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venerdì 2 dicembre 2016

La scuola di Beslan, un'operazione culturale di Paolo Gallerani per non dimenticare gli orrori della guerra

Beslan 2004 è la raccolta di fotografie pubblicate su "La Repubblica" e "Il Corriere della Sera" da giovedì 2 settembre a venerdì 9 settembre 2004.

Giuliano Banfi, Vicepresidente dell'Aned, un'associazione che ha sede all'interno della Casa della Memoria e rappresenta tutte le deportazioni, commenta così l'inaugurazione della mostra di Paolo Gallerani: "Sono impressionato e contento di questa mostra perché con queste "macchine armate" Gallerani testimonia una volontà di pace. Esibire oggetti orrendi nati per la distruzione, in modo da scavarne le forme e manipolarne l'aspetto induce grande terrore. Come conseguenza, si produce così una reazione uguale e contraria capace da indurre nel visitatore una volontà di pace che quindi è nello spirito della Casa della Memoria. Un'altra cosa estremamente importante è che durante il periodo d'apertura della mostra: Le macchine armate sculture e frammenti visivi, Gallerani continuerà  a lavorare, implementando le sculture ed i momenti di riflessione con nuovi apporti di materiale artistico per rendere più vitale il ruolo della Casa della Memoria nel tessuto culturale della città. Siamo soddisfatti di constatare che in questo modo stiamo sviluppando un prezioso processo di autocoscienza nel visitatore."


Giuliano Banfi, Vicepresidente di Aned.

Personalmente, sono stato molto impressionato, dall'esposizione sopra tavoli di ferro, preparati dall'artista, delle riproduzioni fotografiche tratte dai giornali quotidiani italiani che mostravano i volti ed i corpi dei bambini e dei loro genitori colpiti dall'attacco terroristico degli estremisti islamici ceceni nel "Giorno della conoscenza", nel 2004, nella città di Beslan.
Ciò che non ci riguarda direttamente viene dimenticato, ma come possiamo non pensare alla tragedia che ha colpito coloro che hanno subito il dolore più grande?
Fa bene Paolo Gallerani a ricordarci fino a che punto può spingersi la crudeltà umana, o disumana, e ad accostare gli strumenti di guerra alle immagini della sofferenza che causa la sete di vendetta, di sangue e di potere.
La guerra ha cambiato il suo volto e ci coinvolge tutti in ogni luogo del mondo; vedere soffrire un mio simile colpisce anche me, indipendentemente da chi abbia sparato il primo colpo.
96 fotografie scelte tra 145 immagini documentano e testimoniano dell'eccidio di Beslan, una pagina di orrore della storia dell'umanità che ha tenuto il mondo col fiato sospeso per tre giorni e on può essere in alcun modo cancellata. Il dolore che colpisce noi tutti finisce nelle parole del poeta russo Evgenij Evtushenko, del quale riproduco una poesia ed un testo che descrivono perfettamente la tragedia. TG


La bomba dei terroristi islamici ceceni era piazzata nel canestro della palestra piena di bambini della scuola Numero 1 di Beslan

