martedì 8 marzo 2016

L'arte è Femmina: intervista a Maria Luisa Simone De Grada

"Sono le donne che devono cambiare il mondo" MLSDG

Maria Luisa Simone De Grada, nata a Pavia il 4 luglio 1938 dipinge da circa 62 anni ed è sempre vissuta a pane e colori, si esprime con una pittura legata al mondo francese dei Fauve ed è amante degli impressionisti, proprio per un utilizzo molto coraggioso del colore. Nel 1968, frequentando l'Università Statale di Milano, fa parte di un gruppo di artisti emergenti (Nuova Figurazione) che cercano di lavorare insieme per dire qualcosa di nuovo. Tra loro troviamo Giacomo Spadari, Fernando De Filippi, Renato Galbusera ed altri che diventeranno in seguito critici cinematografici, scrittori e musicisti. Nel 1974, con un altri artisti apre un importante dibattito sociale alla Biennale di Venezia con il Gruppo 8 marzo. 
Espone in più di 350 mostre personali.
E' stata sposata con il critico Raffaele De Grada per circa 46 anni.

Maria Luisa Simone con il quadro "8 Marzo"

“L'arte è femminile ed ha sempre dato una grande possibilità d'identificazione alle società nei secoli. Si pensi ai vasi che facevano le donne nelle capanne come prima forma d'arte, perché sono state loro ad occuparsene prima degli uomini, tranne in quei casi in cui gli sciamani uomini dipingevano gli animali nelle caverne per propiziarsi le prede nelle battute di caccia.” MLSDG

Maria Luisa Simone nel suo appartamento in zona Porta Genova ci mostra un quadro con dei peperoncini piccanti

Tony Graffio intervista Maria Luisa Simone De Grada

Tony Graffio: Buongiorno, Madame Simone, potrebbe raccontarmi come ha iniziato la sua carriera artistica? Ha fatto degli studi in Accademia?

Maria Luisa Simone De Grada: Buongiorno, io ho iniziato in una maniera un po' particolare perché mia mamma non si occupava della mia formazione e mio padre non voleva assolutamente che io facessi l'artista, nonostante questo io sono andata al Conservatorio, a Pavia dove ho studiato musica per alcuni anni, dopo di che sono stata tolta da lì perché ci siamo trasferiti a Milano e qui ho studiato danza alla scuola di Rosita Lupi e come inizio ho dipinto dal vero. Dopo, ho studiato ad una scuola del Comune di cartellonismo e pubblicità.

TG: Vuol dire grafica?

