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giovedì 7 maggio 2015

Perché farlo? Vale la pena di strappare i propri titoli di studio ed esporli sulla pubblica piazza?

L'invito a partecipare alla mostra di Magenta è valido per tutti.

La mia visione dell'arte è un po' diversa da quella che molti artisti contemporanei concepiscono auto-eleggendosi fenomeno del giorno, della settimana, del mese, dell'anno e così via; per me non ha molto senso che una persona declami di fare arte schiacciando un tubetto di dentifricio, inscatolando ed etichettando confezioni di vario materiale, o esprimendosi in performance più distruttive che costruttive. 
Vanno bene le idee, ma ci dev'essere un supporto estetico ed una competenza tecnica che, purtroppo, si stanno sempre più perdendo nell'attuale sistema artistico mondiale.
Magari più che gli auto-proclami, o le scoperte dei critici prezzolati, quello che conta e serve da misura per il valore di un'opera e di un artista è l'opinione degli altri artisti a lui contemporanei, e di coloro che verranno dopo.
Però si possono fare delle eccezioni, quando la forza del gesto e del messaggio acquistano davvero una portata universale.

La prima volta che mi sono trovato di fronte al "Curriculum vitae" di Sante Egadi, ho pensato che quest'uomo dovesse essere un tipo coraggioso, ma anche un po' furbo, per sapersi "ritagliare" uno spazio tutto suo nel campo dell'arte concettuale.
Devo dire che più che certi collage fatti con lauree e master, io apprezzo maggiormente la sua vena motteggiatrice, talmente sincera da sembrare ingenua ed è per certi frasi molto ad effetto che decisi di contattarlo lo scorso ottobre, per chiedergli un'intervista.
Effettivamente, la sua opera di collagista non va vista poi in maniera tanto disgiunta dalla sua poesia visiva, in quanto entrambe le forme espressive sembrerebbero mosse dallo stesso impulso d'indignazione e di protesta, anche se l'autore ci tiene a passare per una persona pacata e dall'indole mite. È tutto un bluff, Sante non è per nulla un uomo tranquillo, al contrario è un individuo che ha bisogno di manifestare il suo dissenso verso un mondo profondamente ingiusto e prepotente. 
Per questo motivo, poi è diventato mio amico.
Anche se spesso discutiamo furiosamente sulle vere ragioni dell'arte e del suo modo di rivelarsi.

A poche ore da un evento di portata mondiale, durante il quale s'assisterà al lavoro ottenuto da un uomo che ha strappato documenti partoriti dalle emanazioni dello Stato, così come si potranno incontrare studiosi che hanno offerto spontaneamente i propri titoli per farseli invalidare in maniera artistica. Ho voluto far chiarezza sulle motivazioni che hanno portato le diverse categorie di vittime e carnefice a agire con tanta fermezza e decisione.
Ecco ciò che è emerso.
Ho dovuto penare parecchio per farmi dire in poche parole, ma chiare, come e perché Sante è diventato un ribelle di fronte ad un sistema corrotto e malato che s'ostina a stare in piedi a forza di carte bollate e proclami su gazzette e gazzettini.
Non posso rivelare il nome di colui che mi ha finalmente aperto gli occhi davanti ad un sistema post-feudale che non ha mobilità sociale né in un senso, né in quell'altro.
Si sa che in Italia, a meno d'avere delle gambe mozzafiato, un carattere particolarmente socievole ed una certa propensione a sapersi buttare nelle braccia di qualche illustre statista, è del tutto inutile provare a schiacciare i bottoni dell'ascensore sociale che porta ai piani più alti del palazzo dove si può godere del massimo benessere economico e del più grande potere decisionale.
Ok, fin qua, niente di nuovo. In realtà, non mi ero mai soffermato più di tanto a considerare il fatto che quel particolare ascensore non si muove proprio per niente e ti toccasse restare sempre al solito posto, dove sei oggi, eri ieri e sarai domani, perché non ti è nemmeno consentito scegliere di  fare una vita più umile di quello che ti spetterebbe.
Tutto è programmato alla perfezione in questo nostro eclettico paese, soprattutto nel settore privato. Se ti dovesse capitare di presentarti ad un colloquio con dei titoli troppo elevati, nessuno ti prenderebbe in considerazione, immaginando che tu, in realtà ti trovi lì al solo fine di prendere in giro qualcuno, anche se sono loro a prendere in giro te. 
E quel posto inferiore alle tue capacità, sulla carta, non ti verrà mai dato, così come non ti verrà nemmeno data la possibilità di trovare un impiego consono alle tue aspettative che derivano dalla tua preparazione culturale, o dal tuo cammino formativo. 
Certo, accettare qualcosa al di sotto delle tue potenzialità, o capacità, o preparazione, rischierebbe d'essere per te soltanto un ripiego, per qualche mese, e questo non va bene a chi ti comanda e dispone a suo piacimento dei destini dei poveracci come te. Anche se istruiti.
Insomma, fin dal Medioevo non si potevano assumere persone di nobili natali come servi.
Sarebbe stato imbarazzante e poco cauto, ieri, come oggi. E' sempre meglio che chi sta sotto di noi sia un mezzo mentecatto, altrimenti prima o poi potrebbe giocarci un brutto scherzo e farci fare brutta figura. O peggio prendere meritatamente il nostro posto.
Come potrebbe un bidello essere più istruito di un professore? O addirittura di un preside?
Non sembra, ma questo è un bel problema e forse è anche per questo che l'istruzione voluta da una ministra un po' ignorante tende a far diventare ancora più ignoranti le nuove generazioni di italiani.
Che senso ha studiare certe cose? E storia dell'arte? Non c'è il pericolo che ai cittadini si apra in maniera esagerata la mente e poi comprendano troppe cose?
Il messaggio di Sante è fin troppo chiaro, con tutti questi titoli, diplomi, lauree e perfino master, si fa poco, meglio nasconderli, o distruggerli, magari poi per trasformarli in qualcos'altro.
Due parole per definire il mondo del lavoro? Una merda. È una merda, se proprio si vuol essere prolissi ed usarne tre.
Che altro dire?

