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lunedì 4 maggio 2015

L'ultimo supereroe di Milano è un cineoperatore con una motogamba. Intervista a Alex Gordon

La prima volta che sentii parlare di lui risale a più di 32 anni fa, sapevo che era un tipo divertente e simpatico, ma per molto tempo non ebbi occasione di conoscerlo.
Ultimamente, lo incrocio sempre più spesso, non potevo non parlarvi di lui.

Alex Gordon Alessandro Gatti
E' in arrivo il Gordon Post!

Mi piace raccontare le storie di coloro che contribuiscono con il loro lavoro a farci vedere il mondo, o ad interpretarlo con una loro visione personale del reale e dell'immaginario. 
Coloro che hanno un animo allegro amano sdrammatizzare tante seccature che ci possono capitare quotidianamente. In questo modo è più facile stare a loro contatto ed effettuare un lavoro di squadra anche quando possono esserci delle giornate particolarmente lunghe, delle condizioni climatiche avverse, problemi di vario tipo. Sorridere un po' ci può aiutare ad arrivare alla fine della giornata anche quando anziché stare dietro una macchina da presa per documentare un evento particolare, o irripetibile, si preferirebbe sedersi a tavola e mangiare qualcosa di caldo, oppure farsi un bel sonno.
Ognuno di noi lascia una traccia nella vita che spesso viene considerato soltanto come un segno che col tempo diventa sempre più debole, fino a scomparire; eppure se oggi noi siamo qui, questa nostra presenza dipende da chi ci ha preceduto ed ha impresso un solco nel quale consapevolmente, o meno, noi abbiamo visto un esempio e che poi può aver indirizzato il nostro cammino.
Oggi, racconterò una storia in una storia, perché il personaggio che sto per presentare accenna lui stesso a raccontare il passato dei suoi padri che sono stati dei pionieri nel loro genere. Non è da molto tempo che esiste la professione che riassumerei con un nome molto poetico, citandolo nella sua versione francese: "cadreur", ovvero il cineoperatore, l'uomo che effettua le inquadrature, sia che lo faccia per immagini in movimento, di tipo cinematografico, o televisivo, sia che lo faccia per delle immagini fisse, fotografiche.
Questa professione è molto bella perché ci permette di vedere molte cose per primi, eppure, poi anche tutti gli altri spettatori restano ugualmente sorpresi di ciò che vedono e penseranno essi stessi d'essere i primi a poter vedere qualcosa che prima non esisteva, questa è un po' la magia del cinema e della visione onirica che diventa realtà.
Ci sono poi delle persone che, oltre a rendere più leggera la giornata a coloro che hanno a che fare con loro, con giochi e piccoli scherzi divertenti, sono anche in grado di trasformare la realtà in un loro mondo fantastico diventando quasi dei super eroi urbani.
Alex Gordon è uno di loro. T.G.

Una Nikon come polena della sua mitica Kawahulk 750 ed una Kodak Brownie 620 in mano, casco mimetico di produzione propria ed un veloce mezzo a due ruote multifunzione come propaggine della sua fantasia. Quest'immagine riassume lo spirito avventuroso e dinamico di Alex Gordon cineoperatore, fotografo, esperto di communi-cautions ed altre cose.

Espressione da duro e correttezza d'altri tempi

Tony Graffio intervista Alessandro Gatti

TG - Alex voglio sapere tutto di te, fin dall'inizio.

Alex Gordon - Fin dal 1960?

Questa moto è una bestia capace di tutto

TG - Da prima ancora.

