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lunedì 31 dicembre 2018

Il neurone della gratitudine (artisti e depressione) e il neurone-specchio (arte e linguaggio)

"Il vero artista non lo trovi su Facebook." Sante Egadi

"La routine ammazza la gente, la cura è la creatività." Alex Flash Gordon


Partiamo da un paio di aforismi che ci possono far capire che ormai tutti si sentono artisti, un po' per ambizione, un po' per necessità di uscire da una routine nella quale, prima o poi tutti finiamo per cadere e un po' per auto-terapia. Vogliamo sentirci speciali, avere un nostro pubblico che ci apprezzi e ci incoraggi a manifestare la nostra singolarità o la nostra eccentricità, anche se poi forse non stiamo davvero creando nulla di particolare. 
Ieri, sono stato ad Hangar Bicocca per visitare il grande villaggio di igloo di Mario Merz ricreato all'interno del bellissimo spazio espositivo milanese di Pirelli e ancor più ho capito che ciò che viene inteso come arte contemporanea spesso è soltanto una turba psichica che ci accompagna per tutta la vita.
A questa stregua è comprensibile perché molti artisti oggi preferiscano farsi chiamare artigiani...
In questi giorni di festa, ho deciso di andare un po' controcorrente, anziché parlarvi di cose allegre ho pensato di proporvi un dialogo che ho avuto recentemente con un artista che è già comparso su queste pagine e affrontare in modo un po' alternativo e quasi ironico un argomento che generalmente si preferisce evitare, un po' perché a molti fa paura, un po' perché pochi riescono a parlare in modo distaccato dei propri problemi e delle proprie battaglie personali.
Da tempo cercavo di parlare di arte e pazzia, ma in questo caso con Alex Flash Gordon abbiamo cercato di capire alcuni meccanismi della mente umana che hanno più a che fare con la depressione e gli alti e bassi d'umore cui molti di noi sono soggetti. Ne è scaturito un discorso che mi sembra interessante e a tratti abbastanza auto-ironico. Non è detto che in futuro non si possa riprendere, anche se col passare del tempo tutto quello che è stravagante diventa sempre più la normalità in cui tutti ci muoviamo.
Sarà poi vero che i veri artisti non li trovi su Facebook? Personalmente, considero tutti coloro di cui parlo su questo blog degli artisti; alcuni fanno cose interessanti, altri forse meno, ma le loro storie sono tutte degne di essere raccontate.
Poiché temo che l'anno prossimo potrebbe essere un anno difficile per molti, ho pensato di farmi rivelare da Alex qualche segreto da applicare per tecniche di sopravvivenza psicologica che ci permettano di affrontare qualsiasi tipo di problema la vita ci presenti.  
Vi rivelo tutto qua di seguito. 
Buona lettura e buon anno nuovo. TG

Il cervello è come una boule à neige di Venezia afferma Alex Flash Gordon

Tony Graffio: Alex, cos'è il neurone della gratitudine?

Alex Flash Gordon: Semplice: nel cervello si attiva un neurone...

TG: Possibile che sia uno solo?

AFG: No, effettivamente ti sto per raccontare quello che avviene in un'area del cervello che viene attivata dalla caffeina o dalle droghe; dal sesso o dal fatto che tu hai una gratificazione di qualche tipo. Basterebbe anche un like su Facebook... o su Instagram...

TG: Basta poco, insomma...

AFG: Ci vuole un feedback della gratitudine... In poche parole, quando per esempio un artista vende un quadro, nel suo cervello il "neurone" si eccita e viene gratificato, ma poi quando questa eccitazione si esaurisce l'artista è nuovamente soggetto ad una nuova richiesta di gratificazione per cui nasce la necessità di fare qualcos'altro che provochi un appagamento al quale non sappiamo più rinunciare. In questo modo le sinapsi del cervello secernono ormoni come dopamina e la serotonina che ci rendono felici; ma l'alternarsi di emozioni, se non vengono ben controllate, possono dare luogo a comportamenti patologici che ci rendono schiavi di un certo tipo di esperienze. Per questo molti artisti hanno costantemente bisogno di organizzare esposizioni, eventi e vivere altre occasioni per mettersi in mostra e focalizzare su di loro l'attenzione di pubblico, conoscenti e amici.

TG: Per un artista è difficile convivere con momenti che possono creargli delle emozioni che vanno dall'euforia alla tristezza che lambisce la depressione? È successo anche a te qualcosa del genere?

AFG: Eh sì, perché l'artista è molto soggetto a questa droga ormonale. L'aveva spiegato bene anche Christopher Bangle che è stato chef designer per la BMW dal 1998 al 2009. L'uomo dopo essere uscito dalle caverne ed essersi conquistato una casa, una barca o lo yacht, immagina di creare un'opera d'arte proiettandola nella sua mente e poi la realizza. La felicità è data all'uomo, e all'artista in particolare, dal raggiungimento del proprio progetto.

TG: L'astrazione di un'idea che si può concretizzare, la realizzazione del proprio progetto, o forse anche di un sogno, ci rendono felici?

AFG: Accade esattamente così. Si tratta di un neurone che applica questa strategia del cervello fino a creare una dipendenza. Se tu non hai la consapevolezza di creare una certa rilassatezza rischi di diventare schiavo di questo processo e vivi nella depressione del momento di post-euforia che magari è di breve durata, perché la vendita di un quadro o l'apprezzamento di un tuo lavoro ha magari una collocazione insignificante nell'ambito dello svolgimento di una tua normale giornata. Oppure no, però senti molto forte la necessità di creare altre opere e dedicarti maggiormente all'arte per continuare in quel modo a ricavare soddisfazioni emotive che hanno un impatto chimico sul tuo organismo e ti diano un senso di realizzazione personale attraverso il tuo impegno artistico/professionale.

