domenica 15 gennaio 2017

Arriva Nostra Signora dei migranti, la pace sia con voi.

Per oggi, 15 gennaio 2017, Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, il nostro bravo e sensibile Stefano Bacci ci ha preparato un bellissimo racconto breve che ci descrive le ansie, le sofferenze e le speranze di chi è povero e fugge dalle persecuzioni. Il tutto in poche righe; anche se non siete credenti, è una lettura sconvolgente. TG

Nostra Signora dei migranti

Ancora poco e questa maledetta traversata sarà finita. Lo spero, almeno, perché non ce la faccio più. Troppo giovane, e per di più donna, per rimanere nel mio villaggio. Io non capisco di politica, ma ogni giorno arrivavano i soldati. Ogni giorno con una divisa diversa, ma le stesse pretese, la stessa violenza. Ogni mese cambia il tiranno in carica, ma per noi che volete che cambi? Qualcuno ci disse: "C'è la possibilità di andare di là dal mare" e noi abbiamo messo il poco che avevamo in quattro sacchi, consegnato i sudati risparmi e via. Sono anche incinta. Qui è dura. Chi non ce la fa diventa zavorra e va abbandonato, ma il mare è oramai quasi alle spalle, anche se ci ringhia addosso da entrambi i lati e i suoi spruzzi ci inondano. E, come se non bastasse questo disastro, ci dicono che di là dal mare non ci vogliono. Dicono che siamo miserabili, che crediamo al Dio sbagliato, che portiamo malattie, che rubiamo il lavoro ai loro poveri, che parliamo un'altra lingua. Dicono che i pescatori e i contadini del villaggio che avevamo scelto come primo approdo si stiano ribellando. Non vogliono che ci fermiamo lì. Pare che abbiano addirittura sbarrato l'unica strada che accede al paese. Anche se siamo soprattutto donne incinte e bambini, perché gli uomini non potranno fermarsi lì, anzi proveranno ad andare più in là, dove forse c'è lavoro e dove magari passeranno inosservati, anonimi fra gli anonimi. Io tante di queste cose poi non le so, so solo che non avevo scelta. Potevo solo partire. Per me, per mio figlio in arrivo, per mio marito che è un brav'uomo, che se ne è sentite dire di tutti i colori su questa gravidanza e non ha battuto ciglio. Solo a me ha creduto, non a questi sapientoni che straparlano di cose che non capisco. Dopotutto chiedo solo un posto nel mondo per la mia creatura, chiedo che nasca e cresca sano e muoia dopo di me. Solo questo, chiedo. Ma sono tempi duri e questa vita è grama. Io lo so che non sarà sempre così, lo spero davvero. Forse non domani, ma in futuro, forse... Mille, duemila anni, forse, ma verrà il momento in cui tutto questo non avrà più ragion d'essere. Ecco, si vede l'altra sponda del mare. Finalmente è quasi fatta. A mai più rivederci, patria inospitale. Addio, Mar Rosso. Che nessuno, in futuro, debba passare lo stesso inferno che ho passato io con un figlio in arrivo. Il figlio di Maria, palestinese, sposa di Giuseppe, in fuga dal tiranno Erode, sgherro dei romani. La pace sia con voi.


Nostra Signora dei migranti.

Sui muri della città, zona Stazione Porta Genova

sabato 14 gennaio 2017

Le nuove mirabolanti avventure di Alex Gordon, il motociclista dalle gambe di ceramica

"Se tu non calcoli che sei qui di passaggio che cosa vivi a fare?" Alessandro Gatti

Impossibile non sapere della sua esistenza o non averlo visto almeno una volta sfrecciare per le vie della città a qualsiasi ora del giorno e della notte sulla sua Honda KawaHulk verde e nera.
A Milano è un'istituzione, al pari dei "ghisa"; un'attrazione che non ha nulla da invidiare ai Navigli. E' un po' meno noto del Duomo e della Galleria Vittorio Emanuele II, ma esattamente come non si può dire d'essere stati a Milano senza aver visto certi monumenti, non si possono lasciare le mura spagnole o uscire metaforicamente dalle 6 porte sforniti di uno scatto-souvenir di uno degli street-artist più simpatici del mondo.
Un mito? Una leggenda? No, una realtà che raddoppia la sua opera ed il rischio della performance per dare un po' di gioia a chi incontra per strada.

Motogamba
 Alex (Flash) Gordon fuori dal laboratorio delle ceramiche Puzzo.

Sapevo da tempo che Alex stava preparando qualcosa di nuovo, così ero perennemente sul chi va là. Lo scorso dicembre mi chiama e ci incontriamo a Dergano. Lo intervisto per chiedergli quali motivazioni lo spingano a fare certe cose e poi ci dirigiamo in via Don Guerzoni, angolo via Caianiello, dove sta per essere colata nello stampo la prima gamba ceramica che accompagnerà la già famosissima gamba di plastica degli anni '50 che Gordon porta con sé sul portapacchi della sua moto da soma che usa spesso anche per le riprese video-cinematografiche come camera-car.

Alex Gordon
 Alex Gordon è noto anche con lo pseudonimo di Gordon Post. Notare il portachiavi-cassa da morto appeso al moschettone sul petto. Il senso della presenza di quell'oggetto nei vari accessori che utilizza il nostro amico sta nel fatto che ognuno di noi deve sempre confrontarsi con il qui-ed-ora-adesso. Cerchiamo allora di godere delle piccole cose che ci offre la vita quotidiana e non lasciamoci cogliere da ansie, tristezze o sentimenti negativi.

Un Samurai su due ruote che non trascura la cordialità e le buone maniere.

Sempre di buon umore e tranquillo Alex Gordon è un pilota attento e prudente, è uno dei pochi motociclisti con i quali mi fido a viaggiare come passeggero, anche se non riesco a capacitarmi come la sua Honda VFR 750 del 1996 riesca ancora a esprimere cavalli vapore. Tony Graffio


Alex Gordon
Life is magic. Una ragazza ha scritto questa frase intorno al bocchettone del serbatoio della KawaHulk che è un'opera d'arte collettiva sulla quale ognuno può inserire le proprie idee ed il proprio contributo creativo.

Lo stampo ed il forno che riceveranno la nuova gamba ceramica della Motogamba sono già pronti.

Qualche domanda amichevole a Alex Gordon Flash

Tony Graffio: Da quanto tempo ti porti dietro la gamba di un manichino, pardon, manniquin sulla KawaHulk?

Alex Gordon: Volevi dire sulla Honda che si crede una Kawasaki? Ho un po' perso il conto. Credo, tre o quattro anni.

TG: Io penso un po' di più...

AG: Infatti, ho perso il conto, facciamo 4 allora.

TG: Com'è nata l'idea di mettere la gamba sulla tua moto?

