mercoledì 8 giugno 2016

Il rivoluzionario Cine-Film Scanner multiformato di Matteo Ricchetti (Tecnologia come arte)

"Credo che oggi la tecnica sia un'arte". Matteo Ricchetti

Riflessioni personali sul mondo della comunicazione e presentazione dell'argomento di oggi

Nel mondo parallelo della comunicazione della larga ragnatela digitale, molti individui sono super impegnati nell'egoistica auto-promozione di se stessi o nella presentazione parziale di fatti accaduti in passato. Quasi tutti vogliono primeggiare in qualcosa, raccontarsi e far emergere qualche aspetto della propria storia che possa colpire gli altri, in modo da ottenere quei quindici minuti di notorietà cui ognuno di noi sembra aver diritto in maniera populistica e simil-democratica, da quando i mezzi di comunicazione di massa sono prepotentemente arrivati nelle nostre case.
Da quando è stata inventata la fotografia, ogni 50 anni circa, nasce un nuovo media sempre più potente: abbiamo avuto il cinema, la radio, la televisione (con il televideo) ed infine internet.
Ognuno di questi fantastici strumenti ci permette di raggiungere più utenti e di essere sempre più informati su tutto, aggiornandoci di minuto in minuto. Non potrebbe essere altrimenti perché ormai la nostra società si muove sempre più in fretta, in maniera sempre più veloce, con una rapidità tale che ormai quasi non c'è più nemmeno il tempo d'approfondire un determinato discorso o di verifcare le fonti di certe notizie.
Facendo parte da tanti anni di questa giostra dell'informazione e della comunicazione, spesso mi pongo delle domande abbastanza complicate per cercare di capire se davvero stiamo andando nella direzione giusta. Ritengo che i grandi controllori della comunicazione di massa che poi sono anche gli stessi nomi che gestiscono lo show business internazionale, le scelte dei prodotti industriali e l'orientamento del pensiero politico della maggior parte delle persone, non abbiano poi molto da temere dalla libertà d'espressione portata dal flusso di notizie e di pensieri riversati su internet. Internet, nella maggior parte dei casi, è un eco di qualcosa che avviene su altri strumenti di diffusione di parole ed immagini.
La maggior parte della gente riprende notizie, fatti, scritti, pensieri, filmati, immagini e contenuti già visti, già sentiti e già proposti.
A volte li commenta, li approva, li critica, li schernisce, ma difficilmente cerca dentro di sé per esprimere qualcosa di diverso, di autentico, di valido, di innovativo.
Pochi sono davvero coloro che propongono qualcosa d'interessante e di nuovo.
In questo mondo globalizzato, è veramente difficile essere originali; anche se non vogliamo, le idee e le esperienze di coloro che sono venuti prima di noi, non solo ci influenzano, ci tormentano.
L'etere ed ormai anche le “nuvole” sono sature di un marasma d'informazioni inutili che tendono ad intasare il flusso del pensiero creativo e la possibilità di reperire con facilità informazioni utili al nostro progresso culturale. Tutti producono musica, filmati, arte, ma quanti di questi prodotti creativi sono davvero validi? E chi è in grado di verificarlo? La massa ha sempre ragione? O, come sostiene l'amico Federico De Leonardis, la massa ha sempre torto? Si sta davvero appiattendo tutto? Queste non sono domande semplici dalle quali si possono ricavare risposte immediate. Certamente, esiste una volontà pianificata da chi davvero detiene il potere su questo pianeta per rendere tutti più simili e più facilmente controllabili. Dicendo questo, mi riferisco anche ad un terrorismo istituzionale, globalizzato che in occasione di certi eventi drammatici, come sono stati per esempio l'attacco alle Torri Gemelle di New York del 2001 o l'attentato all'aereoporto di Bruxelles dello scorso 22 marzo ci propone delle immagini televisive alquanto “strane”. Prima o poi affronterò questo argomento in queste pagine, perché ritengo che sia importante farlo.
Adesso, però non vorrei andare troppo fuori tema, quello che mi preme dirvi è che bisogna dare più attenzione e più credito a chi agisce in modo da costruire un futuro che non venga programmato a tavolino dalle famiglie più ricche del mondo: ascoltiamo chi ci offre contenuti originali e seguiamo chi sceglie soluzioni controcorrente. Non schieriamoci con i potenti, scegliamo chi ci propone qualcosa di alternativo e di valido, anche a livello tecnologico perché ogni sistema precostituito va sovvertito e ripensato.
Questo mondo va cambiato in meglio e per farlo bisogna fare scelte diverse, a livello economico, come a livello politico. Chi ha agito per lo sfruttamento degli esseri umani si deve fare da parte, non deve più essere seguito da greggi di ovini-umani, ma cedere il passo a chi opera per i propri simili.
Il discorso è lungo, meglio che mi fermi qui, leggete cosa è capace di fare chi ragiona con la propria testa; non voglio cadere nella retorica del discorso sulla genialità della creatività italiana, anche perché sono totalmente antinazionalista, ma è pur sempre affascinante vedere come un progettista/artigiano/artista dell'elettronica possa fare tutto da solo, isolandosi in un luogo meraviglioso, con pochi mezzi ed una grande volontà.
Ringrazio l'amica Petra Wagner per avermi segnalato l'operato di Matteo Ricchetti e per essere una persona sensibile e propositiva, capace di trovare e distinguere argomenti e personaggi sempre interessanti.
Augurandomi che tutti coloro che leggono le storie che documento continuino a seguirmi con interesse, interagendo maggiormente con il blog, aiutandomi anche a diffonderlo ed a farlo conoscere ad un pubblico sempre più vasto.

Adesso vi presento un esperto di cinema/tv, ed altre discipline multimediali, che si definisce autodidatta e dal quale possiamo imparare moltissimo, non solo tecnicamente. T.G.