Ho tormentato Sante per diversi giorni per farmi dare le sue motivazioni. Quelle che avete appena letto sono invece quelle di un suo caro amico che è stato il primo ad avere fiducia in questa nuova forma d'arte contro la burocrazia ed il suo strapotere.
Sante però tendeva a volermi sviare adducendo motivazioni interminabili ed improponibili in un blog che deve mantenere un contatto diretto e realistico con un pubblico eterogeneo, talvolta un po' distratto e frettoloso, così solo ieri sera sono riuscito ad arrivare al dunque ed ad inchiodare il mio interlocutore al punto della questione, metaforicamente parlando.

Sante Egadi ha solo 35 anni, ma ha studiato in vari posti del mondo; era una persona troppo onesta per frequentare la Bocconi e così se n'è tornato per un po' in Campania, ma poi è ripartito per vivere una breve stagione a Londra e poi fare nuovamente tappa a Milano, perché anche se non sembra, qui c'è la crème degli imbroglioni di mezzo mondo, di quelli in giacca e cravatta, per intenderci.
Un giorno Sante voleva fare qualcosa di creativo, perché gli artisti son tutti un po' così, hanno le loro idee, magari risparmiano sul cibo, ma raramente non spendono per non permettersi i colori, o altri strumenti indispensabili per il loro lavoro.
Sante era un artista, ma non lo sapeva perché ha represso troppo a lungo la sua natura creativa con il razionalismo in doppiopetto. 
Il dottor Egadi non aveva a disposizione la materia per creare, ma comprese che nell'arte contemporanea è stato trasceso il concetto di forma e di bellezza, ora esiste solo il contenuto e così, al pari di un Silvio Pellico, o di un più moderno Solgenitsin, prese unicamente ciò che trovò intorno a sé per veicolare il suo verbo. 
Iniziò a strappare tutto: i suoi diplomi, la laurea e perfino il suo master, per crearne collage multiformi e colorati.
Sante Egadi era da tempo ossessionato dall'idea di dover trovare qualcosa che si potesse esprimere in modo artistico attraverso una forma semplice ed un messaggio significativo.
Stava vivendo il supplizio dell'età presente, dell'arte concettuale e del dover stupire ad ogni costo.
A quanto pare, per sua fortuna, è riuscito in questo intento. 
Venite tutti a Magenta per vedere cosa ha combinato. Tony Graffio

Locandina con il "refuso" (o il re dei fusi) e l'invito alla donazione del titolo di studio inutilizzato.
(Prima versione da collezione della locandina di Curriculum vitae)


domenica 1 febbraio 2015

Il processo creativo fuori dall'arte

Questo scritto è per certi versi una risposta all'intervento di Tony Graffio "Tutto è arte, o no?" che mi ha fornito l'input per sintetizzare alcuni temi sui quali rifletto da tempo. S.E.

NON BASTA DIPINGERE PER ESSERE ARTISTI
(IL PROCESSO CREATIVO FUORI DALL'ARTE)


La gente s'indigna per i meccanismi della politica solo perché non conosce quelli dell'arte
Motto di Sante Egadi fotografato sul Ponte degli Artisti da T.G. e rielaborato digitalmente