AG: Quattro o cinque anni fa stavo girando un film per la Maserati, mi era rimasto il castelletto di supporto dove montavo la telecamera, mi dispiaceva smontarlo perché non mi dava fastidio. Pensavo di usarlo per attaccargli le borse della spesa in caso di necessità, perché mi sembrava comodo usare quel traliccio a seconda delle mie esigenze. Poi, faccio pulizia nel garage e trovo un bellissimo manichino, una donna fantastica della quale mi ero anche innamorato, ma lei non mi ha mai corrisposto. Pensavo di buttarla via, ma ho preferito conservare qualche pezzo; mi sono ritrovato una gamba tra le mani e mi son chiesto dove la potevo mettere. L'ho legata sulla moto e da lì è nato il tormentone della moto-gamba. Ho iniziato a girare per Milano con la gamba ed adesso non vado più in giro senza di lei. Mi tiene compagnia. E' un po' un feticcio di una compagna che non mi abbandona mai; tra l'altro è una brava motociclista: d'estate non si lamenta per il caldo, d'inverno mi segue con il gelo o sotto la pioggia come se niente fosse. Ormai siamo una coppia indivisibile.

TG: Lei però un po' divisibile lo è. Mi pare che l'hai anche fatta a pezzi...

AG: Sì, diciamo che la gente poi si interroga sul perché io vado in giro così.

TG: Sai che una cosa del genere è successa anche a me? Circa 20 anni fa, eravamo ai primi di novembre, il periodo dei morti, ed io andavo a trovare un mio amico vicino a Bordeaux. Ho fatto tutto il viaggio in macchina con uno scheletro di plastica seduto dietro di me. Era di un amico che me l'aveva affidato dopo Halloween, forse eravamo un po' sbronzi... Poi, appena passato il confine con la Francia, carico un autostoppista, era un irlandese che tornava a casa sua. Era rimasto un po' perplesso per questo mio lugubre compagno di viaggio, anche perché lui si stava recando al funerale del padre...

AG: Vedi, sono cose che succedono, non è poi così strano avere compagni di viaggio immaginari. Io ormai quando mi chiedono maggiori informazioni sulla gamba dico sempre che la risposta me la devono dare i miei interlocutori. Mi sono divertito talvolta a mettere sulla gamba degli oggetti trovati per strada: tipo un vecchio imbuto di latta, un paio di racchette da sci, una gomma da motocross. Ero diventato un rebus viaggiante e la gente cercava d'interpretare la scena cui si trovava di fronte dicendo cose come: ho capito, c'è stato un incidente in montagna, perché c'è una gamba con le racchette da sci. Ed io: Giusto. Poi, l'imbuto potrebbe essere utilizzato come un megafono, quindi è una richiesta d'aiuto... Signora, ha indovinato perfettamente il significato dell'opera. In realtà, io non avevo fatto proprio niente, avevo solamente caricato degli oggetti a caso sul portapacchi.

TG: Ti prendi gioco dell'arte contemporanea? O vuoi sottolineare il fatto che ormai è tutto casuale ed incomprensibile?

AG: No, cerco di stimolare la curiosità della gente e la loro creatività, tutti possiamo inventare qualcosa.

Stefano Puzzo

Lo stampo della nuova gamba in ceramica ricalcherà le forme originali della gamba del manichino che da 4 anni accompagna Alex.

Stefano inizia a colare l'argilla semiliquida nello stampo.

TG: Gordon, vuoi dirmi che tu sei diventato uno Street-artist tuo malgrado?

AG: (Ride) Sì, perché non c'era nessuna intenzione di creare un'opera d'arte. S'è trattato di un gesto senza motivo, ma poiché la gente mi chiedeva il motivo, da lì sono diventato un artista, per chi vuol cercare una spiegazione a quello che faccio. Qualcuno invece mi capisce e mi dice grazie. E aggiunge: "Fai bene a portare un sorriso alla gente in questa città grigia!"

Dergano
Francesca, la titolare di Mamusca, il primo bar per mamme e bambini di Milano, si ferma a chiedere informazioni sul significato delle gambe che Gordon espone sulla KawaHulk. 

Il riempimento dello stampo.

TG: Ok, però adesso con questa operazione che stai portando a termine, mi sembra che tu abbia la volontà di fare coscientemente una tua creazione artistica da abbinare a colori e soggetti diversi. Vuoi parlarmene un po' meglio?

AG: Diciamo che io faccio il cineoperatore, il fotografo e anche il regista, pertanto ogni mattina mi devo inventare un film nuovo, dal punto di vista della creatività, e la gamba mi dà il motivo di fare delle performance e di creare delle opere aggiungendo e togliendo dei pezzi. Un po' ci gioco, ma è diventata anche la Gamba di Aldo, Giovanni e Giacomo. All'inizio tutti mi dicevano che la mia gamba era un Gasper.

TG: Un Gaspel?

AG: Pensa che io quel film non l'ho nemmeno visto. Sapevo della loro gamba, ma non immaginavo che ci fosse dietro un artista come Gasper (Michael Garpez è un'invenzione del film di Aldo Giovanni e Giacomo), che aveva scolpito una gamba nel legno e poi doveva consegnarla nel Sud d'Italia a qualcuno. Questa gamba in pratica è la protagonista del film che ruota intorno a vicende avventurose e comiche che si concludono con la consegna dell'arto di legno presso la villa del destinatario finale.

TG: Ma chi è questo Gasperz?

AG: Me lo chiedevo sempre anch'io... Era l'artista immaginario che aveva creato la gamba che dovevano consegnare Aldo, Giovanni e Giacomo. E tutti forse credevano che anch'io dovessi fare qualcosa del genere.

TG: Ho capito Garpez è un collega di Teomondo Scrofalo!

AG: Esatto! Come dire un artista famoso, perché tutti conoscono quel film. A dirtela tutta, l'altro giorno in Porta Volta (piazza Baiamonti) incrocio uno del trio che mi guarda come se mi volesse dire: "Cosa fai con la mia gamba?!"

Dettaglio del riempimento dello stampo.


TG: E qui dai Puzzo cosa dobbiamo fare?

AM: Voglio replicare la gamba dalla quale è iniziato tutto. Il manichino era molto vecchio e la gamba era una bella gamba slanciata, adesso non ne trovi più così.

TG: Non ci sono più le donne di una volta!

AM: No, infatti, ma soprattutto non ci sono più i manichini fatti bene. Peccato perdere questa qualità, così ho chiesto a Stefano di farmi uno stampo, adesso vado a vedere se è asciugato così che si possa formare e cuocere la prima gamba, poi vedremo che cosa m'inventerò.

TG: Hai già un'idea di base? Che tiratura vuoi fare? Che disegni? Quali significati?

