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domenica 8 ottobre 2017

La Carta Ritrovata di Fausto Pisani (2097 Fuga da Milano)

"I collezionisti, solo col passare degli anni, imparano che le cose sono nate solo per essere cose." FP

Anche tra 80 anni nelle sterminate città in cui vivranno come prigionieri i nostri discendenti si ritroveranno frammenti di ricordi, pezzi di carta, vecchie fotografie, resti di qualche pagina sgretolata dal tempo... rimasugli di manifesti attaccati a qualche muro ancora in piedi.
I supporti cartacei che per secoli e millenni hanno accolto i nostri documenti più importanti avranno ancora un senso? O saranno stati completamente soppiantati dalle tecnologie digitali? Ci verrà impiantata una memoria elettronica sottopelle in un microscopico microchip, cosa che già sta avvenendo in Svezia per il pagamento dei viaggi su (mono)rotaia?
Tutto cambierà, ma in meglio o in peggio?
Queste ed altre domande sembra porsi, e porci, Fausto Pisani, l'ipotetico curatore di un immaginario museo del futuro in cui il mondo che conosciamo non sarà più lo stesso ed i reperti cartacei, le pagine scombinate di libri da tempo dimenticati, o le immagini dai colori ingialliti riempiranno come preziosi simulacri le stanze della conoscenza e della cultura che fu.
Chi abiterà le nostre città coglierà l'effettivo valore di questi oggetti enigmatici, o al pari di chi oggi riscopre  antichi tesori e false notizie, le reinterpreterà modo suo? Mistero. TG

Intervista a Fausto Pisani

Tony Graffio: Chi sei e cosa fai?

Fausto Pisani: Io sono Fausto Pisani e nasco in una calda sera d'estate di tanti anni fa...

TG: Ah, ho capito...

FP: Questa è un po' la mia presentazione; quello che vedi è un progetto a cui sto lavorando da parecchi anni, poco alla volta lo sto facendo crescere. Si tratta di collage che chiamo "carta ritrovata", perché immagino che in un futuro prossimo venturo, anche già nel 2077, non ci sarà più la carta, ma soltanto file digitali.

TG: Sai invece io come mi immagino il futuro? Penso che saremo in una condizione un po' come in "1997 Fuga da New York"...

FP: Saremo tutti prigionieri di noi stessi allora...

TG: Beh ognuno si immagina il futuro a modo suo, io credo che ci aspetterà una società distopica e che già adesso siamo sulla buona strada per realizzare qualcosa del genere.

FP: Ho visto l'altra sera, nel giorno della prima visione, "Blade Runner 2049"...

TG: Ah bene, e come ti è sembrato?

FP: Beh lì i libri c'erano ancora, quindi il mio progetto non avrebbe ancora senso.

TG: Allora, forse, abbiamo ancora qualche speranza di salvarci da noi stessi...

FP; Sì. Io infatti scrivo che nel 2077 tutto sarà digitalizzato.

TG: Tu sei convinto che la nostra società progredirà, non solo tecnologicamente, ma anche umanamente?

FP: Secondo me andremo avanti, a meno che... non ci sarà qualche ecatombe nucleare.

TG: Provocata da qualche bell'elemento, tipo Kim Jung-un?

FP: O da qualcun altro che ci faccia regredire, come alcuni film di fantascienza hanno ipotizzato. Il cinema spesso è capace di dare una visione realistica del futuro; speriamo di no in questo caso... Tornando a noi, io raccolgo dei reperti cartacei...

TG: Della spazzatura, insomma...

FP: Sì... ma che a volte creo io stesso. Essendo un artista, vado a rielaborare la carta ritagliandola, tenendola al macero per per alcuni giorni. Stropiccio il mio materiale e magari dopo anni lo riprendo in mano per creare dei collage che sono semplicemente dei ricordi dove sono indicate delle date, dei numeri o delle semplici macchie di colore.

TG: Quella donna stupenda mi sembra Maria Schneider in Ultimo tango a Parigi...

FP: Esatto. Infatti quell'opera si chiama: "Tango" ed è un ricordo del 1972, anno in cui è uscito il capolavoro di Bernardo Bertolucci.

TG: Il tuo è un intervento di ritaglio? Fai le cose analogiche come una volta, o introduci anche tecniche di Photoshop?

FP: Io ritaglio, ma in realtà intervengo praticando degli strappi con le dita. Non uso le forbici. Se tu osservi con attenzione, vedrai che, a parte i primi ritagli che ho fatto anni fa, sono tutti strappi ricavate da giornali e riviste che io ricerco e conservo per un mio utilizzo artistico.

TG: Quindi effettui solo un intervento manuale?

FP: Esatto. E' un ritorno ad un passato remoto, in un'epoca in cui non esistevano ancora le forbici e dopo che distrussero la carta. Quella è l'epoca nella quale io opero e m'ispiro.

TG: Tu pensi che un giorno qualcuno ritroverà questi quadretti e capirà che è accaduto qualcosa di sconvolgente... Scusa per il termine "quadretto" che non vuole essere riduttivo, però la dimensione è abbastanza contenuta, quindi...

