domenica 12 febbraio 2017

Egon Digon, la fuga dagli schemi precostituiti (Scultura e ribellione) Valentine Kostner e il ruolo del gallerista

"L'artista vero non ha bisogno di copiare nessuno". V.K.

Chiudiamo lo Speciale dall'Affordable Art Fair con un artista Alto-Atesino e da una Galleria d'arte della Val Gardena. Affascinato da sculture che sembravano tagliate nella gommapiuma, ho osservato meglio e più da vicino le opere di Egon Degon scoprendo che erano fatte di legno.
Mi sono fermato a parlare con Valentine Kostner della Galleria Vijion che rappresenta l'artista e poi anche con l'autore delle sculture. Entrambi hanno delle cose molto interessanti da dirci. 


Procreazione - Egon Digon - 3900 Euro.

Egon Digon nasce e si forma dalla tradizione della scultura del legno della Val Gardena ed ha trovato un modo tutto suo per trasformare un materiale duro in una forma che appare soffice come la gommapiuma. L'opera nasce sempre da un blocco intero di legno di massicci. Il tiglio garantisce maggior uniformità e non ha resina come i legni delle conifere.
Dietro a questi lavori c'è un pensiero di libertà che l'autore vuole mostrare attraverso un'azione dirompente capace di rompere lo schema costituito da strutture metalliche dalla forma più regolare. Si notano compressioni e spinte di forze incontrollabili.
Alcune sculture sono rivestite da lacca colorata con tinte vivaci. In un'opera gialla intitolata "Reduction" vediamo tipicamente gli schemi che indicano la situazione dei nostri giorni, in cui l'uomo si sente costretto in un sistema che lo priva della libertà che potrebbe farlo espandere in un essere capace di fare ogni cosa. C'è però una speranza e la massa che spinge da dietro ai ferri è stata capace di liberare un elemento quadrato, mentre altri sembrano di essere sul punto di poter sfuggire a questo blocco. Si tratta perciò di un messaggio positivo.  C'è speranza ed esiste la possibilità di fuggire da questi legami che non ci lasciano spazio e vorrebbero costringerci a seguire un certo sistema di vita. Queste scultura è un'invito alla ribellione ai poteri costituiti. Ogni cubetto che compone l'opera non vuole stare al proprio posto, ma si oppone al suo stato. 
Si tratta di opere che rappresentano abbastanza bene la situazione contemporanea vissuta dagli uomini che si sentono schiacciati da meccanismi politici, economici e sociali. 


Reduction - Egon Digon - 5800 Euro.

Egon è nato nel 1964 a Ortisei, è un artista emergente capace di rappresentare simbolicamente il mondo contemporaneo attraverso una ricerca che è in corso da svariati anni. La sua maturazione artistica l'ha portato a risultati molto interessanti.
Poiché Ortisei non offre agli artisti locali molte possibilità per essere apprezzati la Galleria Vijion, una delle due gallerie d'arte presenti in Val Gardena, fa conoscere i propri artisti per mezzo di fiere di settore, come l'Affordable Art Fair a Milano, oppure le fiere d'arte di Bergamo, Padova, Verona, in Italia. Amsterdam, Lussemburgo, Dornbirn (Austria), all'estero. Anche se non si può dire che le fiere fuori dall'Italia funzionino meglio. Non ci sono regole, ovunque è possibile trovare compratori, ma non c'è uno stile o una tendenza che indichi il momento che viviamo. Oggi il mondo cambia troppo in fretta e, allo stesso modo, cambiano i giusti e le richieste dei collezionisti.
Gli artisti trattati da Vijion sono tutti residenti in Val Gardena o nella zona e sono conosciuti personalmente dalla gallerista e vengono selezionati da Valentine Kostner secondo i suoi canoni di giudizio.
L'attività del gallerista è particolarmente difficile in questi tempi, sia per la forte concorrenza, sia per il fatto che ormai c'è un po' di tutto sul mercato dell'arte, dal minimalismo al realismo.
Certamente l'arte negli ultimi tempi è diventata troppo commerciale e favorisce l'aspetto finanziario a quello qualitativo. Vende chi spinge di più i propri artisti con campagne pubblicitarie o mediatiche o con operazioni finanziarie che si compiono nelle aste, oppure accaparrandosi il maggior numero di opere di un determinato autore.


Egon Digon, 52 anni, artista.

L'artista sincero che fa onestamente il proprio lavoro, perché è spinto da un impulso interiore ad esprimere se stesso, fatica ad emergere in questo mondo controllato da chi dispone di grosse somme di denaro da investire su qualche nome da far crescere per un proprio tornaconto personale.
L'artista vero ha bisogno di creare, esprimendosi attraverso una ricerca personale non ha interesse di farsi promuovere perché la sua attenzione è concentrata altrove.
Capita pertanto di trovare sul mercato più facilmente chi ha i mezzi finanziari piuttosto che un artista di valore, inoltre molti si credono artisti fin da subito. Basta fare un corso di pittura per essere artisti e ci sono persone che richiedono di fare una mostra  ai galleristi senza una sufficiente preparazione.
Non è facile fare arte e prima di arrivare ad un risultato che possa interessare il pubblico bisogna confrontarsi lungamente con se stessi.
L'artista nasce da una necessità interiore, dalla voglia di esprimere quello che lo tormenta. Non ci sono artisti che nascono improvvisamente da un giorno all'altro.
Il pubblico rimane spaesato e insicuro di fronte alla grande offerta che gli si propone, anche per il fatto di trovare l'hobbista esporre fianco a fianco dell'artista. La scelta diventa difficile per chi non ha le competenze necessarie a capire con chi ha a che fare.
I dilettanti o i cosiddetti "hobbisti" copiano i bravi artisti arrivando più o meno allo stesso risultato, ma in questo modo riescono solo ad imitare qualcosa, non a creare un'opera d'arte. L'autenticità è un'altra cosa e l'artista vero non ha bisogno di copiare nessuno.


