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sabato 17 marzo 2018

È finita la Cuccagna (l'Albero della Cuccagna nella simbologia della cultura popolare e nell'arte contemporanea)

Il simbolo dell'Esposizione Universale di Milano del 2015 era un albero della vita di 37 metri che ha fatto molto discutere per le difficoltà economiche, pratiche e logistiche che ha dovuto affrontare, ma anche per il richiamo della sua benevola figura. Un po' sul solco di questa rappresentazione metaforica, Achille Bonito Oliva ha propiziato la diffusione di ben 45 alberi della cuccagna sul territorio nazionale, anche allo scopo di richiamare l'attenzione degli appassionati d'arte verso la manifestazione fieristica milanese, invitando 45 diversi artisti ad occuparsi di questo soggetto e a lasciare un segno per un paio di anni, o più, in vari luoghi che poi sono stati raccontati fotograficamente in una pubblicazione edita da Skira. 
Ho pensato che la presentazione di questo libro e la conferenza alla quale hanno partecipato alcuni importanti personaggi come Achille Bonito Oliva, Giulio Giorello, Guido Guerzoni, e Davide Rampello fosse una buona occasione per riconsiderare le tradizioni benaugurali del mondo contadino, il loro significato e fare un parallelo con l'attuale situazione in cui si trova il nostro paese.

Achille Bonito Oliva
Achille Bonito Oliva, curatore della pubblicazione e delle esposizioni dell'Albero della Cuccagna, ha trasmesso la fame di conoscenza e arte all'Italia intera durante il periodo di Expo 2015.

Il Paese della Cuccagna, non si sa bene dove sia, è un paese dell'Utopia che noi naturalmente collochiamo sul territorio italiano, anche se l'albero della cuccagna era un gioco tradizionale ben conosciuto in tutta Europa e fa parte di una cultura che va ben al di là dei confini nazionali.
Nel Paese della Cuccagna non si lavora, ma si guadagna; in Italia ormai siamo alla situazione opposta, qui viviamo in un mondo distopico, non più utopico. Adesso si lavora molto e si guadagna poco o niente... Insomma, siamo di fronte ad un mesto declino della civiltà. La Cuccagna non è più il paese di Bengodi, ma un albero che diventa ai nostri giorni soltanto un'insegna che può dar richiamo alle osterie da tre soldi.
Un tempo, nelle descrizioni popolari la Cuccagna era un paese in cui le case erano fatte di pesci e di salsicce e di altre cose ghiotte. Le oche grasse si andavano avvolgendo per le vie arrostendosi da loro stesse, accompagnate dalla bianca cagliata. Le tavole erano sempre imbandite di ogni vivande e ognuno poteva sedersi liberamente a quel desco per mangiare ciò che meglio gli aggradava senza mai pagare un quattrino di scotto. In quella terra, si potevano bere fiumi di vino rosso e bianco; il mese era di sei settimane, si celebravano quattro Pasque, mentre la Quaresima arrivava solo ogni 20 anni. I denari si trovavano per terra, come sassi, ma non abbisognavano perché nessuno comprava e nessuno vendeva, poiché tutto quanto era necessario alla vita si dava per nulla. Anche le donne non chiedevano altro che fare l'altrui piacere... Senza contare che nel centro del Paese della Cuccagna sgorgava la Fontana dell'Eterna Giovinezza!
Questa natura mitica del luogo dell'abbondanza e della gioia rimane intatto fino alla fine del 1500, quando in pieno periodo della Controriforma la licenza diventa vizio e la povertà una colpa.
La Cuccagna diventa un evento collaterale a tutte le feste contadine dove si installa la giostra della Cuccagna, o meglio, un albero colmo di generi alimentari, in cui il vero spettacolo è quello di vedere poveri disgraziati che rischiano di farsi male nel tentare di arrampicarsi su un palo ingrassato per riuscire a strappare coi denti un pezzo di salsiccia o una caciotta appesa in cima.
Tra il 1800 ed il 1900 il palo diventa un'insegna, in questo ultimo passaggio scorgiamo il mesto e triste declino in cui il paese utopico della Cuccagna da luogo di gioia e benessere si trasforma in un elemento di richiamo commerciale che quasi mai mantiene le sue promesse di qualità e soddisfazione.
Con la proposta culturale di Davide Rampello e Achille Bonito Oliva, l'arte contemporanea ha tentato di riappropriarsi di un elemento simbolico importante facendolo rivivere, non come un albero della vita, ma come un palo portatore di un messaggio diverso.

Il catalogo che raccoglie gli alberi della cuccagna realizzati da 45 artisti e istallati su tutto il territorio nazionale dal 2017 al 2017.

Gli alberi della Cuccagna sono stati ripensati da vari artisti, in copertina al catalogo curato da Achille Bonito Oliva troviamo un'opera di Mimmo Paladino che era stata collocata a Lecce in Largo della Santa Croce che sembra rappresentare la persistenza dell'effimero. Le opere proposte attraverso gli alberi della Cuccagna installati in tutta Italia e poi raccolti in un libro che come sottotitolo ha: "Nutrimenti per l'arte" ci ricorda che ai nostri tempi la fame più grande è quella per la conoscenza e le scienze, anche quando abbiamo a che fare con l'opera d'arte. Questa è anche la ragione per la quale Bonito Oliva termina il suo discorso dicendoci che l'arte si nutre di ogni materia: naturale, fisica e mentale e nello stesso tempo si costituisce come nutrimento a futura memoria della conoscenza che noi, come individui civili, non dobbiamo mai rischiare di perdere. TG