FP: Esatto, puoi chiamarli anche collage, disegni tipografici o stravaganze temporali; comunque sia, penso che un giorno faranno parte di un importante patrimonio culturale, anche se già adesso sono conservati nel mio museo immaginario. Ci sono anche dei ritrovamenti fatti ad Acqui Terme, piuttosto che a Pescara di un pezzettino di carta che poi ho utilizzato insieme ad un altro recuperato altrove.

TG: I tuoi frammenti sono tutti repertati?

FP: Repertati e numerati, a volte colorati...

TG: Fausto perdonami, ma io mi chiamo Graffio, quindi a volte devo tentare di graffiare i miei interlocutori e provare metterli in po' in difficoltà... anche per vedere se sono davvero preparati e se le loro teorie sono sostenibili fino in fondo... ma un artista visivo, come te, in un festival autarchico della micro-editoria indipendente e autoprodotta (Liber-Liber), che cosa ci sta a fare?

FP: Qui, in via Bodoni 4, ci sono libri pensati e realizzati da artisti, pertanto non sono nemmeno dei multipli, ma dei pezzi unici ed io, usando la carta, mi "ritaglio", perdonami il gioco di parole... un piccolo spazio all'interno di questa piccola riunione di creativi indipendenti che non vogliono farsi gestire da editori o agenti di altro tipo. Anche i miei quadretti, in qualche modo erano parte di un'editoria che ho stravolto e riadattato al mio gusto ed alle mie esigenze.

TG: Bravissimo, sei stato convincente.

FP: Ci tengo a precisare che non faccio fotocopie e che tutte le mie opere sono pezzi unici.

TG: Vogliamo parlare di prezzi? Quanto costa il collage con Maria Schneider e la tua composizione pittorica minimalista?

FP: I miei lavori sono in vendita a prezzi ragionevoli e scontabili.

TG: Regalati, in pratica... Ma in cifre come potremmo tradurre questa frase incantatrice?

FP: Faccio un po' fatica a determinare un prezzo, come faccio fatica a comporre le mie opere e parlo di una fatica mentale; comunque ho deciso di vendere i quadri grandi a 100 euro e quelli piccoli a 50. Però, scontabili... e sono pezzi unici!

TG: Beh, ti capisco, anche perché in certi casi, in cui potrebbe ricadere perfino la mia arte, la cornice spesso vale più dell'opera stessa...

FP: A questo proposito, vorrei dire a chi non ha la possibilità di venire qui a questa mostra-mercato e toccare con mano gli oggetti di cui stiamo parlando che tutti i miei pezzi hanno cornici originali, autentiche e uniche.

TG: Bellissime anche le cornici. Le hai fatte tu?

FP: No, le ho trovate nei vari mercatini dell'usato.

TG: Non sono di "recupero"?

FP: No, quelle no, come puoi vedere sono molto ricercate e l'accostamento tra opera e cornice è studiato con cura.

TG: Sì, vero, sono particolari, forse un po' usate, ma anche da quello si percepisce il passaggio del tempo. Sono anch'esse oggetti con alle spalle una storia. Tra i tuoi personaggi vedo anche dei cantanti... Chi è quello? Mick Hucnall dei Simlply Red?

FP: No! Lui è un cantautore americano che ha fatto i film con Jim Jarmush...

TG: Ah, Tom Waits! L'uomo dalla voce roca che piace alle donne. Il suo ritratto è talmente vissuto che facevo fatica a riconoscerlo; poi sotto le luci sembrava avere i capelli rossi...

FP: Eh, certo, quella fotografia è tratta da una rivista degli anni '70!

TG: Capisco, si tratta di un pezzo raro, invecchiato ad arte...

FP: Sono qua per quello...

TG: Fausto io ho capito che tu esponi questi lavori perché sei un appassionato di cinema, fotografia e fantascienza che vuol lasciare una testimonianza dei propri gusti utilizzando i quadri che compone in forma di collage come una capsula del tempo per chi verrà dopo; è così?

FP: Sì, è vero, io sono un amante di tutte le arti visive, ho studiato qui a Milano all'Accademia di Belle Arti e quindi sono un pittore. Ufficialmente sono un artista, anche se nella vita ho fatto altro.

TG: Sei un artista diplomato!

FP: E' così! Amo molto il cinema, ho realizzato anche dei cortometraggi ed adesso sto per editare un documentario che mi ha preso molto tempo per le riprese.

TG: Di cosa si tratta?

FP: Di un film che parlerà di un gruppo che si chiama Workcenter ed è l'emanazione del collettivo di Grotowski in Italia; noi siamo stati tantissimo tempo con loro registrando le interviste, i seminari e gli spettacoli che hanno fatto. Il film dovrebbe essere pronto per l'anno prossimo. Sono talmente appassionato di cinema che tempo fa ho lasciato il mio lavoro che mi dava da vivere per vendere vecchi manifesti cinematografici.