Spesso si crede che la creazione sia ad esclusivo appannaggio dell'artista ma probabilmente non è così.
Tutti gli uomini tentano di creare qualcosa: un percorso, una famiglia, un'azienda, etc. Qualcosa che possa sopravvivere a loro e che possa parlare di essi.
Le similitudini con l'opera d'arte sono davvero tante e l'artista generalmente viene considerato tale, e non un perditempo, quando la sua opera ha qualcosa in più rispetto all'operato e agli obiettivi di qualsiasi altro individuo.
In cosa differisce la creazione artistica dalle altre creazioni?
Perché un quadro può essere considerato un'opera d'arte ed una torta no?
Perché una fotografia può essere considerata un'opera d'arte ed un appello in cassazione no?
Le domande sembrano banali ma se ci si sofferma un momento ci si rende conto che non è così facile dare delle risposte.
La competizione tra cucina e pittura oramai è fortissima, i cuochi sono considerati degli artisti perché sfoggiano abilità artigianali e riescono a circondare di carisma e fascino la propria persona e le proprie creazioni, citano scrittori e parlano di sensazioni, insomma la cucina è uscita dal ristorante ed è diventata qualcosa capace di non essere più alimentazione ma cultura diffusa (o presunta tale).
In altre parole è stato capito che è possibile usare il cioccolato ed i pistacchi al posto dell'olio di lino ed i tradizionali pigmenti e raggiungere un risultato straordinario, spesso si parla di cake designer; ma se invece si usassero i gessetti colorati sul lastricato facendo i madonnari, quale sarebbe la differenza?
Al contrario della cucina la pittura ha seguito un percorso inverso, come spesso dico è diventata un'arte di nicchia capace di interessare pochissime persone (questo mi dispiace davvero tanto), spesso ai vernissage trovi soltanto gli artisti e i loro cari.
Io ho conosciuto professionisti (ingegneri, architetti, periti, commercialisti, etc.) che con il loro operato hanno trasmesso in maniera chiara, coerente e con sacrificio quali erano le proprie idee, più di quanto non abbiano fatto molti sedicenti artisti; professionisti che hanno piegato la materia trattata alle proprie esigenze, plasmandola con la creatività.
Ai funerali di queste persone abituate a trattare di cose pratiche, ho visto reale commozione e partecipazione e a distanza di tempo sono ancora citati come esempio di virtù. Questo significa che essi erano stati capiti ed apprezzati, ma la loro attività non era né quella del regista né del poeta o del pittore. Dunque si può essere artisti in ogni cosa che si fa e fin quando l'arte è piegata a questa o a quella ideologia o non si eleva, non dice il vero, non si spinge oltre, non sarà mai superiore a nessuna altra attività svolta da altri individui. Resterà qualcosa di futile alla vista degli altri.
Veniamo ora al fatto che la pittura è solo un mezzo, uno strumento ma poi se non ci sono particolari abilità, sentimenti o idee ad ispirarla, l'azione può essere la stessa se non più debole di quella esercitata attraverso una qualsiasi altra attività umana condotta con serietà, competenza e sacrificio.
Un avvocato che si batte per il giusto (non credo esista) ad ogni modo, un avvocato che si batte per il giusto, sarebbe più efficace e credibile di un artista che riproduce un drappo di libertà e poi corrompe un bando pubblico per aggiudicarsi un appalto o truffa assicurazioni vivendo di sussidi alla disoccupazione ottenuti in maniera truffaldina (ci sono tanti esempi reali in tal senso).
Anche l'efficacia è un concetto non necessariamente estraneo all'arte.
Un imprenditore che ha un'idea o che vuol realizzare un nuovo prodotto che ha ideato è sicuramente un creativo. Se spende un'intera vita nella realizzazione di questo prodotto e riesce a trasmettere la propria idea con serietà, dedizione ed onestà, battendosi contro una realtà marcia, potrà essere considerato artista? Magari no.
Un ragazzo che dorme fino a mezzogiorno e vive con i soldi dei genitori senza fare alcun sacrificio e alzandosi dipinge un quadro, convinto che il proprio io sia superiore a quello di qualsiasi altro, è un artista? E in che misura lo è?
L'artista è in competizione con la serietà anche se vuole ignorarlo.
Veniamo al confronto più schiacciante: creazione contro procreazione.
Quando la creazione è paragonabile alla procreazione? Se provassimo a parlare ad una donna, in maniera orgogliosa di una nostra opera, lei potrebbe rispondere dicendo di aver creato qualcosa di vivo, di aver dato vita ad un essere umano. In confronto, siamo proprio certi che la nostra creatura di pigmenti e collante abbia qualcosa di speciale?
Diciamo che l'arte può giocarsela con la procreazione nei casi della Cappella Sistina e del Perseo di Benvenuto Cellini.
Qui l'artista si eleva al divino ed il risultato è la creazione di qualcosa di eterno.
Fin quando l'arte sarà per addetti ai lavori, penserà che tutto ciò che appartiene al mondo reale non la interessi, ebbene sarà un'arte morta, schiacciata dal confronto con qualsiasi altra attività umana.
Qualcuno potrà obiettare che non è necessario fare tutti questi confronti, voler estremizzare i concetti e trovare i punti di confine, che l'arte è un'attività libera, istintiva, spontanea e che tutti questi discorsi siano freddi e pretestuosi.
Probabilmente è vero ed infatti io non intendo fare una critica all'opera del singolo artista che è libero di fare arte come vuole e quando vuole, i miei sono discorsi sull'arte dei miei tempi, volti a comprendere cosa sta accadendo, dove si va e perché, consapevole che nel sistema artistico attuale qualcosa gira in maniera inversa.
Ad alcuni questo livellamento verso il basso fa comodo, anche perché innesca meccanismi deleteri che rifuggono da certe considerazioni.
Di arti ne esistono "una nessuno e centomila" ma anche di più e "così è se vi pare", per dirla alla Pirandello.
Allora se ciò di cui parliamo è così impalpabile ed indefinibile non è possibile neppure dire che un imprenditore o un cuoco non possano essere artisti.
Probabilmente bisogna chiedersi come mai la pittura non sia più capace di suscitare l'interesse che merita, o forse non lo merita più?
La risposta risiede forse nel modo in cui il sistema artistico ha reagito ai cambiamenti della società ed alle evoluzioni tecnologiche, chiudendosi su se stesso in un ambiente autoreferenziale, nascondendosi dietro la parola arte, convinto che poiché si usavano pigmenti e collanti si fosse al riparo da qualsiasi concorrenza; ma non è così.
Tutti i sistemi chiusi ed autarchici con il tempo finiscono per impoverirsi ed oggi effettivamente assistiamo ad un'arte povera nella dimensione dell'interesse e della comunicabilità, debole rispetto alle altre discipline.
C'è stato nei decenni un esodo di talenti verso altre forme espressive: cinema in primis.
Nel mondo della pittura e delle altre discipline artistiche a low budget non c'è dibattito.
I critici organizzano premi su Facebook e le massaie dipingono nel tempo libero, in sostanza un'arte intesa in maniera artigianale priva delle caratteristiche necessarie dell'artigianato (una su tutte la maestria tecnica) il tutto fa pensare ad un approccio dilettantistico ed hobbistico.
La grande arte si è sempre caratterizzata per qualcosa di rivoluzionario, di protesta, nuove idee, freschezza, quindi voglia di venir fuori dal sistema arte e lottare in mezzo alla società, la pittura era quindi uno strumento, non il fine.
La differenza tra arte ed artigianato è fondamentale anche se spesso non esiste una linea di demarcazione netta ed è proprio questo che dona fascino all'arte e la rende immortale: il non poter essere definita (a questo proposito può risultare utile leggere le definizioni della parola arte sui diversi dizionari). Spesso incontro critici ed artisti che dicono: "l'arte è così", "l'arte è colì", cercando di fare come Ennio Doris che nella pubblicità traccia il cerchio intorno a sé lasciando gli altri all'esterno.
Io col tempo ho ideato il cartello "L'Arte non è", "Art is not", perché forse la caratteristica principale dell'arte è proprio la sua impossibilità di essere definita, Oscar Wilde diceva: "Definire è un po' limitare" ecco, non penso proprio che l'artista o il critico di turno possano limitare l'arte, definendone i caratteri che più gli fanno comodo.
L'artista contemporaneo generalmente è un creatore puro, ha scarsa conoscenza dei materiali e delle tecniche, anche perché il confronto su questo campo con i maestri del passato sarebbe insormontabile ed il risultato sempre inferiore rispetto a ciò che si può ottenere con fotografia, arti visive digitali o cinema.
Ecco allora che all'artista contemporaneo che non vuole ignorare il mondo che lo circonda, non resta che scoprire nuove strade, nuove strategie e sperare che siano quelle giuste.
Non dimentichiamoci che già Eugenio Montale diceva "La pittura da cavalletto costa sacrifizi a chi la fa ed è un sovrappiù per chi la compra e non sa dove appenderla", quindi tutto ciò che ho scritto finora non è una novità e Montale lo aveva già detto circa 40 anni fa con tre brevi versi.
L'oggetto quadro, in assenza di mercato e di interesse diventa una zavorra, per certi versi in questi termini converrebbe fare poesia perché a parità di condizioni non c'è la velleità di venderla e non occorre spazio per conservarla, diciamo che è molto più pratica.
Anche il concetto di praticità non è necessariamente estraneo alla nuova arte che vive il proprio tempo.
Parafrasando Philippe Daverio "L'arte è artigianato finché replica all'infinito un modo di fare ma diventa creativo quando questo modo di fare viene interrotto e se ne inventa un altro alternativo." Sulla stessa linea si muoveva Marcel Duchamp dicendo: "l'idea di ripetermi mi terrorizza " (spunto di considerazione su artisti che riproducono fino alla stanchezza le stesse opere, replicando all'infinito il frutto di una sola creazione).
Per quanto l'arte concettuale sia sempre esistita, soltanto nel XX secolo ha iniziato a camminare da sola, con Duchamp (che a mio giudizio l'arte concettuale l'ha aperta e l'ha chiusa) si è liberata di tutti gli altri ornamenti ed accessori mostrando solo un'ossatura scarna e provocatoria, ma allo stesso tempo robusta.
Chiaramente si può essere artisti anche solo per se stessi, non trasmettere nulla a nessuno e non essere interessati al successo (il caso non mi è mai capitato, ho incontrato però persone disilluse e che per questo motivo non ambivano più al successo), ad ogni modo sono considerati grandi artisti coloro i quali riescono ad influenzare la storia dell'arte e le cui opere escono dal confine degli addetti ai lavori.
Al centro dell'arte vi è l'opera, come diceva Calvino: "siamo rimasti soltanto io e Croce a credere che conti l'opera e soltanto l'opera". In sostanza sei artista? Fammi vedere le opere, non ce le hai? Sono scadenti, non comunicative, prive di significato? Non va bene.
La realtà è però più complessa, e Van Gogh rappresenta come sempre la Stella Polare che ci indica il percorso avendo cambiato il corso della storia, facendo in modo che noi guardassimo l'arte in maniera differente. Senza conoscere la sua storia e la sua vita, lo avremmo apprezzato così tanto?
L'artista crea attraverso l'opera, e l'opera è quel che resta, certo anche la vita però...
Ed ecco che il quadro si complica perché l'arte non la puoi definire e ti sfugge dalle dita, questo è il suo fascino, e siamo tornati più o meno al punto di partenza... Sante Egadi




