martedì 29 gennaio 2019

Giovanni Ghidini e la vita nelle prime centrali di trasmissione tv della Rai



La Torre della Rai di corso Sempione all'alba.
La Torre della Rai di corso Sempione all'alba. Questa torre merita una storia a sé stante che in futuro probabilmente vi racconterò.

Giovanni Ghidini: I centri trasmittenti della Rai sono nati sulle montagne di tutta Italia negli anni tra il 1956 e il 1960; è allora che sono state estese le zone di trasmissione della televisione.

TG: Da dove si trasmetteva all'inizio?

Ghidini: Da Milano, Torino e Roma.

TG: Il segnale televisivo arrivava soltanto nei dintorni di queste tre città?

Ghidini: Sì. 

TG: Nel 1954 la Rai copriva una minima parte del territorio nazionale?

Ghidini: Sì, poi c'è stata una convenzione tra lo Stato e la Rai così che lo Stato ha pagato quanto stabilito per estendere il segnale in tutte le zone che non erano raggiunte dal servizio televisivo. Piano piano sono state servite anche le regioni del Sud e le isole:  Puglia, Sicilia, Sardegna e altre zone. Io sono stato mandato in Sardegna a questo scopo. I ponti radio sono nati principalmente per collegare Milano a Roma e per diffondere le trasmissioni realizzate inizialmente a Milano, Roma, Torino e poi Napoli, al resto d'Italia.

TG: Appena assunto ti hanno mandato in Sardegna?

Ghidini: Sono stato assunto nella primavera del 1963 e sono stato mandato subito in Sardegna. Al momento dell'assunzione eravamo divisi tra coloro che andavano immediatamente a lavorare nei centri di trasmissione e quelli che andavano a fare un corso suppletivo a Torino, dove c'era un centro tecnico di formazione. Io sono stato una settimana a Roma dove ho potuto capire cos'era la Rai. Dopo aver visto come funzionava la televisione nei vari reparti, al venerdì ho ricevuto una lettera che mi ha destinato a Cagliari. Sono partito per la Sardegna senza nemmeno passare da casa, poi per sei mesi sono stato allievo tecnico con un inquadramento contrattuale inferiore; facevo manutenzione ed esercizio sugli impianti, per controllare che le trasmissioni venissero messe esattamente in onda per la diffusione attraverso la giusta ricezione sul ponte radio.

TG: Controllavi che arrivassero i segnali audio e video?

Ghidini: Per la radio e la televisione. Inizialmente, avevamo due trasmettitori, uno per il primo canale, l'altro per il secondo e di notte diffondevamo il monoscopio, perché di notte non c'erano trasmissioni. Le trasmissioni terminavano a mezzanotte, mezzanotte e mezza.

TG: Che orari di lavoro avevate?

Ghidini: Lavoravamo su due turni. Alla mattina, dalle 7 alle 15,30; nel pomeriggio c'era un servizio di automobili a noleggio che portava da noi il tecnico del secondo turno che iniziava alle 14 e proseguiva fino a notte, mentre lo smontante tornava a casa. Ho vissuto in questo modo per otto anni, fino al 1971.

TG: Hai chiesto tu di essere trasferito?

Ghidini: Venivamo tutti dall'Alta Italia perché le scuole tecniche si trovavano là. C'era Milano, Trieste, Torino, Vicenza e qualcosa tra Pescara o Ancona (probabilmente si riferisce all'Istituto Tecnico Filippo Corridoni di Fermo ndTG). In Meridione non c'erano scuole di Radiotecnica, ma la Rai ha avuto l'esigenza di trovare nuovo personale perché tutti volevano essere trasferiti per tornare a casa, o vicino a casa. La Direzione di Roma fece un piano per far rientrare chi desiderava farlo. Allo stesso tempo, le regioni del Sud chiedevano di impiegare sui loro territori i tecnici locali, anche perché ormai avevano aperto scuole di radiotecnica anche in quelle zone d'Italia.

TG: Tu che studi hai fatto?

Ghidini: Ho studiato Radiotecnica all'Istituto Tecnico Ettore Conti che in quell'epoca era in via Santa Marta dove c'era, oltre alla nostra, una scuola di arti e mestieri istituita dal Senatore Ettore Conti che poi è stato sepolto nella Chiesa di Santa Marie alle Grazie, in Corso Magenta: lì c'è la cappella della sua famiglia.

TG: Da dove venivi?

Ghidini: Da Poggio Rusco, un paese della provincia mantovana. Sono nato lì il 4 dicembre del 1940. 

TG: Come hai fatto ad entrare a lavorare in Rai?

Ghidini: Avevo letto su un giornale, non ricordo quale, che c'era una selezione per tecnici, così mi sono presentato in Rai. Ho fatto due esami: uno scritto a Bologna e un orale, qua a Milano. Mi ricordo che mi interrogò l'Ingegner Guanziroli che era anche il marito di un'annunciatrice.

TG: Che domande ti ha fatto Guanziroli?

Ghidini: Principalmente mi ha chiesto cose inerenti alla radiotecnica, non all'elettricità. 

TG: Cos'altro ti ricordi di Guanziroli?