TG: Te ne sono rimasti ancora?

FP: Sì, ne ho tanti e adesso con i manifesti un po' rovinati sto preparando una nuova serie di Carta Ritrovata, questa è una notizia che posso dare in esclusiva per i tuoi Frammenti di Cultura.

TG: Fantastico, il nostro pubblico sarà felicissimo di leggere in anteprima mondiale questa notizia bomba.


Libri autoprodotti e arte
Fausto Pisani, 64 anni, ex-analista di studi demoscopici, attualmente mette a frutto il suo diploma d'artista creando collage d'autore.


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domenica 5 febbraio 2017

Fuga dal mondo distopico

Dopo che Stefano Bacci mi aveva consegnato il suo racconto su: Nostra Signora dei migranti, ho voluto metterlo alla prova con un'idea un po' diversa e gli ho dato indicazioni piuttosto difficili da seguire. Ecco quali erano le mie richieste in una email che gli avevo spedito lo scorso 9 gennaio.

"Mi piacciono molto i racconti difficili da collocare nel tempo e nello spazio, ma che fanno riferimento a realtà possibili molto vicine alle nostre.
Non so perché, forse adesso m'è venuta un'ispirazione, mi piacerebbe che in un prossimo racconto (visto che adesso ci hai fatto viaggiare nel passato) ci facessi visitare il futuro.
Anche perché ultimamente ci stanno raccontando molte sottili verità: un giorno ci dicono che il nostro universo potrebbe essere una Matrix creata da un software di un sofisticatissimo computer, poi contrordine, forse stiamo vivendo in un ologramma...
Insomma che la vita sia tutta un'illusione l'abbiamo sempre sospettato, ma adesso è tempo che tu mi racconti il tuo punto di vista, tenendo conto delle mie condizioni.
Il prossimo compito che ti affiderei è di parlare di un mondo distopico in cui la sovrappopolazione nella parte più evoluta del mondo non permette alle popolazioni di accedere all'energia che fa funzionare ogni cosa ed a cui non si può rinunciare. Tutto dipende dall'elettricità, ma le risorse sono terminate: non c'è più petrolio, gas, l'acqua è pochissima, non si riescono ad utilizzare energie alternative come il vento o il sole perché è tutto costruito e sovrapposto. Ci sono 50 miliardi di persone in Europa e tutte necessitano di computer, mezzi di trasporto, luce,calore e robot. Come sopravviveremo?
Ah dimenticavo, il resto del pianeta è contaminato da guerre nucleari e non è abitabile.
A te la risposta.
Ciao, grazie, vedi tu se hai voglia di cimentarti in questo difficile compito."

Bacci, per qualche tempo s'era dimenticato della cosa, ma quando l'ho incontrato per chiedergli a che punto era con il nuovo racconto, mi ha confessato di non aver fatto caso alla mia email. Per farsi perdonare per la sua piccola dimenticanza, ecco cosa ha scritto in soli 40 minuti. TG

Anarchia
Anarchy in the New World

"In un certo senso l'uomo è un microcosmo dell'universo, quindi, ciò che l'uomo è, è un indizio per l'universo. Noi siamo racchiusi nell'universo". David Bohm

