giovedì 9 febbraio 2017

Dalida, un ricordo a più di 60 anni dal suo esordio (Non si può fermare il tempo, non si può mutare il vento)

Expo Vinile Fiera del Disco
Maurizio Giora con l'album di Dalida con la copertina apribile, un disco abbastanza raro che poi verrà rimpiazzato da una semplice busta di cartone, più economica da produrre.

A Novegro Expo Vinile, lo scorso ottobre, ho parlato con Maurizio Giora, uno standista che veniva dalla provincia di Alessandria per proporre dischi Rock & Roll degli anni '70, musica leggera e pop italiano; oltre ad un discreto assortimento di cantanti melodici anni '50 (cloni di Sinatra e Dean Martin interpretati da Pino Donaggio, Luciano Tajoli etc.), di conseguenza parecchi dischi a 78 giri che da noi sono stati in uso fino al 1959. La richiesta per i 78 giri è molto circoscritta perché, come per molti altri oggetti ricercati, solitamente l'appassionato di un certo periodo storico ha vissuto anch'egli in quell'epoca ed il collezionismo diventa così un interesse prevalentemente generazionale.
Sul banco di Giora fanno bella mostra alcuni dischi di Dalida, una cantante italo-francese che in passato è stata molto benvoluta dal pubblico internazionale. Proprio perché Dalida ha pubblicato in molti paesi, per l'appassionato, o il fanatico è possibile ricercare la chicca mancante di un'edizione particolare che magari è stata stampata in Turchia, nelle Filippine o in qualche altro paese esotico. In questi casi possiamo parlare di un mercato sempre aperto, anche se negli ultimi anni, forse proprio per un fattore anagrafico, gli appassionati di questa brava cantante si stanno un po' riducendo.


Vinile
Un'edizione spagnola di un disco di Dalida.

Dalida
Un'edizione tedesca di un disco di Dalida.

Si riescono a trovare anche gli EP a 45 giri con 2 canzoni per lato che erano molto in voga in Francia ed in Italia negli anni '70.
Il 15 febbraio su Raiuno verrà trasmessa un film in due puntate dedicato a Iolanda Cristina Gigliotti a distanza di 30 anni dalla sua morte, a 50 anni dalla scomparsa di Luigi Tenco ed a circa 61 anni dal suo primo concerto all'Olympia di Parigi. Sveva Alviti, una trentunenne ex-modella italiana è stata l'interprete della cantante in una cooproduzione cinematografica internazionale che ha molto soddisfatto la regista Lisa Azuelos. 
Finita la settimana del Festival di Sanremo prepariamoci allora a vedere una miniserie che, a quanto ci è stato detto, dovrebbe essere fatta molto bene. Nulla a che vedere con il film in due puntate di 10 anni fa che vedeva come interprete Sabrina Ferrilli. Gli appassionati sono avvisati.


Dalida - La chanson d'Orphée - Milord

Expo Vinile
 Alcuni dischi venivano pubblicati senza un titolo, questo era semplicemente: Dalida.

 Un altro disco di Dalida senza titolo viene conosciuto solo come: Dalida.

Dalida etichetta Barclay
 Il retro di Dalida, questa edizione della Jolly, è uno dei dischi che ha venduto di meno in Italia. Vale dai 40 agli 80 euro.

A volte non si dava nemmeno un titolo all'album e lì assumeva importanza l'immagine utilizzata sulla copertina e controllare le canzoni che comparivano sulla busta.

Un EP di Dalida, una strana confezione col foro centrale sulla busta - Milord

 Un altro 45 giri di Dalida - Oh Lady Mary

Una raccolta di canzoni di Dalida.

Dalida, nata il 17 gennaio 1933 al Cairo all'inizio della sua carriera ha avuto un successo immediato al di là delle Alpi, con "Bambino" nel 1956, mentre in Italia ha dovuto attendere qualche tempo per essere pienamente apprezzata, per questo motivo i dischi italiani degli anni '60 sono più rari di quelli francesi.Oltre ad essere stata una cantante molto popolare, Dalida ha interpretato anche 13 film come attrice.Nelle canzoni cantate in francese è immediatamente riconoscibile per un forte accento italiano. Ha registrato canzoni in 7 lingue diverse in un percorso artistico durato più di 30 anni. Ha registrato più di 500 canzoni in francese, 200 canzoni in italiano. Ha cantato anche in giapponese.


Maurizio Giora ed il disco apribile di Dalida.