TG: Questa dipendenza dalla gratificazione mi fa pensare che la causa del nostro stato d'animo è dovuta anche a quello che pensano di noi gli altri. Siamo così fragili?

AFG: Il nostro "neurone della gratitudine" ci fa comportare come se fossimo drogati; a volte basta solo un piccolo complimento ricevuto sui social media per alimentarlo.

TG: Possibile che dipendiamo tutti da questa forma di eccitazione da realizzazione personale? O c'è qualcuno che è immune?

AFG: Hanno fatto degli esperimenti con i topi che sono stati alimentati con la cocaina; poi gli stessi topi sono stati alimentati con acqua e zucchero. I topi hanno scelto lo zucchero e questo ci ha fatto capire che lo zucchero dà più dipendenza della cocaina. Siamo tutti soggetti a dipendenza dagli zuccheri, pensiamo alla brioche al cioccolato... È un  catalizzatore che  agisce sui neuro-trasmettitori.

TG: Lo zucchero può renderci felici e compensare il fatto che quel giorno non abbiamo venduto un quadro o esposto i nostri "capolavori" in una mostra d'arte?

AFG: Lo zucchero può renderci felici allo stesso modo in cui un quadro può averci dato soddisfazione, anche solo per il fatto di aver immaginato una rosa in 3D nella nostra mente che poi dipingendola ci ha permesso di realizzare il nostro sogno. Dopo la creazione e la realizzazione però arriverà un momento di depressione, motivo che ci indurrà a creare qualcos'altro. Lo scopo diventa quello di continuare a creare per avere un riscontro della propria attività artistica. Si ottiene così il raggiungimento del proprio progetto e una soddisfazione che sollecita la continua richiesta delle sostanze chimiche alle quali il nostro cervello s'è man mano assuefatto.

TG: E nel momento che si arriva ad un blocco creativo c'è poi modo di uscire da questo stato di abbattimento e tristezza? Che cosa succede?

AFG: In quel momento si è soggetti ad una patologia. Per uscirne bisogna poi intraprendere un percorso di meditazione e crearsi uno schema mentale in modo che vincere o perdere non modifichi la nostra qualità della vita. Altrimenti si diventa schiavi del dover produrre opere che potrebbero restare invendute e renderci ugualmente infelici; per non parlare della dipendenza dello zucchero, del sesso, della nicotina e di tutte le droghe immaginabili. Il cervello funziona grazie allo zucchero, c'è poco da fare, per cui va continuamente alimentato e gratificato. Se riuscissimo a meditare per due mesi su un'isola deserta riusciremmo a spegnere il neurone della gratificazione e dell'appagamento fino a diventare, non dico come i monaci zen, ma forse delle persone più equilibrate. È importante riuscire a dominarsi, altrimenti si verrà dominati dal "neurone". Il rischio è quello di essere manipolati. Ti faccio l'esempio dello scienziato Stefano Mancuso che ha studiato come le piante manipolano le formiche. Le piante non possono muoversi, se un parassita mangia le loro foglie allora decidono di mandare un segnale chimico alle vespe che arrivano e pungono il bruco e il bruco muore. Le piante danno il loro "nettare" alle formiche per farsi pulire il loro "giardinetto" e tenere alla larga gli altri parassiti. La formica si alimenta così di quel nettare prodotto dalla pianta e si dopa. È così che la pianta manipola l'insetto. È il caso delle orchidee che producono un loro nettare che contiene caffeina per far lavorare per loro i calabroni. In questo modo i calabroni si ricordano dov'è posizionata quella pianta, ma se i calabroni svolgono un lavoro scadente la pianta smette di somministrare loro caffeina. È interessante perché anche noi umani siamo manipolati dal caffè che ci tiene svegli e ci rende più attivi.

TG: Tutti gli artisti possono essere preda della depressione?

AFG: Molti artisti sono depressi. Il poeta in particolare è preda di questo vortice perché una poesia può creare un'illusione, però è anche vero che un grande artista in un momento di grande depressione può creare un'opera d'arte immensa riuscendo così a sfogare l'energia derivante da un abbandono o da una delusione d'altro tipo.

TG: Tu parli di questi argomenti perché li hai studiati, ma anche perché li hai potuti sperimentare sulla tua pelle; è vero? Come ne sei uscito?

AFG: È così. La meditazione è una tecnica facile da praticare per noi artisti. Parlo soprattutto per chi si occupa di arti visive. Attraverso la creazione di un'opera come un film, una fotografia o un quadro si può ottenere velocemente un feedback di quello che stiamo facendo. Possiamo così avere un riscontro in tempo reale. Poi è importante avere sempre pensieri positivi, non arrendersi mai e credere in se stessi.

TG: Che cos'è la meditazione? 

AFG: La meditazione, o  la "Awerness" è consapevolezza di ciò che fai nel momento stesso che agisci. 

TG: Vivere nel tempo presente.

AFG: Esatto. Nel qui e ora come dicono i monaci buddisti, o i guru dello yoga. Io osservo le persone  e noto che la causa della loro mancanza di concentrazione deriva dall'uso smodato dei telefonini e dalle continue notifiche che arrivano su questi strumenti di comunicazione. Spesso chi vive in questo modo è troppo legato al passato o al futuro.

TG: Cosa bisogna fare per ritrovare il proprio equilibrio psichico?

