mercoledì 9 settembre 2015

Brera in contemporaneo all'orto botanico ed all'osservatorio

Nonostante le dimensioni abbastanza contenute dell'Orto Botanico di Brera, circa 5000 metri quadrati, questo angolo di tranquillità nel centro di Milano conserva piante di pregio e d'interesse scientifico tra le più vecchie d'Europa, come due Ginko Biloba di considerevoli dimensioni, di un'età intorno ai 230 anni (circa la stessa età dell'orto) ed un tiglio di oltre 40 metri d'altezza.
Molte piante officinali coltivate all'interno di questo giardino avevano la funzione d'insegnare botanica farmaceutica, sul campo, agli studenti dell'università.
L'orto botanico, come molte altre importanti  istituzioni milanesi, fu creato per volere di Maria Teresa d'Austria nel 1774.
E' in questi spazi che dal 28 luglio al 13 settembre sono state istallate le opere di alcuni artisti contemporanei, visionabili gratuitamente, grazie anche al prodigarsi di alcuni studenti dell'Accademia di Belle Arti di Brera che illustrano i lavori, spiegandone il significato e le fasi creative che ne hanno portato il compimento.

Alvin Curren - Gardening with John 1.1 (2006)

Installazione sonora in un capanno da giardino nel quale sono inseriti 2 Ipod e altoparlanti

Alvin Curren è un musicista statunitense che è stato amico di John Cage e si è ispirato all'arte del grande compositore americano scomparso nel 1992.

Alvin , come capitò a John condivide la passione per la musica, per la natura ed il giardinaggio, così ha voluto riunire questi elementi in un'opera che era già stata presentata in Belgio, Germani, USA ed in altri paesi.


Purtroppo, quando mi sono recato a visitare il capanno di Curren non ho avuto la possibilità di ascoltare la musica perché l'impianto sonoro era spento.
Sono però riuscito a reperire il file musicale in rete. Chi volesse ascoltarlo clicchi qui.
Nel complesso quest'opera, a tratti divertente, sembra essere un contenitore di quegli sprazzi gioiosi e rilassati di vita vissuta che potevano sembrare essersi persi nei meandri dell'universo.
Si tratta di una composizione semplice, fatta con oggetti comuni, la cui aggiunta della musica serve a recuperare momenti perduti e non più afferrabili, come capita con quei ricordi che aleggiano nell'aria e permeano i luoghi in cui abbiamo trascorso la nostra esistenza. Mi sento di definire questo capanno come un'opera romantica che tende a recuperare sentimenti nostalgici ed un po' tristi riconducibili al nostro passato. 
Sempre che si abbia avuto la fortuna d'avere un giardino.

Michelangelo Pistoletto - Terzo Paradiso vasi. Coltivare la città (2015)

Nel 2003 Pistoletto scrive il manifesto del Terzo Paradiso e ne disegna il simbolo, ne scaturisce un nuovo segno di infinito costituito da tre cerchi contigui in cui il cerchio centrale è di dimensione maggiore agli altri due.
Il numero 3 è il numero divino e di perfezione poiché è un simbolo di creatività, conoscenza, unione, comunicazione ed energia. Ovviamente, rappresenta anche la trinità ed il suo mistero.

“Che cos'è il Terzo Paradiso? 
È la fusione tra il primo e il secondo paradiso. Il primo è il paradiso in cui gli esseri umani erano totalmente integrati nella natura. Il secondo è il paradiso artificiale, sviluppato dall’intelligenza umana attraverso un processo che ha raggiunto oggi proporzioni globalizzanti. Questo paradiso è fatto di bisogni artificiali, di prodotti artificiali, di comodità artificiali, di piaceri artificiali e di ogni altra forma di artificio. Si è formato un vero e proprio mondo artificiale che, con progressione esponenziale, ingenera, parallelamente agli effetti benefici, processi irreversibili di degrado a dimensione planetaria. Il pericolo di una tragica collisione tra la sfera naturale e quella artificiale è ormai annunciato in ogni modo1 . Il progetto del Terzo Paradiso consiste nel condurre l’artificio, cioè la scienza, la tecnologia, l’arte, la cultura e la politica a restituire vita alla Terra, congiuntamente all'impegno di rifondare i comuni principi e comportamenti etici, in quanto da questi dipende l'effettiva riuscita di tale obiettivo. Terzo Paradiso significa il passaggio ad un nuovo livello di civiltà planetaria, indispensabile per assicurare al genere umano la propria sopravvivenza. Il Terzo Paradiso è il nuovo mito che porta ognuno ad assumere una personale responsabilità in questo frangente epocale. Il Terzo Paradiso è raffigurato simbolicamente da una riconfigurazione del segno matematico dell'infinito. Con il “Nuovo Segno d’Infinito” si disegnano tre cerchi: i due cerchi opposti significano natura e artificio, quello centrale è la congiunzione dei due e rappresenta il grembo generativo del Terzo Paradiso.” Michelangelo Pistoletto