LA SCUOLA DI BESLAN di Evgenij Evtushenko

Io sono uno che non ha mai finito una scuola in vita sua
uno che ha sempre pagato per le malefatte altrui
ma ora vengo a te, Beslan,
per imparare davanti alle rovine della scuola tua.
Beslan, lo so, sono un cattivo padre io,
ma davvero dovrò assistere
alla fine di tutti i cinque figli miei
sopravvivendo nella vecchiaia per castigo?
Lo so, non sono in una città straniera
mentre cerco il mio cuore tra i fiotti del dolore
inciso goffamente col coltello
in quell'ultimo banco bruciato della scuola.
Che cosa farai mai in Russia tu, o poeta?
Paragonato al tritolo, sei un moscerino.
E non abbiamo oggi scusa alcuna
se sulla terra tutto questo accade.
Come ad un tratto lì a Beslam tutto si fonde ancora:
l'inafferrabilità, il caos, l'orrore
l'imperizia di saper salvare senza fare vittime
e al tempo stesso tutte quelle storie di coraggio.
E il passato, guardandoci, trema
e il futuro, promessa innocente,
tra i cespugli si sottrae al presente
che gli spara alla schiena.
Ma la mezza luna abbraccia la croce.
Tra i banchi bruciati e tra i cespugli
come fratelli vagano Maometto e Cristo
raccogliendo dei bambini a pezzi.
Oh Dio dai tanti nomi, abbracciaci tutti!
Che davvero dovremo seppellire senza gloria
accanto ai bambini di ogni credo
noi stessi nel cimitero di Beslan?
Quando andavano i convogli in Kazahstan,
stracolmi di ceceni ammassati l'un sull'altro,
il terrore futuro si stava generando là,
nel liquido amniotico di quei nascituri.
Laggiù, in quella prima culla sempre più cattivi,
si stringevano loro, felici di nascondersi così,
eppur sentivano attraverso il grembo della madre
il calcio dei fucili sulle teste.
E certo non pregavano Mosca
che li confinava nella steppa, dove tutto è piatto e spoglio,
come se per incanto sulla terra
Satana avesse cancellato i monti antichi.
Ma la lama ricurva della luna, lì
tra le fessure dei tetti nelle case di terra
ricordava loro il segreto dell'Islam
tra gli slogan sovietici dell'inganno.
E l'arroganza plebea di Eltsin,
e la fanfaronata di Graciov su quella "guerra-lampo"
li spinsero poi verso i primi attentati,
e allora alla guerra non ci fu più scampo...
Le kamikaze cecene portano esplosioni sul petto,
alla vita, e al posto della collana al collo.
E come sempre, tanti più morti si lasciano alle spalle
tanto più basso è il prezzo della vita.
Com'è cambiato il volto del firmamento,
la tenebra a Beslan esplode solo per i tank,
e ha sussultato al pensiero della fine
in quella scuola e in quel campo di basket laggiù
la mina innescata da Stalin.
Ma a niente serve la vendetta.
Salvaci, Dio dai molti nomi, dalla vendetta.
Finché ci sono ancora bimbi vivi
non ci dimentichiamo la parola "insieme".
Nessuno di noi è eroe da solo,
ma dinnanzi alla nuda verità tutti noi siamo nudi.
Io sto insieme ai bambini bruciati.
Sono anch'io uno di loro... Uno della scuola di Beslan... 
Traduzione di Nadia Cicognini
L'istallazione sui tavoli di ferro progettati da Paolo Gallerani

Quest'operazione culturale, vorrei evitare di chiamarla opera d'arte, in quanto a mio giudizio, prendere fotografia, scultura, poesia ed assemblare il tutto in un'istallazione è un po' diverso da creare qualcosa partendo da materiale originale che sia soltanto frutto della propria creatività. Tutto ciò è comunque molto interessante ed apre un discorso molto controverso che spero di poter affrontare nuovamente con Paolo Gallerani che invece sostiene quanto segue: 

"La fotografia è un documento che si brucia con un impatto momentaneo sui giornali o nelle immagini che scorrono nei video o alla tv. Io fermo e recupero queste immagini e presento la fotografia come opera d'arte. Tutte le fotografie che ho utilizzato, realizzate da bravi reporter o meno, diventa arte e deve essere considerata come tale. Collocando la fotografia in questo spazio io creo una scultura che vive nel presente. Una delle funzioni di ciò che si chiama arte, o della pittura e della scultura, non è produrre estetismi gratuiti, ma partecipare alla vita degli uomini." P.G.


