Visualizzazione post con etichetta Fabio Meschini. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Fabio Meschini. Mostra tutti i post

martedì 31 gennaio 2017

Sentire con gli occhi: serigrafie di Rock Poster Art da ArteGioia 107 (Vari Autori)

Gimme Danger, Associazione ArteGioia 107 e Tony Graffio presentano:

Rock Poster Art - Sentire con gli occhi

una mostra di serigrafie artistiche numerate, disponibili per la vendita, dalla collezione privata di Stefano Marzorati.

Saranno esposte opere di: 
Angryblue, Kii Arens, Leia Bell, Fabio Meschini (Clockwork Pictures), Rhys Cooper, Cricket Press, Crosshair Design, Decoder Ring Design, Emek, Brian Ewing, Gary Grimshaw, Justin Hampton, Lars P. Krause, Lil Tuffy, Mike Martin, Gary Panter, Adam Pobiak, Justin Santora, Rockets Are Red, The Silent P, Spiegelsaal, Stainboy, Dan Stiles, Ken Taylor, Jeral Tidwell, Tiny Little Horse, Xray, Zum Heimathafen.


"L'arte e il collezionismo d’arte sono sfortunatamente attività d'élite, culturalmente ed economicamente. Il poster è una sorta di antidoto a tutto questo. Il poster permette anche alle persone che dispongono di mezzi modesti di appendere qualcosa sulle loro pareti che rappresenti una parte di loro". (Dan MacAdam, American Poster Institute)

I Bad Religion visti da Xray, tra le serigrafie in esposizione prossimamente da ArteGioia 107

Si tratta di un evento straordinario voluto dagli organizzatori per valorizzare e diffondere l'arte del manifesto stampato a mano in più colori o in monocromia, per supportare i concerti di musica Rock lasciando al pubblico un ricordo di una serata speciale.
La Gig Poster Art sta attirando sempre più appassionati anche in Italia perché è una forma d'arte popolare che sta diventando sempre più oggetto di collezionismo. Sono opere alla portata che coniugano l'espressione artistica con l’aspetto promozionale, la provocazione estetica e, talvolta, il messaggio sociale. Sono un territorio vasto e senza confini dove gli autori riversano le più svariate influenze: street-art, graffiti, art nouveau, cinema, fumetti, cultura hot rod, per citarne alcune.
In Nord America fiorisce una "scuola" di autori che unisce tradizione e innovazione e che trova i suoi rappresentanti di spicco in nomi come Johnny Ace, Coop, Art Chantry, Alan Forbes, Derek Hess, Mark Arminski, Frank Kozik, Chuck Sperry, Emek, Jermaine Rogers, Todd Slater, Chuck Sperry. Ultimamente, questo fenomeno si è allargato anche all'EuropItalia. Per quello che riguarda la situazione del panorama italiano, vediamo emergere ben presto talenti nostrani che ideano e realizzano soggetti bellissimi per le maggiori band d'oltre oceano. Tra questi, alcuni hanno già rilasciato interviste a "Frammenti di Cultura", ricordiamo i Malleus, Fabio Meschini (Clockwork Pictures) e Sonny Alabama.


Scarica la locandina di "Sentire con gli occhi" e condividila sui social media, così aiuterai a diffondere le notizie e le attività di "Frammenti di Cultura", il blog che sostiene gratuitamente gli artisti, realizza i tuoi progetti culturali e crede nei tuoi sogni.

“ROCK POSTER ART - SENTIRE CON GLI OCCHI”
DA SABATO 11 FEBBRAIO A DOMENICA 26 FEBBRAIO 2017, PRESSO ARTEGIOIA107, VIA MELCHIORRE GIOIA 107, MILANO (MM Linea Gialla Stazione SONDRIO).
FINISSAGE CON RINFRESCO: Domenica 26 FEBBRAIO 2017 alle ore 18.

L'ingresso alla mostra è libero. Dopo la serata d'inaugurazione, la mostra sarà visitabile previo appuntamento telefonando al 3383421624 (Associazione ArteGioia 107).

Per informazioni e prenotazioni:
Gimme Danger tel. 3391792366
Tony Graffio tel. 3339955876
Non siate timidi, Vi aspettiamo!


lunedì 2 gennaio 2017

Opere di precisione per Fabio Meschini di Clockwork Pictures

"Ogni artista ripete quasi sempre lo stesso tipo di opera, e questa è generalmente un autoritratto". Oscar Wilde

A Filler Winter Edition 2016 ho incontrato un altro mito della grafica e della Poster Art internazionale: Fabio Meschini. Ho fatto con lui un'interessantissima chiacchierata che mi ha fatto capire come funziona il mondo underground dei Gig-poster. 
Fabio ha 44 anni, vive a Roma, è laureato in architettura, ha iniziato ad occuparsi di grafica circa 25 anni fa. Per qualche tempo s'è occupato anche di fotografia di ritratto e di moda, ma poi ha preferito allontanarsi da quello che ritiene un settore ancora più saturo della grafica. Questi ambienti lavorativi, oltre ad essere molto inflazionati dalla presenza di un'infinità di persone che cercano di trovare la propria strada, presentano anche un altro problema non da poco: è difficile farsi pagare. Senza parlare del fatto che il mondo dell'editoria nel frattempo s'è molto ridimensionato, arrivando a muovere un volume d'affari pari ad un decimo circa di quello che qualche anno prima dava da vivere a diverse figure professionali che piano piano si sono allontanate da questo settore. Piano piano anche l'indotto collegato alla carta stampata è andato assottigliandosi, al punto che anche Fabio, nel 2009, ha preferito inventarsi una nuova attività ritirandosi nella nicchia degli artisti che realizzano manifesti serigrafati per i concerti musicali.


Fabio Meschini Filler Gigposter
Clockworks Pictures a Filler Winter Edition 2016

Tony Graffio: Fabio perché hai scelto proprio di dedicarti ai Gig-poster e alla serigrafia?

Fabio Meschini: Un po' perché il mondo musicale è sempre stato il mio cliente preferito, quello con cui riuscivo a lavorare meglio, con i migliori risultati anche dal punto di vista economico; un po' per staccarmi dal computer e mettermi a usare le mani.

TG: E' stato un passo rischioso?

FM: All'inizio mi è sembrato di fare un salto nel vuoto.  Sono andato ad Amburgo, dove si tiene il Flatstock, una fiera specializzata di settore che negli ultimi dieci anni ha preso molto piede, portando con me poco più di tre serigrafie. Ultimamente, da quando il CD ha perso importanza, i gruppi musicali si sono orientati su nuove forme di merchandisig che hanno aperto la strada ad una new wave di artisti che aiuta le band a farsi conoscere e a comunicare il loro messaggio. Mi sono trovato bene in questo ambiente ed adesso sono abbastanza conosciuto.