Un piccolo aiuto per comprendere l'arte moderna ci viene dato dalla saggezza popolare partenopea. Consiglio a tutti la visione di questo divertente spezzone tratto da: Il mistero di Bellavista (1984) di Luciano de Crescenzo






sabato 17 gennaio 2015

Ora o mai più

Come avrete già capito, ultimamente la Street art limitava un po' il mio campo d'azione; avendo avuto occasione d'entrare in contatto con artisti emergenti di vari ambienti, ho pensato di dare spazio anche ad altre forme d'espressione e di uscire dai confini della città (ho voluto andare decisamente fuori tema). Dopo aver ridefinito gli ambiti in cui questo blog andrà a muoversi, ho voluto rinominare il titolo per dare indicazioni più attinenti a ciò che comparirà in queste pagine. La Milano di Tony Graffio è diventata: I frammenti di cultura di Tony Graffio, ma di questa decisione avrò modo di parlarvi più diffusamente in altre occasioni. Normalmente, prendevo spunto da immagini, disegni o fotografie per elaborare un discorso, oggi invece ho deciso d'accogliere un racconto breve di un artista che è uscito dalla sua solita attività creativa per confrontarsi con la scrittura. In questo caso non ho voluto accompagnare nessuna immagine a descrizione del racconto per favorire il recupero del ricordo che ognuno di noi può avere di vicende analoghe. Si tratta di un racconto erotico molto evocativo che narra un tipo d'esperienza che abbiamo vissuto un po' tutti, solo che qui Sante Egadi va oltre le fantasie sessuali e mette in atto un approccio molto deciso con una donna del Sud che lo tiene idealmente legato alla sua terra, proprio mentre egli è fortemente intenzionato ad abbandonarla. Ritengo che questa possa essere la chiave di lettura da attribuire alle circostanze che hanno spinto il protagonista a vivere così intensamente questa breve avventura "on the road". Il linguaggio utilizzato non è del tutto "asettico", però correggere certi vocaboli volgari con giri di parole, sarebbe stato secondo me ancor più improponibile che chiamare certi atti col loro nome comune e più diffuso . Tony Graffio


ORA O MAI PIU'

(un racconto erotico di Sante Egadi, artista concettuale)


Ambientazione: sul bus da Battipaglia a Milano, era il settembre del 2010. 
Premessa: parto all'improvviso con pochi soldi in tasca. Mi dico: ora o mai più. 