La straordinaria fuga del Tenente Klein

"Non può essere, non può essere, cazzo. Ho fatto l'addestramento, posso resistere 85 ore senz'acqua. Perché c'è quest'allarme rosso nel mio display? E le radiazioni, poi? Livello 92, un nonnulla. Certo, accopperebbero un elefante del secolo scorso, ma io sono un fottuto Quarta Generazione e nelle radiazioni Liv 92 ci sguazzo come un rospo in uno stagno."
Così pensava il Tenente  Anton Klein avanzando a fatica in mezzo ad uno scenario desolante e devastato, che il peggior day-after in confronto è una cartolina toscana aperta su ameni scorci con pievi e cipressi e colline color terra di Siena bruciata.
"E' la batteria, ecco cos'è... la batteria". E' sotto il livello di guardia e segnala avvisi a casaccio. L'idratazione è ok. Le radiazioni nei limiti. Devo smetterla di essere paranoico, se voglio salvare le palle da questa missione. Devo fidarmi delle mie sensazioni, non del pannello di controllo delle funzioni vita/armamento/radiazioni." Tutta colpa della rete elettrica, pensò, che ormai riforniva il 10% della popolazione col 97% della sua intera capacità di distribuzione, dopo che la forbice sociale fra ricchi e poveri si era dilatata fino al punto di non ritorno e i primi si erano asserragliati nelle loro oasi dorate e inaccessibili all'esercito di zecche e reietti tagliati fuori dall'ultimo banchetto.
Con in testa soltanto l'obbiettivo della missione, Klein dovette tuttavia sbarazzarsi di un paio di gruppi di miliziani territoriali che gestivano in armi questo o quel pezzo di arido nulla riarso dentro cui doveva transitare. La sua superiorità militare era schiacciante, per lo più si trattava di gang di pezzenti di seconda o terza generazione, ruderi deformi fiaccati dalle radiazioni e troppo male in arnese per fermarlo; tuttavia una sola distrazione sarebbe stata di troppo, in quei frangenti da "Mors tua, vita mea".
In qualche modo arrivò al varco che lui e i suoi commilitoni dovevano provare a forzare, per poi penetrare nella città protetta e saccheggiare il saccheggiabile. Uranio, soprattutto, per sopperire almeno in parte e per più tempo possibile alla mancanza di energia elettrica. Ma con un po' di fortuna anche Niblonio, Arcadio e Sarinite, che erano quanto di più moderno in fatto di energie non fossili e non nucleari del XXII secolo. Se poi fosse rimasto in saccoccia anche qualche Nuovo Doblone... Beh, si sa: pecunia non olet. "Annusate un doblone: non puzza mai di merda", diceva sempre il Colonnello Dacosta alle reclute. "Poi, annusate il coglione a cui lo avete strappato. Ecco, lui sì; lui puzza, perché se l'è fatta sotto! Ma lui resta lì, vivo o morto. Meglio morto. Altrimenti potrebbe volervi ritrovare, prima o poi".
Arrivò al punto di incontro con 6 minuti di ritardo, e quel che vide lo raggelò. Non uno dei 50 compagni di quella missione era rimasto vivo. Morti orribili. Lente. Sadiche. L'orrore in quegli occhi, almeno in quelli che erano ancora dentro le orbite.
"Una spiata, un infame, un cazzo di traditore, un Giuda dei 30 dobloni, ecco chi è stato".
Ma non c'era più tempo di pensare. La pattuglia lealista si era già dispiegata intorno a lui. Aprì il fuoco un attimo dopo che Klein si era tuffato sotto i pezzi più grossi di un Wind-Jeep precipitato.
"Cristo, Klein, sei al capolinea...". Ora l'idratazione scarseggiava davvero. Aveva fatto affidamento su un facile saccheggio di scorte d'acqua, ma anche quel passaggio così banale era saltato. Le radiazioni erano ancora nel range e l'armamento pressoché carico, ma questa volta davanti non aveva qualche armata Brancaleone di straccioni con un piede nella fossa, ma l'élite dei lealisti. Armati, schermati, nutriti e ben pagati. A fine turno, la caserma dentro la zona verde, dove niente manca mai. E tre giorni di libera uscita se lo avessero accoppato.
Klein era un duro, ma tremava e rischiava il panico, cioè la morte. Si sforzò di gestire la situazione con lucidità, ma i battiti forsennati del suo cuore bastavano a rimandarlo sull'orlo del baratro.
"Non ho scampo, non ho scampo, cazzo! Vendere cara la pelle. Sennò? Sennò? L'App di Thomas, l'app di Thomas. Provala, stronzo, tanto sei morto. Sei già carne per i Dagger. Niente più niente al mondo. Non vedrai mai più Julia. Sei fottuto, vecchio Klein. Lancia l'App. Non morire con questo rimpianto".
Thomas, il genio schizzato del suo gruppo e la sua Applicazione salta-dimensioni. Tutta da verificare, come del resto ognuno delle sue stramaledette diavolerie post-cibernetiche. I protocolli K: il salto intra-dimensionale. Fantascienza o roba da apprendisti stregoni. Chi aveva fatto il test non era mai tornato indietro. Pazienza. Erano prigionieri dell'etnia degli Slummer, sarebbero morti comunque. "Per forza non c'è più-si esaltava Thomas-ormai è di là!". E con il dito indice della mano destra faceva un gesto circolare come ad indicare un altrove, uno scavalcamento non reversibile. "L'hai solo disintegrato, stronzo". "E' nel tuo accendino. Salutalo quando ti appicci la prossima sigaretta del cazzo". "L'hai squagliato, genio!". I suoi compagni lo sfottevano, ma Klein la sua app la aveva installata nel pannello, proprio pensando ad una estrema ratio come quella, dove la merda era ormai più su del collo. Non si sa mai.
"Arrenditi, Klein, sei spacciato. Non ti facciamo niente, voglio solo sentirti chiamare mamma. Chissà come sarai carino!" diceva il caposquadriglia. E gli altri si sganasciavano. Uno non rise più, perché un colpo di Klein lo centrò in mezzo alla fronte. Gli altri iniziarono a stringere l'accerchiamento. Non c'era più tempo per battute e altre stronzate. "Prendetelo vivo". Klein si disinteressò del loro cauto avanzare. Aveva sparato un unico colpo a segno, giusto per indurli a procedere con la massima, lenta prudenza e dargli il tempo di lanciare quella cazzo di applicazione. "Cristo, come minchia era la sequenza del Boot...?" Percorso non corretto. Riprovare?! Uno, due, tre tentativi. "Ciao, Klein, piccioncino. Vieni che papà ti prepara la merendina". Erano lì, e già gli intimavano di alzare le mani. L'ultimo click. Fece solo in tempo a leggere "Running!" sul display del pannello principale e un attimo dopo nulla fu più come prima.
Paolo cliccava forte sulla tastiera, assorto e compiaciuto. "Evvai! Obbiettivo Klein finalmente sei mio. Da domani passo allo step successivo, ma questo era il più tosto". "Che dici, amore?". Disse la voce dall'altra stanza. "Niente, Julia, niente. Parlavo fra me e me. Cose di game". "Dai, piantala, che sto uscendo dalla vasca...". Restava solo da spuntare con la "V" verde il quadratino dopo la scritta: "Collect target Klein?" Premette e restò perplesso. Lo schermo esplose di un blu mai visto, poi fu come se la superficie del display iniziasse a deformarsi, quasi come ad assumere le sembianze di un volto. Non "quasi". Era un volto. Era... era Klein! Pensò ad un effetto 3D, pensò che il suo PC non ne poteva affatto supportare di simili, pensò che Klein aveva lo sguardo terrorizzato, ma molto più veridico di quello dell'icona del game; pensò al coltello che brandiva; spalancò la bocca; colse un movimento fulmineo; cercò l'aria e non la trovo; cercò il suo collo con le mani e se le sentì infradiciare; guardò le mani e se le vide rosse; sentì spegnersi tutto tranne il suo terrore; si sentì risucchiare verso l'interno del display del suo PC. Si intravide in un ultimo barlume di orribile consapevolezza sotto forma di icona di Klein nel game, a terra, la gola squarciata e i Lealisti che sghignazzano, maledicendo il rapido epilogo di quello scontro privo di tutte le sublimi torture che si erano prefigurati. Infine, si ritrovò nel deposito degli eroi non ancora sbloccati di un player ignoto, ma di livello molto inferiore al suo.
"Ma insomma... devi farmi aspettare ancora molto?". Cantilenava Julia con una voce che era più di una promessa di facile resa.
Klein rimase come sospeso a mezz'aria, ma infine rapidamente realizzò. Ringraziò quel folle visionario di Thomas e il suo genio. Sospirò. Si passò una mano fra i capelli, così diversi da quelli che aveva avuto fino ad un minuto prima. Aprì bocca e udì una voce ignota che sapeva ora essere la sua. Quella voce diceva: "Eccomi, Julia. Arrivo. Ho una voglia matta di giocare con te..." 
Stefano Bacci


