domenica 9 febbraio 2014

Presentazione dorso digitale Mamiya Leaf Credo, un'occasione per conoscere Bardo Fabiani ed il suo metodo di lavoro

Il 7 febbraio, negli Erreci Studios di Milano, la Grange s.r.l. ha presentato i nuovi dorsi digitali Credo 40, 60 e 80 (megapixel) di Mamiya Leaf e gli ultimi i prodotti di Profoto, l'azienda svedese leader nel campo degli illuminatori a luce lampo. L'evento è andato in qualche modo al di là di una mera presentazione commerciale perché la presenza di due affermati professionisti della fotografia di moda: Bardo Fabiani e Andrea Belluso, ha dato l'occasione al pubblico in sala (di posa) di assistere ad una dimostrazione di come le parabole e gli accessori di Profoto siano in grado di modificare la qualità della luce flash. Poi, la progettazione di un set fotografico, la sessione di shooting e l'acquisizione delle immagini con il software Capture One Pro 7, hanno permesso di seguire ogni passaggio delle varie fasi produttive dell'immagine, proiettando le schermate del computer collegato via cavo alla fotocamera, su un grande schermo. 
La fotografia digitale di medio formato utilizza dorsi intercambiabili in modo che distaccando lo chassis dal corpo macchina, con opportuni adattatori, lo si può collocare sulla standarta posteriore di un banco ottico ed effettuare così riprese fotografiche digitali che correggano la prospettiva e la profondità di campo del soggetto. Si tratta di un campo molto tecnico della fotografia che un tempo non molto lontano veniva effettuato utilizzando pellicole di grande formato dai 4x5 ai 8x10 pollici. L'utilizzo di questi materiali si è molto ridotto, così ai nostri giorni, potremmo quasi dire che i sensori di medio formato in realtà svolgono una doppia funzione, quella d'interpretare la fotografia d'altissima qualità per le riprese in studio ed all'aperto di soggetti statici ed in movimento e quella d'occupare quel campo super professionale che richiede conoscenze teoriche e pratiche molto approfondite per ottenere immagini perfette, corrette otticamente, quali la fotografia d'architettura e lo still life pubblicitario.
Esistono sensori fotografici ancora più grandi del medio formato, quali i Betterlight, anche se questi non coprono esattamente il formato 4x5, ma "soltanto" un'area un poco inferiore ai 3x4 pollici. La qualità delle immagini prodotte da questi dorsi è straordinaria, ma il loro utilizzo non è molto pratico, non soltanto per le dimensioni dell'apparecchio, il peso e la necessità d'alimentare sensore e computer. Il vero limite dei Betterlight è dato dal metodo di cattura dell'immagine che avviene con una scansione continua, come capita per i normali scanner di casa, scansione che può richiedere un tempo di posa molto lungo, anche di alcuni minuti. 
Il sensore utilizzato da Mamiya Leaf, marchio che da qualche tempo è stato acquisito da Phase One, è un CCD Dalsa di mm 53,7x40,3 (Aspect ratio 1,33:1 o rapporto d'immagine 4:3) per i Leaf Credo più definiti, mentre per il dorso da 40 MP il sensore utilizzato è più piccolo ed ha una dimensione di mm 43,9x32,9, sempre con un aspect ratio di 1,33.
Questa differenza di dimensioni significa che utilizzando il dorso da 40 MP, le ottiche si comporteranno in modo diverso e la loro lunghezza focale sarà equivalente a quella di obiettivi mediamente più lunghi di 1,33 volte rispetto all'ingrandimento prodotto su un dorso da 80 o 60 MP.
Le dimensioni dei pixel dei sensori Leaf sono più grandi dei pixel delle fotocamere da 35mm, questo fatto consente di catturare più fotoni e sopperire in qualche modo alla sensibilità minore dei CCD nei confronti dei CMOS, anche se presto, come è già accaduto per Phase One, potrebbe essere disponibile un nuovo sensore CMOS per Leaf. 