Alex Gordon - Mio padre, Cesare Gatti, arriva a Milano da Torino per lavorare nel cinema come cineoperatore, perché questo era quello che lui faceva a Torino per la Settimana Incom. Era in qualche modo figlio d'arte perché mio nonno, Luigi, faceva il fotografo a Pinerolo, dove all'epoca c'era la più grande scuola di cavalleria militare, il che vuol dire che anche i cavalli erano addestrati a combattere. Mio nonno faceva il fotografo e mio padre agli inizi faceva il ritoccatore dei suoi negativi. Presto, Cesare inizia a fare il cineoperatore per un settimanale filmato e dopo aver lavorato per una quindicina d'anni a quei vecchi cinegiornali di una volta che oggi conoscono in pochi, mio padre decide di venire a Milano perché qui c'era la pubblicità, settore nel quale si guadagnava bene. 
Cesare si lancia in tutti i generi di riprese cinematografiche, dal paracadutismo, alla ripresa subacquea. Conosceva un fabbro qui a Milano che si chiamava Bicchiarelli al quale faceva costruire di tutto, comprese le prime scatole a tenuta stagna.
Siamo stati noi a fare in modo di portare sott'acqua la prima cinepresa da 35mm per fare delle riprese professionali. Cesare Gatti è stato chiamato dalla Fiat per fare le prime riprese aeree sul G91, ha fatto poi le stesse cose sull'F104, anche lì, camera a mano e basta. Poi ha fatto le riprese dall'elicottero con l'Arriflex e lo zoom 25-250 e via, non c'era niente di più sofisticato, bisognava inventarlo il cinema a quei tempi lì. 
Nel 1960 sono nato io ed a 15 anni già facevo l'assistente operatore, guadagnavo 150.000 lire al giorno, era il 1975. Smontavo le macchine da presa, dalla Panavision, all'Arriflex, Movicam e tutto quanto, ho fatto tutto quello che c'era da fare con la pellicola; chiaramente l'imprinting è stato quello del babbo: paracadutismo, subacquea, alpinismo. Mio padre ha anche fondato L'UPC, Unione Professionisti Cinematografici, una casa di produzione molto nota a Milano per diversi anni. Cesare ha lavorato con la Rai, veniva chiamato per gli spot pubblicitari ed io ne ho seguito le orme, cercando di migliorare alcune attività, utilizzando le tecnologie più moderne, per arrivare ad oggi che giriamo con le Canon Eos 1DC in 4K con le custodie subacquee da 20.000 euro.
Probabilmente il mio periodo migliore è iniziato quando alla fine degli anni 1980 ero diventato un inviato speciale per Canale 5, per le spedizioni extra-europee.
Partivo con la mia attrezzatura, andavo con gli speleologi in Venezuela, o in Russia, nelle grotte più profonde dell'Asia, o sull'Himalaya, ho raggiunto 4 vette oltre gli ottomila metri. Nel 1988, per collegare una via tra le cime più alte ho seguito Agostino Da Polenza le cui tracce si sono perse proprio di recente, dopo il terremoto in Nepal.
Nel 1990 mi chiama la Sector per chiedermi se ero un po' esperto in viaggi estremi e avventura, perché avevano bisogno di uno spot/documentario. Va bene, dico io.
Partiamo per andare in Venezuela e fare questo documentario, con noi c'era un certo De Gayardon che era uno sconosciuto. Gli facciamo il documentario, da lì montiamo lo spot ed ecco che il prodotto Sector No Limits decolla. Da un fatturato di un miliardo Sector passa a fatturare 320 miliardi ed ogni 6 mesi c'era una nuova avventura da vivere, dal buco in Messico alla traversata dell'Atlantico a nuoto, o dell'Oceano Pacifico a remi, o dell'immersione record di Umberto Pellizzari a 100 metri di profondità. Dal 1990 al 1998 ho documentato tutte queste avventure, s'è trattato di una meteora che è durata 8 anni. In ogni missione dovevamo inventare anche come portare a casa la pelle, per esempio, ti butti in un cratere di 300 metri, poi come fai ad uscire da lì?
Allora costruisci gli argani per tirar fuori la gente dai posti più assurdi, stai un mese nella giungla, oppure, in Venezuela voli in elicottero per fare i salti dall'Angel Falls; poi fare le ripresa a 100 metri di profondità, va bene, lì c'era la Nimar che ci faceva le custodie subacquee e tutto, ma rimane una gran sfacchinata.

Come ogni supereroe che si rispetti, Alex Gordon è pronto ad accorrere ad ogni chiamata sulla sua Honda-Kawahulk conosciuta anche come Motogamba-rock.
In questa pagina potete vedere la sua automobile.

Basta sedersi al contrario, afferrare la cinepresa ed appoggiarsi sulle pedane ed inizia il moto-camera-car

Alla motogamba non manca niente, è perfino dotata di un triangolo rosso opzionale per segnalare che sul suo percorso si stanno effettuando riprese cine-tv

Adesso continuo con il mio lavoro ed in più, mi diverto con delle mie installazioni artistiche, come questa moto-gamba. Ho inventato la Kawa-Hulk 750, anche se in realtà è un Honda. Avevo preparato la mia moto per un camera-car per un film per Maserati e siccome era una cosa partita così, al buio, ho detto, vabbé, facciamo la moto camera-car, ho messo un traliccio di tubi dietro la sella e da lì è nata la moto-camera-car. Grande successo, perché poi Maserati mi ha chiamato ancora un mese fa per fare un altro film per loro. Ad un bel momento, lascio su il traliccio e dico: <Cosa lo smonto a fare? Magari servirà per un'altro lavoro...>. Rimane lì, ho un manichino, lo butto via, però è un peccato, mi tengo una gamba, cosa me ne faccio? L'ho legata sulla moto, è da 2 anni che vado in giro con una gamba sulla moto...

TG - Di più!

