Tenendo gli occhi un po' aperti, si possono vedere molte cose particolari.
A volte, queste opere che incontriamo sono talmente vistose che rischiamo di non vederle, oppure di confonderle con qualcos'altro.
Quasi di fronte alla stazione di servizio chiusa, in viale Jenner, la mia attenzione è stata attirata da un'automobile che sembrava il rifugio di qualche senza tetto che invece dovrebbe essere una specie di opera devozionale, per grazia ricevuta o un tributo ad un personaggio che è stato tra i primi a studiare l'autismo.
Panda dedicata a Bruno Bettelheim
La Madonna di Lourdes come polena
Montato sopra un baule portapacchi, troviamo un importante elemento religioso che protegge il cammino del viandante pellegrino che si muove a bordo della sua Fiat Panda grigio-arancio.
La bottiglietta santa, in questo contesto rappresenta un simbolo inter-religioso, in quanto Bettelheim era ebreo e per questo venne anche perseguitato.
Bollo quasi regolare
Bettelheim fu una figura molto discussa e controversa e poi si sa, non potrebbe esserci il bene se non esistesse il Maligno.
La Panda-rifugio parcheggiata sull'isola spartitraffico di viale Jenner.
Sullo sfondo la stessa casa che compare sul retro degli ex distributori di benzina Total Erg.
Panda poster
Aggiornamento del 24 settembre 2014
Ho incontrato il proprietario della Panda e gli ho parlato.
Si tratta di un giovane italiano che vive in questa automobile.
Dice che la Panda non è propriamente un tributo a Bettelheim, ma una decisione che egli ha preso dopo aver letto dei libri che gli hanno cambiato la vita.
Lui consiglia a tutti la lettura di: "Un genitore quasi perfetto".
Mi piacerebbe tornare a parlare con quest'uomo per conoscere meglio la sua storia e come mai abbia scelto di parcheggiare in un posto tanto rumoroso e trafficato e cosa lo abbia portato a Milano per vivere in queste condizioni.
Una casa temporanea in mezzo al traffico
Il logorio della vita moderna
Anni fa c'era un famoso spot pubblicitario di un liquore che mostrava l'attore Ernesto Calindri bersi un bicchiere di questo amaro in mezzo alle macchine che gli scorrevano intorno.
Idea poi ripresa anche di recente, in un video dove Elio e le storie tese fanno una parodia di questa situazione cantando: "Carciofon".
Questo giovanotto che vive sulla Panda è l'esempio vivente di una persona tranquilla ed educata, forse un po' provata dalla vita, che imperturbabile vede accadere di tutto intorno a sé, riuscendo a mantenere la sua flemma ed una certa serenità.
Aggiornamento dell'11 novembre 2014
Mi è capitato qualche altra volta d'incrociare G. per scambiare due parole con lui, ma purtroppo ero sempre un po' di corsa e non sono riuscito ad approfondire bene un discorso con lui.
Una sera che pioveva sono passato dalla Panda grigio arancione e l'ho trovata caricata con dei bauli sul lato destro, come se fossero degli armadi aggiuntivi, ho anche visto che c'era una vaschetta di plastica con la scritta: "Posta". Ne ho approfittato per lasciare un messaggio a G ed anche qualcos'altro. Nella cassetta, sotto delle foglie secche c'era già un'offerta umida che qualcuno, prima di me aveva lasciato per questo giovane uomo.
Prima d'andarmene ho ricoperto la buca della cassetta postale con un giornale per non far inzuppare il contenuto, chiedendomi tra me e me se poi G avrebbe letto il mio messaggio.
Due o tre giorni fa, finalmente incontro nuovamente colui che bivacca (so che non è una bella espressione, ma questo è l'uso che vien fatto della Panda) nell'automobile parcheggiata sullo spartitraffico sotto i platani. G mi dice che nella cassetta postale non ha trovato nulla di ciò che gli ho detto che c'era, ma questa cosa non sembra preoccuparlo minimamente, l'ho disturbato mentre stava mangiando un panino; neppure questa cosa gli crea imbarazzo o fastidio, anzi, forse è contento di poter scambiare qualche parola con qualcuno che s'interessa di lui.
Mi spiace molto che una persona, tra l'altro tranquilla ed equilibrata, debba vivere in questo modo, voglio convincermi che sia una sua scelta, cosa che in qualche modo anche G. mi conferma. Lui ha 37 anni, proviene da una città non lontana da Milano, non so bene cosa lo abbia portato qui circa 5 anni fa, forse il desiderio di trovare qualcosa di diverso da quello che conosceva, o la speranza di cambiare un po' la sua vita, perché, da quello che ho capito, dov'era prima non si sentiva compreso e non riusciva ad inserirsi in un modello di vita, per lui senza senso.
Dopo un po' che parliamo capisco che è una persona profonda che ha fatto un grande lavoro su se stesso, le difficoltà quotidiane, in qualche modo gli sono servite a capire delle cose, ma dice che è sbagliato credere che bisogna avere dei problemi per stare meglio, non è così.