Adesso volevo proporvi varie versioni di Bang Bang (My Baby Shot Me Down), per avere un vostro parere. 
Iniziamo ad ascoltare la versione originale del 1966 cantata da Cher; poi quella di Nancy Sinatra; poi  Stevie Wonder; poi  Petula Clark;  Ajda Pekkan;  Cem Karaca; poi i  Vanilla Fudge; poi  Terry Reid; poi  Bon Jovi, nel 1985; poi  Frank Sinatra; una versione Hip-Hop di Stevie Wonder; poi Cliff Richard; poi  Paul Weller; il chitarrista ungherese Gabor Szabo; poi Isobel Campbell; poi  Raconteurs;  Arnold T; più recentemente, anche  Lady Gaga s'è cimentata con Bang Bang; i Monophonics; David Guetta; Daniela Andrade; la cubana-bulgara Milenita; la bravissima bambina norvegese  Angelina Jordan; Nico Vega;  Luka Sulic and Stjepan Hauser; un'originale cantante indipendente: Jocelyn Scofield; stavo dimenticando che nel 1966 anche una ventunenne Sheila cantò in maniera magistrale questa canzone (inserirei questa interpretazione al secondo posto della mia personale classifica di tutti coloro che appaiono in questa pagina). In Italia invece, venne cantata da:  Milena Cantù, una ragazza che faceva parte del Clan di Celentano; poi venne cantata anche dall' Equipe 84; I Corvi;  Ivan Cattaneo in una versione elettronica molto anni '80 e infine  Ornella Vanoni.  
Credo che gli esempi possano bastare. 
Devo dire che in francese mi piace moltissimo la dolcissima versione di Mareva Galanter (mi piace la semplicità di questa interpretazione che mette in risalto una voce molto bella anche se forse poco allenata al canto. La inserirei al terzo posto della mia classifica personale degli interpreti di Bang Bang). In francese ho trovato anche questa versione di Sebastian Vastea; quest'altra di Nigel Ashley, oppure quest'altra di Claire Lepage; René Quiles; Sylvie Vartan; Anne Germain; Stephanie Lapointe; ma stranamente non sono riuscito a trovare Dalida che cantava questa canzone in francese. 
Ascoltiamola perciò in italiano: Bang Bang cantata da Dalida. Per me, questa è la versione più, intensa, più toccante: la migliore. Certo l'orchestra aiuta molto, ma a me sembra che Dalida in questa canzone sia insuperabile. E' stata un'artista che ha cantato spesso canzoni molto tristi.
Dalida ha venduto più di 100 milioni di dischi.  
Nel 1987 s'è suicidata perché la vita era diventata per lei insopportabile. E' sepolta a Parigi, nel cimitero di Montmartre. TG



domenica 5 febbraio 2017

Fuga dal mondo distopico

Dopo che Stefano Bacci mi aveva consegnato il suo racconto su: Nostra Signora dei migranti, ho voluto metterlo alla prova con un'idea un po' diversa e gli ho dato indicazioni piuttosto difficili da seguire. Ecco quali erano le mie richieste in una email che gli avevo spedito lo scorso 9 gennaio.

"Mi piacciono molto i racconti difficili da collocare nel tempo e nello spazio, ma che fanno riferimento a realtà possibili molto vicine alle nostre.
Non so perché, forse adesso m'è venuta un'ispirazione, mi piacerebbe che in un prossimo racconto (visto che adesso ci hai fatto viaggiare nel passato) ci facessi visitare il futuro.
Anche perché ultimamente ci stanno raccontando molte sottili verità: un giorno ci dicono che il nostro universo potrebbe essere una Matrix creata da un software di un sofisticatissimo computer, poi contrordine, forse stiamo vivendo in un ologramma...
Insomma che la vita sia tutta un'illusione l'abbiamo sempre sospettato, ma adesso è tempo che tu mi racconti il tuo punto di vista, tenendo conto delle mie condizioni.
Il prossimo compito che ti affiderei è di parlare di un mondo distopico in cui la sovrappopolazione nella parte più evoluta del mondo non permette alle popolazioni di accedere all'energia che fa funzionare ogni cosa ed a cui non si può rinunciare. Tutto dipende dall'elettricità, ma le risorse sono terminate: non c'è più petrolio, gas, l'acqua è pochissima, non si riescono ad utilizzare energie alternative come il vento o il sole perché è tutto costruito e sovrapposto. Ci sono 50 miliardi di persone in Europa e tutte necessitano di computer, mezzi di trasporto, luce,calore e robot. Come sopravviveremo?
Ah dimenticavo, il resto del pianeta è contaminato da guerre nucleari e non è abitabile.
A te la risposta.
Ciao, grazie, vedi tu se hai voglia di cimentarti in questo difficile compito."

Bacci, per qualche tempo s'era dimenticato della cosa, ma quando l'ho incontrato per chiedergli a che punto era con il nuovo racconto, mi ha confessato di non aver fatto caso alla mia email. Per farsi perdonare per la sua piccola dimenticanza, ecco cosa ha scritto in soli 40 minuti. TG

Anarchia
Anarchy in the New World

"In un certo senso l'uomo è un microcosmo dell'universo, quindi, ciò che l'uomo è, è un indizio per l'universo. Noi siamo racchiusi nell'universo". David Bohm

