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giovedì 22 giugno 2017

Kaleidoshock 2: il diario di viaggio di Chris H. Lynn

Per il secondo appuntamento con Kaleidoshock (Il primo era con Luis Macias di Crater Lab), Unza ha invitato presso la sua sede di via Graziano Imperatore n. 40, Chris H. Lynn, un filmaker americano di passaggio che utilizza il Super 8 come mezzo di registrazione dei propri appunti di viaggio. I filmati di Chris sono montati in macchina in semplici sequenze; non vengono accompagnati, per scelta, da una colonna sonora e testimoniano il suo transito in località più o meno esotiche che poi vengono archiviati come diari personali. Chris è stato intercettato da Unza grazie a Francesco Cazzin, di Emergere del Possibile, e la sera del 15 giugno ha proiettato alcuni video ed alcuni Super 8, come    Huangpu River, girato tra il 2008 e il 2013 e  London 5: Unknown Year. Se i filmati del filmaker americano sono muti, i video vengono accompagnati dal suono e dalla musica, ma entrambi propongono paesaggi abbastanza lirici che inducono lo spettatore a precipitare in una dimensione personale che sicuramente lo induce a riflettere sul trascorrere delle stagioni e della vita, perché, a differenza dell'immagine fissa, l'immagine in movimento è capace di dare vita alle cose, come una macchina del tempo che riproduce sempre le stesse giornate in modo instancabile. Il primo video contiene anche riprese girate in Super 8, è stato girato a Shanghai, Cina; la peculiarità di questo lavoro che gioca col trascorrere del tempo è che ogni nave che passa è stata ripresa in un anno diverso da quelle viste precedentemente. Il secondo video, girato a Londra, è tutto girato in Super 8 e telecinemato (spesso fuori fuoco) in modo casalingo dall'autore che ha ripreso il filmato su uno schermo con una telecamera. Chris H: Lynn ha avuto l'audacia di presentare i suoi ricordi personali ad un pubblico internazionale, cosa che molti di noi, probabilmente pur girando filmati analoghi o anche più interessanti, non farebbero. Sia perché si tratta di filmati alquanto comuni, quanto perché dovendoci ripresentare a certe persone preferiremmo forse non tediarle troppo con le nostre elucubrazioni mentali; ma si sa che chi viaggia passa e va e questo è senz'altro, per certi versi, un vantaggio, soprattutto per chi rimane. TG


Chris Lynn
Chris H. Lynn, 49 anni, insegnante.

Poiché ormai mi trovavo faccia a faccia con il mio interlocutore, ho pensato di intervistarlo, quanto meno per capire che cosa lo spinge a filmare e a mostrare le sue riprese.

Tony Graffio: Chris, da dove vieni?

Chris H. Lynn: Vengo da Silver Spring, Maryland.

TG: Di che cosa ti occupi, qual'è il tuo lavoro?

CHL: Sono un educatore, insegno film e letteratura al liceo ed al college.

TG: Quanti anni hai?

CHL: 49.


Chris in un momento di riavvolgimento del Super8.

TG: Cosa trovi di bello nel Super8?

CHL: ll Super8 mi dà quell'immediatezza, quella poetica e qualità d'immagine che mi hanno attratto per molto tempo.

TG: Da quanto tempo usi questo formato?

CHL: In modo serio, da circa 20 anni, poi per un periodo ho preso dell'aspettativa per studiare nuovamente cinematografia.


Huangpu River

TG: Come descriveresti i tuoi film?

CHL: Quello che giro in Super 8 lo chiamo le serie giornaliere, così che dopo, a distanza di anni, riguardo quello che ha ripreso la mia cinecamera lo giunto insieme ad altri filmati per mettere insieme dei lunghi pezzi filmati, tutti insieme. E' un lavoro molto frammentato che può essere portato avanti in continuazione. Non so esattamente quando finirà. I video hanno una durata predeterminata e sono descrittivi di panorami. Generalmente, sono solo io con la mia telecamera che registro le immagini e il suono.

TG: Ti piace molto viaggiare?

CHL: Sì, mi piace, ma in Cina ho lavorato per un certo periodo, non si trattava solo di un viaggio, ma di un momento lavorativo della mia vita. Ad ogni modo, ovunque vado, porto con me la mia telecamera, sia per viaggi di piacere che per lavoro.

TG: In Huang Pu River si vedono pezzi filmati a cui sono stati aggiunti filmati Super 8 con pelucchi, sporco e varie imperfezioni che scorrono sullo schermo. Come hai telecinemato quelle parti del film?