lunedì 19 ottobre 2015

Digit sotto al Rasoio

All'ombra di un pauroso abuso edilizio in puro stile italiano, Digit ci presenta una parodia del mondo reale in chiave numerica con alberi e croci ricavate dai circuiti stampati sulle basette elettroniche di un microcosmo un po' inquietante.
Nella grande immagine che raccoglie alcuni stencil dei suoi lavori Digit inserisce tre riferimenti al cristianesimo: Adamo ed Eva, Cristo in croce e l'Ultima cena.
La città del cibo fresco fumante si riferisce ad una Milano sempre più sporca che accoglie, con L'Esposizione Universale del 2015, degli ansiosi pellegrini sempre di corsa che in poche ore visitano e visionano con un turismo mordi e fuggi  delle mete che hanno qualcosa da nascondere. 
Altri simboli che compaiono in questo moderno affresco sono le impronte digitali di un epoca che di umano ha sempre meno; una X sembra volerci dire che la scelta dello stile di vita effettuata dall'umanità è quella di un'esistenza opulenta e superficiale, ma anche un po' malata.
Una strana onda sembra trasportare una specie di squadra e compasso, simbolo dell'ordine e del potere framassonico.
Che dietro The italian job del "Colpo all'Italiana", ovvero corruzione, Mafia e speculazione edilizia, oltre alla politica ed i suoi scagnozzi, ci siano i Mastri muratori?
E' questo che ci viene detto, su questo pannello che ci impedisce d'accedere all'area del "Rasoio", uno dei più grandi disastri urbanistici nella storia della città di Pisapia?

Digital World

L'ultima cena al ristorante scozzese: c'è sempre qualcuno che finge d'amarti per tradirti meglio

Un colpo all'italiana per rovinare la città. Uccidi Milano muore l'Italia

Adamo ed Eva e la mela di Steve Jobs nel giardino digitale

Il rasoio di via Confalonieri, sullo sfondo del pannello disegnato da Digit

In occasione di Expo 2015, la Giunta di Milano trovandosi vistosamente in imbarazzo per il titanico abuso edilizio in via Confalonieri, ha pensato bene di mascherarlo con un altrettanto gigantesco pannello sul quale, guarda caso, anche lì sono presenti disegni a forma di lametta, come a dire di voler alimentare ulteriormente i tagli sul territorio, ai danni dei cittadini, operati dai soliti noti. TG





venerdì 21 agosto 2015

I vincitori del Premio Pannonius per la Poesia a Expo 2015 (tutto il whiskey in cielo)

In anteprima mondiale, Tony Graffio, ha il piacere di comunicare i vincitori del Gran Premio per la poesia Janus Pannonius che verrà conferito ufficialmente a Pécs, città natale del grande poeta ungherese, nel giardino interno del Palazzo Vescovile, presso la locale cattedrale, il 29 agosto 2015. 
Chi vorrà incontrare personalmente i migliori poeti di quest'anno, potrà farlo a Milano, in occasione di Expo, presso il padiglione ungherese, la sera di giovedì 27 agosto 2015, data della premiazione.

I poeti Charles BERNSTEIN e Giuseppe CONTE vincono ex-aequo il Gran Premio Internazionale Janus Pannonius (per ciascuno dei vincitori del 'Nobel per la poesia' un premio consistente di 30.000 euro), premio istituito dal PEN club ungherese diretto dallo straordinario poeta Geza Szocs, commissario ungherese per l'esposizione universale del 2015.

Giuseppe Conte

Presso l'Expo di Milano, nel padiglione ungherese, il 27 agosto alle ore 19.00, a cura del PEN club ungherese e della Casa della Poesia di Milano, i vincitori del Gran Premio Internazionale Janus Pannonius ('Premio Nobel per la Poesia') Charles Bernstein (Stati Uniti) e Giuseppe Conte (Italia) presenteranno e leggeranno versi del loro comune volume (edito a cura del Pen club ungherese) in lingua italiana e inglese, volume dal titolo “all the whiskey in heaven – tutta la meraviglia del mondo”. La serata si concluderà con Béla Faragò che eseguirà la sua composizione per piano “Il corso del Danubio”.
Il poeta Charles Bernstein è il rappresentante più significativo della corrente americana denominata 'Language Poetry Movement' ed è pure un performer straordinario.
Il poeta Giuseppe Conte, uno dei fondatori del movimento mitomodernista internazionale, è creatore di versi che riportano alla luce mondi di bellezza e fratellanza nuovi.
La giuria del Gran Premio Janus Pannonius, presieduta dal poeta straordinario Géza Szocs (Presidente del PEN Club Ungherese, Commissario ungherese per l'Expo e, a suo tempo, eroico combattente del regime di Ceausescu), formata da Marjorie Peloff, Eniko Balabas, Tomaso Kemeny (della Casa della Poesia di Milano) e Dorin Tudoran, si era riunita a Vienna (dal 27 al 30 marzo) per selezionare dieci poeti di valore mondiale, per poi convergere sui vincitori, che quest'anno sono due, ex-aequo. I dieci poeti selezionati a Vienna furono:
Augusto de Campos, poeta 'concreto' brasiliano;Yang Lian, poeta cinese; Giancarlo Majorino e Giuseppe Conte, italiani; Charles Bernstein, Susan Howe, Tom Raworth, Nathaniel Mackie e Jerome Rothenberg, tutti poeti di lingua inglese; Leonard Cohen, poeta e cantante.