AM: Siccome la gamba è nata a Milano, mi ispiro a Milano, pensando agli eventi che capitano qui. Ad esempio, adesso c'è la mostra di Hokusai, io per di più sono un po' filo-giapponese, così farò un omaggio ad Hokusai dipingendo dei soggetti con il suo stile sulla gamba. Poi, c'è una sorpresa, potrei fare una gamba-sushi. Un'altra potrebbe essere morsicata da uno squalo. Io voglio sempre dare un'emozione. Farò un'opera alla volta. Saranno dei pezzi unici. Ogni gamba verrà dipinta da un pittore a mia scelta.

Dettaglio della gamba di ceramica.

TG: Monterai le gambe sulla moto?

AG: Certo, sicuramente!

TG: Non c'è il rischio che cadano e si rompano?

AG: Ho previsto di fare una struttura protettiva di legno dove verrà inserita anche della gommapiuma. La cosa divertente è che le gambe verranno esposte per strada. Se vado al cinema lascerò la gamba fuori.

TG: E se te la rubano?

AG: Fa parte del gioco. La Street-art è così. La gamba non è sotto chiave, è tenuta insieme con gli elastici. Vedo che c'è del rispetto per l'opera: la fotografano, si avvicinano e, specialmente le ragazze, si fanno dei selphy con la gamba in primo piano, come se fosse un monumento.

Gamba Ceramica
Gordon e Stefano fanno le prime prove con la nuova gamba-ceramica appena estratta dallo stampo. Deve essere ancora cotta nel forno.

TG: A proposito di ragazze e di donne, sai che c'è chi ti considera un po' misogino per questo tuo modo di fare a pezzi i manichini femminili?

AG: No, tranquilli, io le amo le donne, le porto in giro e le mostro. Posizionare la gamba con il piede verso l'alto è come innalzare la donna verso il cielo.

TG: Quindi tu non solo vuoi sovvertire il mondo dell'arte, ma anche rivoluzionare l'immaginario femminile?

AG: Esatto, voglio ribaltare tutto. Basta con il basamento che supporta la statua. L'arte è di tutti, chiunque può fare arte, basta prendere una gamba e metterla al contrario.

Alex Gordon ha fatto anche da quadro vivente per un'opera di body painting di Guido Daniele.

TG: Hai anche intenzione di esporre in galleria?

AG: A me piace molto l'arte popolare, l'arte è di tutti, per questo la trovi in mezzo alle strade ed a me piace molto incontrare persone di tutti i tipi. Non c'è bisogno d'andare al museo, basta guardarsi in giro per vedere cose interessanti un po' dappertutto. Mi spiace, se a volte sono un po' sfuggente, perché con la moto difficilmente mi fermo in mezzo al traffico e so che chi riesce a fotografarmi è come se avesse catturato qualcosa d'importante, perché c'è mi considera un portafortuna.

La gamba di ceramica in tutto il suo splendore. Appena uscita dallo stampo è ancora un po' delicata.

TG: Hai intenzione di vendere le gambe che produrrai in questo modo?

AG: Sì, spero di riuscire a fare della beneficenza perché in fin dei conti è importante restituire quello che si ha ricevuto. Un po' come diceva D'Annunzio: "Io ho quello che ho donato". 
E ti assicuro che funziona: se tu dai qualcosa agli altri ti ritorna. In termini di pubblicità, di amicizia, o nelle azioni che ricevi. Bisogna essere generosi, anche se hai poco, bisogna dividere quello che hai con chi ha meno di te.

TG: Che filosofia segui? Buddismo? Zoroastrismo? Confucianesimo? So che sei molto attento alle pratiche orientali.

AG: Le seguo tutte e prendo il meglio da ognuna di esse. La filosofia da seguire è quella di vivere il momento; adesso sono qui con un amico, questi dieci minuti sono preziosi e me li godo.

Motogamba Alex Gordon
KawaHulk, una Honda VFR 750 che si crede una Kawasaki.

La mitica KawaHulk in prigione in compagnia di altre due ruote colpevoli di chissà quali terribili reati.

Non tutte le fiabe hanno un lieto fine; la mitica KawaHulk di Alex Gordon è stata sequestrata dai vigili mentre era in officina. A nulla sono valse le richieste del meccanico di poter riprendere almeno la motogamba dell'innocente manichino femminile degli anni '50, nulla da fare.
Riposa in pace l'instancabile Honda VFR 750 del 1994, mentre il sereno ed imperturbabile Alex ha già una degna sostituta della sua ex fedele compagna... ma questa è un'altra storia ed è ancora presto per narrarvela.


Alex Flash Gordon Body Art Body Painting
Alex Gordon pratica varie discipline orientali, la meditazione trascendentale e il motocross, qui lo vediamo in versione Hokusai, Monte Fuji.

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martedì 10 gennaio 2017

Stefano Zattera: parla il creatore di Earl Foureyes, il supermitico Detective Mutante

Stefano Zattera, 51 anni, illustratore, pittore e fumettista, vive nel Nord Est, insegna alla scuola del fumetto Vinc, collabora con Linus, ha pubblicato sul Corriere della Sera e scrive romanzi e racconti che traspongono la frontiera del vecchio Far West tra i Monti Berici della sua Vicenza. E' amico di Dario Arcidiacono fin dagli anni '90, quando entrambi pubblicavano su riviste come Schizzo, presso il Centro del Fumetto Andrea Pazienza, collaborando poi in altre situazioni di autoproduzione. Fa parte del circuito del fumetto indipendente underground italiano.

Earl Foureyes Mutant Detective - Prima copertina.

Tony Graffio: Ciao Stefano, dove sono adesso?

Stefano Zattera: Chi?

TG: Come chi? I venusiani dove sono? Ci hanno già invaso?

SZ: Ah, i venusiani... Beh certo, sono tra noi, chiaramente.

TG: C'è ancora chi non l'ha capito, ma la situazione è così...

SZ: Eh lo so, c'è molta disinformazione al riguardo, proprio perché preferiscono che noi non sappiamo e ci depistano.

TG: Il tuo Earl Foureyes Mutant Detective è veramente un grandissimo capolavoro, lo dico seriamente, possibile che Hollywood non si sia ancora accorta di quello che si potrebbe fare con una tua sceneggiatura? Stai facendo tradurre tutto in inglese?

SZ: Sto provvedendo...

TG: Per chi non lo conosce vogliamo dire due parole su Earl?

SZ: Earl è un detective che vive nel nostro futuro, ha 4 occhi perché è un mutante, il clima delle storie è un po' da noir anni '40, però lui vive in una società post-atomica dove tutti, come lui, sono mutanti o deformi a causa delle radiazioni. Non ci sono due persone uguali tra loro, è un mondo molto inquinato, contaminato e corrotto dove tutto è portato all'eccesso.



TG: Questo mondo che tu hai immaginato, potrebbe esistere veramente in qualche dimensione parallela alla nostra?

SZ: Tutto può essere. Per me, l'invasione sotterranea degli alieni potrebbe essere già in atto. E' una teoria affascinante che potrebbe avere risvolti reali.

