domenica 5 aprile 2015

La Gum Print interpretata da Alessia Valentina Mazzoleni

Alessia Valentina Mazzoleni è una giovane artista milanese che ha compreso l'importanza di padroneggiare una tecnica particolare per conferire maggior forza alle proprie immagini. Segue la stampa personalmente che diventa parte del suo processo artistico ed espressivo. 
Ho avuto modo di approfondire le ragioni di una scelta e le varie fasi di una metodo che costituiscono lo stile estetico di quest'autrice in un'interessante intervista che propongo oggi all'attenzione di fotografi, creativi, stampatori e collezionisti. T.G.


Tutte le fotografie di Alessia Mazzoleni pubblicate in questa pagina sono delle riproduzioni delle sue Gum Print
(Tranne l'opera esposta a San Carpoforo)


Tony Graffio intervista Valentina Mazzoleni


AlessiaValentina Mazzoleni, 25 anni, artista e stampatrice 


TG - Ciao Alessia, vorrei sapere chi sei e che cosa hai fatto fino ad adesso.

Valentina Mazzoleni - Ciao, Sono Alessia Valentina Mazzoleni e fino ad adesso ho fatto la scuola di pittura all'Accademia di Brera; durante questo triennio mi sono appassionata alla fotografia, così dopo, ho scelto di seguire il biennio specialistico di fotografia, sempre a Brera. Adesso, sto portando avanti sia la passione per la ripresa fotografica che per la stampa, in particolare per la Gum Print.

TG - Puoi spiegarmi che cos'è la Gum Print?

Valentina Mazzoleni - Si tratta di una tecnica di stampa importata dall'America. Si parte da una normale file digitale, lo portiamo in copisteria e chiediamo di farcelo stampare con una stampante a toner (una stampante di tipo vecchio come certe fotocopiatrici il toner è la polverina resinosa che poi si fissa alla carta con un procedimento termico, adesso si fa già un po' fatica a reperire questo tipo di tecnologia nelle stampanti professionali. Le stampanti moderne a laser invece, non vanno bene per la gum printing perché poi non sono in grado di trattenere l'inchiostro), della grandezza che vogliamo.

Alessia Mazzoleni








TTG - Hai una tua copisteria di fiducia dove ti rivolgi abitualmente?  

Alessia Mazzoleni - Sì, qui a Milano faccio stampare in grande le mie fotografie, anche oltre il metro, si tratta di fotocopie giganti.
Una volta che sono in possesso di questa fotocopia, in tempi brevi, in modo che il toner fresco trattenga maggiormente l'inchiostro, sul retro del foglio stendo una soluzione di gommalacca disciolta in alcool a 100° che ho preparato da poco tempo. Circa 150-200 grammi per un litro di alcool.
Si procede in questo modo con la gommalacca perché questa soluzione aiuta ad indurire ed a tenere unite le fibre della carta che vanno incontro a un trattamento fatto con molta acqua che rischierebbe di sfibrare la fotocopia.
Si tratta la carta con diversi passaggi di gommalacca, 3 o 4 per i formati più piccoli, 6 o 7 per i formati grandi come lenzuoli, anche perché la fotocopia bagnata diventa pesante e rischia di strapparsi sotto il suo stesso peso.
Dopo aver fatto asciugare il nostro foglio di carta, prendiamo la gomma arabica e la aggiungiamo all'acqua distillata molto calda in un dosaggio di 1 a 2 (1 parte di gomma arabica per 2 parti d'acqua distillata), si gira la fotocopia e si stende la soluzione di acqua e gomma arabica sul lato dove si trova l'immagine formata dal toner.
La gomma arabica va applicata con una spugnetta per tre volte su tutto il foglio.
Si passa e si toglie con l'acqua, si ripassa e si ritoglie con l'acqua, fino al termine della stesura.
L'immagine scelta per essere trasformata in Gum print può essere un disegno, una fotografia, o altri tipi di composizione grafica, ma deve rivelarsi idonea a subire questo trattamento.
In genere i soggetti un po' contrastati sono più adatti ad essere stampati in questo modo, resta comunque la possibilità di elaborare il nostro file con Photoshop prima di portarlo in copisteria per esaltarne le caratteristiche da rendere più evidenti.
Una volta che la nostra fotocopia è stata preparata con la gommalacca e la gomma arabica, si può posizionare il foglio da inchiostrare su una superficie liscia e omogenea,  in modo da farla aderire bene a questo supporto e non avere sorprese durante l'inchiostratura che deve essere regolare ed omogenea. Una lastra di vetro, o un plexiglass possono andar bene a questo scopo, si prende il rullo con l'inchiostro da calcografia e lo si applica sulla fotocopia dalla parte del toner.
Il toner ha la proprietà di trattenere l'inchiostro, mentre i bianchi saranno stati resi impermeabili all'inchiostro dal fatto che la gomma arabica non s'è fissata nelle parti bianche della carta.



