mercoledì 11 giugno 2014

David LaChapelle tra arte e fotografia

David La Chapelle al Superstudio Milano
David LaChapelle al Superstudio fotografato da Tony Graffio

La sera del 6 giugno, al Superstudio di via Forcella, a Milano, Phase One ha organizzato un incontro con David LaChapelle, un artista che sarebbe riduttivo definire fotografo.
All'evento erano presenti più di 200 invitati che hanno avuto la possibilità di sentire l'artista parlare della sua storia, della sua visione del mondo ed illustrare alcune sue fotografie recenti che egli ritiene particolarmente significative nel suo percorso espressivo.
David LaChapelle è nato a Hartford, una cittadina del Connecticut a oltre 100 miglia da New York, l'11 marzo 1963. Durante la sua adolescenza ha frequentato scuole pubbliche dove è stato preso di mira dai bulletti locali che lo infastidivano per il suo orientamento personale; probabilmente, anche a causa di questi fatti, poco più che quindicenne David scappa di casa per recarsi a New York, sentirsi più libero d'essere se stesso, frequentare lo Studio 54, dove lavorava come cameriere.
In seguito, studia arte in North Carolina e poi si sposta ancora a New York per proseguire i suoi studi artistici presso la School of Visual Arts, dove apprende il linguaggio e le tecniche della fotografia.
Proprio grazie ad alcune fotografie in bianco e nero che ritraevano i suoi compagni di scuola, David, appena 17 enne, viene notato da una galleria d'arte dove inizierà ad esporre i suoi lavori. Una serie di situazioni particolarmente favorevoli, gli fanno conoscere Andy Warhol che apprezzando lo stile del giovane LaChapelle gli permette d'iniziare a pubblicare i suoi scatti per "Interview Magazine"rivista fondata nel 1969 da Andy Warhol che si occupa di far conoscere artisti, musicisti, creativi e nuovi pensatori.David LaChapelle viene poi contattato per realizzare fotografie commerciali e di moda per le più importanti riviste americane ed internazionali. Queste attività contribuiscono a conferirgli una fama mondiale che lo pone tra i più grandi fotografi di sempre.
Lo stile di David LaChapelle è profondamente influenzato dalla Pop Art, ma al tempo stesso, viene considerato un po' barocco, sia per la stravaganza delle sue opere, sia per la quantità di elementi e dettagli presenti nei suoi soggetti.
E' stato forse il primo autore che ha mostrato esplicitamente un amore omosessuale in una campagna pubblicitaria; era il 1995, si trattava di una fotografia in cui due marinai che sembrano appena sbarcati da una nave finita la guerra, si baciavano reclamizzando una nota marca vicentina di Jeans.

Kissing Sailors - David LaChapelle 1995

LaChapelle, oltre che fotografo commerciale e ritrattista di personaggi famosi, è un regista di videoclip musicali, film documentari e di spot pubblicitari, ha ottenuto ottimi risultati in ogni settore in cui s'è cimentato.
Nel 2005 l'ambiente della moda inizia a lasciarlo un po' perplesso e per esprimere questa suo disagio scatta delle fotografie nelle quali delle modelle riccamente vestite posano davanti ad ambienti che sembrano essere stati distrutti da qualche catastrofe naturale.
Tre mesi dopo, l'Uragano Katrina colpirà le coste della Louisiana e del Mississipi inondando molte città, tra le quali New Orleans. In quel momento LaChapelle ed i suoi editori si pongono la domanda se quelle fotografie debbano essere pubblicate, o meno.

Hurricane - David LaChapelle 2005

Dopo 26 anni di una carriera  molto intensa e di successo, l'ambiente consumistico della fotografia commerciale porta David LaChapelle ad una fuga dalla civiltà. David si rifugia a Maui, alle Hawaii, in una casa in mezzo alla foresta, dove poter vivere a contatto con la natura in maniera autosufficiente e sostenibile, con i pannelli fotovoltaici sul tetto, le capre e le galline in giardino, coltivando personalmente il proprio orto. 
David sente d'aver dato tutto quello che poteva dare alla fotografia pubblicitaria e di moda, in più, si trova di fronte al paradosso che con il proprio apporto artistico e comunicativo egli contribuisce a far vendere maggiormente i prodotti di un mondo che continua a proporre stili di vita non più sostenibili.
La tranquillità nel paradiso terrestre di Maui non dura molto.
David viene contattato telefonicamente da un amico che lo porta a conoscenza del fatto che un gallerista d'arte lo sta cercando per proporgli di produrre opere in libertà, da poter vendere poi attraverso il circuito del mercati dell'arte.
David sente d'avere una nuova possibilità importante per tornare ad occuparsi di progetti personali che gli permettano di veicolare un nuovo messaggio; ripensa alle parole d'incoraggiamento che tanti anni prima Andy Warhol gli aveva detto e capisce che può incamminarsi verso una nuova strada.
"Non ci sono limiti a ciò che si può fare e bisogna non far caso alle critiche che si possono ricevere durante il proprio percorso artistico"
Lo stesso Warhol subì feroci attacchi durante la sua vita, ma poi, col tempo, nessuno ebbe più dubbi sul valore delle sue opere.


