mercoledì 6 gennaio 2016

Prossimamente su Frammenti di Cultura

Mi sto dedicando con passione alla ricerca di notizie e personaggi che possano suscitare l'interesse di coloro che vivono e amano la fotografia perché, ultimamente, mi sono reso conto che la fotografia tradizionale non è tanto trattata e molte cose importanti rischiano di cadere nel dimenticatoio o di venir ignorate.
Spero che il pubblico di Frammenti di Cultura e Ortodossia Fotografica apprezzi il mio lavoro e collabori a questa faticosa operazione di divulgazione e valorizzazione di tecniche ed informazioni che mi sono proposto di trattare e far conoscere attraverso i miei blog.
Ho pensato di presentare delle anticipazioni riguardanti i prossimi articoli che compariranno su queste pagine perché ritengo che questi argomenti meritino un po' d'attenzione da parte di tutti e sarebbe un peccato se non dovessero trovarne, o peggio passare inosservati.
Da blogger indipendente, non ho nulla da guadagnare da questa mia attività culturale ed anche per questa ragione, potrei pensare di non occuparmi più di diffondere quanto scrivo, nel caso capissi che ciò che pubblico non rispecchia i reali interessi di coloro che incontrano le storie e le notizie che propongo.


Il mondo del collezionismo è molto misterioso: un collezionista generalmente non vuol far sapere a nessuno della propria esistenza e di che cosa è veramente in suo possesso. Spesso, il collezionista ricerca i pezzi più rari per la propria soddisfazione personale e soltanto poche persone intorno a lui sono a conoscenza di questa irrefrenabile smania di possesso. 
Io stesso, prima di recarmi dal mio interlocutore, pur avendo capito che stavo per andare a vedere qualcosa d'eccezionale, non credevo che mi sarei trovato di fronte a qualcosa molto più che estremamente importante. Neppure toccando con mano ciò di cui stavamo parlando mi capacitavo di come qualcosa del genere potesse essere così vicino a noi ed al tempo stesso così lontano. Ci ho messo un pochino di tempo per capire che la più grande e preziosa raccolta di fotocamere antiche era proprio lì davanti a me e soltanto poche persone al mondo sapevano questa cosa. Una volta, praticamente chiunque mosso da passione e conoscenze poteva andare a caccia di pezzi rari senza spendere tanti soldi, ma da quando, grazie ad internet, tutti possono sapere se un oggetto è introvabile, o molto più comune, se si vuole acquistare qualcosa di veramente bello e particolare bisogna spendere cifre esagerate ed avere disponibilità finanziarie illimitate.
Questa cosa ci fa capire che nella società contemporanea stia diventando molto difficile emergere per meriti o capacità personali che non siano collegate al potere economico o politico, ma questa è solo una riflessione personale.
I collezionisti, contrariamente a quello che si possa pensare, talvolta non si conoscono neppure tra di loro, so di persone che hanno scoperto di avere a pochi passi da casa altri appassionati di fotografia che sono in possesso di beni che si possono ormai considerare inestimabili, al pari delle più preziose collezioni d'arte, perciò non deve sorprendere che neppure io non sapessi certe cose. Insomma, non siate sorpresi di questa sorpresa, nel mondo del collezionismo tutto è possibile, al punto che molti rinomati musei potrebbero soltanto farci sorridere per quel poco che orgogliosamente espongono.
Da ragazzo, ed anche in seguito, andai a Chalon-sur-Saône, in Borgogna, per vedere qualcosa di mai visto prima, ma se adesso ripenso al museo Nicéphore Niépce, capisco che non è niente rispetto a quello che c'è nella collezione privata di chi ho intervistato ieri. Normalmente, in un museo di alto livello troviamo una, due, o al massimo tre fotocamere di legno per Dagherrotipia. Che cosa pensereste se io vi dicessi che il mio ospitale collezionista aveva nei suoi locali ben 100 pezzi diversi di queste magiche scatole della prima metà del XIX secolo?
In questi giorni ho visto dei pezzi talmente strepitosi che mi hanno totalmente sorpreso e di cui ignoravo totalmente l'esistenza e la storia.
Ho parlato con chi mi ha raccontato come e perché è riuscito ad entrare in possesso di fotocamere e cineprese meravigliose e vi assicuro che già questi aneddoti sono molto affasinanti, al limite di ciò che si possa effettivamente ritenere plausibile, o credibile.
Ho ascoltato cose veramente pazzesche, divertenti ed improbabili che so essere vere, anche perché, in alcuni casi, mi è stato chiesto di non divulgare integralmente questi racconti, per motivi di riservatezza e di mercato.
Seguitemi anche nei prossimi giorni e vi prometto di farvi divertire con quello che ho da dirvi su questo signore, sulla sua collezione e sulle storie ad essa collegate.


Trent'anni di carriera sono un bel traguardo per tutti; nell'ambito delle ricerche che sto compiendo per documentare le differenti tecniche di stampa, ho incontrato un noto stampatore milanese che, superato il primo impatto con l'irruenza di Tony Graffio, si è poi sentito a suo agio ed ha raccontato alcuni momenti significativi della propria esperienza, ha confidato il suo approccio al bianco e nero ed ha parlato del suo rapporto lavorativo e d'amicizia con Gabriele Basilico, un fotografo che ha saputo far apprezzare le sue immagini partendo dall'architettura industriale della Milano degli anni '70.
Anche questa è un'intervista da non perdere per nessuna ragione al mondo.

Il calendario Pirelli

Che cos'è il calendario Pirelli? Chi lo stampa? Chi lo ha stampato? Quali sono gli standard qualitativi che lo distinguono? Mi sto un po' sbilanciando a parlare di qualcosa che non ho ancora scritto, ma avendo casualmente conosciuto uno dei primi tipografi che hanno stampato "The Cal", ho deciso di mettermi sulle tracce di chi gestisce attualmente questo progetto per provare a sapere qualcosa di più su una pubblicazione diventata mitica ad ogni latitudine. Cercherò in questo caso di toccare argomenti che possano essere d'interesse per una larga fascia di pubblico. Tony Graffio

Sostenete Tony Graffio prima che si riduca così





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