Alex Gordon - Forse anche di più, sì è vero, non tengo il conto, e la gente ai semafori mi dice: <Uè, ma tu di qua sei sul milanese imbruttito, e poi di là sei sui social...>.
No, io non lo so, non ho nemmeno il tempo di guardare Facebook...
<Ma perché la gamba?>. E' un gioco...
La gente dice che è divertente, le vecchiette mi dicono: bravo! Meno male che il Comune di Milano ti dà i soldi per farci divertire un po'.
La polizia invece, mi chiede: <Ma cos'è un'opera d'arte?>.
No, no, c'ho tutti i pezzi a casa.
I Carabinieri: <E' un'opera d'arte?>
Ed io: sì, ma la testa l'ho buttata via...
Solo un Vigile Urbano m'ha detto: <Uè te, è un po' che tu vai in giro così, adesso questa moto qui, piantala o te la faccio sparire!>
Al che io gli ho detto: ascolta, se tu non capisci l'arte, io la smonto, è su con gli elastici..
<Ah, va bene, allora vai, ma io non ti ho visto!>.
Mi ha fermato la polizia stradale a Rho, perché avevo su il manichino, un tubo, una gamba, il fil di ferro e mi hanno detto: <No, è troppo!>.
E così, mi han fatto la multa perché avevo uno specchietto piegato, però anche loro mi stavano facendo la foto, io li ho rifotografati e c'era anche un poliziotto che rifotografava me che fotografavo i suoi colleghi e via così.

Questa cosa vedo che funziona, mi conoscono, io ci gioco, ed in più mi tengo attivo con la mente perché ogni tanto devo inventarmi qualcosa di nuovo.

Titolo della fotografia: Hai visto cos'ho combinato questa volta?

Purtroppo, proprio un paio di giorni fa, dopo 24 anni di onorato servizio, la Kawahülk ha ceduto, è con grande rammarico che frammenti di cultura vi comunicano questa notizia. In futuro, potrebbe essere alquanto difficile rivedere il mostro verde sfrecciare per Milano e dintorni.

Verde non per la rabbia, ma per ottemperare esigenze sceniche.

Incredibilmente, dopo aver caricato i 150 kg di Alex sul sellino posteriore, altri 80 kg circa di pilota, più varie strumentazioni professionali, anche il telaio della Honda VFR 750 F ha detto basta e s'è rotto in due punti.

Ho sempre saputo che tutti coloro che si siedono su una motocicletta all'incontrario sono dei pazzi furiosi, fin'ora avevo conosciuto solo un'altro caso irrecuperabile, ma questo mio amico non era mai arrivato a pensare anche di effettuare riprese cine-tv in quel modo.
L'unica domanda a cui penso ora è: ma questo incidente fermerà davvero Gordon?

Aggiornamento dell'8 maggio 2015
Oggi Alex, mi ha insegnato due cose importanti, non che non ne avessi cognizione, ma è bene che certi concetti vadano ripetuti spesso e nel modo giusto.

1) La vita è qui e adesso e va vissuta in modo da lasciarsi alle spalle le sconfitte, o i momenti difficili perché quello che conta è essere nella realtà di quello che stai facendo adesso, senza pensare a quello che è successo ieri, o a quello che potrà capitarti domani, anche perché domani potresti anche non esserci.
Non è un'idea nuova, ma se si pensa alla propria vita come alla pellicola di un film che scorre a 25 fotogrammi al secondo, si capisce meglio che una volta che un fotogramma è passato è passato e che la realtà del momento è difficilmente afferrabile, ma va presa proprio in quell'istante. Prima o dopo, tutto può essere diverso.
Io, ho sempre fatto un po' di confusione ed ho vissuto pensando d'essere eternamente uguale a me stesso, ma questa è una cosa che non può essere vera perché ognuno è diverso, a seconda del momento che vive. Ed in cui vive.

2) Punto due: non bisogna mai arrendersi, ma adattarsi a quello che  capita intorno a noi.
Se si è aperti nei confronti dei cambiamenti, si riesce a stare al passo coi tempi. Se si ascoltano le persone, le si possono capire e si può comunicare, altrimenti si è troppo chiusi e non si è nell'ascolto del proprio prossimo.
Questi sono fatti risaputi, ma applicare queste conoscenze non sempre è facile.

Gordon e la sua indistruttibile Harley Davidson Superglider Afrika Korps 1340 cc FXR con telaio al cromo-molibdeno del 1988 che sostituisce la Honda Kawahulk

Alex sta facendo saldare il telaio del "Mostro" da un esperto di via Imbonati,16: Saldatura Moderna.
Il suo non è un problema di costi e di convenienza, ma uno stile di vita. Lui vive in una realtà alla Mad Max, dove le risorse sono quello che sono e tutto va riparato o adattato perché nell'epoca post-atomica bisogna fare quello che si può per sopravvivere e per continuare a poter disporre di mezzi su ruote con motori a combustione interna.