Paolo Gallerani ed alla sua sinistra Andrea Kerbaker

IL PERDONO E' IMPOSSIBILE di Evgenij Evtushenko

La carneficina di parecchie centinaia di scolari innocenti a Beslan è ingiustificabile e per i terroristi non c'è perdono. Ma non c'è perdono neppure per noi se trenta e più terroristi hanno varcato il confine e raggiunto indisturbati la scuola dove hanno alacremente staccato le assi del pavimento sotto le quali fin dall'estate erano lì in attesa gli ordigni premurosamente lasciati dagli operai addetti alla ristrutturazione che poi sono stati appesi nella palestra sopra le teste dei bambini.
Non c'è perdono neppure per noi che non siamo stati in grado di salvarne così tanti. Volevamo, ma non siamo stati in grado. Riconoscendo il coraggio di coloro che hanno rischiato la propria vita, non dobbiamo temere l'amara lezione che ancora non abbiamo imparato a salvare vite umane al prezzo di minime perdite o senza nessuna. Non serve innervosirsi quando le corrispondenze giornalistiche sono discordanti e non sempre collimano coi dati ufficiali. Nessuna cronaca di nessuna guerra si fonda solo su dati ufficiali. Altrimenti non si raggiungerebbe mai una verità esaustiva.
Un po' di storia: per capire ciò che è avvenuto a Beslan non si può dimenticare l'annessione del Caucaso all'impero zarista e se il presidente Eltsin avesse letto Chadzi Murat di Tolstoj è assai improbabile che si sarebbe imbarcato in un conflitto coi ceceni. Temo che abbia rimosso anche il Kazachstan come vendetta nei confronti di alcuni ceceni che avevano combattuto dalla parte di Hitler. Di gran lunga più numerosi furono i russi e gli ucraini che diventarono collaborazionisti e tuttavia della loro colpa è stato investito un intero popolo. Ma furono molti i ceceni che combatterono fianco a fianco coi russi contro il fascismo e che furono decorati come Eroi dell'Unione Sovietica e insigniti di ordini e medaglie.
Quella profonda offesa inferta a un intero popolo che ha patito lunghi anni di deportazione si riflesse sulla sua psicologia e nelle pieghe più riposte del suo animo si rafforzò la speranza in un futuro d'indipendenza dalla Russia. Quando il tentativo di Eltsin di collocare il suo favorito al posto del presidente della Cecenia fallì e venne eletto invece con la maggioranza dei voti il generale sovietico Dudaev, il generale chiese senza indugio a Eltsin di essere riconosciuto.
La storia non tollera i se e i forse, ma non dimeno ritengo che se avessero steso a Dudaev un tappeto rosso e l'avessero accolto con l'orchestra e il picchetto d'onore, avessero aggiunto altre stellette alle sue mostrine e gli avessero donato un destriero arabo, e se poi Eltsin dopo aver bevuto forte con lui, al mattino avesse condiviso la sauna e quindi secondo l'usanza caucasica avessero inciso le mani e sfregato i tagli diventando kunak, fratelli di sangue, e nel Caucaso questo è considerato un gesto sacro, non vi sarebbe stata alcuna guerra. Ma lo scostante Dudaev, che si sentiva mortalmente offeso e aveva inoltre avuto prove evidenti di come i russi stessero per accordarsi coi rappresentanti di altre tejp (tribù) e anche con l'avventuriero Ruslan Labazanov, si rivolse ai separatisti ortodossi.
Sapute le intenzioni di Dudaev, il ministro della guerra Grachev convinse Eltsin che avrebbe domato la Cecenia con una "guerra-lampo" e gli promise che avrebbe preso Grozny addirittura nel giorno del suo compleanno. Tuttavia, questo piano non ebbe alcun esito trionfale.
Ma io, grazie al cielo, ho letto Chadzi Murat e conosco bene il Caucaso.
Nel 1993 in segno di protesta rifiutai di ricevere al Cremlino dalle mani di Eltsin l'ordine dell'"Amicizia tra i popoli", comprendendo che, se si fosse sviluppato un conflitto, esso sarebbe stato lungo e sanguinoso.
Dudaev fu ucciso in maniera del tutto assurda da un missile telecomandato, il neoeletto Maschadov non riuscì a spuntarla sui comandanti in campo ciascuno dei quali coltivava delle ambizioni personali e gli accordi per ristabilire la pace risultarono precari.
Gli atti terroristici in tutto il pianeta si sono trasformati in un ricorrente incubo quotidiano e la Russia non è sfuggita alla stessa sorte. Essere in grado di difendersi è indispensabile, ma un terrorismo al contrario non porterebbe a nulla di buono. Non esistono guerre non crudeli, ma il bilaterale inasprimento della crudeltà significa l'autodistruzione bilaterale. Prendiamo solo gli ultimi avvenimenti: l'attentato alla metropolitana di Mosca, ai due aerei e infine la cattura senza precedenti di ostaggi-bambini all'interno della scuola di Beslan...
Non ho nessuna ricetta su quale soluzione si debba adottare in una situazione che pare essere senza vie d'uscita. Ma non ci sono guerre senza soluzione. Ritengo che l'unica via d'uscita tra tutte quelle in apparenza insolubili e inestricabili dai nodi della politica non stia affatto in un approccio di tipo politico, bensì semplicemente in uno umano.
Per comprendere quale possa essere tale approccio mi sono seduto a un banco bruciato della scuola di Beslan...