Phase One e Leaf utilizzano molte parti comuni, pur offrendo prodotti leggermente diversi, in questo articolo parleremo soltanto di Leaf, ma in futuro ci piacerebbe fare un confronto diretto tra i due sistemi fotografici.
Nel caso del sensore Leaf da 80 MP le dimensioni dei pixel sono di 5,2 micron, mentre per i dorsi da 60 e 40 MP i pixel hanno una dimensione di 6 micron, questo ci fa pensare che il sensore da 80 MP potrebbe rivelarsi leggermente meno sensibile, ma anche in questo caso aspetterei ad esprimere un giudizio prima d'aver potuto fare un raffronto sul campo tra i due sensori.
Mamiya ha riprogettato i vecchi obiettivi autofocus per il medio formato in pellicola per adattarli alle diverse esigenze del digitale che richiedono un'ingresso della luce sulla parte fotosensibile più perpendicolare, inoltre, a detta di Mamiya, le nuove ottiche digitali sono in grado di risolvere un maggior numero di linee per millimetro rispetto alle ottiche per pellicola.
Rispetto ai vecchi Aptus, i nuovi dorsi Credo hanno lo schermo tattile molto più luminoso (angolo di visione 170°) che rivoluziona il modo d'operare su questi strumenti e permette al fotografo d'intervenire in modo più intuitivo nel menu dell'apparecchio. L'introduzione del live-view sullo schermo ad alta definizione (1,15MP) da 3,2 pollici è un'altra caratteristica innovativa che risulta essere molto comoda, soprattutto nell'uso del dorso su banco ottico. La latitudine di posa del sensore è aumentata di mezzo stop, passando da 12 stop a 12,5 stop, mentre la profondità di colore a 16 bit consente una maggior ricchezza di sfumature cromatiche rispetto ai piccoli formati che dispongono di una gamma colore a 14 bit. Il dorso Credo ha al suo interno un veloce microprocessore dual-core che rende più immediate l'elaborazione dell'immagini e l'acquisizione sulle schede di memoria CF di ultima generazione. I collegamenti via cavo si effettuano con porte Firewire 800 e USB3.
Un'altra utile novità è l'introduzione della bolla elettronica su due assi che aggiunge nei metadati scritti sul file RAW l'angolazione di ripresa, in modo da poterla eventualmente correggere automaticamente con l'utilizzo di Capture One Pro 7, il software professionale di elaborazione RAW, studiato appositamente per i prodotti Leaf che è facilmente utilizzabile anche con prodotti di altre marche. Tutte le immagini scattate con fotocamere compatibili con Capture One sono date da profili ICC studiati da Capture One. Questo aspetto è per Capture One-Mamiya Leaf molto importante, generare un profilo ICC significa poter essere compatibile con ogni tipo di software d'elaborazione d'immagine. Capture One è stato uno dei primi software ad introdurre l'uso del plug and play in modo da collegare velocemente il dorso al computer ed ordinare con certezza il flusso di lavoro; è un software aperto che può gestire circa il 95% di modelli di fotocamere 35mm in tehering (collegamento via cavo).
L'attenzione per la resa del colore è molto elevata; nella produzione di sensori CCD, come nel caso delle pellicole, capita che ci siano delle piccole variazione di resa cromatica, a seconda del lotto di produzione. Queste differenze vengono analizzate e valutate dagli ingegneri di Capture One che poi predispongono il software per le correzioni del caso. 
Uno degli aspetti negativi della fotografia digitale è che se non si posizionano le luci nel modo più adatto, bisogna passare poi più tempo davanti al computer per sistemare i difetti trascurati in ripresa.