TG: Penso anch'io. Tornando a Earl, quali sono le sue caratteristiche, in che cosa si distingue dagli altri mutanti?

SZ: Probabilmente è l'unico personaggio del fumetto senza macchia. Sono tutti corrotti: polizia, governanti, non è solo un mondo macilento, ma anche marcio e decadente, però lui si salva.

TG: Dov'è ambientato in Europa o in America?

SZ: In un futuro dove una grande parte viene fatta anche dalla colonizzazione della Galassia, si tratta di un impero gigantesco dove la Terra rappresenta uno dei tanti mondi dove c'è vita ed è diventata un'unica grande città. Tutti viaggiano e si muovono da un pianeta all'altro abbastanza facilmente. Ogni pianeta è come se fosse una città.

TG: Stefano, quante copie hai stampato?

SZ: Essendo una stampa digitale con un piccolo editore stampiamo un po' per volta, cento copie per edizione. Questa è la seconda ristampa. La prima stampa aveva un'altra copertina.

TG: Ok, compro tutte le copie, sono troppo intrippato in queste cose e poi, chiaramente, questa sarà la copertina più bella.

SZ: Sì, questa è più bella. Avevo fatto delle votazioni su Facebook per decidere la copertina. Tutti, o meglio, la maggior parte degli elettori avevano votato l'altra, così sono uscito prima con l'altra, ma poi con la seconda ristampa, fregandomene della democrazia. Dimostrando che la democrazia è un'opinione...

TG: Come di fatto è in questo periodo storico.

SZ: Esatto. Sono uscito così con la copertina che mi piaceva di più.

TG: Hai fatto bene.

SZ: Per la prossima ristampa tornerò all'altra, perché voglio comunque farle uscire entrambe.

TG: Bene, allora mi prenoto anche per l'altra.

SZ: Queste sono le due copertine (me le mostra).

Earl Foureyes Mutant Detective - Seconda copertina.

TG: In effetti sono belle entrambe. Torniamo alla storia, che cosa succede a Earl?

SZ: Nel primo episodio Earl si sente frustrato per non avere un caso a cui poter lavorare. In cronaca dalla gavetta il nostro detective è agli esordi, ma entriamo nel clima di queste indagini molto particolari nel caso di un tatuaggio scomparso. Un tatuaggio s'è staccato da un corpo attaccandosi ad altri corpi per trasformare quelle persone in furie omicide. Nel secondo episodio, ci accorgiamo che uno dei problemi principali di Earl è quello di pagare l'affitto ed evitare la proprietaria di casa. Nel salire le scale, incontra tutta una serie di personaggi particolari che sono i suoi vicini, questa sfilata è praticamente un pretesto per fare una carrellata tra i personaggi assurdi che popolano quel mondo.

TG: In che anni hai scritto queste storie?

SZ: La più lunga, quella di 24 tavole in cui Earl indaga a cavallo tra due realtà, è del 1999. E' rimasta inedita per parecchio tempo perché doveva uscire un libro sulla psichedelia con la AAA di Baroni e Ciani, ma poi la casa editrice ha chiuso e non se n'è fatto niente. In quell'episodio si accede ad un mondo parallelo grazie all'assunzione di droghe: il problema, come spesso accade in questi casi è quello di tornare indietro alla realtà dalla quale si è partiti.



TG: E i venusiani?

SZ: Loro li troviamo in Virus from Venus dove un virus alieno è stato diffuso dal potere per questioni elettorali...

TG: Sappiamo, sappiamo...

SZ: Però, la storia viene raccontata sottoforma di trailer cinematografico e da una vignetta all'altra si passa a lunghi balzi attraverso la narrazione che prende forma da una voce fuori campo...

TG: Di questa ne voglio 1000 copie!

SZ: La storia in questo modo non è rappresentata, ma riassunta per sommi capi.

TG: Capisco. Ma questo tuo gusto per gli anni '40, da dove arriva?

SZ: Tutto il mio immaginario pesca dagli anni '40 agli anni '60 proprio perché mi piacevano quegli anni e la pubblicità di quel periodo dove potevi trovare un'atmosfera spensierata e la famiglia felice che però conviveva con guerre, cortina di ferro, minaccia atomica e sterminio planetario. Mi piace proprio il funambolismo di questo tipo di società che si poteva vedere nei filmati di un'America ancora ingenua, ma anche subdola.

TG: Ti piacerà anche Trump allora?

SZ: E' una meraviglia! Naturalmente, in senso ironico... Beh, fa parte di un certo percorso, se vogliamo. A livello di immaginario mi piace molto, poi la realtà può essere molto diversa, però apre scenari che potrebbero darmi spunti per prossime storie.

TG: Sei tremendo Stefano!

SZ: Grazie!

TG: Ma com'è il mondo dell'autoproduzione, adesso hai un editore o fai tutto da solo?

SZ: L'autoproduzione uno la fa per passione principalmente, perché ben che vada rientri con le spese. Mi ha fatto un po' conoscere in passato; ho ancora materiale autoprodotto, però adesso sto lavorando con le case editrici perché loro ti danno maggior visibilità. Earl ed il romanzo li ho pubblicati con un piccolo editore di Vicenza, però percorrendo entrambe le strade faccio anche le fiere. A Lucca ero al BordaFest che è il festival di autoproduzione parallelo a Lucca Comics che si tiene proprio negli stessi giorni. In primavera andrò al Crack! di Roma, ma in sostanza collaboro sia con l'editoria ufficiale che con i piccoli editori e faccio autoproduzioni. Nell'insieme campo di questo facendo molte cose diverse.

TG: Prima volta a Filler?

SZ: Sì.

TG: Ti piace?

SZ: Bell'ambiente, mi sto divertendo.

TG: Come disegni? Usi le matite?

SZ: Un po' con tutto: matite, acquarelli, chine. Ho fatto anche dei quadri ad olio, ho fatto anche delle stampe su tela.

TG: Multipli?

SZ: In realtà sono delle copie uniche.

TG: Prezzi dei quadri?

SZ: Vendo pochi quadri originali perché hanno un certo costo. Un quadro di un metro per un metro lo vendo intorno ai 2200 euro. Ho il coefficiente 1.1.

TG: Ti rappresenta un gallerista?

SZ: Al momento Antonio Colombo, un gallerista di Milano, però diciamo che mi sto concentrando di più sull'editoria, quindi in realtà le gallerie le frequento poco.

TG: Vuoi salutare qualcuno?

SZ: Ciao a te e a tutti i venusiani!


