c'è stata un'attenzione particolare da parte dell'amministrazione comunale che ha deciso di fare degli skatepark seri e di dare in mano la progettazione a persone competenti. Perché prima, normalmente, venivano progettati dagli uffici tecnici del Comune che non sapendo come fare s'appoggiava a ditte che "chiavi in mano" davano tutto fatto, ma utilizzando dei moduli standard, un po' come potrebbero essere i mobili dell'Ikea che, per carità, possono anche funzionare bene, ma il problema è che quando impianti quel tipo di logica in una comunità così creativa e innovativa come quella dello skate che ha sempre bisogno di forme nuove e spazi differenti, tu impianti una cosa modulare sempre uguale a se stessa, succede poi che gli skatepark vengono abbandonati perché non sono più interessanti. Invece, dandoli in mano agli skater che conoscono le esigenze, essendo loro stessi i designer ed i fruitori delle strutture che poi usano, il risultato poi è completamente diverso. Adesso il Comune di Milano sta facendo questo. Noi ci siamo riuniti in un'associazione che si chiama Milano Skateboarding della quale io sono il presidente che non ha nulla a che vedere con Bastard, anche se ci sono delle persone in comune. Si tratta di un'ASD, un'associazione sportiva che si occupa proprio di affiancare il Comune nelle scelte che riguardano lo skateboard.

TG: Immagino che se tutte le rampe fossero uguali non avrebbe un gran senso passare da una ad un'altra...

Geppo: No, perché non puoi fare diventare lo skateboard come il tennis, la pallavolo, o il calcio. Nel tennis è facile, il campo ha una lunghezza ed una larghezza prestabilita, la rete deve stare a tot centimetri da terra, ci sono delle regole precise e non sgarri. Lo skate è bello proprio perché non ha quelle cose lì, per cui portarlo in quella direzione sarebbe abbastanza stupido. E poi, lo skate si fa in città. Van bene gli skatepark, ma lo skate si fa soprattutto in città.

TG: Geppo, quando avete acquisito questo bellissimo spazio avete pensato subito ad una bowl?

Geppo: Sì, immediatamente, era uno dei requisiti che noi avevamo dato all'architetto per cercare il posto. Perché noi abbiamo coinvolto già nel 2005, quando noi pensavamo ad avere una nostra sede con determinate caratteristiche, un professionista per cercarci uno spazio adatto alla nostra attività. Spazio che doveva avere una determinata metratura essere in determinate zone di Milano e potesse contenere diverse funzioni. La caratteristica imprescindibile era quella di poter ospitare uno skatepark.

TG: Ci puoi raccontare la storia del Cinema Istria?

Geppo: Si, tra l'altro online, cercando Cinema Istria trovi una pagina di Giuseppe Rausa che spiega tutto molto bene, credo che si tratti di un cultore di cinema. Il Cinema Istria aveva circa 1200 posti, risale agli anni '40, era una sala di terza visione che ha chiuso la sua attività nel 1970. Dopo è stato utilizzato come concessionaria di automobili ed autofficina: noi l'abbiamo preso da Fiat.

TG: Com'è stata la progettazione e la costruzione della bowl? Non credo che in Europa esista qualcosa di questo genere...

Geppo: No, come questa non esiste niente di simile al mondo, nel senso che è stata la prima bowl realizzata completamente a controllo numerico. Questo vuol dire che è stata completamente disegnata con un computer, i pezzi sono stati stampati, realizzati a macchina e poi noi abbiamo assemblato a mano i migliaia di pezzi di legno che la compongono. Ogni pezzo è codificato; in pratica è un puzzle gigante. Stesso discorso per le viti. Tutta la struttura è stata fatta a controllo numerico, cosa che non era mai stata fatta prima.

TG: Quanto avete impiegato a costruirla?

Geppo: Sei mesi, perché era un'attività che facevamo dopo il lavoro. Abbiamo fatto tutto noi, tranne il supporto di metallo che è stata montata da fabbri alpinisti che lavoravano sopra il magazzino già costruito e operante. Non potevamo costruire impalcature perché avremmo bloccato l'attività dell'azienda che è quella che ci dà da mangiare e ci ha permesso di costruire la Bowl. La struttura metallica è stata costruita da sopra da questi fabbri volanti agganciati con le corde al soffitto si spostavano da una parte all'altra della sala per saldare, agganciare e fare il loro lavoro.

TG: La bowl ha bisogno di parecchia manutenzione? Bisogna sostituire periodicamente dei pezzi?

Geppo: E' pazzesco, se tu guardi vedi che ci sono 3 o 4 pannelli un po' più consumati, ma da quando l'abbiamo costruita non abbiamo mai cambiato niente. Adesso sostituiremo quei pannelli, ma avendola costruita con 3 strati di betulla nordica da 6 mm l'uno tutti, tra l'altro disassati, la struttura con 2 centimetri di spessore è veramente solida ed ha un "pop" bellissimo (il pop è il rimbalzo che la tavola ha su una superficie). Questo è molto importante perché la base dello skate è l'ollie e se tu fossi sulla gomma non potresti saltare, no? Il cemento è un materiale molto buono; determinati tipi di pietra o il legno riescono a conferire un pop ottimale. Per cambiare quei pannelli a noi è sufficiente guardare il disegno del progetto e dire: allora è il terzo strato? A, B, C, C13; C25; C41, mandiamo in stampa questi pezzi e siamo a posto.

