giovedì 10 marzo 2016

Quando rinascerà l'albergo diurno più accogliente e moderno d'Europa?

La dea Igea riceve il visitatore alle terme sotterranee dell'Albergo Diurno Metropolitano 

Il Diurno Venezia è una grande struttura realizzata sotto piazza Oberdan che occupa tutta l'area Nord della piazza. Al momento degli scavi, nel 1924, venne riorganizzato tutto il quartiere, cosa che ha portato alla distruzione del convento dei cappuccini e la demolizione del lazzaretto, oltre che la lottizzazione della parte interna di Porta Venezia.
Alla Società Anonima Imprese Metropolitane (SAIM) venne dato il permesso di costruire il Diurno che risulta essere un grande involucro di cemento armato con un perimetro tecnico, un cavedio che circonda tutta la costruzione, sia per effettuare l'areazione che per dare ai locali un isolamento termico.

L'ingresso del Diurno Venezia è sulla scala della stazione della  metropolitana di Porta Venezia 

Dal 4 dicembre 2015 il FAI ha preso in carico il Diurno di Piazza Oberdan dopo che fu fatta una prima apertura straordinaria nella primavera del 2014. Dal 2006, anno in cui l'ultimo inquilino della struttura, il barbiere Aiello, se ne andò lasciando il suo spazio, tutto l'ex albergo diurno cadde in uno stato di abbandono, mentre tutta la sezione dei bagni pubblici era già chiusa da tempo. Per qualche anno, il Diurno venne dimenticato, fino a quando due ricercatori del Politecnico di Milano: Stefano Masi e Pierfrancesco Sacerdoti attribuirono la paternità del progetto datato 1923 all'architetto Piero Portaluppi.

Lo spazio sopra al Diurno Venezia

Una delle colonne di sfiato del riscaldamento dell' ex-albergo diurno di piazza Oberdan

L'unica struttura Liberty dell'ingresso al diurno rimasta

La scala d'accesso al diurno verso via Tadino è bloccata

Si pervenne a questa conclusione grazie all'analisi di alcuni documenti, ma soprattutto grazie allo studio degli elementi dell'arredo e del disegno dell'interno della struttura. Piero Portaluppi è molto conosciuto per altri progetti realizzati a Milano, come la Villa Necchi Campiglio che è il suo capolavoro ed è anch'essa un bene del FAI; il Planetario Ulrico Hoepli e la ristrutturazione della Casa degli Atellani.
Una volta deciso di riaprire il sito, si è dovuto provvedere a ripulirlo, togliere i puntelli che sostenevano il soffitto e portare via le macerie. Dopo una settimana di lavori, si è pensato di fare una catalogazione di quanto era ancora presente sul posto e si sono aperte le porte per mostrare questo spazio a più di 6500 persone in due giorni. A seguito del successo di quell'evento e dell'interesse della popolazione, il FAI ha richiesto l'affidamento del sito al Comune di Milano che è il proprietario di questi locali. E' stato siglato un accordo per la valorizzazione dello spazio e, per la prima volta, un bene viene dato in gestione ad una entità costituita da volontari, come la delegazione del FAI di Milano, congiuntamente al FAI. In un anno questo luogo verrà ulteriormente studiato sotto vari punti di vista, per poi poter pensare ad un suo riuso. Il FAI porta avanti questa filosofia che prevede di trovare una funzione per i suoi beni, in modo da farli vivere e non farli ricadere nell'abbandono. Il Diurno Venezia è sicuramente un luogo carico di storia e di storie che ha visto cambiare la vita della città nei suoi 90 anni di vita e che può essere destinato ad un utilizzo che possa essere funzionale alle esigenze dei cittadini di Milano. Non lo si vuole trasformare in un museo, bensì in un luogo in cui possa pulsare la vita della città. Il 2016 è un anno destinato ad effettuare delle indagini stratigrafiche e strutturali, come si fa solitamente in questi casi. Si cercherà anche di capire quale utilizzo assegnare a questo luogo in futuro, dopo di che verrà effettuato il restauro. Bisogna capire bene che cosa si vuol fare perché bisogna rifare tutti gli impianti, dall'impianto di riscaldamento, a quello elettrico, all'idraulica dei bagni.