Matteo Ricchetti, 50 anni, regista televisivo e progettista elettronico posa per Tony Graffio a fianco del suo prototipo di Film Scanner per cinematografia in 4K.

Tony Graffio intervista Matteo Ricchetti

Tony Graffio: Oggi Tony Graffio ha affrontato una strada molto impervia per raggiungere Matteo Ricchetti che vive in una bellissima località della Val d'Antola...

Matteo Ricchetti: Alta Val Trebbia! Se vuoi essere formale, tu per arrivare qui hai costeggiato il Trebbia a lungo...

TG: Però siamo nel Parco della Val d'Antola...

MR: Siamo nel Parco dell'Antola e ti dirò di più, proprio da qui partiva questa stradina che portava in cima al Monte Antola che è un posto assolutamente fantastico. Ci sei mai stato?

TG: Non ancora, ma mi piacerebbe andarci.

MR E' una passeggiata straordinaria, devi camminare a lungo, circa un'ora e mezzo nei faggeti. Da qui il percorso più breve è molto ripido e ti sembra d'essere sempre qua, vedi il lago e la valle, mentre solo negli ultimi cinque minuti di cammino ti si apre questa visione assoluta in cui puoi scorgere da Milano a Torino, alla Corsica, fino al Monviso. A 1500 metri hai una vista stupenda.

TG: Benissimo, adesso ti va di raccontarmi qualcosa di te?

MR: Sono nato a Genova il 19 aprile 1966, avevo una mia società che produceva video e tecnologia applicata al video; mi sono sempre diviso tra il ruolo di progettista elettronico e regista che è l'attività che mi ha dato da vivere in tutti questi anni. Ultimamente, mi sono concentrato esclusivamente sulla regia video di opere liriche, ne ho riprese più di 40 un po' in tutta Europa, cosa che mi ha permesso di mettere da parte qualche risparmio, quando il mercato del prodotto audiovisivo valeva ancora qualcosa, coronando il mio sogno che era quello di trasferirmi in campagna, anche se qua siamo in una zona pre-montana, un po' una via di mezzo. Volevo avere spazio e tempo a disposizione per potermi dedicare a progettazioni che potessero andare un po' oltre ai confini delle mie competenze professionali. Mi interessa molto la sperimentazione, se vogliamo, anche un po' fine a se stessa che sconfina in vari campi dell'immagine in movimento o fissa. Mi sono impegnato per progettare e mettere a punto telecinema, scanner e altre cose di questo tipo. Poi, ti farò vedere delle macchine che ti piaceranno sicuramente tantissimo. In questa, avendo più spazio, casa ho riallestito i miei laboratori che prima erano costretti in uno spazio cittadino, così adesso, oltre a cercare di proseguire a svolgere il mio lavoro abituale di regista di opere liriche. Nel 2010, ho fatto la prima diretta europea destinata alla visione nelle sale cinematografiche, dal Teatro Massimo, occupandomi anche della progettazione del workflow tecnico ed anche a studiare come utilizzare il satellite punto a punto nei cinema. Insomma, mi occupo di una serie di cose tecniche, ma anche creative, anche se parliamoci chiaro, fare regia video per la lirica non è che offra molte possibilità di creare linguaggi o soluzioni innovative come potrebbe capitare nella regia di un film. Chiaramente, quando realizzavo documentari avevo più libertà d'azione. Detto questo, posso aggiungere di aver dato sfogo alla mia creatività dandomi alla progettazione. Mi hanno sempre interessato le macchine video analogiche di prima generazione, sia le attrezzature cinematografiche tradizionali. Nel 1994 avevo impiantato l'unico laboratorio a Genova dove si effettuavano tutte le lavorazioni in pellicola 16mm. Avevo una sviluppatrice, una stampatrice e mi occupavo di tutte le lavorazioni per la sincronizzazione dell'audio, mettevo il time-code ed altre cose che poi sono diventate normali, ma che ai tempi bisognava pensare in modo nuovo.

TG: Come si chiamava questo laboratorio?

MR: Eidomedia. Era la mia società. Avevo anche istallato lì il mio primo telecinema. Ai tempi questi apparati erano più semplificati, fondamentalmente si trattava di proiettori accoppiati a telecamere e cose del genere.

TG: Quindi sei sempre stato nel campo del video e del cinema?

MR: Sì, fondamentalmente mi sono sempre occupato di questo. Fotografia, cinema ed elettronica messe un po' tutte insieme. Al fine di realizzare qualcosa un po' innovativo rispetto a quello che già esiste o che possa essere offerto a costi inferiori a quelli che vengono prospettati dai canali tradizionali e le tecnologie abituali. Per cui, avendo una certa capacità manuale dettata dal fatto che fin da piccolo avevo iniziato ad occuparmi di queste cose, ho provveduto a realizzare da solo certi progetti. Ti mostro il mio telecinema che penso sia il discorso più interessante che sto portando avanti in questo momento. Si tratta di uno scanner multiformato in grado di lavorare con i formati: 8mm; Super 8, 9,5 mm e 16mm. Il 35mm sta per nascere. Questo è un prototipo alle ultime fasi di messa a punto.

TG: Riesci a gestire tutto con una fotocamera digitale?

MR: In realtà questa è una Black Magic in grado, in questo momento, di registrare in RAW a 12 bit in Full HD (di fatto già in 2K, a breve sarà possibile riversare anche in 4K ndTG) che si interfaccia particolarmente bene per tutta una serie di motivi. Ti invito ad osservare la stabilità assoluta di questo scanner che è qualcosa di impressionante. Risultato che sarebbe impossibile raggiungere con un proiettore normale. (fa partire il riversamento)

TG: Adesso stai effettuando un riversamento in HD?