Deluge - David LaChapelle 2007

La prima immagine che David LaChapelle produsse per il suo ritorno alla fotografia artistica fu un'opera molto ricercata che s'ispirava alla Cappella Sistina di Michelangelo, non limitandosi a darne una nuova visione iconografica, ma proponendo anche un nuovo contenuto. Mentre Michelangelo ci narra della creazione del mondo, LaChapelle ce ne illustra la distruzione.
Conoscendo bene l'ambiente di Las Vegas, pieno di negozi e di merce pregiata di cui fanno incetta gli amanti di griffe e abiti di pregio, David volle raccontare di un mondo in grave crisi che si preparava ad essere spazzato via da un ennesimo diluvio universale.
Sullo sfondo di personaggi neoclassici, scelti accuratamente in un casting molto selettivo, David ci mostra la decadenza di un mondo che ha provocato grandi danni ambientali, come il cambiamento climatico che ha prodotto l'onda che sommergerà l'umanità intera. In questo ultimo disperato momento in cui tutti sanno che dovranno soccombere, gli esseri umani ritrovano la loro umanità cercando di aiutarsi gli uni con gli altri. In questo terribile momento non ci sono conflitti, ma amore ed empatia; pur avendo fatto una critica molto dura alla società attuale LaChapelle la assolve dai suoi mali, convinto che messo di fronte al dramma finale l'uomo sia in grado di riscattare se stesso.
Questa immagine ha richiesto sei mesi di preparazione, intesa soprattutto come studio degli elementi scenici, progettazione formale, scelta dei modelli e ricerche effettuate con viaggi a Roma per osservare dal vero il capolavoro Michelangiolesco. Altri sei mesi sono stati necessari per lavorare in studio ed in post-produzione al perfezionamento dell'opera. Lo scatto in sé non ha richiesto molto tempo, ma la meticolosità dell'autore richiedeva una grande attenzione ad ogni aspetto della fase produttiva che portasse ad un risultato magistrale.

Rape of Africa - David LaChapelle 2009

Ancora nel voler citare gli artisti del Rinascimento italiano, David LaChapelle guarda alla Venere e a Marte di Sandro Botticelli per comporre un'immagine classica rivista in chiave moderna.
Lo sfruttamento dei paesi ricchi ai danni del continente africano ha provocato danni che non sono solo d'origine economica. Le guerre, gli abusi sessuali, la situazione sanitaria, il disfacimento del tessuto familiare e sociale hanno impoverito i popoli africani che si ritrovano a combattere con dei soldati-bambini che, nel quadro moderno, hanno soppiantato i piccoli satiri dipinti da Botticelli.
Naomi Campbell interpreta in tutto il suo splendore una Venere nera discinta e disponibile ai voleri di un uomo bianco che non può essere risvegliato e riportato ad uno stato di coscienza, neppure attraverso le grida di chi soffre.


Self portrait as House - David LaChapelle 2013

Negli anni successivi, David LaChapelle prosegue con la sue rappresentazioni simbolica della realtà; nel caso di "Autoritratto come una casa" l'artista presenta lo spaccato di una casa monofamiliare le cui stanze sono da interpretare come le stanze della sua mente, delle sue abitudini, dei suoi difetti e delle proprie azioni. 



Gas Stations - David LaChapelle 2013

La serie di fotografie intitolata: "Gas Stations" è una celebrazione alla civiltà industriale ed all'energia che ha permesso all'umanità di svilupparsi, viaggiare e proliferare in maniera esponenziale.

"Non c'è individuo sul pianeta, di qualsiasi ceto sociale o di qualunque credo religioso che non si rechi al tempio della pompa di benzina per celebrare il culto del petrolio". Questo è il parere di David LaChapelle; anch'egli sceglie di rendere omaggio a questi sacrari del combustibile con il suo lavoro fotografico.
Solo 50 anni fa, la popolazione mondiale ammontava a 3,5 miliardi di abitanti, mentre adesso è raddoppiata, passando a circa 7 miliardi di individui.
E' probabile che verso la fine di questo secolo la popolazione possa aumentare a 10 o 14 miliardi di esseri umani, un numero impressionante di persone che dovranno disporre in modo più razionale delle materie prime e delle risorse del pianeta, in modo che ognuna di queste persone possa condurre un'esistenza dignitosa, altrimenti  gli equilibri sul pianeta potrebbero portare a guerre diffuse o situazioni tali da non garantire un futuro al pianeta.
Le fotografie sono state scattate di notte, in esterni, collocando modellini costruiti appositamente a questo scopo in ambienti naturali che contrastassero con l'elemento raffinato che viene erogato in queste stazioni.
I tempi d'esposizione di questi scatti erano intorno ai 10 secondi, ma nonostante questo, le immagini sono prive di disturbi, crazy pixel o altri inconvenienti che possano danneggiare la qualità dell'immagine, in quanto sono state usate le migliori fotocamere disponibili sul mercato dell'attuale tecnologia elettronica.