Vengo a sapere da lui che ha parcheggiato la macchina in questo posto circa due o tre anni fa, ma che adesso non può più muoverla, per vari motivi; lui ha frequentato gli ambienti delle associazioni caritatevoli per un po' di tempo con la speranza di trovarsi un lavoro, ma si è sentito soltanto palleggiato di qua e di là, non riuscendo a reinserirsi in una vita normale, anche perché è una persona sensibile e gentile (non vuole soldi, né aiuti) e s'è un po' troppo sbilanciato sul piano spirituale, trascurando il piano fisico e le sue necessità terrene. Parla del suo corpo come di un vestito che si può sostituire, all'occorrenza. Gli ho detto che anche il buddismo parla in questi termini del corpo fisico, ma lui mi dice che a questa conclusione c'è arrivato autonomamente, senza conoscere questa filosofia orientale.
Mentre siamo lì in piedi, uno di fronte all'altro a parlare della società contemporanea e di come la gente, in generale, rifugga da certi discorsi un po' più profondi, di fianco a noi parcheggia un minivan con a bordo una famigliola composta da padre, madre un bambino di circa tre anni ed un poppante di neanche 6 mesi in braccia alla madre, avvolto in una coperta. G. li guarda intensamente con un sorriso e capisco che a lui manca quest'esperienza della vita.
Lui non sembra avere altro desiderio che quello di poter costruirsi una sua famiglia, ma non sa se riuscirà mai a realizzare questo progetto; iniziamo a fare dei discorsi piuttosto personali intorno a questo argomento.
G è una persona non complicata, parla con lentezza, dicendo delle cose interessanti e profonde; mi confessa che è soprattutto a se stesso che serve parlare por potersi ascoltare e capire dove sta andando e cosa vorrebbe fare.
Non so esattamente come passi le giornate, ma immagino che si sposti per Milano in strutture che accolgono le persone in difficoltà, a volte riesce perfino a trovare un posto dove potere consultare internet. Dice che ha visto questa pagina in cui io parlo di lui, non gli piace molto che io non conoscendo Bettelheim lo abbia criticato, ma per il resto, non ha obbiettato nulla.
Circa 3 anni fa quando la sua automobile poteva ancora spostarsi è andato in Trentino per trovarsi un lavoro stagionale nella raccolta delle mele, non ho ben capito se poi l'ha fatto, oppure no, forse sì, è in quell'occasione che ha letto: "Un genitore quasi perfetto" e di conseguenza ha colorato la sua Panda scrivendo sul cofano il nome dell'autore del libro.
La cosa che più mi sconvolge di G. è la sua tranquillità di fronte all'insicurezza, all'instabilità ed alla scomodità di questa situazione.
Non so bene come inquadrare la sua vita, questo uomo non ha ansie, né preoccupazioni (almeno non sembra dare a vedere d'averne), non credo voglia cambiare il suo modo di vivere, a meno non trovi un'occupazione remunerativa, anche se lui sa che questa eventualità è piuttosto remota poiché G. non ha specializzazioni professionali, né qualifiche d'altro tipo che possano aiutarlo ad incontrare le richieste già rare di personale generico.
Secondo lui, bisogna essere molto preparati e straordinariamente competenti per poter uscire da una condizione simile alla sua e rimettersi a percorrere la strada della vita fatta di ritmi scanditi da impegni di lavoro, famiglia, amici e tutte quelle cose, magari anche noiose e ripetitive che prima riempivano la sua esistenza, senza però dargli modo di lasciar emergere il suo lato umano e l'empatia verso gli altri.
Capisco dai suoi discorsi che G. non si trova molto a suo agio in un mondo in cui la gente fa delle cose senza bene sapere perché le faccia ed avere la possibilità d'ascoltare meglio se stessi e capire il proprio prossimo.
G. è veramente fuori dal mondo, non lo dico come una critica, ma come il riconoscimento di un disagio che in realtà non è il suo, ma di tutti coloro che gli passano intorno senza notarlo, o parlargli.
Forse se G. continuerà a vivere qui potrà proseguire a confrontarsi con se stesso e capire cose fondamentali che lo riguardano e gli consentiranno di farsi conoscere meglio dagli altri. Ma gli altri, coloro che sono presi dal logorio della vita moderna, si fermeranno mai a chiedersi perché fanno tutto ciò che fanno per contribuire a sviluppare un mondo che ti consuma ogni giorno di più rendendoti meno umano?
La storia di questa persona mi sta coinvolgendo, mi piace il suo modo di ragionare e la sua serenità.
Tra le altre cose che mi hanno colpito nel modo in cui G. sta ornando il suo rifugio a 4 ruote c'è una fotografia che ha sistemato sotto un tergicristallo. Non gli ho chiesto niente di questa immagine che potrebbe ritrarre se stesso da ragazzo insieme a delle persone care.
Fotografia ritrovata
Non so se la sua famiglia sappia che G si trovi qui, forse non dovrei mostrare quest'immagine, però le fotografie sono qualcosa di troppo affascinante per me, non posso fare a meno di raccontare questa storia senza mostrare almeno un fotogramma della vita di quest'uomo.
Aggiornamento del 17 novembre 2014
Nonostante le grandi piogge e le alluvioni, la Panda di G. sembra ancora in buone condizioni.
Vicini ingombranti


