Immagini che non vorremmo mai vedere. 


Al cospetto di tanta crudeltà, mi sembra fuori luogo parlare d'arte, pertanto, anche se avrei molte cose da dire che oltretutto rischierebbero di farmi emulare qualche critico (cosa che mi sono sempre ripromesso di evitare) o di apparire un po' troppo polemico. Specialmente per l'utilizzo scriteriato del lavoro altrui da parte di chi è convinto di trasformare l'attualità (ormai storicizzata) in arte, preferisco tacere e passare oltre. Fermo restando che in futuro affronterò questo discorso in modo più rigoroso. TG

sabato 26 novembre 2016

Arrivano le Macchine Armate alla Casa della Memoria


La Casa della Memoria di Milano ospiterà, dal 1 dicembre 2016 al 6 gennaio 2017, le istallazioni scultoree ed i frammenti visivi di Paolo Gallerani. Ieri mattina ho voluto documentare l'arrivo del pezzo più appariscente, un missile terra-aria Nike che abbiamo già visto esposto alla Fondazione Mudima, lo scorso marzo.

 La Casa del Memoria; dietro il Bosco Verticale e la Torre Unicredit.


La mostra: "Macchine Armate. Sculture e Frammenti Visivi" è stata inserita nell'ambito di un progetto chiamato: "Cantiere Memoria" costituito da una serie di eventi tra i quali spettacoli teatrali, una rassegna cinematografica (presso il Museo Interattivo del Cinema) e laboratori ludici-ricreativi per bambini e famiglie.


Dal mese di dicembre 2016, assisteremo alla prima offerta culturale organizzata dal Comune di Milano, in via Confalonieri 14, che in questo modo intende sensibilizzare i cittadini alla frequentazione della Casa della Memoria, uno spazio pubblico di recente costruzione, voluto fortemente dal Ministro Dario Franceschini. In questo edificio hanno trovato casa cinque associazioni di utilità sociale che lavorano per conservare la memoria storica di eventi particolari per i giovani. Di queste associazioni fanno parte l'ANPI (partigiani); l'ANED (Ex-deportati); APF (vittime di Piazza Fontana); AVITER (vittime del terrorismo) e l'INSMLI (Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione Italiana) che sta istallando un grosso archivio con tutto il materiale relativo alla resistenza, al terzo piano. Al piano terreno, invece, verrà ospitato il Museo della Resistenza.




Nella Casa della Memoria ci sono spazi polifunzionali che favoriscono videoproiezioni, spettacoli teatrali, dibattiti, conferenze stampa e altre attività.
Per ora l'accesso è gratuito, ma nel momento in cui tutto andrà a regime potrebbero esserci delle sorprese nella regolamentazione delle entrate.


L'ingresso sul retro della Casa della Memoria ed il camion gru che ha trasportato il missile terra-aria americano.

 Paolo Gallerani consulta il progetto dell'allestimento della mostra in mezzo ai suoi collaboratori.

 Primo giorno di allestimento delle Macchine Armate.


Venerdì primo dicembre 2016 ci sarà una conferenza stampa alle ore 12. Oltre all'artista saranno presenti Maria Fratelli, Andrea Kerbacher, Presidente della Casa della Memoria e l'Assessore alla Cultura Filippo Del Corno. La mostra aprirà alle 18,30.


 Paolo Gallerani. Alle sue spalle l'Ecomostro di Ligresti


Ho voluto incontrare Paolo Gallerani, a distanza di circa 8 mesi per chiedergli se ritenesse che in questo lasso di tempo il rischio di un conflitto allargato a più paesi si fosse acutizzato.



La risposta è stata positiva. Ci troviamo ai margini di una situazione piuttosto delicata. Gallerani mostrando le sue macchine armate vuol farci comprendere come disporre di armamenti molto potenti e precisi può portare l'umanità alle soglie di un baratro terribile.


Alcuni passanti osservavano un po' sorpresi l'insolito carico scomponibile.


C'era chi aveva capito bene cosa fosse il fuso verde, ma preferiva ugualmente chiedere delucidazione in proposito.


Nessuno si azzardava a chiedere direttamente: "Scusate, ma cosa state facendo con quel missile? Avete intenzione di piazzarlo in giardino?"


Gallerani non lo esprime apertamente, ma non credo abbia intenzione di vendere questa "scultura".


