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martedì 19 febbraio 2019

Michel Casarramona graphic designer per poster serigrafati e stampati in offset

Martin Infanger e Michel Casarramona sono i due graphic designer svizzeri invitati ad esporre i loro poster a Filler 2018. 
In un garage di Zurigo, nel 2011, hanno organizzato un poster-bazar insieme a illustratori e grafici internazionali, per mostrare e vendere i loro lavori.
Questa idea iniziò a svilupparsi quando Michel, invitato da persone che ancora non conosceva andò ad Amsterdam nel 2006 per esporre i suoi poster incontrando l'interesse di un pubblico appassionato e numeroso. Tornò successivamente una seconda volta ad Amsterdam ed anche in quella occasione riscosse un buon successo procurandosi un numero cospicuo di contatti di altri graphic-artist che sentiva di voler ringraziare in qualche modo per l'occasione avuta di far conoscere i suoi lavori in Olanda.
Fu così che prese corpo l'idea di organizzare la vendita di poster in garage. Il successo fu enorme e inaspettato, ci furono migliaia di visitatori e tutti i partecipanti vendettero moltissimi manifesti. Lo scorso dicembre Tony Graffio ha incontrato Michel Casarramona a Milano e lo ha intervistato per Voi. TG


Poster Art
Super Bowl Zurich di Michel Casarramona

Intervista di TG tradotta da un dialogo con Michel Casarramona in lingua inglese

Tony Graffio: Michel, raccontaci cosa accadde durante quella vendita di poster che hai organizzato a Zurigo; arrivarono molti appassionati anche dall'estero?

Michel Casarramona: Gli artisti che parteciparono erano essenzialmente svizzeri e olandesi, in seguito fummo in grado di organizzare un altro evento del genere con artisti internazionali provenienti anche da altri paesi, soprattutto europei. Si trattò di un'esposizione un po' più grande che si è svolta nello stesso posto di quella precedente. La qualità dell'evento fu migliore e tutti furono molto contenti. Si trattava di un festival di grafica di tre giorni, come Filler. L'organizzazione fu molto impegnativa, per questo non me la sono sentita di dar vita ad altre edizioni. Eravamo convinti che potevamo organizzare qualcosa del genere, ma in piccolo, nel periodo pre-Natalizio, una vendita limitata dove si poteva avere l'opportunità di parlare di illustrazione. Per noi questo evento non doveva diventare un lavoro; volevamo passare quest'impegno a qualcuno dei nostri amici, ma senza diventare concorrenti o rivali. Ci interessava lavorare insieme, avevamo precedentemente avuto qualche brutta esperienza con alcuni clienti quindi ci consigliavamo reciprocamente di non lavorare con chi non ci aveva pagato. Anche a Berna c'è chi organizza dei poster-bazar, mentre Martin si dedicò alle sue vendite a Lucerna.

TG: Ci sono molti altri poster artist in Svizzera?

MC: Sì, molti, c'è una lunga tradizione di poster design in Svizzera.

TG: Tu e Märt Infanger qui a Filler avete esposto molti lavori.

MC: Sì, abbiamo portato tutto quello che abbiamo fatto.

TG: Impressionante.

MC: Sì, lo è anche per me e Martin. In realtà avremmo altri poster, ma qui abbiamo esposto solo i nostri favoriti. Abbiamo scelto di portare le cose che la gente a Zurigo ha già visto perché non avevamo mai esposto a Milano e qui il pubblico può vedere i nostri lavori migliori. Mi riferisco ovviamente alle persone interessate ai poster.

TG: Siete già stati ad eventi come questo in Europa, magari in Spagna o Germania?

MC: Sono stato all'Image Festival di Rotterdam e un paio di volte alle Garage Sales in Amsterdam, ma da quando ho una famiglia non mi voglio allontanare da casa per troppo tempo. Per l'Italia ho fatto un'eccezione perché mi piace molto il vostro paese e veniamo qui anche per le vacanze.

TG: Dove andate in vacanza di solito?

MC: A Sanremo o a Levanto. Non è lontano da dove viviamo e questa è una buona cosa per i bambini perché non è così facile fare lunghi viaggi con i più piccoli.


