domenica 9 dicembre 2018

Tommy, coltelli artigianali dalla Valsassina

Sulle pagine dei Frammenti di Cultura di Tony Graffio, inizia oggi una veloce panoramica su alcuni degli artisti e degli artigiani presenti ormai da 10 anni sul Calacavia Bussa durante l'ormai tradizionale mercatino natalizio alternativo degli Alterbej, dal 6 al 9 dicembre a Milano.

Alterbej 2018 gli artigiani
Tommy fabbrica coltelli artigianali seguendo la tradizione dei maestri coltellinai della Valsassina.

Tony Graffio: Ciao, vorrei conoscerti e sapere qualcosa della tua attività artigianale. Come ti chiami?

Tommy: Mi chiamo Tommy, ho 30 anni, sono milanese e mi sono trapiantato in Valsassina per fare una vita piacevole, tranquilla e divertirmi in mezzo alla natura.

TG: È vero, si sente che sei proprio milanese...

Tommy: Sì, sono nato e cresciuto qua, però sono andato via e speriamo che altri milanesi ci raggiungano.

TG: Tommy, come si riconosce un coltello artigianale?

Tommy: Lo vedi. Non ce ne sono due uguali. È un pezzo unico che porta tutti i segni della sua lavorazione fatta a mano.

TG: Da che materiali parti? Pezzi di recupero?

Tommy: Io ho un maestro molto bravo, ha quasi 80 anni e da tutta la vita fabbrica coltelli. In Valsassina c'è una lunga tradizione nella fabbricazione dei coltelli.

TG: Come si chiama il tuo maestro?

Tommy: Il Gagett (Mario). Ma ce ne sono molti altri in Valle che sono attivi nel settore della coltelleria artigianale. La cosa più difficile è la scelta dell'acciaio. Noi utilizziamo acciai vecchi che sono stati forgiati anni addietro in Valle, per fare utensili particolari, quando ancora esisteva una certa cultura e si utilizzava l'acciaio giusto per ogni tipo di lavoro.

TG: A che utensili ti riferisci?

Tommy: Molti sono coltelli per tagliare le unghie ai cavalli.

TG: Come si lavorano gli acciai che recuperate in questo modo? C'è molto da fare?

Tommy: Vanno battuti e forgiati. È un lavoro di fatica. Poi, quando hai raggiunto lo spessore e la forma che ti proponevi vanno tagliati e scolpiti. Il manico di ferro battuto va scolpito e poi si taglia con la mola e va scolpita la lama. Anche fare il manico è un bel lavoro. Infine c'è la tempra che è la lavorazione più difficile e va imparata per forza da un essere umano vivente, perché si basa sui colori che raggiunge l'acciaio ed ha tempistiche ben precise. 

TG: È difficile?

Tommy: Abbastanza, ma questo per noi non è un problema, siamo in un posto dove possiamo lavorare e divertirci tanto; adesso noi dell'Emporio Selvatica ci siamo informatizzati, se la gente vuole venirci a trovare, siamo sopra a Lecco dove lavoriamo il legno, il ferro, la pietra. Siamo molto felici lì, facciamo molta agricoltura in modo naturale, tutti i nostri prodotti sono 100% biologici.

TG: Anche la molatura è una fase delicata della lavorazione?

Tommy: Fare la lama, alla fine, è la parte più delicata. All'inizio devi batterla quando il ferro nel fuoco è ancora rosso e incandescente, bisogna procedere piano piano. Quando poi il coltello è quasi finito devi molarlo con la mola elettrica; alla fine invece procedi a mano con la lima o con la pietra. A parte la sgrezzatura, la parte finale la faccio a mano, perché a mano il lavoro riesce sempre meglio. Stai più tempo sul pezzo, però ogni colpo è precisissimo e prendi molta più sensibilità. Per quanto sia comodo usare la mola, la mano resta la mano.

Alterbej
I coltelli artigianali di Tommy

TG: Che prezzi hanno i tuoi coltelli?

Tommy: Dipende dalla complessità della lavorazione, ma mediamente vanno dai 50 euro, per un coltello piccolo, ai 150, per un coltello grande.

TG: Come ti è venuta questa passione? Fai anche altri tipi di lavori?

Tommy: Faccio l'agricoltore e nel tempo libero svolgo lavori d'artigianato con il legno, la creta ed i coltelli. Ho sempre avuto però il sogno di fabbricare i coltelli da me, a mano. Facendone un po' mi sono divertito, anche perché riuscivano bene.

TG: Quanto tempo ci vuole per imparare?

Tommy: Non si smette mai d'imparare e poi se stai al fianco di una persona che t'insegna bene, già il primo coltello ti riesce bene. Più vai avanti, più impari. Sto iniziando a capire adesso come scegliere l'acciaio, ma serve molta esperienza, ci vuole anche molto occhio. Per imparare a distinguere il colore delle scintille ci vuole una grande sensibilità che si fa soltanto negli anni.

TG: Partendo dagli acciai nuovi che cosa si riesce a fare?