A mio giudizio, la sua è una forma di arte sociale, più che un modo per cercare di sorprendere il pubblico, come fanno molti artisti contemporanei.

Tutto sotto controllo.

Di fronte all'ingresso si verificano misure e ingombri.

 L'ingresso dell stadio più grosso del missile della serie  Nike nella Casa della Memoria.

L'interno dell'area polifunzionale della Casa della Memoria.

mercoledì 9 marzo 2016

Scultura e ingegneria: le macchine, i corpi, i piani inclinati di Paolo Gallerani

“Se non parli con gli artisti difficilmente riesci a farti un'idea di quello che vogliono dire” TG

Missile antimissile mostra Gallerani
Il missile anti missile Nike di Paolo Gallerani

Lo scultore rinascimentale era un ingegnere capace di costruire macchinari e risolvere vari tipi di problemi, dall'irrigazione dei campi allo spostamento di carichi pesanti per mezzo di carrucole e pulegge che costituivano il cuore dei primi sistemi di sollevamento di merci e materiali. Nel 1400, 1500 e 1600, tra i vari compiti affidatigli dalla comunità c'era anche l'arte della guerra; lo scultore-architetto studiava i sistemi di difesa delle città fortificate, e sapeva dove posizionare i pezzi d'artiglieria. A questo proposito, non è molto noto ma il Palladio oltre ad essere un esperto progettista di ponti di legno era anche un architetto capace di rivisitare i sistemi difensivi dei vecchi castelli medievali, anche se era convinto che non potesse esistere fortificazione capace di resistere ad un assedio e per questo bisognava fare in modo che le guerre fossero vinte in altro modo: con la strategia militare, fino alla dissuasione dall'iniziare il conflitto.

La casa di Livia - 1993 Gesso e grafite P.G.

La Casa di Livia 1,2,3,4 - Paolo Gallerani

Nel 1527, Benvenuto Cellini comandò la difesa dell'assedio di Castel Sant'Angelo, a Roma e non esitò ad usare l'archibugio, dichiarando poi d'aver personalmente messo fine alla vita di Carlo III di Borbone, a capo dei Lanzichenecchi.
Questo non accade più ai nostri giorni, ma storicamente studiare soluzioni tecniche e meccanismi era un compito importante per artista che non si limitava a fare le sculture, ma anche le architetture, o le gru per sollevare le pietre. Progettare le macchine era un'attività piuttosto normale per chi aveva una cultura superiore alla media, mentre poi con le specializzazioni richieste da lavori sempre più complessi, ogni progettista prenderà una direzione ben precisa nel suo campo di studi. Anche Michelangelo ha dovuto provvedere col proprio ingegno a risolvere grandi problemi architettonici e meccanici per fare in modo di innalzare la cupola di San Pietro.

Sette Tavole 1983/84 Pietra di Vicenza e acciaio P.G.

A metà '800 le Accademie d'arte diventano i luoghi deputati all'addestramento degli artisti che col nascente mercato di una nuova classe sociale, la borghesia, si ritirano negli studi per dipingere la tela posta su un cavalletto e realizzare quadri che possano soddisfare il desiderio di disporre di opere che descrivano e abbelliscano le vite e le case di chi sta diventando il fulcro della nuova società.
Della scultura da cavalletto si parla meno, ma lo stesso fenomeno che è capitato in pittura s'è verificato anche per questa disciplina. Rinchiudersi in studio favorisce anche la ricerca tecnica e la progettazione, così come i nuovi studi sulla fotografia e l'immagine.
Paolo Gallerani riprende questa tradizione dell'artista colto e capace d'agire in vari settori, o forse non ha mai ceduto alle esigenze di un pubblico casalingo continuando a pensare in grande per riempire vasti capannoni di macchine mobili dalle dubbie funzioni e di missili disattivati per evitare di fare la guerra.