CHL: A me piacciono le imperfezioni, ho filmato tutto da solo riprendendo la proiezione con una telecamera. Inserisco nel video i filmati dei paesaggi e li chiamo Landscape Temples.


London 5: Unknown Year

TG: Preferisci girare in bianco e nero?

CHL: Mi piace girare in bianco e nero, soprattutto perché non si fanno più pellicole a colori, così negli ultimi 4 o 5 anni ho fatto questa scelta.

TG: Fai qualche effetto speciale in ripresa? Ho visto che c'erano delle linee del video molto spesse, come sei intervenuto?

CHL: Sì, a volte gioco con l'obiettivo e la velocità di ripresa, ma non faccio effetti in post-produzione, inserisco la pellicola nella cinepresa e giro quello che voglio riprendere a modo mio. Ci sono pochissimi effetti digitali nei miei film, ma in alcuni casi ingrandisco alcune parti del fotogramma.


Una calda notte a Unza. Alcuni spettatori durante le proiezioni di Chris H. Lynn hanno scelto di restare in giardino. Sullo sfondo si intravede la proiezione

TG:Hai presentato i tuoi film a qualche festival?

CHL: L'ultima volta ho fatto qualcosa per la Salisbury University, in Maryland. Loro mi hanno invitato ad un programma di residenza per autori ed io sono rimasto in una loro casa per tutta un'estate, era vicino all'acqua in una posizione molto remota in una spiaggia dell'Est. Loro volevano che io filmassi tutto quello che volevo ed io ho tratto da questa esperienza un film di 30 minuti che poi ho mostrato su schermo all'Università all'interno di un programma d'arte e poi ho fatto un'altra proiezione in New York nel dicembre dello stesso anno, intitolata Travellers with cameras con la filmaker americana Ann Levy. Abbiamo guardato i nostri film per vedere come si parlavano l'un l'altro. Lei ha filmato in certe parti ed io in altre; si trattava di fimakers che guardavano alle cose più piccole alla luce del giorno. Il Super 8 è molto utile per osservare le cose quotidiane che ci circondano. Come il caffè, i libri, gli alberi, tutte quelle cose che sono sotto i tuoi occhi, ma che a volte tu non osservando non noti.


TG: In che modo riesci a fare a meno di una colonna sonora nelle tue riprese?

CHL: No, per il Super8 non mi serve, preferisco il silenzio, ma per i paesaggi ho sempre un sottofondo sonoro.

TG: Ti piace lavorare con il tempo ed i ricordi perduti?

CHL: Sì, spesso i miei temi sono quelli, anche se cerco di non pensare troppo a questi contenuti.

TG: Che cosa vorresti comunicare con i tuoi lavori?

CHL: Mi piace che le persone scoprano quello che osservano, quello che vorrei è che gli spettatori non si concentrino in una narrazione, ma che guardino le immagini ed ascoltino i suoni per vedere quello che accade nelle loro menti. Si tratta di entrare in uno spazio per vedere con che cosa ne puoi venire fuori.


Prima della proiezione dei video di Chris H. Lynn a Unzalab.

TG: Dove sviluppi i tuoi Super8?

CHL: In California da Yale Film and Video. Non conosco nessun laboratorio che sviluppi il Super 8 a New York, anche se ci sono molti nuovi laboratori che stanno aprendo, forse cercherò qualcosa più vicino. Ogni anno spedisco i miei film in California.

TG: C'è interesse per il Super8 in USA?

CHL: Qualcosa come la folla che è venuta qui ad Unza questa sera, ma sempre più persone si stanno interessando al Super8. Le persone più giovani amano davvero il Super 8, forse perché è un mezzo d'espressione autentico perché analogico.

TG: Sei socio di un cineclub?

CHL: Conosco diversi filmaker, ma non sono in un club o in un collettivo.

TG: Proseguirai il tuo viaggio in Europa adesso?

CHL: Sì, dopo dell'Italia, visiterò la Francia per altre due settimane, poi andrò a casa, negli USA.

TG: Incontrerai qualche altro Filmaker o cineclub nel corso del tuo viaggio?

CHL: No, mi ero messo d'accordo per proiettare i miei film solo qui, adesso proseguirò le mie ferie.


15 anni di Unzalab: Serigrafia, Ciclofficina, Camera Oscura e Super8.