Tommy: La nostra è una valle di forgiatori che si sono convertiti a fare flange, lì tutti conoscono l'acciaio molto meglio di me. Gli acciai di oggi, a meno di pagarli cifre spropositate, non vanno bene. Non è importante il codice dell'acciaio in realtà, ma dove è stato estratto, perché al suo interno ci sono micro-impurità di altri metalli quali l'oro, il cromo o il nichel, o quello che vuoi... Oggi fare delle analisi è costosissimo, di conseguenza gli acciai veramente buoni te li fanno pagare cari; mentre un tempo nella Valle sapevano già in quale miniera andare a prendere il ferro che gli serviva. Purtroppo, queste conoscenze si sono completamente perse. Una volta sapevano come mischiare i materiali di due miniere diverse per arrivare al bilanciamento giusto degli acciai. Noi ormai abbiamo perso quelle conoscenze, non possiamo più andare nelle miniere e non sappiamo più neppure dove sono. Anche se dovessimo fare delle micro-analisi costosissime non arriveremmo a conoscere i metalli bene come li conoscevano un tempo i vecchi di 50 anni fa. Ci dobbiamo fidare di analisi scientifiche per arrivare a trovare un acciaio di qualità che poi risulta essere uguale a quello utilizzato per fare l'utensile per gli zoccoli dei cavalli. La gente butta via quei pezzi che noi recuperiamo e riutilizziamo per dar vita a nuovi strumenti che hanno le qualità specifica per i lavori richiesti ai coltelli. 

TG: Quali sono le qualità di un buon coltello?

Tommy: Quando usi l'acciaio giusto e lo lavori bene, con la tempra giusta, la lama riesce a tenere bene il filo. Oppure il coltello riesce ad essere affilato anche se ti trovi nel bosco ed hai bisogno di dare una ripassata alla lama. In caso di caduta la lama non si deve spaccare. Ci devono essere tutta una serie di qualità che la tradizione ha fatto sì che si  riuscissero ad ottenere. Per questo sono state fatte precise scelte che riguardano i materiali e le lavorazioni. Ci sono volute generazioni, generazioni e generazioni di artigiani per capire come fare i coltelli giusti.

Alterbej, Alterbej, Alterbej
I coltelli artigianali di Tommy

TG: Oltre a te, c'è qualche altro giovane che sta imparando questa arte tradizionale?

Tommy: Ma sì dai, adesso i giovani sono più volenterosi, si sono rotti le palle di stare davanti ai computer. C'è bisogno di realtà nella vita.


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venerdì 7 dicembre 2018

Gordon Flash: "the Leg" (Movimento artistico la Gamba)

"Gli uomini guardano le donne per vederle; le donne guardano gli uomini per essere viste." Mabel Normand

Recentemente, una delle gambe di Gordon Flash è stata rubata dalla sua motocicletta; in segno di solidarietà e stima verso il precursore di varie azioni dadaiste, anche Tony Graffio ha deciso di dotarsi di una gamba da esporre sulla strada. 
Da ieri, 6 dicembre 2018, sono stato ufficialmente autorizzato a circolare ovunque, in ambienti pubblici e privati, su qualsiasi mezzo di locomozione o trasporto munito di ruote, ali o altro sistema di navigazione, attraverso elementi fisici o metafisici portando con me, in bella mostra, una gamba da esposizione. 
Durante l'incontro che ha sancito il mio regolare coinvolgimento in questo corrente situazionista, ho chiesto a Gordon Flash, caposcuola del movimento artistico che porta il suo nome, conosciuto anche come "La Gamba", la filosofia di questa azione oltre che di specificarmi nel dettaglio il comportamento da tenere e alcune indicazioni utili per procedere nel percorso creativo e culturale che il nostro neonato gruppo intende esprimere e rappresentare. TG

Gordon Flash "benedice" la gamba di plastica di Tony Graffio autorizzando il noto documentarista ad esporre l'arto artificiale a bordo di veicoli di qualsiasi tipo ed in ogni momento della vita quotidiana.

Tony Graffio: Per prima cosa, mi serve la tua autorizzazione a portare con me una gamba che sia riconoscibile e assimilabile al tuo modo di porti; non per emularti, ma per farti in qualche modo un omaggio, dopo che da diversi anni ti muovi in questo senso. Inoltre è anche un modo per divulgare un discorso che merita di essere diffuso maggiormente in un'epoca di bruttezza e di indifferenza come quella che stiamo attraversando. Approvi le mie intenzioni e mi permetti di aggregarmi alla tua lotta?

Gordon Flash: Certo, l'importante è che questa azione non venga travisata e non si pensi che sia in atto un mero fenomeno di emulazione.

TG: Hai ragione e proprio per questo io ti chiedo un'autorizzazione scritta a procedere, oltre che una certificazione che conferisca alla mia gamba un valore culturale.

Gordon Flash: Va bene, adesso firmiamo l'autorizzazione.

TG: Perfetto. Adesso, mi servirebbe qualche indicazione su come comportarmi. Devo portare sempre con me la gamba?

Gordon Flash: La gamba è come la tua bambola, la devi vestire, la devi spogliare, devi metterla a suo agio... La puoi portare con te, sulla moto, o dove la parcheggi... È un'istallazione mobile. La gamba esprime un concetto semplice e alla portata di tutti: la gente non deve essere obbligata ad andare alle mostre o alle fiere, ma può osservare quello che tu porti e che viene da te. Questo è il significato dell'arte mobile. E quale mezzo è più adatto a esporre sulla strada qualcosa, mentre tutti sono fermi in coda nella città? La motocicletta!