Eredità - Egon Digon - 3400 euro.

Per riconoscere un  artista vero bisogna avere fiducia nel gallerista che deve riuscire a trasmettere al pubblico il messaggio dell'artista, per far capire al cliente in che caso ci si trova al cospetto di un artista vero che ha fatto una sua ricerca e quando questo non accade.
Dietro ad un artista vero c'è sempre un discorso importante, mentre l'arte superficiale non ha profondità. Il discorso dell'artista dev'essere completo e non è facile trovare chi è in grado di farlo. L'hobbista si esprime con un'arte cruda e senz'anima. Per giudicare l'opera di un artista bisogna osservare anche il suo vissuto, oltre che il messaggio.
Bisogna sempre considerare se dietro a certi risultati c'è un travaglio che ha portato ad una nascita, oppure no. 
L'artista è curioso di portare alla luce i sentimenti che lo muovono e che all'inizio del suo lavoro potrebbe non sapere dove lo porteranno. Nelle opere si possono leggere le lotte che l'artista ha combattuto per rappresentare la propria anima. Tutto questo è qualcosa che si sente in un'opera e se c'è stato un dialogo con l'opera che crea. Bisogna cercare e dialogare con se stessi in un continuo scambio tra opera e artista.


Valentine Kostner di Vijion Art Gallery, Ortisei (BZ).

Valentine Kostner capisce queste cose in quanto ha vissuto queste esperienze, come figlia dell'artista Josef Kostner, uno scultore e poeta della Val Gardena che ha anche insegnato al Liceo Artistico di Ortisei. Valentine Kostner si è dedicata lei stessa alla pittura policroma su legno, ma in seguito ha preferito promuovere l'arte contemporanea, proprio grazie alla sua preparazione personale ed al fatto che è cresciuta in un ambiente favorevole all'arte. 
L'arte è qualcosa che si fa sentire a livello emotivo, oltre che intellettuale e se un opera non ti fa sentire niente, difficilmente può essere un'opera d'arte.


Particolare di "Preso" 2017 di Egon Digon - 5600 Euro.

Egon Digon è il nome d'arte di Egon Stufflesser, marito di Valentine Kostner, un artista che intaglia il legno con le sgorbie e lo rifinisce con la carta vetrata. Ha alle spalle una lunga esperienza artigianale e una grande tradizione familiare nella lavorazione del legno.

Tony Graffio intervista Egon Digon

Tony Graffio: Digon mi sembra un nome particolare, forse più veneto che Alto-Atesino, è così?

Egon Digon: Digon era il nome del maso di mio nonno ed è lì che lui ha imparato a scolpire il legno da suo padre che a sua volta aveva imparato da una lunga tradizione familiare. L'abilità di decorare il legno è poi stata tramandata a mio padre che l'ha trasmessa a me che ero il suo apprendista. Io, una decina d'anni fa, ho cercato una forma nuova per esprimermi attraverso l'arte anziché nel decoro fine a se stesso. Digon adesso è il mio nome d'arte, ma è anche un nome tipico della Val Gardena e dell'Alto Veneto.

TG: E' da relativamente poco che fai l'artista allora?

ED: Diciamo di sì, per diversi anni sono stato un artigiano e poi sono passato a fare qualcosa di più maturo e personale. Sono partito da quello che era vero artigianato, fino a che ho sentito il bisogno di ricercare qualcosa di più concreto. Mi interessava il naturalismo fino a quando, ad un certo punto, ho detto basta, voglio fare un passo avanti e cercare una tematica nuova.

TG: Le tue sculture sono bellissime, sembrano proprio gommapiuma.

ED: Sì, sono riuscito a trasformare il materiale quasi come se si trattasse di un tranello, perché il legno non lo puoi schiacciare in questo modo, lo puoi solo lavorare e dargli una certa forma. Ma ciò che gli dà la forma, gli dà anche la consistenza. Per me, la decorazione ha ancora una certa importanza, anche se qualcuno ritiene che la lavorazione non sia importante. Eppure se non sai lavorare non puoi fare queste cose. Far fare questi lavori ad uno scanner non avrebbe senso perché vorrebbe dire non dare un'anima all'opera. E l'opera d'arte ha bisogno di un'anima e richiede la tua concentrazione, il tuo amore e...

TG: La tua sofferenza...

ED: Certo! (con soddisfazione) Questa è la parola giusta, ci vuole anche la tua sofferenza, perché effettivamente l'arte è qualcosa di molto delicato che ti vuole avere sotto di sé. La sofferenza è una parte molto importante della creazione ed è qualcosa che è anche bello da vivere perché dove non c'è sofferenza non c'è neanche amore. Nel mio lavoro devi accarezzare la forma fino a che esce come vuole lei. Quest'anima io la voglio far sentire, altrimenti l'opera non sarebbe mia.

TG: Quanto tempo ci vuole per fare un'opera di questo tipo?

ED: Ci vogliono dalle 8 alle 10 ore al giorno per dieci -quindici giorni circa. Io parto dall'ideazione, poi faccio un modello per ricercare la forma, perché non è solo la trasformazione della gommapiuma, ma la forma richiede già uno studio scrupoloso per poter dare dinamica all'opera.