Paolo Gallerani, artista, 72 anni

Ed è proprio mentre viaggia nella provincia Vicentina che ha visto realizzare tanti progetti di Andrea Palladio, come quello del Castello di Pojana Maggiore, che Paolo Gallerani decide di fermare la sua autovettura per visitare il campo di una ditta per lo smaltimento di rottami metallici. Tra le carcasse di rottami, qualcosa attira l'attenzione di un uomo che forse non sa bene che cosa sta cercando, fino a quando vede il relitto di qualcosa che sembra un missile americano e poi ad un esame più attento risulta proprio essere un missile antimissile di una categoria non più operativa. Gallerani resta affascinato da questo strumento di guerra che ha contribuito a portare l'uomo nello spazio e sulla Luna e decide di procedere con l'acquisto.
Il missile antimissile è stato comprato nel 2011 come rottame d'alluminio per 2,50 euro al chilo, escluso il carro che pesa altri 400 kg e che è stato costruito in seguito dallo scultore Quello che resta di quello che dovrebbe essere un Nike americano, pesa 450 kg e fa ancora un certo effetto, sia se si pensa al potere distruttivo trasportato nei nostri cieli, sia se si pensa al livello di perfezione raggiunto da questi strumenti ad altissimo contenuto tecnologico, fin dalla seconda metà degli anni '40.

 Anche se privato della testata esplosiva questo armamento è pur sempre inquietante

Un'altra prospettiva ci mostra meglio il rivestimento studiato da Gallerani

Schede, cavi e varia elettronica compongono il cervello di questo missile che è assemblato anche con di nerbo di bue

Gallerani ha corredato il suo razzo di un carrello d'acciaio su ruote per il trasporto ed un cassetto degli attrezzi per le emergenze ed i possibili guasti

Sicuramente questo missile la fa da padrone nello spazio espositivo della Fondazione Mudima che presenta la mostra: “Innesti e snodi” del maestro d'origine emiliana, nato a Cento, nel 1943, un anno dopo il primo volo della V2. C'è però dell'altro da vedere: sono le macchine di Gallerani, costruite fin dal 1975-76-77, non possono produrre nulla, ma hanno un bellissimo aspetto, anche perché sono estremamente pulite e ben fatte, quasi una provocazione. Questi strumenti meccanici non hanno nulla a che vedere col surrealismo che negli anni '70 aveva già da tempo esaurito tutta l'inerzia della sua spinta creativa, lasciando spazio ad opere da supermercato o di compagnie petrolifere che mostravano di poter mettere una tigre nel motore delle automobili per renderle più veloci e scattanti. Le macchine di Gallerani, sono funzionanti, nel senso che hanno delle parti che si possono muovere. Si possono alzare alcuni piani per mezzo di manovelle e viti senza fine, inclinare altre parti e ruotare altri pezzi ancora, per esempio, oppure si possono spostare, come il missile Nike, perché dotate di un carrello con ruote. Alcuni pezzi di sculture di bronzo sono torniti, altri fusi in conchiglia, o a staffa, come si fa per le fusioni industriali, o come si faceva nell'antichità quando si ricorreva a questo metodo di fusione per realizzare parti piatte o prive di rilievo, come le placche o altri pezzi privi di rilievo di sottosquadra.

Disegni preparatori per Nike

Una delle caratteristiche del lavoro delle macchine è la mobilità, ma per mostrare questa caratteristica non si può prescindere dall'intervento umano che con una forza agisce sulle opere di Paolo Gallerani. Nel caso di Nike l'intervento per azionare il sollevamento del missile antimissile si produce per mezzo di motori elettrici che partono dopo che si preme un pulsante di avvio, mentre più comunemente, in altre opere è sufficiente un intervento manuale per spostare alcune parti della scultura, o svitare degli elementi e ricollocarli in posizioni diverse, in modo da cambiare totalmente la configurazione dell'opera.
Gallerani non crede che oggi sia più possibile prescindere dalla mobilità della scultura, questo per significare che un'opera non può mai considerarsi completata, o conclusa.
L'opera viene vestita o svestita per esprimere l'estrema complessità dell'epoca in cui viviamo, oltre al caos dei pensieri e delle relazioni umane. Come si può mettere un punto fermo ad un'opera immobile monumentale? Diventa impossibile, un po' anche perché l'unica certezza che abbiamo è che tutto è in costante mutamento. Aggiungendo le ruote a Nike non siamo più in presenza di un'armamento ma di una macchina da manifestazione che può mostrare alle masse la realtà che viviamo. La gente deve poter riflettere sui costi di una macchina perfetta che non può permettersi di fallire il bersaglio, ovvero un missile nemico in movimento nei cieli sul quale è dislocata una testata nucleare multipla pronta a fare centinaia di migliaia di morti tra la popolazione del luogo che verrà preso di mira.
Non si possono correre rischi, il missile anti-missile non deve fallire la sua missione per salvare le nostre vite, ma a che costo? Quanti missili come questo servono per garantire la pace e la vita? Tantissimi. E come le nostre economie sono influenzate dalle spese militari? La gente non si rende conto di come e quanto questi fattori strategici influenzino le loro vite fintanto che non si trovano di fronte l'oggetto che spesso si vuole ignorare,o rimuovere dalle proprie coscienze.

