domenica 22 novembre 2015

Un parere sulle fiere d’arte: la parola a Joe Iannuzzi

Una rappresentazione simbolica di come Tony Graffio vede il caotico ed affascinate mondo delle fiere d'arte

Il mio amico Joe Iannuzzi, come mi aveva preannunciato, è andato a curiosare in giro per le fiere d'arte in Italia, la settimana scorsa è stato a Padova, prima ancora a Torino.
Pochi giorni fa, l'ho contattato al suo rientro a Milano, perché voglio approfondire 
con lui il tema di queste esposizioni, sia nazionali che internazionali, per capire quanto peso abbiano nella diffusione della cultura e la loro importanza nel mercato dell’arte moderna e contemporanea.

Tony Graffio: Joe, sei da poco tornato da ArtePadova 2015, cosa ne pensi di quella manifestazione fieristica?

Joe Iannuzzi: Tony, ti posso dire che sicuramente si tratta di un’esperienza interessante, c’è offerta di opere per tutti i gusti e per tutte le tasche, con una grossa predominanza del contemporaneo tra le molte gallerie ed i molti artisti italiani rappresentati.

TG: Come funzionano in generale le fiere d’arte? Perché è importante per una galleria parteciparvi?

JI: Partecipare alle fiere è una forma di visibilità e di promozione delle opere e degli artisti, sia nei confronti dei collezionisti che degli altri galleristi. Indubbiamente, esistono fiere di diverso valore e con diverso target di pubblico: qui in Italia, ArteFiera Bologna ed il Miart, a Milano, risultano le più importanti e forse, un tempo, le più internazionali.


TG: Oggi, non sono più così internazionali?

JI: Beh, indubbiamente partecipano grosse e prestigiose gallerie italiane, ma rispetto agli anni passati vedo che ci sono sempre meno gallerie straniere, e quando ci sono, di livello mediamente molto inferiore a quelle del Belpaese. Essendo “ben modesta cosa”, il mercato italiano rispetto a quello americano o inglese, le gallerie straniere di un certo livello preferiscono altre manifestazioni ed altri luoghi: ArtBasel a Basilea o Frieze art fair a Londra, etc.

TG: Questa situazione cosa comporta per il collezionista?

JI: Ad una minore scelta, soprattutto di opere di artisti stranieri quotati e, probabilmente, ad una minor concorrenza tra le gallerie presenti.

TG: In un mio articolo, ho scritto di Artissima 2015, la fiera d'arte di Torino, tu che cosa ne pensi? E chi frequenta quella fiera?

JI: Si tratta di una fiera molto visitata dal pubblico, spesso con gallerie straniere con proposte interessanti e innovative, però è forse meno apprezzata dal punto di vista commerciale e delle vendite.
Se devo fare dei nomi, quest’anno ho apprezzato molto l’opera museale di Penone e lo stand dedicato a Bonalumi. Ho notato un pubblico molto eterogeneo: da semplici curiosi ad appassionati e soprattutto alla vernice, come spesso accade, diventata una sfilata di personaggi; insomma è l’evento mondano della settimana, tanti sono lì solo per poter dire: io c’ero!

TG: Spesso, queste fiere presentano anche eventi collaterali: The Others e Paratissima a Torino, che impressione ti hanno dato?

JI: La location delle antiche carceri di The Others è sicuramente suggestiva, proposte d’arte genuine, anche se a volte già viste. Direi che sono delle lodevoli iniziative nella diffusione dell’arte presso un pubblico più giovane.

TG: In Italia ci sono molte fiere d’arte, quasi ogni città fra poco presenterà la sua, tu cosa ne pensi di tutta questa popolarità dell'arte e di questo modo per presentarla?

JI: Ritengo il numero di queste manifestazioni davvero eccessivo, spesso si rischia di rivedere cose già viste, e lo sforzo economico delle gallerie per partecipare a tutte le fiere diventa insostenibile, soprattutto per quelle più piccole. Troppe fiere, se tutte simili nel contenuto e nelle proposte, possono anche far sì che i collezionisti si annoino. Ci vorrebbe un'offerta più diversificata. Probabilmente, chi organizza gli eventi conta soprattutto a fare cassa, ma questo non è utile per l’arte.

TG: Per quanto riguarda le fiere internazionali più importanti, che cosa ci puoi dire?

JI: ArtBasel, Frieze art fair, ArtBasel Miami, etc. sono eventi in cui puoi trovare galleristi da tutto il mondo con opere proposte di alto livello qualitativo ed economico: si parla anche di opere che spesso superano il milione di dollari. Lì, ci sono previews riservate a grossi collezionisti, possiamo trovare opere di importanza storica e museale; insomma l’aria che si respira è sicuramente diversa... 
Le fiere servono anche ai galleristi per scambiarsi opere, stabilire collaborazioni, etc. Posso dire che dal punto di vista degli artisti e dei galleristi è abbastanza importante essere presenti in quelle fiere, come si può ben capire. Per le opere degli artisti, è quasi più importante che essere nei musei, vuol dire che c’è interesse, che il mercato che li rappresenta è attivo e li scambia; per i galleristi vuol dire essere un punto di riferimento, una realtà solida e credibile per il mondo dell’arte. Logicamente, si incontrano anche personaggi famosi del mondo dello spettacolo e non solo di quell'ambiente, diciamo che il luogo dove si svolge la fiera in quei giorni diventa quasi un club esclusivo. Ne deriva che anche l’acquisto è carico non solo del valore dell’opera acquisita ma anche di altri significati…

TG: Delle fiere nei paesi emergenti tipo India, Cina, Brasile che cosa ne pensi?

JI: Mah, sicuramente sono delle realtà sempre più dinamiche, che attraggono i nuovi ricchi che risiedono in quei paesi. Si può notare come queste realtà, oggi, siano in grado di presentare dei propri artisti che hanno una levatura internazionale: basti pensare a personaggi come Subodh Gupta, Ai Weiwei, ed altri artisti.

TG: Grazie Joe dell’interessante conversazione, vista la tua disponibilità, la prossima volta mi piacerebbe chiederti come funzionano le aste d'arte moderna e contemporanea, anche perché so che hai in programma di partecipare ad un'importante asta qui a Milano.

JI: Sì, infatti, ho intenzione di concludere il mio business qui in Milano, grazie a te Tony Graffio e a presto. 

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