MR: Sì, adesso è in Full HD, ma presto potrà essere fatto anche in 4K. Poi, diventano interessanti anche i post-processing digitali che faccio con i miei software per togliere la grana ed i difetti che possono affliggere le vecchie pellicole sporche e consumate.


Il Cine-Film Scanner di Ricchetti ha un aspetto che farebbe invidia a molte macchine dell'Arte Cinetica degli anni '60.

TG: Eccezionale! Non sembra neppure 8mm!

MR: Infatti dai miei riversamenti da 8 mm ottengo una qualità pari al 16mm e dal 16mm ottengo un risultato pari al 35mm telecinemato con altri sistemi. Vedi che è una macchina artigianale, ma assolutamente perfetta. Posso cambiare la guida di lettura, inserendo quella per il 16mm ed il mio scanner può riversare il 16mm allo stesso modo. Tra l'altro anche con la lettura dell'audio.


Comparazione di un filmato 8mm telecinemato normalmente e lo stesso filmato corretto con riduzione automatica della grana, dello sporco e saturazione del livello cromatico.

TG: Sono stupefatto capisco che sia difficile far capire ai nostri lettori quello che stiamo vedendo in questo momento, ma assicuro a tutti che questa è una nuova era del riversamento da pellicola cinematografica che non potrà passare inosservato a chi capisce di immagine video digitale e analogica.

MR: Figurati che tu adesso stai guardando quello che esce in RAW, un'immagine ancora “sbiadita” che dovrà essere trattata con il colouring, vedrai che cosa diventerà dopo. Inoltre, si tratta di una macchina unica, non perché il moto è continuo, ma per altri accorgimenti esclusivi, oltre che per il fatto che è stata costruita a mano e non ne esistono altre. Non c'è griffa: un laser legge la perforazione e dà un'impulso per far partire una lampada led che illumina il fotogramma per trasmissione, con un lampo ad alta intensità. Ci sono una serie di anelli ed un obiettivo che serve a fare la macrofotografia, insomma, c'è del lavoro, ma il risultato è adeguato a quanto è stato fatto, mi ritengo abbastanza soddisfatto.

TG: Ha un nome questo progetto?

MR: Non ancora. A dire la verità non gliel'ho nemmeno dato. Prima usavo i proiettori interfacciati, con risultati molto buoni. I proiettori erano modificati e con i motori sincronizzati che è la caratteristica fondamentale per avere una buona immagine. I telecinema tradizionali, tipo quelli della Fumeo non avevano i motori sincronizzati, quindi ti ritrovavi con un fotogramma fantasma, ovvero, ogni tanto ti ritrovavi un fotogramma doppio. Già negli anni '90 avevo provveduto a modificare i proiettori, il problema però era che per quanto sia preciso non ha il livello di stabilità del mio nuovo scanner introdotto dalla funzione del laser. I proiettori con la controgriffa sono solo quelli tipo i Seiko o quelli utilizzati sulle truka. Fantastici, ma di dimensioni esagerate. Inoltre, il fatto che la pellicola scorra in maniera continua fa si che vada bene qualsiasi tipo di giunta, paradossalmente li potresti fare anche con la pinzatrice... Con la griffa invece appena trovi una perforazione rotta la griffa perde il trascinamento la pellicola si sgancia ed inizia ad avere problemi. Sul mio scanner passa qualsiasi cosa ed in maniera molto delicata. Ottengo un buon risultato, ma poi penso che posso fare di meglio. E il meglio che cos'è? Eliminare anche il capstan di trascinamento.Lì c'è un capstan di gomma, un po' come i telecinema Spirit Rank Cintel, ma poi ho pensato: perché? Col mio sistema io posso eliminare tutto. Ho usato la meccanica di un perforato magnetico Perfectone come base decidendo di non utilizzare più i capstan. Ho inserito un circuito che regola la velocità dei motori più sofisticato e userò solo il motore di raccoglimento della bobina per mantenere la velocità giusta di trascinamento. Toglierò tutti i passaggi inutili: la pellicola passerà solo su questa superficie che è uguale a quella del primo scanner. Per me, arrivare ad una semplificazione estrema è molto importante perché semplificando il percorso del film mi permette di poter far passare sulla mia macchina pellicola sempre più rovinata. La sindrome acetica, per esempio, colpisce moltissima pellicola di acetato e triacetato di cellulosa (le pellicole moderne fabbricate dopo gli anni '40 sono definite anche safety film ndTG), distruggendola in maniera irreversibile. Bisogna fare attenzione alla conservazione dei film, ma sarebbe buona norma iniziare a riversare le pellicole prima che inizino il processo di deterioramento. Fino a poco tempo fa si riusciva a salvare la pellicola afflitta da questo problema solo facendo una stampa ottica grazie a stampatrici particolari che facevano fare un avanzamento  più piccolo al film che si era ristretto, ma era necessario regolare manualmente e continuamente la griffa della macchina; tutto andava tarato manualmente e bisognava procedere in modo discontinuo. Oggi, senza la griffa, passa qualsiasi cosa, in più io ho elaborato un algoritmo che da solo toglie la sindrome acetica perché io lavoro non più sul singolo fotogramma, ma su gruppi di tre fotogrammi. L'algoritmo l'ho sviluppato io, ma ho attinto da materiale presente in rete.

TG: Stai pensando ad una commercializzazione della tua creazione?