MLSDG: Di tutto, si trattava di fare un'immagine che venisse recepita da un vasto pubblico, cose che vanno molto ancora adesso, anche di grafica e pubblicità perché questa è l'arte che cercano di far passare oggi. Però, io quello che considero essere stata la mia scuola è stato andare in giro a dipingere dal vero. Ho cominciato a fare questa cosa a 14-15 anni, quando andavo in giro con il mio fratellino a fare le mostre che si facevano dal vero. Mi piaceva molto dipingere i paesaggi delle cascine lombarde, questa era la mia passione. Quell'epoca era una stagione molto fiorita perché il Partito Comunista organizzava molte manifestazioni estemporanee, un po' ovunque. Io andavo ad Abbiategrasso, piuttosto che sull'Adda, dove ho vinto anche dei premi. Insomma, per non essere imbrogliata, sono andata a vedere la realtà che credo sia sempre la più grande scuola. Ho vissuto delle esperienze che, senza volere, mi hanno portato a contatto con alcune personalità, come per esempio Raffaele De Grada che mi fu presentato da un amico comune che era anche molto amico di mio papà, fu così che proprio l'8 marzo del 1964 conobbi il mio futuro marito. Si figuri quanti anni sono passati, da allora. Dopo di che ci siamo visti un po' di volte; io continuavo a studiare con passione e questo fatto ci ha legato molto. All'inizio io ero curiosa andavo in giro a vedere le cose, lui mi accompagnava e scriveva gli articoli; viaggiavamo molto, da Venezia a Parigi, non eravamo mai fermi. Questa è forse stata la cosa fondamentale che ci ha unito, poi naturalmente andammo anche a Ravenna, dove lui aveva creato l'Accademia alla Loggetta Lombardesca ed il museo. Andando lì due o tre volte la settimana per diverso tempo, ho avuto modo di studiare e di lavorare con i mosaicisti di Ravenna che per me sono i migliori del mondo. Quella per me è stata una grossa esperienza. Poi, ho cominciato a fare tutta una serie di mostre, cominciando dalla Galleria Cavour. Nella mia carriera ho fatto più di 350 mostre personali un po' ovunque, mi ricordo che feci anche una mostra a Varsavia, era il 18 dicembre 1971, ebbi molto successo, ma fu anche pericoloso perché capitarono nel momento dei fatti di Danzica e Stettino: fare delle mostre non è una cosa semplice, esistono anche degli avvenimenti storici che ci condizionano molto. E' vero che ho conosciuto Raffaele, ma per quello che erano le mie scelte artistiche sono stata sempre indipendente. Non mi sono mai fatta consigliare, né influenzare, perché ho sempre pensato che bisogna sempre mantenere la propria libertà. Già da ragazzina mi scontrai con la volontà della mia famiglia e per questo presi anche delle “belle botte”, allora poi le donne erano considerate proprio poco, nelle arti, ma forse ancora adesso. Ritengo che ancora oggi, specialmente in Italia, ci siano ancora molti pregiudizi. In Francia, già nel 1970 invece, ricevetti dalla città di Parigi una medaglia di bronzo alla cultura, per cui sono Cavaliere in Francia, ma in Italia non mi hanno premiato nemmeno con uno zerbino. In Germania ho fatto delle mostre di pittura che hanno avuto molta risonanza sulla stampa, cosa che non avrei mai immaginato potesse accadere. C'è da dire che anche le donne in Italia non hanno una grande cultura, pertanto, come possono avere un'apertura mentale tale da consentire loro di affermarsi nei vari settori della vita? Bisognerebbe riflettere molto su questa cosa.

Inverno 1965, Galleria Cavour, Milano. Maria Luisa Simone con gli amici della Galleria di Cernusco.

TG: Ma non le sembra che oggi le donne studino addirittura più degli uomini?

MLSDG: Sì, studiano più degli uomini, ma bisogna vedere se dopo, quando hanno il titolo e l'esperienza dello studio, a che cosa approdano. Domani (oggi ndTG), per esempio parleremo di Bianca Orsi, una scultrice molto brava che ha compiuto 100 anni e per la quale io mi sono molto impegnata per organizzarle tre mostre a Sei Centro, alla Casa Merini e alla Ex Fornace. Verrà ricordata l'8 marzo 2016 allo Studio Museo Francesco Messina, in via San Sisto 4/a, dalle 15 alle 17,30. Bianca è una donna dalla bravura eccezionale, una forza della natura, una grande personalità, poi è una donna di una libertà estrema perché ha combattuto la Guerra di Liberazione e per questo le è stata data una medaglia di bronzo. Donna che non ha mai avuto altro atelier d'artista che una piccola stanza che adesso odora di muffa. Nessuno in Comune s'è occupato di lei, adesso le hanno dato una disdetta per l'affitto che è addirittura triplicato, nonostante lei abbia una pensione più bassa della pensione minima. Per questo io dico che per le donne bisogna ancora fare tutto.

Con Gianni Dova, De Grada, Sante Battaglia, Ruggero Orlando, Mario Bardi, Mario Robaudi ad un'inaugurazione in via Durini negli anni'70 

TG: Lei si ritiene schierata politicamente?

LMSDG: Sì, sono sempre stata schierata, fin da piccola perché mio papà era fascista e la prima cosa che ha fatto quando è tornato dalla guerra è stata d'iscriversi al Partito Comunista: io da piccola mi sono dovuta sorbire tutti i comizi di Togliatti che duravano un'ora e mezza o forse di più (ride), era una cosa incredibile, mio padre era un uomo molto colto, era laureato in scienze e commercio e parlava diverse lingue. Aveva una voce meravigliosa, non so perché non l'abbia usata e perché non riconoscesse in me le cose da fare nel campo delle arti. Lui per queste mie passioni mi chiamava: “la pazza”.

Alla Statale di Milano, 1968, con De Grada e Sante Battaglia

TG: Di che cosa si occupava esattamente suo padre?