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martedì 10 gennaio 2017

Stefano Zattera: parla il creatore di Earl Foureyes, il supermitico Detective Mutante

Stefano Zattera, 51 anni, illustratore, pittore e fumettista, vive nel Nord Est, insegna alla scuola del fumetto Vinc, collabora con Linus, ha pubblicato sul Corriere della Sera e scrive romanzi e racconti che traspongono la frontiera del vecchio Far West tra i Monti Berici della sua Vicenza. E' amico di Dario Arcidiacono fin dagli anni '90, quando entrambi pubblicavano su riviste come Schizzo, presso il Centro del Fumetto Andrea Pazienza, collaborando poi in altre situazioni di autoproduzione. Fa parte del circuito del fumetto indipendente underground italiano.

Earl Foureyes Mutant Detective - Prima copertina.

Tony Graffio: Ciao Stefano, dove sono adesso?

Stefano Zattera: Chi?

TG: Come chi? I venusiani dove sono? Ci hanno già invaso?

SZ: Ah, i venusiani... Beh certo, sono tra noi, chiaramente.

TG: C'è ancora chi non l'ha capito, ma la situazione è così...

SZ: Eh lo so, c'è molta disinformazione al riguardo, proprio perché preferiscono che noi non sappiamo e ci depistano.

TG: Il tuo Earl Foureyes Mutant Detective è veramente un grandissimo capolavoro, lo dico seriamente, possibile che Hollywood non si sia ancora accorta di quello che si potrebbe fare con una tua sceneggiatura? Stai facendo tradurre tutto in inglese?

SZ: Sto provvedendo...

TG: Per chi non lo conosce vogliamo dire due parole su Earl?

SZ: Earl è un detective che vive nel nostro futuro, ha 4 occhi perché è un mutante, il clima delle storie è un po' da noir anni '40, però lui vive in una società post-atomica dove tutti, come lui, sono mutanti o deformi a causa delle radiazioni. Non ci sono due persone uguali tra loro, è un mondo molto inquinato, contaminato e corrotto dove tutto è portato all'eccesso.



TG: Questo mondo che tu hai immaginato, potrebbe esistere veramente in qualche dimensione parallela alla nostra?

SZ: Tutto può essere. Per me, l'invasione sotterranea degli alieni potrebbe essere già in atto. E' una teoria affascinante che potrebbe avere risvolti reali.

TG: Penso anch'io. Tornando a Earl, quali sono le sue caratteristiche, in che cosa si distingue dagli altri mutanti?

SZ: Probabilmente è l'unico personaggio del fumetto senza macchia. Sono tutti corrotti: polizia, governanti, non è solo un mondo macilento, ma anche marcio e decadente, però lui si salva.

TG: Dov'è ambientato in Europa o in America?