 Le vetrate colorate dei lucernari  sono scomparse

Anno di fine lavori 1925

 La boiserie dell'arco spezzato del Portaluppi

Uno spazio dove si svolgeva un'attività artigianale all'interno dell'Albergo Diurno Metropolitano

Il corridoio d'accesso ai bagni

Il dettaglio di una porta 

Il Diurno Venezia è stato chiuso per la concorrenza di strutture simili situate nella Stazione Centrale, ma anche a seguito dei cambiamenti degli usi e dei costumi delle persone che vivevano nelle vicinanze. Già dagli anni '80 era venuta meno l'esigenza di fare il bagno caldo fuori casa. I bagni, sia quelli più popolari che quelli di lusso, erano nati qui in Piazza Oberdan perché tra la Stazione Centrale Vecchia, quella in Piazza della Repubblica, un quartiere di case in affitto molto economiche che non avevano i bagni all'interno degli appartamenti e la vecchia Ippovia, poi Tramvia Milano Monza s'era creata la necessità d'avere dei bagni che servissero sia i residenti che i viaggiatori e le persone che convergevano in questa zona per motivi di lavoro, poiché questa era ancora una grande area operaia. I bagni pubblici offrivano vari livelli di servizi a tariffe differenziate. Oggi questo luogo si presenta come un'architettura di lusso, ma bisogna tenere presente che al tempo questo era un esercizio pubblico in grado di far coesistere praticità e confort. Le finiture d'alto pregio dei bagni garantivano anche robustezza e facilità di manutenzione alla struttura che effettivamente è riuscita a giungere fino ai nostri giorni in condizioni abbastanza integre. 

 Ci sono molti lavori da fare per riportare il diurno ai fasti della Belle Epoque

 Bagno maschile n. 54

 Le piastrelle di vetro Civer

Rivestimenti Vetro Civer G. Monti, via Correggio 23

Pavimentazione di ceramica a mosaico

L'uso del vetro Civer che è un rivestimento in pasta vetrosa resistente alle vibrazione ed all'aggressione degli agenti chimici utilizzati per la pulizia, ha una sua qualità estetica che oggi è singolare, ma in realtà questa scelta è stata fatta più per motivi tecnici che per ragioni artistiche. Questo perché la pasta vetrosa poteva essere pulita facilmente, le fughe erano molto sottili ed il tutto non richiedeva particolari attenzioni. In più, come si diceva, esistevano cabine da bagno standard e cabine da bagno di lusso, in modo da poter offrire una scelta più ricca rispetto ad altri servizi di questo tipo pre-esistenti. Il primo albergo diurno di Milano fu inaugurato nel 1924 in piazza Duomo, si trattava del Cobianchi che era una struttura più semplice rispetto a quella di Piazza Oberdan. Si ritiene che per conferire un'identità milanese a questo albergo diurno sia stato chiamato il Portaluppi e siano state effettuate scelte più tecnologiche ed all'avanguardia, come l'impianto di riscaldamento ad aria calda. Oltre al bagno semplice, esisteva il bagno con doccia, il bagno con vasca ed il bagno di lusso. Molti utenti di questi bagni si recavano qui al sabato per lavarsi e rilassarsi, oppure arrivavano dalla stazione e cercavano degli appartamenti di fortuna che erano in condizioni modeste. Il Diurno Venezia s'è conservato integro con parte degli arredi originali ed ha la particolarità d'avere un ampio spazio conosciuto come il salone degli artigiani, un'area in cui venivano offerti altri servizi, dal barbiere, al parrucchiere, alla manicure, al fiorista, alla posta, alla biglietteria per comprare i biglietti dei treni, l'ufficio di cambio valuta, un negozio di moda pronta ed il fotografo. Questa caratteristica non è comune tra gli alberghi diurni. Questa area, divisa in tre campate, era un po' come una piazza coperta animata da tante botteghe che si trovavano nelle campate laterali ed erano separate dalla parte pubblica da boiserie in noce caratterizzate dal tema dell'arco spezzato tipico del Portaluppi. Qui, c'erano anche degli arredi che purtroppo sono andati perduti. Erano dei divanetti di velluto rosso illuminati da grandi abat-jour, tavolini attrezzati per la dattilografia ed il telegrafo per restare collegati con il mondo. Si trattava di una sala d'attesa, ma anche di una piccola sala di controllo per poter continuare a svolgere attività lavorative e pratiche. Il 1925 è l'anno di massima espansione dell'Art-déco che prende il nome proprio dall'esposizione universale. Questo posto s'ispira sì all'estetica dei grandi alberghi, ma anche a quella dei grandi piroscafi che solcavano i mari in quegli anni di forte emigrazione verso le Americhe. Questi luoghi sotterranei hanno conservato lo spirito del tempo ancor più di altri che venivano costruiti in superficie. L'idea di costruire dei servizi sotto terra dava un'impronta di modernità alla città che tendeva a svilupparsi sia in altezza che in profondità, densificando il proprio territorio, oltre che allargandolo. A Milano erano stati costruiti anche alcuni cinema ipogei, proprio allo scopo di dare alla città un aspetto moderno. Il Diurno Venezia era una macchina modernissima che offriva il meglio che la città poteva avere a quei tempi in questo genere di servizi. Da tutto ciò noi oggi possiamo capire che l'ex albergo diurno di piazza Oberdan era una porta di Milano ed un luogo identitario, sia per il quartiere che per tutta la città.