Stefano Zattera a Filler WE 2016

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Un illustratore underground a Filler WE 2016: Michael Hacker

 Una bambina a Filler guarda un po' preoccupata i mostri di Michael Hacker

Michael Hacker, autore del divertente volantino della Winter Edition 2016, è un altro artista che ho incontrato a Filler che realizza illustrazioni su serigrafia per gig-poster, stampe d'arte, fumetti ed ultimamente anche su skateboard. Ha un tratto tipicamente underground ed un innato senso ironico.
Ha 35 anni, si è formato a Vienna, ma è nato nella parte occidentale dell'Austria, vicino al confine con la Svizzera ed il Liechtenstein, a Feldkirch, una tranquilla cittadina ad una trentina di chilometri dal lago di Costanza.
Nella sua infanzia ha sempre disegnato ed ha sempre letto fumetti ed è da queste letture che ha ricavato la sua ispirazione. Ha studiato design, grafica e pubblicità, ma ha scoperto presto d'essere più interessato all'illustrazione e di volersi cimentare in questa attività. Dal 2009 è un illustratore professionista autonomo.
Attualmente vive e lavora a Berlino e a Vienna.


Michael Hacker

Tony Graffio: Michael, come sei riuscito a trovare il tuo stile?

Michael Hacker: Il fumetto mi ha sempre influenzato, io sono cresciuto divorando fumetti, mi piace quel senso dell'umorismo e lo inserisco nel mio lavoro. Non credo che nessun artista in particolare mi abbia ispirato, mi piace di tutto, da Asterix a Robert Crumb. Il mio gusto abbraccia una gamma molto vasta di generi e di artisti.

TG: Quando hai iniziato ad occuparti di Rock poster art?

MH: Ho iniziato a fare poster per i concerti con la serigrafia nel 2007 perché un mio amico mi ha mostrato un libro intitolato Art of modern Rock che era pieno di gig-poster degli anni 1990-2000 e questo incontro mi ha fatto capire che era quello che volevo fare veramente e che mi piaceva.

TG: Per quali band hai realizzato le tue opere?

MH: Per i Melvins, per i Queens of the Stone Age, Greenday ed altri gruppi: per la maggior parte si tratta di band di musica Rock e Metal.


Una bella regina dell'età della pietra disegnata da Hacker

TG: Lavori con il computer?

MH: No, lavoro sempre con l'aerografo a inchiostro su carta, ottenendo sempre un disegno originale. A volte, quando lavoro per i gigposter coloro le parti del disegno su livelli diversi o su più fogli di carta. Solo ogni tanto coloro i miei disegni in modo digitale. In genere lavoro sempre con la penna o l'aerografo.

TG: Partecipi spesso a questi festival dell'illustrazione in giro per l'Europa?

MH: Sì, dal 2008 ogni anno vado ad Amburgo, a Flatstock, e a Barcellona da un paio d'anni. Quelli sono i maggiori eventi del nostro settore in Europa. Sono stato anche in Austria e in America, a Chicago dove però questi eventi sono impressionanti perché là hanno una lunga tradizione per i gigposter, cosa che porta ad avere più fan, più collezionisti ed ovviamente, più artisti. E' molto bello confrontarsi con il lavoro degli altri e trarre ispirazione da quello che si vede in queste occasioni, perché lì incontri veramente tutti.

TG: Collezioni opere di grafica, illustrazione e poster tu stesso?

MH: Non mi considero un collezionista, ma da quando faccio gigposter scambio molto i miei lavori con quelli degli altri artisti e così mi capita d'avere una mia collezione. Qualche volta li compro anche, ma principalmente mi piace scambiarli con gli altri.

TG: Collezioni fumetti?

MH: Non sono un collezionista ma leggo tantissimi fumetti.

TG: Crei tu le storie per i tuoi fumetti?

MH: Sì, anche se i miei sono fumetti senza parole o dialoghi. In questo modo posso mostrare il mio lavoro ad un pubblico più vasto; altrimenti dovrei scrivere nella mia lingua madre che è il tedesco. Ho fatto di recente un libro di 50 pagine, adesso sto lavorando ad un nuovo progetto.

TG: Hai un editore che pubblica i tuoi lavori?

MH: No, per la maggior parte dei lavori, mi autopubblico. Poi, cerco di venderli ai festival oppure sul mio sito. E così mi autoproduco e mi autopubblico.

TG: Credevo che in Germania o in Europa fosse più facile  che da noi trovare un editore.

MH: No, non è così. Forse, la situazione lavorativa è un po' migliore che in Italia, ma anche da noi è molto difficile trovare un editore. Inoltre, le mie storie rimandano ai fumetti underground, non vengono considerate molto seriamente; non sono nemmeno graphic novel, così è difficile trovare chi le pubblichi. Forse, in Francia o in UK c'è maggior mercato per questi prodotti editoriali, ma io sono felice di autopubblicarmi.


I californiani Fu Manchu cantano spesso di Ufo, ET, flipper e skateboading.

TG: Ti piace quest'edizione di Filler?

MH: Sì, completamente. Mi piace anche Milano, ma è così nebbiosa che non ho visto gran che di questa città. Quello che ho visto però mi è piaciuto. Filler è una manifestazione fantastica che mi ha permesso di conoscere molta gente che non conoscevo e di incontrare qualche vecchio amico, come Fabio Meschini e Error Design da Bercellona, perciò è bellissimo essere qui.

TG: Grazie Michael.


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venerdì 6 gennaio 2017

Malaffare all'italiana. Digit and the real italian job.

Passa il tempo, ma la situazione in Italia non cambia mai: mafia, nepotismo, dispotismo, disoccupazione, ignoranza, trascuratezza, delinquenza, corruzione, disuguaglianza, disparità sociale, povertà, caporalato, dabbenaggine diffusa, prepotenza, maleducazione, arroganza, disonestà, sprechi, falsità, codardia, indifferentismo, mancanza del senso della giustizia e tanti altri sono i mali che tormentano la nostra società.
Per quest'anno l'Epifania ha portato tanto carbone e tante critiche a chi governa e gestisce il potere decisionale in Italia: Mafie e Politica che poi, in fin dei conti, sono la stessa cosa, da come si può evincere in questo bel graffito fatto a stencil da Digit su un portoncino poco distante dalla discarica/ricicleria di via Pedroni. 
The italian job è un film del 1969 diretto da Peter Cllinson in cui si svolge una delle più belle scene di inseguimento della storia del cinema.
Se volete, potete aggiungere gli altri mali della società italiana in coda, tra i commenti. TG

Mafia e politica sono the real the italian job
Mafia + politica = affari all'italiana. Politici e mafie si spartiscono il Belpaese.