AFG: Il trucco è quello di fermarsi e ragionare sul momento presente, concentrandosi sul qui e ora. Facciamo un esempio: se avessimo partecipato ad un corso di degustazione del vino sapremmo assaporare pienamente le sue qualità, dal colore al profumo, al retrogusto. Allo stesso modo dobbiamo essere capaci di assaporare la nostra esistenza. Esporrò un altro esempio che può farci capire come la nostra attenzione debba essere sempre migliorata ed educata per vivere in maniera più consapevole ogni istante della nostra giornata. Per i giapponesi, la cerimonia del tè non serve a prendersi una pausa, ma ad affinare i 5 sensi e la coscienza di sé. Quando si versa il tè si può sentire il profumo di questa bevanda che cade gorgogliando nella tazza; quando si appoggia la tazza alla bocca si sente al tatto la finezza della porcellana e la temperatura del contenitore e poi si valuta il colore del tè, oltre che il gusto. Bisogna avere una percezione completa di quello che si sta facendo. Usare i 5 sensi ci aiuta a meditare. I 5 sensi ci servono in ogni attività che pratichiamo, anche in quelle in cui pensiamo sia solo coinvolta la vista e l'udito, come accade nel prodotto cine-televisivo e nella timeline del software di montaggio video, ad esempio. Quando riusciamo a farci coinvolgere totalmente da quello che viviamo, allora sì che potremo dire di avere avuto il giusto impatto nella realtà e potremo dire d'essere stati effettivamente lì nel qui e ora perché di quello si tratta. Memorizzare il momento presente. 
Come diceva Leonardo da Vinci, il tempo non esiste: "L'acqua che tocchi de' fiumi è l'ultima di quella che andò e la prima di quella che viene. Così il tempo presente.". 
Se noi non riusciamo a vivere il tempo presente non siamo mai esistiti perché non possiamo avere memoria di quello che abbiamo vissuto.

TG: Giusto. Credi che in futuro tutto verrà filtrato dalle macchine o potremo ancora provare sulla nostra pelle certe esperienze?

AFG: Un giorno, probabilmente, ci saranno delle macchine con algoritmi capaci di riconoscere il rumore del vento e magari saranno sensibili anche al tatto e al gusto, oltre che alla vista e all'udito. Le telecamere diventeranno intelligenti e saranno in grado di predire le nostre indicazioni, ne ha parlato anche un film del 2013 come "Her", dove si vede il protagonista muoversi con un auricolare nell'orecchio per stare sempre in contatto con un computer col quale interagisce in tutto e per tutto. Altro non è che Google con il suo sistema predittivo. Ormai, tutti i comandi viaggiano via audio per esprimere ciò che vogliamo. Ma torniamo al qui e ora e ricordiamoci che l'ascolto è la cosa più importante: poche persone ci ascoltano davvero. Nel dialogo c'è sempre un io e un Super-io che prevalgono su ogni discorso, cosa che ci rende impossibile una conversazione bilaterale col nostro interlocutore. Bisogna sempre trovare la connessione giusta per comunicare efficacemente. Se vogliamo parlare d'arte dobbiamo essere in presenza di qualcuno che si interessa d'arte, ma se ci troviamo di fronte qualcuno che si interessa di cinema o di calcio non si effettuerà questa connessione.

TG: Apparentemente, tutti sembrerebbe che si interessino sempre più al cinema, alla fotografia, alla musica e all'espressione artistica. Sembra che tutti leggano meno, eppure si presenta prepotentemente ad ognuno l'esigenza di essere competenti, anche se più superficialmente, in varie materie. Perché? Abbiamo più tempo libero o siamo più coscienti che dobbiamo prestare più attenzione verso le cose belle e quello che ci fa stare bene?

AFG: Il problema sta nel linguaggio ed il linguaggio dipende dalla nostra cultura e la cultura ce l'hai se hai letto almeno 10'000 libri. Se invece non hai cultura vale la regola del geroglifico. Ecco perché funzionano bene i video. Ormai anche se compri una lavatrice non leggi le istruzioni su un libretto, ma guardi il tutorial su youtube. Il futuro di adesso è nel telefonino e nei suoi contenuti. È più semplice e più diretto trarre da lì le informazioni che ci servono, anche perché si attivano quei famosi neuroni specchio che sono poi quelli che ti permettono di immedesimarti in qualcun altro. Quando vai allo stadio e vedi il giocatore che sta per tirare il pallone in porta, tu sei il giocatore grazie al neurone-specchio. Già un bambino appena nato ha il neurone-specchio, cosa che puoi facilmente verificare quando apri e chiudi la mano mostrandogliela e ti accorgi che anche lui fa la stessa cosa. Se gli parlassi non ti capirebbe perché non ha ancora un linguaggio ma grazie al "neurone" che trasmette il segnale da visivo a meccanico la comunicazione diventa possibile. Stessa cosa quando lo spettatore allo stadio muove le gambe come se corresse in campo. La gente va allo stadio per questo: per vivere l'emozione del giocatore che è in campo.

TG: Anche a teatro si verifica questo transfer tra il pubblico e l'attore?

AFG: Certo, anche a teatro e al cinema. Anzi, in questi ambienti immersi nel buio è ancora più semplice vivere un'esperienza coinvolgente. È questo che vogliamo vivere: un'esperienza al di fuori della nostra vita.

TG: Certo, perché in una vita sola è impossibile vivere tutti i tipi d'esperienze.

AFG: Il cinema, se il film è fatto bene, riesce a darti un'emozione vera e ti trascina dentro la storia. Io a volte mi giro per guardare la gente intorno a me e vedo nei loro volti lo stupore, l'ambizione, l'allegria, la tristezza ed anche a me in certi casi viene da piangere o da ridere perché il film in quell'ora e mezza mi trasmette molte emozioni.

TG: Alex, ma tu come hai scoperto tutte queste cose sui neuroni e su come funziona il cervello umano? Hai fatto degli studi specifici o dipende da un tuo particolare interesse sul linguaggio?