Tutti i diritti riservati


martedì 14 febbraio 2017

Richard Tuohy e Dianna Barrie, due cineasti sperimentali a Unzalab

Unzalab
Lo scorso 30 giugno 2016, mi sono recato presso l'Associazione Unza, a Nigurda, per vedere alcune proiezioni di film sperimentali in 16 mm realizzati da Richard Tuohy e Diana Berrie.
Come spesso mi succede, non sapevo esattamente a che cosa sarei andato incontro; ho visto casualmente alcuni volantini appesi in zona Isola che hanno attirato la mia attenzione, da lì ho voluto approfondire per capire meglio se poteva trattarsi di un'occasione interessante per assistere a qualcosa che valesse la pena di vedere. Ho subito inviato una email al contatto che veniva indicato su quei fogli e dopo qualche ora sono riuscito ad avere il numero di telefono di chi stava organizzando l'evento.
Francesco Tartaglia, all'interno di Unzalab, da tempo porta avanti un progetto culturale molto importante per proporre attività cinematografiche underground, workshop, conferenze, proiezioni e un laboratorio di sviluppo e di camera oscura per il Super 8, il 16mm e la fotografia chimica (ovviamente). Questo laboratorio e questo gruppo di persone non hanno una finalità commerciale, ma si basano sullo scambio del sapere, sul DIY e sul fare tutti insieme.


Richard Tuohy e Dianna Barrie, due cineasti sperimentali a Unzalab Richard Tuohy e Dianna Barrie
Dianna Barrie e Richard Tuohy preparano i proiettori 16mm per la proiezione del 30 giugno 2016 a Unzalab.

Richard Tuohy è un personaggio eccezionale del panorama della cinematografia sperimentale internazionale; se non fosse stato per Francesco che l'ha portato intelligentemente a Niguarda, facendogli fare una piccola deviazione da un percorso che dall'Australia lo stava portando in Francia, approfittando di pochissimo tempo per la sosta a Milano, probabilmente non avremmo avuto modo di vedere e di conoscere un grande creativo che ci ha dato la possibilità di riflettere e di capire che anche con mezzi modesti si possono fare cose strepitose.
Francesco e Richard si sono conosciuti a Zagabria nel 2011, in occasione di uno degli incontri tra appassionati e sperimentatori di film a passo ridotto (i formati più piccoli del 35mm) che periodicamente vengono organizzati in varie parti del mondo e costituiscono momenti fondamentali di scambio e di confronto tra questi "Artist-run film lab" presenti anche nei posti più sperduti del pianeta.
Nel luglio del 2016 c'è stato un meeting a Nantes e proprio in un momento apparentemente solo di transito verso la città bretone che Tuohy è stato intercettato e convinto a presentare in anteprima i suoi lavori al pubblico accorso a Unzalab. Sabato 2 luglio 2016, Richard Tuohy ha poi tenuto un workshop per spiegare ai partecipanti i suoi metodi di intervento manuali sulla pellicola.
Sorprendentemente, il Super 8 ed il 16 mm esprimono un linguaggio cinematografico che ha ancora qualcosa da dire e da mostrare. Al workshop hanno partecipato artisti e fotografi che cercavano nuove vie per sperimentare con le immagini in movimento, a riprova che c'è un interesse sempre vivo verso un mondo che forse qualcuno pensava di aver archiviato da tempo. Probabilmente, per qualcuno l'utilizzo della pellicola può essere vista come un approccio nostalgico verso qualcosa di cui si ha sentito parlare senza aver avuto occasione di usare, ma è anche vero che la pellicola è forse l'unica alternativa per poter lavorare con uno strumento che permette di esprimersi con un linguaggio diverso da quello digitale e diventa in questo modo una scelta creativa importante.


Richard Tuohy Richard Tuohy
Fotogramma tratto da Etienne's hand un film sperimentale di Richard Tuohy

Fotogramma tratto da Etienne's hand un film sperimentale di Richard Tuohy
Fotogramma tratto da Etienne's hand un film sperimentale di Richard Tuohy