Olena Romaniuk sul primo set di Bardo Fabiani

Andrea Belluso, che iniziò la sua carriera proprio a Milano come assistente fotografo di Bardo Fabiani, ha utilizzato i flash Profoto, con diversi tipi di parabole per illuminare Olena Romaniuk, la bellissima ragazza che ha posato per gli scatti dimostrativi di Mamiya Leaf, mostrando come riflettori di forma, colori e trattamenti diversi danno luogo a ombre più o meno dure che mettono in risalto in modo diverso la superficie della pelle ed i tessuti degli indumenti utilizzati dai soggetti. Dopo di che è stato Bardo Fabiani a scattare alcuni ritratti di Olena in due set diversi.

L'illuminazione della fotomodella nel primo esempio prevedeva l'utilizzo di una parabola Softlight bianca con una griglia da 515mm come diffusore, un Softbox per il controluce ed un pannello di polistirolo rivestito di pellicola riflettente, tipo la Roscoflex Silver codice 3804 che corrisponde ad una Lee 273 Soft Silver Reflector.

Il secondo set di ripresa è stato allestito in una gabbia di luce costruita con pannelli di polistirolo come pareti e soffitto. Anche in questo caso l'illuminazione riprendeva lo schema precedente, mentre l'assistente muovendo il pannello di polistirolo produceva un effetto di vento che scompigliava l'acconciatura di Olena.

Questo è il risultato dello scatto di Bardo Fabiani ripreso nella "Gabbia di luce". L'espressione della modella è molto spontanea, la fotografia è dinamica grazie ai capelli in movimento, l'illuminazione è ovviamente molto morbida, ma riesce anche a conferire una buona tridimensionalità al soggetto, grazie all'effetto accentuato di controluce ad alla doppia luce sottomodulante presente su entrambe le guance della ragazza. Un vero scatto d'autore.
Bardo ha dato la possibilità ai presenti di effettuare degli scatti nella gabbia di luce con la stessa Mamiya 645 DF, lo stesso obiettivo Mamiya Leaf D 75-150mm f 4,5 AF, lo stesso dorso Credo 60, la stessa modella e la stessa illuminazione usate da lui, ma i risultati estetici sono stati ben diversi dai suoi; questo dimostra come lo sguardo di ogni persona è diverso e come non sia facile cogliere l'essenza delle cose e delle persone in una frazione di secondo.