AFG: Semplice: basta andare su youtube e visitare il canale degli scienziati che si chiama TEDx, scegli argomenti di neuroscienze e ti parleranno degli scienziati in lingua inglese, ma avrai dei sottotitoli che ti spiegheranno tutto. Questa mattina ho ascoltato un video che raccontava che il futuro non sarà degli algoritmi perché un algoritmo non può avere un'idea, ma può darti solo delle risposte. L'algoritmo non è creativo perché ha una sua logica scritta. L'algoritmo non è in grado di distinguere una faccia. Se fai una faccia composta da pomodori e zucchine l'algoritmo non sa se quella è una vera faccia oppure no, mentre noi sappiamo che quella è una composizione che sembra una faccia.
Le idee scaturiscono dall'irrazionalità, la mente umana è irrazionale e per questo è capace di produrre arte.

TG: Puoi consigliarci qualche altra tecnica per combattere la depressione e aumentare la consapevolezza del sé?

AFG: Basta respirare. Hai presente quando uno va in apnea che cosa succede? Fa iperventilazione e in quel momento si concentra sul respiro. Con 3 o 4 minuti di iperventilazione la mente si scarica. Hai presente Venezia con la neve?

TG: Sì.

AFG: Bene, adesso ribalta la palla e rigirala, tutta la neve fluttuerà nel vetro per ricadere in mare. Il nostro cervello funziona allo stesso modo, è bombardato da pensieri, ma poiché il multitasking per noi non funziona dovremmo essere come una torcia che illumina la notte. Respirando profondamente la mente si libera dei pensieri in più e va in uno stato di rilassamento e finalmente sì, potrai combattere 100 nemici in un giorno, ma sempre uno alla volta... Bisogna concentrarsi su un solo problema, lo si distrugge e poi se ne affronta un altro e via di seguito. Non si possono combattere 100 avversari alla volta; neanche un campione di Kung fu può fare una cosa del genere. Se hai troppi nemici, quelli non muoiono e combattono sempre contro di te, la soluzione è di combattere i problemi prendendoli singolarmente. Non bisogna mai perdere il punto della situazione, mai farsi distrarre da altri fattori.
Nelle arti orientali il punto è quella zona sotto l'ombelico di 4 centimetri dove concentrare la mente e di quello si tratta. La soluzione è fare una cosa alla volta ma fatta bene.

TG: Sei un cineoperatore con l'hobby della psicoanalisi?

AFG: Sì.

TG: La gente lo sa?

AFG: No. Perché tengo un profilo basso.

TG: Ho capito. Volevo chiederti un'ultima cosa. L'arte nasce dalla sofferenza?

AFG: Assolutamente sì. Posso citare un mio caso personale: ho subito un abbandono e così mi sono messo a dipingere tutta la casa. Ho usato il compressore ed ho dipinto tutte le pareti creando un panorama tridimensionale che partiva dal blu di un'alba e arrivava all'arancione del tramonto. All'interno di questo panorama ho anche inserito delle luci al neon verdi, gialle e blu. Una mia vicina, in via Candiani, mi ha perfino chiesto se avevo parcheggiato in casa un UFO... Allora l'ho invitata da me a vedere la situazione. Quando ho aperto la porta le ho acceso il neon verde, lei ha tirato un gran sospiro per l'emozione. In effetti, la casa era molto particolare, era davvero diventata una scenografia. Fare una cosa del genere per me è stato un atto liberatorio. Da lì ho iniziato a dipingere anche le moto e le macchine. Poi, non mi sono più fermato perché fare qualcosa di creativo mi piace, mi fa sentire bene e va a compensare quel neurone dell'appagamento che vuole gratificazione.

TG: Molta gente pensa d'essere creativa e fa cose banali, però...

AFG: Non importa, la liberazione viene comunque da dentro. Prendiamo Pollock; non sarà mica un pittore? Però si vede che era un uomo con delle energie da scaricare. Pensiamo a quello che diceva Picasso: "A 12 anni dipingevo come Raffaello, però ci ho messo tutta una vita per dipingere come un bambino". Perché il bambino è creatività allo stato puro. 
Il mio guru, Gennaro Romagnoli, dice una cosa molto interessante a proposito dell'arte: noi siamo Top-down. Molte volte noi non vediamo quello che non siamo programmati a vedere, ma un bambino che ha un'attenzione sensoriale invece è Botton-up, questo vuol dire che lui è in grado di stupirsi di fronte ad un tramonto con i corvi che volano nel cielo. Tutto lo affascina perché il bambino non è programmato come noi umani che abbiamo le nostre cose da fare nel corso della giornata, lui è libero.

TG: Eh sì, oltre che manipolati siamo programmati, vero: ma non tutti. Avrei anch'io delle esperienze al riguardo da raccontare. Forse, un giorno le pubblicherò... Il bambino in qualche modo è avvantaggiato perché non ha nemmeno costrizioni culturali.

AFG: Andy Warhol diceva che siamo polarizzati. Dobbiamo stare attenti anche al meccanismo dell'auto-programmazione per il quale da soli stabiliamo ciò che dobbiamo fare ogni giorno e vediamo così solo quelle priorità, senza far caso alla natura e a tutto quello che ci circonda, ma esula dai nostri interessi auto-indotti.

TG: Vuoi dirmi qualcos'altro? Magari riferito alla tua arte?

AFG: L'altro giorno ho comprato una gamba nuova, l'ho montata sulla moto, poi sono andato al cinema, ma quando sono uscito ho scoperto che me l'avevano rubata... Ma ci sta, va bene anche questo, fa parte del gioco.

TG: Era quella trasparente con dentro i led?

AFG: No era un bella gamba, antica, aveva almeno 30 anni, molto stilosa. Le avevo messo un calzino corto a rete, era diventata molto sexy.

TG: Te l'hanno rubata perché arrapava troppo?