TG: Come ci arrivi alla forma giusta? Col disegno?

ED: Parto da un disegno e poi faccio un modello in gommapiuma per vedere come risponde la materia. Certe cose che funzionano nel disegno poi ti accorgi che non ti restituiscono quello che tu volevi. Per me, l'elemento casuale nell'arte è molto importante, perché la casualità ha una spontaneità che è fondamentale per far vivere l'opera. Il bello della casualità è che è qualcosa che va al di là della progettazione e questo elemento fa sempre parte delle mie opere. La consistenza e la rottura della consistenza mostra la rigidità del materiale e dà forza alla mia idea.


Il particolare di cui parlava TG

TG: Ci sono dei bei particolari come questo piccolo taglio che fa capire come la materia si tiri e si strappi sotto certe forze...

ED: Sì, perché dove una forza esprime una pressione fa partire uno strappo che arriva anche dalla parte opposta; se riesci a rappresentare questo movimento anche nel particolare, riesci a dare una logica ancora maggiore al tuo lavoro. E nell'insieme bisogna mostrare come si rompe la consistenza generale dell'intera scultura. La forza serve a rompere la rigidità: questo è il gioco che io cerco di fare nella mia scultura. E togliendo quella rigidità creo la forma.

TG: Per uno scultore la materia è tutto?

ED: La materia fa parte del gioco e nel nostro caso il legno è un materiale che ci ha sempre accompagnato, dall'edilizia, ai monumenti. Il legno è una materia naturale che vive e fa parte della nostra storia. A me piace molto, ma bisogna stare attenti perché se sbagli è difficile correggere l'errore.

TG: Da dove t'è venuta l'idea per le tue sculture?

ED: E' arrivata casualmente, stavo facendo una ricerca con altri materiali, poi inaspettatamente cambiando il divano ho tolto la gommapiuma della seduta e schiacciandola è uscita fuori questa forma, mi ha affascinato e mi è piaciuta.
Naturalmente, adesso vado avanti con questa ricerca.

TG: E vieni capito?

ED: Sì, io dico sempre che il naturalismo serve anche per capire l'astrattismo, perché si tratta di un passaggio indispensabile per capire le forme che sembra non abbiano un significato. Solo se conosci bene il naturalismo puoi fare un'astrazione.

TG: Tu guardi a qualche maestro del passato per trovare l'ispirazione? O tutto nasce in te spontaneamente?

ED: Mi sono piaciute diverse epoche dell'arte; se guardo anche all'arte antica vedo che ci sono delle astrazioni che mi lasciano sorpreso. In parte guardo al passato, in parte uso la mia spontaneità.

TG: Citami, per favore, qualche autore del passato che tu ritieni particolarmente significativo.

ED: Mi piacciono molto i grandi pittori russi dei primi del 1900, anche se loro non hanno nulla a che fare con le mie opere. Apprezzo anche molto i Divisionisti. Se però qualcuno dovesse dirmi, per esempio, che gli piacciono le mie opere perché gli piace Mondrian, questa affermazione mi disturberebbe. Un giorno un signore viene da me e mi dice che gli piace una mia scultura perché gli sembra un Capogrossi e la cosa mi ha dato molto fastidio. Qualcun altro mi ha detto che i miei lavori gli ricordano Burri. Burri a me piace, è stato un grande artista, può essere che in certe cose gli arrivi vicino, ma succede senza volerlo perché ognuno segue la sua strada.

TG: Invece le forme gialle di "Reduction" mi fanno pensare alla ceramica. C'era un intento di quel tipo smaltando il legno oppure era un abbellimento portato dall'aggiunta del colore?

ED: No, in quel caso era ben importante che fosse colorato perché doveva essere una massa che simulasse un movimento fluido, non una cosa statica. Se tu la guardi sembra che quella forma si muova e stia per cadere fuori dal quadro passando attraverso la rete di ferro. Volevo ottenere quell'effetto. Come se si trattasse di una massa di plastica fluida in movimento.

TG: Si tratta di un'azione legata anche al concetto del tempo?

ED: In parte sì, però quello che è importante è la struttura che taglia a pezzi il flusso di materia.

Valentina Kostner e Egon Digon: non sempre il rapporto gallerista/artista è conflittuale...

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sabato 11 febbraio 2017

Luca Panucci cerca la sua occasione ad AAF 2017

All'AAF 2017 ho rivisto alcuni artisti che avevo già incontrato in altre occasioni. Ho pensato così di approfondire la conoscenza con Luca Panucci, le cui opere avevo avuto modo di ammirare qualche tempo fa, quando ero stato a Monza a visitare Casa Novecento, la residenza d'artista che Felice Terrabuio ha approntato con la collaborazione di Streetartpiù.

Luca Panucci, 25 anni.

Tony Graffio intervista Luca Panucci

Tony Graffio: Ciao Luca, finalmente ci conosciamo, lo scorso ottobre ero stato a Monza per vedere i tuoi lavori di grandi dimensioni, ma purtroppo non ci eravamo incontrati. Che cosa ci mostri oggi?

Luca Panucci: Eccoci qua, ho portato in esposizione ad Affordable Art Fair 2017 la mia nuova ricerca che indaga un po' sul mistero e sull'istante. E' una visione introspettiva che si sviluppa con nuove tecniche pittoriche che mi stanno facendo capire come muovermi, anche perché è solo un anno che ho ripreso a dipingere.

TG: Davvero? Che cosa facevi prima, Street-art?