La straordinaria fuga del Tenente Klein

"Non può essere, non può essere, cazzo. Ho fatto l'addestramento, posso resistere 85 ore senz'acqua. Perché c'è quest'allarme rosso nel mio display? E le radiazioni, poi? Livello 92, un nonnulla. Certo, accopperebbero un elefante del secolo scorso, ma io sono un fottuto Quarta Generazione e nelle radiazioni Liv 92 ci sguazzo come un rospo in uno stagno."
Così pensava il Tenente  Anton Klein avanzando a fatica in mezzo ad uno scenario desolante e devastato, che il peggior day-after in confronto è una cartolina toscana aperta su ameni scorci con pievi e cipressi e colline color terra di Siena bruciata.
"E' la batteria, ecco cos'è... la batteria". E' sotto il livello di guardia e segnala avvisi a casaccio. L'idratazione è ok. Le radiazioni nei limiti. Devo smetterla di essere paranoico, se voglio salvare le palle da questa missione. Devo fidarmi delle mie sensazioni, non del pannello di controllo delle funzioni vita/armamento/radiazioni." Tutta colpa della rete elettrica, pensò, che ormai riforniva il 10% della popolazione col 97% della sua intera capacità di distribuzione, dopo che la forbice sociale fra ricchi e poveri si era dilatata fino al punto di non ritorno e i primi si erano asserragliati nelle loro oasi dorate e inaccessibili all'esercito di zecche e reietti tagliati fuori dall'ultimo banchetto.
Con in testa soltanto l'obbiettivo della missione, Klein dovette tuttavia sbarazzarsi di un paio di gruppi di miliziani territoriali che gestivano in armi questo o quel pezzo di arido nulla riarso dentro cui doveva transitare. La sua superiorità militare era schiacciante, per lo più si trattava di gang di pezzenti di seconda o terza generazione, ruderi deformi fiaccati dalle radiazioni e troppo male in arnese per fermarlo; tuttavia una sola distrazione sarebbe stata di troppo, in quei frangenti da "Mors tua, vita mea".
In qualche modo arrivò al varco che lui e i suoi commilitoni dovevano provare a forzare, per poi penetrare nella città protetta e saccheggiare il saccheggiabile. Uranio, soprattutto, per sopperire almeno in parte e per più tempo possibile alla mancanza di energia elettrica. Ma con un po' di fortuna anche Niblonio, Arcadio e Sarinite, che erano quanto di più moderno in fatto di energie non fossili e non nucleari del XXII secolo. Se poi fosse rimasto in saccoccia anche qualche Nuovo Doblone... Beh, si sa: pecunia non olet. "Annusate un doblone: non puzza mai di merda", diceva sempre il Colonnello Dacosta alle reclute. "Poi, annusate il coglione a cui lo avete strappato. Ecco, lui sì; lui puzza, perché se l'è fatta sotto! Ma lui resta lì, vivo o morto. Meglio morto. Altrimenti potrebbe volervi ritrovare, prima o poi".
Arrivò al punto di incontro con 6 minuti di ritardo, e quel che vide lo raggelò. Non uno dei 50 compagni di quella missione era rimasto vivo. Morti orribili. Lente. Sadiche. L'orrore in quegli occhi, almeno in quelli che erano ancora dentro le orbite.
"Una spiata, un infame, un cazzo di traditore, un Giuda dei 30 dobloni, ecco chi è stato".
Ma non c'era più tempo di pensare. La pattuglia lealista si era già dispiegata intorno a lui. Aprì il fuoco un attimo dopo che Klein si era tuffato sotto i pezzi più grossi di un Wind-Jeep precipitato.
"Cristo, Klein, sei al capolinea...". Ora l'idratazione scarseggiava davvero. Aveva fatto affidamento su un facile saccheggio di scorte d'acqua, ma anche quel passaggio così banale era saltato. Le radiazioni erano ancora nel range e l'armamento pressoché carico, ma questa volta davanti non aveva qualche armata Brancaleone di straccioni con un piede nella fossa, ma l'élite dei lealisti. Armati, schermati, nutriti e ben pagati. A fine turno, la caserma dentro la zona verde, dove niente manca mai. E tre giorni di libera uscita se lo avessero accoppato.
Klein era un duro, ma tremava e rischiava il panico, cioè la morte. Si sforzò di gestire la situazione con lucidità, ma i battiti forsennati del suo cuore bastavano a rimandarlo sull'orlo del baratro.
"Non ho scampo, non ho scampo, cazzo! Vendere cara la pelle. Sennò? Sennò? L'App di Thomas, l'app di Thomas. Provala, stronzo, tanto sei morto. Sei già carne per i Dagger. Niente più niente al mondo. Non vedrai mai più Julia. Sei fottuto, vecchio Klein. Lancia l'App. Non morire con questo rimpianto".
Thomas, il genio schizzato del suo gruppo e la sua Applicazione salta-dimensioni. Tutta da verificare, come del resto ognuno delle sue stramaledette diavolerie post-cibernetiche. I protocolli K: il salto intra-dimensionale. Fantascienza o roba da apprendisti stregoni. Chi aveva fatto il test non era mai tornato indietro. Pazienza. Erano prigionieri dell'etnia degli Slummer, sarebbero morti comunque. "Per forza non c'è più-si esaltava Thomas-ormai è di là!". E con il dito indice della mano destra faceva un gesto circolare come ad indicare un altrove, uno scavalcamento non reversibile. "L'hai solo disintegrato, stronzo". "E' nel tuo accendino. Salutalo quando ti appicci la prossima sigaretta del cazzo". "L'hai squagliato, genio!". I suoi compagni lo sfottevano, ma Klein la sua app la aveva installata nel pannello, proprio pensando ad una estrema ratio come quella, dove la merda era ormai più su del collo. Non si sa mai.
"Arrenditi, Klein, sei spacciato. Non ti facciamo niente, voglio solo sentirti chiamare mamma. Chissà come sarai carino!" diceva il caposquadriglia. E gli altri si sganasciavano. Uno non rise più, perché un colpo di Klein lo centrò in mezzo alla fronte. Gli altri iniziarono a stringere l'accerchiamento. Non c'era più tempo per battute e altre stronzate. "Prendetelo vivo". Klein si disinteressò del loro cauto avanzare. Aveva sparato un unico colpo a segno, giusto per indurli a procedere con la massima, lenta prudenza e dargli il tempo di lanciare quella cazzo di applicazione. "Cristo, come minchia era la sequenza del Boot...?" Percorso non corretto. Riprovare?! Uno, due, tre tentativi. "Ciao, Klein, piccioncino. Vieni che papà ti prepara la merendina". Erano lì, e già gli intimavano di alzare le mani. L'ultimo click. Fece solo in tempo a leggere "Running!" sul display del pannello principale e un attimo dopo nulla fu più come prima.
Paolo cliccava forte sulla tastiera, assorto e compiaciuto. "Evvai! Obbiettivo Klein finalmente sei mio. Da domani passo allo step successivo, ma questo era il più tosto". "Che dici, amore?". Disse la voce dall'altra stanza. "Niente, Julia, niente. Parlavo fra me e me. Cose di game". "Dai, piantala, che sto uscendo dalla vasca...". Restava solo da spuntare con la "V" verde il quadratino dopo la scritta: "Collect target Klein?" Premette e restò perplesso. Lo schermo esplose di un blu mai visto, poi fu come se la superficie del display iniziasse a deformarsi, quasi come ad assumere le sembianze di un volto. Non "quasi". Era un volto. Era... era Klein! Pensò ad un effetto 3D, pensò che il suo PC non ne poteva affatto supportare di simili, pensò che Klein aveva lo sguardo terrorizzato, ma molto più veridico di quello dell'icona del game; pensò al coltello che brandiva; spalancò la bocca; colse un movimento fulmineo; cercò l'aria e non la trovo; cercò il suo collo con le mani e se le sentì infradiciare; guardò le mani e se le vide rosse; sentì spegnersi tutto tranne il suo terrore; si sentì risucchiare verso l'interno del display del suo PC. Si intravide in un ultimo barlume di orribile consapevolezza sotto forma di icona di Klein nel game, a terra, la gola squarciata e i Lealisti che sghignazzano, maledicendo il rapido epilogo di quello scontro privo di tutte le sublimi torture che si erano prefigurati. Infine, si ritrovò nel deposito degli eroi non ancora sbloccati di un player ignoto, ma di livello molto inferiore al suo.
"Ma insomma... devi farmi aspettare ancora molto?". Cantilenava Julia con una voce che era più di una promessa di facile resa.
Klein rimase come sospeso a mezz'aria, ma infine rapidamente realizzò. Ringraziò quel folle visionario di Thomas e il suo genio. Sospirò. Si passò una mano fra i capelli, così diversi da quelli che aveva avuto fino ad un minuto prima. Aprì bocca e udì una voce ignota che sapeva ora essere la sua. Quella voce diceva: "Eccomi, Julia. Arrivo. Ho una voglia matta di giocare con te..." 
Stefano Bacci