Charles Bernstein 

Si ricorda come nel 2013 il Gran Premio fosse assegnato alla “Leonessa dell'Iran”, Simin Behbahani per la qualità e l'impegno del suo canto.
Nel 2014 il premio fu assegnato ex-aequo ad Adonis, siriano di nascita, innovatore non solo della poesia ma anche della cultura araba e a Yves Bonnefoy, francese, eccezionale poeta e teorico della letteratura.
Il Premio intende focalizzare la poesia come necessario fondamento per la sopravvivenza della civiltà contemporanea e come essenziale nutrimento dell'immaginazione umana, facoltà intesa come fondamento della rinascita estetica, morale ed economica del mondo.
I vincitori potranno ritirare il premio nella città di nascita del primo poeta ungherese Janus Pannonius, a Pécs, dove il loro encomio verrà proferito da Eniko Ballabàs e Tomaso Kemeny.


venerdì 1 maggio 2015

Lucerne e lampade dalla collezione di Luciano Bianchi. In esposizione al Castello di Belgioioso

In concomitanza col periodo di apertura di Expo 2015 (1 maggio - 31 ottobre), il Castello di Belgioioso, acquisito in parte, dal Comune di Belgioioso (PV) dagli eredi dei Conti di Barbiano soltanto nel 2007, presenta alcune mostre interessanti che fanno parte degli eventi collegati ad Expo 2015, al di fuori di Milano.
Mi sono soffermato sulla mostra riguardante 107 pezzi in perfetto stato di conservazione che narrano la storia dell'illuminazione dall'uso delle lucerne ad olio d'oliva o di balena, alle candele, alle lampade a carburo, a petrolio, o cherosene, per concludersi con l'esposizione di alcune lampade a gas e di un paio di modelli di lampade ad energia elettrica.

 Una delle lampade di porcellana più importanti della mostra, di fattura giapponese

Dettaglio della decorazione a fiori di loto di lampada a petrolio giapponese che ha la possibilità d'essere parzialmente trasportata separandola dal vaso d'appoggio

Illuminazione ad olio
La lucerna era una tipologia di lampada che consisteva in un contenitore dell'olio e in uno o più beccucci.
Le lucerne furono i mezzi d'illuminazione più utilizzati nell'antichità e furono menzionati nell'Odissea di Omero e adoperate dalla civiltà micenea, dai fenici, antichi greci e antichi romani.
Nel Medioevo furono utilizzate nei luoghi religiosi e di culto. Dopo un periodo di disuso, a causa del fumo prodotto dalla combustione (si utilizzarono maggiormente le candele e le torce), tornarono in auge nella metà del XVI secolo quando il pavese Girolamo Cardano inventò un serbatoio che regolava dell'olio allo stoppino.
Nella metà del XVIII secolo, in Italia vennero prodotte lampade d'argento utilizzando un serbatoio applicato su uno stelo sostenuto da una lunga base.
Verso la fine del 1800, la produzione di lampade ad olio decadde per lo sviluppo di altri sistemi d'illuminazione.
Una limitata produzione è sopravvissuta anche nel XX secolo per scopi decorativi.

Una lucerna ad olio/orologio di più di 150 anni fa

Pezzo molto raro e interessante, anche per la comparsa della parte di vetro a forma di lampadina

Lampade ad acetilene
Agli inizi del 1900 si iniziò ad utilizzare un gas ricavato da una reazione chimica di un tipo di carbone con l'acqua.
Si trattava di lampade a carburo di calcio o ad acetilene, sistema che venne spesso utilizzato anche dai minatori. La regolazione dell'acqua da far affluire sul carburo poteva dare effetti esplosivi alla reazione chimica, se l'acqua veniva dosata in quantità eccessiva. 
Si trattava d'un procedimento d'illuminazione piuttosto pericoloso.

Una vista d'insieme di lucerne, candele e lampade di vario tipo.
Molte sono di fattura inglese e francese, ma sono presenti anche diversi modelli di lampade italiane del ventennio fascista dalla caratteristica base a forma di fascio littorio.
In molte case e cascine di campagna le lampade a petrolio sono state in uso per buona parte degli anni 1950.

Lampada francese ad olio utilizzabile anche come lampada portatile

Un'altra lampada d'origine francese chiamata Bistrot.
Questa rara lampada a petrolio di grandi dimensioni era utilizzata per l'illuminazione di bistrot e ristoranti.
Sulla destra lampade a petrolio di tipo più comune.

Illuminazione a petrolio o cherosene
La lampada a petrolio o cherosene  è un sistema d'illuminazione che sfrutta come fonte d'energia la combustione del cherosene.
La lampada è composta da un bulbo contenente il combustibile , uno stoppino che va dal bulbo all'esterno e un "coprilampada" aperto di vetro che permette il passaggio d'ossigeno.
Durante la combustione il cherosene risale lungo le fibre dello stoppino per capillarità garantendo un rifornimento costante di combustibile alla fiamma.
In passato, prima della scoperta della raffinazione del petrolio , si usavano oli vegetali, o di balena che producevano molto fumo e poca luce.
La produzione di lampade a petrolio fu attiva dal 1859 agli inizi degli anni 1950, dopo di che si diffuse ovunque l'illuminazione elettrica.
Ai nostri giorni, per alimentare questo tipo di lampade non viene più utilizzato il petrolio (nocivo e pericoloso), ma degli oli di paraffina profumati.