LP: No, ho fatto poco di Street-art, praticamente quasi nulla. Io sono più propenso a lavorare su superfici come la carta o la tela oppure il legno. Questi sono i miei supporti preferiti. L'arte di strada mi piace perché permette d'esprimermi con lavori di dimensioni considerevoli, ma mi piace avere un approccio più metodico con i soggetti che voglio realizzare. Per ora, sono un ricercatore e credo d'andare avanti in questo modo.

TG: Che studi hai fatto?

LP: Ho studiato all'Istituto d'Arte di Monza, dopo ho frequentato per due anni l'Accademia di Belle Arti di Brera, avevo scelto pittura, ma poi ho lasciato i corsi, ho lavorato per quattro anni, ma una volta che è scaduto il mio contratto ho capito che nella vita volevo fare altro. Adesso mi sono buttato a pieno in questo mondo artistico.

TG: Quanti anni hai?

LP: 25.

TG: Fammi vedere meglio i tuoi lavori. Sono stati fatti su carta?

LP: Questo è dipinto su cartone telato e incollato su un pannello di legno che poi è stato incorniciato. Si tratta di smalti neri di sfondo ricoperti con colori acrilici. Le pennellate che ho dato sono veramente poche, mi interessava il contrasto tra luci e ombre, per vedere i vari conflitti che potevano crearsi riproducendo qualcosa che ricordasse il solito antagonismo tra il bene ed il male. La ricerca però è molto più introspettiva.

TG: Chi sono i personaggi che hai ritratto?

LP: Sono partito dai demoni senza nomi che disegnavo prima a pastello e matita che avevano una forte energia, per arrivare a personaggi più silenziosi che sembrano apparizioni ultraterrene di istanti speciali. Sono esseri particolari che appaiono in momenti fugaci. Cerco di studiare la luce e l'energia che portano con loro queste figure che però sono un po' represse. Cosa vogliono fare con la loro energia? Conservarla o esprimerla? Questo è il conflitto di fondo.

TG: Si tratta di pennellate veloci, per questo richiamano lo stile della Street-art.

LP: Sì, la mia è un'arte molto immediata. Per me questo è un punto di partenza.

TG: Hai dato dei titoli alle tue opere?

LP: No, non hanno titoli, però ho degli obblighi di catalogazione per dare riconoscibilità ai miei lavori ai quali ho dato dei codici identificativi. Parto da numeri progressivi che possono essere, ad esempio: 101006, per la prima serie.

TG: Pensi già di fare un archivio?

LP: Sì, perché qualsiasi cosa farò nella vita, con l'arte ci conviverò sempre. Questo è quello che vorrei fare veramente nella mia vita. Anche se dovessi svolgere compiti di magazziniere o impiegato ci sarà sempre un momento della giornata in cui condividerò i miei pensieri con un foglio di carta o una tela da dipingere.

TG: L'esperienza alla Casa Novecento come è andata?

LP: Mi è piaciuta molto. Quello spazio è stato il mio studio e quindi ero muovermi come volevo e di agire con i tempi e negli spazi che ritenevo più utili al mio progetto. La rifarei volentieri.

TG: Sei rappresentato da qualche galleria?

LP: In questo momento, no. Qui in fiera mi ha portato Momart Gallery di Lecco, però diciamo che si tratta di un intervento occasionale. Un domani, spero che ci sia qualcuno che creda ed investa sul mio futuro.

TG: In bocca al lupo allora!

LP: Grazie Tony!

venerdì 10 febbraio 2017

Roberta Busechian e la relatività del tempo che scorre dentro il tubo

Ero rimasto affascinato dalle tematiche proposte da "Quando, quando, quando", un progetto espositivo in cui si parlava di "approcci di giovani artisti al tema del tempo e alla sua percezione", così ho osservato le opere realizzate dai giovani selezionati, perché da sempre sono interessato a comprendere meglio la dimensione del tempo e la sua interpretazione.
Evidentemente, ognuno ha una sua idea del tempo, ma non a tutti interessa capire esattamente che cosa sia questo flusso talvolta rettilineo, talvolta circolare, all'interno del quale ci muoviamo o, se preferite, avvengono dei cambiamenti e delle azioni.
Qualcuno ha interpretato il tempo più come una specie di operazione nostalgica, trovando l'occasione per volgere lo sguardo indietro negli anni piuttosto che una ricerca che potesse servire ad avere delle risposte ad alcune domande fondamentali. Ad ogni modo, sono emersi alcuni risultati interessanti. 
La mostra mi è stata presentata da Elisa Torchio che ha detto che volutamente è stata divisa in due sezioni, una più autobiografica ed un'altra invece che si interroga su altre dimensioni del tempo, per fare un discorso più legato all'archiviazione di materiale visivo e audiovisivo. Come abbiamo visto per l'opera di Veronica Bisesti, o come è il caso di Jacopo Rinaldi che ha fatto uno studio sull'archivio di Harald Szeemann riflettendo sull'idea di spazio connesso all'idea di memoria. Le immagini in questo caso vengono reinterpretate per conferire loro un significato più attuale. 
Nel caso di Luca Gioacchino Di Bernardo assistiamo alla realizzazione di un lavoro più autobiografico che poi può assumere un significato più generale. Luca si ritira in una casa circondata da moltissime piante per studiarle, solo che nel suo periodo di permanenza in questo luogo vive degli incubi che lo fanno riflettere sull'idea di sogno della sua percezione oggettiva ed alla percezione soggettiva legata alla realtà. Lavora per contrapposizioni di oggetti e di immagini stendendo della grafite su carta.
Come già detto in  un precedente post, quest'anno all'AAF non c'è stata una selezione aperta a tutti gli "Young Talents", ma i giovani curatori hanno chiamato dei nomi che sono stati individuati "scavando" tra fondazioni ed altri enti, come la Fondazione Bevilacqua, piuttosto che altri premi, come il Premio Celeste e le accademie di Belle Arti; insomma, la scelta è stata discrezionale a seconda di quello che cercavano Cacciottolo, Ferraro e Torchio, forse perché quest'anno si volevano valutare più le competenze dei curatori che quelle degli artisti.
Il tema della ricerca nel tempo nasce perché si è riscontrata una forte tendenza negli artisti di oggi a lavorare sulla memoria e sul passato per ripensare il presente. Molti artisti contemporanei infatti si preoccupano di rivedere il passato per riuscire a leggere meglio il proprio presente, anche in modo autobiografico, oltre che per riesaminare ciò che è già stato fatto da altri. Il premio non c'è, la gratificazione principale per gli artisti prescelti consiste nell'esporre e farsi conoscere in una mostra di prestigio che può dare visibilità e prospettive future ai propri lavori. 
Non c'è esplicitamente nemmeno una vera ricerca sul tempo che passa, a parte forse il video di Davide Sgambaro che purtroppo non ho avuto modo di vedere per un problema tecnico di allestimento. Nel suo lavoro venivano ripresi spezzoni di filmati del suo passato.
Non avendo avuto l'opportunità, per motivi di tempo (guarda caso), di ascoltare tutti gli artisti impegnati in questa selezione ho scelto di parlare con Roberta Busechian che ha allestito una scultura idraulica/elettronica abbastanza particolare per rievocare i fasti dell'epoca dei rave party in modo poetico ed originale. TG