Richard Tuohy ci ha raccontato di passare molto tempo con la macchina per lo sviluppo, con la macchina che stampa la pellicola a contatto e con la stampatrice ottica. Per lui, lavorare con la pellicola è molto interessante di questi tempi perché chi decide di lavorare con tutto il processo produttivo del cinema ha modo di capire come avvengono certi passaggi e come può intervenire sull'immagine, al di fuori della cinepresa o del proiettore, sull'altra metà della lavorazione che per l'appunto avviene in laboratorio. 
Già da qualche tempo, gran parte del materiale che viene utilizzato nei laboratori di sviluppo e stampa è stato gettato via. Se si è abbastanza fortunati da catturare queste attrezzature prima che raggiungano la discarica le si può sistemare a casa per farle nuovamente lavorare (Io purtroppo una decina di anni fa avevo sentito dire che lo Studio Lorenzetti stava per chiudere; ero riuscito a parlare con il figlio di Enrico Lorenzetti, ma avevo saputo che tutto era già stato irrimediabilmente buttato via). Richard è riuscito invece a recuperare qualcosa ed in due anni è stato in grado di far ripartire quelle apparecchiature installando le nel suo Nanolab, un laboratorio per lo sviluppo e la stampa di pellicole Super 8 e 16mm a Daylesford nello stato di Victoria, in Australia.
E' molto importante passare molto tempo con i propri materiali e attrezzature per imparare a capirli e ad usarli nel modo migliore. Solo così le persone possono riuscire ad ottenere ciò che vogliono dai loro strumenti. Questa è anche l'idea che esprimono i film che Tuohy ci ha mostrato quella calda sera d'estate in uno spazio di periferia, a Milano. 


16mm sperimentale Cinematografia sperimentale Unzalab
L'Unzalab è in via Passerini, 18 a Milano

Trascorrere tempo con le proprie attrezzature è anche un buon investimento, perché imparare ad usarle bene significa risparmiare denaro quando si vuole realizzare qualcosa che non si sa in che altro modo poterlo fare. Se un pittore può lavorare in modo riflessivo usando in modo automatico i propri colori ed i propri pennelli sicuramente potrà lavorare ad un livello più elevato di chi non sa disegnare. Un bravo pittore dipinge senza nemmeno accorgersi di quello che fanno le sue mani, ma per arrivare ad un risultato di quel livello bisogna esercitarsi per molto tempo con pennelli, spatole e colori.
Per lo stesso motivo, chi fa film dovrà passare molto tempo con le macchine, perché la tecnica è fondamentale per realizzare
l'impresa che si desidera compiere.
Tuohy ha scelto proprio le mani per rappresentare simbolicamente il suo lavoro.


Un fotogramma di Dot Matrix di Richard Tuohy Interferenza
Un fotogramma di Dot Matrix di Richard Tuohy.

Dot Matrix, un esempio dei filmati di R.Tuohy
In Dots Matrix di Richard Tuhoy, due proiettori da 16mm vengono caricati con due film che contengono sequenze di punti di varie dimensioni che si muovono tremolanti sullo schermo. I punti sono stati stampati direttamente sulla pellicola con un pattern. La musica che si sente di sottofondo è prodotta dagli stessi puntini che sbordano nella zona dove viene letto otticamente il suono. 
Se i proiettori vengono fatti andare a velocità diverse si inseriranno nella proiezione anche delle immagini totalmente nere; se invece i due proiettori sono pressapoco sincronizzati alla stessa velocità si creano dei fenomeni di interferenza e l'immagine gradualmente cambia.

La sera del 30 giugno 2016 sono stati proiettati i seguenti film di Richard Tuohy e Dianna Barrie:

Crossing del 2016, 21 minuti di durata, formato 16mm.
Attraverso il mare. Attraverso la strada. Super 8 cross processing a grana grossa gonfiato in 16mm di riprese effettuate in Korea e Giappone.

Blu Line Chicago del 2014, 10 minuti di durata, formato 16mm.
Distorsioni architettoniche della terza città degli USA.

Last Train del 2016, 12 minuti di durata, formato 16mm.
Trovato negli archivi perduti del Laba Laba Lab. Metraggio da un trailer del film indonesiano "Kereta Api Terakhir" mischiato in elaborazioni chimiche girato in 7 diverse città e nessuna.

Etienne's Hand del 2011, 13 minuti di durata, formato 16mm.
Uno studio del movimento di una mano instancabile. Fatto da una ripresa di cinque secondi. Sonoro costruito da una vecchia melodia popolare suonata da un organetto a mano.

Ginza Strip del 2014, 9 minuti di durata, formato 16mm.
Una Ginza da ricordi  e da favola. Questo è il primo film finito usando il "Chromaflex", una tecnica sviluppata dal duo australiano. Si ricorre a molta manualità per selezionare aree della pellicola che vengono rese a colori, negative o in bianco e nero.