Livia
Il poster commemorativo per Flatsock 2013 di Clockwork Pictures.

TG: In Italia adesso si sta muovendo qualcosa in questo campo?

FM: Sembrerebbe di sì. Io cerco d'essere presente nelle fiere e mi do da fare anche in prima persona, perché dal 2012 sono il promotore di Poster Rock, una mostra internazionale. Abbiamo avuto due edizioni a Roma, alla Casa dell'Architettura ed una a Catania presso la sede dell'Università. Questa manifestazione, essendo ad ingresso gratuito, non ha una cadenza periodica e si propone unicamente di promuovere il settore. Non essendo a scopo di lucro, se riusciamo a recuperare del denaro andiamo in pareggio con le spese dello show. Organizzo questo evento solo quando riesco a mantenere i due criteri guida: ingresso gratuito e poter realizzare un'edizione migliore della precedente. Più ricca e più grande. La cosa ha funzionato ed i risultati si vedono. Nel corso degli anni ci sono sempre più persone che capiscono che si tratta di una manifestazione diversa dal solito che propone qualcosa che non è una locandina stradale ed anche il prezzo è più che giustificato. Anzi, per adesso è un affare per chi compra, se si considera il lavoro che c'è dietro ogni serigrafia ed il valore che potrebbe acquisire l'opera in futuro. Non dico che abbiamo una base di appassionati anche in Italia, ma forse iniziamo ad essere maggiormente apprezzati anche qua. Per ora, siamo riusciti a spargere la voce.


Posters Rock è l'evento espositivo creato da Fabio Meschini. 
Il primo poster commemorativo della manifestazione riunisce idealmente David Bowie, Jim Morrison in una citazione di un quadro di Norman Rockwell.

TG: La serigrafia a me piace moltissimo, ma dagli appassionati d'arte è ancora un po' bistrattata, forse perché è stampata su carta, oppure perché si possono facilmente ottenere molte copie, non ho ben capito neppure io. Secondo te, ci può essere una rivalutazione dei pezzi che si acquistano, oppure bisogna aspettare davvero tanti anni e non è sicuro che succeda qualcosa in questo senso?

FM: Secondo me, già adesso è in corso una fortissima rivalutazione. Forse, c'è una scuola che fa riferimento ad un vecchio mercato dell'arte, dico questo senza intento denigratorio, ma semplicemente per far capire che fino a 30-40 anni fa si trattavano essenzialmente i quadri, le sculture ed opere di un certo taglio e di un certo prezzo. Effettivamente, a quel tempo la serigrafia era vista come la sorella povera del mercato artistico. Un po' è rimasto quell'atteggiamento, ma adesso le cose sono cambiate e dopo un periodo che aveva visto diminuire perfino gli stampatori capaci di padroneggiare questa tecnica, posso dire che c'è un rinato interesse per queste opere e queste proposte artistiche.

TG: Un tempo, c'era sempre chi cercava di piazzarti una serigrafia per una litografia perché la litografia era considerata molto più preziosa, adesso che non c'è più chi fa le litografie anche le serigrafie stanno conoscendo una nuova primavera?

FM: Diciamo che adesso, non essendoci più chi compra quadri e nemmeno chi compra litografie, le serigrafie sono i pezzi più abbordabili in termini di prezzi. Se vogliamo, c'è anche una generazione che si è formata dal punto di vista grafico, quindi magari si trova facilitata a decodificare questo linguaggio e trovano la serigrafia più vicina al Pop contemporaneo. E' una forma d'arte entry-level. Molti giovani si stanno dando anche al collezionismo di incisioni e di stampe tipografiche a rilievo che, essendo tecniche che richiedono maggior lavoro, hanno necessariamente prezzi più alti. Come si suol dire, l'appetito vien mangiando, perciò è auspicabile che la serigrafia sia il punto di partenza per veder nascere una passione.

TG: L'impatto della serigrafia è comunque molto forte: è possibile stampare con colori bellissimi e da qui si possono sviluppare tantissimi discorsi. Io mi sento di consigliare a tutti di comprare qualcosa di bello che costa veramente poco rispetto a quello che offre.

FM: Sicuramente, è un mezzo che si presta al Pop ed al contemporaneo, più di un'incisione o di una litografia.

TG: Tu fino a quanti colori arrivi a stampare? Hai qualche tua soluzione particolare? In che modo lavori?

FM: Guarda, per l'originale parto sempre da una tecnica mista. Quasi tutti i miei lavori sono un mix di china e colorazione digitale. Molto spesso, come nel caso del disegno per i Queens of the Stone Age, o dei Tortoise, ho più livelli di china a cui poi, tramite il computer, associo un colore a ciascuno dei livelli. O magari faccio le campiture, semplicemente per comodità. Una volta si sarebbe fatto con il Rubylith o altre tecniche manuali; adesso non ha senso mettersi lì a lavorare con il taglierino. Sarebbe un virtuosismo tecnico che non aggiungerebbe nulla all'opera. Nel poster dei Queens of the Stone Age, tutte le ombre si sarebbero fatte con una pellicola adesiva che incisa col taglierino mano a mano avrebbe evidenziato le varie forme. Oggi questo si fa col computer. Con la china ed il pennello riesco ancora ad avere una buona manualità rispetto al digitale e perciò guadagno del tempo a disegnare così; mentre per le parti del lavoro che sono parimenti sostituibili con le tecniche digitali le eseguo al computer. Per la stampa, raramente credo d'essere andato oltre i 4 colori: un po' per pigrizia, un po' perché punto all'essenzialità. Ammiro molto i lavori di altri serigrafi che riescono a concepire soggetti particolarmente complessi, io però vado più per il gestuale quando disegno, quindi raramente faccio qualcosa che ha dietro un grosso progetto. I miei sono degli schizzi che prendono forma. 

Serigrafia poster art tecnica mista Gigposter
I Queens of the Stone Age visti da Clockwork Pictures

TG: Insomma, disegni a mano libera in modo istintivo e poi colori al computer?

FM: Sì, dipende anche dai lavori che mi commissionano. Per esempio, quello di Carpenter è essenzialmente un lavoro a china, con la differenza che io l'ho fatto in digitale.

Serigrafia bianco e nero
John Carpenter Lost Themes di Fabio Meschini

TG: Utilizzi anche la fotografia?