Inizio una nuova vita abbandonando finalmente Eboli. Sono nato per viaggiare questo si sa, ma viaggiare non è sempre possibile. Ad ogni modo questa che vi racconto è una storia nello stile del miglior Sordi e a tratti alla Tinto Brass. Chiaramente sono felice di esserne io il protagonista. Alla fermata dell’autobus, davanti all’Ospedale di Battipaglia, noto una donna con la famiglia. Scambiamo giusto un paio di sguardi: ha capelli neri e occhiali senza montatura. Sta in macchina, ha in braccio la figlia piccola. Ogni tanto i nostri sguardi si incrociano mentre io sono in piedi con il valigione al mio fianco. Finisce l’attesa, l’autobus arriva. Mi avvio a salire a bordo trascinando la valigia. Mentre salgo sul pullman, m i ritrovo davanti a me la donna mora che avevo notato poc'anzi, sta partendo da sola, ha appena salutato marito e figlia che restano in macchina ad agitare le manine per salutarla. 
Nonostante guardi con discrezione noto che è ben fatta. Le coincidenze nella vita non bastano, quante volte ho bruciato le occasioni! Ad ogni buon modo l'opportunità si presenta: il suo posto è accanto al mio, lei è al lato finestrino, io lato corridoio. Mi siedo, la ignoro fingendo indifferenza mentre il suo telefono squilla in continuazione. Durante i primi minuti di questa nuova vita ho l’impressione che il suo ginocchio destro ed il mio ginocchio sinistro si sfiorino un po’ più spesso di quanto determinato dalle oscillazioni dell’autobus. La cosa non passa inosservata ai miei sensi. Resto vigile, ma lei è a telefono ormai da un’ora! Quasi decido di addormentarmi, per di più parla con una specie di partner (aveva un amante, e non lo nascondeva). La sua chiacchierata continua, intanto l’autista ha spento le luci ed ha acceso la tv, manda in onda “Ti presento i miei” con Ben Stiller e Robert De Niro. L’autostrada è diritta davanti a noi, illuminata dai fari dell’autobus, allineate si vedono le luci posteriori delle auto che ci precedono. Sono quasi esausto, inizio a dubitare dei contatti avuti, ma quando ormai ho deciso di rinunciare a qualsiasi approccio la telefonata finisce! Due o tre minuti dopo ci sfioriamo nell’intento di prendere qualcosa sotto il sedile. Con fare distratto e sorriso cordiale faccio finta di niente e mi scuso (pur non dovendo). L’espressione del suo viso rivela che ha gradito le scuse, forse anche l’ennesimo contatto, di sicuro la prima parola che ci siamo scambiati! Inutile dirlo, questa donna, ha un “non so che” che mi attrae. Aver sentito la sua conversazione, le sue scelte di vita, i suoi ex, la sua enfasi, la filosofia. Una donna emancipata, capace di scegliere e di vivere! Chiaramente aveva voluto che la sua conversazione fosse ascoltata! Qualche minuto dopo la donna toglie gli occhiali, mette una mascherina di quelle nere (in tessuto) per ripararsi dalla luce. Anche io chiudo gli occhi e mi lascio dondolare dalle oscillazioni dell’autobus, ma la mia idea è fissa. Ormai sono eccitato! I contatti delle due ginocchia riprendono, o mi sbaglio? Ci stiamo toccando oppure no? È normale restare in contatto? Se non ci fosse stata intenzionalità avrebbe ritirato la gamba e sarebbe finita lì?! Nell’indecisione decido di vederci chiaro e accosto il ginocchio più forte, più a lungo, lei resta lì, immobile; anzi, le oscillazioni ormai le seguiamo all’unisono. Visto l’esito del primo contatto esplicito avvicino anche il mio gomito al suo. Oramai siamo uniti. Ginocchio e gomito a stretto contatto, ci muoviamo seguendo le oscillazioni dell’autobus, anche se impercettibili. La pressione aumenta sempre più e questa situazione mi fa esplodere di desiderio. Saperla lì, accondiscendente mi fa impazzire. La superficie in contatto aumenta, il mio avambraccio si accosta e lo faccio scivolare lungo il suo. Lei resta immobile, adesso è chiaro: vuole che vada avanti! Guardo il suo viso con la mascherina, che scena! Resto a guardare il suo viso mentre con la mano sinistra percorro il suo avambraccio e la accarezzo. Il suo viso è sempre impassibile, fa finta di dormire! Eccitatissimo non perdo tempo: la mia mano destra si infila tra le sue gambe. Lei di tutta risposta allarga immediatamente, con la mano sinistra, l’elastico del pantacollant e anche quello delle mutandine lasciando entrare la mia mano. La sua figa è morbida, sembra una valle di velluto, anche i peli sono morbidi. Che viaggio che ho iniziato! E’ aperta, bagnata al punto giusto, ci infilo le prime due dita. Lei geme, ma è quasi impercettibile, sono dei sospiri lievi ma rapidi, sembrano nervosi ma per fortuna non lo sono. Non riesco a credere alla fortuna, è anche bendata! E’ proprio lì, accanto a me! Sono su di giri, ormai l’eccitazione si è trasformata in gioia! Sono padrone della situazione, e che situazione! Lei è di nuovo nella posizione iniziale, finge ancora di dormire. Ha le braccia sui supporti in gomma e le gambe aperte; la mia mano è lì che armeggia, cerca di guidarmi attraverso il linguaggio dei gemiti. Il suo viso è ancora impassibile, d’un tratto prendo la sua mano destra e la porto sul mio jeans, autonomamente il suo palmo va dritto, come guidato da un radar. Finisce direttamente dove il jeans è più gonfio e teso. Va subito al dunque: lo stringe attraverso la superficie! A quel punto non posso fare altro che abbassare la lampo e tirarlo fuori. La sua mano non si fa attendere. Lo afferra e stimola con sapienza mentre io continuo a pungolare con la mano tra le sue gambe. Strano ma vero, dopo un po’ inizio ad annoiarmi. Troppo tempo a fare la stessa cosa. Ogni tanto avvicino le dita alla sua bocca: sembra di imboccare un leone. Le divora! E’ evidente che mi vuole fare un pompino (questo resta un rimpianto perché non ho avuto la prontezza di abbassarle il capo e di farla succhiare. Avevo paura che se ci fossimo mossi troppo qualcuno si sarebbe svegliato o avrebbe smesso di fingere di dormire). Un po’ annoiato e senza saper cosa fare la bacio. Lì capisco e sento di rovinare tutto. Continuiamo a stimolarci fino al mio orgasmo. Mi dà i fazzoletti imbevuti, mi pulisco, sorrido, dopo un po’ l’autobus fa una sosta. La frenata mi desta dal sonno, si accendono le luci e l'autista annuncia: "Sosta di 20 minuti". Apro paurosamente uno dei due occhi, lentamente: è un vero e proprio risveglio. Sono seduto sul sedile dell'autobus, la donna mora è lì che dorme al mio fianco abbasso lo sguardo: la sua mano è poggiata proprio lì! Non devo essere stato l'unico ad aver fatto quel sogno... Sante Egadi


Tutti i diritti sono riservati




lunedì 17 novembre 2014

Le stagioni dell'arte

Con questo cartello, Sante Egadi intende comunicare come il mondo dell'arte, in Italia, sia in mano ad alcuni critici che decidono il bello ed il cattivo tempo, promuovendo un artista piuttosto che un altro, a seconda delle loro convenienze personali più che al reale valore dell'artista.
Come conseguenza di questo fatto, il successo degli artisti è collegato alla carriera del critico che spesso diventa una star che viene fermata per la richiesta d'autografi, o altri riconoscimenti pubblici.
"Arte per nessuna staGioni" è un messaggio, ovviamente riferimento a Massimiliano Gioni, che indica come un artista che sceglie d'essere proposto tramite questi condizionamenti culturali non potrà che avere un'esposizione mediatica legata alla volubilità del personaggio, o del giornalista che lo propone, più che ad una contenuto culturale verificabile nel tempo.
Da qui, si possono aprire molti altri spunti di riflessione e dialogo che interesseranno sicuramente tutti coloro che sono attivi nel mondo artistico e negli ambiti culturali contemporanei.

