venerdì 20 gennaio 2017

Dalla Stereofonia alla Quadrifonia, consigli per la riproduzione Hi Fi

Premessa
Qualche settimana fa, in un negozio che commercia dischi usati, ho trovato un disco quadrifonico in perfette condizioni in vendita ad un paio di euro. Ovviamente, l'ho acquistato. Ho consultato qualche amico per chiedere informazioni su come avrei potuto ascoltare quel 33 giri senza correre il rischio di rovinarlo, ma ho trovato poco entusiasmo per un argomento che sembrerebbe essere caduto definitivamente nel dimenticatoio.
Non mi sono dato per vinto. Mi sono ricordato che conoscevo un esperto di Hi Fi che per anni ha lavorato presso un negozio molto fornito di Vigevano, Future Sound, in Corso Milano. Guarda caso, il mio amico Carlo Stagnoli, attualmente direttore della fotografia in Rai, è anche un profondo conoscitore di quadrifonia. Ho chiesto a lui di farmi uscire dalle tenebre.
Abbiamo fatto una bella chiacchierata e sono emerse delle informazioni interessanti che ho pensato di proporre anche al pubblico di Frammenti di Cultura che sta seguendo sempre con più interesse gli argomenti correlati alla musica ed ai dischi di vinile.

Barbra Streisand Live Concert at the Forum Quadraphenic record.

Il parere dell'esperto
Carlo Stagnoli (58 anni) per descrivermi il funzionamento della quadrifonia, inizia a spiegarmi perché i Long Playing girano proprio a 33 giri ed un terzo e mi racconta come veniva letto il solco:

"Sai che la parte che gira più lenta in un disco è quella centrale, infatti le canzoni più belle vengono inserite all'inizio (all'esterno) e l'orecchio umano arriva ad udire 20'000 Hz. Così, s'è deciso che per poter incidere negli ultimi solchi di un disco, cioè dove gira più piano, le 20'000 modulazioni (larghe quanto la punta d'incisione che è triangolare) al massimo volume (V banda laterale), il disco deve girare ad almeno 33 giri al minuto. E' una questione meccanica di spazio.
Le velocità standard dei dischi sono 4.
La prima velocità normalizzata fu quella di 78 giri al minuto. La punta di lettura di acciaio dolce era collegata meccanicamente ad un diaframma che muovendosi insieme alla puntina generava il suono. Era compito di una tromba acustica aumentarne il volume e diffondere il suono. Così funzionava il grammofono. L’incisione era monoaurale e il solco, nei primi anni di sperimentazione, veniva modulato verticalmente dalla punta di incisione e di lettura. Fu la casa francese Pathé ad utilizzare questo sistema, più tardi abbandonato a favore della modulazione orizzontale. 
Con l’avvento del microsolco si è potuto aumentare la durata dei dischi diminuendo la dimensione della puntina e quindi anche la rotazione del medesimo. Nasce quindi l'LP Long Play e la velocità scende a 33,1/3. 
Sia ben chiaro che l’invenzione non sta nel rimpicciolimento della puntina e del solco, questo avrebbero potuto farlo anche trent'anni prima! E' che parallelamente nascono gli amplificatori elettronici (le valvole) che permettono così di aumentare i deboli segnali incisi nei microsolchi. Si è quindi passati da una riproduzione totalmente meccanica (grammofono) a una riproduzione elettroacustica (giradischi, testina, amplificatore, altoparlanti). I primi esperimenti di stereofonia furono affrontati dalla London Records tentando di combinare i due movimenti orizzontale-verticale, per ricavare in un unico solco i due canali stereo. Fu abbandonato quasi subito per la grande difficoltà di costruzione meccanica dello stilo di lettura della cartuccia, non riuscendo ad ottenere un perfetto accordo nella vibrazione (cedevolezza) sui due assi verticali e orizzontali. Il vero problema di una lettura meccanica con inciso due informazioni, sta nella simmetria dei movimenti. La casa americana Western Electric risolse brillantemente il problema ruotando di 45° gli assi di incisione e mantenendo l’angolazione di 90°tra i due segnali destro e sinistro. Il sistema fu denominato 45/45. E' il solco stereo che oggi conosciamo. Essendo la modulazione non più orizzontale o verticale ma diagonale, la puntina di conseguenza è obbligata a tale movimento. Immaginate di trovarvi dentro la fenditura, di questo solco a V. La parete di destra, quella verso l’esterno del disco, inizia a rigonfiarsi. E' la musica che la modifica! La puntina è obbligata a spostarsi verso sinistra, ma essendo il bordo sinistro del solco liscio (perché non è inciso) e a 45°, la punta si sposterà in diagonale. Ricapitolando, fianco destro del solco, movimento in diagonale a sinistra della punta e rivelazione del segnale destro; lo stesso procedimento avviene per il canale sinistro. Se mi avete seguito fin qui, ora provate a immaginare il movimento della puntina. Se sul fianco destro del solco è stato, per esempio, inciso la grancassa. Provate a immaginare i colpi di pedale come potrebbero modificare il fianco destro del solco. Ora, sul fianco sinistro decidiamo di incidere un violino alle sue frequenze più alte. In pochi centimetri di solco la puntina dovrà muoversi diecimila volte sul fianco sinistro e sopportare i colpi di grancassa a destra. Non male vero? Dev'essere chiaro il concetto che la puntina compie sempre un movimento combinato orizzontale e verticale e mai solo uno di questi. Proprio per aiutare la puntina e delimitare i suoi spostamenti, la Recording Industry Association of America o RIAA, ha elaborato una curva di equalizzazione che, in fase di incisione, diminuisce di ampiezza le frequenze basse a favore di quelle più alte e poi in lettura con un’equalizzazione speculare ripristina una risposta flat. Negli anni 60, ci fu la necessità di un disco per la diffusione di brani singoli. Nacque così il 45 giri. Simile nel solco all'LP. Questo disco di dimensioni ridotte aveva un buco centrale più grande dettato dall'esigenza di una più facile manovrabilità da parte delle macchine suonanti, cioè i juke-box. Il caricamento automatico dei dischi sul piatto era più semplice, inoltre una maggiore velocità garantiva una dinamica leggermente più elevata. Oggi, nell'era dei dispositivi portatili, fa tenerezza pensare al "mangiadischi", una sorta di aggeggio infernale che consentiva di portare a spasso la musica. Fecero anche la loro comparsa alcuni dischi a lunghissima durata gli LLP. Erano dischi che giravano a 16,2/3 giri. Usati soprattutto per il parlato, furono prodotti su supporti di plastica flessibile in modo da poter essere allegati alle riviste in edicola. 