FM: Qualche volta sì. Altre volte come riferimento. Il poster degli Editors parte da una mia fotografia fatta a Berlino. Mi interessava l'architettura di Le Corbusier sulla quale sono andato sopra con un lavoro di china. Nella serigrafia tradizionale si lavora molto di ricalco invece. Si utilizza la carta da lucido e quella tecnica fa parte della creazione del linguaggio di base. Idem anche per il lavoro dei Tortoise dove si vede Yuri Gagarin: non l'ho fatto completamente a mano libera, ma non è neppure completamente un ricalco. I vari livelli di colore sono desunti da una fotografia in bianco e nero posizionata sotto. Mentalmente si associa un colore ad una certa area e così via, ma il risultato finale lo vedi solo dopo, in fase di stampa.

Il poster per il concerto di Bologna del 2014 degli Editors realizzato con tecnica mista da Fabio Meschini.

TG: I toni di grigio vengono abbinati ai colori.

FM: Sì. Quella è un'operazione che faccio io mano a mano che ci dipingo sopra, perciò le tre pellicole da sole non sono leggibili, ma lo diventano solo una volta sovrapposte in stampa.

Tortoise
20 febbraio 2016 Tortoise - I poster di Fabio Meschini costano mediamente 25 euro, per maggiori informazioni visitate il suo sito.

TG: Quali sono gli artisti che tu stimi di più nel mondo della Rock poster art?

FM: Una valanga. Qui ci sono i Malleus che sono dei grandi di questo settore, credo d'essermi deciso a stampare per conto mio proprio nel 2009 dopo aver comprato un loro poster. Tra gli stranieri, nello stand accanto a me c'è un amico di Vienna, Michael Hacker. Adoro il suo stile ed il suo senso dell'umorismo. Molta gente che è in questo giro ha qualcosa di particolare che mi colpisce.

TG: Tra gli americani chi ti piace?

FM: Adoro John Howard che nel 2016 ha compiuto 60 anni. I suoi lavori sono evoluti tecnicamente. In essi si può leggere l'eredità del flower power e della psichedelia più genuina attualizzata ai giorni nostri. Mi piacciono talmente tanti artisti che non saprei chi nominarti, non ho un unico punto di riferimento.

TG: Lavori sempre su commissione?

FM: Sì.

TG: Ti contattano gli artisti o qualcun altro che fa parte del loro entourage?

FM: Metà e metà. A volte mi propongo io, tenendo d'occhio quali sono i concerti futuri delle band; a volte sono loro a contattarmi. Altre volte ancora arriva un contatto per passa parola.

TG: Stefano Marzorati mi ha detto che in Italia è difficile trovare i Gig-poster sulle bancarelle fuori dai concerti. E' così? Oppure inizia a diffondersi anche da noi questa abitudine?

FM: Entrambe le cose. Se ne trovano molto pochi, ma incominciano a trovarsene un po' più di prima. Questo però è un effetto collaterale del ridottissimo volume del business musicale in Italia. Il poster chiaramente è un allegato del music business. Facendo fatica di per sé a galleggiare quel tipo d'economia, tutto quello che gli va appresso viene ugualmente diminuito.

TG: In Europa quali sono i mercati più interessanti da questo punto di vista?

FM: In Germania c'è un buon mercato, forse anche perché ad Amburgo c'è il Flatstock che contribuisce a far conoscere questa realtà. Nata negli USA, questa manifestazione molto importante ha due incarnazioni in Europa: una a Berlino e l'altra a Barcellona, durante il Primavera Sound. In 10 anni di questa manifestazione si è lavorato bene per far accogliere al pubblico questo interesse. In Germania ci sono ancora grossi concerti ai quali partecipano le grosse band che spesso evitano l'Italia, o per lo meno che raramente si fermano più a Sud di Milano. Vuoi per mancanza di strutture o per altri motivi.

TG: In genere, quante copie tiri per un soggetto?

FM: Mediamente tra le 75 e le 100 copie. Per qualche gruppo particolarmente importante, tipo i John Carpenter o i Queens of the Stone Age siamo arrivati a 200 o 150 copie.

TG: Hai un tuo genere musicale preferito? O un gruppo che ascolti più volentieri?

FM: Mi piace molto la New Wave o il Post Punk inglese tardi anni '70, inizio anni '80, ma anche il Rock americano un po' più tradizionale. Tendenzialmente, mi piace di tutto nell'ambito Rock; ho ascoltato tanta musica elettronica strumentale nei primi anni '90. Da ragazzino ero un fan sfegatato di David Bowie e dei Depeche Mode. Ultimamente, ascolto Brant Bjork che ho scoperto un po' tardi.

TG: Dove prendi l'ispirazione? Cosa ti fa associare un gruppo ad una certa immagine?

FM: Molto spesso la musica. Cerco d'interpretare qualcosa dello spirito che il gruppo incarna. Questo fa sì che non ci sia uno stile costantemente ricorrente tra i miei disegni, perché tento di adattarmi.

Echo and the Bunnymen - Killing Moon - Fabio Meschini
Echo and the Bunnymen - Killing Moon - Fabio Meschini

TG: Ti ispiri di più alla musica o ai testi?

FM: Dipende. Per Echo and the Bunnymen quella che rappresentato è "The killing Moon" che è il titolo del loro brano più famoso. Dipende che cosa mi ha lasciato un gruppo. Per gli Editors uno dei loro pezzi era "The weight of our love" ed io l'ho interpretato come vedi.

TG: Normalmente, le band ti danno indicazioni su che cosa vogliono, o ti lasciano fare quello che vuoi?

FM: Quasi sempre mi lasciano fare quello che voglio. Alcuni gruppi vogliono vedere delle anteprime, altri neanche quelle. Mentre altri ancora hanno delle linee guida su quello che non vogliono vedere di specifico.

TG: Tipo quei gruppi che per esempio hanno un nome di un animale e non vogliono essere rappresentati in modo troppo stereotipato mostrando sempre quell'immagine?

FM: Esattamente. 


Sex & Rock & Roll
Sexy Rock è un libro che racconta storie di Musica e rivoluzione sessuale.

TG: In questo poster che cosa hai rappresentato?

FM: Si tratta di un'illustrazione per un libro intitolato: Sexy Rock, è una rilettura della storia del Rock alla luce di storie a base di sesso e sexyness in genere. A me è toccato il capitolo su Heart shaped box dei Nirvana in cui si parlava del possibile significato della canzone. L'immagine si legge bene se tu hai effettivamente letto quel capitolo del libro di Paolo Bassotti, perché lì si dice che poteva effettivamente trattarsi di una scatola a forma di cuore regalata da Kurt Cobain a Courtney Love al cui interno c'era una bambola, tre conchiglie ed una tazzina da caffè che si vedono sotto la cassa sulla quale lui è seduto. Si dice che in questo ci sia un'allusione all'uso di droga, ma si dice anche che lui stesse alludendo al sesso di lei. Così, ho voluto rappresentare Kurt mentre fa un gesto molto italiano con le mani.