TG: Posso portarla anche in bicicletta?

Gordon Flash: Ma certamente, non c'è più bisogno che il pubblico venga alla tua mostra nelle gallerie di Brera, o da altre parti. La mostra sulla motocicletta, sulla bicicletta o tenuta a tracolla mentre passeggi è itinerante e non si ferma mai. È il contrario dell'arte. La gamba la puoi arricchire di vari elementi, pur rimanendo l'elemento centrale della mostra. Io ci metto una chitarra, un mandolino, uno pneumatico... Ho messo intorno alla gamba anche delle racchette da sci e la gente forse per questo si chiedeva se c'era stato un incidente in montagna. Un tubo può diventare un megafono per una richiesta d'aiuto. L'istallazione viaggiante diventa un rebus animato: è quello il divertimento e l'ironia della situazione. Infatti, il mio studio è quello di capire che cosa vede l'altro. Io trovo vari elementi dal rottamaio; li lego intorno alla mia gamba con il nastro adesivo o con altri sistemi, poi ognuno vede nell'opera qualcosa di diverso e lo elabora a seconda della propria cultura e della propria esperienza. Poiché l'artista, cioè io, sono lì accanto al pezzo, è ancora più interessante vedere le reazioni del pubblico e carpire che cosa ne pensa di questa operazione. A me interessa che chi vede l'installazione la interpreti a suo modo.

TG: Ti fa piacere essere diventato il caposcuola di questa corrente?

Gordon Flash: Io ho indicato la strada e poi ognuno vada avanti facendo la sua parte.

TG: È interessante avere in comune alcune cose, entrambi andiamo in giro con un mezzo a due ruote, entrambi siamo cineoperatori, entrambi abbiamo quest'esigenza di movimento, di ricerca di bellezza e di affermazione di valori che provochino reazioni in un pubblico un po' svogliato e pigro che neppure più ha voglia di andare a cercare l'arte contemporanea dove viene esposta.

Gordon Flash: È importante che questo virus si propaghi, se siamo in tanti a portare avanti questa idea è più divertente.
Quando un comportamento piace è normale che altri, magari inconsciamente lo emulino. Bisogna rompere gli schemi. La storia della gamba piace perché è curiosa. Se hai una moto la lucidi e la tieni bene; puoi colorarla di verde o farla dorata, aggiungere fanalini e personalizzarla come vuoi, però metterci sopra una gamba significa pensare "out of the box", pensare in modo creativo fuori dalla scatola. Fuori dalla gabbia. Questo è il concetto. Uscire dallo standard e prendere un'altra direzione. 

TG: Diamo qualche consiglio pratico. Il piede deve puntare in alto, in basso, o è indifferente?

Gordon Flash: È indifferente, la gamba la metti come vuoi. Il punto è proprio quello, non bisogna creare uno schema o un protocollo. Non c'è né uno schema, né un protocollo, dev'essere tutto casuale, random.

TG: È un'arte libera.

Gordon Flash: L'arte è libertà! Altrimenti non sarebbe arte.

TG: Oggi ho iniziato a portare con me la gamba ed ho notato che sono soprattutto le donne ad osservare la gamba, sono loro che la guardano, sorridono, la indicano e ne parlano. Gli uomini forse sono più superficiali e indifferenti, è vero?

Gordon Flash: La gamba per una donna è tutto. È un simbolo di successo. Le nostre sono gambe speciali, sono le fotocopie delle gambe di modelle alte un metro e ottantadue. Quelle sono gambe lunghe, affusolate, tornite ed esprimono uno stile molto raffinato. Tutti vorrebbero avere quel tipo di gambe e per questo diventa un modello da imitare. A differenza del culo, delle tette e di altre parti anatomiche che sono un po' volgari, la gamba è un monumento alla bellezza femminile.

Hellsandro e la sua grafica blasfema a Filler 2018

A Filler do it yourself puoi incontrare grafici, serigrafi, artigiani e artisti di ogni genere, tipo e credo ironico. Hellsandro è un seguace della blasfemia scherzosa; vediamo e leggiamo di cosa si occupano, che cosa fanno e che viaggi intraprendono questi giovani sacrileghi che dileggiano gli uomini di Dio per servire il Maligno... Fortunatamente solo in modo faceto.

Sandro Costa e la sua ostiera originale.
Hellsandro è molto orgoglioso della scatola porta ostie che ha recuperato non si sa come in qualche chiesa friulana. Un pezzo di pregio che non poteva mancare nella collezione del devoto di Lucifero.


Tony Graffio: Ciao Sandro, presentati per favore.

Hellsandro: Ciao a tutti, sono Alessandro Costa da Gorizia, ma sono conosciuto come Hellsandro .

TG: Perché proprio Hellsandro?

Hellsandro: Perché per un periodo della mia vita ho vissuto in Murcia, nel Sud della Spagna, quindi quando sono tornato in patria mi chiamavano "el Sandro", poi da el a hell il passo è stato breve...