Rarissima lampada a gas d'inizio 1900

Illuminazione a gas
L'illuminazione a gas venne utilizzata soprattutto grazie alla sua economicità nei confronti degli oli combustibili: si bruciavano vari tipi di combustibile gassoso che andavano dal propano, al metano, al butano, all'idrogeno.
Prima dell'avvento dell'energia elettrica, l'illuminazione a gas era la tecnica più diffusa con la quale illuminare le strade delle città e superfici coperte abbastanza estese.
L'introduzione del gas per l'ottenimento della luce ebbe come conseguenza la possibilità d'aumentare le ore lavorative nelle fabbriche inglesi e introdurre turni di lavoro di 24 ore su 24. Siamo agli inizi del XIX secolo.
Già nel 1826 tutte le città inglesi e le maggiori cittadine disponevano di un impianto a gas per l'illuminazione stradale, i lampioni venivano accesi manualmente; in seguito venne studiato un sistema automatico per l'accensione.
A Milano, nell'ottagono della Galleria Vittorio Emanuele II, un bellissimo carrellino meccanico su binari, dotato anche di freni, dal 1867 al 1885, veniva utilizzato per accendere le 600 lampade a gas che illuminavano il "salotto dei milanesi". Molti cittadini, verso sera, si recavano appositamente in Galleria per assistere allo spettacolo del "rattin". Molti nonni e bisnonni ne hanno parlato ai loro nipoti con entusiasmo ed ancora oggi si tramanda la memoria di un avvenimento molto particolare.
Fino ad un anno fa esisteva anche il progetto di ripristinare un marchingegno a copia del topino, la cui coda fiammeggiante potesse nuovamente accendere lampade a gas, da reinstallare nel cuore di Milano, ma come per molti altri ambiziosi propositi legati ad Expo 2015, poi non se n'è fatto più niente per le difficoltà nel reperimento dei fondi economici necessari alla realizzazione dei lavori, anche se in realtà, la spesa non sarebbe stata proibitiva.
A Milano, l'illuminazione elettrica venne introdotta molto presto, già nel 1884 (come a Torino), in piazza della Scala ed in piazza Duomo, ma normalmente, l'illuminazione stradale a gas venne sostituita dall'energia elettrica nella prima metà del XX secolo.
In molte città, nelle zone storiche, sono state conservate delle aree illuminate a gas per motivi legati ad affezione e per dare a luoghi caratteristici un'atmosfera particolare.
Questo accade in Europa a Berlino, dove sono ancora presenti 44000 lampade a gas, a Londra, a Nottingham, a Praga, a Zagabria e in alcune zone dell'Olanda.
In America, parte del French Quarter di New Orleans è ancora illuminata a gas.

Dettaglio di un rubinetto per dosare il passaggio del gas

Lampada a petrolio a saliscendi, era un oggetto visibile solo nelle case dei più ricchi

Luciano Bianchi, collezionista, ex-idraulico,  73 anni

Come spesso capita, è grazie all'iniziativa dei privati che si riescono a salvaguardare beni artistici e culturali che altrimenti andrebbero persi.
Luciano Bianchi ha iniziato a collezionare lampade 20 anni fa, essendogliene capitate una trentina tutte in un colpo. Ha poi continuato a raccogliere questi rari pezzi in mercatini di Lombardia e Piemonte fino a possederne un cospicuo numero che conferisce alla sua raccolta un'importanza notevole.
La collezione di Luciano Bianchi comprende altri 80 pezzi non esposti. Tony Graffio

domenica 9 novembre 2014

Expo Gate - Un luogo d'incontro per tutti

La soglia d'accesso a Expo 2015 si trova in via Beltrami, di fronte al Castello Sforzesco e, come vuole la tradizione architettonica milanese, si presenta con due strutture gemelle. Qui si riceveranno i visitatori per orientarli e reindirizzarli verso gli eventi di contorno alla manifestazione fieristica che si svolgerà a Rho.
In un clima di globalizzazione culturale, Carlo Cecaro ha ritenuto opportuno prepararsi anche lui all'arrivo di decine di milioni di turisti, giramondo sfaccendati, operatori del settore, curiosi e perché no? Furbetti internazionali col vizietto di tirare il bidone al prossimo. Costoro probabilmente attenderanno con ansia l'occasione per piazzare il colpo giusto al pollo di turno.
In questo clima di fervore ed entusiasmo, globalizzarsi ed internazionalizzarsi è d'obbligo, così il "Signor Truffasi" ha deciso di correre ai ripari, traducendo il suo cartello (per lui si tratta di un quadro) più famoso in lingua inglese, adeguandolo alla grafica che negli USA gli immobiliaristi utilizzano per vendere una casa. 
Truffasi diventa: For Scam, il pellegrino è avvisato. Un caloroso benvenuto a tutti da Tony Graffio

Sorpresa, ma anche un po' di spavento generale, di fronte all'incombere delle orde di visitatori attesi per Expo 2015


Aggiornamento del 26 novembre 2014
Una scritta ritrovata in zona Navigli.

Un modo un po' rude per richiedere un servizio che qualcuno sta già organizzando

venerdì 17 ottobre 2014

Stazione di M...ilano

Mi ero già interessato alla protesta civile effettuata da un gruppo di abitanti della zona intorno alla Stazione Centrale di Milano in questo articolo, scritto quando avevo incontrato Andrea Salpetre, un fotografo che ha a cuore il destino della città in cui vive e lavora.
A distanza di circa tre mesi, anche sul lato di via Ferrante Aporti sono apparsi dei cartelli che invitano l'amministrazione pubblica ad occuparsi seriamente di quello che sta avvenendo ai lati dei cosiddetti rilevati ferroviari in stato di abbandono e degrado.
Questa volta, siamo di fronte a domande precise che non fanno tanti giri di parole per denunciare il disinteresse che gli amministratori cittadini hanno per il territorio che dovrebbero governare e per il loro stesso ruolo che, evidentemente, essi interpretano in modo molto personale.

Dove sono i soldi dell'Expo?