MR: Per ora, come facevo una volta, penso ad offrire un servizio di scansione professionale di alto livello. Mi sto occupando del materiale cinematografico dei miei amici e di chi mi conosce, ma presto metterò online un sito che presenti bene il mio servizio e quello che sono in grado di offrire. Io riesco anche a garantire un servizio su un formato cinematografico come il 9,5 mm che è un formato ignorato e trascurato da tutti. Per me è importante trattare anche formati poco conosciuti che possono essere scansionati e offrendo una qualità d'immagine sorprendente. Ho questo entusiasmo perché un altro mio progetto è quello di costituire un archivio del materiale cinematografico amatoriale. So che esiste qualcosa di questo genere a Bologna, però io mi ripropongo di farlo con una certa qualità, in HD, o superiore. Oggi, si punta molto al recupero di materiali fotografici che nascono all'inizio del secolo scorso, però si sta molto sottovalutando tutto il materiale amatoriale che invece è una memoria assoluta e interessantissima. Pensa che con questo nuovo scanner tutto il materiale 8mm, Super8 o di altri formati io posso estrarre dei fermi immagine che diventano vere e proprie fotografie. In pratica, in casa la gente per ogni minuto di 8, Super8, non dico 16mm perché erano pochi quei cineamatori con le possibilità economiche per girare in questo formato, ha 1200 fotografie, spesso di materiale sconosciuto.

TG: Ti porterò sicuramente il mio materiale da riversare, cosa che non avevo fatto fino ad ora perché chi offriva questo servizio per il passo ridotto non ha voluto adeguarsi a farlo in HD.

MR: L'HD è fondamentale. Io sto riscansionando materiale che avevo trasferito in Betacam in standard definition: devo tutto a mio padre che pur essendo un architetto ha lavorato sempre con la pellicola in modo professionale. Mauro Ricchetti è stato uno dei primi cineoperatori della Rai.

TG: A Genova?

MR: A Napoli (A Genova ha lavorato dopo e per poco tempo). Era andato a studiare in quella città perché a Genova non c'era la facoltà di architettura.

TG: In che anni?

MR: A Genova fino ai primi anni '60, poi s'è dedicato alla sua professione. Io a casa ho sempre avuto a disposizione tutti i tipi di cineprese e se da bambino hai la possibilità di trafficare con queste cose, inevitabilmente ti appassioni e vuoi continuare anche da grande.

TG: Capisco.

MR: Io, ovviamente, avevo già provveduto a riversare tutto il materiale di mio padre ed il mio a suo tempo. In SD e con materiale di buona qualità di quegli anni, però adesso...

TG: Certo, in più c'è la possibilità di salvarlo in RAW...

MR: Esatto. Lavorare con il RAW ti permette di tirare fuori dettagli e particolari che prima non uscivano, questo è indubbio.


L'evoluzione "Mark II" del Cine-Film Scanner multiformato è stato montato sulla meccanica Swiss Made di un registratore magnetico Perfectone.
Fotografia di Matteo Ricchetti


TG: Questo apparecchio invece che cos'è? (indico il Perfectone)

MR: E' un altro scanner che sto costruendo con una tecnologia ancora più innovativa, come vedi io non mi fermo mai.

TG: quali sono le difficoltà tecniche nella progettazione e costruzione di questi apparati?

MR: Come hai visto i miei oggetti non sono minimamente curati esteticamente, spesso nascono riutilizzando parti che trovo e che ho accumulato negli anni, perché quando mi viene un’idea ho la necessità di metterla in pratica prima possibile per verificare un funzionamento di massima, quindi divido il progetto in blocchi indipendenti e comincio a realizzare un primo prototipo per la verifica.
Questa è la parte più divertente e appagante, nel caso dello scanner tutto è cominciato dal sistema di lettura ottica della perforazione e del circuito di comando pulsato della sorgente di illuminazione. Riuscire a ottenere un lampo con durata di qualche microsecondo, con una intensità sufficiente non è banale, i led super-luminosi nascono infatti per dare una luce continua, e non esistono specifiche per farli funzionare pulsati, in pratica in un LED che lavora con pochi volt (una decina) devi sparargliene un centinaio, trovando sperimentalmente la soglia utile che non li distrugga, lavorando completamente fuori dalla specifiche per cui sono nati. Così una volta messo a punto questa parte, e provata in maniera indipendente, è nata l’esigenza di fare un percorso pellicola completamente servoassistito che mantenga una tensione costante indipendentemente dalla quantità di pellicola sul nucleo o sulla bobina. Tutto questo sistema è basato su software e un microprocessore è dedicato solo al controllo dei motori di tensionamento e avvolgimento. Poi l’ultimo scoglio è stato il motore di avanzamento che anche lui è sotto controllo software e fa avanzare la pellicola tramite capstan sincronizzato con la scansione del sensore di ripresa CMOS. Una volta assemblato il tutto sono cominciate le difficoltà più subdole e meno prevedibile per me che sono più “elettronico che meccanico” ovvero tenere stabile la pellicola nel gate di ripresa, considerando che qui non ci sono pressori, come nei proiettori o nelle cineprese, è il percorso del film è ultra delicato. Ho iniziato così a progettare e realizzare con la stampante 3D varie tipologie di gate, con cuscinetti laterali e superiori ma ogni risultato non mi convinceva, o era troppo macchinoso e preciso e le giunte non passavano bene, o c’erano micro fluttuazioni. Poi un giorno mi sono ricordato di un articolo che lessi su una rivista degli anni ’80 dove Jean-Pierre Beauviala (l’inventore della AAton) raccontava di come avesse raggiunto una eccellente stabilità senza usare controgriffe. Usando un pattino molto lungo, ho deciso così di agire anch'io partendo da questo assunto, ed è stata la soluzione vincente.


A Ricchetti non piacciono i rocchetti dentati, mentre capstan e bobine sono la sua passione.

TG: Quindi occorre una grande precisione meccanica?

MR: purtroppo sì, e dico purtroppo perché per raggiungerla usando utensili “casalinghi” (tornietto e trapani) occorre spesso inventarsi soluzioni, lavoro sul tornio con un microscopio per esempio.

TG: Ma quali sono le particolarità del tuo scanner?