AFG: Eh, sì era fatta di una bella plastica, me l'aveva venduta il mio fornitore abituale di gambe che vende calze da più di 50 anni. Pensa che una volta le grandi agenzie preparavano delle campagne pubblicitarie bellissime per i maggiori produttori di calze, c'era Sissy, Golden Lady, Omsa...

TG: Andremo a intervistare anche chi ti fornisce tutte queste bellissime gambe allora. Sei d'accordo?

AFG: Certo, sai che belle cose che ci sono ancora in quel posto? Sembra una Piccola Bottega degli Orrori. È un negozietto in una zona che conosci bene, di fianco ad una pasticceria siciliana, è così antico che bisognerebbe girare un film anche sul proprietario... una persona molto colta e intelligente; pensa che ha ancora tutti i cartelli pubblicitari di tutte le campagne di più di 30 anni fa.

TG: Le gambe sono bellissime!

AFG: Piacciono a tutti: le gambe sono i piedistalli delle donne.

Alex Flash Gordon e la gamba che gli è stata rubata.
Alex Flash Gordon e la gamba che gli è stata rubata.


Tutti i diritti sono riservati

venerdì 7 dicembre 2018

Gordon Flash: "the Leg" (Movimento artistico la Gamba)

"Gli uomini guardano le donne per vederle; le donne guardano gli uomini per essere viste." Mabel Normand

Recentemente, una delle gambe di Gordon Flash è stata rubata dalla sua motocicletta; in segno di solidarietà e stima verso il precursore di varie azioni dadaiste, anche Tony Graffio ha deciso di dotarsi di una gamba da esporre sulla strada. 
Da ieri, 6 dicembre 2018, sono stato ufficialmente autorizzato a circolare ovunque, in ambienti pubblici e privati, su qualsiasi mezzo di locomozione o trasporto munito di ruote, ali o altro sistema di navigazione, attraverso elementi fisici o metafisici portando con me, in bella mostra, una gamba da esposizione. 
Durante l'incontro che ha sancito il mio regolare coinvolgimento in questo corrente situazionista, ho chiesto a Gordon Flash, caposcuola del movimento artistico che porta il suo nome, conosciuto anche come "La Gamba", la filosofia di questa azione oltre che di specificarmi nel dettaglio il comportamento da tenere e alcune indicazioni utili per procedere nel percorso creativo e culturale che il nostro neonato gruppo intende esprimere e rappresentare. TG

Gordon Flash "benedice" la gamba di plastica di Tony Graffio autorizzando il noto documentarista ad esporre l'arto artificiale a bordo di veicoli di qualsiasi tipo ed in ogni momento della vita quotidiana.

Tony Graffio: Per prima cosa, mi serve la tua autorizzazione a portare con me una gamba che sia riconoscibile e assimilabile al tuo modo di porti; non per emularti, ma per farti in qualche modo un omaggio, dopo che da diversi anni ti muovi in questo senso. Inoltre è anche un modo per divulgare un discorso che merita di essere diffuso maggiormente in un'epoca di bruttezza e di indifferenza come quella che stiamo attraversando. Approvi le mie intenzioni e mi permetti di aggregarmi alla tua lotta?

Gordon Flash: Certo, l'importante è che questa azione non venga travisata e non si pensi che sia in atto un mero fenomeno di emulazione.

TG: Hai ragione e proprio per questo io ti chiedo un'autorizzazione scritta a procedere, oltre che una certificazione che conferisca alla mia gamba un valore culturale.

Gordon Flash: Va bene, adesso firmiamo l'autorizzazione.

TG: Perfetto. Adesso, mi servirebbe qualche indicazione su come comportarmi. Devo portare sempre con me la gamba?

Gordon Flash: La gamba è come la tua bambola, la devi vestire, la devi spogliare, devi metterla a suo agio... La puoi portare con te, sulla moto, o dove la parcheggi... È un'istallazione mobile. La gamba esprime un concetto semplice e alla portata di tutti: la gente non deve essere obbligata ad andare alle mostre o alle fiere, ma può osservare quello che tu porti e che viene da te. Questo è il significato dell'arte mobile. E quale mezzo è più adatto a esporre sulla strada qualcosa, mentre tutti sono fermi in coda nella città? La motocicletta!

TG: Posso portarla anche in bicicletta?

Gordon Flash: Ma certamente, non c'è più bisogno che il pubblico venga alla tua mostra nelle gallerie di Brera, o da altre parti. La mostra sulla motocicletta, sulla bicicletta o tenuta a tracolla mentre passeggi è itinerante e non si ferma mai. È il contrario dell'arte. La gamba la puoi arricchire di vari elementi, pur rimanendo l'elemento centrale della mostra. Io ci metto una chitarra, un mandolino, uno pneumatico... Ho messo intorno alla gamba anche delle racchette da sci e la gente forse per questo si chiedeva se c'era stato un incidente in montagna. Un tubo può diventare un megafono per una richiesta d'aiuto. L'istallazione viaggiante diventa un rebus animato: è quello il divertimento e l'ironia della situazione. Infatti, il mio studio è quello di capire che cosa vede l'altro. Io trovo vari elementi dal rottamaio; li lego intorno alla mia gamba con il nastro adesivo o con altri sistemi, poi ognuno vede nell'opera qualcosa di diverso e lo elabora a seconda della propria cultura e della propria esperienza. Poiché l'artista, cioè io, sono lì accanto al pezzo, è ancora più interessante vedere le reazioni del pubblico e carpire che cosa ne pensa di questa operazione. A me interessa che chi vede l'installazione la interpreti a suo modo.

TG: Ti fa piacere essere diventato il caposcuola di questa corrente?

Gordon Flash: Io ho indicato la strada e poi ognuno vada avanti facendo la sua parte.