TG: Cosa intendi per stampa?

Geppo: Li facciamo sagomare da una fresa a controllo numerico, noi abbiamo il disegno sul computer, lo facciamo tagliare nella forma che serve a noi e quel pannello va solo lì. Togli quello che non va più bene e metti quello nuovo: semplice.

TG: E' un multistrato?

Geppo: Sì, è un compensato di betulla nordica che è completamente flat che può prendere una forma sferica. Per calcolare la curvatura che deve prendere utilizziamo un software che serve per calcolare gli scafi delle barche. Perché a mano sarebbe impossibile farlo. Dietro questo progetto c'è una grande ingegnerizzazione.

TG: Sono venuti in molti a provarla?

Geppo: Sì, anche se in realtà è una bowl privata. Tutti gli skater di Milano ci "skateano" Abbiamo un calendario condiviso su Google di circa 120 persone. Più tutti gli ospiti, quando qualcuno passa da Milano viene a trovarci. Se poi piove ciao...

Tony Hawk nella Bowl di Bastard Store 
Fotografia di Giuliano Berarducci

TG: E' una bowl molto conosciuta?

Geppo: La conoscono in tutto il mondo. Qui è venuto Tony Hawk che forse è lo skater più famoso al mondo. Poi, Steve Caballero, Jamie Thomas e molti altri.

TG: Cosa ne pensano della vostra bowl i campioni?

Geppo: Ci hanno sballato. Quello per me è stato il miglior feed-back che potessimo avere, perché uno come Steve Caballero che ti fa i complimenti per il design e la bowl, o Christian Hosoi, veramente fa piacere.

TG: In Italia invece chi è il più famoso skater?

Geppo: Probabilmente, Giorgio Zattoni di Savarna di Ravenna, è anche un dei più forti che ci siano mai stati in giro, non solo in Italia, chiaramente. Anche lui è stato qua più volte. Tra le fotografie migliori che abbiamo fatto qua, tra cui quelle di Giorgio abbiamo le cartoline che si possono prendere gratuitamente in negozio. L'arredo del negozio è fatto con gli scarti degli uffici, il camerino è fatto con gli scarti della bowl, per quello ha quella forma arrotondata. Abbiamo utilizzato tutto quello che potevamo.

TG: Fino a che età si può "skateare" con soddisfazione?

Geppo: Bah, ho visto gente "skateare" ad oltre 70 anni. Dipende da che tipo di skate fai. Il mio socio Max ha 53 anni e "skatea" seriamente.

TG: Fate dei contest qui nella vostra bowl?

Geppo: Forse, ne abbiamo fatto uno per salvare il culo ad un contest che era all'aperto, pioveva, quindi l'abbiamo fatto qua. Fin'ora non abbiamo ancora organizzato qualcosa di serio, ma c'è l'idea di farlo invitando dei grossi nomi dello skate.

TG: Che dimensioni ha la bowl?

Geppo: E' piccola: 12 metri per 12. La parte bassa è alta 1,85 cm e poi c'è un elevator che arriva a 2,10 metri e poi un'estensione di 2,5 metri.

TG: Si possono fare delle belle cose?

Geppo: Ah sì, è molto divertente e super veloce. Solo per disegnare quelle curve e quelle linee ci siamo stati tanto a pensare, circa tre mesi. Solo per dei piccoli ritocchi, pensando alle linee che poi avremmo fatto. Tuttavia, per tanto che puoi pensare a quello che si può fare, arriverà sempre quello skater che fa quel tipo di linea di percorso che ti sembra impossibile e che non era stato pensato. Quello è anche il bello... Adesso stiamo pensando di aggiungere dell'arredo intorno su cui ci si possa salire con lo skate.

TG: Nel caso qualcuno si facesse male, c'è un'assicurazione che lo indennizza?

Geppo: Noi qua abbiamo una liberatoria per tutelarci se qualcuno dovesse farsi male, si tratta di un regolamento da sottoscrivere, e poi  siamo partner dell'AICS, per cui con 10 euro si può fare una tessera che include un'assicurazione che ti copre in caso d'incidenti. Però, ripeto, è una struttura privata, questo non è un impianto sportivo... Ad ogni modo, farsi male sullo skateboard è abbastanza normale. Non puoi imparare a "skateare" se non ti fai male... Non è un problema, cadi e ti rialzi. L'importante è rialzarsi... Fin'ora, anche quelli che qui si son fatti male seriamente si sono rialzati e sono tornati a "skateare". Io, ad esempio, non ho mai avuto problemi alle ossa, ma ho spaccato tre volte i legamenti. Ho fatto tre operazioni alle ginocchia. 

TG: Ultima cosa da dire?

Geppo: Se volete venirci a trovare, noi siamo qui, vi aspettiamo. Se poi non volete "skateare" potete vedere le première dei video più importanti, principalmente di skate, ma anche di snowboard. In questo modo recuperiamo anche la vecchia funzione di cinematografo di questo spazio storico che abbiamo preservato da qualsiasi sconvolgimento architettonico. Qua, organizziamo anche mostre con artisti illustratori bravissimi, come Marc McKee che è considerato proprio il padre della grafica degli skateboard moderni. Artista che ha un'ironia ed un modo d'approcciarsi tutto particolare a questo mondo che non è fatto soltanto di punk, spade, teschi e robe cattive.

Geppo il diavolo buono innamorato di Fiammetta la figlia del re dei diavoli.



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