Dot Matrix del 2013, 16 minuti di durata, doppia proiezione di 2 rulli 16mm.
Proiezione di due film che si sovrappongono. I "punti" sono prodotti a contatto grazie a fogli traslucidi utilizzati per le illustrazione dei Manga. Questi punti sono stati stampati introducendo un effetto flicker alternando fotogrammi neri creando interruzioni stroboscopiche ai punti. I punti debordano anche ai limiti della pellicola producendo un suono particolare passando sotto la testina della lettura ottica del proiettore 16mm.

Prossimamente, pubblicherò per intero su ORPHO l'intervista in lingua originale che l'artista mi ha rilasciato dopo quelle proiezioni a Unzalab ed altre fotografie di quell'incontro. TG


Richard Tuohy e Dianna Barrie a Unzalab Richard Tuohy e Dianna Barrie a Unzalab Richard Tuohy e Dianna Barrie a Unzalab Crossing
Un momento della proiezione di Richard Tuohy e Dianna Barrie a Unzalab. (Crossing)

L'intervista completa in lingua originale la trovate sul sito di fotografia, immagini, tecniche antiche, pensieri, estetica, critica  e cultura cinematografica ORPHO, Ortodoxia Photografica.

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sabato 23 gennaio 2016

Un Mini-Lab rigenerato presto in funzione a Milano da PFG

Punto Foto Group
Guido Tosi con gli occhiali ad intensificazione luminosa, Felix Bieseler e l'Agfa FP 200 che verrà installata presso il PFG

