giovedì 7 maggio 2015

Perché farlo? Vale la pena di strappare i propri titoli di studio ed esporli sulla pubblica piazza?

L'invito a partecipare alla mostra di Magenta è valido per tutti.

La mia visione dell'arte è un po' diversa da quella che molti artisti contemporanei concepiscono auto-eleggendosi fenomeno del giorno, della settimana, del mese, dell'anno e così via; per me non ha molto senso che una persona declami di fare arte schiacciando un tubetto di dentifricio, inscatolando ed etichettando confezioni di vario materiale, o esprimendosi in performance più distruttive che costruttive. 
Vanno bene le idee, ma ci dev'essere un supporto estetico ed una competenza tecnica che, purtroppo, si stanno sempre più perdendo nell'attuale sistema artistico mondiale.
Magari più che gli auto-proclami, o le scoperte dei critici prezzolati, quello che conta e serve da misura per il valore di un'opera e di un artista è l'opinione degli altri artisti a lui contemporanei, e di coloro che verranno dopo.
Però si possono fare delle eccezioni, quando la forza del gesto e del messaggio acquistano davvero una portata universale.

La prima volta che mi sono trovato di fronte al "Curriculum vitae" di Sante Egadi, ho pensato che quest'uomo dovesse essere un tipo coraggioso, ma anche un po' furbo, per sapersi "ritagliare" uno spazio tutto suo nel campo dell'arte concettuale.
Devo dire che più che certi collage fatti con lauree e master, io apprezzo maggiormente la sua vena motteggiatrice, talmente sincera da sembrare ingenua ed è per certi frasi molto ad effetto che decisi di contattarlo lo scorso ottobre, per chiedergli un'intervista.
Effettivamente, la sua opera di collagista non va vista poi in maniera tanto disgiunta dalla sua poesia visiva, in quanto entrambe le forme espressive sembrerebbero mosse dallo stesso impulso d'indignazione e di protesta, anche se l'autore ci tiene a passare per una persona pacata e dall'indole mite. E' tutto un bluff, Sante non è per nulla un uomo tranquillo, al contrario è un individuo che ha bisogno di manifestare il suo dissenso verso un mondo profondamente ingiusto e prepotente. 
Per questo motivo, poi è diventato mio amico.
Anche se spesso discutiamo furiosamente sulle vere ragioni dell'arte e del suo modo di rivelarsi.

A poche ore da un evento di portata mondiale, durante il quale s'assisterà al lavoro ottenuto da un uomo che ha strappato documenti partoriti dalle emanazioni dello Stato, così come si potranno incontrare studiosi che hanno offerto spontaneamente i propri titoli per farseli invalidare in maniera artistica. Ho voluto far chiarezza sulle motivazioni che hanno portato le diverse categorie di vittime e carnefice a agire con tanta fermezza e decisione.
Ecco ciò che è emerso.
Ho dovuto penare parecchio per farmi dire in poche parole, ma chiare, come e perché Sante è diventato un ribelle di fronte ad un sistema corrotto e malato che s'ostina a stare in piedi a forza di carte bollate e proclami su gazzette e gazzettini.
Non posso rivelare il nome di colui che mi ha finalmente aperto gli occhi davanti ad un sistema post-feudale che non ha mobilità sociale né in un senso, né in quell'altro.
Si sa che in Italia, a meno d'avere delle gambe mozzafiato, un carattere particolarmente socievole ed una certa propensione a sapersi buttare nelle braccia di qualche illustre statista, è del tutto inutile provare a schiacciare i bottoni dell'ascensore sociale che porta ai piani più alti del palazzo dove si può godere del massimo benessere economico e del più grande potere decisionale.
Ok, fin qua, niente di nuovo. In realtà, non mi ero mai soffermato più di tanto a considerare il fatto che quel particolare ascensore non si muove proprio per niente e ti toccasse restare sempre al solito posto, dove sei oggi, eri ieri e sarai domani, perché non ti è nemmeno consentito scegliere di  fare una vita più umile di quello che ti spetterebbe.
Tutto è programmato alla perfezione in questo nostro eclettico paese, soprattutto nel settore privato. Se ti dovesse capitare di presentarti ad un colloquio con dei titoli troppo elevati, nessuno ti prenderebbe in considerazione, immaginando che tu, in realtà ti trovi lì al solo fine di prendere in giro qualcuno, anche se sono loro a prendere in giro te. 
E quel posto inferiore alle tue capacità, sulla carta, non ti verrà mai dato, così come non ti verrà nemmeno data la possibilità di trovare un impiego consono alle tue aspettative che derivano dalla tua preparazione culturale, o dal tuo cammino formativo. 
Certo, accettare qualcosa al di sotto delle tue potenzialità, o capacità, o preparazione, rischierebbe d'essere per te soltanto un ripiego, per qualche mese, e questo non va bene a chi ti comanda e dispone a suo piacimento dei destini dei poveracci come te. Anche se istruiti.
Insomma, fin dal Medioevo non si potevano assumere persone di nobili natali come servi.
Sarebbe stato imbarazzante e poco cauto, ieri, come oggi. E' sempre meglio che chi sta sotto di noi sia un mezzo mentecatto, altrimenti prima o poi potrebbe giocarci un brutto scherzo e farci fare brutta figura. O peggio prendere meritatamente il nostro posto.
Come potrebbe un bidello essere più istruito di un professore? O addirittura di un preside?
Non sembra, ma questo è un bel problema e forse è anche per questo che l'istruzione voluta da una ministra un po' ignorante tende a far diventare ancora più ignoranti le nuove generazioni di italiani.
Che senso ha studiare certe cose? E storia dell'arte? Non c'è il pericolo che ai cittadini si apra in maniera esagerata la mente e poi comprendano troppe cose?
Il messaggio di Sante è fin troppo chiaro, con tutti questi titoli, diplomi, lauree e perfino master, si fa poco, meglio nasconderli, o distruggerli, magari poi per trasformarli in qualcos'altro.
Due parole per definire il mondo del lavoro? Una merda. E' una merda, se proprio si vuol essere prolissi ed usarne tre.
Che altro dire?