Ghidini: Sua moglie ricordo che dava da mangiare ai gatti che c'erano nel cortile della Rai (ride).

TG: Cosa c'era nel cortile, oltre ai gatti?

Ghidini: C'era la caserma dei carabinieri dove adesso c'è il palazzo "Testa di Martello"; c'era il deposito scenografico ed in più avevamo l'autofficina gestita da Marinoni, con lui lavoravano De Micheli e Carlo Allegrucci.

TG: Allegrucci era parente dell'impiegata dell'Ufficio Personale?

Ghidini: Era il fratello. Poi, c'era anche Osvaldo Vicini che lavorava come meccanico dei mezzi della Rai. Erano in tre. Allegrucci, quando è stata tolta l'officina, è andato a lavorare nella centrale telefonica.

TG: I ponti nelle centrali di trasmissioni li avete installati voi?

Ghidini: Li ha installati una squadra della Direzione Tecnica di Roma. Nei centri di trasmissione c'erano sia l'antenna per trasmettere il segnale televisivo al pubblico che i ponti radio per effettuare una trasmissione a vista, a catena, del segnale da un centro della Rai all'altro. Facciamo l'esempio della catena dorsale tra Milano e Roma, troviamo il Monte Beigua, poi il Monte Serra ed altre centrali che trasmettevano i segnali video e audio per la televisione, oltre che i segnali audio per la radio ed i nostri telefoni. Da lì passavano tutti i collegamenti che riguardavano la Rai.

TG: Anche a Siziano c'era una stazione di trasmissione per la radio?

Ghidini: C'erano le onde medie; adesso quella stazione è diventata automatica. A Roma c'era un centro per le onde corte che diffondeva il segnale in tutto il mondo, mentre da Caltanissetta venivano trasmesse anche le onde lunghe.

TG: Hai scelto tu di venire a Milano, dopo essere stato in Sardegna?

Ghidini: Sì, mi avevano offerto di andare a Bologna o a Milano; io ho scelto di venire a Milano, ma adesso non ricordo le ragioni di quella scelta.

TG: Quand'è stata la prima volta che hai messo piede in Rai?

Ghidini: È stato durante una gita scolastica. In quella occasione eravamo andati alla Centrale di Trasmissione del Monte Penice.

TG: Che impressione ne hai riportato?

Ghidini: Ho visto un po' l'ambiente che era inerente agli studi che stavo facendo.

TG: Va bene, ma cosa hai pensato? Qual'è stato il tuo sentimento?

Ghidini: Ho visto un ambiente di lavoro... Credo fosse il 1958, perché poi mi sono diplomato nel 1959.

TG: La Rai per te rappresentava un possibile sbocco per un'attività lavorativa?

Ghidini: Mah guarda, io non avevo fatto nessuna richiesta per lavorare nelle aziende del settore tecnico perché da un paio d'anni mi stavo dedicando all'insegnamento.

TG: Ah sì?

Ghidini: Sì, nelle scuole di avviamento al lavoro. Ero a Suzzara, c'era una scuola di arti e mestieri che principalmente formava degli operai che venivano impiegati all'OM.

TG: Lì facevano i trattori e i camion?

Ghidini: Sì, per la Fiat. Non mi sembra che facessero trattori, più che altro producevano camion e camioncini.

TG: Insegnavi meccanica allora?

Ghidini: Sì.

TG: Che competenze avevi in meccanica?

Ghidini: Avevo frequentato una scuola di avviamento al lavoro per la meccanica. Soltanto più tardi ho sostenuto un esame aggiuntivo a Modena, per frequentare un corso di perito industriale, perché allora non si accedeva a questi corsi con la terza media, ma bisognava sostenere altri esami di italiano e matematica. A Cagliari mi sono iscritto anche all'Università, alla Facoltà di Matematica, anche lì ho dovuto sostenere un esame integrativo per essere ammesso perché avendo un diploma tecnico non avevo un accesso diretto ai corsi Universitari.

TG: Quindi sei anche laureato in matematica?

Ghidini: Sì. Ho ottenuto la laurea nel 1969.

TG: La Rai ha tenuto conto di questa tua preparazione superiore?

Ghidini: Devo dire di no.

TG: A Milano di cosa ti sei occupato, sei rimasto ai ponti radio?

Ghidini: Sono rimasto ai ponti.

TG: Vuoi raccontarmi ancora qualcosa della vita che conducevate per andare a controllare i ponti radio?

Ghidini: In Sardegna c'erano tre centri trasmittenti: uno era sul Monte Serpeddì che era il più vicino a Cagliari, anche se bisognava viaggiare con un fuoristrada su una mulattiera. Ogni giorno dovevamo affrontare un viaggio della durata di quasi un'ora e mezza. Ricordo che la prima volta che sono arrivato lassù non c'era niente, solo le antenne e un'edificio adibito a foresteria, dove si dormiva. Mi sembrava d'essere fuori dal mondo.

TG: Era bello? Ti piaceva?

Ghidini: Devo dire la verità: il paesaggio era molto bello, quando c'erano le nuvole sembrava d'essere in mezzo ad un batuffolo di cotone; con il bel tempo invece si vedeva tutta Cagliari e la spiaggia del Poetto.