Paolo Gallerani ricorre spesso alla fotografia per realizzare la sua opera


Altre realizzazioni esposte al primo piano della Fondazione Mudima

Solo trovarsi in presenza di un autentico esemplare di ciò che può sconvolgerci le vite può far capire la complessità e la consistenza del suo messaggio. Le riproduzioni fotografiche non sono in grado di trasmetterci la realtà di ciò che ci circonda o che vogliamo tenere segregato al di fuori dei nostri pensieri. Non si tratta soltanto di leggere per comprendere, o guardare per vedere, ma di provare un'esperienza reale capace di lasciare in noi traccia di ciò che può dare uno scossone al nostro modo di riflettere e capire profondamente le cose.
Se il ruolo dell'artista è quello d'interpretare il mondo mostrare la realtà delle cose diventa un compito inderogabile per chi cerca di adempiere a questo scopo.
Tutto fa parte della ricerca, non si può continuare a pensare per compartimenti stagni, o per categorie che si ritengono più o meno importanti, prima la scultura a tutto tondo, poi il bassorilievo, poi il rilievo, poi il disegno e nient'altro. Invece no, ci sono molti altri elementi che contribuiscono a realizzare il lavoro dell'artista. La fotografia è uno di questi elementi. Fu Man Ray a regalare una macchina fotografica a Brancusi che con quella fotocamera ancora a lastre realizzerà delle fotografie per disegnare sopra la superficie di quelle stampe. Brancusi riprende dei panorami vuoti della città di Târgu Jiu e poi con una penna ci disegna sopra la colonna infinita per riempirne il paesaggio. Si dice che le fotografie di Brancusi vengano fatte a scopo documentativo, ma questo non è vero, le fotografie di questo artista sono opere esse stesse di dignità pari ai disegni o alle sculture realizzate dal maestro rumeno. Anche Gallerani realizza fotografie con l'intento di ottenere delle opere che servono allo sviluppo di altre opere, egli infatti fotografa solo le proprie sculture o quello che si trova all'intorno della scultura. Nient'altro.

La Stanza delle Pulegge (1986), un altro interessantissimo progetto di Gallerani, esposto in maniera stabile a Bologna


Fotografie in bianco e nero mostrano le fasi d'installazione delle strutture di supporto delle pulegge nella Stanza delle Pulegge (1986)

Riproporre un testo di Serge Faucherau, tratto dal saggio: “Forgiare lo spazio” (1998), può farci capire meglio il ruolo delle macchine per gli artisti contemporanei.

[La macchina] non costituisce una tematica a sé stante, ma piuttosto un'ispirazione che arriva in modo naturale con il metallo, il ferro in particolare: Stankiewicz, Colla, i Dakpogan, Paolozzi, Viseux, Luginbül, costruirono con elementi meccanici, quello che essi ottengono è figurativo o astratto ma l'origine dei pezzi rimane riconoscibile nell'opera creata.
L'approccio di Tinguely è un po' differente in quello che le sue sculture ricostruiscono delle macchine, delle nuove macchine statiche o in movimento, costituite da un numero d'oggetti eterocliti spesso considerevole, mossi egualmente da una serie di motori recuperati nei mercatini dell'usato o del rottame. Anche Paolo Gallerani costruisce delle macchine inutili, ma lo fa a partire da una materiale bello e nuovo; la scultura di Gallerani non è un tromp-l'oeil; essa inganna lo spirito con finezza.” S.F.

Paolo Gallerani - Tre tavole di Diderot ed altre macchine

Ricordo a tutti che domani, giovedì 10 febbraio alle ore 18,30, presso la Fondazione Mudima, in via Tadino, 26, a Milano, sarà possibile incontrare l'artista in occasione della presentazione del libro: “Innesti e snodi”. Presenzierà Eleonora Fiorani curatrice e filosofa. T.G.

Hangar 1988 di Paolo Gallerani. Acciaio, rame, cera vergine, cera carnauba - cm 37 X 55,4 X 35,7