Serbatoio tappezzato mimetico in memoria della Volpe del Deserto

Parafango ricoperto da tessuto mimetico

Alex è un pacifista: <Mettete dei fiori nei vostri cannoni>
Non è un Harley da guerra, ma un mezzo esclusivo...

... che ogni tanto ha bisogno di un "aiutino" per partire

E via verso nuove avventure!

Aggiornamento del 12 maggio 2015
Come ogni supereroe, anche Gordon accorre per salvare coloro che versano in condizione di difficoltà, o di bisogno.
Questa mattina è arrivata una chiamata di un amico che è rimasto fermo per strada con la motocicletta; immediatamente Alex si rende operativo, attacca il carrellino porta-moto al suo mezzo "militare" va a fare colazione al Melaverde, dove lo incontro. 
Il tutto accade giusto in tempo per farmi somministrare da questo guru indigeno la dose giornaliera di pensiero positivo e giovialità.

Bianca in una foto-ricordo con l'Ultimo Samurai 

Prima cosa, impostare il navigatore GPS e prepararsi all'operazione di salvataggio

Tra tante cose allegre, Gordon mi ha raccontato di un amico cineoperatore che recentemente s'è abbandonato alla depressione. 
Non lavorare e trovarsi in difficoltà è brutto, ma non bisogna isolarsi. Se si comprende che tanta gente è nelle stesse condizioni, si riesce a comprendere meglio che l'insuccesso o il periodo difficile non dipende dalle azioni del singolo, ma da una congiuntura economica generalizzata. Condividere le proprie esperienze, anche se negative, può aiutarci a vedere i problemi sotto un'altra ottica.
Molte volte bisogna trovare il coraggio anche per chiedere aiuto, o aprirsi agli altri.

Un po' Samurai, un po' gladiatore.

 Chi meglio di Gordon si merita la splendida maglietta di Tony Graffio come attestato di stima e coraggio nell'affrontare la battaglia che ogni giorno si combatte in ogni strada ed in ogni casa?

La maglietta di Tony Graffio, per Gordon è di colore giallo

Ultimi preparativi prima di partire per la missione

Per chi s'è trovato ad affrontare la furia dell'oceano in tempesta, o l'immensità del deserto, non c'è motivo d'arrendersi alle difficoltà che si incontrano in città.
Chi sa d'avercela fatta in passato, ha un motivo concreto per non farsi spaventare dalle mille controversie e seccature che bisogna affrontare quotidianamente in una società complessa ed assurda come quella in cui viviamo. Stavo per dire "nostra", ma come ci si può identificare in una società come questa?
Da parecchi anni Gordon recupera le moto ad amici, o a chi lo contatta, non chiede un compenso, lui lo fa per far capire agli altri che bisogna immettere in questo mondo dell'energia positiva, in modo che si possa diffondere questa vibrazione indispensabile alla vita e che ci possa tornare indietro qualcosa di buono, a tutti.

Non è poi difficile diventare un supereroe. Che la forza sia con te, Alex.

Tutti i diritti riservati


domenica 3 maggio 2015

Nel cuore della Bovisa l'ultimo Minilab per lo sviluppo e stampa di pellicola a colori. Intervista a Emma Canepari

Minilab per lo sviluppo colore C41 di pellicole
Speed Photo, l'ultimo minilab analogico di Milano

