giovedì 26 novembre 2015

Le case d’asta: che cosa sono e come funzionano veramente

Un cerretano (1), in una piazza medievale italiana, cerca di vendere i propri prodotti agli astanti 
(interpretazione grafica di TG)

Il termine asta deriva dal latino subhastere dove la vendita, dei bottini di guerra, veniva effettuata a fianco di un'asta nel terreno. Il fatto di comprare oggetti, e non solo, in asta risale quindi fin dal tempo degli antichi romani (probabilmente anche dai babilonesi): era un sistema di concludere trattative che piaceva alle persone, ritenendo forse che in questo modo si potessero concludere affari al “giusto prezzo” per entrambe le parti. 
Con il passare dei secoli, arriviamo verso la metà del 1700 circa, a Londra, alla creazione delle prime case d’asta tuttora esistenti: Sotheby's e Christie’s.
Da quel momento in poi assistiamo alle creazione di case d’aste di una certa importanza anche in Europa : Dorotheum a Vienna, succursali delle due più note, Bonhams, Phillips de Pury, Artcurial, fino arrivare ai giorni nostri alle più svariate e innumerevoli Case d’asta, anche italiane.
Il mercato delle aste viene definito: secondo mercato, questo in relazione alle gallerie d’arte considerate come primo mercato (la prima volta dove è generalmente venduta l’opera d’arte). Il mercato delle aste non potrebbe esistere senza il mercato primario. 
A volte, però, vediamo che alcune case d’aste sono diventate anche attori del mercato primario dedicando un’asta intera ad un artista o mettendo in asta opere provenienti direttamente dalle gallerie d’arte. Il meccanismo dell’asta, in linea di massima, serve per creare un prezzo di un determinato bene, nel nostro caso di un opera d’arte di determinate misure, di un dato anno, di un dato artista. Questa “aggiudicazione” (la battuta d’asta a cui è stato aggiudicato il lotto) è logicamente relativa al momento temporale dell’asta, può quindi poi determinare il prezzo di vendita di opere simili del medesimo artista da parte del mercato primario, e non solo. 
Inoltre, essendo queste aggiudicazioni visibili a tutti, direttamente in sala o tramite registri online (vedi Arnet, Artprice, Artvalue, etc), creano con il susseguirsi di altre aste un andamento del mercato di un determinato artista (sta salendo, sta scendendo, è stabile). 
Esistono diverse tipologie di aste, ma oggi quella più utilizzata si base sul rilancio al rialzo con incrementi proporzionali alla base d’asta o crescenti (a seconda delle case d’asta).
La base d’asta è il prezzo minimo al quale viene proposto il lotto... Ma non sempre è così. Quando il committente affida alla casa d’asta un’opera da vendere può stabilire con questa una riserva: il prezzo sotto il quale l’opera non viene venduta. Tale riserva è come dice la parola “riservata” ovvero è conosciuta solo dal committente e dalla casa d’asta. Ecco, quindi, che non sempre la base d’asta coincide con la riserva stabilita precedentemente: il banditore rilancerà per conto del committente fino al raggiungimento di tale riserva per poter venderla. Se il lotto in questione non raggiunge tale riserva ritornerà al committente.
Purtroppo, a volte succede che in alcune case d’asta il lotto venga aggiudicato anche se non ha raggiunto la riserva: o meglio sia aggiudicato al committente. In questo modo, non si sa se sia stato veramente venduto o meno. In altre case d’asta (la maggior parte) invece, più correttamente, viene riportata la dicitura bought in (invenduto, unsold) poiché non ha raggiunto la riserva (o effettivamente nessuno era interessato a quel lotto).
In rari casi su opere di particolare valore economico e culturale abbiamo anche da parte della casa d’aste e/o da parte di terzi una “garanzia” ovvero un prezzo che la casa d’asta pagherà al committente anche se il lotto non raggiungerà la riserva.
Un'altro aspetto importante da conoscere nelle vendite all’asta sono le commissioni che vengono applicate sia ai venditori (sellers) che ai compratori (buyers). Queste variano a secondo della casa d’aste di solito da un minimo del 10% per i primi e un 20% per i secondi, fino ad arrivare circa ad a un 20% e un 30% rispettivamente.

Sentiamo ora il parere dell’amico gallerista Joe Iannuzzi sulle case d’aste

Tony Graffio: So che hai appena fatto acquisti qui a Milano presso una nota casa d’aste, puoi dirci come è andata?

Joe Iannuzzi: Molto bene Tony, ho acquisito ciò che cercavo per i miei clienti e non solo, è stata un'asta soddisfacente.

TG: Volevo chiederti, come fai a stabilire il valore di un'opera in asta?

JI: Molti fattori determinano il prezzo di un opera in asta: la qualità dell'opera, la commerciabilità, quali galleristi trattano l’artista, la diffusione nazionale ed internazionale, le pubblicazioni ed il curriculum dell’artista: mostre e musei, etc. Molto importante è l’interesse che in quel momento suscita un artista e la successiva rivalutazione possibile.

TG: Quando compri un'opera in asta, fino a quanto rilanci? Quando ti fermi?

JI: Beh, durante la visione dei lotti già mi faccio un'idea su cosa acquisire e a quanto, e del possibile margine che posso avere un domani nel rivendere. Battute d’aste precedenti possono evidenziare dei trend di crescita, tieni conto poi della specificità e spesso unicità di ogni lavoro posto in asta, ma alla fine il prezzo è sempre definito dalla cifra che qualcuno è disposto a pagare per quel lavoro.