Roberta Busechian, 26 anni, all'AAF 2017.

Tony Graffio intervista Roberta Busechian

Tony Graffio: Roberta, raccontami qualcosa di te per favore.

Roberta Busechian: Vengo da Trieste, ho studiato allo IUAV (Università di Architettura di Venezia), dove ho frequentato la Facoltà di Arti Visive. Poi, mi sono spostata a Berlino, dove ho vissuto per tre anni e mezzo e dove ho fatto la specialistica ed ho collaborato con vari artisti su performance elettroniche e sound art, ovvero il suono nell'arte contemporanea (l'arte visiva ha deciso di pescare nei suoni? Inizio a pensare che gran parte dell'arte contemporanea sia al 10% creatività ed al 90% un bluff. Commento di TG), installazioni sonore nello spazio pubblico e nello spazio privato. E poi ho deciso di venire a Milano, dove ho aperto uno spazio No profit, il(T)Raum in cui mi occupo di Sound Art, installazioni sonore e audiovisive, spazio che più o meno ho avviato un anno fa. Io mi occupo di vari generi artistici. Ho iniziato con il disegno, poi sono passata al suono, soprattutto ad installazioni sonore e poi, come in questo caso alla scultura e alle installazioni spaziali. Questo che vedi è un lavoro nuovo, prodotto nel 2017, che ho concepito pensando alla fine degli anni '80, inizio anni '90, quando, per alcuni versi c'è stata la rivoluzione della musica Techno che veniva suonata in edifici industriali dismessi dalle loro destinazioni abituali ed adibiti ad un uso ludico e di intrattenimento sociale. Erano, per certi versi, degli spazi clandestini. Gli anni '90 hanno segnato l'inizio dell'epoca delle droghe sintetiche e della nascita di internet. Questo tubo davanti a te è un semplice tubo di cemento usato per costruire i condotti fognari che intende riprendere l'idea delle costruzione di origine industriale che erano fatte proprio di ferro e cemento

TG: E amianto.

RB: Niente amianto. In questo tubo non c'è. All'interno ci sono invece dei display che visualizzano in tempo reale la temperatura dei più importanti templi della Techno nel mondo: Detroit, Berlino, Zurigo e Ibiza. Raccolgono quei dati dove una volta c'erano i club, anche se oggi lì troviamo qualcos'altro. Per esempio: l'Osgut di Berlino oggi è il Berghain, forse il più famoso club Techno al mondo.
Tutto quello che deriva dall'immaginario degli anni '90 viene proiettato in quest'opera. Cemento e sale che rimandano alla droga ed a tutto quello che c'è di chimico in quell'ambiente trasgressivo. I display a luce blu riportano a certi immaginari trans che ci spingono verso l'allucinazione.

TG: Scusa, i display riportano veramente la temperatura delle cattedrali della Techno music?

RB: Sì, sono dei componenti Arduino programmati tramite una scheda Wi-Fi che ricevono i segnali da dove si trovano i sensori e attraverso stazioni meteo prendono i dati della temperatura in tempo reale nelle città con le quali sono collegati e li trasmettono fin qui dentro al tubo.

TG: Tu vuoi parlare di un tempo cronologico, psicologico o meteorologico?

RB: Mi interessa l'atmosfera intesa non come un fenomeno atmosferico, ma come ambiente che rilascia delle sensazioni a chi si trova immerso in quella situazione. Io rappresento i luoghi per mezzo delle temperature che lì vengono rilevate e che può variare con la vicinanza dei corpi, con l'assenza di presenze umane o con la costruzione di edifici.

TG: Prezzo?

RB: Beh, (risatina) .....circa, ma non dirlo.

Il tempo è relativo, dentro il tubo siamo rimasti alla fine degli anni '80.