Kurt Cobain mostra la figa di Courtney Love
Kurt Cobain e Courtney Love in una rappresentazione di Heart shaped box di Fabio Meschini.

TG: Per te la simbologia è importante?

FM: Sì, sicuramente. Probabilmente, troverai dei simboli, se non proprio in tutti i miei poster, almeno in più della metà di essi. Mi piacciono molto i poster che hanno una storyline nascosta. Si tratta di qualcosa che di solito scopri solo dopo che l'hai comprato e pensi: "Ah, questa cosa prima non l'avevo notata".

TG: Per il mondo della pubblicità fai ancora qualcosa?

FM: Guarda, io ho lavorato come grafico per tantissimo tempo, poi ho smesso per motivi puramente economici. Ho preferito trovarmi un altro lavoro che pagasse con una maggiore regolarità. Ho trascorso un momento difficile in cui mi sono disinnamorato al mio lavoro perché passavo più tempo a fare recupero crediti che non a disegnare. Quando mi sono accorto che stavo cercando solo di recuperare i soldi che mi dovevano, anzi che fare il grafico, ho capito che non potevo continuare in quel modo.

TG: Pensi che tra artisti ci si possa fidare un po' di più? Almeno per quello che riguarda i pagamenti...

FM: Sicuramente. Fra artisti ci si capisce perché si vive in mezzo alle stesse problematiche e si è mossi dallo stesso tipo di motivazione. C'è un rispetto reciproco di base e poi l'artista ti chiede d'andare oltre i tuoi limiti, mentre i clienti tradizionali ti chiedono di andare a ripercorrere la strada già battuta che generalmente non è quella che produrrà grandi risultati. Secondo me, se tu vai a cena in un ristorante, perché ti stai concedendo qualcosa di più, puoi andare in un posto nuovo. E' normale che sia così. Invece, molti creativi sono convinti che sbarcheranno il lunario offrendo ai loro clienti sempre la stessa cosa. Così però non può funzionare. Un mondo della pubblicità che non sia coraggioso finisce per chiudersi in se stesso e fare la fine che ha fatto...

TG: Ho capito, ma adesso toglimi un'altra curiosità: ho sentito degli artisti che stanno meditando sul fatto di dotarsi di apparecchiature semiautomatiche per la stampa. Tu che cosa ne pensi di questa cosa? La serigrafia artistica si può fare a macchina?

FM: Per come la vedo io, il grosso della parte importante del lavoro è l'ideazione e la preparazione del lavoro. Per andare direttamente alla stampa, in teoria, un bravo stampatore stampa come la macchina...

TG: Non il contrario!

FM: Esatto. Si riesce essere costanti e precisi nella qualità nell'arco di una tiratura di 100 o più copie. Questa è una cosa impegnativa anche dal punto di vista muscolare e di concentrazione, ma una buona stampa fatta a mano esteticamente non è meglio di una buona stampa fatta a macchina.

TG: Non si può distinguere la differenza?

FM: No. Assolutamente no.

TG: A macchina rischi poi di stampare 500 e più copie?

FM: Ti dirò di più: abbiamo colleghi americani che stampano in serigrafia 5'000 copie. Ok? Un collega che sta non mi ricordo dove... Ha fatto una tiratura super per l'equivalente americano dei Pooh. Un gruppo mai sentito nominare qui da noi che però fa una valanga di date negli USA e per questo devono avere tutte le stampe serigrafate per i vari concerti. Questo perché il poster deve essere un oggetto di un certo valore, anche se 5'000 copie converrebbe farle in offset. Invece no, vogliono le serigrafie.

TG: Valgono meno comunque se sono 5'000 copie?

FM: No, vengono vendute sempre allo stesso prezzo, solo che l'America è grande e per un tour importante di una band importante escono a malapena 100 copie a data. Su 50 date ecco che il conto torna. No?

TG: Forse la differenza sta che nella serigrafia artistica il serigrafista segue tutto il processo produttivo, mentre nella serigrafia industriale le lavorazioni vengono parcellizzate.

FM: Questo forse si riferisce alla serigrafia industriale che stampa sul packaging. Non nel nostro mercato.

TG: Certo, però volevo dire che questa è una delle ragioni per le quali si era persa l'abitudine ad un certo tipo di lavoro che poi è stato riscoperto e reinventato dai giovani, da qualche anno a questa parte. Perché si era perduta anche la voglia di lavorare in un modo che richiede diverse lavorazioni e parecchio tempo, proprio perché ci sono varie fasi da affrontare.

FM: Sì, probabilmente si era persa la voglia di insistere, perché non è che nessuno comprasse serigrafie di concerti 10 anni fa in Italia. Il discorso è che se uno ci crede, lavora bene, propone cose valide e piano piano il mercato si crea. Un mercato, qualunque esso sia: di massa o di nicchia, non nasce mai dal basso. Nessuno va in un negozio a chieder un prodotto che non c'è, ma è chi è in grado d'offrirlo che arriva sul mercato e lo propone. E lavorando, cerca di far capire al cliente potenziale il valore di quello che sta vendendo. Sia nel caso dell'oggetto usa e getta che nel caso della piccola opera d'arte, si tratta sempre di fare marketing.


Tutti i diritti riservati, vietata la riproduzione senza autorizzazione scritta.


martedì 13 dicembre 2016

I Gig Poster di Stefano Marzorati (Gimme Danger)

Gig poster di Jermaine Rogers per i Widespread Panic

La musica non poteva che essere un punto d'arrivo inevitabile perché per me, come per molti altri della mia generazione, l'impatto visivo delle copertine degli LP è stato molto forte e importante. SM


Stefano Marzorati con un gig poster dei Justice dello studio Decoder Ring Design.

Tony Graffio: Stefano chi sei?

Stefano Marzorati: Sono un giornalista pubblicista che ha un'esperienza di quasi 30 anni nel campo dell'editoria, in particolare quella a fumetti, crescendo e maturando presso la casa editrice di Sergio Bonelli, l’editore di Tex, Dylan Dog, Nathan Never, Martin Mystère e tanti altri personaggi.


New York City Blues: un albo di Mister No sceneggiato da Stefano Marzorati

TG: Infatti, qui ci troviamo abbastanza vicino agli uffici della Bonelli.