LMSDG: Mio padre è stato cancelliere capo al Tribunale di Pavia, poi è passato a Milano. Nel tempo libero però insegnava ai bambini svantaggiati come pronunciare correttamente le parole, cercava d'avere un contatto con loro e farsi capire, era una persona molto legata al sociale direi.

Raffaele De Grada e Maria Luisa in Armenia nel 1970

25 aprile 1968 in piazza Duomo, prima di un discorso di Raffaele De Grada

 A Montesegale con Iannuzzelli, proprietario del Castello e gli amati carlini

TG: Tornando alla sua arte, lei continua dedicarsi al Fauvisme, o ha cambiato modo d'esprimersi?

LNSDG: No, io non sono una che cambia moda, ho iniziato così e finisco così, perché penso che i più grandi artisti, scusi la presunzione, hanno fatto sempre così. Pensi a Dégas, lo chiamavano impressionista, ma quando mai è stato impressionista? Era un classico, se lei confronta i suoi primi quadri, mi riferisco alla famiglia Bellelli di Firenze, agli ultimi, si accorgerà che lui ha sempre avuto lo stesso stile.
Può essere che la critica, il mercato, gli storici abbiano avuto l'interesse a farlo convergere in quel gruppo d'artisti, ma resta il fatto che non tutti coloro che vennero chiamati impressionisti lo fossero veramente.

Nel 1970 all'inaugurazione di una mostra

TG: Secondo lei perché l'Impressionismo è stato così importante?

MLSDG: L'Impressionismo è stato importante, prima di tutto, perché descrivevano la vita di una borghesia che si divertiva, era allegra ed aveva la cosiddetta: joie de vivre, per cui, certi quadri come il: Moulin de la Galette dipingevano un mondo completamente diverso da prima. Cézanne dipingeva già molto più cupo con le sue nature morte. Per me l'artista più vivo che potrà essere apprezzato ancora tra centinaia d'anni è Van Gogh, lui sì, non è impressionista, non è “fauve”, ma ancora di più.

Ad un'inaugurazione alla Galleria Cortina nel 1965, Al centro Aldo Carpi, ex direttore dell'Accademia di Brera, deportato a Mauthausen nel 1944; nel 1939 realizzò la vetrata del Duomo di Milano che riporta la storia di David, lavorò che terminò dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale.

TG: Segue anche l'arte contemporanea?

MLSDG: Sì la seguo, ma non è facile, perché è in mano a pochi gruppi di potere che magari vengono anche dall'estero per cui...

TG: Ci faccia un esempio di quello che vuol dire.

MLSDG: Mah, ci provo: ci sono artisti che hanno avuto una fama immeritata e per questo non si sa nemmeno bene chi sono. Un po' perché noi italiani siamo esterofili, quindi va tutto bene purché arrivino da fuori. Prendiamo Christo, ritengo che uno come lui abbia avuto un successo esagerato, pur avendo avuto delle intuizioni e delle trovate spettacolari. Non voglio dire che sia uno stupido, però...Poi c'è stato Freud che è stato molto più vicino alla realtà, quello è un pittore che mi piace, ha anche una certa consistenza coi ritratti. Ci sono diversi artisti bravi, però è stato tutto un processo che ce li ha fatti cadere dall'alto. Sono venute meno le grandi mostre: la Triennale non si fa no so da quanti anni, la Biennale è in mano ad un esteta che mi sembra una persona molto carina, ma più da operetta che da Biennale di Venezia. Dal 1974 fino al 1978-80 c'è stato un momento in cui gli artisti erano rappresentati anche alla Biennale di Venezia ed abbiamo fatto dei gruppi. Mi ricordo che io appartenevo ad un gruppo proprio sull'8 marzo, così si chiamava, facemmo un'esposizione che parlava degli sfratti e le case, partendo da una documentazione fotografica perché era una mostra in ambito sociale. Abbiamo fatto diverse mostre di questo tipo, poi è finito tutto, anche perché finiti quei commissari s'è chiusa la bottega.

TG: Mi faccia capire bene, lei parlava di gruppi di potere che gestiscono l'arte contemporanea. Di chi si tratta?