TG: È interessante avere in comune alcune cose, entrambi andiamo in giro con un mezzo a due ruote, entrambi siamo cineoperatori, entrambi abbiamo quest'esigenza di movimento, di ricerca di bellezza e di affermazione di valori che provochino reazioni in un pubblico un po' svogliato e pigro che neppure più ha voglia di andare a cercare l'arte contemporanea dove viene esposta.

Gordon Flash: È importante che questo virus si propaghi, se siamo in tanti a portare avanti questa idea è più divertente.
Quando un comportamento piace è normale che altri, magari inconsciamente lo emulino. Bisogna rompere gli schemi. La storia della gamba piace perché è curiosa. Se hai una moto la lucidi e la tieni bene; puoi colorarla di verde o farla dorata, aggiungere fanalini e personalizzarla come vuoi, però metterci sopra una gamba significa pensare "out of the box", pensare in modo creativo fuori dalla scatola. Fuori dalla gabbia. Questo è il concetto. Uscire dallo standard e prendere un'altra direzione. 

TG: Diamo qualche consiglio pratico. Il piede deve puntare in alto, in basso, o è indifferente?

Gordon Flash: È indifferente, la gamba la metti come vuoi. Il punto è proprio quello, non bisogna creare uno schema o un protocollo. Non c'è né uno schema, né un protocollo, dev'essere tutto casuale, random.

TG: È un'arte libera.

Gordon Flash: L'arte è libertà! Altrimenti non sarebbe arte.

TG: Oggi ho iniziato a portare con me la gamba ed ho notato che sono soprattutto le donne ad osservare la gamba, sono loro che la guardano, sorridono, la indicano e ne parlano. Gli uomini forse sono più superficiali e indifferenti, è vero?

Gordon Flash: La gamba per una donna è tutto. È un simbolo di successo. Le nostre sono gambe speciali, sono le fotocopie delle gambe di modelle alte un metro e ottantadue. Quelle sono gambe lunghe, affusolate, tornite ed esprimono uno stile molto raffinato. Tutti vorrebbero avere quel tipo di gambe e per questo diventa un modello da imitare. A differenza del culo, delle tette e di altre parti anatomiche che sono un po' volgari, la gamba è un monumento alla bellezza femminile.

sabato 14 gennaio 2017

Le nuove mirabolanti avventure di Alex Gordon, il motociclista dalle gambe di ceramica

"Se tu non calcoli che sei qui di passaggio che cosa vivi a fare?" Alessandro Gatti

Impossibile non sapere della sua esistenza o non averlo visto almeno una volta sfrecciare per le vie della città a qualsiasi ora del giorno e della notte sulla sua Honda KawaHulk verde e nera.
A Milano è un'istituzione, al pari dei "ghisa"; un'attrazione che non ha nulla da invidiare ai Navigli. E' un po' meno noto del Duomo e della Galleria Vittorio Emanuele II, ma esattamente come non si può dire d'essere stati a Milano senza aver visto certi monumenti, non si possono lasciare le mura spagnole o uscire metaforicamente dalle 6 porte sforniti di uno scatto-souvenir di uno degli street-artist più simpatici del mondo.
Un mito? Una leggenda? No, una realtà che raddoppia la sua opera ed il rischio della performance per dare un po' di gioia a chi incontra per strada.

Motogamba
 Alex (Flash) Gordon fuori dal laboratorio delle ceramiche Puzzo.

Sapevo da tempo che Alex stava preparando qualcosa di nuovo, così ero perennemente sul chi va là. Lo scorso dicembre mi chiama e ci incontriamo a Dergano. Lo intervisto per chiedergli quali motivazioni lo spingano a fare certe cose e poi ci dirigiamo in via Don Guerzoni, angolo via Caianiello, dove sta per essere colata nello stampo la prima gamba ceramica che accompagnerà la già famosissima gamba di plastica degli anni '50 che Gordon porta con sé sul portapacchi della sua moto da soma che usa spesso anche per le riprese video-cinematografiche come camera-car.

Alex Gordon
 Alex Gordon è noto anche con lo pseudonimo di Gordon Post. Notare il portachiavi-cassa da morto appeso al moschettone sul petto. Il senso della presenza di quell'oggetto nei vari accessori che utilizza il nostro amico sta nel fatto che ognuno di noi deve sempre confrontarsi con il qui-ed-ora-adesso. Cerchiamo allora di godere delle piccole cose che ci offre la vita quotidiana e non lasciamoci cogliere da ansie, tristezze o sentimenti negativi.

Un Samurai su due ruote che non trascura la cordialità e le buone maniere.

Sempre di buon umore e tranquillo Alex Gordon è un pilota attento e prudente, è uno dei pochi motociclisti con i quali mi fido a viaggiare come passeggero, anche se non riesco a capacitarmi come la sua Honda VFR 750 del 1996 riesca ancora a esprimere cavalli vapore. Tony Graffio


Alex Gordon
Life is magic. Una ragazza ha scritto questa frase intorno al bocchettone del serbatoio della KawaHulk che è un'opera d'arte collettiva sulla quale ognuno può inserire le proprie idee ed il proprio contributo creativo.

Lo stampo ed il forno che riceveranno la nuova gamba ceramica della Motogamba sono già pronti.

Qualche domanda amichevole a Alex Gordon Flash

Tony Graffio: Da quanto tempo ti porti dietro la gamba di un manichino, pardon, manniquin sulla KawaHulk?

Alex Gordon: Volevi dire sulla Honda che si crede una Kawasaki? Ho un po' perso il conto. Credo, tre o quattro anni.

TG: Io penso un po' di più...

AG: Infatti, ho perso il conto, facciamo 4 allora.

TG: Com'è nata l'idea di mettere la gamba sulla tua moto?

