martedì 15 novembre 2016

August Muth, un moderno alchimista americano, ci racconta come ottenere i più begli ologrammi a colori con un antico procedimento fotografico del 1840

"L'olografia è la dimostrazione che quando una tecnica è eseguita in maniera perfetta, il risultato che si ottiene è artistico." TG

Alla scorsa MIA Photo Fair ho trovato anche uno stand di un artista americano che si dedica alla olografia, ho parlato con lui per sapere in che modo si dedicasse a questa tecnica poco conosciuta in Italia.
L'olografia, non confondiamoci con l'oleografia che è un procedimento di stampa della seconda metà dell'Ottocento, è una tecnica rivoluzionaria molto  recente che possiamo attuare grazie all'introduzione del laser, dagli anni '60 in poi.
Come lascia intendere il suffisso di origine greca, ὅλος, ὁλο: tutto; l'olografia è una scrittura con la luce coerente che è in grado di registrare ogni singolo punto di un oggetto ripreso nella sua interezza e questo permette di riprodurre poi ciò che è stato oggetto della nostra attenzione in maniera pressoché totale, da più punti di vista. Non attraverso l'elaborazione di una visione tridimensionale, ma come una vera copia virtuale in 3 D. Il gioco di parole non aiuta molto nella comprensione quanto potrebbe farlo il ritrovarsi davanti ad una lastra olografica riportante un oggetto al suo interno, o anche al suo esterno...
Si tratta di una lastra, normalmente di vetro, trattata con una emulsione sensibile alla luce di grandissima definizione, molto oltre le 900 linee per millimetro, capace di registrare la luce coerente riflessa dal soggetto che proprio per l'incrociarsi di onde luminose dissonanti crea delle frange d'interferenza sulla lastra e più punti di vista dello stesso soggetto, in modo che cambiando il punto d'osservazione davanti alla lastra si riescono a scorgere dettagli del soggetto, proprio come se l'oggetto fosse reale. O meglio, l'oggetto è reale, solo che non ha consistenza fisica, o massa.
Per vari motivi, si tratta di una tecnica molto complessa da realizzare, qualcosa di estremamente scientifico che forse può stupire di trovare in una mostra d'arte, proprio perché questo sistema sembrerebbe essere molto più vicino alla tecnica che alla fantasia, ma come spesso capita quando si attua con precisione un procedimento molto complicato, già ci ritroviamo nel mondo dell'arte. O per dirla con parole ancora più esplicite: quando la tecnica è perfetta il risultato è sicuramente artistico. 
L'aspetto artistico dell'olografia, va oltre la visone dell'artista, ma ha molto a che fare con la chimica e la fisica. Ho chiesto a August Muth che cosa ci facesse un personaggio come lui ad una fiera della fotografia e lui mi ha risposto che di fatto lui fa della fotografia, poiché da quando non esistono più emulsioni commerciali per "giocare" con l'olografia molti sono costretti a fare da sé e Muth fa da solo le proprie emulsioni stendendole al buio sulle lastre, con tutte le difficoltà aggiuntive di una tecnica già molto elaborata, più che esoterica, che possiamo benissimo immaginare. 
L'emulsione liquida fotosensibile è stata sviluppata fin nel lontano 1840, ancor prima delle emulsioni stese su gelatina animale, e da allora non ha mai smesso di essere utile alle diverse esigenze del fotografo, dell'artista, ma anche dello scienziato.
Muth ha deciso di utilizzare questo tipo d'emulsione, non perché gli piaccia complicarsi la vita, ma perché questo è il miglior tipo d'emulsione che esista e poiché realizzando da solo questo prodotto e, ricercando di volta in volta gli elementi chimici da inserire nella sua formula segreta, riesce ad ottenere colori molto intensi che differenziano le sue olografie da tutte quelle degli altri olografi. Come dice lui, è come un pittore che si prepara da sé, con i propri pigmenti, i suoi colori ad olio. Molto dipende anche dallo stato di freschezza dell'emulsione che usa. Muth non segue sempre lo stesso percorso nella preparazione dell'emulsione, sotto questo punto di vista si sente un po' come un alchimista alla perenne ricerca di una formula nuova e migliore. E' molto libero nel procedere con questo tipo di tecnologia un po' fuori dal tempo. Ogni volta è una nuova esperienza, non si tratta di procedere con un metodo completamente scientifico, ma di rendere le proprie emozioni compartecipi al processo produttivo (immaginiamo che possa effettivamente essere così, poiché probabilmente basterebbero poche piccole variazioni per ottenere risultati del tutto diversi all'interno di un procedimento molto delicato in cui molti elementi contribuiscono a far funzionare la ricetta o a modificare il risultato ndTG). 
Per sua stessa ammissione, Muth conferma che spesso ci vogliono innumerevoli prove prima di ottenere i risultati sperati. L'emulsione non è proprio rapida e i tempi d'esposizione sono piuttosto lunghi: intorno ai 7 minuti. Questo tempo è estremamente lungo anche perché se qualcosa si muovesse nel laboratorio e andasse fuori fase, non si otterrebbe alcun risultato. Tutto deve restare perfettamente fermo per avere il massimo della luminosità e della precisione d'immagine. A volte, Muth muove volontariamente un pezzo di qualche elemento, o un fascio di luce, per ottenere un effetto, ma è sempre un rischio che potrebbe guastare completamente l'olografia.
Le emulsioni stese su vetro vanno poi ricoperte con un secondo vetro che protegge l'emulsione stessa dall'ambiente circostante. In modo da evitare che toccando la superficie dell'emulsione si possano provocare graffi o altri danni irreparabili all'immagine prodotta in modo così elaborato.
Io mi ero avvicinato all'olografia 30 anni fa apprendendo i primi fondamenti di questa scienza/arte nel laboratorio di Walter Spierings, ad Eindhoven. Ho visto ologrammi molto belli, un po' in tutto il mondo, ma non conoscevo August Muth e adesso posso dire di non aver mai visto niente di più bello in questo campo. Ciò che August riesce a fare è assolutamente incredibile, i suoi ologrammi sono luminosissimi, molto colorati ed escono completamente fuori dalla lastra olografica.