Dove siano finiti i soldi di Expo è una cosa che sappiamo tutti molto bene, infatti, tutta l'operazione Expo 2015 non ha altro scopo se non quello di condurre a termine un progetto che arricchisca alcune persone senza scrupoli ai danni della cittadinanza che si vede prosciugare i propri risparmi da iperboliche tasse comunali e regionali.
Fin dai primi momenti in cui furono accantonati i denari destinati ad organizzare l'evento, i soliti politici che hanno potere decisionale ed accesso alle casse, hanno ben pensato di spartirsi il malloppo, cosa che ha creato non pochi problemi all'inizio di lavori (inutili), che stentavano a partire, per la costruzione del sito destinato ad accogliere i padiglioni dell'esposizione ed i vari progetti senza senso, vedi le vie d'acqua e tante altre belle pensate.
Ogni giorno, emergono nuovi personaggi inquisiti, ma questo, ovviamente non frena la sete di denaro di gente avida ed arrogante che persino s'indigna perché non la si vuole far continuare a rubare.

Che vergogna attorno ai binari

Vero, io stesso, da milanese, mi vergogno di vedere questa città spremuta come un limone, sfruttata e deturpata senza ritegno. 
Mi dispiace proporvi spesso i lati peggiori di un luogo che sta andando allo sbando, ma sento il dovere civico d'informarvi su ciò di cui chi dovrebbe ascoltare i cittadini continua a fare orecchie da mercante.

Non ci meritiamo questo schifo

Non so se questa affermazione sia giusta o no, io credo che ci siano ancora tante persone oneste in giro, ma forse la maggioranza di questo paese ha una mentalità corrotta dalle idee del comune modo di pensare dell'italiano medio che preferisce adulare i potenti ed i capimafia, piuttosto che contestarli, destituirli e ridare dignità alla propria vita.

Basta promesse vogliamo i fatti

Frasi fatte, forse era meglio qualcosa di più originale, ma probabilmente si sarebbe poi potuti scivolare nelle minacce.


Stazione di M.

È come se i politici ed i responsabili delle istituzioni pubbliche vivessero in un altro mondo, loro si disinteressano a tutto e sono felici solo se pensano ai numeri registrati sui loro conti nelle banche estere.
Più passa il tempo, più i problemi si sommano e non trovano soluzione, un mio amico propone di sostituire tutti i politici con computer, o robot e software per la gestione dei beni pubblici. La cosa potrebbe già funzionare bene da adesso e con quello che si risparmierebbe su stipendi e mazzette, sai quante cose si potrebbero fare?

Via Ferrante Aporti

Prima o poi dovrò decidermi ad andare a vedere cosa succede dentro la stazione.
Qualcuno finalmente ha recepito il messaggio e sta facendo pulizia.
Saluti da Milano, Tony Graffio


martedì 7 ottobre 2014

Siamo tutti più poveri

Un mio amico italo-argentino che ha vissuto parecchie avventure (spionaggio), delle quali non posso riferire, Pablo ha frequentato molto l'Europa dell''Est, mi disse che se volevo sapere qualcosa del mondo dovevo stare 24 ore su 24 sulla strada, parlare con la gente, frequentare i posti più malfamati e tenere sempre gli occhi aperti. Lui mi parlò dell'esistenza di Echelon almeno 15 anni prima che i media iniziassero a divulgare la cosa, inoltre, ho poi avuto modo di verificare l'esattezza di tante altre notizie, tipo l'anno del crollo del sistema economico mondiale, molto prima dell'abbattimento delle Torri Gemelle (o se preferite, della loro demolizione).
Io, quando sono a Milano, evito di spostarmi in metropolitana, trovo abbastanza assurdo starsene rintanati sottoterra a fissare il telefonino, preferisco spostarmi con altri mezzi, o camminare, approfittandone anche per guardare che cosa fanno le altre persone e magari trovare qualche nuovo segno, o disegno sui muri.
So che non è bello fotografare gli straccioni ed i poveri, in genere, anzi a questo proposito cito volentieri ciò che scrisse Ando Gilardi.

Non fotografare gli straccioni, i senza lavoro, gli affamati.
Non fotografare le prostitute, i mendicanti sui gradini delle chiese, i pensionati sulle panchine solitarie che aspettano la morte come un treno nella notte.
Non fotografare i negri umiliati, i giovani vittime della droga, gli alcolizzati che dormono i loro orribili sogni.
La società gli ha già preso tutto, non prendergli anche la fotografia.

Non fotografare chi ha le manette ai polsi, quelli con le spalle al muro, quelli con le braccia alzate perché non possono respingerti.
Non fotografare il suicida, l'omicida e la sua vittima.
Non fotografare l'imputato dietro le sbarre, chi entra o esce di prigione, il condannato che va verso il patibolo.
Hanno già sopportato la condanna, non aggiungere la tua.

Non fotografare il malato di mente, il paralitico, i gobbi e gli storpi.
Lascia in pace chi arranca con le stampelle e chi si ostina a salutare militarmente con l'eroico moncherino.
Non ritrarre un uomo solo perché la sua testa è troppo grossa, o troppo piccola, o in qualche modo deforme.
Non perseguitare con il flash la ragazza sfigurata dall'incidente, la vecchia mascherata dalle rughe, l'attrice imbruttita dal tempo.
Per loro gli specchi sono un incubo, non aggiungervi le tue fotografie.

Non fotografare gli annegati, i corpi carbonizzati, gli schiantati dai sismi, i dilaniati dalle esplosioni: non renderti responsabile della loro ultima immagine che li farebbe inorridire se potessero vederla.
Non fotografare la madre dell'assassino e nemmeno quella della vittima.
Non fotografare i figli di chi ha ucciso l'amante, e nemmeno gli orfani dell'amante.
Non fotografare chi subì ingiuria: la ragazza violentata, il bambino percosso.
Le peggiori infamie fotografiche si commettono in nome del "diritto all'informazione".