TG - L'immagine da utilizzare è un positivo o un negativo?

Alessia Mazzoleni - Un positivo, proprio perché i neri verranno riprodotti neri (o del colore col quale si inchiostrerà la matrice), mentre i bianchi resteranno bianchi.
L'unico problema è che l'immagine stampata avrà i lati rovesciati rispetto all'originale risultando speculare ad essa.
Questo difetto può essere corretto a priori, sempre con Photoshop, oppure se la cosa non interessa, l'immagine può essere lasciata con i lati destro e sinistro invertiti.
Questo può accadere nel caso ci siano architetture dove il cambio di lati non venga percepito, come in architetture o in paesaggi dove non compaiano scritte.
Io, ogni tanto, le giravo, ogni tanto le conservavo come uscivano dalla stampa, dipendeva dai casi e da ciò che volevo fare.
Una volta che la matrice è inchiostrata, si prende il foglio da stampare (asciutto, non lo si bagna come capita per la calcografia, perché già la fotocopia che funge da matrice è bagnata) e lo si posiziona a contatto del toner, lo si allinea e si fa passare il tutto sotto il torchio, anche un paio di volte.
Si distacca il foglio di carta dalla matrice e la nostra stampa sarà pronta, una volta che si sarà asciugato l'inchiostro.



TG - Quante volte si può riutilizzare la matrice?

Alessia Mazzoleni - La matrice può essere riutilizzata fino ad un massimo di 5 volte perché l'acqua e la pressione del torchio la rovinano. Se proprio si ha lavorato bene, si riescono ad ottenere anche 6 copie, ma è raro. Quelle piccoline potrebbero durare leggermente di più.
In realtà, la prima stampa non si considera, perché non viene bene, perché la matrice ha bisogno di prendere bene l'inchiostro. La prima stampa la si fa su un foglio di brutta perché dà origine ad un risultato un po' a chiazze ed il nero non è perfetto.

Valentina Mazzoleni seduta sul gradino all'ingresso di San Carpoforo, diventato adesso: CRAB, Centro, Ricerche, Accademia di Brera.

TG - Tu cosa fai con la matrice dopo, la butti via?

Alessia Mazzoleni - No, io la tengo perché secondo me è bellissima, l'unica cosa è che poi si rovina, si gira, s'imbarca, gli angoli si spezzano ed andrebbe conservata incollata su un cartoncino, pressata sotto vetro per una  o più settimane per farla tornare un po' piatta.

Gum Print colorata a mano da Valentina


TG - Hai mai venduto una matrice?

Alessia Mazzoleni - No, perché si rovinano veramente tanto, però effettivamente, curandole un po' si potrebbero anche vendere.
Con le matrici più piccole si riescono a a fare anche 6 o 7 copie.

TG - Cosa intendi per più piccole?

Alessia Mazzoleni - Io ho realizzato dei 20X25, però la Gum printing è una tecnica molto libera, si possono stampare fogli di qualsiasi dimensione, ovviamente nei limiti consentiti dalla stampante.
Se uno vuol fare una cosa molto grande, la può fare a blocchi, certamente. A me sarebbe piaciuto stampare una fabbrica in più pezzi, non l'ho ancora fatto, ma questo è un progetto che vorrei realizzare.



TG - Hai altri progetti che vorresti realizzare col Gum Print?

Alessia Mazzoleni - Sì, ultimamente mi piace vedere le cose dal basso, perciò di ogni fabbrica abbandonata che vado a visitare, vorrei mostrare le architetture industriali con il cielo come sfondo; i tetti sono spesso rovinati e le coperture distrutte, appaiono così degli squarci di cielo abbastanza interessanti. Vorrei mettere insieme questi soggetti e fare una specie di tetto gigante composto da tutti gli elementi presi singolarmente. Si tratterebbe di una specie di reticolato che non deve per forza far coincidere le sue parti, un po' sul tipo della composizione che ho presentato qui a San Carpoforo che è invece stata stampata a getto d'inchiostro mostrando altri elementi che costituiscono una città in cui si riesce ad arrivare al centro in maniera molto difficoltosa, come percorrendo un labirinto. Mi interessa il colpo d'occhio d'insieme, più che la precisione di certe connessioni.
Questi sono i due progetti che realizzerò con la Gum Print.

Bisogna trovare altri modi - 2015 di AVM
Inkjet print cm 150 X 200

TG - Alessia, come sei entrata in contatto con una tecnica come la Gum print che non è poi così diffusa in Italia?