La sala delle esposizioni di Michel Casarramona e Martin Infanger a Filler 2018 presso il Santeria Social Club di Milano
La sala delle esposizioni di Michel Casarramona e Martin Infanger a Filler 2018 presso il Santeria Social Club di Milano

TG: Michel, tornando ai tuoi poster, tu stampi sia in serigrafia che in tipografia, quando decidi di stampare in serigrafia? E quando in Offset?

MC: Normalmente, è un problema che ha a che fare con le preferenze del cliente. Se mi chiede una serigrafia preparo un disegno adatto ad essere serigrafato. Se invece c'è la necessità di fare un'edizione più grande normalmente prepariamo qualcosa per la tipografia.

TG: Le serigrafie hanno colori molto brillanti.

MC: Sì, ho la fortuna d'avere un serigrafo molto bravo, Axel Friedrich, che abitualmente stampa arte a Lenzburg, vicino a Zurigo. Axel è anche un collezionista di attrezzatura e macchine antiche da stampa. Il suo laboratorio è grandissimo. Ci conosciamo da moltissimo tempo, da quando entrambi andavamo ai concerti Punk-Rock. Abbiamo trovato insieme una tecnica per stampare a colori senza utilizzare troppi inchiostri; un trucco è quello di stampare un colore brillante su un colore scuro con della pasta trasparente, in modo che il nero non sia coprente al 100% e si riesca così ad ottenere un tono nuovo. In questo modo da due colori ne escono tre. Prima si stende il colore scuro e poi quello chiaro. Se per esempio hai un rosa semitrasparente steso su un nero puoi ottenere un viola; da un giallo semitrasparente e da un nero e può uscire un verde. Ecco come stampiamo.

TG: Spesso anche i bar e le altre attività commerciali della tua zona ti commissionano poster?

MC: Sì, questo per esempio mi è stato chiesto dal Mata Hari Bar per il loro decimo anniversario dell'apertura. Loro si erano già occupati del volantino dell'inaugurazione ed io ho progettato il logo con il design della grafica. Ho realizzato molte grafiche per i bar ed i ristoranti.

TG: In quante copie sono stati stampati questi manifesti?

MC: 220.

TG: I poster erano in vendita nel bar?

MC: Erano stati dati ad altri bar per far sapere alla gente che quella notte ci sarebbe stato il concerto dei Reverend Beat-Man. Lavoro per molti di quei clienti o amici; dico loro che gli farò un buon prezzo, ma li avverto che trattengo per me una cinquantina di copie del poster in modo da poterle vendere in seguito per conto mio.

TG: Hai realizzato poster anche per spettacoli di Burlesque?

MC: Sì, qua dietro (mi mostra una parete un po' nascosta della sala dove compaiono poster di donnine nude) ho da mostrarti qualcosa. Il Burlesque si presta molto bene per la realizzazione di poster.

TG: Tu fai stampare i tuoi poster anche in offset, mostrami qualcosa per favore.

MC: Sì, anche tra i poster stampati in offset ci sono alcune differenze. Questo per esempio è stampato in colori a tono pieno con cyan, magenta e nero, quest'altro con il rosa del tono della pelle, col verde e col marrone.

TG: Alcuni sembrano avere i colori delle serigrafie.

MC: Sì, sono quelle stampate con i toni pieni del colore.

TG: Sono più colorate?

MC: Sono diverse.


TG: Se le osservo con un lentino posso vedere un pattern di fondo.

MC: Da quello puoi distinguere che sono stampate in offset.

TG: Osservandole bene si vedono delle differenze. È perché sono state stampate con macchine da stampa diverse?

MC: Esattamente. Questa non è rasterizzata, è una stampa a toni pieni di colore e qui non c'è un tono pieno di colore, eccetto che per il colore giallo. Anche questa del bowling è una stampa a toni pieni di colore. Ho realizzato 10 diversi poster per un torneo di bowling.

TG: Quante copie tiri in offset?

MC: Circa 300.

TG: Ah, non così tante...

MC: No.

TG: Il tuo amico Axel ti consiglia per quale macchina da stampa utilizzare a seconda del disegno che gli proponi?