TG: Certo... Mi sembra divertente.

Hellsandro: Sì, dai... è un soprannome nato così, stupidamente, ma siccome mi piace la blasfemia scherzosa e irriverente, me lo sono tenuto.

TG: Cosa fai di blasfemo?

Hellsandro: Più che altro faccio grafiche e illustrazioni.

TG: Quanti anni hai?

Hellsandro: 34.

TG: Sembri più giovane...

Hellsandro: Perché qui a Filler sono uno dei pochi senza barba...

TG: Capito. Fai anche qualche serigrafia?

Hellsandro: Mi aiuta un amico, non ho un mio laboratorio, le magliette le abbiamo fatte insieme e le ho stampate io tirando la racla.

TG: Per non smentirti anche le T-shirt sono piuttosto blasfeme.

Hellsandro: Sì, ma scherzosamente...

TG: Beh, certo non capita spesso di vedere suore in skate-board con Satana.

Hellsandro: Satana le spiega un po' cos'è la vita...

TG: Altri soggetti?

Hellsandro: Sempre suore, preti malvagi e demoni...

TG: Ogni maglietta illustra un po' una gag infernale. In quella maglietta vediamo la Morte che interferisce nella vita degli uomini...

Hellsandro: Tutto nasce da screzi di vita vissuta, in un quadretto ci sono anch'io che formatto il mio computer e attendo che riparta.

TG: La tua è una grafica decisamente Punk, possiamo dirlo?

Hellsandro: Sì, possiamo considerarla Trash-Punk, in più io sono skater...

TG: Ti inserisci molto bene in questa realtà di Filler e del Do It Yourself. 

Hellsandro: Decisamente. E poi io sono un "No scooter"; nelle mie grafiche c'è sempre qualcuno in skate che picchia qualcuno in monopattino.

TG: Cattivissimo!

Hellsandro: Il mio è un mondo cattivo, ma buono. Io sono buonissimo in realtà...

TG: Tu hai preso una posizione politica ben precisa, un po' come quelli che stanno con la Lego e odiano i Playmobil.

Hellsandro: Esatto.

TG: O come noi motociclisti che odiamo gli scooteristi...

Hellsandro: Esatto. Io però sono un vespistaaaaahhhggg...

TG: Mi spiace allora abbiamo terminato l'intervista...


Viaggio in Iran in Vespa
Hell Sandro in viaggio con gli amici sulla sua Vespa Rally 200 arancione. 

Hellsandro: Però sono un vespista che viaggia.

TG: Con la vespa vecchia?

Hellsandro: Vespa vecchia. Ne ho due: ho un rally 200 del '76 e un VNB3 del '63.

TG: Complimenti.


Vespe vintage a Teheran
Le Vespe di Hell Sandro e amici a Teheran nei pressi della Torre Azadi. Il Raid è durato 28 giorni ed i chilometri percorsi tra andata e ritorno sono stati 12'000.

Hellsandro: Sono stato in Iran con la mia Rally. Da Gorizia all'Iran, viaggiando sempre via terra, mai via mare.

TG: Hai trovato qualche sponsor?

Hellsandro: No, ho chiesto in giro e sono riuscito a ricevere solo qualche indumento tecnico.


Solo uno sponsor tecnico ha creduto al successo del Raid Gorizia-Teheran-Gorizia di Hell Sandro e Co.

TG: Con chi hai viaggiato?

Hellsandro: Con altri due amici, anche loro in vespa.

TG: Bravi. Avete un club allora?

Hellsandro: Sì, ma non ufficiale. Ho anche un pullmino T2 Volkswagen del '68. Sono un appassionato di vintage, mi piacciono i dischi in vinile, gli amplificatori a valvole...

TG: Ah bene, anch'io. Ho un T4 che spero diventi presto d'epoca. Sandro che musica ascolti?

Hellsandro: Principalmente musica Punk, però anche tanta musica Rock anni '70 e qualcosa degli anni '60. Spazio abbastanza. Musicalmente, non sono così elitario come con le mie grafiche.

TG: Ho capito. Sandro, come mai sei venuto a Filler diy?

Hellsandro: Sono stato invitato. Chiaramente, conoscevo già il festival, ma non ci ero mai stato, perché da Gorizia non è proprio vicino, ma visto che l'estate scorsa sono stato contattato da Dario Maggiore, ho deciso di partecipare. Sono sempre aperto a nuove collaborazioni e esperienze. Mi è piaciuta l'idea e adesso sono qua.

TG: I tuoi lavori vanno sempre letti con molta ironia, sei molto in tema con l'atmosfera che ci circonda.

Hellsandro: Sì, sono  molto ironico e spero che i miei lavori facciano divertire un po' il pubblico di Filler.


Uno scatto di Hell Sandro con Roberto uno dei suoi amici a Persepolis

Le Vespe di Hell Sandro e amici a Teheran nei pressi della Torre Azadi.
La Vespa abbandonata nel Kurdistan turco (Turchia del Sud) durante il viaggio e poi recuperata non senza problemi in un'altra occasione.

TG: A differenza del tuo viaggio in Iran, che immagino non sia stata una passeggiata. Hai avuto qualche contrattempo?