AG: Quattro o cinque anni fa stavo girando un film per la Maserati, mi era rimasto il castelletto di supporto dove montavo la telecamera, mi dispiaceva smontarlo perché non mi dava fastidio. Pensavo di usarlo per attaccargli le borse della spesa in caso di necessità, perché mi sembrava comodo usare quel traliccio a seconda delle mie esigenze. Poi, faccio pulizia nel garage e trovo un bellissimo manichino, una donna fantastica della quale mi ero anche innamorato, ma lei non mi ha mai corrisposto. Pensavo di buttarla via, ma ho preferito conservare qualche pezzo; mi sono ritrovato una gamba tra le mani e mi son chiesto dove la potevo mettere. L'ho legata sulla moto e da lì è nato il tormentone della moto-gamba. Ho iniziato a girare per Milano con la gamba ed adesso non vado più in giro senza di lei. Mi tiene compagnia. E' un po' un feticcio di una compagna che non mi abbandona mai; tra l'altro è una brava motociclista: d'estate non si lamenta per il caldo, d'inverno mi segue con il gelo o sotto la pioggia come se niente fosse. Ormai siamo una coppia indivisibile.

TG: Lei però un po' divisibile lo è. Mi pare che l'hai anche fatta a pezzi...

AG: Sì, diciamo che la gente poi si interroga sul perché io vado in giro così.

TG: Sai che una cosa del genere è successa anche a me? Circa 20 anni fa, eravamo ai primi di novembre, il periodo dei morti, ed io andavo a trovare un mio amico vicino a Bordeaux. Ho fatto tutto il viaggio in macchina con uno scheletro di plastica seduto dietro di me. Era di un amico che me l'aveva affidato dopo Halloween, forse eravamo un po' sbronzi... Poi, appena passato il confine con la Francia, carico un autostoppista, era un irlandese che tornava a casa sua. Era rimasto un po' perplesso per questo mio lugubre compagno di viaggio, anche perché lui si stava recando al funerale del padre...

AG: Vedi, sono cose che succedono, non è poi così strano avere compagni di viaggio immaginari. Io ormai quando mi chiedono maggiori informazioni sulla gamba dico sempre che la risposta me la devono dare i miei interlocutori. Mi sono divertito talvolta a mettere sulla gamba degli oggetti trovati per strada: tipo un vecchio imbuto di latta, un paio di racchette da sci, una gomma da motocross. Ero diventato un rebus viaggiante e la gente cercava d'interpretare la scena cui si trovava di fronte dicendo cose come: ho capito, c'è stato un incidente in montagna, perché c'è una gamba con le racchette da sci. Ed io: Giusto. Poi, l'imbuto potrebbe essere utilizzato come un megafono, quindi è una richiesta d'aiuto... Signora, ha indovinato perfettamente il significato dell'opera. In realtà, io non avevo fatto proprio niente, avevo solamente caricato degli oggetti a caso sul portapacchi.

TG: Ti prendi gioco dell'arte contemporanea? O vuoi sottolineare il fatto che ormai è tutto casuale ed incomprensibile?

AG: No, cerco di stimolare la curiosità della gente e la loro creatività, tutti possiamo inventare qualcosa.

Stefano Puzzo

Lo stampo della nuova gamba in ceramica ricalcherà le forme originali della gamba del manichino che da 4 anni accompagna Alex.

Stefano inizia a colare l'argilla semiliquida nello stampo.

TG: Gordon, vuoi dirmi che tu sei diventato uno Street-artist tuo malgrado?

AG: (Ride) Sì, perché non c'era nessuna intenzione di creare un'opera d'arte. S'è trattato di un gesto senza motivo, ma poiché la gente mi chiedeva il motivo, da lì sono diventato un artista, per chi vuol cercare una spiegazione a quello che faccio. Qualcuno invece mi capisce e mi dice grazie. E aggiunge: "Fai bene a portare un sorriso alla gente in questa città grigia!"

Dergano
Francesca, la titolare di Mamusca, il primo bar per mamme e bambini di Milano, si ferma a chiedere informazioni sul significato delle gambe che Gordon espone sulla KawaHulk. 

Il riempimento dello stampo.

TG: Ok, però adesso con questa operazione che stai portando a termine, mi sembra che tu abbia la volontà di fare coscientemente una tua creazione artistica da abbinare a colori e soggetti diversi. Vuoi parlarmene un po' meglio?

AG: Diciamo che io faccio il cineoperatore, il fotografo e anche il regista, pertanto ogni mattina mi devo inventare un film nuovo, dal punto di vista della creatività, e la gamba mi dà il motivo di fare delle performance e di creare delle opere aggiungendo e togliendo dei pezzi. Un po' ci gioco, ma è diventata anche la Gamba di Aldo, Giovanni e Giacomo. All'inizio tutti mi dicevano che la mia gamba era un Gasper.

TG: Un Gaspel?

AG: Pensa che io quel film non l'ho nemmeno visto. Sapevo della loro gamba, ma non immaginavo che ci fosse dietro un artista come Gasper (Michael Garpez è un'invenzione del film di Aldo Giovanni e Giacomo), che aveva scolpito una gamba nel legno e poi doveva consegnarla nel Sud d'Italia a qualcuno. Questa gamba in pratica è la protagonista del film che ruota intorno a vicende avventurose e comiche che si concludono con la consegna dell'arto di legno presso la villa del destinatario finale.

TG: Ma chi è questo Gasperz?

AG: Me lo chiedevo sempre anch'io... Era l'artista immaginario che aveva creato la gamba che dovevano consegnare Aldo, Giovanni e Giacomo. E tutti forse credevano che anch'io dovessi fare qualcosa del genere.

TG: Ho capito Garpez è un collega di Teomondo Scrofalo!