Arte per nessuna staGIONI

mercoledì 5 novembre 2014

Artisti da bar

Sante Egadi si schiera anche contro gli artisti da bar: una cosa è l'arte, un'altra gli aperitivi. Opere d'arte e spritz sono due mondi che non si possono incontrare, nemmeno all'infinito.
Questa è una presa di posizione che ci induce a riflettere sulle abitudini consolidate da un ambiente in cui molti creativi portano a presentare  i loro lavori nei bar e nei circolini di quartiere, tra i fumi dell'ebbrezza ed le varie esalazioni di sigari e tabacchi.
L'arte ha bisogno del suo spazio e l'artista di aria pura da respirare.
Diciamo no all'aperitivo con l'autore!
Alla salute!

L'arte e l'aperitivo non si sono mai incontrati

Sante Egadi brinda all'arte con Succo di Truffa.

martedì 4 novembre 2014

L'artista non deve

Artista da cortile

Con queste 3 parole e mezzo, Sante Egadi ci vuol dire che l'artista è sempre troppo criticato in tutto quello che fa: l'artista non deve vendere, oppure l'artista non deve utilizzare questa o quella tecnica, insomma, non va mai bene niente.
Sante sostiene la libertà di scelta e d'azione d'ogni artista con questa sua piccola, ma efficace performance da cortile.
Se apprezzate il suo lavoro, sostenetelo su questo blog con i vostri commenti, in modo che possa continuare a manifestare le proprie idee pubblicamente.
Gli artisti hanno sempre bisogno di un pubblico che creda in loro, per farli espandere al di là di ogni confine; oppure cosa vogliamo fare, creare dei circoli privati, costruire delle barriere? Chiudere i cancelli ed escludere gli altri?
L'arte e le idee hanno bisogno di propagarsi, niente e nessuno le può fermare.
Sante deve continuare col suo lavoro ed io a proporvelo, perché lui è un artista che vale. Tony Graffio

lunedì 3 novembre 2014

O' Sistem' (il sistema dell'arte)

Questo è un sistema che non funziona perché va all'incontrario. TG

Il sistema è arrivato sul ponte degli artisti a Milano
Bella gente sul ponte degli artisti

Sante Egadi incolla l'ultimo suo motto contro i critici ed il "Sistema"

L'artista è diventato fan del critico
E' lui la star del Sistema (O' Sistem').


domenica 2 novembre 2014

Teletruffasi

Carlo Cecaro è un agitatore culturale, nasce a Milano il 6 maggio 1962, studia ragioneria, anche se inconsciamente è sempre stato un artista, per circa 7 anni della sua vita lavora come impiegato presso una società demoniaca che lucra sui denari prestati agli squattrinati. Carlo per redimere la propria anima decide poi di mollare tutto e dedicarsi alla sua vera passione: il modellismo. Dapprima ricrea piccole scatole da inserire su tele ed elabora una corrente artistica molto personale; in seguito, nel 2007, folgorato da strane idee di redenzione universale, inizia a produrre cartellini che s'ispirano alla grafica utilizzata da certe agenzie immobiliari per esporre le affissioni delle case in vendita o in affitto. Scoppia subito un grande clamore a causa di un suo annuncio che propone la vendita del proprio voto su questo tipo di avviso. Raggiunge in breve tempo la fama a livello nazionale che lo ha porta a proseguire su questa strada, promuovendo messaggi sempre più elaborati attraverso tecniche di découpage, collage, affichage, scatolage.
I suoi mini annunci recitano spesso strane preghiere incomplete con verbi che propongono le azioni più disparate; i font sono stati curati e realizzati a mano da Bruno Acierno, noto designer ed art director di prodotti commerciali.

Carlo Cecaro sul Ponte degli Artisti

Da appassionato d'arte, Carlo ha un rapporto d'amore/odio con l'emittente Telemarket che proponeva in televendita quadri ed altri oggetti preziosi, raccontandone la storia, ma anche offrendoli talvolta in svendita, più che ad un reale prezzo di mercato.
<Io pago il canone, ma non capisco perché la Rai non mi dà l'arte che è l'argomento principale dei miei interessi, così come di altri numerosi italiani>
Con questa frase, Carlo spiega perché lui debba rivolgersi ad emittenti che trattano l'arte solo per trarne un guadagno immediato, ma che almeno informano sulle tendenze contemporanee facendone conoscere gli autori e le opere, non come capita guardando Philip Daverio in collegamento da Bologna arte sulla Rai, per poi accorgerti che parlano dell'edizione del 2004, vecchia di 10 anni.
Carlo però sostiene anche che personaggi come Franco Boni dovrebbero essere internati quando escono con frasi del tipo: <Oggi compri un quadro e domani ti compri un appartamento>, oppure: <Rompete i salvadanai con dentro i soldi della nonna, ma non fatevi sfuggire quest'acquisto!>

Sante Egadi e Carlo Cecaro

Sante e Carlo tempo fa erano sul ponte intenti ad affiggere le loro opere, trovatisi spalle a spalle, accortisi l'uno dell'altro in una situazione quasi da carbonari, hanno finito col diventare buoni amici.
Il cartello che recita: "L'arte non è" (alle spalle di Carlo), è di Sante che con questo messaggio vuol dire che tutti vogliono spiegare che cos'è l'arte e che tecnica bisogna usare, ma bisogna finirla con tutte le idee preconcette su questa disciplina perché continuare a voler definire l'arte è un po' come limitarla.
Sante: <Vogliamo limitare l'arte?>