Affordable Art Fair 2017 in poche parole

AFF 2017
 Lo stand di ArtKademy in primo piano e sullo sfondo parte del Superstudio Più.

Serata d'inaugurazione ad inviti. Tony Graffio poteva mancare? Ovviamente no. Tra chi dice che la fiera è più grande e chi sostiene che c'è tantissima gente in più, io non saprei che cosa dire; mi sembra che l'ambiente sia più o meno sempre quello. Certamente, c'è stato qualche ritocco all'impostazione generale, specie per i giovani talenti (Young Talents) che questa volta sono stati selezionati al di fuori del concorso del premio che adesso non c'è più, ma credo che l'afflusso sia sempre il solito e l'AAF in versione meneghina anche quest'anno riesca ad attirare molto interesse tra chi vuole accaparrarsi le opere di qualche nuovo talento dell'arte e vedere qualcosa di sorprendente.

Dove c'era un ponte, poco più in là, adesso c'è un "passaggio a livello binari". Tra via Ventimiglia e via Tortona.

Prima d'entrare in fiera bisogna arrivarci... e la cosa non è semplicissima. Chiaro che uno prova a prendere la Metro per arrivare a Porta Genova, mi pare normale, no?
Probabilmente, in Comune c'è chi la pensa diversamente, la vita ai cittadini è sempre meglio complicarla ed infatti, come avevo già avuto modo di spiegare, il Ponte degli Artisti resta chiuso fino a data da destinarsi ed il passaggio a raso in via Ventimiglia è ancora in alto mare.
Io dico che un cittadino dovrebbe comportarsi civilmente quando viene governato da persone che hanno a cuore la cosa pubblica ed il benessere della comunità, in caso contrario... Vai all'ultima fotografia di questo servizio.
Ok, bene, siamo d'accordo. 
Ebbene sì, ho trasgredito ed ho attraversato illegalmente i binari. Vi assicuro che si può fare e non c'è alcun pericolo. E così sono arrivato sano e salvo in via Tortona 27 senza impazzire.
Preso dalla foga di volermi fiondare all'interno dei padiglioni della fiera, stavo quasi per scavalcare la coda, ma appena in tempo mi sono dato una regolata, anche se permaneva la sorpresa di trovarmi davanti tanti invitati ad una Serata di Gala.

Valentina Bisesti AFF 2017 Young Talent
Veronica Bisesti 26 anni ha studiato all'Accademia di Napoli e la sua opera è la sovversione di una copia di una stampa del 1785 conservata al British Museum di londra intitolata "Keep in the Compass".

Chi viene ad Affordable Art fair immagino  voglia conoscere i giovani artisti ed è da loro che io ho incominciato il mio giro di interviste. Per adesso, ascoltiamo una giovane artista che ci spiega come la donna raffigurata all'interno di un compasso vive una vita serena e controllata, ma per lei uscire al di fuori di un confine tracciato da un cerchio giallo diventerebbe (come per tutte le donne della sua epoca) un'azione rischiosa che potrebbe far ricadere su di lei ogni genere di negatività: dalla miseria alla sventura, fin'anche alla galera o i lavori forzati. Conducendola perfino alla prostituzione ed al commercio della propria intimità. Destino che ben hanno conosciuto migliaia di donne (e uomini) di bassa estrazione sociale che dalla madrepatria furono deportati e scaricati verso l'Australia con qualche pretesto, al fine di popolare gli sconfinati territori di quel lontano continente.

Siate prudenti
Siate prudenti, ad una donna basta rigare dritto per evitar molti problemi...

L'idea della giovane artista napoletana Veronica Bisesti è semplice e diretta: bisogna sovvertire questo sistema e per fare ciò basta appendere il quadro al contrario. Si tratta di un'operazione concettuale effettuata nell'ambito di "Quando, quando quando", un'esposizione a cura di Giampaolo Cacciottolo, Alessandro Ferraro e Elisa Torchio, tre giovani curatori che hanno indotto gli artisti a realizzare qualcosa partendo da un'osservazione del passato, come un viaggio a ritroso nel tempo, visto che molti già prendono ispirazione o rivisitano in chiave moderna quanto è accaduto nei tempi antichi e più recenti.

Otto d'Ambra - Point of view. 2015 Inchiostro su giornali d'epoca. Trittico, 2800 euro.

Passeggiando per i corridoi della fiera ho deciso di farmi accalappiare dagli istinti del momento. L'AAF 2017 meriterebbe una visita più ragionata, ma non ho voluto lasciarmi influenzare da intellettualismi e troppe riflessioni. Purtroppo, c'è sempre chi pesca a piene mani nel lavoro di chi l'ha preceduto o di chi ha avuto successo. E' facile ripercorrere cammini già sperimentati, non vorrei citare i cloni di artisti famosi, ma lo faccio ugualmente. Sappiate che non mancano casi eclatanti come quelli di un paio di galleristi (una era francese, l'artista è Nathalie Cohen) che offrivano praticamente delle spudorate copie di Alberto Biasi ed altri nomi molto affermati dell'arte contemporanea. Un mio amico è perfino arrivato a discutere abbastanza animatamente con un gallerista italiano che esponeva quadri identici a quelli di Alessandro Papetti, sostenendo che il suo artista aveva fatto quelle opere prima dell'artista milanese ben più noto. Peccato però che mancassero date e riferimenti precisi di quanto affermato.