Un'altra interessante opera di Digit era visibile sotto al Rasoio di via Confalonieri.


lunedì 2 gennaio 2017

Opere di precisione per Fabio Meschini di Clockwork Pictures

"Ogni artista ripete quasi sempre lo stesso tipo di opera, e questa è generalmente un autoritratto". Oscar Wilde

A Filler Winter Edition 2016 ho incontrato un altro mito della grafica e della Poster Art internazionale: Fabio Meschini. Ho fatto con lui un'interessantissima chiacchierata che mi ha fatto capire come funziona il mondo underground dei Gig-poster. 
Fabio ha 44 anni, vive a Roma, è laureato in architettura, ha iniziato ad occuparsi di grafica circa 25 anni fa. Per qualche tempo s'è occupato anche di fotografia di ritratto e di moda, ma poi ha preferito allontanarsi da quello che ritiene un settore ancora più saturo della grafica. Questi ambienti lavorativi, oltre ad essere molto inflazionati dalla presenza di un'infinità di persone che cercano di trovare la propria strada, presentano anche un altro problema non da poco: è difficile farsi pagare. Senza parlare del fatto che il mondo dell'editoria nel frattempo s'è molto ridimensionato, arrivando a muovere un volume d'affari pari ad un decimo circa di quello che qualche anno prima dava da vivere a diverse figure professionali che piano piano si sono allontanate da questo settore. Piano piano anche l'indotto collegato alla carta stampata è andato assottigliandosi, al punto che anche Fabio, nel 2009, ha preferito inventarsi una nuova attività ritirandosi nella nicchia degli artisti che realizzano manifesti serigrafati per i concerti musicali.


Fabio Meschini Filler Gigposter
Clockworks Pictures a Filler Winter Edition 2016

Tony Graffio: Fabio perché hai scelto proprio di dedicarti ai Gig-poster e alla serigrafia?

Fabio Meschini: Un po' perché il mondo musicale è sempre stato il mio cliente preferito, quello con cui riuscivo a lavorare meglio, con i migliori risultati anche dal punto di vista economico; un po' per staccarmi dal computer e mettermi a usare le mani.

TG: E' stato un passo rischioso?

FM: All'inizio mi è sembrato di fare un salto nel vuoto.  Sono andato ad Amburgo, dove si tiene il Flatstock, una fiera specializzata di settore che negli ultimi dieci anni ha preso molto piede, portando con me poco più di tre serigrafie. Ultimamente, da quando il CD ha perso importanza, i gruppi musicali si sono orientati su nuove forme di merchandisig che hanno aperto la strada ad una new wave di artisti che aiuta le band a farsi conoscere e a comunicare il loro messaggio. Mi sono trovato bene in questo ambiente ed adesso sono abbastanza conosciuto.


Livia
Il poster commemorativo per Flatsock 2013 di Clockwork Pictures.

TG: In Italia adesso si sta muovendo qualcosa in questo campo?

FM: Sembrerebbe di sì. Io cerco d'essere presente nelle fiere e mi do da fare anche in prima persona, perché dal 2012 sono il promotore di Poster Rock, una mostra internazionale. Abbiamo avuto due edizioni a Roma, alla Casa dell'Architettura ed una a Catania presso la sede dell'Università. Questa manifestazione, essendo ad ingresso gratuito, non ha una cadenza periodica e si propone unicamente di promuovere il settore. Non essendo a scopo di lucro, se riusciamo a recuperare del denaro andiamo in pareggio con le spese dello show. Organizzo questo evento solo quando riesco a mantenere i due criteri guida: ingresso gratuito e poter realizzare un'edizione migliore della precedente. Più ricca e più grande. La cosa ha funzionato ed i risultati si vedono. Nel corso degli anni ci sono sempre più persone che capiscono che si tratta di una manifestazione diversa dal solito che propone qualcosa che non è una locandina stradale ed anche il prezzo è più che giustificato. Anzi, per adesso è un affare per chi compra, se si considera il lavoro che c'è dietro ogni serigrafia ed il valore che potrebbe acquisire l'opera in futuro. Non dico che abbiamo una base di appassionati anche in Italia, ma forse iniziamo ad essere maggiormente apprezzati anche qua. Per ora, siamo riusciti a spargere la voce.


Posters Rock è l'evento espositivo creato da Fabio Meschini. 
Il primo poster commemorativo della manifestazione riunisce idealmente David Bowie, Jim Morrison in una citazione di un quadro di Norman Rockwell.

TG: La serigrafia a me piace moltissimo, ma dagli appassionati d'arte è ancora un po' bistrattata, forse perché è stampata su carta, oppure perché si possono facilmente ottenere molte copie, non ho ben capito neppure io. Secondo te, ci può essere una rivalutazione dei pezzi che si acquistano, oppure bisogna aspettare davvero tanti anni e non è sicuro che succeda qualcosa in questo senso?

FM: Secondo me, già adesso è in corso una fortissima rivalutazione. Forse, c'è una scuola che fa riferimento ad un vecchio mercato dell'arte, dico questo senza intento denigratorio, ma semplicemente per far capire che fino a 30-40 anni fa si trattavano essenzialmente i quadri, le sculture ed opere di un certo taglio e di un certo prezzo. Effettivamente, a quel tempo la serigrafia era vista come la sorella povera del mercato artistico. Un po' è rimasto quell'atteggiamento, ma adesso le cose sono cambiate e dopo un periodo che aveva visto diminuire perfino gli stampatori capaci di padroneggiare questa tecnica, posso dire che c'è un rinato interesse per queste opere e queste proposte artistiche.

TG: Un tempo, c'era sempre chi cercava di piazzarti una serigrafia per una litografia perché la litografia era considerata molto più preziosa, adesso che non c'è più chi fa le litografie anche le serigrafie stanno conoscendo una nuova primavera?

FM: Diciamo che adesso, non essendoci più chi compra quadri e nemmeno chi compra litografie, le serigrafie sono i pezzi più abbordabili in termini di prezzi. Se vogliamo, c'è anche una generazione che si è formata dal punto di vista grafico, quindi magari si trova facilitata a decodificare questo linguaggio e trovano la serigrafia più vicina al Pop contemporaneo. E' una forma d'arte entry-level. Molti giovani si stanno dando anche al collezionismo di incisioni e di stampe tipografiche a rilievo che, essendo tecniche che richiedono maggior lavoro, hanno necessariamente prezzi più alti. Come si suol dire, l'appetito vien mangiando, perciò è auspicabile che la serigrafia sia il punto di partenza per veder nascere una passione.

TG: L'impatto della serigrafia è comunque molto forte: è possibile stampare con colori bellissimi e da qui si possono sviluppare tantissimi discorsi. Io mi sento di consigliare a tutti di comprare qualcosa di bello che costa veramente poco rispetto a quello che offre.

FM: Sicuramente, è un mezzo che si presta al Pop ed al contemporaneo, più di un'incisione o di una litografia.

TG: Tu fino a quanti colori arrivi a stampare? Hai qualche tua soluzione particolare? In che modo lavori?