Alcune pareti sono rivestite di marmo bianco di Carrara di buona qualità

Un lucernario rettangolare e le finestrelle delle cabine

 In ogni cabina c'era una griglia per la regolazione dell'aria calda

 Le vasche sono realizzate in tecnoceramica

 Cabina 23

 Alcuni dettagli di una porta

Il vetro Civer è un brevetto belga del 1920 portato in Italia dalla ditta Monti. Essere molto sottile lo ha reso molto resistente alle vibrazioni e probabilmente è per questo motivo che è arrivato fino a noi integro

 All'interno dei bagni erano anche presenti un locale lavanderia ed un locale stireria

Il pavimento in ceramica e gran parte delle rubinetterie sono originali

Terme Metropolitane

Portaluppi gioca un po' con la sacralità dissacrata mostrando una statua d'Igea all'interno del Diurno, come a dimostrare che qui si compiono dei riti igienici in suo onore, anche come prevenzione della malattia. Igea, oggi, oltre che la dea della salute, potrebbe anche essere considerata la dea della bellezza perché non si può essere belli se non si è puliti ed in salute.
Poiché il FAI è un ente privato, in questo momento si pensa anche a reperire i fondi per il restauro e ad un'attività che possa essere in seguito di mantenimento a questa struttura, poiché i beni del FAI si devono finanziare da soli. Il Comune di Milano non parteciperà alle spese per il restauro ed il riuso di questo spazio.
L'ingresso al Diurno Venezia è libero, viene richiesta solo una donazione volontaria, ma la grande richiesta del pubblico di accedere a questi spazi rende la lista di attesa per vedere questi bagni abbastanza lunga.
La sala macchine in un primo tempo ospitava una caldaia a carbone che in seguito venne sostituita con una caldaia a gasolio. I camini di sfiato, visibili ancora adesso all'esterno, sono due finte colonne esterne in stile parigino Liberty. C'erano anche due accessi ai locali con delle tettoie in ferro battuto e cemento, ma uno di esse è andato perduta quando è stata costruita la stazione della metropolitana di Porta Venezia. Si trattava di due accessi simmetrici a doppia scala, uno portava ad un piccolo disimpegno che portava ai servizi igienici, l'altro invece era l'ingresso al Salone degli Artigiani. Attualmente, una porzione dei bagni non è accessibile perché è ancora in fase di ristrutturazione e bonifica, mentre la parte più interessante, quella dei bagni di lusso è mostrata nelle fotografie di questo articolo di Tony Graffio.