Tutti i diritti sono riservati

Progressive Rock dalla Catalogna

Lo stand di Acetatos Discos a Novegro nell'edizione di Expo Vinile di ottobre 2016

A Novegro Expo Vinile ho chiesto a Acetatos Discos di Valencia qual'è il disco che si vende di più nel loro paese e mi è stato risposto senza ombra di dubbio che Pan y Regaliz, uno di primi gruppi Progressive Rock spagnolo, o meglio catalano, ancora oggi è molto ricercato dagli appassionati della buona musica degli anni '70.
Anche in Italia e Germania i dischi di Pan y Regaliz e Disintegracion sono ugualmente molto richiesti dagli amanti di Rock progressivo e psichedelico. In Spagna questo genere ha fatto la sua apparizione 40 anni fa, tra il 1967 ed il 1968, però a livello internazionale i gruppi iberici hanno iniziato ad essere conosciuti solo nel 1975/76.
La band Pan y Regaliz è il progetto di Guillermo Paris che mise insieme alcuni ragazzi della periferia di Barcellona che erano stati parte di un gruppo folk, Els Mussols, prima di cambiare i loro nomi per Aqua De Regaliz, con il quale pubblicarono alcuni singoli e poi insieme al batterista registrarono il loro unico album. I membri del gruppo hanno apprezzato molto l'album di debutto di Jethro Tull e il sound dei Cream. I Pan y Regaliz avevano più di un legame con gli amici/rivali Maquina, infatti hanno suonato in molti concerti insieme a loro, condividendo i membri ed anche, in un primo momento, la stessa etichetta discografica. Ulteriori modifiche si ebbero quando si inserirono nel gruppo i membri degli ex-Tapiman.
Desintegracion è stato un gruppo catalano (Sabadell) che ha iniziato nei primi anni '70 con il nome di "Los Duendes" (gli Elfi). Con questa denominazione avevano ottenuto il record del mondo per aver suonato sul palco per 27 ore consecutive.
Nel Maggio 71 entrava a far parte del gruppo Escriu Mariano, un chitarrista che dava un nuovo approccio alla musica del gruppo, cosa che li ha portati a cambiare il nome in Disintegracion. Pubblicato il loro unico album, passata l'estate, non riescono però ad ottenere il successo desiderato.  Per guadagnarsi da vivere per qualche tempo hanno suonato negli alberghi della costa mediterranea, soprattutto in Calella. Prima di sciogliersi nel '73 si sono uniti ai Los Canarios, ai Mustang, agli Strex, ai Brincos e ad altri gruppi. Una delle loro canzoni più belle è: "Dia sin luz".
Naturalmente, il Generalissimo Franco sarebbe stato contrario ad un genere musicale che arrivava dall'Inghilterra, ma per fortuna egli non seppe di questo fenomeno che veniva proposto sottobanco, anche perché aveva veramente un pubblico di nicchia e le copie stampate raramente erano più di mille per edizione, fatto che rende i dischi originali piuttosto ricercati e preziosi. 
Francisco Franco invece prediligeva cantanti spagnoli più tradizionali come Raphael, Manolo Escobar e udite, udite: Julio Iglesias!