SZ: In un futuro dove una grande parte viene fatta anche dalla colonizzazione della Galassia, si tratta di un impero gigantesco dove la Terra rappresenta uno dei tanti mondi dove c'è vita ed è diventata un'unica grande città. Tutti viaggiano e si muovono da un pianeta all'altro abbastanza facilmente. Ogni pianeta è come se fosse una città.

TG: Stefano, quante copie hai stampato?

SZ: Essendo una stampa digitale con un piccolo editore stampiamo un po' per volta, cento copie per edizione. Questa è la seconda ristampa. La prima stampa aveva un'altra copertina.

TG: Ok, compro tutte le copie, sono troppo intrippato in queste cose e poi, chiaramente, questa sarà la copertina più bella.

SZ: Sì, questa è più bella. Avevo fatto delle votazioni su Facebook per decidere la copertina. Tutti, o meglio, la maggior parte degli elettori avevano votato l'altra, così sono uscito prima con l'altra, ma poi con la seconda ristampa, fregandomene della democrazia. Dimostrando che la democrazia è un'opinione...

TG: Come di fatto è in questo periodo storico.

SZ: Esatto. Sono uscito così con la copertina che mi piaceva di più.

TG: Hai fatto bene.

SZ: Per la prossima ristampa tornerò all'altra, perché voglio comunque farle uscire entrambe.

TG: Bene, allora mi prenoto anche per l'altra.

SZ: Queste sono le due copertine (me le mostra).

Earl Foureyes Mutant Detective - Seconda copertina.

TG: In effetti sono belle entrambe. Torniamo alla storia, che cosa succede a Earl?

SZ: Nel primo episodio Earl si sente frustrato per non avere un caso a cui poter lavorare. In cronaca dalla gavetta il nostro detective è agli esordi, ma entriamo nel clima di queste indagini molto particolari nel caso di un tatuaggio scomparso. Un tatuaggio s'è staccato da un corpo attaccandosi ad altri corpi per trasformare quelle persone in furie omicide. Nel secondo episodio, ci accorgiamo che uno dei problemi principali di Earl è quello di pagare l'affitto ed evitare la proprietaria di casa. Nel salire le scale, incontra tutta una serie di personaggi particolari che sono i suoi vicini, questa sfilata è praticamente un pretesto per fare una carrellata tra i personaggi assurdi che popolano quel mondo.

TG: In che anni hai scritto queste storie?

SZ: La più lunga, quella di 24 tavole in cui Earl indaga a cavallo tra due realtà, è del 1999. E' rimasta inedita per parecchio tempo perché doveva uscire un libro sulla psichedelia con la AAA di Baroni e Ciani, ma poi la casa editrice ha chiuso e non se n'è fatto niente. In quell'episodio si accede ad un mondo parallelo grazie all'assunzione di droghe: il problema, come spesso accade in questi casi è quello di tornare indietro alla realtà dalla quale si è partiti.



TG: E i venusiani?

SZ: Loro li troviamo in Virus from Venus dove un virus alieno è stato diffuso dal potere per questioni elettorali...

TG: Sappiamo, sappiamo...

SZ: Però, la storia viene raccontata sottoforma di trailer cinematografico e da una vignetta all'altra si passa a lunghi balzi attraverso la narrazione che prende forma da una voce fuori campo...

TG: Di questa ne voglio 1000 copie!

SZ: La storia in questo modo non è rappresentata, ma riassunta per sommi capi.

TG: Capisco. Ma questo tuo gusto per gli anni '40, da dove arriva?

SZ: Tutto il mio immaginario pesca dagli anni '40 agli anni '60 proprio perché mi piacevano quegli anni e la pubblicità di quel periodo dove potevi trovare un'atmosfera spensierata e la famiglia felice che però conviveva con guerre, cortina di ferro, minaccia atomica e sterminio planetario. Mi piace proprio il funambolismo di questo tipo di società che si poteva vedere nei filmati di un'America ancora ingenua, ma anche subdola.

TG: Ti piacerà anche Trump allora?

SZ: E' una meraviglia! Naturalmente, in senso ironico... Beh, fa parte di un certo percorso, se vogliamo. A livello di immaginario mi piace molto, poi la realtà può essere molto diversa, però apre scenari che potrebbero darmi spunti per prossime storie.

TG: Sei tremendo Stefano!

SZ: Grazie!

TG: Ma com'è il mondo dell'autoproduzione, adesso hai un editore o fai tutto da solo?

SZ: L'autoproduzione uno la fa per passione principalmente, perché ben che vada rientri con le spese. Mi ha fatto un po' conoscere in passato; ho ancora materiale autoprodotto, però adesso sto lavorando con le case editrici perché loro ti danno maggior visibilità. Earl ed il romanzo li ho pubblicati con un piccolo editore di Vicenza, però percorrendo entrambe le strade faccio anche le fiere. A Lucca ero al BordaFest che è il festival di autoproduzione parallelo a Lucca Comics che si tiene proprio negli stessi giorni. In primavera andrò al Crack! di Roma, ma in sostanza collaboro sia con l'editoria ufficiale che con i piccoli editori e faccio autoproduzioni. Nell'insieme campo di questo facendo molte cose diverse.