Miniatura di un cartello di Carlo Cecaro

L'Antea di Francesco Mazzola, detto il Parmigianino, rivisitata in un collage di Carlo Cecaro


sabato 1 novembre 2014

Ci vorrebbe un amico

Tra chi decide le sorti del mercato dell'arte, oltre ai galleristi ed ai critici, troviamo anche i giornalisti, questo concetto è già stato espresso da Sante Egadi in uno schema quasi matematico, da cui emerge la figura di un colosso pluricefalo dalle molte braccia e dai piedi d'argilla, destinato a crollare sotto l'impulso vitale dei veri creativi.
Sante, oggi, ci delizia con un'altra sua massima dirompente che riesce ad illustrare una situazione di privilegio da parte di coloro che, forse, riescono a trovare spazi nella stampa solo grazie all'aiuto degli amici giornalisti.
Non è una novità che esistano delle comunità piuttosto chiuse che decidano chi è destinato ad avere successo ed ad arricchirsi e lascino le persone normali a bocca asciutta. Ci sono artisti meritevoli che si ritrovano sempre a lottare per la sopravvivenza, fintanto che non vengono scoperti e segnalati da qualcuno, ma è anche vero che non è sufficiente arrivare ad una forte esposizione mediatica per poter proseguire nel migliore dei modi la propria carriera. Il pubblico ha spesso la memoria corta e diventa complicato conservare il successo e la propria fama, mentre basta poco per ricadere nell'ombra del dimenticatoio.
Io credo che Sante estremizzi un po' certi concetti e fortunatamente esistano molti artisti validi che riescono a trovare la loro strada in maniera indipendente dagli aiuti ricevuti a vari livelli di potere, però mi piace dar spazio ad un personaggio che ha il coraggio di dire ciò che pensa e mettere la propria faccia  a supporto delle proprie parole.

Aforismi Sante Egadi
SENZA AMICI GIORNALISTI PUOI FINIRE SOLO IN CRONACA NERA

Non ho ancora capito se Sante potrebbe avere più successo come artista, come creativo pubblicitario, stile copyrighter, o come cabarettista, sicuramente io trovo i suoi cartelli molto efficaci e divertenti, per questo credo che continuerò a proporveli ancora per un po'. Tony Graffio

venerdì 31 ottobre 2014

Ironia Concettuale

Aforismi Sante Egadi
Vanna Marchi ha imparato dai galleristi

Il mercato dell'arte è spesso considerato spietato da chi non riesce a piazzare le proprie opere ed a farsi conoscere adeguatamente nei "giri giusti".
L'ironia di Sante Egadi colpisce spesso i galleristi ed i critici, ma fortunatamente si tratta soltanto d'innocue provocazioni. Come potrebbe il nostro giovane talento artistico farsi ascoltare in questo ambiente e cambiare la realtà del mondo?
Sante comunque non è solo, anche Carlo Cecaro la pensa così esprimendo lo stesso concetto con le sue opere "Truffasi". 
Tony Graffio resterà il solo ad accogliere i loro messaggi rivoluzionari?

Contro il logorio della vita moderna, Sante Egadi beve succo di truffa. 


giovedì 30 ottobre 2014

Paradossi dell'arte 2

Anche oggi siamo in compagnia di Sante Egadi che, ancora una volta, ironizza sul fatto che un'opera di Piero Manzoni, un paio di settimane fa, sia stata venduta a Londra da Sothesby's  per la cifra record di 12.626.500 sterline.

Aforismi Sante Egadi
SE UN QUADRO TUTTO BIANCO  VALE 12 MILIONI DI STERLINE FIGURATI UNO TUTTO NERO

Sante brinda al successo dell'arte italiana nel mondo con un succo analcolico prodotto dall'amico Carlo Cecaro.

Piero Manzoni - Achrome 1958-1959 (110X150 cm)


mercoledì 29 ottobre 2014

Paradossi dell'arte moderna

SE UN QUADRO DI MANZONI VALE 12 MILIONI DI STERLINE 


Oggi ho fatto la conoscenza di Sante Egadi.
Ero molto curioso di vedere le sue nuove produzioni intellettuali, così mi sono recato da lui, anche se non avevo molto tempo da dedicargli.
Sante è un personaggio simpatico, spiritoso e dalle riflessioni acute, spesso pungenti; viene da Salerno e vive e lavora a Milano da circa un anno.
Come prima cosa gli ho chiesto di mostrarmi i foglietti colorati che contengono le nuove massime che lui ha ideato, poi ho pensato di fare a Sante qualche fotografia, per rendere i contenuti visivi di questo blog più ricchi e dare un'idea più concreta di chi sia l'autore di questa forma sintetica di comunicazione murale che forse potremmo quasi trasformare in arte concettuale.

Aforismi Sante Egadi
FIGURATI UN LIBRO 

Non sono riuscito a fare una vera intervista a Sante, gli ho fatto solo una domanda:
<Sante, ma tu sei un artista?>
La risposta che ho ottenuto non è delle più precise, ma è in stile con la sua ironia un po' alla Massimo Troisi:
<Dipende dai giorni, qualche volta sì.>
Per oggi, chiudo qui, appuntamento a domani con nuove forme d'arte spontanea. Tony Graffio


martedì 28 ottobre 2014

Chi paga chi?

In presenza delle brucianti massime, sature di sincerità, è vietato gettare acqua sul fuoco. 
Prosegue la galleria delle performance verbali di Sante Egadi al Ponte degli Artisti.

Lasciamo che gli animi s'infiammino

Ma è l'artista a pagare il gallerista o il gallerista a pagare l'artista?