Un altro bellissimo disco di rock-prog spagnolo: Tabaco dei Desintegracion. Questo album originale è un gioiello prezioso ricercato dai collezionisti di tutto il mondo.

sabato 4 febbraio 2017

F.O.A.D. (Discografia Punk indipendente)

Brainstorm The Nightmares Continues F.O.A.D. Records

La F.O.A.D., un'etichetta Punk indipendente che resuscita il miglior Harcore italiano degli anni '80 e pubblica gruppi internazionale stampando edizioni limitate di gran pregio, anche visivamente, è stato uno degli incontri più interessanti che ho avuto all'Expo Vinile di Novegro, lo scorso ottobre 2016.
Propongo di seguito l'intervista con Giulio Baldizzone, l'intraprendente imprenditore indipendente che insieme a Luca Prandini si occupa di un mercato molto di nicchia che può dare ancora qualche soddisfazione, soprattutto a livello artistico e sociale.


Giulio (Voce dei Cripple Bastards) della F.O.A.D. Records

"Se i Sex Pistols ti facevano venire voglia di distruggere tutto, i Clash ti davano la ragioni per farlo". Anonimo

Tony Graffio: Ciao Giulio, tu rappresenti la F.O.A.D. Records, un'etichetta indipendente che ristampa vecchi dischi Punk e ne produce di nuovi. Mi potresti dire il significato preciso della vostra sigla?

Giulio: Ciao Tony, certamente, F.O.A.D. significa: "Fuck Off And Die"!

TG: Wow, un bel programmino...

Giulio: (Ghignando) Sì, sì...

TG: Di cosa vi occupate esattamente?

Giulio: La nostra etichetta esiste dal 1986, all'inizio era una fanzine, poi ha incominciato a registrare audiocassette, in seguito si è evoluta ed è arrivata a stampare principalmente sul vinile.

TG: Da dove vieni?

Giulio: Io vengo da Alessandria, il mio socio è di Milano.

TG: Chi ha iniziato l'attività di questa etichetta 30 anni fa? E che cosa fate esattamente adesso?

Giulio: L'iniziatore è stato un ragazzo di Torino con il quale io lavoravo, ma adesso lui è uscito da questa attività. Noi produciamo gruppi nuovi e ristampiamo dischi di 30 anni fa cercando registrazioni inedite, demo e prodotti molto di nicchia. Principalmente, ci occupiamo di gruppi Punk e Hardcore.

TG: Immagino sia un lavoro difficile andare a trovare registrazioni perdute o dimenticate...

Giulio: Effettivamente, è un lavoro molto complicato che si riesce a compiere grazie alla collaborazione di collezionisti e di altri contatti sparsi per il mondo. Infatti, ci occupiamo di gruppi provenienti dai posti più sperduti: dal Sud America al Giappone e naturalmente anche di tanti italiani.

TG: Si riescono ancora a recuperare i vecchi master magnetici?

Giulio: Nella maggior parte dei casi recuperiamo le bobine, da 1/4 di pollice che andiamo poi a trasferire, qui a Milano da Elettroformati, uno studio di registrazione storico che ha tutte le apparecchiature giuste per passare dai vari formati. All'epoca preparavano gli acetati per la stampa del Vinile, facevano i dischi per i clan; sono veramente leggenda. Facciamo restaurare da loro le registrazioni e poi facciamo i trasferimenti su altri formati. Ci sono degli album che addirittura erano registrati solo su cassetta, neanche su bobina. Quando proprio non troviamo niente trasferiamo da vinile a vinile, ma questa non è un'operazione che facciamo spesso, perché noi cerchiamo d'avere il master sorgente. Può capitare in rari casi di non avere nessun altro materiale al di fuori del disco, ma per noi la cosa più importante è sempre la bobina o il nastro su audiocassetta.

TG: Quanti dischi stampate?

Giulio: Mediamente, due al mese.

TG: Quante copie per disco?

Giulio: Dipende, dalle 500 alle 1000 copie, a seconda del titolo.

TG: E le edizioni speciali serigrafate, come vengono fatte?

Giulio: Sì, per ogni nostra tiratura facciamo anche una edizione limitata in vinile colorato, vinile splatter, oppure altre cose particolari, come il disco con un lato inciso e l'altro serigrafato. Facciamo anche le copertine serigrafate a mano e numerate, ci sono tantissimi formati diversi ed ogni nostra edizione ha una sua uscita limitata che va dalle 50 alle 100 copie.