Hellsandro: Tantissimi. Siamo partiti in tre con tre Vespe e siamo tornati in tre con due Vespe. La terza Vespa l'abbiamo recuperata in seguito. Il viaggio l'abbiamo fatto dieci anni fa, nel 2008, c'era ancora Bush... non è stato facile. Ci abbiamo impiegato un anno solo per organizzarlo e ottenere i documenti. Se chiedi un visto per l'Iran ci vuole il suo tempo, non è che lo chiedi e te lo danno subito. Devi essere invitato dal console...

TG: E devi pagare...

Hellsandro: Sì. Un bel po'. Ci è costato più il visto che tutto il viaggio.

TG: Noooo...

Hellsandro: Sì, perché la vita lì costa pochissimo.


Hell Sandro El Sandro
Hellsandro si è limitato a mostrare qualche scritta sulla sua Vespa Rally 200 del 1976. Niente disegni satanici in Iran.

TG: Hai portato le tue grafiche ai persiani?

Hellsandro: (Ride) No, quello no. Anzi...

TG: Non eri curioso di vedere le galere iraniane?

Hellsandro: Proprio no. Dovevamo nascondere anche i tatuaggi.

TG: Gli iraniani non hanno tanto il senso dell'umorismo.

Hellsandro: Con loro, c'è poco da scherzare.


Chi ritira qualche cartolina da Hellsandro può lasciare una libera offerta dentro la scatola del boia.

TG: Ti occupi anche di pubblicità?

Hellsandro: Per 15 anni sono stato socio con uno studio che si occupa di comunicazione, a Gorizia. Quello che vedi qua sul mio banchetto è un po' blasfemo-sarcastico, ma in realtà io lavoravo facendo il packaging design. Confezioni per prosciutti, panettoni, vini, grissini e altri generi alimentari non per la grande distribuzione, ma per prodotti di nicchia un po' elitari; quindi un po' più particolari e costosi.

TG: Se a Natale apriamo un panettone e ci troviamo dentro un demone, sappiamo che è un tuo scherzo.

Hellsandro: Esatto. Effettivamente qualche Easter egg nascosto lo inserisco sempre. Magari qualche 666 colorato con un grigio chiaro che si vede-non si vede. 

TG: E adesso come lavori?

Hellsandro: Circa un anno fa ho lasciato l'agenzia, ero uno dei soci, mentre adesso sono più minimalista e mi sono indirizzato ad un mercato diverso. Adesso, passami il termine, sono più cazzone ed ho iniziato a far uscire queste grafiche per realtà dello skateboarding in Slovenia. Lì c'è molto più movimento, ci sono diversi skate-park.

TG: Forse ci sono più giovani?

Hellsandro: Ci sono più giovani, hanno più voglia di fare, ci sono realtà nuove; anche la Slovenia è un paese giovane... è davvero un altro mondo. Ci sono centri sociali dove puoi organizzare tranquillamente eventi Punk o Metal; mentre da noi in Friuli non c'è più niente. Non ci sono nemmeno i locali dove andare a suonare con la cover-band...

TG: Addirittura? Come mai?

Hellsandro: Ci sono molti anziani. Pensa che Trieste è la città più vecchia d'Italia e Gorizia sarà la seconda, probabilmente. Il bello di vivere a Gorizia è avere la Slovenia vicino. La Slovenia è una nazione piccola, basta lavorare con due o tre realtà e la voce si diffonde in fretta. per fortuna, lavoro tanto con skate shop, skate contest e gente che costruisce skate park o skater. Tutto il mio micro-mondo è nato da lì, perché anch'io sono uno skater. Faccio il free-lance, ma continuo anche a fare packaging perché c'è chi ha ancora bisogno di me per proseguire i loro lavori.

TG: Il tuo mondo immaginario però è intriso di suore e preti, come mai?

Hellsandro: Vicino a casa mia c'è un convento e vedo sempre tantissimi preti e suore, così prendo l'ispirazione da quello che mi circonda veramente.

TG: Fai anche graffiti?

Hellsandro: Ogni tanto sì.

TG: Hai fatto qualche mostra?

Hellsandro: Onestamente, no.

TG: Vedendo certe tue situazioni quotidiane mi viene in mente Chiara Dal Maso che ogni giorno disegna una cartolina-diario. Sembra che tu faccia una cosa del genere sulle magliette.

Hellsandro: Sì, ho anch'io delle cartoline che qui propongo ad offerta libera che mostrano situazioni di vario tipo. È una cosa che mi viene istintiva, non so come spiegarti... Mostre personali, ancora non ne ho fatte, ma ho partecipato con le mie grafiche a contest di vario tipo. Mi hanno proposto di esporre qualche quadretto, ma ancora non m i sono attivato per farlo, anche perché non mi sento un artista.

TG: Usi i colori tipici del Punk sulle tue magliette e sulle grafiche: nero, rosso e bianco, prevalentemente.

Hellsandro: Sì, il rosso e nero sono i colori dell'anarchia e dell'Hardcore. Sono venuto qua facendo una selezione cromatica che mi consentisse d'avere tutto su una palette molto riconoscibile.