In molti continuano a chiedermi dove andare a sviluppare le pellicole che espongono per passione, per prova, per motivi professionali o per fede analogica. 
Premetto che ancora si possono trovare degli ottimi laboratori professionali in giro per l'Italia: a Torino, Trieste, in varie parti della Lombardia, Emilia Romagna, Roma e nel Sud Italia; esistono anche tanti appassionati che sviluppano in proprio il C41 o l'E6, senza però garantire quella costanza di risultato che sono in grado d'offrire le linee di sviluppo che lavorano in modo continuativo.
Un tempo, i mini-lab erano molto diffusi ovunque e riuscivano a soddisfare la richiesta di molti fotografi occasionali che intendevano ritirare le loro stampe di piccole e medie dimensioni da rullini a colori, in tempi record. Molti negozi effettuavano anche i trattamenti a temperatura al di sopra degli standard per essere ancora più veloci nelle consegne, o per forzare l'indice d'esposizione dei film e poter permettere alla propria clientela di fotografare anche in scarse condizioni di luce (come conseguenza di questi trattamenti forzati si aveva un aumento della grana e una colorimetria un po' diversa da quella d'origine e costi ritoccati).
In quell'epoca i mini-lab non erano propriamente sinonimo di qualità, però come in ogni cosa, quello che conta davvero è la preparazione professionale dell'operatore, la sua competenza tecnica, la freschezza dei bagni che si utilizzano, la manutenzione dei macchinari e l'impegno che ci si mette nel proprio lavoro.
Molti grandi laboratori professionali per lo sviluppo e la stampa analogica stanno chiudendo, o hanno già chiuso; non si scatta più come una volta, questo è vero, ma se troviamo lo sviluppatore esperto, in grado di gestire un piccolo impianto da circa una cinquantina di litri di chimici e che ha la capacità commerciale per poterlo tenere sempre attivo, i risultati non avranno nulla da invidiare alla qualità che esce da un impianto più grande che utilizza gli stessi parametri per temperature, tempi di sviluppo e prodotti chimici.
Io, ultimamente, per sviluppare i miei film a colori in 35mm, mi rivolgo ad un piccolo negozio della Bovisa che, oltre ad essere in una zona della città a me comoda, riesce a soddisfare le mie esigenze in fatto di qualità, velocità di consegna dei negativi, digitalizzazione delle scansioni e stampe. Non ho notizie precise (c'è qualcosa in via Procaccini ed in giro per Milano; nell'ultimo anno anche PFG ha restaurato e fatto ripartire un minilab Agfa, mentre dal 2019 dovrebbe entrare in funzione anche il Ghisa Film Lab a San Vittore Olona), ma ritengo che Speed Photo, in via degli Imbriani n. 55, sia uno degli ultimi minilab presenti in città e sicuramente il migliore per il rapporto qualità/prezzo praticato.
Ho già avuto modo di scrivere delle cose che accadono intorno a questo negozio, come nel caso delle Kodak Brownie rigenerate da Andrea, adesso invece ho voluto approfondire la conoscenza della titolare del negozio che si occupa personalmente delle operazioni relative allo sviluppo ed alla stampa dei negativi colore 35mm. T.G.

Minilab
Il laboratorio di Emma, una sviluppatrice Agfa FP100 del 1999 ed un d-lab del 2009 per le scansioni e la stampa da negativo

Tony Graffio intervista Emma Canepari

TG: - Buongiorno Emma, da quanto tempo lavori in questo negozio e nel campo della fotografia?

Emma: - Buongiorno, ho iniziato ad occuparmi di fotografia nel 1998, anche se in realtà, essendo moglie di un fotografo professionista, conoscevo già questo ambiente e sapevo in cosa consistesse gran parte di questo lavoro. Ho sentito parlare delle problematiche della fotografia fin dagli anni 1970.

TG: - Hai aperto questo negozio nel 1998?

Emma: - Sì, al di là del fatto che avevo già intenzione di cambiare vita, perché mi ero stancata di stare dietro ad una scrivania, sentivo d'aver bisogno di stare a contatto con la gente.
Grazie a mio marito ho conosciuto un signore che lavorava per l'Agfa e gestiva già questo negozio di via degli Imbriani, lui aveva intenzione di vendere l'attività perché si stava trasferendo, io sono entrata qui per qualche giorno, mi sono resa conto che c'era un buon giro d'affari, sono rimasta affascinata, così ho deciso di rischiare e di rilevare l'attività.
Un altro motivo che mi ha dato fiducia in questo posto stava nel fatto che era un negozio aperto dal Signor Galli di Ars Color, un laboratorio professionale storico di questa zona che lavorava molto bene. Avevano aperto un piccolo laboratorio qui, non lontano dal laboratorio professionale, per avvicinare a loro anche la clientela dei fotoamatori. Un tempo, anche io avevo una collaborazione professionale con Ars Color che mandava qui da me i non professionisti.
Nei periodi migliori, io sviluppavo circa 1000-1200 rulli di pellicola al mese e non era poco.

Agfa FP 100. Emma ne possiede un'altra funzionante, ma ferma da qualche anno.
Una sviluppatrice stupenda, robusta e precisa.



Ultimamente, stanno iniziando ad arrivare anche da Speed Photo le Six Gates Film vendute da Felix Bieseler di cui ho già avuto modo di parlare. Alcune di queste pellicole sono film negativi cinematografici  da 20 pose circa ribobinati in caricatori da 35 mm che necessitano un apposito bagno per rimuovere il remjet, o strato anti-alo, utilizzato su quelle pellicole. Emma non sviluppa questo tipo di negativi cinematografici perché lo strato nero depositato sulle pellicole deteriora la qualità dei bagni e lascia tracce di nero fumo anche sullo scanner. Avvisate sempre il laboratorio sulle caratteristiche delle pellicole che portate a sviluppare o rischierete di danneggiare i bagni di sviluppo ed altre parti delle macchine interessate al trattamento del negativo.