 Lo spazio commerciale delle Ferrovie dello Stato all'interno del Diurno Venezia

 Parrucchiere per Signora

 Lo Ziggurat del Portaluppi

Poltrona da barbiere

La cassa del Diurno Venezia riporta ancora gli ultimi prezzi in lire italiane

Alla cassa si pagava per un bigliettino che corrispondeva al livello di servizio richiesto; si attendeva in sala d'aspetto e poi si veniva chiamati quando si liberava un bagno. Le cabine erano numerate, proprio per questo motivo. Si veniva forniti di un asciugamano pulito, saponetta o ciò che serviva e si aveva l'accesso ad un momento di relax e di cura del corpo. L'Albergo Diurno Metropolitano è stato inaugurato il 18 gennaio 1926 alla presenza di autorità e personaggi molto importanti.
Il Diurno è apparso in molti film popolari, tra cui “Bingo Bongo” di Pasquale Festa Campanile, con Adriano Celentano, nel 1982. In un'altro film questo posto viene presentato come un bordello che è un po' l'altra natura di questo quartiere, poiché in via Tadino c'era la Casa Chiusa più rinomata di Milano. Ci sono tante storie che parlano del Diurno come un ritrovo per incontri galanti ed equivoci, ma di questo argomento parlerà l'amico Professor Maurizio Bossi nel prossimo articolo di Frammenti di Cultura.
Uno segno ricorrente nelle architetture del Portaluppi è lo ziggurat, una forma a più pignoni sormontata da una sfera, posta sopra le colonne. Lo si vede sia nella centrale idroelettrica di Crevoladossola, che sulla tomba di famiglia di Cavacini, uno dei finanziatori di questi bagni, oltre che qui al diurno.

Essendo un bagno pubblico, dell'Albergo Diurno Metropolitano non è rimasta molta memoria, per questo motivo ho pensato d'intervistare un uomo ed una donna che per motivi differenti hanno frequentato questo posto. Tony Graffio

Lorenzo Lenzini, giornalista, 78 anni

La testimonianza di Lorenzo Lenzini
La prima volta che sono venuto qua è stato nel 1961, io mi recavo in questo posto soprattutto al lunedì quando i parrucchieri erano chiusi e soltanto i personaggi più importanti della città avevano accesso a questi spazi, ricordo che c'erano anche molti parroci che non avevano il bagno o l'acqua calda, così si recavano qui in piazza Oberdan per lavarsi e trovare un po' di tranquillità. Per questo motivo erano stati affissi sui muri moltissimi cartelli che proibivano di bestemmiare. Anche il clero usufruiva dei servizi offerti dal personale incaricato di lavare la schiena o di esperte massaggiatrici che si potevano scegliere a seconda dei gusti del cliente. Erano in vendita speciali unguenti per rendere i massaggi più piacevoli e l'ambiente generale era molto accogliente. In mezzo al salone principale c'erano tanti divanetti con lampade rosse. Oltre che per l'attesa, era un luogo destinato agli appuntamenti. La mia ultima vista a questo posto risale al 1974, anche perché dopo quella data, questo non era più un ambiente di classe, ma era diventato più popolare. Venivo qua perché in questo posto incontravo personaggi importantissimi del clero, tra cui cardinali e vescovi. C'erano anche personaggi in vista del mondo dello sport e dello spettacolo, ma soltanto al lunedì quando il diurno era chiuso al pubblico. Frequentavo questo posto per motivi che potremmo definire professionali, ma soprattutto per relax (ride). Io usufruivo specialmente dei bagni perché gradivo molto farmi lavare la schiena e farmi massaggiare dalle ragazze che lavoravano qui. Facevo il bagno in compagnia della massaggiatrice e c'era la possibilità di scegliere la persona più adatta a questo scopo. Era un posto favoloso, nato nel periodo del fascismo, perché il Duce voleva fare qualcosa di popolare, ma lo spazio era talmente bello che venne frequentato anche da grandi signore, artisti e sportivi, al lunedì. Io sarei rimasto qui dal mattino alla sera.