Purtroppo però, già troppa gente, specie chi vive di politica, che finge di non vedere quanta miseria c'è in giro ed in più continua a voler ignorare  in che direzione stanno andando le cose, perché questo cozza contro i loro sporchi interessi personali. 
Mi ricollego all'ultimo mio post intitolato "A dog life" per parlare di come ci stiamo tutti impoverendo.
Milano, un tempo era una capace d'accogliere gente che voleva cambiare la propria vita, uscire dalla povertà e darsi da fare per lavorare e costruire qualcosa di buono, oggi, invece ci sono in giro troppi furbi patentati che stanno distruggendo tutto, convincendo per di più gli sprovveduti che  questa sia la normalità e che va bene così.
In Brasile, i cittadini si erano accorti che qualcuno li stava spennando per bene per organizzare un evento, come i Campionati Mondiali di Calcio 2014, con i loro ultimi risparmi, qua invece, per Expo 2015, ci sono tasse comunali e regionali alle stelle per pagare i mangia, mangia dei soliti noti, ma nessuno dice niente.
Non credo che potremo avere un futuro diverso da quello che stanno avendo questi poveri diavoli che ho fotografato di recente.

In Italy we are all poorer thanks to the corrupted political class
An italo-argentine friend of mine who has lived many adventures (espionage), of which I cannot report, Pablo, travelled a lot in East Europe and he told me that if I wanted to know something about the world I had to stay 24 hours on the road 24, talking to the people, attend the most infamous places and always keep my eyes open. He told me about the existence of Echelon at least 15 years before the media began to disseminate it further. Then, I had the opportunity to verify the accuracy of many other news, such as the year of the collapse of the economic world system, long before the abatement of the Twin Towers (or if you prefer, their demolition).
When I'm in Milan, I avoid to travel on the subway, I find it quite absurd to sit holed up underground, staring at the phone, I prefer to move in a different way, or walking to take the opportunity to look at what other people do and maybe find some new sign, or drawing on the walls.
I know it is not nice to photograph the beggars and the poor, in general, even in this regard I quote again what he wrote Ando Gilardi.

Do not shoot the beggars, the unemployed, the hungry.
Do not photograph the prostitutes, the beggars on the steps of churches, lonely pensioners on benches waiting for death like a train in the night.
Do not shoot the niggers humiliated, young victims of drugs, alcoholics who sleep their horrible dreams.
The life has already got it all, do not take it too the photograph.

Do not photograph those who have the handcuffs, those with their backs to the wall, those with raised arms because they can not reject you.
Do not shoot the suicidal person, the murderer and his victim.
Do not photograph the accused behind bars, who enters or gets out of jail, the condemned man who goes to the gallows.
They have already endured the condemnation, do not add your own.

Do not photograph the mentally ill, the lame, the humpbacks and cripples.
Leave alone those who struggle with crutches and those who insist on a military salute with the heroic stump.
Not portray a man just because his head is too big or too small, or deformed in some way.
Do not harass with flash girl disfigured by the accident, the old masked by wrinkles, actress ugly time.
For them, the mirrors are a nightmare, do not add your photos.
Do not shoot the drowned, the charred bodies from the crashed earthquakes, torn apart by the explosion: do not make yourself responsible for their last image that would horrify them if they could see it.
Do not shoot the mother of the killer nor that of the victim.
Do not photograph the children of those who killed her lover, and even orphans lover.
Do not shoot those who suffered injury, the girl raped, beaten the child.

The worst infamies photographic committed in the name of the "right to information".

Unfortunately, however, already too many people, especially those living in politics, who pretends not to see how much misery there is around and in addition continues to want to ignore what direction things are going, because it clashes with their dirty interests.
I refer my last post titled "A dog life" to talk about how we are all impoverished.
Milan, was once able to welcome people who wanted to change their lives, get out of poverty and get busy to work and build something good today, however, there are around too many clever patented who are destroying everything, convincing for most of the unwary that this is the norm and that's okay.
In Brazil, the citizens were aware that someone was plucking for good to organize an event like the FIFA World Cup 2014, with their last savings, here, however, for Expo 2015, there are regional and municipal taxes incredibly high for paying the excess and the theft of our corrupted political class, but no one says anything.
I do not think we italin people will have a future different from what are having these poor devils I photographed recently.

Casa-lavoro
House-work

Questo pover'uomo l'ho visto spesso, anche di giorno, dormire sotto il ponte della Ghisolfa, il luogo che ha ispirato Giovanni Testori a scrivere 19 racconti ambientati nella Milano degli anni 1950, prima che esplodesse il boom economico italiano, partito proprio dalle regioni industrializzate del Nord.

I saw often this poor man, even during the day, sleeping under the Ghisolfa bridge, the place that inspired Giovanni Testori to write 19 short stories set in Milan in the 1950s, before it exploded the Italian economic boom, just right from the industrialized regions of the North of Italy.
Un riparo sotto al Cavalcavia Baula/Ponte della Ghisolfa
A shelter under the Ghisolfa/Bacula bridge

L'uomo che riposa sotto al ponte, sopra ad un materasso sporco, appoggiato ad un pallet di legno, ha già una certa età, dice di essere bulgaro, ma non sono riuscito a comunicare molto con lui. Spesso lo si trovava al semaforo a chiedere la carità. 
Pubblico la sua fotografia adesso, perché credo si sia trasferito altrove.

The man who rests under the bridge, over a dirty mattress, leaning on a wooden pallet, already has a certain age, is said to be Bulgarian, but I could not communicate much with him. Often he would be found at the traffic lights to beg.
I post his photograph now, because I believe now he moved elsewhere.