C41: sviluppo cromogeno, sbianca, fissaggio, stabilizzatore, lavaggio.
Temperatura del bagno di sviluppo: 37,5 °C.

TG: - Che tipo d'attrezzatura avevi nel 1998?

Emma: - In quell'anno avevo già un'attrezzatura completa che poi nel tempo ho sostituito più volte, introducendo anche la possibilità di stampare il digitale. Io ho cambiato 3 mini-lab da allora. Ho sempre fatto lo sviluppo e la stampa della pellicola 35mm, della 127 e della 126.

TG: - In che anno hai smesso di sviluppare il 127 ed il 126?

Emma: - Questi formati più amatoriali sono durati per parecchi anni, credo d'averli trattati per altri 5 o sei anni. Tempo fa, ce ne erano parecchi di quei rulli.

TG: - In pratica, tu offri gli stessi servizi di quando hai iniziato la tua attività?

Emma: - Sì, esatto gli stessi servizi, sarei ancora in grado di trattare il 126 ed il 127, ma essendo scomparsi, questi formati non si vedono più. Soltanto non riuscirei a scansionarli in automatico. Stesso discorso per l'APS, un formato che ha vissuto per un periodo abbastanza breve.

TG: - Fino a che formato riesci a stampare con le tue attrezzature?

Emma: - Qui, fino al 20X30.

TG: - Quanto costa sviluppare in C41 un rullino 35mm?

Emma: - Noi effettuiamo solo il trattamento colore C41, lo sviluppo di un rullino da 36 pose costa 2 euro, mentre lo sviluppo del negativo, la scansione automatica dei fotogrammi esposti, la stampa di un 10x15 che riporta dei mini provini e la registrazione su una chiavetta del cliente dei file costa 3,50 *  euro (prezzo rilevato al momento dell'intervista, per i nuovi prezzi vedi nota asterisco).

TG: - Mi sembra un ottimo prezzo; fate qualche altra offerta?

Emma: - Riusciamo ad avere delle pellicole della Kodak che vendiamo, quasi al prezzo di costo, proprio per incrementare la pratica della fotografia tradizionale.

Kodak Color 200 plus 36 pose in vendita a 2,60 Euro.
Un tempo, molti minilab regalavano un rullino da 12 o 24 pose se si stampavano 36 fotografie, oggi in pochissimi richiedono ancora la stampa dell'intero contenuto dei negativi.

TG: - Com'è che tu hai sempre creduto nella fotografia chimica, mentre negli anni tutti gli altri hanno chiuso?

Emma: - Sì è vero, tutti gli altri hanno chiuso, ma io ho sempre tenuto duro cercando di mantenere i bagni chimici dello sviluppo negativo sempre in funzione, perché ho sempre creduto nel negativo colore; anche perché io ritengo che la realtà della Bovisa sia una realtà leggermente diversa dal resto della città. Qui ci sono la facoltà d'architettura e di design a cui sono iscritti molti ragazzi che vedono e fotografano in maniera diversa. Loro non hanno mai abbandonato la pellicola, oppure molti si sono avvicinati a questo tipo di fotografia che apprezzano in modo particolare, perché per loro fotografare vuol dire avere una visione particolare ed ottenere risultati fotografici diversi da quelli che si ottengono con la fotografia digitale.

TG: - Invece, nel tempo, Ars Color ha chiuso...

Emma: - Ars Color ha chiuso perché non ha più creduto nella pellicola, ha abbandonato completamente sia il colore che il bianco e nero buttandosi completamente sul digitale. Inoltre, hanno iniziato a realizzare pannelli scenografici per le fiere, ma non ce l'hanno fatta perché purtroppo la concorrenza in quel campo è enorme e molto agguerrita. Non credo che abbia chiuso perché ha abbandonato il digitale, sarebbe un paradosso, però non hanno più creduto nella pellicola, io invece ci ho creduto e sono ancora qui e bene o male lavoro.

TG: - Proprio recentemente ha chiuso anche Chrome...

Emma: - Non conosco la storia di quel laboratorio, ma so che ha chiuso.

TG: - Come riesci a sopravvivere in un mercato così di nicchia?

Emma: - Proprio perché è una nicchia mezza Milano viene qui da me. Grazie al passa parola, (e naturalmente grazie all'articolo di Tony Graffio). Le voci si sono sparse ed io riesco a lavorare quel tanto per mantenere in funzione le macchine. Se dovessi fermare la sviluppatrice, poi avrei problemi con i bagni di sviluppo che decadrebbero in fretta, cosa che mi obbligherebbe a doverli cambiare ed andare incontro a costi superiori, non permettendomi di praticare i prezzi che riesco a fare normalmente.

TG: - Sviluppo e stampa sono le tue attività principali?