 Bardo Fabiani spiega l'effetto che vuole ottenere con la sua luce

Conosciamo meglio Bardo Fabiani
Alberto Fabiani (1910-1987), oltre ad essere il padre di Bardo, fu uno dei padri storici dell'alta moda italiana, negli anni 1950/60 il suo nome era conosciutissimo e ci si riferiva a lui come lo scultore del taglio; a quei tempi possedere una sua creazione significava conquistare uno status-symbol importantissimo. Il fermento economico degli anni 1950 fa scoprire l'alta moda al mondo ed i sarti italiani (non si parlava ancora di stilisti) erano apprezzatissimi, la linea elegante di Fabiani rivaleggiava con quella di Balenciaga e Dior. 
Alberto era un personaggio molto particolare, amava la mondanità di notte, mentre di giorno si dedicava con impegno al suo lavoro, era molto conosciuto, ma al tempo stesso era riservato e cercava d'evitare la pubblicità eccessiva, non appariva spesso in interviste ed era tanto schivo da sottrarre la sua immagine anche ai fotografi. Era però un uomo molto galante che amava le belle donne, restò legato per parecchio tempo all'attrice Giovanna Ralli e si sposò ben tre volte. In seconde nozze Alberto sposò donna Simonetta Colonna, contessa di Cesarò, anch'ella appassionata di moda, aveva una sua griffe che si chiamava per l'appunto: Simonetta. Alberto Fabiani e Simonetta Colonna fusero le loro attività commerciali e, in via Frattini prima, nell'elegante via Condotti dopo, diedero vita all'atelier di moda: Casa Fabiani. 
Nel 1962, insieme all'amico Roberto Capucci, si trasferirono tutti a Parigi dove vennero ben accolti dal mondo della haute couture francese.
Bardo, figlio di Alberto e Simonetta nasce e cresce nell'ambiente della moda, impara a conoscere i tessuti, gli stili, l'esigenze dei sarti, del pubblico e dei clienti, decide di diventare fotografo e dal 1974 opera in un mondo in grande fermento artistico e culturale.
Si trasferisce a Milano e insieme a altri fotografi, tra cui l'amico Giovanni Gastel, inizia a sperimentare nuove tecniche di illuminazione. In quegli anni, come ricorda Bardo, non esistevano strumenti tecnici raffinati, come per esempio le parabole Profoto. Non esistevano nemmeno i bank aerei a luce diffusa che saranno introdotti per la prima volta dalla milanese Fatif intorno al 1979; era ancora tutto o quasi da scoprire. 
Per le prime fotografie di beauty, Bardo utilizzava un paio di quarzetti portatili del tipo usato in cinematografia amatoriale e ne rivestiva i diffusori con lo spanglass, mentre altri fotografi armeggiavano con apparecchiature più ingombranti, lui aveva compreso che era importante utilizzare un'illuminazione frontale, vicino all'asse ottico dell'apparecchio fotografico.
Dei suoi inizi, Bardo ricorda come abbia legato con il grande David Bailey, che durante le sue trasferte per i servizi di moda a Milano, trasmise molte delle sue conoscenze tecniche a lui ed ai suoi amici, lasciando loro anche parecchi clienti.
Nella sua quarantennale carriera ha lavorato per varie testate di moda, tra cui anche Amica ed ha avuto una lunga collaborazione di oltre 20 anni con Vogue Italiaha vissuto a Parigi, Londra e Milano.
Tra le sue modelle preferite annovera Linda Evangelista perché lei contribuiva in maniera determinante alla riuscita di una fotografia, talvolta bastavano soltanto 4 scatti per ottenere il risultato che si cercava e nel momento stesso in cui ci si rendeva conto d'averlo ottenuto Linda sapeva che non era più necessario proseguire la sessione fotografica e se ne andava.
Bardo non ama usare il computer, è ancora molto legato al fascino della pellicola che permetteva d'avere l'ultima parola per quello che riguardava le riprese e dava al fotografo la certezza d'essere la sola persona che aveva veramente capito cosa fosse successo dentro la macchina fotografica. Oggi che anche lui lavora in digitale, consiglia, nonostante generalmente in molti preferiscano dare la giusta esposizione, di sovraesporre leggermente l'incarnato delle modelle, cosa che si usava fare con la pellicola per cancellare i difetti della pelle. 
Il suo stile è sempre stato un po' coraggioso, la scelta di scattare con tempi di posa relativamente lenti e diaframmi un po' più aperti del solito dava un look imperfetto alle sue immagini che le rendeva forse più desiderabili dai clienti che cercavano di dare col proprio prodotto di qualcosa di nuovo, di  giovane, semplice da vivere, ma allo stesso tempo ricercato.
A detta di Bardo, un altro vantaggio delle pellicole era quello che spesso si finiva un rullo sul più bello, cioè quando si stava per ottenere il risultato migliore e questo fatto ti obbligava ad avere una pausa che ti faceva riflettere su ciò che stavi facendo; anche se altre volte poteva accadere, se scattavi troppo, di restare proprio senza pellicole e di terminare il lavoro definitivamente. 
All'epoca della pellicola si progettava un lavoro con i tempi giusti, in quanto era normale aver più giorni di tempo per portare a termine un progetto, mentre oggi che la tecnologia permette di effettuare la post-produzione con lo stesso computer che acquisisce i file, nello stesso luogo dove si effettuano le riprese, non è raro adottare ritmi di produzione ben più frenetici per consegnare al cliente un lavoro.
In genere, chi arriva da un'esperienza professionale con la pellicola ha un modo di procedere diverso da chi ha iniziato direttamente col digitale. Molti fotografi d'esperienza, si riconoscono per il fatto che pur avendo un mezzo che consente d'andare avanti a lavorare con una grandissima autonomia, scelgono ugualmente di limitare gli scatti e di risparmiare tempo, energie e denaro dopo, per la visione e la scelta delle immagini.
Bardo Fabiani dice di non sapere gran che di tecnica e di lasciarsi guidare più dalle sensazioni che dalla razionalità, forse questo è vero, utilizzando i prodotti moderni non è difficile ottenere ottimi risultati tecnici, ma come abbiamo avuto modo di vedere in studio, è fondamentale creare un rapporto di fiducia e stima con la modella, seguire una propria intuizione ed il proprio gusto, ma i risultati migliori è possibile ottenerli solo se si ha una profonda cultura dell'ambiente in cui ci si muove, una grande esperienza professionale e dei partner all'altezza della situazione. Tony Graffio