TG: Chi ti vuole contattare per offrirti un lavoro su commissione come può farlo?

Hellsandro: Può mandarmi un'email a hellsandro666@gmail.com oppure su Instagram

Il banchetto di Hellsandro a Filler 2018

martedì 4 dicembre 2018

Le serie TV di Dario Maggiore a Filler 2018 (TV Serials Subway Map)

Quest'anno abbiamo avuto un'unica, ma indimenticabile edizione di Filler. Mi ritengo molto soddisfatto perché sono riuscito ancora una volta a portarmi a casa delle stampe serigrafiche stupende, ma anche delle interviste pazzesche con: Serimal; Hellsandro; Federico Epis; The Giant's Lab; Michel Casarramona e Mart Infanger. Se starete attenti e consulterete fedelmente questo sito le potrete leggere nei prossimi giorni, ma adesso sentiamo che novità ha uno dei demiurghi della più bella convention milanese dedicata all'illustrazione, alla grafica e all'arte legata al circuito Punk/Hardcore/Skate e a tutti i progetti che abbracciano l'etica DIY. La parola all'Art Director della manifestazione: Dr. Pepper. TG

Dario Dr. Pepper Maggiore a Filler 2018
Dario Dr. Pepper Maggiore a Filler 2018 posa accanto al poster ideato e disegnato da Michel Casarramona e stampato a mano in serigrafia da Daniel Tummolillo.

Tony Graffio: Ho visto che hai ideato una mappa che ci permetterà finalmente di orientarci negli sconfinati meandri delle serie TV. È stato difficile?

Dario "Dr. Pepper" Maggiore: Un po' sì. Ho avuto quell'idea perché sono appassionato di infografica, ma non ho mai avuto modo di cimentarmi con questa branca del linguaggio visivo, poiché non mi è capitato di avere materiale da documentare. Mi è venuta in mente questa possibilità, perché, da appassionato di serie televisive, non proprio così nerd come potrebbe far presumere la mappa, ho voluto cimentarmi con un poster che potesse raggruppare tutte le mie serie tv preferite che sono soprattutto quelle degli anni '80.

TG: Facci qualche esempio.

Dr. Pepper: Molto banalmente c'è l'A-team. Ma andavo matto anche per i CHiPs; Hazzard e altre. Ovviamente, sono molto affezionato alle serie che vedevo da piccolo.

TG: Beh, in effetti, credo che un po' tutti siamo appassionati di telefilm e serie tv; forse l'unico che le disprezza perché ci vede dietro una volontà sovra-mondialista per ridurre gli umani in schiavitù è Dario Arcidiacono e la sua arte anti-cospirazionista. A me erano piaciuti molto i Sopravvissuti, una serie prodotta dalla BBC negli anni '70. Ha fatto da precursore ad un genere molto in voga ai nostri giorni, quello catastrofico, anche se oggi sono gli zombie ad annientare l'umanità, non i virus.

Dr. Pepper: Ho capito di cosa stai parlando, era una mini-serie. Non l'ho mai vista, ma posso recuperarla.

TG: Te la consiglio, era molto minimalista, fatta con poco e niente, ma c'erano intrecci psicologici molto crudeli e un'atmosfera da fine del mondo che ti faceva venire la pelle d'oca. Chiaro che non si può aver visto tutto, ma tu cosa hai voluto esprimere con il concetto della mappa in stile subway?

Dr. Pepper:  Ero partito per inserire nel disegno le mie serie tv preferite del passato, ma poi mi sono accorto che ancora adesso ho delle serie preferite, quindi ho pensato di agganciarle tutte con il concetto delle linee ferroviarie metropolitane, anche se ho trovato qualche difficoltà lungo il percorso. Volevo esprimere anche un'idea di cross-over tra le serie dove si intersecano le linee metropolitane, ma questa operazione non si è rivelata facile.

TG: Ogni colore di una linea metropolitana rappresenta un genere televisivo?

Dr. Pepper: Inizialmente, non avrebbe dovuto essere così, si trattava solo di una mappa con i cross-over. La difficoltà stava nel contestualizzare quei cross-over che comunque non sono tanti. 

TG: Fammi un esempio.

Dr. Pepper: Due serie che si incontrano possono essere X-files e Millennium che hanno fatto una puntata cross-over o le varie CSI che hanno una serie di cross-over tra le location. Il discorso però mi risultava un po' difficile; allora ho diviso le linee per genere e gli incroci sono i generi che si toccano tra loro. MASH, era una serie tv di guerra, ma in realtà era anche una commedia e pertanto finisce su due linee, quella della commedia e quella storica. Anche Frontiera è sulla linea verde che è quella storica; però Dirk Gently, che è una nuova serie tv trasmessa su Netflix, è una commedia divertente fantascientifica che finisce su due diverse linee. Ci sono tante serie che hanno un mix di genere, quindi mi è venuto molto più facile farle incontrare in quel modo.

TG: A me era piaciuta moltissimo anche Life on Mars...

Dr. Pepper: Life on Mars l'ho vista, era un po' misteriosa e psichedelica; a me personalmente non mi ha colpito molto.

TG: Quindi non l'hai inserita?

