martedì 17 novembre 2015

Arte e Mercato, sentiamo il pensiero di un gallerista internazionale

Record dopo record, il mercato dell’arte attira sempre più i nuovi ricchi. Assistiamo presso le major (Christie’s e Sotheby’s) a New York e Londra, ad un aumento dei fatturati delle case d’asta e a sempre nuovi risultati assoluti di vari artisti: Fontana, Twombly, Modigliani, Bacon, Warhol, etc. L’investimento in arte piace, e in linea generale non è soggetto a tassazione né sul capitale né sulla eventuale rivalutazione che può realizzare. Ho incontrato a Torino, nei giorni scorsi, il noto gallerista internazionale Joe Iannuzzi di passaggio ad Artissima per acquisire opere esposte in fiera e proseguire poi la sua attività nelle aste del nostro paese.

Lucio Fontana: Concetto spaziale, attese; aggiudicata a 16.144.000 USD

Tony Graffio intervista Joe Iannuzzi

Tony Graffio: Dopo questi trionfali e notevoli risultati in America e a Londra che quasi tutti i media ci comunicano, mi chiedo ma da noi in Italia come vanno le cose?

Joe Iannuzzi: In questo momento il mercato è in ripresa, inoltre assistiamo in questi anni al proliferare sempre più di fiere d’arte e di nuove case d’asta.

TG: Ma qual è la realtà del mercato per quanto ci riguarda? È tutto oro quel che luccica?

JI: Il mercato in Italia in termini economici rappresenta circa lo 0,7% del mercato dell’arte mondiale. Davvero poca cosa. Bisogna valutare con molta attenzione che artisti comprare e quale opere in particolare. Questo non vuol dire che alcuni artisti italiani storicizzati non valgano, anzi hanno già ottime quotazioni ed in confronto ad altri forse hanno ancora maggior possibilità di crescita. Opere storiche di artisti internazionali sono spesso un buon investimento, in linea di massima.

TG: Quanto è l'effettivo scambiato? C’è trasparenza nel mercato dell’arte?

JI: Lo scambiato è difficile da valutare poiché delle transazione visibili (quelle in asta, poiché in galleria non sempre è noto, se non tramite i diritti di seguito pagati alla Siae) alcune case d’asta danno per battuto anche le opere invendute, piuttosto che quelle che non raggiungono la riserva: l'opera è battuta ma in realtà non viene venduta. Frequentando le fiere può succedere di notare opere già viste e riviste che, in attesa di un chiodo su cui rimanere appese, aspettano il loro compratore.

TG: Ma di chi sono queste opere? Dei galleristi, dell’artista, in conto vendita da parte di collezionisti ?

JI: Probabilmente un po’ di tutto ciò. In queste fiere italiane viene sempre detto il numero di visitatori: 20 mila, 40 mila, 50mila. Ma quanto è stato venduto in fiera e quanto in seguito a contatti avuti non è noto saperlo, se non agli addetti ai lavori.

TG: L’arte è considerata anche un investimento come lei ha detto. Quindi va comprata e quando raggiunge il suo massimo rivenduta? È come un azione?

JI: Indubbiamente, questo è un aspetto del mercato senza il quale forse “non esisterebbe più l’arte contemporanea”: tutti vogliono guadagnare nelle transazioni, non vedo perché ciò non possa avvenire con le opere d’arte. Non dimentichiamo però che collezionare vuol dire creare un insieme di opere che rispecchiano in fondo la passione e l’essenza di chi le ha acquisite. Viene detto che le opere d’arte vengono vendute a causa delle tre D : Death, Divorce, Debts. Non sempre è solo per queste ragioni.

TG: Sono quindi i grandi galleristi o i collezionisti che influenzano questo mercato? Pochi decidono per molti?