Il fotografo insieme a Andrea Cederle, esperto di post produzione con Capture One Pro

 Una schermata di Capture One Pro 7 durante l'acquisizione dei file

Un momento di pausa per Olena Romaniuk ripresa davanti allo specchio della postazione make-up illuminata da luce fluorescente

Per concludere, chi fosse interessato ad affittare uno dei 6 studi di Carlo Ronchi, in via Sant'Eusebio 26, a Milano può contattare la Erreci Communication srl allo 02.4381101, oppure inviare una email a info@errecistudios.com
Per i prodotti distribuiti da Grange srl tel 02.66306795 si può contattare il Signor Mauro Bertola che fino al 31 marzo 2014 propone un'offerta promozionale veramente molto allettante. Per un kit che comprende la fotocamera Mamiya Leaf 645 DF completa di ottica  Mamiya D 80mm f 2,8 e un dorso Credo 40 il costo è di 9.900 euro+iva. 
Fino al 31 maggio invece si può acquistare un kit Profoto che include 2 monotorce con relative batterie, 2 batterie extra, 1 Air-TTL-C, 2 caricabatterie e zaino M con una speciale formala di pagamento a tasso zero che ripartisce la spesa su 12 o 24mesi.

Nota sui contenuti di graffitiamilano.blogspot.com
Ho pubblicato il mio primo post circa 11 mesi fa non sapendo bene che riscontri avrei trovato nei miei lettori, essendo io estraneo all'ambiente dei graffiti, volevo proporre degli argomenti che potessero coinvolgere altre persone incuriosite da questa realtà e, al tempo stesso inventarmi un appuntamento sul web che fosse come uno stimolo per capire meglio certe dinamiche, approfittandone per studiare certe simbologie ricorrenti ed uno stile di vita alternativo, come può essere quello di chi si muove in un territorio urbano, in modo spesso nascosto.
Le linee conduttrici di questa ricerca personale dovevano essere quella di fare riferimento a ciò che accade a Milano indicando precisamente i luoghi della street art, sia citando il nome delle vie, ove presente, sia gli autori e le tecniche utilizzate per ottenere le immagini. Per una maggior precisione e facilità di identificazione dei luoghi, ho scelto di riportare anche le coordinate gps. 
Ultimamente, mi sono accorto che il mio blog è seguito da alcuni appassionati di street-art molto competenti in materia, pertanto avrei pensato in futuro d'approfondire maggiormente certi argomenti, magari proponendo anche delle interviste agli autori più conosciuti e di arricchire le pagine che parlano di fotografia, un'attività molto importante anche per chi vuole conservare delle buone immagini di opere che potrebbero sparire da un momento all'altro. Probabilmente, se avessi dovuto scegliere oggi il nome di questo blog, non l'avrei chiamato con il nome che ho utilizzato in passato, anche perché non ero a conoscenza di certe omonimie sia nel titolo che nel mio nome, sia perché questo titolo mi sembra un po' riduttivo rispetto agli argomenti che ho intenzione di trattare e di approfondire.
Per ora, non mi sembra il caso di fare dei cambiamenti che possano confondere i lettori che ho così difficilmente convinto a seguire i miei discorsi, pertanto sappiate che i nomi resteranno gli stessi, ma i contenuti potrebbero variare un pochino, oppure essere approfonditi notevolmente. Non so cosa accadrà, forse perderò qualche lettore per strada o potrebbe essere che ne acquisirò di nuovi; sappiate che il mio fine è quello d'esprimere i miei pareri personali illustrandoli con le mie immagini, o a volte il contrario: partire da delle immagini per vedere cosa si può raccontare. 
Un altro aspetto importante per me è quello d'aver modo di conoscere persone nuove e argomenti diversi attraverso un mezzo (il web) che conosco ancora troppo poco.
Per ora sto facendo degli esperimenti, sperò però di migliorare e di poter essere utile a chi continuerà a seguirmi.
Tutti i testi e le fotografie, tranne dove esplicitamente segnalato, sono frutto della mia opera intellettuale, pertanto nel caso voleste farne uso o riprodurli in qualche modo, siete pregati di contattarmi e citarne sempre la fonte.
Un ringraziamento a tutti coloro che apprezzano questa mia attività pubblica.