Artkademy

Dall'estate del 2003 Ivan assalta la strada a colpi di poesia, dipingendo e affiggendo (talvolta anche affliggendo. No, non è vero è solo un gioco di parole...) per le strade versi e scaglie poetiche, diventando così di recente il principale riferimento per la Poesia di Strada, forma espressiva che ha avuto il suo capostipite nel re dei barboni, una figura amatissima, scomparsa per malattia un paio di settimane fa all'Ospedale di Belgioioso.


Andrea Sbra Perego
 Andrea Sbra Perego - Stazione Centrale di Milano III.  Tecnica mista Cm 120X180. Euro 3'300. Quando la fotografia ispira la pittura.

Giusto per capirci... questa è una famosa fotografia di Sebastiao Salgado.

 Il particolare tratto dal quadro di Andrea Sbra Perego non è male, mi sembra di vedere Freddy Mercury che abbraccia Brian May. Scusate la dissacrazione. Sicuramente anche loro saranno arrivati sui binari della stazione milanese...

 Lidia Bachis - Interno di famiglia 4800 euro

Il futuro sembra non riservarci nulla di buono, ma anche il presente non scherza. E' però interessante constatare che il concetto di famiglia non è ancora tramontato.

Migranti su barchetta di carta
 Massimo Bernardi - Migranti 1200 euro.

I migranti sono ormai ovunque e chiunque li vede un po' dappertutto, nemmeno loro potevano mancare ad Affordable Fair 2017. Vedremo se qualcuno avrà il buon cuore di ospitarli a casa propria in una barchetta di carta. Io, sinceramente parlando, non ne avrei il coraggio, forse è meglio la famiglia di zombie con tramonto post-atomico di Lidia Bechis, a parità di visione da incubo.

 Stars di Matilde Piazzi. Photobook, stampa digitale su carta riciclata.

Beh, se si è nella giornata giusta, ad AFF 2017 ci si può sicuramente divertire. Il "libro" fotografico della Signorina Piazzi (Young Talents) consiste in un foglio ripiegato in quattro parti, le pagine non sono riuscito ad identificarle, la copertina, con un po' di fantasia, la si immagina nella fotografia nell'ovale su sfondo nero dove vengono inseriti i volti dei pazienti registrati presso l'Ospedale Psichiatrico veneziano dell'isola di San Clemente. Nell'epoca di internet un foglio stampato diventa un tomo d'autore, perché si sa, nel regno dei ciechi un orbo è un re.
Prezzo modico, ma con ripensamento.

Ovviamente in questo caso la vera "opera" è la didascalia.

Io stesso ho dovuto chiedere conferma se il photobook era un depliant da poter portar via o l'opera stessa. Matilde Piazzi è stata gentile ad illuminarmi sulla realtà dei fatti, ma in fin dei conti che cosa avrei potuto fare con una "stella" del photobook? Il ritratto di Ando Gilardi fatto da Paolo Gioli era ben un'altra cosa.
Sempre tra i Young Talents, mi piace citare il collettivo Charlie Dippold che parla del proprio vissuto attraverso semplici scontrini fiscali capaci di mappare i loro consumi quotidiani.

Vendesi Affittasi
 Giuseppe Palermo ed i suoi cartelloni "Vendesi" e "Affittasi".

Restando nel "Mondo dei Cloni", mi ritrovo faccia a faccia con Giuseppe Palermo che anziché riprodurre fedelmente un Burri o un Basquiat preferisce un autore poco noto, ma originale come Carlo Cecaro.

Erika Lacava
 Erika Lacava della Galleria di periferia di via Fratelli Zoia 

C'era anche qualcosa d'interessante e vi anticipo che prossimamente pubblicherò delle belle interviste con le galleriste Erika Lacava e Valentine Kostner.

 Valentine Kostner e Egon Stufflesser della Art Gallery Vijion di Ortisei (BZ).

Cazzo in erezione Markus Delago
Fuck!
Prendendosi un membro tosto in casa non si sbaglia mai.
Markus Delago - Steadfastness (Fermezza) 1600 euro.

Saluti dall'AAF 2017 da Tony Graffio

giovedì 9 febbraio 2017

Dalida, un ricordo a più di 60 anni dal suo esordio (Non si può fermare il tempo, non si può mutare il vento)

Expo Vinile Fiera del Disco
Maurizio Giora con l'album di Dalida con la copertina apribile, un disco abbastanza raro che poi verrà rimpiazzato da una semplice busta di cartone, più economica da produrre.

A Novegro Expo Vinile, lo scorso ottobre, ho parlato con Maurizio Giora, uno standista che veniva dalla provincia di Alessandria per proporre dischi Rock & Roll degli anni '70, musica leggera e pop italiano; oltre ad un discreto assortimento di cantanti melodici anni '50 (cloni di Sinatra e Dean Martin interpretati da Pino Donaggio, Luciano Tajoli etc.), di conseguenza parecchi dischi a 78 giri che da noi sono stati in uso fino al 1959. La richiesta per i 78 giri è molto circoscritta perché, come per molti altri oggetti ricercati, solitamente l'appassionato di un certo periodo storico ha vissuto anch'egli in quell'epoca ed il collezionismo diventa così un interesse prevalentemente generazionale.
Sul banco di Giora fanno bella mostra alcuni dischi di Dalida, una cantante italo-francese che in passato è stata molto benvoluta dal pubblico internazionale. Proprio perché Dalida ha pubblicato in molti paesi, per l'appassionato, o il fanatico è possibile ricercare la chicca mancante di un'edizione particolare che magari è stata stampata in Turchia, nelle Filippine o in qualche altro paese esotico. In questi casi possiamo parlare di un mercato sempre aperto, anche se negli ultimi anni, forse proprio per un fattore anagrafico, gli appassionati di questa brava cantante si stanno un po' riducendo.