MC: Sì, lui stampa e io sto vicino a lui per fare i test del colore; prendiamo le decisioni insieme perché io non sono capace di stampare, ma so quello che voglio.

TG: Chi decide se realizzare una serigrafia o una stampa offset?

MC: Generalmente, il cliente prende questa decisione, ma altre volte mi chiede in che modo possiamo ottenere il risultato migliore, così io penso a qualcosa che abbia senso. A volte, se appendi un poster realizzato in offset vicino ad una finestra i colori sbiadiscono molto velocemente.

TG: I colori tipografici sono più delicati?

MC: Sì. Se li esponi ad una forte fonte di luce che contiene raggi UV, in un paio di settimane il 50% del colore svanisce. Le serigrafie invece non sbiadiscono mai, c'è così tanto pigmento nel colore e uno strato così spesso sulla carta che non sbiadisce.

TG: Potresti scegliere di dare un effetto volutamente invecchiato a certe stampe offset?

MC: No non lo faccio perché dopo un po' acquisiscono quell'effetto in modo naturale.

TG: (risata) Certo... E quanti colori usi per la stampa offset?

MC: In questa (mi mostra un poster) ci sono 4 colori.

TG: A quanto sono vendute le stampe offset?

MC: Costano 20 euro.

TG: La stampa offset dovrebbe costare meno della serigrafia vero?

MC: Vero.

TG: Effettui vendite online?

MC: Sì, il mio sito è: https://www.casarramona.ch/ è un webshop, ma anche una vetrina dove poter vedere il mio portfolio.

TG: Da quanto tempo svolgi questa attività di grafica e illustrazione?

MC: Da circa 30 anni. Ho iniziato il mio apprendistato intorno ai 19-20 anni di età ed ho finito nel 1991, poi mi sono messo in proprio per immergermi nel campo della grafica, del design e dell'illustrazione.

TG: Per quale motivo hai scelto di non partecipare a grandi fiere ed eventi internazionali?

MC: Con una famiglia e dei bambini piccoli non è facile spostarsi e partecipare ad eventi che sono interessanti, ma molto stancanti.

TG: Hai altre cose da dire?

MC: Avrei molte altre cose da dire, ma sono un po' stanco perché ieri ho impacchettato tutto il materiale da portare qua in mostra fino alle quattro del mattino e alle sei ho preso il treno per venire qui. La prossima volta vi racconterò di più.

TG: Va bene Michel, grazie. Magari la prossima volta verrò a trovarti io a Zurigo, mi piacerebbe conoscere e visitare anche il laboratorio di Axel a Lenzburg.


Il poster di Filler 2018 di Michel Casarramona è stato stampato da Daniel Tummolillo per Thunderbeard n 75 esemplari.

Daniel Tummolillo ci spiega come ha realizzato la serigrafia per il poster di Filler 2018 disegnato da Michel Casarramona