English Text


Presentation Mamiya Leaf digital back Credo, an opportunity to know Bardo Fabiani and his method of work

On February 7th, at the Erreci Studios in Milan, La Grange presented the new digital backs Credo 40, 60 and 80 (megapixels) Mamiya Leaf and the latest products from Profoto, the Swedish company leader in the field of flash light illuminators. The event has gone some way beyond a mere commercial presentation because of the presence of two well-known professionals of fashion photography: Bardo Fabiani and Andrea Belluso. They gave the opportunity to the audience to attend a demonstration of how the parables and accessories Profoto are able to change the quality of the flash light. The design of a photo shoot, the session of shooting and capturing images with Capture One Pro 7 software, have allowed us to follow each step of the production stages of the image, projecting computer screens connected by cable to the camera, on a big screen.
Digital photography uses medium format interchangeable backs so that detaching the chassis from the camera body, with appropriate adapters, it can be placed on the back standard of an optical bench and make it shoot digital cameras that will correct the perspective and depth of field of the subject. It is a very technical field of photography that was a time not so far carried out using large format film from 4x5 to 8x10 inches. The use of these materials is very low, so in our day, we might almost say that the medium format sensor actually plays a dual role. At first it is used to photograph at a very high quality in studio shots or outdoor, then this kind of back is also used in the branches of photography that require a lot of depth of field and perspective corrections, such as architectural photography and still-life advertising.
There are photographic sensors even larger than medium format, such as Betterlight. Even if they do not cover exactly the format 4x5, but " only " an area a little less than 3x4 inches the quality of the images produced by these backs is awesome. Their use is not very practical, not only for the size of the instrument, the weight and the need to feed the sensor and the computer. The real limit of Betterlight is given by the method of image capture that occurs with a continuous scan, as it happens for normal home scanner, scan, which can take a very long exposure time, even for a few minutes.
The sensor used by Mamiya Leaf brand, which for some time has been acquired by Phase One, is a Dalsa CCD of 53.7 x 40 mm, 3 (aspect Ratio 1.33:1 or 4:3) for the Leaf Credo more defined, while for the back 40 MP sensor used is smaller and has a size of 43.9 mm x32,9, always with an aspect ratio of 1.33.
This difference in size means that using the back 40 MP there will be a 1.33x crop factor using the same lenses used on a back 80 or 60 MP .
The size of the Leaf sensor pixels are bigger than the pixels of the sensor used on a 35mm (full frame) camera, this fact allows you to capture more photons and compensate in some way to lower sensitivity of the CCD towards the CMOS, although early, as has already happened for Phase One, there might be a new CMOS sensor also for Leaf.
Phase One and Leaf use many common parts, while offering slightly different products, in this article we will talk only of Leaf, but in the future we would like to make a direct comparison between the two camera systems.
In the case of the Leaf 80 MP sensor, pixel size is 5.2 microns, while the backs of 60 and 40 MP pixels have a size of 6 microns. This makes us think that the 80 MP sensor could be slightly less sensitive, but in this case I would expect to make a judgment before I could make a comparison on the field between the two sensors.
Mamiya has redesigned the old autofocus lenses for the medium format film to suit the different needs of the digital requiring entrance of light on the photosensitive element more perpendicular. Mamiya says also the new digital lenses are able to solve a greater number of lines per millimeter compared to the lens used for film cameras.
Compared to the old Aptus, new backs Credo have introduced touch screen much brighter (viewing angle of 170 °) that revolutionizes the way of work on these tools and allows the photographer to intervene in a more intuitive menu of the device. The introduction of the live-view screen High Definition (1.15 MP) 3.2 inch is another innovative feature that turns out to be very convenient, especially in the use of the back on the optical bench. The exposure latitude of the sensor is increased by half a stop from 12 to 12.5 stop, while the 16-bit color depth allows for greater richness of color shades compared to smaller sizes that have a range of 14-bit color. The back Credo has inside a fast dual-core microprocessor that makes it more immediate processing and capuring the images on the CF memory cards of last generation. Cable connections are made with Firewire 800 ports and USB3 .
Another useful new feature is the introduction of the electronic bubble on two axes that adds metadata written to the RAW files the camera angle, so that it can automatically correct it if necessary with the use of Capture One Pro 7, a RAW processing software specifically designed for the Leaf products that is easy to use even with other manufacturers products. All images taken with cameras compatible with Capture One are given by ICC profiles studied by Capture One. This is for Mamiya Leaf-Capture One very important to generate an ICC profile to be compatible with all types of software for image processing. Capture One software was one of the first to introduce the use of plug and play to connect quickly the back to your computer and order with certainty the workflow. Capture One is an open source software that can handle about 95% of camera models 35mm tehering.
The attention for the color rendering is very high in the production of CCD sensors, as in the case of films, but it happens that there are some small variation of chromatic yield, depending on the production lot. These differences are analyzed and evaluated by engineers who prepare the Capture One software for the necessary corrections.
One of the negative aspects of digital photography is that if you do not place the lights in the most suitable way, then you need to spend more time at the computer to fix the flaws overlooked in recovery.