Non vorrei essere stucchevole, ma potrei dire che vedendo gli ologrammi di Muth posso quasi capire la complessità dell'universo perché questa affascinante tecnica ha in sé gli stessi principi della fisica che regola i moti  delle stelle e dei pianeti, o che fa viaggiare la luce nello spazio e determina il trascorrere del tempo. L'olografia è una forma d'arte particolare poiché se la si fruisce nel tempo e nello spazio (spostando il punto di osservazione), l'oggetto stesso della nostra osservazione muta, mostrandoci  se stesso da un'angolazione diversa. La luce è energia e l'olografia è un mezzo potentissimo per imprigionare questa energia colorata.
In natura potremmo dire che l'olografia esiste nelle ali di una farfalla perché sembra che esse rompano la luce nello stesso modo in cui la luce coerente si scontra in frange d'interferenza.
Esiste anche uno sviluppo digitale dell'olografia, ma August Muth si muove nel campo di questa scienza con un approccio totalmente analogico e non ha mai avuto a che fare con la tecnica binaria. Aggiungerei che, probabilmente, allo stesso modo in cui il cinema digitale ha soppiantato il cinema analogico, l'olografia digitale ha sotterrato l'olografia che si poteva realizzare su emulsioni preconfezionate (Kodak e Agfa hanno cessato la produzione già da parecchi anni; sembra che esista ancora una speciale emulsione russa in circolazione, ma non certo facile da reperire in Occidente), ma vedendo i fantastici risultati ottenuti da Muth non se ne comprende del tutto il motivo; bisognerebbe interrogare uno scienziato che si occupa solo di olografia digitale che per qualche ragione che devo ancora comprendere non riesco mai ad incontrare. Si parla sempre però di olografia ad una definizione talmente alta che va anche al di là della nostra comprensione di fruitori e generatori di immagini piatte.
Non esiste ancora un sistema video olografico, ma esistono dei sistemi di olografia a monitor che la gente chiama ologrammi, ma che in realtà ologrammi non sono. Questo mi fa pensare la vera olografia sia solo quella analogica, mentre quella digitale sia parte di un sistema misto che non conferisce all'immagine finale la tridimensionalità reale ottenuta con laser ed emulsioni analogiche.
Dora Tass, un'olografista italiana, ha conosciuto August Muth e l'ha seguito in New Mexico per imparare la tecnica del maestro americano e proporre qualche suo soggetto, come la serie delle macchine da scrivere, esposte a Milano. E' grazie a Dora che l'americano ha avuto i contatti per essere presente in fiera ed ha accettato di venire in Italia a presentare per la prima volta i suoi bellissimi lavori.
Muth vende i suoi lavori attraverso molte gallerie del Nord America, ma questo tipo d'arte è così nuova che molti collezionisti non riescono a farsi una chiara idea con che cosa possano comparare queste opere che in realtà sono uniche e simili solo a loro stesse.
Muth da 30 anni si occupa di olografia senza fare niente altro; il pubblico non conoscendo l'olografia non si rende conto delle grosse difficoltà da lui affrontate nel realizzare i propri lavori. E' un'attività nella quale bisogna essere molto controllati, precisi e scientifici e ascoltare la natura dei propri sentimenti per riuscire ad ottenere qualcosa che possa esprimere sia una conquista scientifica che un risultato comunicativo.
L'olografia per Muth è un vero contenitore d'informazioni di ogni tipo: spaziali e temporali, ma non solo questo perché l'olografia non è un'illusione tridimensionale, ma la creazione di un vero oggetto davanti ai nostri occhi.  Quello che vediamo è un'illusione poiché tutto per noi è un'illusione, nel senso che la luce si trasforma sempre in segnali chimico-elettrici decodificati dal nostro cervello, in modo che questi siano da noi compresi e archiviati come ricordi con un leggero scarto temporale che ci permettono di immaginare quello che la realtà è. L'olografia è qualcosa di molto particolare perché è reale, pur non avendo massa e non ha massa, perché non necessita d'avere una massa.
In USA, i lavori di August Muth sono venduti dai galleristi dai 18'000 ai 22'000 dollari. Per realizzare un ologramma di questa bellezza sono necessarie dalle 40 alle 80 ore consecutive di lavoro, perché questa tecnica è fatta di moltissimi passaggi che vanno realizzati uno dopo l'altro in modo preciso. L'umidità influisce molto sulle tempistiche di lavorazione e spesso, a causa di errori ed imprevisti, bisogna ricominciare tutto da capo o portare avanti esposizioni diverse nell'ambito della stessa fase di sviluppo.
August Muth è l'unico professionista al mondo ad operare in questo modo. Esistono una manciata di hobbysti che ricercano anche loro in questo campo, seguendo la metodologia di Muth. Inoltre, Dora Tass collabora Muth nel suo laboratorio da circa 4 anni, ovvero da quando i due si sono conosciuti al MIT di Boston durante una conferenza. Dopo di che, oltre a Dora, altri due giovani olografisti hanno seguito un corso con August in New Mexico della durata di 3 settimane. I tre sono tornati altre volte per realizzare i loro lavori nel laboratorio del maestro americano perché gli strumenti di Muth sono gli unici al mondo adatti a realizzare questa tecnica. In questo modo s'è creata una collaborazione per la quale c'è uno scambio d'informazioni e di lavoro tra Muth ed altri ricercatori.
Ogni olografia che esce da laboratorio di Muth è un pezzo unico, non vengono utilizzati cliché per la riproduzione seriale.
Quando si guarda ad uno di questi ologrammi si rivede la luce che l'ha prodotto nel passato; c'è per questo un'analogia con le stelle che noi guardiamo in questo momento, ma delle quali vediamo la luce prodotta migliaia di anni fa.