Dario Maggiore mi ha chiesto di stampare il progetto grafico di Michel per Filler 2018 e devo ammettere che questa cosa mi ha creato non poche difficoltà per la precisione con cui è stato disegnato il poster. 
Il primo problema con cui ho avuto a che fare era di carattere tecnico; il plotter che mi ha preparato le pellicole le ha leggermente deformate. Michel mi aveva inviato tre file con i tre livelli di colore dell'immagine da stampare: nero, giallo e  rosa.
Una volta che sono andato a farmi stampare le pellicole pensavo fossero precise, ma quando poi sono andato a farmi sviluppare i telai mi sono accorto che non riuscivo a metterli perfettamente a registro. Questo era dovuto alla deformazione della stampa del plotter sulla pellicola trasparente. Stiamo davvero parlando di una deformazione minima di alcuni centesimi di millimetro di spessore, eppure, una volta che si va a stampare, tale deformazione dà luogo ad un problema visibile.
Mi è piaciuto fare questo lavoro perché era complesso e stimolante ed ho avuto modo di osservare l'estrema precisione di Casarramona. Probabilmente, lavorare molto al computer abitua a generare file perfetti.
Il risultato finale non è stato quello che mi ero immaginato di poter dare a Dario, in alcuni punti si può notare sulla stampa qualche minima imprecisione, ma il problema non era possibile correggerlo completamente perché allineando perfettamente un lato, andava leggermente fuori registro l'altro lato dell'immagine. Sono comunque riuscito a trovare un buon compromesso per non rendere evidente la differenza creatasi tra i telai. Casarramona è stato contentissimo del mio lavoro, cosa che mi ha fatto piacere, anche se mi dispiace non essere riuscito a effettuare una stampa perfetta.  È stata un'esperienza interessante che mi ha permesso di capire meglio cosa fare per migliorarmi perché lo scopo di tutti è quello di fare sempre meglio il proprio lavoro di un un prodotto fatto a mano con impegno e competenza.
Avrei avuto necessità di disporre di macchinari capaci di effettuare microregolazioni per mettere a registro un punto con altri due. I piani da stampa che ho a disposizione presso L'accademia di Belle Arti di Brera offrono questa possibilità di regolazione fine, come tutti i piani da stampa manuali, semiautomatici e automatici, ma io purtroppo non dispongo ancora di queste attrezzature sofisticate presso il mio laboratorio privato a Popoli, in Abruzzo. Il mio banco da stampa è molto semplice: è costituito da due pinze su un tavolaccio, è un'attrezzatura che per i lavori che normalmente affronto funzionabene in abbinamento alla copisteria alla quale mi rivolgo ed al modo che ho di preparare i lucidi e di stampare. Avrei potuto risolvere il problema inviando i file di Michel a qualcuno che mi avesse preparato direttamente i telai per la stampa, però mi sono accorto del problema quando ormai avevo già iniziato la fase di produzione.
Anche una fotounità mi avrebbe permesso di preparare dei lucidi in modo corretto con il nero perfettamente coprente e senza alcuna deformazione del supporto trasparente su cui viene stampato il nero, ma le fotounità ormai sono diventate rare e ce ne sono in giro poche. Non tutti stampano col plotter sull'acetato che sarebbe il tipo di supporto ideale per poi poter ottenere la stampa sui telai da serigrafia. Il normale lucido semitrasparente in polietilene, con l'inchiostro, il calore e un minimo di pressione imposta dal plotter tende a deformarsi quel tanto che basta per crearti successivamente un problema.
Vedere l'immagine finale ad una distanza di cm 50-100 non dà la possibilità di osservare fuori allineamenti perché visivamente i colori si fondono bene, ma se si va a vedere la stampa un po' più da vicino e ci si aiuta con una lente si è in grado di percepire qualche minimo errore nel registro dei telai. In più, nel disegno di Michel appariva una retinatura di fondo che mi fa pensare che ci sia una certa abitudine a preparare i file per la stampa offset che, essendo fatta da macchine che funzionano in modo automatico, richiedono una precisione estrema.
Un'altra possibile soluzione per la stampa a tre colori che dava un quarto colore risultante dalla fusione del nero con il giallo per ottenere il verde e un quinto colore grazie al fondersi del rosa e del nero per ottenere il lilla, sarebbe stata quella di preparare sei livelli di colore anzi che tre per campiture piatte senza retinatura e dare le sfumature con linee e tratteggi d'altro tipo, ma questo avrebbe allungato i tempi di lavorazione e fatto lievitare i costi di stampa. DT


Martin e Michel a Filler 2018


domenica 17 febbraio 2019

Märt Infanger, l'Ultrabazar del poster

Intervista a Martin Infanger. Seguiranno anche le interviste di Michel Casarramona e Jessica RassiBuona lettura! TG


Martin Infanger a Filler 2018
Martin Infanger a Filler 2018

Tony Graffio: Ciao Märt, vorrei conoscere meglio la tua arte. Vedo che ti piace lo stile classico del poster che richiama anche i manifesti utilizzati dai circhi. È questo il tuo segno distintivo?