Andrea Belluso, who began his own career as an assistant photographer in Milan of Bardo Fabiani, has used the Profoto flash, with different types of reflectors to illuminate Olena Romaniuk, the beautiful girl who posed for the shots Mamiya Leaf demonstration, showing how shaped reflectors, colors and different treatments give rise to more or less harsh shadows that bring out differently the surface of the skin and tissues of the clothing used by the subjects. After that has been Bardo Fabiani to take a few pictures of Olena in two different sets.
The illumination of the model in the first example included the use of a parabola Softlight white with a grid by 515mm as a diffuser, a softbox for backlighting and a panel of polystyrene coated reflective film, the type Roscoflex Silver code 3804 which corresponds to a Lee 273 Soft Silver Reflector.
The second set of recovery has been set up in a cage of light constructed with polystyrene panels as walls and ceiling. Also in this case the lighting resumed the previous scheme, while the assistant moving the polystyrene panel produced an effect of wind that ruffled Olena's hairstyle.
This is the result of the shot Bardo Fabiani taken up in the "cage of light." The expression of the model is very spontaneous, the photograph is dynamic due to the movement in the hair, the lighting is obviously very soft, but also manages to give a good three-dimensionality to the subject, due to the  accentuated effect by backlight to light the double in modulating effect present on both the cheeks of the girl. A very good shot.
Bardo gave the opportunity to the present to perform the shots in the cage of light with the same Mamiya 645 DF, the same lens Mamiya Leaf D 75 -150mm f 4.5 AF, the same Credo back 60, the same model and the same lighting used by him, but the aesthetic results were very different from his, and this shows that the eyes of each person is different and that it is not easy to grasp the essence of things and people in a fraction of a second.