Alessia Mazzoleni - Grazie a Chiara Giorgetti che è la mia docente di stampa d'arte. A lei piacevano i miei lavori e mi ha proposto di realizzarli con questa tecnica, mi ha proposto di fare delle mostre, sia a Bolzano che a Monaco. A Bolzano ho venduto una mia stampa molto grande di di circa cm. 190 X 90 a 400 euro. Nel caso di quel soggetto, la matrice, siccome era molto grande, è andata distrutta al terzo passaggio.

San Carpoforo
Non sempre quello che è il nostro obiettivo è facile da raggiungere. Spesso capita di trovarsi in situazioni dove bisogna scegliere il percorso da affrontare, una trama intricata di strade che ci uniscono o ci separano. Il traguardo è davanti ai nostri occhi, ma a volte, per raggiungerlo , bisogna trovare altri modi.  AVM

TG - La Gum printig è anche un buon metodo per offrire una tiratura limitata e controllata in maniera certa?

Alessia Mazzoleni - Sì, infatti, la matrice si deteriora in fretta ed a differenza di altri metodi, come lo zinco che va segnato, o acidato dall'artista che dovrebbe distruggere la matrice, qui non si può barare, si riescono a stampare solo poche copie. Nel Gum printig il deterioramento della matrice è un processo naturale.

TG - In Italia questa tecnica è conosciuta?

Alessia Mazzoleni - Non sono molto aggiornata su questa cosa, so che quando ho iniziato io, a Brera non era molto conosciuta, la mia professoressa l'ha spinta tantissimo ed anch'io sono rimasta molto contenta di quel corso perché ho imparato anche la cianotipia e altri procedimenti da effettuare in camera oscura. Ho fatto anche altri lavori in cui in camera oscura creavo delle doppie esposizioni di alberi e fabbriche che poi stampavo con la Gum print. Io ho iniziato a conoscere questa tecnica 3 anni fa, ho fatto qualcosa anche con lo studio Akka in via Pietro Custodi, a Milano.

TG - Hai mai pensato di dotarti di una stampante a toner, prima che diventi difficile reperire queste macchine in copisteria?

Alessia Mazzoleni - Fintanto che posso recarmi dai miei copisti di fiducia, vado da loro senza pormi troppi problemi, sia perché sono nella mia zona, sia perché hanno prezzi abbastanza competitivi rispetto a quello che si trova in giro. Mi sono invece posta il problema di fornirmi di un torchio e per questo mi devo guardare un po' in giro, perché adesso che ho terminato l'Accademia non potrò tornare a stampare lì. Un torchio piccolo non mi serve perché io lavoro molto in grande, ma un torchio enorme non potrei metterlo in casa. Dovrei pertanto pensare a risolvere questa necessità in altro modo, probabilmente condividendo un laboratorio ed un torchio con qualcuno.

Alessia Mazzoleni posa davanti a: "Bisogna trovare altri modi".

TG - Quanto è importante per te aver scelto questa tecnica nel tuo processo creativo?

Alessia Mazzoleni - La Gumprint ha il fascino dell'incisione calcografica, sommato a quello della fotografia perché le incisioni, di solito, sono disegni ed hanno un fascino diverso.
La fotografia stampata con l'inchiostro offre un risultato molto particolare ed è questa l'atmosfera che s'adatta ai miei soggetti perché essi prendono una consistenza più materica che mi permette d'ottenere l'effetto che perseguo.
Per i miei soggetti industriali ottenere un nero molto profondo, l'inchiostro un po' sbavato, o comunque quell'aspetto non troppo, preciso si sposa molto bene con la tematica che tratto. In questo caso, linguaggio e tecnica procedono di pari passo per conferire più energia alla mie immagini.

TG - Tu sei interessata a vendere le tue opere?

Alessia Mazzoleni - Diciamo che non mi dispiacerebbe, io le faccio innanzitutto per me, perché a me piacciono.
Per un po' sono stata impegnata con lo studio in Accademia, ma adesso che sono più libera vorrei cercare d'essere inserita in qualche mostra per potermi fare conoscere meglio.
Il desiderio di vendere c'è sempre, quando ho venduto la mia prima opera è stata una cosa inaspettata che mi ha fatto molto piacere, io avevo deciso d'esporre all'estero per avere un po' di visibilità, adesso spero di continuare su questa strada.


Alessia ha esposto alcune sue stampe al mercatino Alterbej, a Milano, nel dicembre 2014

Nota: un estratto di questa intervista è pubblicato sul mio blog fotografico: Ortodossia Fotografica in lingua inglese.


1 commento:

  1. Bisogna dare un torchio gigante a questa ragazza, deve poter continuare la sua attività anche dopo l'università, senza inutili complicazioni. Che bello vedere tanto impegno e passione.

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