FM: Guarda, per l'originale parto sempre da una tecnica mista. Quasi tutti i miei lavori sono un mix di china e colorazione digitale. Molto spesso, come nel caso del disegno per i Queens of the Stone Age, o dei Tortoise, ho più livelli di china a cui poi, tramite il computer, associo un colore a ciascuno dei livelli. O magari faccio le campiture, semplicemente per comodità. Una volta si sarebbe fatto con il Rubylith o altre tecniche manuali; adesso non ha senso mettersi lì a lavorare con il taglierino. Sarebbe un virtuosismo tecnico che non aggiungerebbe nulla all'opera. Nel poster dei Queens of the Stone Age, tutte le ombre si sarebbero fatte con una pellicola adesiva che incisa col taglierino mano a mano avrebbe evidenziato le varie forme. Oggi questo si fa col computer. Con la china ed il pennello riesco ancora ad avere una buona manualità rispetto al digitale e perciò guadagno del tempo a disegnare così; mentre per le parti del lavoro che sono parimenti sostituibili con le tecniche digitali le eseguo al computer. Per la stampa, raramente credo d'essere andato oltre i 4 colori: un po' per pigrizia, un po' perché punto all'essenzialità. Ammiro molto i lavori di altri serigrafi che riescono a concepire soggetti particolarmente complessi, io però vado più per il gestuale quando disegno, quindi raramente faccio qualcosa che ha dietro un grosso progetto. I miei sono degli schizzi che prendono forma. 

Serigrafia poster art tecnica mista Gigposter
I Queens of the Stone Age visti da Clockwork Pictures

TG: Insomma, disegni a mano libera in modo istintivo e poi colori al computer?

FM: Sì, dipende anche dai lavori che mi commissionano. Per esempio, quello di Carpenter è essenzialmente un lavoro a china, con la differenza che io l'ho fatto in digitale.

Serigrafia bianco e nero
John Carpenter Lost Themes di Fabio Meschini

TG: Utilizzi anche la fotografia?

FM: Qualche volta sì. Altre volte come riferimento. Il poster degli Editors parte da una mia fotografia fatta a Berlino. Mi interessava l'architettura di Le Corbusier sulla quale sono andato sopra con un lavoro di china. Nella serigrafia tradizionale si lavora molto di ricalco invece. Si utilizza la carta da lucido e quella tecnica fa parte della creazione del linguaggio di base. Idem anche per il lavoro dei Tortoise dove si vede Yuri Gagarin: non l'ho fatto completamente a mano libera, ma non è neppure completamente un ricalco. I vari livelli di colore sono desunti da una fotografia in bianco e nero posizionata sotto. Mentalmente si associa un colore ad una certa area e così via, ma il risultato finale lo vedi solo dopo, in fase di stampa.

Il poster per il concerto di Bologna del 2014 degli Editors realizzato con tecnica mista da Fabio Meschini.

TG: I toni di grigio vengono abbinati ai colori.

FM: Sì. Quella è un'operazione che faccio io mano a mano che ci dipingo sopra, perciò le tre pellicole da sole non sono leggibili, ma lo diventano solo una volta sovrapposte in stampa.

Tortoise
20 febbraio 2016 Tortoise - I poster di Fabio Meschini costano mediamente 25 euro, per maggiori informazioni visitate il suo sito.

TG: Quali sono gli artisti che tu stimi di più nel mondo della Rock poster art?

FM: Una valanga. Qui ci sono i Malleus che sono dei grandi di questo settore, credo d'essermi deciso a stampare per conto mio proprio nel 2009 dopo aver comprato un loro poster. Tra gli stranieri, nello stand accanto a me c'è un amico di Vienna, Michael Hacker. Adoro il suo stile ed il suo senso dell'umorismo. Molta gente che è in questo giro ha qualcosa di particolare che mi colpisce.

TG: Tra gli americani chi ti piace?

FM: Adoro John Howard che nel 2016 ha compiuto 60 anni. I suoi lavori sono evoluti tecnicamente. In essi si può leggere l'eredità del flower power e della psichedelia più genuina attualizzata ai giorni nostri. Mi piacciono talmente tanti artisti che non saprei chi nominarti, non ho un unico punto di riferimento.

TG: Lavori sempre su commissione?

FM: Sì.

TG: Ti contattano gli artisti o qualcun altro che fa parte del loro entourage?

FM: Metà e metà. A volte mi propongo io, tenendo d'occhio quali sono i concerti futuri delle band; a volte sono loro a contattarmi. Altre volte ancora arriva un contatto per passa parola.

TG: Stefano Marzorati mi ha detto che in Italia è difficile trovare i Gig-poster sulle bancarelle fuori dai concerti. E' così? Oppure inizia a diffondersi anche da noi questa abitudine?

FM: Entrambe le cose. Se ne trovano molto pochi, ma incominciano a trovarsene un po' più di prima. Questo però è un effetto collaterale del ridottissimo volume del business musicale in Italia. Il poster chiaramente è un allegato del music business. Facendo fatica di per sé a galleggiare quel tipo d'economia, tutto quello che gli va appresso viene ugualmente diminuito.

TG: In Europa quali sono i mercati più interessanti da questo punto di vista?

FM: In Germania c'è un buon mercato, forse anche perché ad Amburgo c'è il Flatstock che contribuisce a far conoscere questa realtà. Nata negli USA, questa manifestazione molto importante ha due incarnazioni in Europa: una a Berlino e l'altra a Barcellona, durante il Primavera Sound. In 10 anni di questa manifestazione si è lavorato bene per far accogliere al pubblico questo interesse. In Germania ci sono ancora grossi concerti ai quali partecipano le grosse band che spesso evitano l'Italia, o per lo meno che raramente si fermano più a Sud di Milano. Vuoi per mancanza di strutture o per altri motivi.

TG: In genere, quante copie tiri per un soggetto?

FM: Mediamente tra le 75 e le 100 copie. Per qualche gruppo particolarmente importante, tipo i John Carpenter o i Queens of the Stone Age siamo arrivati a 200 o 150 copie.

TG: Hai un tuo genere musicale preferito? O un gruppo che ascolti più volentieri?

FM: Mi piace molto la New Wave o il Post Punk inglese tardi anni '70, inizio anni '80, ma anche il Rock americano un po' più tradizionale. Tendenzialmente, mi piace di tutto nell'ambito Rock; ho ascoltato tanta musica elettronica strumentale nei primi anni '90. Da ragazzino ero un fan sfegatato di David Bowie e dei Depeche Mode. Ultimamente, ascolto Brant Bjork che ho scoperto un po' tardi.

TG: Dove prendi l'ispirazione? Cosa ti fa associare un gruppo ad una certa immagine?

FM: Molto spesso la musica. Cerco d'interpretare qualcosa dello spirito che il gruppo incarna. Questo fa sì che non ci sia uno stile costantemente ricorrente tra i miei disegni, perché tento di adattarmi.

Echo and the Bunnymen - Killing Moon - Fabio Meschini
Echo and the Bunnymen - Killing Moon - Fabio Meschini

TG: Ti ispiri di più alla musica o ai testi?

FM: Dipende. Per Echo and the Bunnymen quella che rappresentato è "The killing Moon" che è il titolo del loro brano più famoso. Dipende che cosa mi ha lasciato un gruppo. Per gli Editors uno dei loro pezzi era "The weight of our love" ed io l'ho interpretato come vedi.