I vasi ideati dall'artista compongono un'istallazione geometrica che ben si colloca sulla ghiaia dell'orto di Brera e riprendono essi stessi la forma del n uovo infinito.
Siamo di fronte perciò ad un'infinito senza fine che poggia, come in un gioco di scatole cinesi, all'interno di elementi, anch'essi eterni.

H. H. Lim - Video performance: 60 kg. di saggezza

H. H. Lim nasce in Malesia nel 1954 da genitori cinesi, dal 1976 si è trasferito in Italia, dove ha frequentato l'Accademia di Belle Arti di Roma. Al suo arrivo nella capitale italiana fatica un po' ad inserirsi in un ambiente totalmente diverso da quello in cui viveva, soprattutto per la sorpresa di trovarsi immerso in una società molto politicizzata e violenta in cui ci sono forti proteste sociali che sfociano nella lotta armata contro il potere. 
Riflettendo su questi temi, il lavoro di H.H. Lim mette in relazione diverse tradizioni, assimilando l'immagine alla parola in una specie di linguaggio globale che si manifesta in differenti esperienze artistiche.

In questa performance video H. H. Lim si bilancia su una palla da basket per simboleggiare i continui aggiustamenti necessari per restare in equilibrio tra diverse culture.

Le torri dell'osservatorio di Brera ed in cima, non visibile, la cupola girevole con all'interno un vecchio telescopio del 1800 e la terza opera di cui andrò a parlare in codesto articolo

Marco Bagnoli - La macchina stanca e 3 tentativi per fermare il tempo (1983 aggiornata nel 2015)

Marco Bagnoli è nato a Empoli nel 1949, vive e lavora tra Firenze ed Empoli.
La Macchina Stanca è istallata in un luogo magico, ovvero all'interno della Cupola Schiaparelli ed è una macchina particolare composta da una lampada stroboscopica che illumina un bulbo di vetro a seconda dei suoni che percepisce.
Due sono le fonti musicali che producono i suoni che alimentano la lampada: uno è un lettore di file mp3, ma mi viene da pensare che nel 1983, anno in cui la macchina venne inventata, l'amplificatore audio dovesse essere collegato a qualche altra tipo di lettore musicale.
L'altra sorgente sonora è un semplice carillon che deve essere caricato manualmente da qualche componente umana che entra in contatto con questo apparecchio ipersensibile.
La scala su cui sono posti gli elementi attivi della macchina ricorda vagamente una ghigliottina, mentre l'ampolla di vetro sembra una lacrima gigantesca caduta da un'immaginaria testa invisibile che è appena stata separata da un corpo che non è in grado di sostenere il peso di un tempo senza fine.

La macchina è pronta per decapitare il tempo

Quando la musica del lettore mp3 termina, la luce si spegne questo è un primo tentativo per fermare il tempo.
Allo stesso modo, anche quando il carillon s'ammutolisce il tempo sembra fermarsi.
Quando la luce si spegne, si rimane al buio, o quasi, ed è vero che in assenza di energia o di suoni, nulla sembra esistere, meno che meno la percezione di una dimensione temporale. Questo dovrebbe essere il terzo tentativo per fermare lo scorrere del tempo. 
Ovviamente, non è così semplice arrestare lo scorrere dei minuti, delle ore o dei giorni e dev'essere proprio per la frustrazione di non riuscire a poter giungere ad un risultato tangibile che la macchina di Bagnoli dev'essersi stancata. Tony Graffio

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