MR: La prima, e quella a cui tengo maggiormente, è proprio l’assoluta stabilità del fotogramma, non ti nascondo che le prime volte che funzionava ho passato minuti a contemplare la perforazione invece che l’immagine sul monitor, per quanto fosse inchiodata. Il bello dell’autocostruzione è che quando nasce un nuovo problema puoi inventarti la soluzione. Mi è capitato di riversare un documentario rarissimo, una copia unica, aveva la perforazione completamente rovinata da un proiettore macinino, il proiettore aveva rovinato la parte “bassa” della perforazione quella dove era entrata la griffa per trascinare la pellicola, probabilmente un pattino troppo stretto, e quindi se la si provava a proiettare tutto traballava. Mi è così venuta l’idea di aggiungere un controllo sul mio scanner per dirgli di leggere il lato alto della perforazione e non quello basso, due colpi di saldatore sul circuito, un commutatore aggiunto, e ho potuto scansionare il film come se avesse la perforazione perfetta.


Dettaglio della pellicola 8mm che scorre sul lungo pattino del primo prototipo di Cine-Film Scanner Multiformato di Matteo Ricchetti.
Fotografia fornita da Matteo Ricchetti

TG: E per l’ottica che accorgimenti hai usato?

MR: Anche trovare l’ottica adatta è stato un problema. Più sale la qualità, più se ne vuole, mi ero allineato agli scanner professionali usando ottiche da ingranditore di alta qualità, tutto bene fino al 16mm ma scendendo di formato e quindi allungando il tiraggio per fare macro sul microscopico 8mm quelle ottiche decadono mostruosamente in particolare il piano di fuoco per il rosso è completamente diverso a quello del blu. Pare che il santo Graal sia un’ottica non più costruita e costosissima progettata da Nikon negli anni 80 per le truke. Ovviamente, anche qui mi sono dovuto inventare una soluzione, e dopo vari tentativi l'ho raggiunta.

TG: Quindi, la scansione è ottima, fai la colour-correction e sei a posto?

MR: "Ni", non è proprio così, anche una scansione ottima oggi non è più accettabile, a me non interessa l’effetto “Super8 amatoriale” io volevo e voglio tirare fuori il massimo da quei piccoli fotogrammi 8 S8 9.5 o 16, e per farlo occorre lavorare sul segnale digitalmente. Non mi dilungherò su questa parte, o se vuoi dedicheremo all'argomento un apposito spazio, ma ho sviluppato un workflow partendo dal lavoro che si trova in rete per il restauro dei vecchi formati analogici elettronici. Un flusso che lavora su gruppi multiframe, in pratica ogni fotogramma finale nasce dalla fusione di quello che lo precede e quello che lo segue. Considerando che lo sporco e la grana sono distribuiti in modo difforme per ogni fotogramma, mediando è possibile ridurla a piacere, e fare la pulizia automatica della pellicola. Il Super8 che ottengo ha una qualità migliore di un 16mm scansionato senza trattamenti.

TG: Il sistema nasce per un tuo uso personale?

MR: Sì, volevo mettere in salvo il materiale familiare di cui dispongo; aveva iniziato mio nonno paterno, nel 1927, a riprendere in 9,5mm con la Pathé Baby, poi negli anni '50 mio padre ha proseguito a documentare le nostre vite, prima in 9,5mm e poi con il 16mm, utilizzando questo formato sia per motivi professionali che familiari. Anche se poi negli anni '70 per le riprese familiari è passato al Super8 e alla Leicina. Ho moltissimo girato che copre un arco di tempo che va dal 1927 al 1980 (sia muto che sonoro), da lì in poi ho cominciato io che attirato dall’ elettronico giravo in Betamax, per poi tornare, per lavoro, sul 16mm nei primi anni '90. 
Mi divertivo, nei mesi del progetto, a pubblicare in rete i risultati, e molti hanno cominciato a chiedermi i riversamenti (cosa che ho sempre fatto fin dagli anni '80 coi proiettori modificati), ma che non facevo più da molti anni per clienti esterni.
Alla fine, con gli ultimi risultati col post-processing digitale la qualità del 16mm è equiparabile a quella che si ottiene coi migliori scanner sul mercato, il Super8 e l’8 è ai massimi livelli (credo semplicemente perché gli scanner da centinaia di migliaia di euro snobbano questi formati amatoriali). Comunque, credo che più delle parole valgano gli esempi.

Ecco una dimostrazione di quello che può fare il telecinema autocostruito da Matteo Ricchetti.

Ecco un riversamento senza correzioni di una vecchissima pellicola Pathé Baby 9,5 mm.

Il Cine Film Scanner in azione.

TG: Matteo, che studi hai fatto per avere delle competenze in campi che vanno dall'elettronica, alla cinematografia, alla regia, alla meccanica di precisione, alla programmazione e non so a cos'altro ancora?

MR: (Ride) Ho fatto il liceo scientifico, poi ho studiato un po' all'università in varie facoltà che ho tutte più o meno abbandonato. Adesso ti faccio vedere un altro dei filmati che ho corretto con il mio algoritmo digitale: Alan test. Vedi la macchina? Da una parte vedi la pellicola rovinata dall'altra la correzione; la cosa interessante è il cielo nel quale puoi vedere i "vermetti" da sindrome acetica totalmente sanati in automatico.

TG: Si perde un po' di contrasto forse?

MR: Mah sai, per questa dimostrazione ho scelto una scena diabolica, c'è un movimento veloce che mette a dura prova l'algoritmo di motion compensation.

TG: Tu sei più interessato alla tecnica che all'arte? O a entrambe le cose?

MR: Io sono interessato alla tecnica con una visione un po' settecentesca. Credo che oggi la tecnica sia un'arte.

TG: Lo dico sempre anch'io...