TG: Prezzi?

Giulio: Gli LP singoli sono sui 13 euro, le edizioni limitate vanno sui 16-17 euro, gli LP doppi sui 18 euro e le edizioni limitate dei doppi possono arrivare a 25 euro.

TG: Prezzi molto buoni e popolari, direi...

Giulio: Sì, si abbinato al genere, perché il Punk non è per chi è tanto danaroso...

TG: Paolo di Solovinile lo  conoscete?

Giulio: Sì, ci aveva preso qualche nostra uscita, gli era piaciuto il nostro documentario su DVD: Italian Punk Hardcore.


Italian Punk-Hardcore 1980/1989 il Film

TG: Quanto costa?

Giulio: Lo vendiamo a 13 euro.

TG: Va bene, te ne compro una copia anch'io. Vedo che stampate molte magliette, perché?

Giulio: Noi d'estate partecipiamo a molti festival, per questo prepariamo vari gadget per quelle occasioni.

TG: Benissimo! Consigliami allora il miglior festival dove ascoltare Hardcore.

Giulio: Il nostro. "United as One", a Reggio Emilia lo organizziamo noi tutti gli anni a giugno o luglio. Altrimenti, all'estero i festival sono più sul Metal. Ce ne sono tanti. In Inghilterra invece puoi trovare dei bei festival Punk-Hardcore, come il Ribellion a Blackpool ed altri eventi da brivido negli Stati Uniti. Noi ci andiamo ogni tanto per portare le nostre produzioni. 


Il disco bicolore dei Nerorgasmo stampato in Cekia

TG: Posso chiederti dove stampate il Vinile?

Giulio: Sì, la maggior parte lo stampiamo vicino a Praga, perché in Repubblica Ceka la GZ, a livello qualitativo sono i migliori. Inoltre, ci danno le maggiori possibilità di poter stampare con il vinile colorato.

TG: Infatti, sentivo dire che adesso è difficile ottenere buone stampe su vinile.

Giulio: In Italia chi si occupa di vinile sta migliorando ed io li rispetto perché c'è gente giovane che ha iniziato a lavorare in questo settore. L'unica fabbrica è qua a Settala, vicino a Milano. Se gli fornisci un master ben fatto, anche da loro riesci ad ottenere buoni risultati, devi un po' seguirli durante le lavorazioni, tutto lì.


La produzione discografica della F.O.A.D. Records

TG: Giulio, voi siete ancora in contatto con le vecchie glorie del Punk, oltre che con i giovani artisti?

Giulio: Sì, per fare questo tipo di uscite, siamo quasi sempre in contatto con le band. Qualche volta, compriamo le licenze dalle vecchie etichette, o dai vecchi proprietari dei master, però nella maggior parte dei casi facciamo tutto in rapporto diretto con le band. Sono sempre tutti molto disponibili, il modo di rapportarsi varia un po' da paese a paese, però ormai siamo abbastanza conosciuti in tutto il mondo e ci fa piacere lavorare con gli artisti. Luca, il mio socio, cura specialmente i rapporti con le band Nordamericane, io invece lavoro tanto con i gruppi giapponesi, perché da tanti anni ho rapporti con loro. In Italia abbiamo pubblicato i Bulldozer, Paul Chain e poi i Nerorgasmo, i Crashbox, Peggio Punx. Quasi tutto il Punk italiano degli anni '80 lo abbiamo ristampato noi.


Il lato inciso dell'LP dei Brainstorm di Belgrado

TG: Sai consigliarmi qualcosa di strano? Mi hanno detto che ci sono dei gruppi Punk jugoslavi fantastici, li conosci?

Giulio: Sì, perché io sono per metà Jugoslavo. Sono di origini serbe. Il gruppo che ha serigrafato a metà il disco è di Belgrado, si chiamano Brainstorm e si sono fondati nel 1988. Invece di Under Age sono un gruppo di Napoli del 1983, abbiamo ristampato la loro discografia di recente. Sono stati uno dei primi gruppi italiani a fare cose come i britannici Discharge o i Disorder.


Underage - Perché non siamo nati per...

TG: Ed i Pekinska Patka ti piacciono?

Giulio: Certo! E' un gruppo di Novi Sad, forse è il mio gruppo Punk-Rock serbo preferito. Esistevano già dalla fine degli anni '70. Erano stupendi. Ho tutti i loro dischi originali.

TG: Non li vendi?

Giulio: No, no è la mia collezione personale, moriremo insieme. Sono molto appassionato degli anni '80, tengo tutto.


Asocial - Det Bittra Slutet + (Un finale amaro)

TG: E tra gli svedesi chi consigli?

Giulio: Noi abbiamo fatto gli Asocial, sono Punk-Hardcore ed un componente della band ha gestito la grafica e la preparazione dei master.

TG: Nerorgasmo di cui avete pubblicato un'edizione speciale lo proponete anche in cassetta, perché?

Giulio: Praticamente è già esaurito, tu ti sei aggiudicato l'ultima copia che ci siamo portati in fiera. L'abbiamo proposto anche in cassetta un po' per un gusto vintage, perché ai tempi queste registrazioni giravano molto tra gli appassionati. L'edizione ripropone gli stessi contenuti del disco con il quale viene venduta insieme ed ha una valenza collezionistica-rievocativa. L'abbiamo fatta di colore viola perché loro erano un gruppo dai gusti funerei e concept.