Emma: - Diciamo di sì, poi ho le foto tessere, le elaborazioni d'immagini digitali in PhotoShop e le stampe digitali. Tante stampe digitali.

TG: - In percentuale, lo sviluppo del negativo colore che percentuale del tuo lavoro rappresenta?

Emma: - Circa il 40% del mio giro d'affari.

TG: - Hai anche degli ottimi prezzi...

Emma: -Sono riuscita a fare prezzi molto competitivi perché lavoro parecchio.

Alex Gordon ha comprato da Speed Photo due Kodak Brownie degli anni 1950-1960 di cui è molto contento

TG: - E poi hai anche un angolino dell'usato, un po' per venire incontro alla passione dei ragazzi, vero?

Emma: - Sì c'è un angolino dove io prendo tutto in conto vendita, i ragazzi vengono qui, mi lasciano le loro fotocamere e io vendo per loro.

Materiale fotografico analogico in conto vendita. Emma da questa attività non ricava guadagni, ma in qualche modo incentiva le vendite e lo scambio di fotocamere e obiettivi di appassionati.

TG: - Com'è questa sviluppatrice Agfa FP100, ti dà problemi di manutenzione? O va sempre bene?

Emma: - Allora, mantenere le macchine è costoso, per questo devo lavorare tanto.
La sviluppatrice del film non è costosa a livello di manutenzione perché è come una lavatrice, va e non si blocca mai, anche perché la tengo sempre efficiente, pulisco le vasche quando vanno pulite, e faccio tutto quello che c'è da fare.
Il DLab1 invece mi dà più problemi perché è una macchina abbastanza complessa e, a parte una manutenzione quasi giornaliera, necessita anche di un'assistenza tecnica costante. Nel momento in cui si blocca poi si blocca il tuo lavoro e l'intervento del tecnico è costoso.

TG: - Che cosa fa esattamente il D-Lab 1?

Emma: - Il D-Lab 1 legge la pellicola, scansiona automaticamente i negativi, oppure li stampa.

TG: - Da quanto tempo hai queste macchine?

Emma: -La FP 100 dal 1999, mentre il DLab 1 dal 2008-2009.
Nel 1998 nel negozio c'era una sviluppatrice film vecchia ed io l'ho voluta cambiare perché bloccava spesso i film.
L'Agfa FP 100 l'ho comprata nuova nel 1999 e l'ho pagata sui 7-8 milioni di lire d'allora.
Però quando Ars Color ha chiuso mi sono organizzata ed ho ritirato anche la loro FP100 che era una gemella di questa, l'ho fatto per avere un'altra macchina da cui poter cannibalizzare i pezzi di ricambio, in caso di necessità. Adesso la tengo nel capannone di mio marito, non si sa mai, ma fino ad ora non s'è ancora rotto niente.
Io ho sempre acquistato Agfa perché questa ditta faceva delle macchine stupende e molto robuste.

TG: - In questo negozio fai tutto tu?

Emma: - Ho un collaboratore che viene qua 2 o 3 volte al mese, quando io ho degli impegni. E' la stessa persona, ormai di una certa età, che ha mi ha insegnato il lavoro quando io ho rilevato questo negozio. All'epoca lavorava per Ars Color. Mi ha insegnato tutto.

TG: - Per una donna è complicato avere a che fare con queste apparecchiature?

Emma: - All'inizio è stato difficile avvicinarmi a certe parti di meccanica di queste due macchine, però dopo ho acquisito una certa manualità e sono riuscita ad affrontare diversi problemi che adesso sono in grado di risolvere da sola. Io comunque pago una quota fissa per poter comunicare con l'assistenza; mi basta questo contatto telefonico per riuscire a risolvere diversi problemi senza far intervenire il tecnico sul posto. Si tratta di un servizio che offriva Agfa e che tuttora il tecnico, che è un ex dipendente Agfa, mi propone e mi offre come assistenza tecnica. Chiaramente, dopo la chiusura di Agfa questo tecnico lavora in proprio, ma lavora sempre allo stesso modo per i mini-lab.

TG: - La tua maggior preoccupazione è l'assistenza?

Emma: - Sì, la mancanza d'assistenza e la mancanza di ricambi mi preoccupano. Per ora il DLab 1 non ha problemi, i ricambi ci sono, ma il giorno che il mio collaboratore smetterà di lavorare io avrò grossi problemi, perché queste macchine hanno bisogno d'assistenza tecnica.
L'anno scorso, io ho avuto bisogno di almeno 3-4 interventi tecnici in un anno. Ogni intervento è costoso ed in più mi tocca fermare l'attività. Quando il DLab 1 si ferma, mi devo fermare, mentre l'FP100 si è bloccata solo 2 volte in 16 anni.
Quando il DLab 1 si blocca, io sto ferma a secondo della possibilità che il tecnico ha di venire qui a fare la riparazione. Generalmente, lui è abbastanza solerte nell'uscire, ma almeno un giorno mi capita di perderlo.