I nostri vecchi
Italian old woman

Mi sono tenuto a distanza da questa situazione per non essere visto, era un sabato mattina presto, verso le 7,30.
Ormai capita spesso di vedere tante persone straniere frugare nella spazzatura, i Rom lo fanno senza tanti problemi, dalle ore 9, in poi; ritengo che questa donna dai capelli bianchi sia italiana e che stesse cercando dei vestiti che potessero andarle bene. 
Ho fatto anche un altro scatto in cui la donna portava la mano nel suo sacchetto, dando quasi l'impressione di prendere i suoi rifiuti per buttarli con quelli nel mucchio di sacchi.
Da questo scatto invece, non ci può essere dubbio che sia lei a raccogliere i rifiuti per portarseli via.
Questo lo dico per chi vuol sempre vedere le cose in modo diverso dalla realtà.

Nelle due immagini seguenti siamo in piazza Cimitero Monumentale, una zona semicentrale di Milano.


I kept at a distance from this situation in order not to be seen, it was a Saturday morning, at about 7.30.
Now, often I see many foreign people rummaging in the garbage, the gipsies do it without many problems, from 9 am onwards; I believe that this white-haired woman is Italian and she was looking for clothes that they could fit on her.
I also made another shot in which the woman carried the bag in his hand, giving the impression to take its waste to throw them with those in the pile of bags.
From this shot, however, there can be no doubt that she is to collecting the waste to take it away for herself.
I say this for those who always want to see things in a different way from reality.

In the following two images we are Monumental Cemetery square, a central area of Milan.

Lavarsi alla fontana
Washing up at the public fountain

Uno dei tanti stranieri arrivati fin qui chissà come, si sta lavando da una fontana pubblica.
Poco prima era seminudo, ho atteso  fermo al semaforo rosso che l'uomo si desse un po' più di contegno, poi ho scattato questa fotografia, quando la luce semaforica era già verde, subito dopo credo che abbia capito che lo stavo osservando.


One of the many foreigners arrived here somehow is washing himself at public fountain.
Shortly before, he was half-naked, I waited stopped at a red light that the man gave a little more presentable, then I took this photograph when the traffic light was already green, right after the poor man figured out that I was watching him.


Milano Welcomes Europe...
Milan Welcomes Europe and the world...

L'uomo di prima alla fontana visto da una prospettiva diversa che mette in risalto quanto le problematiche della gente comune siano distanti dai pensieri di chi governa ed ha altre priorità e preoccupazioni.
Ok, Milano dà il benvenuto all'Europa ed ai suoi ispettori che dovrannovo valutare lo stato di avanzamento dei lavori di Expo 2015, ma tutto quello sporco sui binari e la gente che dorme, piscia, caga per strada, la lasciamo lì?
E con queste cartoline da Milano, mando un caro saluto a tutti. Tony Graffio

Agli amici di Tony Graffio che amano la fotografia tradizionale, comunico che ho aperto un bellissimo nuovo blog: ortodossiafotografica.blogspot.it
Spero di avervi presto tra i miei lettori.
Ricordatevi d'inserire tra i vostri contatti il Tony Graffio con l'icona fotografica della ORWO/ORPHO o non vi arriveranno i miei nuovi post.


The man of the fountain we saw before is now seen from a different perspective that highlights how the problems of ordinary people are so far from the thoughts of those who govern Milan and have other priorities and concerns.
Ok, Milano welcomes Europe and all its inspectors that will assess the state of progress of the Expo 2015, but all that dirt on the tracks and the sleeping people, pissing, shiting on the street, we leave it there?
And with these postcards from Milan, I send a warm greeting to all. Tony Graffio

I invite all the Tony Graffio's friends that love traditional photography, to visit the new wonderful blog I just opened: ortodossiafotografica.blogspot.it
I hope to see you soon among my readers.

Remember to insert your contacts between the Tony Graffio contacts with the icon of the camera ORWO / ORPHO or you will not get my new posts.

venerdì 3 ottobre 2014

A dog life

Con questo simpatico cagnolino dai denti aguzzi e le zampe sottili, trovato in via San Gregorio, a due passi di Corso Buenos Aires, vorrei introdurre un argomento abbastanza importante che riguarda il progressivo depauperamento del tessuto sociale italiano.
In passato, come molti, pensavo che in questi anni, molti problemi sarebbero stati risolti e che tutti avrebbero avuto modo di vivere un'esistenza dignitosa e felice, magari spostandosi su silenziose macchine volanti.
La realtà, purtroppo è completamente diversa, moltissime persone faticano ad arrivare a fine mese, vivendo a livelli di dignità improponibili ad un essere umano.
Il tutto accade in una città che si sta rifacendo il trucco per rendersi presentabili alle migliaia di visitatori che si preparano a venire a conoscere la Milano che accoglie la sua seconda Esposizione Universale.


Vita da cani


Un bravo cagnolino appiccicato ad una cabina elettrica


lunedì 12 maggio 2014

Expo 2015

Il mondo funziona all'incontrario, ma non sono in molti ad accorgersene.
Queste scritte contro l'Esposizione Universale del 2015, prevista a Milano dal 1° maggio al 31 ottobre del prossimo anno sono presenti in zona Navigli-Corso San Gottardo già da parecchi mesi e ci mettono in guardia, in modo telegrafico, ma chiaro, sul fatto che questa manifestazione porterà ricchezza a pochi eletti (che probabilmente hanno già incassato la loro parte) e soltanto spese e seccature alla maggior parte delle persone che incroceranno questo evento che potrebbe portare ad un aumento del traffico e dei costi di chi vive abitualmente in città.
Gli eventi giudiziari di questi giorni che ricalcano una lunga serie di episodi analoghi già verificatisi, non fanno che confermare il fatto che in un momento difficile per l'economia italiana, la costruzione e la gestione di una fiera molto particolare, per durata e partecipazione, che cade sotto i riflettori degli eventi internazionali ogni 5 anni circa, che richiede forti interventi economici per la costruzione di infrastrutture, eventi ed attività di contorno, viene vista soprattutto da imprenditori e politici come una ghiotta occasione per metter le mani su molto denaro pubblico.