MR: Non lo dico perché voglio sembrare un artista, ma perché ogni periodo storico ha i suoi apici. Credo che la progettazione di un microprocessore, ai livelli ai quali sta lavorando Intel, cito loro, ma potrei citare altri, sia arte allo stato puro. I critici d'arte, stranamente, non si sono ancora "riformati" su questo aspetto. Che l'arte non sia quella del pittore che dipinge su tela con colori ad olio l'hanno capito tutti; siamo arrivati fino alla fotografia ed al cinema, alle istallazioni e a tante altre forme espressive, ma è la tecnologia che esprime i concetti più profondi. Non sto parlando di me, non vorrei sembrare presuntuoso, forse a volte posso esserlo, ma relativamente ad altri discorsi. Le menti più brillanti oggi si dedicano alla tecnica semplicemente perché è lì che c'è il mercato, un po' come Michelangelo un tempo lavorava per la Chiesa che gli pagava gli affreschi della Cappella Sistina, mi capisci? La mia formazione è un po' una via di mezzo tra arte e scienza, anche se mi sento più a mio agio con la manualità, mettiamola così o l'utilizzo delle mani e del cervello ai fini di realizzare qualcosa che consenta di fare da tramite a questi mondi. Spesso perché ho la necessità d'avere a disposizione uno strumento che non è in commercio o che ha dei costi proibitivi. 

TG: Per questo hai elaborato un tuo Cine Film Scanner?

MR: L'idea, che non è mia perché ci sono altre due o tre macchine che utilizzano questa tecnologia, è quella di leggere la perforazione attraverso un raggio laser. Non c'è una griffa che faccia avanzare il fotogramma e grazie ad uno speciale circuito elettronico il laser viene letto da una fotocellula e sincronizza il lampo dei led ad alta potenza che illuminano il fotogramma in un tempo di poco più di 1 microsecondo congelandone il movimento. Nello stesso momento, essendo l'avanzamento della pellicola sincronizzata alla telecamera, riesco così ad acquisire il fotogramma pulito. La cosa interessante è quella di poter acquisire le immagine dallo scanner alla massima velocità. I Super 8 girati a 18 fot/sec. io li acquisisco a 25 fot/sec. o anche a 30 fot/sec. ottenendoli puliti, ovvero senza quel problema di ghosting di cui ti parlavo prima. Soltanto in post-produzione deciderò poi a che velocità farli andare, siano 16 fot/sec. o 25 fot/sec. quello che era la velocità originaria, grazie agli script di un software che ho programmato come quelli per la pulizia. L'unica cosa che io faccio manualmente è la colour correction perché chiaramente per correggere bene il colore questa operazione va fatta scena per scena, come s'è sempre fatto nelle suite del telecinema. Tutto il resto è automatico.

TG: Ti è capitato di vedere in funzione i telecinema "tradizionali"?

MR: Sì, negli anni '90 quando realizzavo i videoclip ero stato alla TTV, a Milano, a fare i riversamenti sull'Ursa, pagando un milione all'ora.

TG: E il secondo scanner che hai costruito lo hai montato sulla meccanica di un registratore audio Perfectone?

MR: Sì, per avere la comodità di trovarmi tutti i rulli già montati. L'idea nasce dall'esigenza di realizzare qualcosa con quello che ho a disposizione.

TG: E' un riciclo?

MR: Sì è un riciclo. Avevo comprato una torretta di tre registratori audio, una l'ho usata per il magnetico perforato, poi visto che la meccanica è ottima ed i rulli sono tutti su cuscinetti a sfera, li ho adattati per il mio Scanner, mentre gli altri che avevo usato in precedenza li avevo costruiti io al tornio. Oltre ai trapani, alle mole e agli altri attrezzi che vedi qui ho allestito anche un piccolo laboratorio fotografico perché adesso mi sto dedicando al collodio per mio divertimento personale. Al piano di sopra ho una saletta per l'editing ed uno spazio dedicato al vintage elettronico, lì conservo vecchi registratori videomagnetici, telecamere ed apparecchiature che riesco a recuperare su ebay, altre mi sono state regalate da amici. E' tutto funzionante. In quella stanzetta magica io posso mettere mano su tutti i formati video analogici esistenti, ma adesso andiamo a visionare il materiale telecinemato in forma non compressa su un monitor decente.


Il tornio del piccolo laboratorio meccanico di Matteo Ricchetti

TG: Ah, vedo che usi Edius come software di montaggio!

MR: Edius è il miglior software che esista per montare. L'unico che importa tutto e lavora ad alta velocità.

TG: E non si blocca mai...

MR: Mai! Io lo uso anche per montare le opere con 8 o più telecamere sempre in registrazione. Adesso ti faccio vedere un filmato girato nel 1963 con la pellicola Ferrania. La correzione colore l'ho fatta con DaVinci. Con la pulizia che faccio riesco ad eliminare anche la polvere che non va via nemmeno con la pulitrice ad ultrasuoni.

TG: Un mio amico ha fatto un film dove in una scena c'erano troppe mosche e le ha tolte una ad una a mano con DaVinci.

MR: Ecco, questo software lo fa in automatico, col mio algoritmo. Ti rendi conto? Pulizia automatica, descratch, degrain, per cui poi da un 8mm riesci poi ad avere una qualità eccellente. Questo vuol dire che anche l'amatore può richiedere ed ottenere delle lavorazioni super-professionali ad un costo accessibile.


 8mm Ferraniacolor del 1963. Scansione effettuata con il MR Mark I Cine-Film Scan.


 8mm Ferraniacolor del 1963. Oltre alla scansione effettuata con il MR Mark I Cine-Film Scan è stata effettuata la Color Correction.


8mm Ferraniacolor del 1963. Oltre alla scansione effettuata con il MR Mark I Cine-Film Scan è stata effettuata la Color Correction, il descratch e il degrain.