Nel 1971, fece capolino la Quadrifonia o Quadradisc. Il termine tecnico era CD4 (Compatible Discrete 4) e fu introdotto da JVC. Due canali frontali e due posteriori erano ridotti a due canali con una codifica, così si otteneva la compatibilità con gli apparati stereo. Lo stratagemma era ingegnoso in quanto i canali stereo contenevano sia la somma dei canali posteriori, sia la loro differenza traslata in frequenza oltre i 20.000 Hz. La lettura di questi dischi richiedeva una testina munita di una puntina speciale (iperellittica) in grado di rilevare le altissime frequenze presenti nel solco del disco. Inoltre, un demodulatore serviva a ricreare i quattro canali da inviare all'amplificatore, anch'esso fornito di quattro canali di potenza. Il CD4 non ebbe grande fortuna perché richiedeva sistemi di lettura molto raffinati, inoltre il disco si usurava facilmente mettendo a tacere i canali posteriori dopo poche riproduzioni. Un'anno dopo, nel '72 la casa CBS avvalendosi delle formule matematiche di Peter Schreiber introdusse il sistema SQ (Stereo Quadraphonic) Più tardi Benjamin Bauer migliorò le formule matematiche che permettevano di ridurre a due i quattro canali audio. Il brevetto giapponese di Sansui migliorò definitivamente le formule matematiche per estrarre quattro canali dal solco stereo. Il Quadraphonic Stereo Matrix fu la perfezione per quanto concerne la riproduzione a quattro canali, la quadrifonia appunto, ma il mercato non era pronto per questa tecnologia e da lì a poco svanì nel nulla. Ancora oggi, è possibile ascoltare un disco quadrifonico, a patto di avere un giradischi con un buon braccio che monti una testina che arrivi a leggere i 40'000 Hz, come la Empire 4000 che ha la puntina “Shibata” (iperellittica) per riuscire ad entrare bene nei solchi quadrifonici. Una puntina conica tradizionale invece non riuscirebbe a leggere la ipermodulazione quadrifonica, ma finirebbe per danneggiare i solchi. Sempre Empire produceva anche uno tra i migliori giradischi dell’epoca il Troubadour 598. I giradischi che hanno fatto la storia della riproduzione del suono ad alta fedeltà sono il Thorens TD 125 ed il TD 160. La trazione a cinghia permette di isolare il motore e, a non trasmettere eventuali rumori parassiti o vibrazioni al sistema di riproduzione. Il telaio flottante tipico dei giradischi Thorens è un'altra garanzia di qualità del suono infatti, piatto e braccio sono isolati dal supporto dove è poggiata la base del giradischi stesso evitando così il fenomeno dell'Acoustic Feedback, cioè il ritorno del suono a bassa frequenza proveniente dalle casse acustiche. I puristi del suono raccomandano di togliere il coperchio di plexiglass del giradischi durante l'ascolto dei dischi perché da aperto opera come un microfono che vibra e trasmette il suono alla base del piatto. Come curiosità, cito il Thorens TD 124, un giradischi particolare a trazione mista puleggia+cinghia. La cinghia dal motore trasferiva il movimento alla puleggia, in modo da perdere il rumore del motore e trasmettere maggior potenza al piatto con la puleggia. Per cambiare meccanicamente velocità, l'albero del motore era calettato. La quadrifonia è stata un modo molto sofisticato per ascoltare la musica. Ha conosciuto una stagione piuttosto breve: dagli inizi alla fine degli anni '70 (circa 1973-1978), perché i componenti per l'ascolto, dalle testine ai decoder, erano abbastanza sofisticati e costosi. Anche i dischi erano abbastanza complicati e costosi da produrre ed avevano il difetto che se suonati con testine di scarsa qualità, o non adatte all'ascolto quadrifonico, subivano un eccessivo consumo dei solchi dei canali posteriori. Uno dei primi dischi quadrifonici ricordo d'aver ascoltato a casa di un cliente molto danaroso (il pescivendolo di Vigevano) è stato: Live Concert at the Forum di Barbra Streisand, un'edizione discografica del 1973. Seduto sul divano, ho ascoltato per la prima volta questa meraviglia, sentendo l'applauso del pubblico arrivare alle mie spalle. Fu una prova d'ascolto particolare, quasi commovente, anche perché la stereofonia di qualità esisteva su vinile non da molti anni. L'esperienza dell'ascolto quadrifonico era molto intensa, il disco suonava come un normale disco stereo, ma creava un effetto molto avvolgente che dava un maggior senso di partecipazione all'evento live offerto da molte case discografiche su questo tipo di prodotto musicale. La Koss produceva una cuffia quadrifonica con i padiglioni a L e due altoparlanti posteriori che tramite una specie di chiocciola davano un ritorno del suono dei canali posteriori. Koss Phase 2+2 Aveva due jack e necessitava di due amplificatori stereo. Era un prodotto particolare sul quale non credeva nessuno, ma aveva un suo fascino.

Koss Phase 2+2

Aveva due jack ed era di buona qualità, necessitava di due amplificatori perché il processo era analogico. Era un prodotto particolare sul quale non credeva nessuno, ma aveva un suo fascino.
Il sintoamplificatore Sansui G 6000 era predisposto la riproduzione del suono quadrifonico e può essere una valida soluzione per provare l'esperienza della quadrifonia, sempre ammesso di poter disporre di una puntina adatta allo scopo".


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