1,3 miliardi spesi X Expo 12 milioni per uscirne!

Credo che le cifre in ballo siano molto superiori a quelle indicate da questo stencil, forse questi numeri si riferivano alla richiesta di un primo stanziamento che è stato bruciato molto velocemente da chi si è occupato di preparare questo evento indimenticabile.

Non pagheremo il vostro Expo 2015

E' vero che la spesa dei cosiddetti "grandi eventi" che dovrebbero portare visibilità e prestigio al paese organizzatore ricade sempre sulla gente che lavora e che paga le tasse, è stato così per chi ha organizzato Giochi Olimpici faraonici, vedi Grecia e tanti altri, per il Brasile che, nonostante la grande passione popolare per il gioco del calcio, si sta ribellando ad un sistema che sta portando denaro ad una classe dirigenziale/imprenditoriale privilegiata già ultra-ricca, mentre sta diventando economicamente insostenibile per la stragrande maggioranza della gente normale.

Diverso sfondo

Ovviamente, chi dirige le masse ha a sua disposizione mezzi di comunicazione molto potenti in grado di convincere della bontà di queste iniziative i poveri cittadini che, a fronte d promesse quasi mai mantenute, sono perfino felici di accollarsi i costi di queste operazioni speculative e finiscono perfino per essere grati ai potenti di poter dare un impiego sottopagato di qualche settimana ai propri figli che, se va bene, si vedranno inseriti a livello esecutivo in qualche struttura ricettiva dell'apparato.
I muri parlano e spesso dicono il vero.

I Vostri profitti sono la nostra precarietà

Personalmente, una cosa che non mi è piaciuta e che mi ha fatto molto riflettere è accaduta il 31 marzo del 2008 quando, dopo la votazione che ha assegnato Expo 2015 a Milano, sono stati presi dei bambini milanesi per festeggiare qualcosa che non sapevano neppure cosa fosse e che cosa potesse significare per loro. L'utilizzo dei bambini per dimostrare gioia popolare è una mossa molto subdola e scorretta che tenta di accattivarsi le simpatie di persone che evidentemente accettano tutto quello che gli viene propinato da chi vuol inserire pensieri preconfezionati nelle loro menti e distruggere il senso critico di chi ha la fortuna di avere in minima parte qualche tipo d facoltà intellettuale.

Expo 2015 nuoce al mio territorio

Vogliamo parlare delle scelte di riorganizzare le vie d'acqua sul territorio contrariamente alla volontà dei residenti?
Magicamente, con l'arresto di chi voleva portare avanti questo progetto si sono capite tante cose.

EXPO = DEBITO

L'Expo 2015 costerà moltissimo e non si sa bene che cosa ci lascerà, ma siamo proprio sicuri che riusciranno a farlo? 
Io credo che assisteremo ad una manifestazione molto ridimensionata che non sarà poi così interessante, né portatrice di benessere come ci vorrebbero convincere che potrebbe essere. 
Mi sembra un grande spreco preparare  centinaia di padiglioni e tutto il resto per una città che poi non saprà bene cosa farsene, quando si sarebbe potuto pensare un po' meglio a costruire qualcosa di utile a tutti, non solo per i sei mesi dell'esposizione.
La stessa fiera di Milano, portata a Rho nel 2005, costruita in fretta e furia su una superficie di più di 350.000 metri quadri, già a distanza di pochi anni si era rivelata una cattedrale nel deserto, sottoutilizzata e un po' decadente. Anche durante i periodi delle fiere i parcheggi restano parzialmente deserti e perfino per le fiere più importanti i numeri dei visitatori non sono così grandi.
Mi pare che si pensi a costruire le scatole come prima cosa, mentre il riempirle sia solo un modo per giustificare la loro presenza. Il progetto generale dovrebbe essere più chiaro e più dettagliato; esiste l'esigenza di organizzare un evento per un'effettiva necessità? O l'evento è solo un pretesto per cementificare aree della città? 
Io non ho mai visto utilizzare tutto lo spazio della Fiera di Rho, mentre a Milano nei periodi migliori, la Fiera Campionaria occupava tutta la superficie a lei destinata.
Tutto quello che ci rimane della prima Esposizione Universale milanese del 1906 è l'Acquario civico, una struttura molto bella che pur essendo stata chiusa per molti anni arricchisce le strutture pubbliche utilizzate dai cittadini per il loro svago e la loro voglia di conoscere la biologia; speriamo che anche Expo 2015 lasci alla città qualcosa di bello e prezioso per la cultura ed il benessere dei suoi cittadini. Tony Graffio

Fotocamera: Fujifilm X100S

Aggiornamento 26.05.2014


Reddito per tutti Expo per nessuno
(Pentax K-01)

Aggiornamento del 2 novembre 2014

Exponesi Sfiga

I cartellini di Carlo Cecaro sono preparati senza scritte aggiuntive, ma in questo ed in moltissimi altri casi, è l'artista stesso a scrivere ciò che compare nella parte sottostante al riquadro nero.
Per chi volesse aggiungere le sue proposte indicando ciò che Milano potrà esporre dal 1° maggio 2014, lascio, come sempre, libero accesso ai commenti.

Aggiornamento del 12 novembre 2014
Se ben ricordo, qui eravamo in Foro Buonaparte.

Liberati da Expo - Elaborazione cromatica TG

Aggiornamento del 7 marzo 2015
Su un palo in Piazza Macciachini.

Mafia a Milano