Knowing better Bardo Fabiani
Alberto Fabiani (1910-1987), as well as being the father of Bardo, was one of the fathers of the Italian high fashion, in the years 1950/60 his name was known and it was referred to him as the sculptor of the cut. To those times to have his creation meant to conquer an important status symbol. The economic turmoil of the 1950s reveals the high fashion to the world and the Italian tailors (there was no talk of stylists) were much appreciated, the elegant line of Fabiani rivaled that of Balenciaga and Dior.
Alberto was a very special character, loved the social life at night, while during the day he devoted himself diligently to his work, he was well known, but at the same time he was reserved and he was trying to avoid excessive advertising. He did not appear often in interviews and he was so averse to steal his image even to the photographers. But he was a very gallant man who loved beautiful women, he remained tied for a long time to the italian actress Giovanna Ralli and he married three times. Alberto married his second wife, Donna Simonetta Colonna countess Cesarò, also a lover of fashion. She had his own label named: Simonetta. Alberto Fabiani and Simonetta Colonna merged their businesses and, at first in via Frattini, in the refined via Condotti later, they gave birth to the atelier of fashion: Casa Fabiani (House Fabiani).
In 1962, Alberto, Simonetta and their friend Roberto Capucci moved all together to Paris, where they were welcomed by the world of French haute couture.
Bardo, the son of Alberto and Simonetta was born and raised in the fashion environment, here he start to know everything about fabrics, styles, the needs of the tailors, the public and the customers. He decided to become a photographer and since 1974 he operates in a world of great artistic and cultural ferment.
He moved to Milan and together with other photographers, including his friend Giovanni Gastel, began experimenting with new lighting techniques. In those years, as noted by Bardo, there were no sophisticated technical tools, such as the parables Profoto. There were not even the bank diffused light that will be introduced for the first time since FATIF a photographic brand of Milan around 1979, it was still almost everything to discover.
For the first photographs of beauty, Bardo used a couple of portable light of the type used in amateur cinematography and clothed it with spanglass, while other photographers fumbling with bulky equipment, he had understood that it was important to use front lighting, close to the optical axis of the camera.
In its beginnings, Bardo recalls how he linked with the great David Bailey, who during his trips to the services of fashion in Milan, sent many of his technical knowledge of him and his friends, leaving them many customers too.
In his forty-year career he has worked for 20 years for Vogue Italia and has had collaborated for many other fashion magazines. He has lived in Paris and London, now he came back to live in Milan.
Among his favorite models includes Linda Evangelista because she contributed greatly to the success of a photograph, sometimes sufficed only 4 shots to get the results you were looking for, and at the very moment when you realized you have received it in Linda knew that he was no longer necessary to continue the photo session and went.
Bardo does not like to use the computer, he is still closely tied to the charm of the film, which allowed to have the last word for what concerned the shooting and gave the photographer the certainty of being the only person who really understood what was going on inside the camera. Today he works in digital and he recommendes of slightly overexpose the complexion of the models, which is what they used to do with film to erase skin blemishes.
His style has always been a bit brave, choosing to shoot with shutter speeds relatively slow and diaphragms a little more open than usual to give a look imperfect to his images that made them perhaps the most desirable to the customers who were trying to take over own product of something new, young , simple, but at the same time refined .
According to Bardo, another advantage of the films was that they often ended at the climax, that is, when it was about to get the best result and this forced you to have a break that made you think about what you were doing. Although other times it could happen, if you were taking too many photos, to remain without films at all and to finish the job permanently .
At the time of the film, a job was planned with the right timing, as it was normal to have more days to complete a project, but now that the technology allows to make the post-production with the same computer acquires files in the same place where you are shooting, it is not uncommon to take a much more frenetic pace of production to deliver to the customer a job.
Typically, those who come from professional experience with film have a different way of proceeding from those who started with digital. Many photographers of experience recognize the fact that despite having a medium that allows you to go forward to working with a great autonomy, they choose to limit the shots and save time and money later for the vision and the choice of images.
Bardo Fabiani says he does not know much about technique and to be guided more by feelings than by rationality, perhaps this is true, using modern products it is not difficult to get good technical results, but as we have seen in the studio, it is crucial create a relationship of trust and confidence with the model, follow your own intuition and your own taste, but the best results you can get them only if you have a thorough knowledge of the environment in which you move, a great experience and professional partners rise to the occasion. Tony Graffio





1 commento:

  1. Buongiorno ! Grazie per il bel articolo scritto su di me ! Purtroppo ci sono piccole inesattezze che vorrei far presente . Simonetta e Fabiani erano ,oltre a mia madre e mio padre,due case di moda separate e concorrenti . Si sono messe insieme nel '62 a Parigi creando la maiso Simonetta e Fabiani . La seconda annotazione mi riguarda direttamente ... Ho lavorato pochissimo (forse 2 o 3 volte ) per Amica ma ho collaborato per oltre 20 anni con Vogue Italia (avendo dal'91 in poi) almeno un redazionale al mese (tra cui tutta la "bellezza" per 6 anni e per oltre 16 anni le D.P. (di Anna Piaggi) forse le più vere pagine di moda esistenti ( foto di moda in B/S delle sfilate commentate con l'estro di Anna ) Grazie ! Bardo

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