Maria Luisa Simone D.G. con l'artista albanese Ibrahim Kodra

MLSDG: Alla base di tutto ci sono le banche. Banche e politica, ma soprattutto le banche ed i soldi. Capita che il politico telefoni al “Tal dei tali”, il “Tal dei tali” avvisa la banca che compra 10 pezzi di quell'artista a Londra, piuttosto che a Parigi o Helsinki, poi quegli artisti vanno per la maggiore.

TG: Può essere sicuramente, però tutti gli artisti sono arrabbiati con i critici o coi galleristi, come mai lei no?

Maria Luisa Simone cerca qualche fotografia del suo passato da mostrare a Tony Graffio

MLSDG: Allora, di galleristi ce ne sono stati troppi, ad un certo punto, quindi diciamo pure che sull'onda della grande pubblicità che la sinistra ha fatto all'arte ed agli artisti si era creato un mercato, o mercatino, legato a tutti i professionisti come dentisti, avvocati, e gente del genere piuttosto che altri. In un anno quelle categorie di persone acquistavano delle opere a cifre contenute che facevano lavorare un po' di persone. Era un piccolo meccanismo che mandava avanti la “baracca”. Questo meccanismo era iniziato alla fine della guerra, allora c'erano perfino gli operai che collezionavano le litografie d'arte. L'agente andava di porta in porta mostrava le litografie che venivano vendute e poi ripassava a prendere i soldi dei pagamenti. C'è stata tutta una frangia di piccoli e medi collezionisti che è sparita a causa delle manovre fatte dalla politica. Oggi qualcuno che ha 1800 euro al mese, quando ne ha tanti, come fa a comprare un'opera d'arte? Allora questo vuol dire che ci siamo veramente impoveriti in una maniera indecente. A discapito dell'arte, degli artisti e della cultura. La cultura è fatta ogni giorno di piccole cose, di un libro che ci passiamo, di un quadro che andiamo a vedere, di una notizia, di una conferenza, di tante cose. La critica naturalmente è stata dispersiva, anche quelli che sembravano più intelligenti, o più socialmente impegnati. Se pensiamo che Argan teorizzava la morte dell'arte, comprendiamo che l'hanno fatta morire loro, mica perché siamo morti noi. Il mercato è tutto da ricostruire, a cominciare dalla base.

Il mosaico realizzato con vetri di Murano durante gli studi di Maria Luisa Simone De Grada a Ravenna

TG: Qual'è la relazione tra arte e cultura?

MLSDG: L'arte produce cultura, non può essere diverso. E la cultura produce arte.

Una lettura di Maria Luisa Simone De Grada

TG: La piccola borghesia una volta poteva permettersi lussi che adesso le sono sconosciuti?

MLSDG: Sì, la piccola borghesia comprava il paesaggio di Motti piuttosto che di un altro pittore lombardo, anche se gli artisti siciliani hanno avuto molto più mercato di noi, avendo avuto più agganci e più conoscenze a livello politico, per non dire altre cose...

Una ritratto fotografico di Raffaele De Grada, il 2016 è il centenario della sua nascita

TG: Da quello che ho capito, lei organizza anche delle mostre, è così?

MLSDG: Sì, cerco d'organizzare soprattutto mostre per quelle persone che non hanno i mezzi per farlo e poi di persone che hanno un contenuto che è giusto far uscire. Si semina nella speranza, un giorno, di raccogliere. Però, la stampa non ci sente e la critica anche. Inoltre i critici se non vengono pagati da qualcuno, non parlano di niente. E' terribile ma è così.

1968, Segreteria dell'Accademia di Belle Arti di Brera

TG: Rispetto a 50 anni fa, oggi per un artista è più difficile emergere?

MLSDG: Sì, molto, ma molto più difficile. Se lo possono permettere solo certe persone, e poi bisogna vedere che arte è. C'è la mostra del “Tal dei tali” con pezzi di vetro con dentro pezzi di ferro che devono costare non so quanto...Insomma, è tutto da vedere. C'è anche il problema degli architetti che, con l'idea d'arredare l'appartamento a gente piena di soldi e senza gusto fanno case tutte bianche, tipo manicomio, in modo essenziale, senza tappeti o altri elementi. Anche loro hanno contribuito a distruggere le arti.