Giuseppina De Broggi ex-infermiera, 64 anni

La testimonianza di Giuseppina De Broggi
Ho frequentato questi bagni dal 1966 al 1967 perché noi in via Panfilo Castaldi non avevamo il bagno in casa. Dopo ho abitato in via Lazzaro Palazzi al numero 10. Sono d'origine siciliana, mi sono trasferita a Milano nel 1967, ma già un anno prima andavo e venivo da Milano. A casa non avevamo il bagno, né l'acqua calda e nemmeno la caldaia, avevamo solamente una stufa che funzionava sia a legna che a carbone. Questi bagni del diurno di piazza Oberdan erano bellissimi, erano un vero spettacolo, io venivo qui al giovedì e la domenica insieme a mia mamma, lei adesso ha 91 anni. Venivamo a farci il bagno due volte alla settimana, il lunedì era chiuso per turno di riposo. Il bagno rosso era quello dei signori, anche quello verde era di classe, ma anche gli altri bagni erano bellissimi; pagavamo 70-80 lire per entrare, non era costoso. C'era la biglietteria della ferrovia, c'erano i telefoni, l'ufficio per i telegrammi, la posta, la profumeria, sceglievamo il bagno che preferivamo, una parte era riservata agli uomini e una alle donne. C'era sempre un gran viavai di gente che veniva fuori dalla stazione per venire a lavarsi in questo posto. Qui in zona Porta Venezia non c'erano i bagni, tutte le case avevano i bagni esterni. Qui al diurno si poteva stare anche un'ora, c'erano quattro tipi di bagni. Noi aspettavamo il nostro turno al bar con i biglietti per entrare. Al centro c'era un bancone rotondo. In ogni cabina c'erano 2,3,4 sgabelli per i clienti che aspettavano. Per i parrucchieri si aspettava un po' di più perché erano pienissimi, ma normalmente per i bagni si aspettavano solo 10/15 minuti. Il personale preparava l'acqua calda e gli accappatoi, c'era molta gente che lavorava qua. Nella cabina del parrucchiere c'era l'apprendista, l'inserviente che faceva le mani ed il parrucchiere, facevano tutto; in ogni cabina ci stavano 4 o 5 persone. Dopo il 1967 abbiamo trovato un appartamento di 5 locali diroccati e li abbiamo sistemati in qualche modo, perché c'era un mio amico che era muratore, ed abbiamo ricavato anche un bagno, però ancora non c'era la caldaia e nemmeno l'acqua calda, solo la stufa a legna. Poi, da lì, ci hanno fatto l'impianto idraulico, abbiamo trovato una vasca di quelle ancora coi piedini di ghisa, abbiamo messo il bidet e tutto il resto ed abbiamo comprato la stufa a kerosene. Nonostante fossimo in affitto i lavori li abbiamo fatti a nostre spese. Finché non avevamo la caldaia scaldavamo l'acqua sulle stufe e ci facevamo il bagno così. Lo scaldabagno non l'abbiamo mai istallato perché era troppo di lusso. Andavamo in via Lecco a prendere i bidoni di questo gasolio, o quello che era, e poi ci facevamo il bagno in casa, ma non era caldo come la stufa. Rivedere questo posto adesso è per me una cosa molto bella. Peccato solo che sia rimasto chiuso per 30 anni perché è andato tutto in rovina. Mi piacerebbe vederlo tornare ad essere come una volta. Quando hanno aperto la stazione della metropolitana, questo posto è stato chiuso ed hanno aperto la piscina Cozzi. Io conoscevo il barbiere che è stato l'ultimo ad andar via. Lui continuava a lavorare qui perché c'era un altro mio amico di 90 anni che era rimasto il suo unico cliente storico e si faceva tagliare i capelli da lui. Fissava l'appuntamento telefonando al parrucchiere e gli diceva. “Vieni giù a farmi la barba?". E l'altro veniva qua ed apriva. Non era sempre qui. Quando lui ha terminato il suo contratto ha chiuso definitivamente tutto.

Si ringrazia Andrea Alessandri, Vice Capo Delegazione FAI di Milano che ha organizzato l'apertura dell'Ex-Albergo Diurno Metropolitano e gli ex-clienti di questi servizi per le testimonianze: Lorenzo Lenzini e Giuseppina De Broggi.


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