TG: Prima volta a Filler?

SZ: Sì.

TG: Ti piace?

SZ: Bell'ambiente, mi sto divertendo.

TG: Come disegni? Usi le matite?

SZ: Un po' con tutto: matite, acquarelli, chine. Ho fatto anche dei quadri ad olio, ho fatto anche delle stampe su tela.

TG: Multipli?

SZ: In realtà sono delle copie uniche.

TG: Prezzi dei quadri?

SZ: Vendo pochi quadri originali perché hanno un certo costo. Un quadro di un metro per un metro lo vendo intorno ai 2200 euro. Ho il coefficiente 1.1.

TG: Ti rappresenta un gallerista?

SZ: Al momento Antonio Colombo, un gallerista di Milano, però diciamo che mi sto concentrando di più sull'editoria, quindi in realtà le gallerie le frequento poco.

TG: Vuoi salutare qualcuno?

SZ: Ciao a te e a tutti i venusiani!


Stefano Zattera a Filler WE 2016

Tutti i diritti riservati

martedì 8 novembre 2016

Fantascienza distopica per ragazzi e Fantasy da un piccolo editore: parlano due giovani autrici: Francesca Caldiani e Valentina Capaldi

Alla Fiera della Microeditoria di Chiari Tony Graffio ha incontrato un paio di giovani autrici che hanno da proporre qualcosa di interessante per i più giovani.

Francesca Caldiani, scrittrice, 37 anni

Tony Graffio: Ciao Francesca, di che cosa parli nel tuo libro Jonas Grinn?

Francesca Caldiani: Jonas Grinn è il mio primo libro. E' un romanzo di fantascienza per ragazzi che racconta la storia di un tredicenne che vive in una società distopica dove non esiste il petrolio. In quel mondo tutto funziona ad energia solare e Jonas è un giovane campione di uno sport molto popolare che viene assoldato in una scuola speciale per diventare pilota professionista. Qui, ahimè, il ragazzo scoprirà che il suo non è un mondo di sogni, ma un luogo che nasconde grandissime ombre. Queste ombre sono create dagli adulti: si tratta del primo incontro di un ragazzo con il mondo degli adulti.

TG: Come sono andate le vendite?

FC: Il libro è andato bene, è molto richiesto e prevedo di scrivere un sequel. E' stato adottato come libro di narrativa in varie scuole  d'Italia.

TG: Immagino soprattutto di Bergamo, visto che tu sei bergamasca.

FC: Soprattutto di Bergamo, ma anche altrove. E' andato molto bene in Sardegna; in Puglia: c'è stato un grande passa parola ed è piaciuto ai ragazzi. Siamo molto contenti.

TG: Bene. Hai seguito l'attualità? Hai preso spunto da altri autori? A che cosa ti sei ispirata?

FC: Mi sono ispirata a tante cose. Io sono una grandissima fan di Guerre Stellari, fin da quando ero bambina, pertanto molto, sicuramente, arriva da lì. Sono una grande amante dei romanzi di Orson Scott Card: credo che questo autore mi abbia influenzato un po', però il tema delle scommesse clandestine e dello sport credo che sia un tema sempre attuale al quale attingere. Il mio è un romanzo di formazione, certamente attualissimo.

TG: A che fascia d'età s'indirizza il tuo romanzo?

FC: E' nato come un romanzo per adolescenti: la fascia d'età a cui si indirizza è tra i 13 ed i 18 anni, ma in realtà è una storia fruibile anche da un pubblico adulto.

TG: E' un romanzo in qualche modo educativo che propone tematiche e riflessioni interessanti?

FC: E' educativo in quanto premia il valore dell'onestà, al di là del desiderio di vincere ad ogni costo. Jonas dovrà crescere proprio da questo punto di vista.

TG: Mi vuoi dare qualche dato in più su di te?

FC: Sono un avvocato ed una mamma di due bambini già amanti della lettura. L'esperienza che ho avuto nel promuovere questo libro è stata bellissima e mi ha portato in giro per l'Italia a conoscere tanti ragazzi e persone interessanti. E' stato stupendo andare nelle scuole e parlare con i lettori, avere un contatto col pubblico e capire le loro aspettative e le loro esigenze verso la lettura di oggi.

TG: E' difficile proporre un libro come testo di narrativa scolastica? Che iter bisogna seguire?

FC: L'editore Watson si muove benissimo con le scuole, soprattutto nell'ambiente romano. Entrare nelle scuole è un percorso molto, molto difficile, dipende soprattutto dagli insegnanti e dai presidi che credono nel progetto. Poi è una questione di passa parola, se il progetto è risultato educativo per i ragazzi, il libro viene conosciuto anche in altre scuole e le richieste per la lettura aumentano. Noi siamo partiti con due scuole, ormai quasi un anno fa ed adesso siamo riusciti a distribuire il nostro libro in circa una ventina di scuole. Consideriamo questa esperienza un successo, dal punto di vista educativo.

