lunedì 22 febbraio 2016

Enrico Cattaneo fotografo delle periferie (da dilettante)

Il percorso artistico di Enrico Cattaneo mi interessa molto per almeno 3 motivi: per un'affinità dei suoi interessi fotografici con i miei, entrambi abbiamo ricercato a distanza di molti anni gli stessi soggetti; per la sua opera di documentazione di un'epoca, cosa che in parte sto cercando di fare anch'io; e per la sua ricerca nel mondo dell'arte che sembra non avere mai fine.
Scrivere di Enrico Cattaneo, fotografo nato nel 1933 a Milano, vuol dire inevitabilmente scrivere di Milano, dei mutamenti di questa città e significa anche, per chi è più giovane ed è nato qui, scoprire quegli elementi che aiutano a solidificare la propria identità culturale e  territoriale ed a capire meglio chi siamo e da dove veniamo.
Ho conosciuto Enrico Cattaneo in occasione della sua mostra: "Le mie periferie", anche indicata come: "La metamorfosi di Milano - La città tra le architetture e la vita quotidiana tra gli anni 1959-1963", alla ex Fornace sull'Alzaia Naviglio Pavese, esattamente un anno fa. Parlando con lui in quel momento, ho scoperto che non era molto interessato ad esporre le sue prime fotografie da dilettante. Era rimasto piuttosto sorpreso che quegli scatti potessero riscuotere tanto entusiasmo tra il pubblico presente in quell'occasione, tenendo conto che da professionista e da artista, ha poi effettuato delle riprese e delle stampe che ritiene essere molto più meritevoli d'interesse e di valore artistico, più che di rilevanza storico-documentaristica. 

Periferia Nord di Milano

Sul finire degli anni 1950, in una Milano ancora avvolta nelle nebbie, un giovane di circa 25 anni si aggirava senza meta per trovare il nuovo volto di una città che dopo le distruzioni della guerra stava trasformandosi per diventare più accogliente, moderna e industrializzata.
Enrico Cattaneo era uno studente d'ingegneria con una grande passione per la fotografia, aveva una Kodak Retina 1/b ed aveva scoperto, insieme ad altri 3 studenti che presso la facoltà che frequentavano c'era un laboratorio fotografico inutilizzato, di cui nessuno era a conoscenza.
Questi giovani non persero tempo e iniziarono ad intrattenersi con maggior assiduità in camera oscura che nelle aule di lezione, cosa che ebbe poi l'effetto di far diventare questi studenti fuori corso dei fotografi professionisti, anziché degli ingegneri.
Durante gli anni dell'Università, Enrico Cattaneo era ancora un dilettante che da autodidatta s'avvicinava al mondo della fotografia, egli partiva da via Giordano Bruno (una via parallela a via Paolo Sarpi) dove abitava, per incamminarsi verso le periferie a Nord della città perché qui c'era qualcosa che lui riteneva interessante: le industrie, le gru e le nuove costruzioni.

All'epoca, i nuovi edifici in costruzione ai margini dell'abitato attiravano l'attenzione della borghesia milanese che ambiva ad uscire dagli appartamenti storici che disponevano soltanto di stufe a carbone, come unico sistema di riscaldamento e di servizi igienici collettivi nei cortili, mentre nelle nuove abitazioni erano installati sistemi che offrivano maggiori confort.

 Scuola Trilussa, Quarto Oggiaro, 1964

Difficile dire che cosa stesse cercando esattamente Cattaneo in quel periodo; è chiaro che in quegli anni la città stava cambiando profondamente, come stava mutando la stessa società italiana e gli stessi abitanti di Milano. Quello era il  momento della ricostruzione, del boom economico, della industrializzazione post-bellica e di un continuo riassetto urbanistico per dare nuove case e scuole agli immigrati in arrivo dal Meridione.
Nascevano non solo nuovi edifici, ma anche nuovi quartieri, la fotografia scattata agli inizi degli anni 1960 a Quarto Oggiaro con una scuola appena terminata e gli scavi intorno ancora aperti ne è un esempio. Si costruivano in fretta e furia le strutture indispensabili e poi si provvedeva a collegarle con strade ed altri servizi.