TG: Praticamente, oltre ad utilizzare un telecinema autocostruito capace di riversamenti ad alta qualità, al pari di una macchina molto più costosa, tu sei in grado di offrire, sia al dilettante che al professionista, la pulizia automatica dei puntini di polvere, il descratch che elimina gran parte dei graffi ed il degrain che riduce la grana originaria da scansioni Full Gate del fotogramma? Ti proponi sul mercato per questi servizi?

MR: Esatto.

TG: Il risultato finale che registreresti su hard disk, o su altri supporti digitali, per i clienti sarebbe migliore di quello ottenibile da macchine molto più blasonate della tua?

MR: Il risultato della semplice scansione sarebbe paragonabile al mio, ma con il restauro prodotto dalle elaborazioni digitali dei miei software, io sono in grado di produrre video migliori di quelli che non hanno subito queste lavorazioni. E' una cosa che si può capire facilmente visionando questi frame di riferimento che puoi inserite sul tuo sito. Partendo da un RAW a 12 bit riesci a estrarre da un immagine cose impressionanti, anche dalle diaboliche emulsioni prodotte dalla Ferrania.

TG: Perché? Ferrania era una pellicola delicata?

MR: Eh, Ferraniacolor era la pellicola per Super8 più scadente... Ferrania per il colore imitava i brevetti Kodak, ma non era all'altezza del marchio americano. Il bianco e nero invece era eccellente. Alla fine degli anni '50, il loro invertibile a colori era un po' un disastro.

TG: In Italia è stata usata molta pellicola a colori Ferrania?

MR: Certo, perché costava meno della Kodak.

TG: Beh certo il Kodachrome era quanto di meglio si poteva avere e sarebbe bello ancora adesso, anche come stabilità della cromaticità.

MR: La pellicola Kodak era molto valida, ma costava parecchio di più della Ferrania, particolare che ha indotto moltissimi cineamatori al risparmio. Il materiale cinematografico a passo ridotto della Ferrania era molto meno definito perché aveva la grana grossa e "fioccosa", ma consente ancora di tirar fuori un'immagine accettabile, scansionandolo come ti ho spiegato prima. Io stesso sono stupito perché l'8mm io stesso non l'ho mai usato. Il Super8 ed il 16mm sì, ma l'8mm mai. Non ne abbiamo ancora parlato perché io non ho mai usato il Super 16 in ripresa, ma ricordo ai potenziali clienti che il mio MR Cine Film Scanner lavora anche su questo formato professionale.

TG: E' vero che pur essendo più piccolo l'8mm era più stabile perché utilizzava il pressore della cinepresa, anziché quello del caricatore, come invece faceva il Super8?

MR: Sì, si è molto parlato di questa differenza tra 8mm e Super8; certamente l'8mm era più stabile, ma io ritengo che molto dipenda anche dalla qualità della cinepresa. Mio padre aveva una Leicina Super8 che dava ottimi risultati ed io non sono in grado di vedere questo difetto. Può essere che a tutta apertura, con poca luce e cineprese catorci questo problema diventi più evidente. So che c'è chi propone una modifica ai caricatori per inserire un pressapellicola di metallo all'interno, ma tutto sommato io ritengo che le maggiori dimensioni del fotogramma siano un vantaggio. Le cineprese 8mm avevano un quadruccio da ripresa veramente piccolo. Il doppio super 8 era un altro ottimo formato ed era utilizzato da vere e proprie cineprese, non giocattoli. Ad ogni modo se ti orienti su cineprese di buone marche come Leicina, Canon, Nizo ed altre, ti troverai bene. 

TG: Il bianco e nero ti piace?

MR: L'8mm in bianco e nero era fantastico, figurati che io sviluppavo il Super8 con una sviluppatrice speciale che ho modificato personalmente. Oggi, puoi rifare i riversamenti già fatti, se li hai, poiché la qualità ottenibile dalle mie scansioni grazie ai trattamenti di restauro automatico e di deflicker, è pari a quelle del 16mm. In più viene fatta in Full HD o in 2K e presto anche in 4K.

TG: Le righe però rimangono al loro posto...

MR: Allora, le righe verticali classiche delle graffature sono un problema, ma sto lavorando anche su quello. Le spuntinature riesco a toglierle tutte. Negli anni '90 sono passato anch'io attraverso un periodo in cui dicevo: ah che bella la grana... Però, oggi non è più così. Un po' perché ci siamo abituati a vedere bene e l'abitudine è importante nella percezione visiva. Se tu fai vedere certe immagini a chi è abituato alla qualità elettronica vedrà la differenza di definizione e tutto il resto. Io trovo che l'elettronica sia importante, anche se è assurdo fare dei primi piani in 4K con dietro tutto sfocato, perché allora andava bene anche la Standard Definition. Se invece fai documentaristica e paesaggi la Ultra High Definition è bellissima.

TG: Ormai siamo all'8K...

MR: Sì, infatti, anche di più... Lo spettatore medio s'è abituato a vedere bene il prodotto audiovisivo; se adesso gli dai un riversamento tutto sgranato non può essere tanto contento. Qui stiamo parlando di ricordi e per evocarli bene è interessante mostrarli al massimo della qualità e della definizione. Rielaborando questi filmati con il degrain e la riesposizione, eccetera, riesci a rifar vedere certe immagini come tutti avrebbero voluto vederle ai tempi della pellicola.

TG: E' importante poterli restaurare come hai fatto perché certamente, in 50 anni, un certo degrado si verifica in tutti i filmati. Cosa pensi del problema della conservazione di immagini e di filmati?

Super 8 degli anni '70. Scansione del fotogramma effettuata con il MR Mark I Cine-Film Scan.

Super 8 degli anni '70. Oltre alla scansione effettuata con il MR Mark I Cine-Film Scan è stata effettuata la Color Correction.