SM: Siamo in zona, poiché la redazione di Sergio Bonelli Editore si trova in via Buonarroti, che da qui dista nemmeno 500 metri. Tra l'altro questa è una zona ad alta densità di case editrici perché nell'edificio a fianco della mia abitazione ci sono anche le Edizioni San Paolo. Non è semplice dirti chi sono perché ho fatto svariate cose, anche se in questi 30 anni di lavoro mi sono occupato prevalentemente di ufficio stampa e di pubbliche relazioni, o relazioni esterne che dir si voglia, per conto di Bonelli. In ambito editoriale ho curato mostre a fini promozionali e, fino al 2015, ho organizzato la presenza della casa editrice in tutte le manifestazioni pubbliche. Nel 1987 ho inventato, insieme a Elisabetta Crespi, il Dylan Dog Horror Fest, un festival cinematografico sponsorizzato da Sergio Bonelli che, nel corso di quattro edizioni (l’ultima nel 1993) era diventato il più grande e importante festival internazionale dedicato al cinema horror/fantastico. In passato, inoltre, per diversi anni ho scritto, sempre per Bonelli, una trentina di sceneggiature per i personaggi della casa editrice e due libri dedicati alla musica, il “Dizionario dell’Horror Rock” (SugarCo, 1993) e “Autostrada per l'Inferno” (Sperling & Kupfer, 1995). L'anno scorso, nel giugno 2015, ho interrotto la mia pluridecennale collaborazione con Sergio Bonelli Editore scoprendo, ahimè, che a 56 anni le possibilità di ricollocarsi nel mondo del lavoro con lo stesso ruolo ricoperto per anni sono praticamente nulle. Ho sempre avuto la passione per la musica: l'ascolto e la suono, quindi sono partito da questa passione per “mettermi in proprio”, dando vita a un’attività di vendita di serigrafie d'autore, realizzate prevalentemente per i concerti di gruppi musicali, da quelli più celebri a quelli più “indie”.
Sono nato nel 1960 e sono cresciuto con il vinile, ho sempre amato le copertine dei dischi con i folder apribili, la grafica degli album di rock progressivo e underground. Amo l'estetica Punk dei primi anni '70, con i flyers promozionali realizzati con fotocopie e collage. Questa passione mi ha spinto, circa due anni fa, a riscoprire il piacere di ammirare le serigrafie. A questo proposito non mi piace parlare di “collezionismo”, anche se ormai dispongo di circa 600 pezzi, qualcuno anche raro. Queste serigrafie, indicate generalmente come Gig Posters riescono perfettamente a coniugare la creatività e la bellezza con l’esigenza di promuovere un evento. Sono arte e comunicazione che vanno a braccetto. Io ero rimasto un po' fermo alla scena di San Francisco degli anni '60, quella della psichedelia, quella di band come i Jefferson Airplane, i Grateful Dead e gli altri gruppi californiani che avevano segnato un punto d'inizio della Rock Poster Art. Ma ho scoperto fortunatamente che la Rock Poster Art ha continuato la sua avventura e ha vissuto nuove stagioni grazie al talento di autori come Frank Kozik, Chuck Sperry, Mike King, tanto per citarne alcuni. Si è assistito davvero, negli ultimi vent'anni, alla rinascita di una forma di espressione artistica che adesso conta su una scena molto ricca di talenti, non solo negli USA, ma anche in Europa e in altri paesi extraeuropei come il Brasile (Ravi Zupa) e l’Australia (qui sono cresciuti i talenti di autori come Ken taylor e Rhys Cooper) . Anche in Italia abbiamo un'ottima scena di autori veramente notevoli: a Torino, accanto all'ormai meritatamente celebre Collettivo Malleus segnalo anche il nome di Steuso; A Roma lavorano autori come Fabio Meschini, titolare di “ClockworkPictures”, e Sabrina Gabrielli (che si firma “mynameisbri”) un'altra autrice concentrata quasi esclusivamente sulla produzione di serigrafie per eventi musicali.

Gig poster di Fabio Meschini per il concerto milanese degli Swans

TG: Descrivimi meglio come si svolge questa realtà di serigrafie legate ad eventi musicali. Vado a un concerto e trovo dei pezzi da comprare e portarmi a casa come souvenir?

SM: Sì, anche se in Italia è abbastanza raro trovare serigrafie in vendita a un concerto. Io ho acquistato la mia prima serigrafia “ufficiale” a un concerto degli Swans, qui a Milano, un paio d’anni fa, e guarda caso era proprio firmata da Fabio Meschini. Quella è stata la prima e unica volta che ho trovato in vendita a un banchetto del merchandising una serigrafia legata all'evento, perché questa è un'usanza prettamente nord-americana, inglese, forse, e in parte tedesca. In Italia non è una pratica diffusa. Io acquisto le serigrafie direttamente sul web, sui siti dei singoli autori. Valuto l’immagine a video per la sua originalità, leggo le caratteristiche della serigrafia e poi decido. Mi piace sempre scoprire nomi nuovi e incoraggiare, acquistando i loro pezzi, gli autori emergenti.
Il meccanismo della produzione è abbastanza semplice: nel 90% dei casi è la band stessa, protagonista del concerto o del tour che commissiona all'artista che preferisce un'opera che commemori quell'evento. La serigrafia è regolarmente autorizzata dalla band e dal suo management e diventa parte integrante del merchandising.


Emek ha dedicato questo manifesto ad una mostra di Rock poster art in una galleria di New York 

TG: Si tratta di una celebrazione del concerto o di puro merchandising?

SM: Si tratta di un “ricordo” fisico del concerto, qualcosa che non puoi scaricare da internet, qualcosa che è molto meglio di una foto o di un video di bassa qualità rubato con il cellulare durante l’esibizione del gruppo (pratica deprecabile ormai diffusa in tutti gli ambiti). Viene stampato su supporto cartaceo, i materiali utilizzati sono tra i più vari, la grammatura e la qualità della carta cambiano di volta in volta. Di solito funziona così: se il management del gruppo commissiona, per dire, un centinaio di pezzi, 60 vengono gestiti dalla band per essere venduti la sera del concerto, i rimanenti 40 restano, invece, in carico all'autore, che ne dispone a suo piacimento. Le vende sul web, oppure quando partecipa a fiere specializzate o a mercati più “generalisti” (negli Stati Uniti questi eventi sono molto frequenti, da noi hanno cominciato ad apparire da qualche anno a questa parte).


Gimme Danger - 2 serigrafie degli Swans...

...Stampate in 60 pezzi e firmate da Anonymous

TG: Puoi citarmi qualche sito internazionale dove trovare Gig Poster?

