sabato 27 febbraio 2016

Adami, Del Pezzo, Schifano, Tadini alla fondazione Giò Marconi

Ho rincontrato l’amico e gallerista italo-americano Joe Iannuzzi alla mostra, attualmente riproposta in forma aggiornata, su 4 grandi artisti dei favolosi anni '60, da Marconi.

Valerio Adami - L'uovo rotto (1964) Acrilico su tela cm 200X300

Tony Graffio: Caro Joe, vorrei sapere che impressioni riporti dalla visita alla bellissima mostra alla Fondazione Marconi che espone opere di Adami, Del Pezzo, Schifani e Tadini. Mostra che rimarrà aperta fino al 23 aprile e che consiglio vivamente a tutti gli appassionati d'arte di non perdere, anche per non dover attendere altro mezzo secolo, prima di rivederla...

Joe Iannuzzi: Tony, ti dico che mi ha fatto tornare in mente quando ero giovane e vivevo qui a Milano, sai io quella mostra la vidi 50 anni fa. Fu davvero una bellissima serata: a quel tempo lavoravo in un garage/officina di autoriparazioni e per l'occasione andai a vedere la mostra con una Lamborghini Miura nuovissima, logicamente non era mia, ma di un cliente, neppure lavorando tutta una vita come meccanico me la sarei potuta comprare. Comunque fu un successo: mi feci notare con quel bolide, conobbi anche una ragazza molto interessata… Forse più alla macchina che a me, insomma ho dei bellissimi ricordi.

Lucio Del Pezzo - Domestica (1961) Tecnica mista Cm 100X81X10

TG: Per quanto riguarda le opere esposte e gli artisti che cosa mi sai dire?

JI: Beh, questi artisti oggi sono tutti molto noti, allora però non era così. Milano era un centro dell’arte e non solo italiana ma anche europeo, c’era davvero un fermento culturale ed economico: ci si sentiva protagonisti dello sviluppo e della crescita economica del paese, tutto era possibile. Di Valerio Adami vedi le opere del suo ciclo chiamato “le unghiette” (ne intravedi le forme) con dichiarato riferimento al mondo dei fumetti e alla pubblicità del tempo, probabilmente il suo vero inizio a livello di riconoscibilità, notevoli anche le opere di Emilio Tadini: personaggi onirici e metafisici, che in seguito negli anni diventeranno personaggi quasi usciti dalle“favole”, di Schifano qui trovi i pezzi veri, per quanto riguarda Del Pezzo diciamo una sorta di “Nouveau Réalisme all’italiana".

TG: Secondo te, che significato ha oggi allestire una mostra con molte opere di quella fatta 50 anni fa?

JI: Sicuramente evocativo di quel periodo storico, quasi museale e di alto valore. Rivivi inoltre quel momento di sviluppo socio-economico della metà degli anni 60. Oggi come sai tutto ciò non può più avvenire. Con questa mostra si può capire come artisti, un tempo esordienti, oggi siano diventati riconosciuti da tutti con un loro posto nella storia. In Italia, anche a livello commerciale, le opere degli artisti storicizzati interessano di più ai collezionisti rispetto agli artisti emergenti.

TG: Perché?

JI: E’ come puntare sulle Blue Chip rispetto alle azioni di giovani aziende che non sai che fine faranno. Ritengo che in Italia ormai l’arte contemporanea interessi solo agli addetti al settore ed ai collezionisti; alle persone normali interessa altro: il calcio, la tv, altre forme d’arte come il cinema. L’arte è per pochi e se non è per pochi allora vuol dire che non è arte.

TG: Ma la Pop Art allora non era per il popolo: per molti!

JI: Certo Tony, ma eravamo negli anni sessanta. Oggi tutto è cambiato. Schifano probabilmente anticipò di poco gli americani, questo è quello che penso. Poi certamente, a parte le opere “giuste” di Mario, il resto meglio lasciar stare per molti motivi. Sai come è se poi un artista finisce a fare contratti con mercanti sbagliati, archivi e fondazioni varie, insomma poi vengono fuori casini.

TG: Se dovessi dare un suggerimento, su quale di questi quattro artisti punteresti?

JI: Sono tutti validi e con importanti presenze museali, personalmente a me piacciono molto le opere di Valerio Adami con questa sua “nuova figurazione”. Poi, c’è quadro e quadro, sicuramente quelli esposti da Marconi sono molto apprezzabili. Fu anche carina l’idea di creare cinquanta anni fa, come invito alla mostra, una scatola contenente quattro immagini dei quadri riprodotte su cartoncino tagliato a puzzle. Un’idea innovativa di comunicazione, anche questa piaciuta e ripresa dagli americani.

Mario Schifano - Bisogna farsi un'ottica (1965) Smalto e grafite su tela cm 300X160

TG:  Ecco parlando di comunicazione, che rapporto ha oggi l’arte visiva con i media: tv, radio, web, riviste, eccetera?

JI: Tutti questi mezzi sono fondamentali per diffondere il messaggio artistico, alcuni come la televisione, danno notizie quando c’è un record price o qualcosa che coinvolge molti: per esempio la prossima realizzazione dell’installazione di Christo “The Floating Piers”, molti telegiornali ne parlano, oltre a riviste del settore e generaliste, è apparso anche su Vogue. Puoi capire che è diventato qualcosa di non solo artistico ma di costume: coinvolge la società. Il Web oggi possiamo definirlo quasi come una memoria storica di ciò che è successo, oltre ai libri naturalmente. La forza del web sta anche nel fatto che è gratuito e raggiungibile da tutti in qualsiasi momento. Per questo apprezzo molto il tuo lavoro, pur non essendo il tuo un blog specifico sull'arte, tu riesci a raccontare molto spesso attraverso interviste ad artisti, fotografi, uomini di cultura, ed altri personaggi di riferimento, la storia passata e quella di oggi. Tieni conto che se non vi fosse traccia sul web tramite scritti e immagini di un determinato fatto, di una certa persona e di quello che ha fatto, probabilmente arrivando all'estremo ti direi: quel fatto non è mai accaduto, quella persona non è mai esistita!
Inoltre, come sai anche le aste ormai sono quasi tutte trasmesse in streaming, capisci oggi l’informazione è immediata: puoi sapere tutto e subito, cosa che quando io ero giovane era inimmaginabile.

TG: Da quello che dici si potrebbe pensare che oggi per gli artisti sia più facile farsi conoscere dal pubblico?


JI: Si, e allo stesso tempo no. Essere visibile in mostre marginali o in luoghi non deputati alle esposizioni artistiche ha poco valore in senso assoluto. Come partecipare ad una fiera d’arte marginale o essere ad ArtBasel: c’è una bella differenza! Ti parlo del termine “impact factor” che viene utilizzato nelle pubblicazioni scientifiche, qui è la stessa cosa il fattore d’impatto è ben diverso!

Emilio Tadini - Le vacanze inquiete (1965) Acrilici su tele cm 65X81

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