Ho tormentato Sante per diversi giorni per farmi dare le sue motivazioni. Quelle che avete appena letto sono invece quelle di un suo caro amico che è stato il primo ad avere fiducia in questa nuova forma d'arte contro la burocrazia ed il suo strapotere.
Sante però tendeva a volermi sviare adducendo motivazioni interminabili ed improponibili in un blog che deve mantenere un contato diretto e realistico con un pubblico eterogeneo, talvolta un po' distratto e frettoloso, così solo ieri sera sono riuscito ad arrivare al dunque ed ad inchiodare il mio interlocutore al punto della questione, metaforicamente parlando.

Sante Egadi ha solo 35 anni, ma ha studiato tantissimo in vari posti del mondo; era una persona troppo onesta per frequentare la Bocconi e così se n'è tornato per un po' in Campania, ma poi è ripartito per vivere una breve stagione a Londra e poi fare nuovamente tappa a Milano, perché anche se non sembra, qui c'è la crème degli imbroglioni di mezzo mondo, di quelli in giacca e cravatta, per intenderci.
Un giorno Sante voleva fare qualcosa di creativo, perché gli artisti son tutti un po' così, hanno le loro idee, magari risparmiano sul cibo, ma raramente non spendono per non permettersi i colori, o altri strumenti indispensabili.
Sante era un artista, ma non lo sapeva perché ha represso troppo a lungo la sua natura creativa con il razionalismo in doppiopetto. 
Il dottor Egadi non aveva a disposizione la materia per creare, ma comprese che nell'arte contemporanea è stato trasceso il concetto di forma e di bellezza, ora esiste solo il contenuto e così, al pari di un Silvio Pellico, o di un più moderno Solgenitsin, prese unicamente ciò che trovò intorno a sé per veicolare il suo verbo. 
Iniziò a strappare tutto: i suoi diplomi, la laurea e perfino il suo master, per crearne collage multiformi e colorati.
Sante Egadi era da tempo ossessionato dall'idea di dover trovare qualcosa che si potesse esprimere in modo artistico attraverso una forma semplice ed un messaggio significativo.
Stava vivendo il supplizio dell'età presente, dell'arte concettuale e del dover stupire ad ogni costo.
A quanto pare, per sua fortuna, è riuscito in questo intento. 
Venite tutti a Magenta per vedere cosa ha combinato. Tony Graffio

Locandina con il "refuso" (o il re dei fusi) e l'invito alla donazione del titolo di studio inutilizzato.
(Prima versione da collezione della locandina di Curriculum vitae)

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