JI: È un mercato ristretto, dove chi vende e compra è una minoranza della gente. Fare operazioni commerciali a breve termine è relativamente facile. Spesso siamo di fronte a mode nel mondo dell'arte: in Italia oggi lo Spazialismo e l’Ottico-cinetico sono forse al loro massimo, stanno iniziando a riscoprire gli artisti degli anni '70, domani chissà molti prospettano il ritorno della pittura figurativa. Il mercato così crea salite e discese, necessarie per poter guadagnare e per far si che ci sia un interesse nell’investimento. Assistiamo sempre più nel mercato dell’arte a meccanismi simili a quelli della borsa ma con delle differenze. Quello che in borsa è considerato reato: aggiotaggio, insider trading etc, qui nel mercato dell’arte per molti aspetti similari è “la norma”, la linfa vitale per creare ricchezza.

TG: Possono esserci allora delle “bolle” come è successo per il mercato immobiliare o quello della borsa?

JI: Questo mercato affascina molto nella speranza di grosse rivalutazione nel breve-medio o lungo periodo. Ma assistiamo anche alla scomparsa di alcuni nomi un tempo molto scambiati, o di una loro discesa nelle quotazioni. Di solito quando un artista non va si passa ad un altro. Il mercato è sempre in cerca di qualcosa da riscoprire, da rivalutare.

TG: Quindi che si compra ora? Bisogna vendere? C’e da aspettare? O forse no?

JI: E’ sempre il momento di fare tutto ciò, la cosa importante è sapere quando vendere, quando comprare, chi si chi no, quali opere e a che prezzo. Non sempre chi propone opere di un’artista che ha da vendere può essere imparziale. Un po’ come chiedere all’oste se il vino è buono.

TG: Lei consiglia che per acquisire opere d’arte allora sia meglio rivolgersi a dei consulenti esterni come intermediari? Ma ne esistono?

JI: In Italia non saprei, negli USA sicuramente si, gli art advisor, persone che dovrebbero avere competenze di uno storico d’arte, la passione di un collezionista, la scaltrezza e lungimiranza di un gallerista, la conoscenza dei meccanismi del mercato dell’arte. In questo mercato dell’arte bisognerebbe conoscere: galleristi, artisti, addetti al settore, curatori, altri collezionisti; frequentare fiere e aste per poter avere una visione più ampia del tutto. Oggi, anche il mercato dell’arte è globale quindi anche gli acquisti e/o le vendite possono essere svolte in altre nazioni a seconda della convenienza e dell’interesse di cosa viene proposto.

TG: In italia il limite a 1000 euro (adesso passato a 3000) per acquisti in contante è una cosa che ha creato minor interesse nel nostro mercato?

JI: Non Necessariamente, dipende alla clientela a cui si rivolge. Sicuramente questa norma insieme a redditometro, "spesometro", ha ridotto gli acquisti dei medio-piccoli collezionisti, determinando un sempre più alto gap tra il mercato di alto e basso livello. Non dimentichiamo che in Germania, Austria, Svizzera non c è limite all’uso dei contanti.

TG: Dopo tutto queste considerazioni di tipo economico le chiedo: ma l’arte suscita ancora interesse per i suoi contenuti e per il suo messaggio sociale e innovativo?

JI: Sicuramente sì, è la magia della creazione... Al di là delle mode, del costo monetario. Possedere un opera d’arte può anche voler dire avere un pezzo di storia dell’arte e non solo di quella, nella propria abitazione.

TG: Grazie, Mr. Iannuzzi, spero di poter rimanere in contatto con lei per altre rivelazioni riguardanti il mondo dell'arte, il mercato, gli affari o le speculazioni che si possono fare in questo ambiente e sapere quello che succede effettivamente presso le case d'aste, per esempio.

JI: Grazie a lei Mr. Graffio, è stato un piacere, avrei molte cose interessanti da raccontare ai suoi lettori, vedremo se sarà il caso di farlo, o meno, non vorrei attirarmi le antipatie dei colleghi del settore...


Cy Twombly : 1968, aggiudicata a 70.530.000 USD


Per l'intervista, tutti i diritti riservati a TG e JI

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