TG: Compri anche per conto di clienti?

JI: Certamente.

TG: Hai mai venduto in asta?

JI: Lo faccio frequentemente, è un canale a due vie, sia nel comprare che nel vendere, tieni conto che spesso un 30% circa dei lotti sono messi da galleristi. L’asta a differenza della galleria ha una visibilità molto più elevata, sia nel bene che nel male.

TG: In che senso?

JI: Tutti sanno che l'opera è in vendita, se suscita interesse, può raggiungere un prezzo maggiore di quello che avrei ottenuto in galleria. Allo stesso tempo, se non va, si rischia di bruciarla: è già stata vista in asta che è andata invenduta, tocca poi lasciarla ferma per un po'. Ti posso dire che il mercato dell'arte è molto volatile per sua natura: segue spesso i gusti e le mode del momento ed è altamente speculativo.

TG: Che consigli puoi dare ai meno esperti?

JI: Stabilire quanto in arte si possa spendere del proprio patrimonio e poi sicuramente diversificare l’investimento. diversi generi, diversi artisti, opere storiche e informarsi.

TG: Quando è il momento di mettere un'opera in asta per un privato?

JI: Nel momento in cui c’è interesse nel mercato: dei record price, successivamente ad una personale dell’artista in un museo, alla partecipazione ad una biennale, all’acquisizione da parte di un’importante gallerista/mercante.

TG: Le aste d’arte moderna e contemporanea sono assimilabili alle compravendite in borsa?

JI: Per molti aspetti sì, anche se il mercato finanziario opera su scala quotidiana, al contrario del mercato artistico, che opera con tempistiche più dilazionate. I prezzi dei titoli finanziari costituiscono un'informazione pubblica come per i beni artistici battuti in asta, vi è comunque nell’arte una buona fetta di mercato “sommerso” nelle compravendita in galleria o tra privati. Un altro aspetto di diversità è la commissione sulle compravendite che nel caso dell’arte è davvero notevole: dal 30% al 50% per ogni lotto finisce in commissioni delle case d’aste.

TG: Come mai una cifra così elevata?

JI: L’organizzazione delle case d’aste che ci lavora dietro costa: strutture, personale, cataloghi, eventi per attirare compratori e venditori, etc. Poi, sai penso che “il banco” vinca sempre…

TG: Perché piace così tanto comprare in asta opere d’arte?

JI: Semplice: a volte c’è l’emozione di potersi aggiudicare qualcosa (alla base d’asta, ma di rado avviene così), di partecipare ad un evento che si sta svolgendo in quel dato istante, quindi irripetibile. Per le opere di un certo valore di essere in una casa d’asta prestigiosa di fare a gara con altri, di poter manifestare, in ultima analisi, il proprio status symbol.

TG: E invece, in galleria e nelle fiere perché comprare?

JI: E’ un'asta al ribasso: dalla cifra proposta di solito trattano scendendo di prezzo, a volte mi sembra con qualcuno di essere in un suk mediorientale… Con tutto rispetto al suk logicamente. Poi, ci sono molte altre ragioni: maggior scelta tra le opere proposte del medesimo artista, un rapporto di fiducia ed altro ancora. Nelle fiere d’arte il cliente ha la possibilità di vedere in un unico luogo tantissime opere di diverse gallerie confrontando prezzi e qualità.

TG: Nelle aste spesso le opere di artisti americani storicizzati raggiungono prezzi davvero molto più elevati di quelli Italiani equiparabili, perché?

JI: Il mercato americano e inglese è quello più ricco, poi il motivo risiede anche nella forza economica dei nostri mercanti e galleristi (da Larry Gagosian a tanti altri): loro riescono a creare un brand: pensa a Damien Hirst, alla vendita all’asta degli arredi del suo ristorante londinese, pensa agli oggetti firmati da Andy Warhol, a recentemente le opere di Jeff Koons.

TG: Grazie Joe, ci farebbe piacere parlare la prossima volta delle gallerie d’arte italiane.

JI: Molto volentieri Tony, anche se io non le conosco così bene.


Nota 1
Sembra che questo termine derivi da Cerreto, paese dell'Umbria vicino Spoleto, da dove si narra che un tempo venissero delle persone con l'abitudine di raccontare cose non vere pur di fare denaro. Coloro che per le piazze spacciavano unguenti o altre medicine, o cavavano denti (con molto coraggio e poca capacità), oppure erano coloro che facevano giochi di mano e d'azzardo. Oggi, più comunemente, questo genere d'intrattenitori li chiameremmo: ciarlatani.

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1 commento:

  1. Che tristezza! Che l'arte abbia un prezzo è inevitabile (Adorno in Minima moralia: "non esiste vera vita nella falsa"), ma triste. Privatizzazione (ad alto prezzo, tra l'altro, e ben loro sta) viene da privare. Chi? L'arte si acquista solo vedendola (non costa niente!), quindi il pubblico, noi tutti, il popolo (che rimarrà bue per l'eternità). Personaggi come Joe che, intendiamoci, tu fai bene a intervistare col tuo mestiere giornalistico, mi fanno semplicemente paura, sono i veri maghi del denaro, non un pensiero sul valore dell'arte: speculatori puri. Ma allora meglio i pescecani della finanza, almeno non sono ipocriti. L'arte è sacra e i mercanti vanno sgomberati dal tempio!

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