TG: - I clienti ti chiedono solo lo sviluppo? O anche la scansione?

Emma: - Tutti quelli che vengono qui a portare i rullini chiedono sia lo sviluppo che la scansione. Io faccio anche la scansione delle pellicole in bianco e nero. Il negativo lo do' da sviluppare a terzi, ma le scansioni le faccio qui da me. Il DLab 1 scansiona tutto dalle strisce in 35mm.

TG: - Quanta passione ci metti in questa tua attività?

Emma: - Agli inizi, ho scelto di fare questa attività perché era il mio lavoro, ora che sono in pensione, potrei anche smettere, volendo, ma non smetto perché questo lavoro è diventato una passione.
Confrontarmi quotidianamente con i ragazzi mi fa sentire aggiornata e mi sento bene a stare in mezzo alla gente ad occuparmi di queste cose.
C'è da dire che io non abito qua in zona, io abito dalle parti di San Siro; nel mio quartiere conosco soltanto i miei vicini di casa, mentre qui in Bovisa ho moltissimi amici, conosco tutti e tutti mi conoscono e questa è una bella cosa.

TG: - Però mi sembra di capire che il tuo lavoro non sia così facile, ci sono sempre dei problemi da risolvere, poi anche il mercato stesso può cambiare in qualsiasi momento, c'è sempre un punto di domanda, o no?

Emma: - C'è sempre un punto di domanda, del resto come in tutte le cose ed in tutti i lavori, qui si tratta di un'attività che sembrerebbe che stia andando a morire e che io sto tenendo in piedi aggrappandomi a tutti i vecchi contatti che avevo all'epoca in cui funzionavano i mini-lab. Per ora va bene.

TG: - Pensi che per un giovane che volesse iniziare questa attività senza i tuoi contatti, sarebbe possibile fare questo lavoro?

Emma: - Sarebbe molto più complicato, certo, dovrebbe per forza appoggiarsi a qualcuno, è chiaro.
Inoltre, iniziando ex novo, dovrebbe tenere attiva questa parte del lavoro e rinnovarsi in qualcos'altro differenziando i propri interessi professionali. Non penso sarebbe facile.
Io per ora ci credo, quando c'è stata la svolta totale dall'analogico al digitale, circa 6-7 anni fa, c'è stato veramente un crollo degli affari, poi, da 3-4 anni a questa parte si sente un incremento della richiesta nello sviluppo di pellicole a colori, per ciò è difficile prevedere cosa accadrà in futuro.

TG: - Un altro problema che non abbiamo ancora considerato è la raccolta e lo smaltimento dei chimici esausti, me ne vuoi parlare?

Il serbatoio da 400 litri di chimici esausti viene svuotato 3 volte all'anno da una ditta specializzata nello smaltimento di rifiuti speciali

Emma: - Sì, anche questo è un bel problema, io fortunatamente, ho ancora un fornitore che 3 volte all'anno viene a raccogliere i bagni chimici esausti; tieni conto che io smaltisco circa 1200 litri di acidi ogni anno, non è poco. Ci sono tasse da pagare, dichiarazioni da fare, libri contabili da tenere.

TG: - Può essere il motivo che ha fatto chiudere alcuni laboratori di sviluppo e stampa chimica?

Emma: - Tanti hanno chiuso anche per questo motivo, sì, decisamente.
Io ho un aggancio di un camion che va in giro a raccogliere prodotti chimici negli ospedali e che raccoglie anche quello che io accumulo in un serbatoio in cortile. Quando passa da Niguarda viene anche da me e porta via i miei scarti.

TG: - 16 anni fa sviluppavi circa 1000-1200 rulli al mese, adesso invece?

Emma: - Adesso sviluppo dai 200 ai 250 rulli al mese, non sono pochi.

Gambarock Motogamba Alex Gordon
Il negozio di Emma è il punto di ritrovo di fotografi, appassionati e personaggi di vario tipo. Alex Gordon (seduto sulla sua KawaHulk 750 dotata di gamba rock) è un cineoperatore molto noto a Milano, anche lui vive in Bovisa, se volete conoscerlo meglio leggete questa pagina.



Nota * Dal febbraio 2018 i prezzi sono stati ritoccati:
Sviluppo del negativo+scansione automatica: 4,00 euro.
Solo sviluppo colore 135: 3,00 euro.
Scansione da rullini tagliati: 3,00 euro.


Speed Photo è in  via degli Imbriani 55 a Milano.
Se volete contattare Emma telefonicamente, la trovate allo 02/33220535.


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