"Light is the faithful archivist of time." August Muth


August Mut in Milan
August Muth, 61 anni, Olografista

Chi è August Muth
August Muth è nato nel 1955 a Albuquerque, è cresciuto nel New Mexico, uno degli stati americani con la luce più bella e dove molti artisti da tutto il mondo si recano per studiare la luce e farsi ispirare da luoghi favolosi.
Da sempre è stato interessato a lavorare con la luce e nel campo della fotografia. Ha scoperto l'olografia da solo e si è auto-istruito in questo campo, perché non esiste alcuna forma di studi o scuola che introduca a questa scienza. Qualche persona lavora con l'olografia e bisogna tentare di carpire qualcosa a queste persone, ma fondamentalmente bisogna istruirsi da soli e capire come migliorare il proprio metodo di lavoro. Fondamentalmente, è questo che ha fatto anche August Muth che ha scoperto come fare grosse olografie con un metodo che non usa nessun altro al mondo.
E' riuscito a reimpostare il proprio laboratorio per ottenere olografie molto grandi di m 1,5 X 1,3. Questo è quello che lui sta cercando di fare da quando ha fatto ritorno in New Mexico.
Prima di diventare un olografista, Muth ha lavorato come fotografo e come scultore. 


Tutti i diritti riservati

Se volete leggere l'intervista in lingua inglese la troverete su ORPHO nella pagina intitolata: August Muth and the pure form of the analogical holography.

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