Dr. Pepper: No, non l'ho inserita, però effettivamente, avrei dovuto farlo perché è una serie interessante, mentre altre avrei potuto fare a meno di inserirle...

TG: Dario, facciamo così: questa mappa la teniamo come prova perché l'idea è geniale e ci è piaciuta davvero tanto, però è anche stata stampata con una stampante digitale, pertanto sarebbe bello, quando torneremo tutti qua da Voi  per la prossima edizione di Filler, che tu ci facessi trovare una versione, magari un po' allargata, stampata in serigrafia che contenga serie tv che possano abbracciare i gusti di tutti, non solo i tuoi.

Dr. Pepper: Va bene. Non solo, siccome il mercato delle serie tv è in continua espansione, quella mappa dovrà subire necessariamente dei continui aggiornamenti. L'anno prossimo l'aggiornerò sicuramente.

TG: Mi raccomando non farci mancare Life on Mars. Ho ancora un paio di dritte da darti: ricordati di Quarry che è una serie che parla di reduci del Vietnam che al rientro negli USA diventano killer a pagamento e amano la black music anni '70. In quella serie ci sono almeno 4 argomenti forti che possono esserti utili per i cross-over: la guerra, la il crimine, le questioni razziali e la musica. So invece che le donne amano molto Outlander. Coraggio Dario, puoi solo migliorare il tuo poster e in quel caso ti prenoto subito almeno un paio di copie. Ad ogni modo, viva la linea 7 che si interseca con la linea 5.

Dr. Pepper: Va bene Tony, grazie per le dritte.

La mappa della metropolitana della città delle serie TV ideata da Dario Maggiore dei Thunderbeard.
La mappa della metropolitana della città delle serie TV ideata da Dario Maggiore dei Thunderbeard. Stampa digitale.

Legenda: 

Linea 1  Action Line
Linea 2 → Comedy Line
Linea 3 → Crime/Police Procedural Line
Linea 4 → Drama Line
Linea 5 → Historical/in Costume Line
Linea 6 → Medical Line 
Linea 7 → Scifi/Horror/Mistery Line
Linea 8 → Sit Com Line
Linea 9 → Superheroes Line
Linea 10 → Western Line
Linea 11 → Teen Drama Line


lunedì 3 dicembre 2018

7 domande a Elli de Mon

Si parla ancora dei gruppi e dei musicisti intervenuti al 29° Psych Out Festival di Torino. Ho chiesto alla bravissima Elli de Mon di presentarsi da sola e di rispondere ad almeno 7 delle mie 8 domande, ecco cosa ne è uscito. TG

Elli de Mon vista da Tony Graffio
Elli de Mon di è fatta in 5 per lo Psych Out Festival del 2018

Ciao a tutti, sono Elli de Mon, una onewomanband che gira il mondo sola soletta portando in giro i suoi sporchi blues malati. Ho perso gli altri membri della band per strada, quindi alla fine ho ingaggiato il mio piede destro, il mio piede sinistro, la mia mano destra e quella sinistra e ho deciso di arrangiarmi così.

1 Quanto è difficile suonare in Italia il Tuo genere musicale e quanto interesse c'è da parte del pubblico e dei discografici per la musica originale e i brani inediti made in Italy?
Suonare il mio genere in Italia è piuttosto difficile, è di nicchia. Ho un sound più legato al punk-blues psichedelico, per cui spesso finisco in ambienti di settore. Il pubblico medio italiano è disinteressato alla musica originale, ma questo è un discorso ampio che va a toccare molti ambiti, primo tra tutti quello educativo. In Italia purtroppo non c'è un'educazione musicale di nessun tipo, chi decide di intraprendere lo studio della musica lo deve fare privatamente. Questo comporta molta ignoranza in tema, l'ascoltatore medio è uno che si fa trascinare dalle porcate mediatiche. D'altro canto, però, c'è molto fermento a livello underground, dove ci sono un sacco di band valide che per fortuna hanno il loro seguito. 

2 Di che cosa parlano i Tuoi testi e perché? 
I miei testi parlano soprattutto di resilienza. Perché bisogna tentare di non mollare mai. Giù la testa e via.

3 Che cosa ne pensi della musica psichedelica e perché hai scelto di suonare questo genere di musica?
Sono incappata nella musica psichedelica da piccolina e grazie ai Beatles e alla scena psycho-beat di fine anni sessanta ho scoperto e mi sono innamorata del sitar, strumento che ho poi studiato per anni. Cerco di portare elementi psichedelici nella mia musica perché mi piace pensare che attraverso di essi si possa viaggiare in posti lontani dal quotidiano. Mi piace l'elemento sognante che regalano alla musica, i mondi che riescono ad aprire.

4 In che contesto Ti piacerebbe suonare e perché?
Mi piacciono i festival internazionali, mi sento più a casa lì. Ne sto mirando ad un paio per la prossima estate… non dico quali per scaramanzia.