Sono tornato da Punto Foto Group per parlare con Guido Tosi che dopo aver recuperato un secondo mini-lab, ora dispone di due sviluppatrici automatiche che stanno per essere ripristinate, per far partire a breve almeno una di queste macchine, e dare il via ad alcune linee di sviluppo a colori per pellicole di vari formati. 
La prima Agfa FP 200 trasportata presso il magazzino di Felix Bielser era in condizioni pietose, dopo una prima ripulita si è visto che era più conveniente ricercare una seconda macchina ed orientare le proprie attenzioni su un altro esemplare gemello che si pensa di mettere in funzione  all'inizio di febbraio. Un vecchio tecnico Agfa aiuterà Tosi ed i suoi soci a mettere la sviluppatrice in condizioni di lavorare al meglio delle sue possibilità dando un'occhiata alla parte elettronica ed alla parte meccanica. Negli anni '90 molti fotografi presso i loro negozi allestivano questi mini laboratori per il trattamento del C-41 (Come abbiamo visto nei mesi scorsi, anche Emma Canepari di Speed Photo ha a sua disposizione una Agfa FP 100 che è una macchina molto simile a quelle di PFG), prediligendo proprio le sviluppatrici Agfa che erano apparecchiature rinomate per la loro robustezza e semplicità. Richiedevano relativamente pochi liquidi per effettuare i trattamenti ed erano leader in questo settore dando la possibilità di inserire una pellicola dopo l'altra nella sviluppatrice e lavorare in catena, a ciclo continuo. Con questo sistema si possono sviluppare 2 pellicole alla volta, in modo da dimezzare il tempo richiesto per smaltire i rulli da riconsegnare alla clientela. I formati trattabili sono il 135, il 120, il 220, il 110 e l'APS. La macchina nasce per trattare il 35mm, ma esistono delle cassette per il 120 e gli altri formati.
Sono stati effettuati lavaggi con acido cloridrico e bicarbonati, si è provveduto ad effettuare dei primi test per capire se la macchina trascina bene la pellicola e raggiunge le temperature previste dai programmi. Fino ad ora tutto è risultato positivo, le pompe di rigenerazione dei liquidi funzionano bene ed in questi giorni partiranno dei test con i chimici di trattamento in modo da avere i primi risultati. Il servizio per i clienti dovrebbe essere disponibile dal febbraio 2016.
Tosi pensa che nel caso si riuscisse a rimettere in sesto la macchina con più problemi, la si potrà destinare ad un utilizzo diverso che potrebbe essere quello di farle fare sviluppi a tempi variati, oppure utilizzarla per sviluppare pellicole in bianco e nero.
Da tempo Guido era alla ricerca di sviluppatrici di questo tipo e di un posto dove poter svolgere questa attività, adesso che esistono le condizioni per iniziare questo tipo di lavoro, sicuramente ci saranno molti fotografi ed appassionati che riprenderanno a fotografare in pellicola.
Il 2016 si prospetta un anno molto interessante per la possibilità di reperire nuovo materiale analogico e per vedere aprire nuove attività destinate allo sviluppo della pellicola di vari tipi e formati. A Milano, sta nascendo una bella comunità analogica che opera in collaborazione fornendo consulenze e assistenza ai vari elementi che fanno parte di questo gruppo, in modo da poter integrare le competenze di ognuno per la rinascita di un settore che negli anni scorsi aveva visto perdere molto terreno nei confronti della fotografia digitale. Fino a poco tempo fa non sembrava possibile far rinascere servizi in questo campo, ma a breve potrebbe anche ripartire un mercato di nicchia perfino per gli appassionati della cinematografia a passo ridotto.
Ovviamente, si pensa anche ad offrire un servizio di digitalizzazione delle immagini analogiche. Per ora, per questo tipo di lavorazioni, PFG pensa di avvalersi dell'apporto di Farenheit che è in grado di fare scansioni d'alto livello e qualità con le proprie apparecchiature. Probabilmente, in futuro PFG si attrezzerà di uno scanner Kodak Pakon per il 35mm, in modo che sia possibile fare velocemente delle scansioni, intorno ai 1800 dpi, senza dover tagliare la pellicola.
I trattamenti in E-6 verranno fatti con una sviluppatrice Jobo, così come i trattamenti dei formati più grandi.
In futuro, PFG ha intenzione di sviluppare e telecinemare anche il Super 8 e commercializzare le bobine di pellicola vergine in colore, bianco nero ed invertibile.
PFG ha già siglato un accordo con Ferrania per distribuire i suoi prodotti all'estero, se partirà la produzione di Super 8 di questo storico marchio italiano, si potranno trovare in vendita a Milano anche queste pellicole invertibili ad un costo più ragionevole. 
Inutile dire che poter acquistare le pellicole presso lo stesso punto di vendita che si occuperà poi dello sviluppo e del telecinema dà al cliente una maggior fiducia nell'utilizzo di un prodotto che eviterà di viaggiare per l'Europa, a rischio di smarrimenti, o delusioni. Qualora qualcosa all'interno del processo di sviluppo dovesse non andare per il verso giusto, trovarsi faccia a faccia con il laboratorio è una garanzia in più per avere delle risposte o delle soluzioni alternative. Quanti di noi si sentono frenati dall'utilizzare un certo tipo di materiale, oltre che dai costi, dalle difficoltà di reperimento di chi effettivamente svolge il lavoro e dai tempi previsti dalle lavorazioni e dalle spedizioni?
I costi relativi al trattamento del C-41 potrebbero assestarsi sui 6 euro per un rullino 135 da 36 pose; un rullo 120 potrebbe invece avere un costo di sviluppo di circa 4,50 euro. APS e 110 costeranno un po' meno. Il 220, per chi riesce ancora a reperirlo, costerà un po' di più. I prezzi non sono ancora bene definiti, ma sembra che durante il primo mese di apertura di questo nuovo servizio di PFG ci saranno degli sconti promozionali rispetto ai costi prospettati. E' allo studio anche un carnet cumulativo per lo sviluppo di più pellicole che darà diritto ad uno sconto di circa il 15% del prezzo di listino, o altre forme che premieranno la fedeltà della clientela, un po' com'era un tempo quando molti mini-lab consegnavano un rullino vergine da 12 o 24 pose per ogni pellicola sviluppata e stampata.
C'è comunque da tener presente che nel costo effettivo di sviluppo, per metà incidono i costi per lo smaltimento dei prodotti chimici esausti, vale a dire che il prodotto chimico fresco e quello da buttare incidono esattamente allo stesso modo sul prodotto finale.
Se a PFG sviluppare un rullino può costare 2 euro, un euro se ne va in liquidi da smaltire attraverso i collettori di chimici che offrono questo servizio ecologico.
Chiudo questo servizio per dirvi che ho ragione di pensare che PFG stia facendo le cose sul serio, in modo da poter garantire un continuo rifornimento di materiale argentico, in quanto nel retro del magazzino ho visto un'attrezzatura professionale molto particolare che potrebbe essere utile a realizzare e perforare pellicole in vari formati, in modo da fornire ai clienti un approvvigionamento anche dei formati fotografici, o cinematografici più rari. Felix e Guido non hanno voluto pronunciarsi su questo progetto, ma credo che anche questa faccenda possa dare un po' di tranquillità in più a tutti coloro che affermano che non c'è più nessun motivo per utilizzare la pellicola, vuoi perché non si trova chi la sviluppa, o chi la vende. Tony Graffio