martedì 1 novembre 2016

Le distruzioni portate dal sisma in Umbria, Lazio e nelle Marche rischiano di far perdere all'Italia la sua identità culturale? Risponde Flavio Caroli

Con l'ennesimo terremoto in Umbria, l'Italia rischia di perdere parte della sua identità culturale?

Questo è quello che ho voluto sapere dal Professor Flavio Caroli che è apparso abbastanza preoccupato per come potrebbe essere condotta non solo la ricostruzione delle chiese e dei monumenti crollati, ma di tutto il contesto urbanistico che accoglierà le nuove case e i nuovi monumenti.

Flavio Caroli, 71 anni, storico dell'arte.

Campanili, chiese, quadri, statue, affreschi distrutti hanno commosso gli inglesi che dalle pagine de: "The Guardian", un quotidiano indipendente inglese a diffusione nazionale che, come altri giornali internazionali, ha pianto la scomparsa di un patrimonio culturale unico al mondo recitando già un de profundis nei confronti di ciò che è stato e che forse non tornerà più ad essere.
L'Italia centrale è la vera espressione della storia e della vita di un paese antichissimo che nelle grandi città e nelle zone più popolate ha già perso il sapore di autenticità, il ricordo delle tradizioni e lo stile di un tempo.
Attraversare certi paesi e città dalle mura e le case di pietra dell'Umbria, delle Marche, della Toscana e del Lazio significava fare un viaggio indietro nel tempo di parecchie decine di anni; tornare a vedere come poteva essere la vita e le giornate dei nostri nonni e dei nostri antenati per capire meglio chi siamo noi stessi e da dove veniamo.
Dove la globalizzazione non era riuscita a imporre i suoi ritmi ed i suoi computer (inclusi i bancomat), ci ha pensato il sisma a distruggere tutto, compresa un'atmosfera magica ed incantata che forse non tornerà più ad essere quella di prima, qualora effettivamente si dovrà ricostruire seguendo normative rigide che impongano di proteggere gli abitanti di queste zone dalla violenza che scaturisce dalla terra.
Della Basilica di San Benedetto, a Norcia resta solo la facciata trecentesca, la chiesa di Santa Maria Argentea è rimasta senza tetto ed allo stesso modo altri 5000 beni culturali hanno subito una analoga terribile sorte. La morfologia del territorio è cambiata ed è in continua trasformazione perché le scosse di terremoto non si arrestano e continuano a portare via pietre secolari che componevano i muri delle case che tutti abbiamo ancora negli occhi. Sarà possibile ricostruire in modo coerente conservando la stratificazione delle varie epoche e la testimonianza dell'opera dell'uomo nel corso dei secoli?

Tony Graffio: Professore che cosa è successo con il terremoto del 26 ottobre scorso?

Flavio Caroli: Sabato scorso, non è stato colpito soltanto un monumento eccezionale come era capitato nel settembre del 1997 con il crollo del tetto della Basilica di San Francesco ad Assisi, ma è stata toccata su ampia scala una civiltà umana fatta di tante sapienze, il vero cuore della cultura e dell'arte italiana. E' qui che è nata la civiltà moderna. Queste zone sono state colpite da sempre dai terremoti, ma questo non aveva mai intaccato la bellezza ed il fascino di questi luoghi che adesso sono davvero in pericolo di perdere la loro identità.

TG: Teme che la ricostruzione possa avvenire un po' a macchia di leopardo ed in diversi periodi?

FC: Certamente, questo rischio è molto forte.

TG: Ricostruendo sarà anche necessario intervenire con il cemento armato per dare agli edifici delle garanzie di solidità e sicurezza, questo significa stravolgere e perdere definitivamente ogni collegamento con la nostra storia e la nostra identità?

FC: Questo sì, ma almeno spero che ci sia un'unità perché se uno ricostruisce col cemento armato e quello di fianco usa un cemento diverso, quello diventa il posto più brutto del mondo. L'ha mai visto lei il Vajont?

TG: Sì, l'ho visto.

FC: Lì hanno fatto degli affaroni che fanno schifo.

TG: Ma secondo lei non si potrebbe rivestire il cemento armato di pietra? Per esempio, io ho visto Porto Piccolo a Sistiana, un porticciolo turistico costruito ex novo in una ex cava per gente molto danarosa e tutto sommato questo resort residenziale non sarà un capolavoro, ma non si presenta tanto male. Lei lo ha visto?

FC: No, non l'ho mai visto e poi io non son mica un architetto. Certo che a naso, in una zona da migliaia di chilometri quadrati, ci vuole un certo equilibrio nel ricostruire. Lì ci saranno appetiti enormi, tutti vorranno guadagnare: dai costruttori locali, ai geometri che vorranno fare le casette. E' meglio non pensarci perché c'è da spaventarsi.

TG: C'è il rischio che si perda un'identità culturale?

FC: Certo, si perderà tutto. E' una zona enorme e bellissima: quella è la vera Italia. Ogni paese è una meraviglia, sono cose in sé bellissime.

TG: E' terribile. Poi, c'è anche il rischio dell'abbandono di questi posti.

FC: Se le persone vanno da un'altra parte è un'altra cosa, ma io temo che venga fuori una schifezza spaventosa. Pensi a tutti gli avvoltoi pronti a fare qualsiasi p.....ata per denaro.

TG: Terrificante! Meglio cambiar discorso, so che sta per pubblicare un nuovo libro, di cosa parlerà?

FC: Lo presenterò venerdì. Si chiama: "Il museo dei capricci", 200 quadri da rubare, ovvero un museo ideale pensato non in ordine cronologico, ma per grandi temi.

TG: Chi ci mettiamo in questo museo?

FC: Ci sono ben 30 stanze, la prima che si chiama: "Tipi psicologici" sarà piuttosto divertente perché ci saranno personaggi dipinti che assomigliano a Luciana Littizzetto, a Jovanotti o a Valentino Rossi, per citare volti che tutti conosciamo. 

TG: Interessante, e chi ha dipinto un volto simile a Valentino Rossi?

FC: Tintoretto.

TG: E Jovanotti?

FC: George de La Tour, un pittore del seicento francese.

TG: (Rido) Sa che anche a me capita che quando vado al cinema, alla fine del film, quando in sala si accendono le luci, mi guardo intorno e mi accorgo di trovare sempre qualcuno che assomiglia ai protagonisti del film?

FC: (Ride) Allora deve proprio venire alla presentazione che faremo venerdì; questo libro è fatto proprio per lei!

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