5 Come hai scelto i suoni e perché?
Ho sempre amato i suoni vintage, ho un ampli e una chitarra che hanno quasi il doppio dei miei anni. Sono suoni molto caldi e spingono un bel po' e per fare il mio genere sono perfetti. Mi piace pensare che siano stati loro a scegliere me…

6 Parlami dell'esperienza che hai avuto allo Psych Out. Cosa c'è stato di positivo e di negativo? È andata come Te l'aspettavi oppure no? Consigliereste ai Tuoi amici di suonare allo Psych Out? Che gruppo raccomanderesti a Giampo Coppa di ingaggiare per il supermegafestival del prossimo anno per celebrare adeguatamente i 30 anni dello Psych Out?
Lo Psych Out è stato una bomba. Un botto di gente presa bene, non capita spesso in Italia di trovare un pubblico così attento alla musica. È andato ben oltre le mie aspettative, non credevo sarebbero arrivate così tante persone; soprattutto non credevo avrei venduto così tanti dischi, ahaha! Unica nota negativa l'orario di arrivo, per me un pochino presto (sono arrivata alle 14.30 per fare il check), ma per il resto un grande pollicione all'insù! Consiglio a tutti di suonarci! In realtà i gruppi che vorrei raccomandare hanno tutti già suonato lì… Se dovessi sparare un super nome direi i Temples.

7 Dimmi quello che vuoi.
Grazie mille Giampo!!!

8 domande ai New Candys

Lo scorso 10/11 novembre i New Candys sono stati il terzo gruppo a salire sul palco dello Psych Out Festival; sentiamo cosa hanno da dirci della loro musica e cosa pensano di quella notte in cui tutti ci siamo rituffati nei coloratissimi anni '60. TG

Psych Out Festival
I New Candys - Scatto fotografico di Laura Gamba, elaborazione grafica di TG.

1 Quanto è difficile suonare in Italia il Vostro genere musicale e quanto interesse c'è da parte del pubblico e dei discografici per la musica originale e i brani inediti made in Italy?
Secondo noi il mercato musicale per musicisti italiani in Italia è per chi canta in italiano, sembra un gioco di parole ma è così. Cantando in inglese e suonando Rock'n'Roll ci si rivolge ad un pubblico estero. In Italia c'è comunque attenzione da parte di pubblico, locali e promoter, solo che si svolge tutto al di fuori del “mainstream”.

2 Di che cosa parlano i Vostri testi e perché?
Cerchiamo di toccare tematiche senza tempo, utilizziamo metafore e simbolismi per poi lasciare libera interpretazione all'ascoltatore. I testi sono importanti ma sono spesso l'ultima cosa ad essere finalizzata, ciò che si suona con gli strumenti e il suono delle parole hanno priorità sul significato delle parole.

3 Che cosa ne pensate della musica psichedelica e perché avete fatto la scelta di suonare questo genere di musica? Oppure, perché no?
Nel nostro caso, quando abbiamo iniziato a comporre e suonare musica nostra. Non ci siamo messi d'accordo sul genere, sarebbe stato limitante, ci è venuto naturale. Ti possono piacere molti generi ed apprezzarli tutti in egual misura, ma quando si tratta di scrivere devi fare i conti con il tuo talento e dove questo si trova a proprio agio. Non ci reputiamo una band psichedelica, pensiamo di fare Rock'n'Roll in chiave moderna, che poi sia definito psichedelico è una conseguenza fuori dal nostro controllo.

4 In che contesto Vi piacerebbe suonare (festival, locale, città, eccetera) e perché?
È sempre bello suonare in città nuove ed in contesti differenti, meno routine c'è meglio è, come in tutte le cose. Se potessimo scegliere una nazione dove ancora non siamo stati diremmo il Giappone.

5 Come avete scelto i suoni per il Vostro tipo di musica e perché?
Cerchiamo di suonare il più possibile in un modo unico, quindi per noi è importante utilizzare effetti ricercati e particolari. Siamo affezionati a strumenti vecchi perché prima di tutto ci piacciono esteticamente, poi perché suonano meglio e portano con loro una storia. Non sembrano appena usciti dalla fabbrica dove tutto è prodotto in serie, di conseguenza è più probabile abbiamo una personalità sonora unica.

6 Parlatemi dell'esperienza che avete avuto allo Psych Out. Cosa c'è stato di positivo e di negativo? È andata come Ve l'aspettavate oppure no? Consigliereste ai Vostri amici di suonare allo Psych Out? Che gruppo raccomandereste a Giampo Coppa di ingaggiare per il supermegafestival del prossimo anno per celebrare adeguatamente i 30 anni dello Psych Out?
Solo il fatto di riuscire a chiamare così tante persone ad un festival indipendente in Italia, è un traguardo notevole e bellissimo! È stato bello vedere un pubblico attivo che partecipava al concerto ed ovviamente lo consiglieremmo. Raccomanderemmo Juleah, una ragazza austriaca che ha da pochissimo pubblicato il suo nuovo album, starebbe bene sul palco dello Psych Out.

7 Quale ritenete che sia la Vostra canzone più bella e l'album che preferite, o che consigliate assolutamente di comprare a chi non ha avuto modo di conoscerVi approfonditamente?
Consiglieremmo il nostro ultimo album “Bleeding Magenta”, per quanto riguarda la canzone forse “Sermon”, dove proprio Juleah ha partecipato cantando alcune parti.

8 Ditemi quello che volete
Quello che volete.