Vinile
Un'edizione spagnola di un disco di Dalida.

Dalida
Un'edizione tedesca di un disco di Dalida.

Si riescono a trovare anche gli EP a 45 giri con 2 canzoni per lato che erano molto in voga in Francia ed in Italia negli anni '70.
Il 15 febbraio su Raiuno verrà trasmessa un film in due puntate dedicato a Iolanda Cristina Gigliotti a distanza di 30 anni dalla sua morte, a 50 anni dalla scomparsa di Luigi Tenco ed a circa 61 anni dal suo primo concerto all'Olympia di Parigi. Sveva Alviti, una trentunenne ex-modella italiana è stata l'interprete della cantante in una cooproduzione cinematografica internazionale che ha molto soddisfatto la regista Lisa Azuelos. 
Finita la settimana del Festival di Sanremo prepariamoci allora a vedere una miniserie che, a quanto ci è stato detto, dovrebbe essere fatta molto bene. Nulla a che vedere con il film in due puntate di 10 anni fa che vedeva come interprete Sabrina Ferrilli. Gli appassionati sono avvisati.


Dalida - La chanson d'Orphée - Milord

Expo Vinile
 Alcuni dischi venivano pubblicati senza un titolo, questo era semplicemente: Dalida.

 Un altro disco di Dalida senza titolo viene conosciuto solo come: Dalida.

Dalida etichetta Barclay
 Il retro di Dalida, questa edizione della Jolly, è uno dei dischi che ha venduto di meno in Italia. Vale dai 40 agli 80 euro.

A volte non si dava nemmeno un titolo all'album e lì assumeva importanza l'immagine utilizzata sulla copertina e controllare le canzoni che comparivano sulla busta.

Un EP di Dalida, una strana confezione col foro centrale sulla busta - Milord

 Un altro 45 giri di Dalida - Oh Lady Mary

Una raccolta di canzoni di Dalida.

Dalida, nata il 17 gennaio 1933 al Cairo all'inizio della sua carriera ha avuto un successo immediato al di là delle Alpi, con "Bambino" nel 1956, mentre in Italia ha dovuto attendere qualche tempo per essere pienamente apprezzata, per questo motivo i dischi italiani degli anni '60 sono più rari di quelli francesi.Oltre ad essere stata una cantante molto popolare, Dalida ha interpretato anche 13 film come attrice.Nelle canzoni cantate in francese è immediatamente riconoscibile per un forte accento italiano. Ha registrato canzoni in 7 lingue diverse in un percorso artistico durato più di 30 anni. Ha registrato più di 500 canzoni in francese, 200 canzoni in italiano. Ha cantato anche in giapponese.


Maurizio Giora ed il disco apribile di Dalida.

Adesso volevo proporvi varie versioni di Bang Bang (My Baby Shot Me Down), per avere un vostro parere. 
Iniziamo ad ascoltare la versione originale del 1966 cantata da Cher; poi quella di Nancy Sinatra; poi  Stevie Wonder; poi  Petula Clark;  Ajda Pekkan;  Cem Karaca; poi i  Vanilla Fudge; poi  Terry Reid; poi  Bon Jovi, nel 1985; poi  Frank Sinatra; una versione Hip-Hop di Stevie Wonder; poi Cliff Richard; poi  Paul Weller; il chitarrista ungherese Gabor Szabo; poi Isobel Campbell; poi  Raconteurs;  Arnold T; più recentemente, anche  Lady Gaga s'è cimentata con Bang Bang; i Monophonics; David Guetta; Daniela Andrade; la cubana-bulgara Milenita; la bravissima bambina norvegese  Angelina Jordan; Nico Vega;  Luka Sulic and Stjepan Hauser; un'originale cantante indipendente: Jocelyn Scofield; stavo dimenticando che nel 1966 anche una ventunenne Sheila cantò in maniera magistrale questa canzone (inserirei questa interpretazione al secondo posto della mia personale classifica di tutti coloro che appaiono in questa pagina). In Italia invece, venne cantata da:  Milena Cantù, una ragazza che faceva parte del Clan di Celentano; poi venne cantata anche dall' Equipe 84; I Corvi;  Ivan Cattaneo in una versione elettronica molto anni '80 e infine  Ornella Vanoni.  
Credo che gli esempi possano bastare. 
Devo dire che in francese mi piace moltissimo la dolcissima versione di Mareva Galanter (mi piace la semplicità di questa interpretazione che mette in risalto una voce molto bella anche se forse poco allenata al canto. La inserirei al terzo posto della mia classifica personale degli interpreti di Bang Bang). In francese ho trovato anche questa versione di Sebastian Vastea; quest'altra di Nigel Ashley, oppure quest'altra di Claire Lepage; René Quiles; Sylvie Vartan; Anne Germain; Stephanie Lapointe; ma stranamente non sono riuscito a trovare Dalida che cantava questa canzone in francese. 
Ascoltiamola perciò in italiano: Bang Bang cantata da Dalida. Per me, questa è la versione più, intensa, più toccante: la migliore. Certo l'orchestra aiuta molto, ma a me sembra che Dalida in questa canzone sia insuperabile. E' stata un'artista che ha cantato spesso canzoni molto tristi.
Dalida ha venduto più di 100 milioni di dischi.  
Nel 1987 s'è suicidata perché la vita era diventata per lei insopportabile. E' sepolta a Parigi, nel cimitero di Montmartre. TG