Land Scape - David LaChapelle 2014

Questa fotografie che fanno parte della serie 
Land Scape, proseguono idealmente la celebrazione della civiltà petrolifera illustrando le strutture industriali attraverso le quali viene prodotta la benzina. LaChapelle s'è affidato agli esperti modellisti di Hollywood per realizzare delle maquette di raffinerie composte da elementi plastici di uso comune come bicchieri, cannucce piegate, imbuti, bottiglie, tubi, lattine di bevande, contenitori d'alluminio per la cottura di tacchini natalizi, elementi di cartone e via di seguito. Il tutto è stato dipinto, rivestito di carta colorata e addobbato con luci a led e trasportato nel Joshua Tree National Park, nel Sud Est della California dove le piattaforme sono state fotografate sia di notte, alla luce del crepuscolo e di torce a led, sia di giorno con un bel cielo blu intenso ed il vapore che fuoriusciva da tubicini infilati nelle ciminiere in miniatura. Luce naturale di taglio e qualche colpo di flash per rischiarare la scena e scurire un poco il cielo. Per la serie delle "Gas Stations" le inquadrature davano molto spazio alla giungla, mentre le raffinerie riempiono quasi completamente il fotogramma lasciando un po' di spazio solo per il cielo che, nonostante possa sembrare disegnato su un blue-mattè stato veramente fotografato sul posto.

"Il mio scopo è catturare l'attenzione della gente con un immagine per il tempo necessario a farne capire il significato." David LaChapelle


Phase One 645 DF

I perché di una scelta tecnica
Intervistato sulle ragioni che lo hanno portato alla scelta di una fotocamera come Phase One, David LaChapelle è stato molto chiaro, affermando che questo sistema modulare di medio formato è il migliore strumento di cui possa disporre attualmente un fotografo molto esigente.
David ha sofferto il passaggio dalla fotografia chimica alla fotografia digitale, lui era riuscito a padroneggiare le varie fasi produttive, ha passato 6 anni in camera oscura per la stampa del bianco e nero ed altri 6 anni per la stampa del colore, parlando scherzosamente di questi 12 anni come del suo periodo oscuro. 
Come tantissimi altri fotografi, David ha visto cambiare profondamente la tecnica con l'avvento del digitale che, inizialmente, non lo soddisfaceva a causa di una certa lentezza operativa e di risultati non confacenti alle proprie aspettative.
Per motivi legati alla maggior economicità di gestione e al minor inquinamento prodotto dalla tecnica digitale, nel giro di poco tempo la fotografia digitale si afferma come il sistema che impone a tutti un nuovo mercato fotografico.
David LaChapelle s'affida ai propri assistenti per avere un consiglio su come migliorare i risultati che vuole ottenere e la risposta che riceve è quella che se vuole ottenere risultati migliori deve scegliere di passare al miglior prodotto disponibile, ovvero: Phase One.
Phase One, grazie anche ad un software come Capture One Pro 7, può collegare il dorso digitale della fotocamera, tramite dei cavi, ad un computer e a degli schermi di grande formato che permettono di valutare con la massima precisione la composizione dell'inquadratura ed il risultato ottenuto dopo lo scatto. Phase One/Mamiya Leaf, a differenza di tutte le fotocamere non di medio formato e della maggior parte di fotocamere che lavorano a 14 bit, registra una grande ricchezza di sfumature di colore a 16 bit che già contribuiscono a fare la differenza con qualsiasi altro tipo di immagine.
L'assenza di grana, o disturbi, in esposizioni lunghe, la possibilità d'intervenire in maniera ottimale nella riduzione del rumore, nella correzione del colore, nelle regolazioni locali, un sistema di ripristino delle zone di luce difficile che può introdurre un high dynamic range anche in immagini esposte normalmente, sono altri fattori che contribuiscono a migliorare l'immagine finale. Senza parlare del fatto che un dorso come il Phase One IQ280 produce un'immagine da 80 Megapixel che rende ogni altra immagine realizzata con una definizione inferiore completamente incomparabile alla qualità di Phase One.
Per una più completa presentazione dei prodotti offerti da Phase One e per conoscere meglio la filosofia di questo marchio, ho deciso di parlare direttamente con il CEO dell'azienda, Henrik Hakonsson. Tony Graffio

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