TG: Essere stata la moglie del più grande critico d'arte italiano, e forse europeo, le ha portato dei vantaggi come artista?

MLSDG: La vita con lui non era semplice per i motivi più diversi, però essendo io innamorata della cultura dell'arte, ho avuto in lui il più grande professore che si poteva avere, pur restando sempre una persona indipendente, perché io sono così. Io mi sono ricavata i miei spazi perché lui non si può pensare che fosse un marito, magari io avevo l'inaugurazione di una mostra e lui si dimenticava perfino di venire a vederla. Lui era sempre molto impegnato e negli ultimi anni si era un po' pentito d'aver fatto delle cose in più che forse avrebbe potuto evitare di fare, ma tutti lo volevano, sempre. Il suo rapporto col Partito Comunista si concluse con una grande tragedia, per cui quello è stato per lui, come la distruzione di un mondo e tirarlo fuori da quella crisi non era semplice. Raffaele era una persona molto difficile con la quale vivere.

Maria Luisa Simone sta lavorando ad un quadro sul Bataclan, locale che ha frequentato durante la sua discontinua permanenza parigina negli anni 1960-70-80

TG: Come vanno le vendite delle sue opere oggi, rispetto a qualche anno fa?

MLSDG: Oggi non si vende, se lei vuole fare le cose seriamente come una volta. Magari un giorno ci sveglieremo e ricomincerà tutto da capo perché tutto è in movimento, però non è semplice. Essere donna non agevola la produzione d'arte, però bisgna avere molta personalità ed imporsi e continuare, perché questa è la vita. L'arte è la vita, è la libertà, è il pensiero che va avanti è quello che fa la storia.

TG: Con quali artisti ha avuto un rapporto d'amicizia?

MLSDG: Ero molto amica di Migneco perché io avevo lo studio al primo piano in via della Spiga al 9 e lui era all'ultimo piano, poi ho conosciuto Guttuso, Antonietta Raphael, una grande artista che a me piaceva molto. Anche lei fu trattata male dal marito, un altro pittore, Mario Mafai. Lei fu anche la modella di Modigliani, e fu una grande personalità, lei portò l'arte da Parigi e dall'Oriente a Roma. La Scuola Romana l'ha fatta lei, insomma le donne...

Via Savona. Una casa del 1906 in cui gli operai esponevano le piante che andavano verso l'alto, con una specie di primordiale “Giardino verticale”. La zona era piena di fabbriche e per i poveri ricorrere a questa soluzione per godere di un po' di verde era una pratica abituale. Con i bombardamenti subiti nel 1942 e 1943 molte case di questa zona verranno distrutte e si recupereranno gli interni popolari.

TG: Cosa risponderebbe a chi potrebbe criticarla dicendole che lei fa un'arte superata?

MLSDG: Sì, direi che è vero, io mi reputo una pittrice vecchia, meno male, almeno dipingo, perché quelli che non dipingono, che cosa fanno?

Autoritratto di Raffaele De Grada (Padre)
Questo pittore è stato uno dei maestri italiani del '900

TG: Che cosa pensa di un'artista donna come la Dadamaino che sembra essere rivalutata ai nostri giorni?

MLSDG: La Dadamaino era già famosa 50 anni fa e faceva delle cose che a me non piacevano. Lei era sempre alla Galleria Cadario in via della Spiga 7, ma non toccava un colore, adesso c'è una scuola di rivalutazione di quelle correnti che ritengono arte pezzi di vetro con dentro dei pezzi di ferro. Oppure, che considerano Piero Manzoni un artista per aver fatto delle tele con sopra il cotone che si usa in farmacia. Per non parlare degli escrementi dell'artista... Ogni epoca ha la sua arte, si vede che la nostra si merita le scatolette di Manzoni (Ride).

TG: Un'opera dev'essere per forza bella?

MLSDG: Certo, perché la bellezza salverà il mondo.

Giardino di Delacroix. In questo quadro si può percepire l'atmosfera d'altri tempi, nonostante l'innaffiatoio di plastica dimenticato dal custode. Tipico esempio di fauvismo. 


"Il Fauvisme è qualcosa cui uno sente e non può rinunciare, fino a quando deve seguire il proprio istinto e fare ciò che pensa, anche in maniera primitiva." MLSDG


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