TG: Normalmente, le band ti danno indicazioni su che cosa vogliono, o ti lasciano fare quello che vuoi?

FM: Quasi sempre mi lasciano fare quello che voglio. Alcuni gruppi vogliono vedere delle anteprime, altri neanche quelle. Mentre altri ancora hanno delle linee guida su quello che non vogliono vedere di specifico.

TG: Tipo quei gruppi che per esempio hanno un nome di un animale e non vogliono essere rappresentati in modo troppo stereotipato mostrando sempre quell'immagine?

FM: Esattamente. 


Sex & Rock & Roll
Sexy Rock è un libro che racconta storie di Musica e rivoluzione sessuale.

TG: In questo poster che cosa hai rappresentato?

FM: Si tratta di un'illustrazione per un libro intitolato: Sexy Rock, è una rilettura della storia del Rock alla luce di storie a base di sesso e sexyness in genere. A me è toccato il capitolo su Heart shaped box dei Nirvana in cui si parlava del possibile significato della canzone. L'immagine si legge bene se tu hai effettivamente letto quel capitolo del libro di Paolo Bassotti, perché lì si dice che poteva effettivamente trattarsi di una scatola a forma di cuore regalata da Kurt Cobain a Courtney Love al cui interno c'era una bambola, tre conchiglie ed una tazzina da caffè che si vedono sotto la cassa sulla quale lui è seduto. Si dice che in questo ci sia un'allusione all'uso di droga, ma si dice anche che lui stesse alludendo al sesso di lei. Così, ho voluto rappresentare Kurt mentre fa un gesto molto italiano con le mani.


Kurt Cobain mostra la figa di Courtney Love
Kurt Cobain e Courtney Love in una rappresentazione di Heart shaped box di Fabio Meschini.

TG: Per te la simbologia è importante?

FM: Sì, sicuramente. Probabilmente, troverai dei simboli, se non proprio in tutti i miei poster, almeno in più della metà di essi. Mi piacciono molto i poster che hanno una storyline nascosta. Si tratta di qualcosa che di solito scopri solo dopo che l'hai comprato e pensi: "Ah, questa cosa prima non l'avevo notata".

TG: Per il mondo della pubblicità fai ancora qualcosa?

FM: Guarda, io ho lavorato come grafico per tantissimo tempo, poi ho smesso per motivi puramente economici. Ho preferito trovarmi un altro lavoro che pagasse con una maggiore regolarità. Ho trascorso un momento difficile in cui mi sono disinnamorato al mio lavoro perché passavo più tempo a fare recupero crediti che non a disegnare. Quando mi sono accorto che stavo cercando solo di recuperare i soldi che mi dovevano, anzi che fare il grafico, ho capito che non potevo continuare in quel modo.

TG: Pensi che tra artisti ci si possa fidare un po' di più? Almeno per quello che riguarda i pagamenti...

FM: Sicuramente. Fra artisti ci si capisce perché si vive in mezzo alle stesse problematiche e si è mossi dallo stesso tipo di motivazione. C'è un rispetto reciproco di base e poi l'artista ti chiede d'andare oltre i tuoi limiti, mentre i clienti tradizionali ti chiedono di andare a ripercorrere la strada già battuta che generalmente non è quella che produrrà grandi risultati. Secondo me, se tu vai a cena in un ristorante, perché ti stai concedendo qualcosa di più, puoi andare in un posto nuovo. E' normale che sia così. Invece, molti creativi sono convinti che sbarcheranno il lunario offrendo ai loro clienti sempre la stessa cosa. Così però non può funzionare. Un mondo della pubblicità che non sia coraggioso finisce per chiudersi in se stesso e fare la fine che ha fatto...

TG: Ho capito, ma adesso toglimi un'altra curiosità: ho sentito degli artisti che stanno meditando sul fatto di dotarsi di apparecchiature semiautomatiche per la stampa. Tu che cosa ne pensi di questa cosa? La serigrafia artistica si può fare a macchina?

FM: Per come la vedo io, il grosso della parte importante del lavoro è l'ideazione e la preparazione del lavoro. Per andare direttamente alla stampa, in teoria, un bravo stampatore stampa come la macchina...

TG: Non il contrario!

FM: Esatto. Si riesce essere costanti e precisi nella qualità nell'arco di una tiratura di 100 o più copie. Questa è una cosa impegnativa anche dal punto di vista muscolare e di concentrazione, ma una buona stampa fatta a mano esteticamente non è meglio di una buona stampa fatta a macchina.

TG: Non si può distinguere la differenza?

FM: No. Assolutamente no.

TG: A macchina rischi poi di stampare 500 e più copie?

FM: Ti dirò di più: abbiamo colleghi americani che stampano in serigrafia 5'000 copie. Ok? Un collega che sta non mi ricordo dove... Ha fatto una tiratura super per l'equivalente americano dei Pooh. Un gruppo mai sentito nominare qui da noi che però fa una valanga di date negli USA e per questo devono avere tutte le stampe serigrafate per i vari concerti. Questo perché il poster deve essere un oggetto di un certo valore, anche se 5'000 copie converrebbe farle in offset. Invece no, vogliono le serigrafie.

TG: Valgono meno comunque se sono 5'000 copie?

FM: No, vengono vendute sempre allo stesso prezzo, solo che l'America è grande e per un tour importante di una band importante escono a malapena 100 copie a data. Su 50 date ecco che il conto torna. No?

TG: Forse la differenza sta che nella serigrafia artistica il serigrafista segue tutto il processo produttivo, mentre nella serigrafia industriale le lavorazioni vengono parcellizzate.

FM: Questo forse si riferisce alla serigrafia industriale che stampa sul packaging. Non nel nostro mercato.

TG: Certo, però volevo dire che questa è una delle ragioni per le quali si era persa l'abitudine ad un certo tipo di lavoro che poi è stato riscoperto e reinventato dai giovani, da qualche anno a questa parte. Perché si era perduta anche la voglia di lavorare in un modo che richiede diverse lavorazioni e parecchio tempo, proprio perché ci sono varie fasi da affrontare.

FM: Sì, probabilmente si era persa la voglia di insistere, perché non è che nessuno comprasse serigrafie di concerti 10 anni fa in Italia. Il discorso è che se uno ci crede, lavora bene, propone cose valide e piano piano il mercato si crea. Un mercato, qualunque esso sia: di massa o di nicchia, non nasce mai dal basso. Nessuno va in un negozio a chieder un prodotto che non c'è, ma è chi è in grado d'offrirlo che arriva sul mercato e lo propone. E lavorando, cerca di far capire al cliente potenziale il valore di quello che sta vendendo. Sia nel caso dell'oggetto usa e getta che nel caso della piccola opera d'arte, si tratta sempre di fare marketing.


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