Super 8 degli anni '70. Oltre alla scansione effettuata con il MR Mark I Cine-Film Scan è stata effettuata la Color Correction, il descratch e il degrain.

MR: Una cosa molto importante è l'archiviazione perché oggi riusciamo a scansionare con un'ottima qualità, ma salviamo tutto su dischi che già tra 10 anni potrebbero essere illeggibili. Compreso il Blue Ray. Quando colleghi un hard disk dopo un po' di tempo pensi sempre: speriamo che funzioni ancora... Un tempo, se perdevi una cassetta ri-giuntavi il nastro, adesso se perdi un hard disk, rischi di perdere 100 ore di girato. Le chiavette sono garantite per 10 anni. Per ironia della sorte noi oggi abbiamo prodotti di una qualità pazzesca che non sappiamo dove mettere. La cosa veramente assurda è che forse l'unico modo per conservare i nostri film sarebbe di riversare tutto ancora su pellicola. Rifare tutto il trattamento perché la pellicola ci ha mostrato di durare anche 100-150 anni. Oppure sfruttare i cluod, cioè metterli online e augurarsi che non fallisca chi ti ha dato lo spazio, altrimenti che cosa succede?

TG: Tra l'altro questa mattina ho sentito una notizia pazzesca, Parigi rischia l'alluvione e probabilmente bisognerà sgombrare il Louvre, o almeno i piani interrati e più bassi del museo più importante del mondo. Non si può mai stare tranquilli. Ti immagini cosa significa mettere tutta l'arte e la storia in un unico posto che poi va perso?

MR: Infatti. Io penso sempre che di fronte ad una catastrofe globale, la storia, per chi verrà dopo di noi la conosceranno solo fino agli anni '70, cioè fino a dove è arrivata la documentazione con la pellicola. Del magnetico e del digitale non resterà niente. Resteranno i supporti e quindi, anche se oggi abbiamo super telecamere da 8K, registriamo su hard disk e su memorie flash che andranno tutte perse... A chi può permetterselo, io consiglierei di fare una copia in pellicola di tutto il suo materiale filmato, o video, in modo da avere qualcosa che duri per i prossimi 100 o 200 anni. Anche 300, forse. Ma tutto il materiale digitale, dove finirà?

TG: E' anche vero che abbiamo troppa roba...

MR: Questo è verissimo, però ognuno conserva il materiale a cui tiene, i propri ricordi personali. Non le migliaia di fotografie inutili che fai con i cellulari. Quando i miei coetanei mi portano i loro filmini da riversare, alla fine si tratta di un'ora e mezzo circa di girato. Lì c'è tutta la loro vita ed è brevissima.

TG: E di quello che parla la filosofia scientifica, ovvero che un giorno forse si potrà creare una vita virtuale conservando tutta la memoria del nostro cervello in un computer, comprese tutte le immagini, le parole ed i ricordi del mondo che ci circondava per rivivere una vita eterna che non esiste, tu che cosa ne pensi? Ci arriveremo ad annullare la morte in questo modo?

MR: Da un punto di vista tecnologico penso di sì. Non vedo però come potrebbe essere fruito, né attraverso cosa.

TG: Si tratterebbe di fare un back-up del cervello umano e della sua memoria e d'inserire forse altri dati per continuare a vivere di ricordi...

MR: Sarebbe molto interessante.

TG: Oppure ricostruire il mondo attraverso la proiezione olografica in una specie di "Truman Show".

RM: L'olografia in proiezione è lontanissima da venire, anzi ancora di più, non siamo neppure sulla strada per studiare come arrivare ad un risultato del genere. L'unica olografia che funziona è ancora su lastra.

TG: Sai che ho intervistato uno dei più grandi olografi al mondo? August Muth, parlerò di lui in questo blog, lui stende ancora l'emulsione fotosensibile sulla lastra di vetro a mano, come si fa con il collodio. Non trovi che sia divertente che per utilizzare una tecnica tanto avanzata si ricorra a metodi di 2 secoli fa?

MR: Certo, ma è l'unico modo per avere risultati straordinari. Io ho fatto un po' di ologrammi più di 20 anni fa, mi ero appassionato ed utilizzavo un piccolo laser ed il modo di procedere era quello. Ai tempi c'erano delle lastre apposta ad altissima definizione prodotte da Agfa, ma adesso non sono più in produzione. Trovi solo qualcosa in Russia, perché i russi sono molto avanti in questo campo.

TG: Allora siamo ancora molto lontani dalla vita eterna virtuale?

MR: Purtroppo, sì.

Un angolo di paradiso. Il panorama visibile dal laboratorio/rifugio meditativo/operativo dell'Alta Val Trebbia, dove ho incontrato Matteo Ricchetti.


In conclusione

Tony Graffio: Ti faresti spedire i filmati per posta da chi desidera scansionare i propri filmini?

Matteo Ricchetti: Sì e poi li restituirei con il video, sempre per posta.

TG: Le poste funzionano?

MR: Qui meglio che a Genova, c'è un ufficio postale nel paese vicino ed i corrieri passano tutti i giorni, mi chiamano e mi portano i pacchi. Tutto è basato sui corrieri in questi posti sperduti. Mi è arrivata una caldaia a legna dalla Polonia con un corriere.

TG: Quali saranno i costi dei tuoi servizi di riversamento e restauro automatico dei vecchi filmini a passo ridotto ed il 16mm?

MR: Molto presto metterò online un mio sito con un calcolatore che servirà a capire anticipatamente quanto si spenderà, si tratterà di prezzi abbastanza popolari perché capisco che chi utilizza certi formati lo fa più per motivi sentimentali che per affari, mentre per il Super16 ed il 35mm ci penserò.

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1 commento:

  1. Ha messo il sito con i costi di trasferimento??
    Grazie. Saluti

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