L'audiocassetta dei Nerorgasmo viene allegata al disco in edizione speciale

TG: C'è ancora chi ascolta le audiocassette?

Giulio: Dipende molto dal materiale: tante sorgenti di cose che cerchiamo noi esistono solo su cassetta. In certi paesi, dove giravano anche dei duplicatori migliori, quelli erano, in quel periodo, i migliori master per i Punk. Era un formato che funzionava bene e che si conserva bene nel tempo, anche se non ha la fedeltà del suono di altri supporti. Ci sono delle uscite che sono state fatte solo su cassetta ed adesso capita che si facciano delle raccolte in vinile che negli anni '80 uscivano solo in cassetta. E' un po' una novità rimasterizzare quelle registrazioni per ripubblicarle su disco di vinile.

TG: In Italia quanti saranno gli appassionati del genere Punk- Hardcore.

Giulio: Dipende tanto dal tipo di uscite, comunque da noi ce n'è di gente che segue queste cose. Per i Nerorgasmo, per esempio, noi siamo alla seconda edizione che abbiamo fatto in versione leggermente diversa dalla prima. Nella prima uscita il disco era tutto viola, mentre adesso l'abbiamo fatto viola e nero.

TG: Quindi ne stampate 100 copie alla volta, ma in modo diverso?

Giulio: Esatto. 500 in totale, di cui 100 solo viola (in edizione limitata), senza cassetta per la prima edizione; mentre dopo abbiamo pubblicato altre 500 copie di cui 100 dischi in edizione limitata, mezzi neri mezzi viola, allegando insieme anche la cassetta.


Giulio e Luca ti salutano con il loro motto: "Fottiti e muori!"

venerdì 3 febbraio 2017

Tra una settimana a Milano aprirà la 7a edizione di AAF (Opere d'arte a buon mercato)

"In una società decadente se l'arte è veritiera deve riflettere il declino e, a meno che non voglia tradire la propria funzione sociale, deve mostrare un mondo che può cambiare e contribuire a cambiare." Ernst Fisher (Autore de: La Necessità dell'arte, 1959)

Galleria: Art in Eyes. Artista: Marie Ange Daudé. Titolo: Samo is dead. Misure e tecnica: cm 90X90 piume su nylon.

Il mondo è cambiato

L'arte nel XX secolo, nel mondo capitalistico, è diventata schiava del mercato finanziario esprimendo per chi la tratta e la colleziona uno stato sociale ed un bene di lusso; mentre nel blocco comunista, pur subendo un controllo rigoroso, a questo insieme di espressioni creative, viene riconosciuta una funzione sociale indispensabile.
Da quanti secoli stiamo vivendo un processo di decadenza nei valori, nello stile di vita e nelle idee? Quale è stata l'età d'oro della nostra civiltà? E questo periodo aureo corrispondeva all'età migliore della nostra cultura?
Probabilmente, ognuno di noi è in grado di fornire una risposta diversa a queste domande, a seconda della sua ideologia, del suo credo religioso, della sua provenienza culturale e dei suoi progetti personali. Per non parlare dei sogni e dell'idee che tutti noi proiettiamo in un nostro ipotetico futuro che vogliamo sempre vedere come splendido e fantastico.
Se anche un malato di mente che con la fibbia della propria cintura incidendo l'intonaco del muro del manicomio che lo ospita compie un'azione artistica, che cos'è veramente l'arte?
L'essere umano, ovunque viva ed in ogni tipo di gruppo sociale si trovi ha la necessità di esprimere la propria essenza, i propri pensieri e desidera sempre comunicare con i propri simili per non restare isolato. O semplicemente per lasciare una traccia di se stesso e del suo passaggio sulla Terra.
Cos'è veramente l'arte? 
Qualcosa di valore. Ed il valore di qualcosa lo si può misurare con la volontà di entrare in possesso di ciò che ci piace, mentre i mercanti, le fiere, i critici ed i comunicatori servono ad instillare in noi il desiderio di acquistare o entrare in possesso di qualcosa che ci affascini o che possa avere un significato speciale per noi e magari susciti ammirazione in chi ci circonda.
All'inizio del nuovo secolo, nel 2001, il mondo è profondamente cambiato, forse a causa di una nuova coscienza che ci ha portato a capire che sul pianeta siamo in troppi e che non è così facile garantire a tutti libertà, ricchezza, possibilità di muoversi ovunque e di trovare risorse inesauribili. 
Puntualmente, 7 anni dopo, ciò che ci era stato trasmesso in modo un po' traumatico e perentorio, ci viene riconfermato con un grande cambiamento economico. Ciò che è stato in precedenza non potrà più essere; non si potrà più vivere al di sopra delle proprie possibilità, non solo economiche, a discapito del resto del mondo che sta iniziando a reclamare in modo sempre più prepotente i propri diritti e la propria fetta di torta.
Ciò che influenza davvero le politiche mondiali, forse più del denaro e della potenza militare è il peso demografico di un'area geografica.
L'Europa e coloro che seguono lo stile di vita occidentale hanno capito che, se non vogliono soccombere sotto il peso del resto del mondo, devono ripopolare i propri territori, anche a costo di perdere e sacrificare potere d'acquisto, privilegi di vario tipo e, soprattutto, la pace interna ai loro confini.
Cosa c'entra tutto questo con la fiera dell'arte a buon mercato (Affordable Art Fair)? Intanto, l'AAF nasce 18 anni fa a Londra, nel 1999, sul finire del millennio scorso, quando il mondo stava già guardando a nuove soluzioni da poter applicare a chi si stava affacciando alla cerchia del collezionismo internazionale, senza avere a disposizione grosse somme di denaro o particolari competenze in materia.  
Difficilmente, il pubblico o il consumatore va alla ricerca di qualcosa che non esiste: è sempre il mercato a proporre nuove soluzioni e nuovi prodotti capaci di stimolare i bisogni del compratore.
E' ancora presto per capire davvero se l'operazione in corso andrà a buon fine, certamente il costante diffondersi a macchia d'olio, dall'Europa (guarda caso), all'America, all'Asia di questi nuovi stimoli collezionistici lascia pensare che effettivamente ci sia interesse per opere nuove realizzate da giovani artisti che che potrebbero far parlare di loro anche in futuro, ma attenzione, non tutti i mercati funzionano allo stesso modo: Milano non è Bruxelles o Hong Kong e forse qualche segnale di stanchezza è già nell'aria. TG