TG: Avete mai avuto grossi problemi tecnici?

Ghidini: Grossi no. Gestivamo questo centro di trasmissione.

TG: Funzionava tutto bene?

Ghidini: Abbiamo fatto funzionare tutto bene, perché era così. Poi c'era un Centro  di Trasmissione sulla Punta Badde Urbara, vicino ad Oristano in mezzo all'isola; mentre a Nord vicino a Sassari c'era il Monte Limbara.

TG: Dovevate andare anche in quelle centrali?

Ghidini: No. Noi no. Il segnale arrivava a Limbara dal Monte Argentario, da un Centro di Trasmissione vicino alla costa di Roma, poi veniva ritrasmesso a Badde Urbara e infine lo ricevevamo noi sul Monte Serpeddì. Tutti i centri erano presidiati; in genere c'erano 5 tecnici e uno o due elettricisti. Successivamente al nostro trasferimento, intorno agli anni '80-'90 i centri sono stati automatizzati.

TG: Tornato a Milano sei rimasto in città o sei andato da qualche altra parte?

Ghidini: Sono rimasto nel nostro centro trasmittente, dove c'è l'antenna di corso Sempione per gestire i ponti radio e il Centro Trasmittente di Milano che diffonde il segnale televisivo (trasmesso con una potenza di Kw. 5) e radiofonico in FM (trasmesso con una potenza di Kw. 10). La zona di Milano è servita in parte dal Monte Penice ed in parte da Milano stessa, per questo motivo non serve molta potenza per trasmettere il segnale tv.

TG: Sei stato contento di essere rientrato a Milano?

Ghidini: All'inizio lavorare in Sardegna era piuttosto pesante; oltretutto ogni giorno quando salivamo sul monte con la nostra campagnola incappavamo in un blocco stradale dei carabinieri: erano gli anni del banditismo. Lo stesso direttore della Sede Rai di Cagliari era stato rapito. Su in montagna nevicava piuttosto forte, così una volta non abbiamo ricevuto il cambio e siamo dovuti restare ai nostri posti e ci siamo alimentati con le gallette. Nella nostra dotazione c'erano anche gli sci che ci potevano servire per tornare a casa. In più avevamo un'indennità invernale speciale per comprare il carbone e scaldarci. Poi, venne estesa a tutti i dipendenti Rai, anche per quelli che non erano ai ponti radio. Anni dopo venne tolta. Avevamo anche un'altra indennità per la malaria. Si chiamava indennità profilassi malaria.

TG: Questa era solo per la Sardegna?

Ghidini: Sì, perché allora era una zona malarica. Ai tempi c'era anche un'indennità centri, per il disagio che avevamo noi che lavoravamo nei centri di trasmissione.

TG: Quindi a Milano ti sei trovato meglio?

Ghidini: Insomma... io mi sono sempre adattato, a differenza di altri che non riuscivano a stare in quelle condizioni. Tra i vari disagi di andare a lavorare sul centro trasmissioni c'era l'assenza di comunicazioni.

TG: Cosa intendi dire?

Ghidini: Non c'era il telefono per comunicare con le nostre famiglie, ad esempio.

TG: E come si faceva?

Ghidini: Si passava attraverso il centralino della Sede della Rai di Cagliari. Io mi sono sposato dopo quattro anni che ero in Sardegna e mia moglie, da Cagliari, per far nascere i figli prendeva il taxi di notte da sola per andare in ospedale. Anche lei era del mio paese, di Poggio Rusco. L'altra cosa che mi è capitata quando è morto mio padre è stata che i carabinieri di Poggio Rusco hanno chiamato la Sede di Cagliari ed io sono stato avvisato dal centralino della Sede. Allora non c'erano le chiamate interurbane; si doveva telefonare al centralino della Sip che aveva un messo che andava nelle campagne per avvisare il destinatario della comunicazione che c'era stata una richiesta di contatto telefonico.

TG: A Poggio Rusco non avevate il telefono?

Ghidini: Allora no, mio padre non ce l'aveva.

TG: In paese qualcuno ce l'aveva?

Ghidini: Penso di sì. Allora eravamo in quelle condizioni lì... Il messo ti avvisava e ti chiedeva di venire ad una certa ora al centralino per ricevere la telefonata.

TG: Era a pagamento quel servizio?

Ghidini: Non me lo ricordo. So che non c'erano possibilità di comunicare direttamente con la famiglia.

TG: Assurdo, eravate lì per fare comunicazione, ma eravate isolati da tutti...

Ghidini: Lo so, ma noi non gestivamo la Sip. La Rai era la Rai e si occupava solo delle sue cose interne.

TG: Era comunque una situazione un po' strana. Quanto è andato avanti il vostro isolamento?

Ghidini: Fino ad oltre gli anni 1960.

TG: Fino agli inizi degli anni '70?

Ghidini: Sì.

TG: Quando sei andato in pensione?

Ghidini: Nel 2000 sono andato in pensione con quasi 40 anni di servizio.

TG: Ok, grazie.

Nessun commento:

Posta un commento