TG: Che tiratura ha avuto il libro? Sono state fatte più edizioni?

FC: Sono state fatte diverse riedizioni: il libro adesso ha superato le 1000 copie.

Valentina Capaldi, scrittrice, 30 anni

TG: Valentina, anche da te vorrei sapere qualcosa. Che cosa mi racconti?

Valentina Capaldi: Io scrivo prevalentemente di Fantasy, ho 30 anni e nella vita in realtà faccio altro. Sono da sempre appassionata del genere Fantasy, fin da quando ho iniziato a leggere, sono una grande lettrice anche di altri argomenti. Ultimamente, seguo molto anche la narrativa emergente italiana perché mi interessa studiare il mercato editoriale e capire verso che tipo di prodotto s'indirizza il pubblico. 

TG: Allora, spiegami come va il mercato e quali sono i generi che vanno meglio in questo momento.

VC: La letteratura di genere è forse quella che in questi anni funziona meglio, rispetto alla narrativa generalista. In Italia si vendono molti Thriller e Gialli, però anche il Fantasy sta prendendo piede, negli ultimi dieci anni. La Fantascienza fa ancora molta fatica perché ha un pubblico molto ristretto, comunque gli italiani leggono pochissimo. Tantissimi editori pubblicano tantissimi titoli per un pubblico di lettori veramente ridotto. Da noi un lettore forte è chi legge tre libri all'anno, cioè, quasi niente.

TG: Chi è Watson, il vostro editore?

VC: Watson opera dal 2009 e non è un editore grande, però da un paio di anni sta operando seriamente agendo sul mercato in maniera strutturata, ampliando molto il proprio catalogo. Adesso sta puntando molto sulla letteratura di genere e si muove bene facendo parecchia promozione su internet, nelle fiere e presentazioni nelle librerie.

TG: Tu qui rappresenti Watson?

VC: Sì, io e Francesca siamo qua per questo.

TG: Hai scritto altri libri?

VC: Sì, io scrivo prevalentemente Fantasy. anche se il mio primo libro era un Thriller che si intitolava: "Il tesoro della città eterna". Dopo ho scritto due Fantasy che fanno parte di una trilogia che non è ancora conclusa (Elfo per metà e Il cigno e il lupo), poi ho scritto un Heroic-Fantasy (Il segreto dell'ambasciatore) e per ultimo è arrivato: "Dopo 500 anni" che è un Fantasy-storico. Inizia nel 1500 in Inghilterra per spostarsi nella narrazione fino ai giorni nostri, in quanto i protagonisti sono immortali.

TG: Beati loro!

VC: Dipende dai punti di vista. C'è anche un demone che, per una serie di circostanze sfavorevoli, resta senza i suoi poteri e deve trovare il modo di recuperarli.

TG: E' la prima volta che venite a Microeditoria?

VC: No, è il secondo anno.

TG: Funziona questa fiera?

VC: L'anno scorso siamo rimaste molto soddisfatte, per cui abbiamo deciso di ritornare anche quest'anno. La gente che legge viene qui apposta a vedere che cosa c'è di nuovo e per questo si riesce a vendere qualcosa. 

TG: Da dove arriva il pubblico?

VC: Il pubblico arriva prevalentemente da Brescia e dintorni, ma anche da tutta la Lombardia. Qualcuno più appassionato che conosce la fiera arriva anche dalle regioni limitrofe.

TG: Tu di dove sei?

VC: Di Padova.

TG: Quanto costa esporre qua per due giorni con un banchetto come il vostro?

VC: Credo sui 300 euro.

TG: Grazie.


martedì 16 dicembre 2014

Cinema Inferno

In via Paolo Sarpi 27 si trova l'ingresso di un negozio di brocantage spesso chiuso, un tempo qui c'era un'edicola per la vendita dei giornali; da circa 3 anni invece, nelle bacheche laterali alla saracinesca, sono state messe in esposizione delle stampe che rielaborano possibili locandine di film splatter, horror, o fantascienza di genere distopico, ma poi non così lontano dagli orrori della realtà contemporanea.
Se siete curiosi di vedere quello di cui vi parlo, sappiate che queste opere, come Anatomia Rettiliana e Dogma 9/11 sono anch'esse creature ideate dell'artista catanese Dario Arcidiacono ed hanno un impatto visivo abbastanza spaventoso.
Se desiderate visionarle dal vero, non potete sbagliarvi, l'indirizzo ve l'ho dato.
Ricordatevi che la Milano di Tony Graffio è l'unico sito al mondo che vi dice con esattezza dove potete trovare le più belle opere di street art.

L'entrata del Cinema Inferno è sempre chiusa

L'arte complottista è uscita allo scoperto, ma ricordatevi che la visione di queste immagini è vietata ai  minori di 14 anni!

Gangbang
Vietato ai minori di 14 anni

Bilderberg Gangbank Abominio

Bilderberg Gangbank Abominio

Chi cerca trova. Tony Graffio