Orange Trolley di Pep Ventosa

Il tema
Il claim di quest'anno, Fall in Art (Innamorati dell'Arte), invita tutti - dai collezionisti ai semplici curiosi - a scoprire il mondo dell'arte contemporanea e ad appassionarsene, attraverso le 85 gallerie nazionali e internazionali presenti.
Gli artisti
Non mancheranno i grandi nomi, da Michelangelo Pistoletto a Enrico Castellani, fino a Ugo Nespolo, Piero Gilardi, Giosetta Fioroni, Altan, Toccafondo e Paul Kostabi. Tra i giovani già apprezzati nel settore figurano invece: Enrico Macchiavello, Mirko Baricchi, Enrico Pambianchi, Gianmaria Giannetti, Pep Marchegiani e Iabo.
I talenti emergenti da tenere d’occhio sono invece: Federica Giulianini, Simone Geraci, Anna Turina e Cristian Ber che compone paesaggi sfocati con spray su tela. Tra le new entry più interessanti meritano una citazione la giovane attrice e artista siciliana Tea Falco e l’estroso Alan Borguet, che lavorando con i segni riesce a dar vita a opere davvero particolari.
Le novità
Tante le novità: prima fra tutte la sezione Milano Contemporary. Dedicata alle gallerie milanesi, questa sezione vuole far conoscere al pubblico la realtà dell'arte contemporanea che è accessibile durante tutto l’anno, non solo in occasione della fiera. Rinnovata anche la sezione Main che vedrà protagoniste, oltre alle gallerie veterane, anche diverse new entry provenienti da tutto il mondo con artisti di Giappone, Messico, Singapore, Corea. Dopo il successo delle passate edizioni, tornano le sezioni Fotografia e Young, con le gallerie "emergenti". Per la prima volta in assoluto la selezione degli Young Talents è affidata a tre giovani curatori provenienti dalla prestigiosa scuola per curatori Campo della Fondazione Sandretto Re Baudengo. I nuovi curatori porteranno una ventata di freschezza e innovazione, trasformando l'area dedicata agli Young Talents in un vero e proprio spazio espositivo dove le opere di talentuosi artisti daranno vita alla mostra a tema "Quando, quando, quando".
Intrattenimento e iniziative speciali
Affordable Art Fair è anche intrattenimento. Già a partire dall'inaugurazione (giovedì 9 febbraio ore 18) gli ospiti potranno assistere a diverse performance live degli artisti presenti, come nel caso della Warsteiner Art Battle, avvincente sfida tra street-artist e non solo, a colpi di pennelli e bombolette spray. L’obiettivo: individuare nuovi artisti emergenti che con le proprie opere potranno arricchire la collezione privata di arte contemporanea di Warsteiner. Nei giorni della fiera i visitatori potranno partecipare a chiacchierate incentrate sulle diverse sfumature dell'arte, workshop con artisti del calibro di Enrico Macchiavello, Tomoko Nagao e Urbansolid e laboratori ideati appositamente per i bambini. Tra le iniziative speciali si segnalano i laboratori tattili e i percorsi sensoriali a cura di CBM Italia Onlus, per esplorare la realtà con la vista, il tatto e l’udito. "Vietato non toccare" è l’innovativa visita tattile delle opere dello scultore non vedente Felice Tagliaferri, ambasciatore di CBM Italia Onlus a cui potrà partecipare il pubblico di Affordable Art Fair (su prenotazione).
Inoltre, tutti i visitatori sono invitati a scaricare dal sito della fiera i percorsi tematici proposti, ideali per godere di una visita più consapevole e divertente tra le opere esposte.

Altan - Il Futuro - Serigrafia cm 50X35 prezzo 200 euro.


AFFORDABLE ART FAIR MILANO
10 – 12 Febbraio 2017
Superstudio Più - via Tortona, 27 - Milano.

Leggi le prime impressioni di TG ad AAF 2017
dopo la serata d'inaugurazione.