Questo cartello è ricollegabile in qualche modo a quello di ieri e riapre una piaga mai veramente sanata. 
E' ancora possibile esprimere la propria sincerità in campo artistico e portarla agli occhi del pubblico?
In questa fotografia sono anche visibili i segni del passaggio di street artist come Cromo e Fiuto.

lunedì 27 ottobre 2014

Il monopolio del mercato dell'arte

In questo schema, Sante Abbinente ci spiega in modo chiaro e sintetico come funziona il mercato dell'arte contemporaneo che sembrerebbe abbastanza ripiegato su se stesso.
Vari artisti che vivono in luoghi diversi del paese producono le loro opere e pagano i galleristi delle principali città italiane per esporre e rendere le proprie opere più visibili, o forse per conferire ad esse un aura di cultura e presentabilità che le rende più considerabili da chi ha necessità di una pseudo-autorità che gli dica cosa comprare.
Questo argomento è molto delicato e mi riservo d'approfondirlo con l'autore, anche se non è un discorso nuovo, perché ormai è da tempo immemorabile che le cose funzionano così.
Esiste una specie di comunità d'addetti ai lavori prezzolati che indica chi è meritevole in base a quanto riceve dagli autori per farsi inserire nel tal catalogo, rivista, galleria o altro mezzo.
Non è soltanto il mondo dell'arte che funziona in questo modo, in Italia basta avere gli "amici" giusti, pagare più persone possibile, oppure dispensare favori sessuali a destra e manca e magicamente si apre qualche portoncino.
E' un po' triste, ma è così.
Nel mondo dello sport, contano un po' di più le prestazioni personali, ma anche qui c'è molto marciume che rischia di allontanare i giovani da certi ambienti in cui c'entra sempre il fattore economico.

Schema del ciclo del prodotto artistico

Tornando al nostro schema, vediamo come esistano dei giri chiusi che portano un doppio introito a chi si occupa di sfruttare il desiderio di successo e di mostrarsi al di sopra degli altri. Va da sé che sono soprattutto gli "artisti" con buone disponibilità economiche a emergere momentaneamente, poiché poi saranno i posteri a decretare il vero artista che entrerà nella storia.

Lo stesso schema un po' più leggibile

Si tratta di argomenti sicuramente un po' triti, ma ogni tanto è bene tornare a ribadirli.
Il foglio esposto sul Ponte degli Artisti era stato un po' scarabocchiato, così ho cercato di recuperare un file più pulito.
A domani per un altro argomento del giorno. Tony Graffio

domenica 26 ottobre 2014

Marketing

Prosegue l'esposizione degli aforismi di Sante Egadi al Ponte degli Artisti e prosegue anche la ripubblicazione nelle fotografie che ho fatto ai cartelli di Sante. 

Anche la dittatura è marketing
Anche la dittatura è marketing

È bello quando c'è partecipazione e completamento alle idee originali con interventi successivi.
Qualcuno deve aver aggiunto: (...e viceversa...), nel senso che anche il marketing può essere una forma d'imposizione, come una dittatura.

sabato 25 ottobre 2014

Il vero artista non lo trovi su Facebook

Anche oggi Sante Egadi coglie nel segno e con un grafico dalla chiarezza sconcertante ci illustra quali sono le categorie degli artisti più importanti, senza togliere niente a nessuno.
Al primo posto, al vertice della piramide della genialità, troviamo il grande artista, ovvero il vero artista, colui che è in grado di lasciare un segno nella storia umana e di cambiare le sorti del mondo.
Al secondo posto, piuttosto distaccato dalla prima categoria, c'è l'artista di strada, o lo street artist che manifesta le proprie capacità in vari campi, dal disegno, all'intrattenimento delle folle nelle piazze, dall'uso della bomboletta, a quello dei gessetti colorati, o della chitarra.
Questa è un po' la categoria della quale si parla diffusamente in questo blog, anche se non è escluso che ci possano essere grandi artisti anche tra gli street artist.
Già più difficile è descrivere l'artista di città, anche se solitamente è qualcuno la cui fama non esce dai confini della propria città, o al quale si attribuisce una certa competenza, più per demerito dei propri compaesani che per effettivi meriti personali.
L'artista di provincia invece è un modo non proprio benevolo per indicare qualcuno un po' provinciale che ha poche idee, ma confuse e si rifà più a ciò che è già stato fatto che a quello che ha nella propria testa, anche se c'è chi magari lo apprezza proprio per questo fatto.
Tra i paria della società, ovvero tra coloro che millantano, più che creare, s'è creata di recente una nuova categoria di pseudo-artisti, o gente che non ha alcun merito, se non quello di promuovere se stessa immotivatamente: l'artista di Facebook; ove la parola Facebook può anche essere sostituita da MySpace (se qualcuno si ricorda ancora di questo social network totalmente dedicato agli artisti, molto spesso cantanti e musicisti) o Instagram e altro.
Lo schema è semplice, ma molto ben fatto e, cosa quanto mai rara per i tempi in cui stiamo vivendo, descrive una realtà che non può essere contestata, a meno che non si voglia ridiscutere di uno scambio di posizione tra il quarto ed il quinto posto, ma a me sembra che le indicazioni date da Sante Egadi siano già più che corrette.
In questa nostra società dell'effimero, quasi tutti coloro che non vogliono fare i calciatori o le veline ambiscono ad un posto da artista, poco importa di che categoria, perché se è pur vero che per giocare a pallone bisogna correre e saper fare goal, anche il poter diventare velina richiede delle doti abbastanza indispensabili, mentre l'artista, a parole, è un mestiere che possono fare tutti. 
Pochi però sono quelli pagati per farlo.
In un mondo di scrittori, ci sarà ancora il tempo per leggere qualcosa?
E in un mondo dove anche le tele hanno un costo non trascurabile, non è più semplice imbrattare i muri?
Mi vien da fare un'ultima riflessione: il vero artista può trovare un suo posto su Facebook? Ripenso ad un mio amico, vero artista totale e mi accorgo che la sua pagina Facebook è orribile, mentre quella di tanti scalzacani è splendida.
Ok, allora, tutto questo ha un senso: ci ritroviamo proprio in un mondo capovolto in cui gli ultimi artisti diventano i primi, ma solo virtualmente.

Per domani Sante Egadi, un artista fuori categoria, che presto avrò il piacere d'incontrare di persona, avrà un'altra verità da divulgare e proporvi su queste pagine. 
Se vi vengono in mente delle curiosità da soddisfare che riguardano Sante, mandatemi un'email o un commento, in modo che poi possa girare le vostre domande direttamente a lui e farvi avere le risposte.

Il vero artista non lo trovi su Facebook
Classifica delle categorie degli artisti

Aggiornamento del 2 novembre 2014
Dopo alcune settimane, il diagramma del vero artista è ancora al suo posto.

Il vero artista non lo trovi su Facebook
1 novembre 2014 Ponte degli Artisti, Sante Egadi accanto al suo schema infografico.

NB: Il vero artista a volte lo trovi su Frammenti di Cultura.