SM: Ce ne sono un paio statunitensi che ogni settimana ti aggiornano sulle nuove produzioni: omgposters.com, gestito da Mitch Putnam che è uno dei massimi esperti del settore (ha di recente pubblicato un libro dedicato alla rock poster art) e insidetherockposterframe, un blog molto aggiornato sul quale trovare informazioni su nuove uscite, mostre ed eventi legati alla rock post art. Un sito storico come gigposters.com, una vera e propria Bibbia della scena della rock poster art, ha chiuso qualche mese fa. Conteneva un gigantesco archivio/database di tutti, o quasi, i poster prodotti negli ultimi trent’anni. E poi ci sono, naturalmente, i singoli siti gestiti direttamente dagli artisti. Molti di loro vendono anche le loro opere su siti e-commerce come etsy.com o bigcartel.com


Night of the Dead - Delicious Design League

TG: L'emozione di trovare una serigrafia a un concerto non è qualcosa che non ha paragoni con l'acquistare sul web?

SM: Forse... Ma anche il momento in cui, dopo settimane di attesa, ricevi il tubo spedito per posta con le serigrafie ordinate e ti prepari ad aprirlo è abbastanza emozionante.

TG: In realtà da noi è più conosciuta la realtà dei vinili e dei picture disc serigrafati in tiratura limitata. Sei appassionato anche di questo?

SM: Fortunatamente no. (Ride) Da poco sono passato forzatamente al digitale; fino a qualche anno fa avevo una discreta collezione di dischi e di cd che ho venduto recentemente. Ultimamente, ascolto meno musica di un tempo: preferisco suonare. E' un'emozione diversa.

TG: Cosa suoni?

SM: Suono il basso in una band punk-rock che si chiama Temporal Sluts ed esiste da più di 20 anni. Io sono entrato nella formazione 5 anni fa. Ci muoviamo nell'ambito dei club, italiani ma non solo. In parte ho realizzato il sogno di quando ero più giovane, quello di fare il musicista professionista. Sono soddisfatto.

TG: Che formazione hai avuto e che studi hai seguito?

SM: Ho un diploma di maturità scientifica, poi ho frequentato l'università, prima Medicina, poi Lettere e alla fine ho deciso che era il caso di mettermi a lavorare. Ho incontrato Sergio Bonelli in un’occasione che era legata più al cinema che al fumetto, perché per un paio d'anni ho curato l'ufficio stampa del Citizen Kane Club che all'epoca condivideva lo spazio in piazza Napoli della Comuna Baires ed è qui che conobbi Sergio. Quella per me è stata una bella avventura perché con Elisabetta Crespi, fondatrice del Cineclub, abbiamo portato in Italia personaggi come Richard Kern e molto cinema underground statunitense, ma non solo, che difficilmente sarebbe passato per gli ambiti più patinati di altre realtà milanesi come l’Anteo. Erano anni molto effervescenti e di grande curiosità.

TG: Come hai iniziato ad appassionarti e a seguire le arti visive?

SM: Non saprei, al liceo mi piaceva disegnare, ma pensando di non avere abbastanza talento non ho coltivato ulteriormente le mie scarse capacità artistiche. Amo molto la grafica e ritengo che questo amore derivi proprio dalla passione per la musica. Iniziando a comprare i dischi di vinile non riuscivo a separare l'aspetto musicale da quello grafico-visivo, come giustamente doveva e dovrebbe essere, secondo me.

TG: E ti piace la narrazione. Hai detto che hai fatto anche lo sceneggiatore. Che cosa hai scritto?

SM: Per un certo periodo sono riuscito a scrivere senza fatica una trentina di storie di Mister No e anche qualcuna di Zagor e Nathan Never. Ho smesso perché questa era un'attività part-time e non sentivo di avere una vera “vocazione” come sceneggiatore di fumetti. Lavoravo di giorno in redazione e la sera scrivevo le storie. A volte lavoravo anche di notte o nei week end, cosa che rendeva questo impegno abbastanza gravoso. Quando mi sono accorto che per scrivere quattro pagine cercavo di risolvere la situazione facendo ricorso a conversazioni lunghissime e tediosissime tra i personaggi, o a lunghe sequenze d'azione improbabili, ho capito che era il caso di fermarsi, di essere onesto non solo nei confronti del pubblico, ma anche di me stesso. Nessuno ha poi sentito la mia mancanza nella scena autoriale del fumetto... Lo stesso Sergio Bonelli con il quale ho sempre avuto un ottimo rapporto, non solo professionale, ma anche di amicizia, scherzando, ma neanche troppo, diceva che a me non piacevano i fumetti perché io ero un uomo di cinema, di musica e altro. Effettivamente, in parte, era così e l’ho anche dimostrato organizzando il Dylan Dog Horror Fest. Ho sempre avuto piena consapevolezza del tipo di prodotto che stavo maneggiando e ho sempre cercato di promuovere questi prodotti al meglio e con professionalità. Zagor, Tex e Mister No erano per me letture legate all'infanzia e il mio elemento “nostalgico” penso di averlo nutrito in altri campi: nella musica, per esempio.

TG: Vogliamo prendere i tuoi 5 dischi preferiti ed ascoltarli? A chi non rinunceresti mai?

SM: Questa è la classica domanda fatidica alla quale non posso risponderti. Se mi chiedi invece di citare un gruppo sentimentalmente per me importante ti dico i Bauhaus. Ho avuto anche la fortuna di vederli dal vivo per la prima volta in Italia, a pochi mesi dall'uscita di “In the Flat Field”. Ho grande rispetto anche per certi gruppi della scena hard rock anni ’70, in particolare i Blue Oyster Cult, portavoce di un discorso curatissimo sia dal punto di vista musicale che lirico e di immagine. Quando acquistavo musica in modo costante mi piaceva esplorare gli angoli più nascosti del rock, le band che magari erano riuscite a realizzare un solo album per poi sparire nel nulla. Per quanto riguarda gli ascolti rock, insomma, ho sempre avuto pochi pregiudizi e molta curiosità.

TG: I veri Bauhaus!