AG: Esatto! Come dire un artista famoso, perché tutti conoscono quel film. A dirtela tutta, l'altro giorno in Porta Volta (piazza Baiamonti) incrocio uno del trio che mi guarda come se mi volesse dire: "Cosa fai con la mia gamba?!"

Dettaglio del riempimento dello stampo.


TG: E qui dai Puzzo cosa dobbiamo fare?

AM: Voglio replicare la gamba dalla quale è iniziato tutto. Il manichino era molto vecchio e la gamba era una bella gamba slanciata, adesso non ne trovi più così.

TG: Non ci sono più le donne di una volta!

AM: No, infatti, ma soprattutto non ci sono più i manichini fatti bene. Peccato perdere questa qualità, così ho chiesto a Stefano di farmi uno stampo, adesso vado a vedere se è asciugato così che si possa formare e cuocere la prima gamba, poi vedremo che cosa m'inventerò.

TG: Hai già un'idea di base? Che tiratura vuoi fare? Che disegni? Quali significati?

AM: Siccome la gamba è nata a Milano, mi ispiro a Milano, pensando agli eventi che capitano qui. Ad esempio, adesso c'è la mostra di Hokusai, io per di più sono un po' filo-giapponese, così farò un omaggio ad Hokusai dipingendo dei soggetti con il suo stile sulla gamba. Poi, c'è una sorpresa, potrei fare una gamba-sushi. Un'altra potrebbe essere morsicata da uno squalo. Io voglio sempre dare un'emozione. Farò un'opera alla volta. Saranno dei pezzi unici. Ogni gamba verrà dipinta da un pittore a mia scelta.

Dettaglio della gamba di ceramica.

TG: Monterai le gambe sulla moto?

AG: Certo, sicuramente!

TG: Non c'è il rischio che cadano e si rompano?

AG: Ho previsto di fare una struttura protettiva di legno dove verrà inserita anche della gommapiuma. La cosa divertente è che le gambe verranno esposte per strada. Se vado al cinema lascerò la gamba fuori.

TG: E se te la rubano?

AG: Fa parte del gioco. La Street-art è così. La gamba non è sotto chiave, è tenuta insieme con gli elastici. Vedo che c'è del rispetto per l'opera: la fotografano, si avvicinano e, specialmente le ragazze, si fanno dei selphy con la gamba in primo piano, come se fosse un monumento.

Gamba Ceramica
Gordon e Stefano fanno le prime prove con la nuova gamba-ceramica appena estratta dallo stampo. Deve essere ancora cotta nel forno.

TG: A proposito di ragazze e di donne, sai che c'è chi ti considera un po' misogino per questo tuo modo di fare a pezzi i manichini femminili?

AG: No, tranquilli, io le amo le donne, le porto in giro e le mostro. Posizionare la gamba con il piede verso l'alto è come innalzare la donna verso il cielo.

TG: Quindi tu non solo vuoi sovvertire il mondo dell'arte, ma anche rivoluzionare l'immaginario femminile?

AG: Esatto, voglio ribaltare tutto. Basta con il basamento che supporta la statua. L'arte è di tutti, chiunque può fare arte, basta prendere una gamba e metterla al contrario.

Alex Gordon ha fatto anche da quadro vivente per un'opera di body painting di Guido Daniele.

TG: Hai anche intenzione di esporre in galleria?

AG: A me piace molto l'arte popolare, l'arte è di tutti, per questo la trovi in mezzo alle strade ed a me piace molto incontrare persone di tutti i tipi. Non c'è bisogno d'andare al museo, basta guardarsi in giro per vedere cose interessanti un po' dappertutto. Mi spiace, se a volte sono un po' sfuggente, perché con la moto difficilmente mi fermo in mezzo al traffico e so che chi riesce a fotografarmi è come se avesse catturato qualcosa d'importante, perché c'è mi considera un portafortuna.

La gamba di ceramica in tutto il suo splendore. Appena uscita dallo stampo è ancora un po' delicata.

TG: Hai intenzione di vendere le gambe che produrrai in questo modo?

AG: Sì, spero di riuscire a fare della beneficenza perché in fin dei conti è importante restituire quello che si ha ricevuto. Un po' come diceva D'Annunzio: "Io ho quello che ho donato". 
E ti assicuro che funziona: se tu dai qualcosa agli altri ti ritorna. In termini di pubblicità, di amicizia, o nelle azioni che ricevi. Bisogna essere generosi, anche se hai poco, bisogna dividere quello che hai con chi ha meno di te.

TG: Che filosofia segui? Buddismo? Zoroastrismo? Confucianesimo? So che sei molto attento alle pratiche orientali.

AG: Le seguo tutte e prendo il meglio da ognuna di esse. La filosofia da seguire è quella di vivere il momento; adesso sono qui con un amico, questi dieci minuti sono preziosi e me li godo.

Motogamba Alex Gordon
KawaHulk, una Honda VFR 750 che si crede una Kawasaki.

La mitica KawaHulk in prigione in compagnia di altre due ruote colpevoli di chissà quali terribili reati.

Non tutte le fiabe hanno un lieto fine; la mitica KawaHulk di Alex Gordon è stata sequestrata dai vigili mentre era in officina. A nulla sono valse le richieste del meccanico di poter riprendere almeno la motogamba dell'innocente manichino femminile degli anni '50, nulla da fare.
Riposa in pace l'instancabile Honda VFR 750 del 1994, mentre il sereno ed imperturbabile Alex ha già una degna sostituta della sua ex fedele compagna... ma questa è un'altra storia ed è ancora presto per narrarvela.


Alex Flash Gordon Body Art Body Painting
Alex Gordon pratica varie discipline orientali, la meditazione trascendentale e il motocross, qui lo vediamo in versione Hokusai, Monte Fuji.

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