Sesto Marelli

Ho tenuto in sospeso per 12 mesi questo speciale su Cattaneo perché non volevo sminuire la sua opera parlando soltanto di una mostra, ma approfondire la sua conoscenza anche come essere umano, cercando di carpire nel suo sguardo e nelle sfumature della sua voce cosa restasse in lui di un'epoca gloriosa in cui Milano era la capitale della cultura mondiale. E' stata una breve stagione, ma quel periodo ha segnato perennemente la storia dell'arte, della letteratura e di un certo modo di vivere che purtroppo è scomparso.
Si parla spesso del boom economico, ma ascoltando i ricordi di chi ha vissuto la sua giovinezza tra gli anni 60 e 70 del secolo scorso, io percepisco un vero sogno milanese in cui ogni idea e progetto potevano avverarsi, per tutti, anche per coloro che andavano a costituire la nuova classe operaia. Eppure lo sfondo sul quale si svolgeva quella vita industriosa e creativa era un paesaggio grigio, nemmeno tanto affascinante.
Cattaneo ha individuato dei soggetti che non venivano messi a fuoco da nessuno dei suoi contemporanei: fotografava le periferie, le fabbriche abbandonate, le discariche, gli scioperi ed i primissimi moti sociali, era un fotografo impegnato che non voleva esprimere un'immagine leccata di un mondo distante o idilliaco, ma prediligeva la realtà della grana grana grossa e di ciò che lo circondava.
Sembrerebbe impensabile che anche i rifiuti possano avere qualcosa da dire su quel tipo di società, eppure, venerdì scorso quando sono andato a visitare Enrico a casa sua, lui mi ha fatto notare che a quell'epoca non c'erano oggetti di plastica gettati nell'immondizia.
Il motivo era semplice: questo accadeva perché la plastica non esisteva ancora.
Quante cose oggi ci sembrano scontate? Per capire meglio il nostro passato dobbiamo per forza farcelo raccontare da chi è venuto al mondo prima di noi ed Enrico Cattaneo di cose da dire ne ha tante, perché ha vissuto intensamente, vedendo e conoscendo tutti. E tutto quello che è accaduto a Milano in campo artistico. Tony Graffio


 La Scuola Trilussa di Quarto Oggiaro ha compiuto 50 anni nel 2014

La Scuola Trilussa nel 2015, vista da via Trilussa

 Enrico Cattaneo, Artista, 82 anni

Le mie periferie inizialmente  erano semplicemente paesaggi milanesi.
In una fotografia si vede il Pirellone, sotto passava la ferrovia, in via Fabio Filzi, c'era una specie di casello con le galline. In un'altra immagine si vede il grattacielo di piazza Repubblica, in un'altra ancora la torre Galfa.
La Stazione Garibaldi aveva intorno ancora delle cascine. Vicino al ponte di Greco, oltre la Martesana, vedevi solo una Seicento.
Una locomotiva passava dalla Stazione delle Varesine e più in là stava sorgendo il quartiere QT8, costruito in contemporanea alla prima triennale di Milano, progettato dall'architetto  Piero Bottoni.
C'erano delle cave dove i ragazzi  facevano il bagno, sullo sfondo il gasometro dietro piazza Pompeo Castelli. Erano piene di ghiaia, e c'erano case appena costruite, negli anni '60, case nuove con i servizi in casa. Erano ambite ma non c'erano ancora le strade, però sembravano  più belle delle case del centro,  tutte di ringhiera e semidistrutte.
A chi mi mostra le sue foto dico di non fotografare quello che si vede ma quello che si prova; io vengo dal fotogiornalismo, per me non era importante l'estrema definizione dell'immagine. Forse allora ero un po' impaziente e scattavo di fretta, in alcuni casi avrei potuto aspettare un'inquadratura più animata. Mi piace che ci sia l'elemento umano, è fondamentale.
Lavoravamo in gruppo, il gruppo 66, ciascuno con la propria personalità, sul tema del paesaggio urbano. Non era tanto il tema delle periferie in se stesse, anche perché non era così sentito il contrasto tra centro e periferie, nuova frontiera della città in costruzione. Le periferie si sono sviluppate soprattutto a Nord mentre la parte Sud è rimasta ancora per tanti anni una zona agricola, e mi interessava meno fotografare le cascine rurali. E. C.

La mostra "Le mie periferie" di E.C. nel febbraio 2015

 Le fotografie esposte da E.C. nel febbraio 2015 alla Ex Fornace in zona 6

"Chi spinge un poeta ad alzarsi al mattino e scrivere poesie? O un artista ad imbrattare una tela? O a scattare una fotografia?" E.C.

Un'opera di E. C. realizzata con vecchie fotografie rovinate

Rita Barbieri del Consiglio di Zona 6, Enrico Cattaneo e Alessia Locatelli, curatrice della mostra.

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