SM: Sì. E con loro, per un certo periodo, le band che hanno calcato i palchi di locali storici come l'Odissea 2001 o il Rolling Stone. Ho visto i Black Flag quell'unica volta che sono venuti in Italia all'Odissea 2001 di Milano nel 1983, insieme ai Minutemen; fu una serata parecchio agitata, però era divertente girarsi e vedere un ragazzo veneto con la cresta verde che bestemmiava in dialetto mentre tutt'intorno piovevano sassi. Sembrava che i punk di tutta Italia si fossero dati appuntamento lì! Per un lungo periodo ho frequentato i concerti dal vivo in modo piuttosto assiduo. Era un modo per conoscere il mondo, vivere nuove esperienze, fare nuove conoscenze, uscire per una sera dall’ambito provinciale nel quale era nato e cresciuto. Insomma un capitolo emozionante ed eccitante del mio personale romanzo di “formazione”. Ricordo un bellissimo concerto dei Gaznevada nella tournée di “Dressed to kill”, con i componenti del gruppo che si presentarono sul palco vestiti come il Michael Caine protagonista del film di De Palma. E poi, ancora, i Clash del tour di “Sandinista!” al Vigorelli di Milano, Siouxsie and the Banshees e Echo and The Bunnymen gratis in Piazza Vetra, i Talking Heads in azione nel famigerato scenario del parco di Redecesio tra il fumo di lacrimogeni e le cariche della polizia…Recentemente ho rivisto i miei amati Tuxedomoon, con in testa ancora il bellissimo ricordo di un loro concerto visto al Teatro Smeraldo nei primi anni '80. Ho frequentato molta musica in diversi ambiti: non disdegno il Jazz, mi piace e ho suonato il Blues.

TG: Il tuo bassista preferito invece?

SM: Non ne ho uno in particolare, ma ce ne sono diversi che ho ammirato e apprezzato, da Jack Bruce a Jaco Pastorius. Io riconosco di suonare d'istinto e di essere tecnicamente molto povero e “ignorante”. Sono un autodidatta che suona d'istinto. Ho imparato, come tanti altri, seguendo i giri di basso dei pezzi, ascoltandoli e rifacendoli poi a modo mio. Con i Temporal Sluts la musica è dura, violenta e veloce, piena di energia e mi sta bene così. In fondo sono un uomo tranquillo, sul palco riesco a tirar fuori un'altra personalità.


Daniel Tummolillo osserva con attenzione una splendida stampa del 2014 di Brian Ewing

TG: Adesso veniamo al dunque. Io sono arrivato da te tramite un amico comune, mi sono accorto che qui mi trovo nel paradiso dei GiG Poster...

SM: Più o meno sì... E comunque credo di essere tra i pochi, in Italia, a trattare questo genere di materiale, sia a livello commerciale che promozionale...

TG: Siccome non conosco questo ambiente e sono ignorante in materia di autori americani di poster serigrafici, ti chiedo di darmi la dritta giusta: quali sono i pezzi più belli e gli artisti più interessanti che hai messo in vendita?

SM: Sicuramente quelli di Emek che è un artista di origini israeliane che lavora negli USA da tempo. Ma non è il solo. Per me spiccano almeno un’altra ventina di nomi, tutti di alto livello ma con stili differenti. Per citarne qualcuno direi Chuck Sperry, Jermaine Rogers, Justin Hampton, Todd Slater e Jason Munn. Un discorso a parte meriterebbe Shepard Fairey, il creatore di Obey. Ormai è un autore affermato le cui produzioni serigrafiche, a pochi mesi dall'uscita, finiscono inevitabilmente in galleria, con quotazioni molto alte. Fairey produce almeno una serigrafia al mese (e spesso devolve parte del ricavato della vendita nella sponsorizzazione di eventi e organizzazioni politicamente e socialmente impegnate). Di solito la vendita viene annunciata sul suo sito qualche settimana prima. Viene indicato un giorno e un orario in cui si potrà acquistare una, e una sola, copia della serigrafia in questione. Per chi, come me, vive in Europa occorre tenere d’occhio le differenze di fuso orario e, all'avvicinarsi dell'ora designata, stare incollati davanti al computer per non perdere l’occasione, sperando che il collegamento regga. A volte sono stato fortunato, altre volte sono arrivato troppo tardi, ma fa parte del gioco.


Stampa di Shepard Fairey aka Obey omaggio a Joan Jett

TG: Dove s'è sviluppata quest'arte?

SM: San Francisco, la California ma anche Los Angeles, Chicago, Portland, Austin, parte della provincia americana. In Inghilterra Bristol e Londra, ma non solo. Attualmente esistono diverse “scene” e studi in Francia, Germania, Paesi Bassi, Austria, Spagna e, come ho già detto, Italia.
Con solo 70 dollari (generalmente il costo di una serigrafia più le spese di spedizione internazionali, i dazi doganali, l’Iva e quant’altro) puoi portarti a casa un pezzo d'arte d'appendere al muro. Si tratta di arte alla portata di tutte le tasche. Chiaramente ti deve piacere e non ne puoi parlare in termini d'investimento, a meno che tu non decida di acquistare sistematicamente tutta la produzione di Shepard Fairey. Allora, come ho già detto, tieni sempre d'occhio il suo sito, perché questo artista ha una produzione copiosa e costante. Le sue opere vengono vendute nel giro di mezz'ora visto l'interesse altissimo per questo autore. Molti acquistano per piacere personale, ma in altri casi ci sono gallerie che acquistano per rivendere. Le gallerie che si occupano di Gig-poster in genere sono abbastanza oneste e non hanno ricarichi eccessivi sui pezzi che trattano.


Gig Poster di Adam Pobiak, autore inglese, per Black Sabbath

TG: Esistono gallerie di questo tipo anche in Italia?

SM: No, anche se in un paio di occasioni ho stretto una collaborazione con la galleria Ono Arte Contemporanea di Bologna, organizzando alcune mostre a tema. In realtà mi sarebbe piaciuto aprire uno spazio dedicato alla rock poster art qui a Milano, per farci mostre, incontri e altro, ma purtroppo, almeno per il momento, questa operazione è impossibile. E’ la ragione per cui, oggi, ho deciso di aprire la mia casa al pubblico. E in futuro cercherò di ripetere questo appuntamento più spesso. Poi ci sono i mercati “vintage” sullo stile di quelli londinesi, che recentemente, a Milano ma non solo, hanno acquistato una certa notorietà. Ho partecipato, la scorsa primavera, a East Market, ma è stata, alla fine, una esperienza pessima e che non ripeterò. Nel weekend del 17 e 18 dicembre sarò invece al Wunder Market, presso il Base di Milano, in via Bergognone, insieme al mio amico Roberto di Metropolis Due, con i suoi vinili e CD. Mi auguro che, questa volta, vada meglio...

TG: Da motociclista, non posso non notare e apprezzare molte opere con soggetti di moto e motociclisti, ce ne sono molti sui muri del tuo appartamento, come mai li hai raccolti?


Iggy Pop visto da Lars Krause

SM: Non è perché io ami particolarmente le moto. Quelli che vedi sono pezzi che erano destinati a una mostra che si sarebbe dovuta tenere in una concessionaria Harley Davidson milanese. Sto ancora aspettando una risposta in merito. E capisco, a volte, la perplessità dei miei interlocutori, quando cerco di proporre una mostra di serigrafie. Di solito pensano, genericamente, a quei poster prodotti in serie che si vendevano nei negozi di dischi una ventina d’anni fa. Mi piace sempre mostrare i pezzi “dal vivo”, perché solo così la gente riesce a capire di quale prodotto sto parlando. Un'opera in edizione limitata, realizzata artigianalmente con molte ore di lavoro, unica nella sua bellezza, originale.

TG: Si esauriscono in fretta queste opere che hanno una tiratura tutto sommato abbastanza bassa?

SM: Nel caso degli autori più conosciuti e affermati direi di sì. Le tirature vanno dalle 50 alle 500 copie, e la quantità dipende dalla popolarità del gruppo. Una volta ho provato a contattare Lars Krause, un artista tedesco che apprezzo molto, per chiedergli una serigrafia per i Temporal Sluts. Lars mi ha suggerito di stampare non più di 40 copie, perché il gruppo non è conosciuto. E' stato un discorso molto chiaro e onesto. I Pearl Jam, uno dei gruppi più famosi e più interessati alla serigrafia, di solito tirano 500 copie per volta. L'anno scorso ad Amburgo hanno organizzato una mostra su tutta la loro produzione di Gig-poster dal 2000 al 2015. Anche altre band di un certo spessore come Swans, Melvins e Primus sono molto interessate alla serigrafia, tanto da commissionare intere serie di poster per i loro tour ad artisti diversi.

TG: Hai mai commissionato serigrafie ad autori internazionali?

SM: Mi piacerebbe, ma per il momento non ho motivo di farlo. Mi limito ad acquistare i pezzi già pronti.

TG: il fatto che col tempo le serigrafie diventino inevitabilmente introvabili finisce per alimentare un mercato del falso? O del duplicato?

SM: Sì e no. L'altro giorno, sulla pagina Facebook di Todd Slater, un nome che avevo dimenticato di segnalarti (ha lavorato per Iggy Pop, i Pearl Jam e altre band statunitensi), un suo fan segnalava che su un sito di e-commerce venivano venduti poster e tutta una serie di gadget riproducenti una serigrafia realizzata da Slater qualche anno fa per la band dei 311. Naturalmente il nome di Slater non era citato. A volte ti derubano. Ricordi l’episodio legato a Zara di qualche mese fa? Fortunatamente non succede spesso, e il web ti permette di scoprire abbastanza velocemente chi combina qualcosa di strano.

TG: Gli autori di Gig-poster si dedicano anche ad altri tipi di lavori o clientele?

SM: Ritengo di sì. Credo che per pagare l'affitto e le bollette molti autori lavorino anche per la pubblicità. Altri come Emek e Todd Slater sono concentrati sulla produzione di serigrafie, gig posters o art prints (le stampe artistiche). Ci sono vari modi per sfruttare il proprio talento, alcuni lo fanno allargando il discorso anche a oggetti di altra natura (t-shirts, stickers, quaderni per appunti).


Gary Panter per gli Screamers

TG Quali soggetti hanno più valore: i gig poster o le art prints?

SM: Dipende. Più facile che abbiano un valore collezionistico più elevato i gig posters, proprio perché legati a un evento particolare e irripetibile, quello del concerto. Comunque anche le stampe cosiddette artistiche possono raggiungere quotazioni interessanti, soprattutto quando vengono realizzate in occasione di mostre, singole o collettive che vengono organizzate dalle gallerie. Il poster realizzato da Gary Panter per la band punk degli Screamers nel 1977 è diventato una vera e propria icona, e recentemente è stato ristampato in edizioni di prestigio, a cura dello stesso autore, sempre a tiratura limitata, con un prezzo di vendita intorno ai 300 dollari.

High On Fire - Serigrafia di Justin Kamerer

TG: Bellissima questa serigrafia di una bambina con in mano un teschio di un animale.

SM: Questa è un'opera di Justin Kamerer, che si firma Angryblue, un autore americano che ho scoperto per caso, e che è appassionato di tematiche macabre e un po' morbose. A chi ama soggetti legati alla morte o teschi la serigrafia può riservare delle belle sorprese.

TG: E' in vendita?

SM: Sì, è già incorniciata e come tu sai, a volte, anche i corniciai si ritengono degli artisti, così poi per me diventa imbarazzante proporre certi lavori a prezzi esagerati perché, alla fine, il costo della cornice arriva a superare il costo dell'opera! Per dare alla mia attività una parvenza d'imprenditorialità dovrei vendere questo pezzo incorniciato almeno a 160 euro. Recentemente, però, ho scoperto le cornici Ribba di un grande magazzino svedese: sono dignitose e hanno un prezzo più che accettabile. Per il futuro credo che ricorrerò più spesso a questa soluzione, più economica sia per me che per l’eventuale acquirente. Tieni comunque presente che i pezzi che vedi incorniciati sono di solito destinati a mostre. La maggior parte dei pezzi del mio catalogo sono venuti senza cornice.

TG: Tu in genere ricerchi dei soggetti particolari o le serigrafie a più colori, nomi particolari o acquisisci di tutto?

SM: Non ho limitazioni: per esempio mi piace molto questa serigrafia di Leslie Herman, ma anche questa “Night of the Dead” (prodotta dallo studio Delicious Design League), collegata alle tematiche zombie, non è male. Non mi do delle regole vere e proprie, però mi fanno impazzire gli autori che utilizzano i colori metallici, soprattutto l'argento e l'oro. Oppure quelle realizzate con sette strati di colori diversi, con i giochi di trasparenze. Ho anche stampe offset fatte con le macchine per fotolitografia e ti rendi conto subito della differenza, al tatto la serigrafia è ruvida e in luce radente vedi i vari strati di colore sovrapporsi. Per ultimo un consiglio: il vetro non museale penalizza molto la valutazione dell'opera. Se non si sa da chi si compra o cosa si compra, meglio poter toccare la stampa con mano e osservare l'opera con un lentino.

Leslie Herman per gli Spoon

TG: Abbiamo dimenticato di dire qualcosa?

SM: Forse potremmo dire che anche in Australia ci sono un paio di artisti di spicco della Rock poster art che sono Ken Taylor e Rhys Cooper. 

Ken Taylor per i Sigur Ros

TG: Grazie mille a Stefano di Gimme Danger.

SM: Grazie a te!

Notizia
Comunico a coloro che sono interessati ad approfondire la conoscenza con Gimme Danger, con la Rock poster art ed a vedere le opere dal vivo che il giorno 11 febbraio 2017, alle ore 18, verrà inaugurata una mostra con le stampe della collezione di Stefano Marzorati, presso l'Associazione ArteGioia 107 in viale Melchiorre Gioia 107. Grazie per l'attenzione, Tony Graffio.