Märt Infanger: Sì, forse dovrei dire che ho iniziato a occuparmi di graphic design perché suono in un gruppo Rock ed ho iniziato così a fare i poster per la nostra band; ormai sono 33 anni che suoniamo insieme. Ogni volta c'era il problema di trovare dei prodotti visivi per promuovere la nostra musica; all'inizio ho raccolto quello che ho trovato intorno a me: vecchie fotografie da internet un po' sullo stile Punk. Le ho copiate ed ho continuato a stare su quel genere perché penso che tantissimi bravi designer abbiano già creato ottime immagini tracciando il solco. Non ho intenzione di distinguermi per quello che inventerà uno stile completamente nuovo, ma posso essere colui che mostra agli altri degli ottimi lavori del passato per rivisitarli in un modo nuovo e più attuale. Per commemorare Johnny Cash, per esempio, ho preso delle vecchie fotografie da un vecchio art show di Nashville e le ho ridisegnate seguendo lo stesso stile, ma inserendole in un nuovo lettering perché pensavo che le lettere maiuscole si adattassero bene a questo personaggio. Inoltre, a me piace stampare personalmente i miei poster; non affido nulla ad altri. Non so se sia meglio o no, ma in questo modo imparo sempre qualcosa di nuovo. Per me è importante realizzare un poster per una buona band e realizzarlo da me.


Celebrating Johnny Cash, un poster di Martin Infanger
Celebrating Johnny Cash, un poster di Martin Infanger

TG: Usi una tecnica mista che unisce l'uso del computer al disegno a mano?

MI: Sì, adesso mischio l'uso della tavoletta grafica al disegno a mano; prendo una fotografia e le inserisco sopra altre cose; mi piace creare dei grandi collage.

TG E poi, vedo dei pattern presenti sullo sfondo.

MI: Sì, quando stampo non voglio ottenere solo dei punti, per questo sperimento anche con altri tipi di fondi. Utilizzo delle linee e delle onde; alcuni sono più tagliati, da altri emergono delle onde di interferenza, trovo la cosa abbastanza interessante. La gente dice che bene o male faccio sempre lo stesso lavoro, ma io penso che cambio modo di lavorare ogni volta.

TG: Certo. Chi sono i tuoi clienti?

MI: Il mio maggior cliente è la mia band, Jolly and the Flytrap. Facciamo musica di vario tipo, da quella che si ispira agli anni '60, fino al Garage Punk e cantiamo in diverse lingue.

TG: Secondo te, per quale motivo piacciono i tuoi lavori grafici? Per i colori o per lo stile?

MI: Per lo stile. Mi sono ispirato agli Equals, una band molto in voga tra la metà degli anni '60 e gli anni '70 che avevano uno stile molto psichedelico, così ho iniziato a disegnare un po' di poster per vari gruppi che suonavano in varie località in Europa, America e Oceania grazie ad una società che organizzava i concerti. Non ero pagato, ma ero quello che in quella piccola squadra faceva i poster. Non ho clienti che si rivolgono direttamente a me; io sono un insegnante di grafica a Lucerna e disegnare poster è soltanto un'attività che affianca la mia occupazione principale a scuola. Ho fatto anche il tatuatore ed ho lavorato per Sony Music, Warner, Virgin France disegnando le copertine dei dischi o dei CD, ma non con lo stesso stile che impiego per i miei poster. Ho lavorato per 10-15 anni per le case discografiche, ma adesso ho terminato con loro. Insegno e mi occupo delle mie cose, nient'altro.

TG: Che tipo di colori impieghi per i tuoi poster?

MI: Da quando ho iniziato a occuparmi personalmente della stampa adopero colori con base ad acqua, ma prima stampavo con altri colori. Cerco di mantenere la qualità di stampa alta; prima non ero sicuro del risultato che mi avrebbero dato i colori ad acqua, ma adesso mi sto accorgendo che si possono ottenere ottimi risultati. È da poco, circa sei mesi, che ho iniziato a sperimentare con questo nuovo metodo di stampa.

TG: Vedo anche qualcosa di diverso tra i tuoi lavori.

MI: Per i trent'anni del giubileo della nostra band ho voluto ridurre i colori al nero e poi ho aggiunto una carta blu metallica. Alla gente è piaciuto molto ed anche a me, così ho fatto un'intera serie con questo tipo di stampa, utilizzando un solo colore chiaro su un fondo scuro di carta metallica.

TG: Molti artisti chiedono più soldi per una stampa che impiega più colori. Cosa ne pensi?

MI: È vero, ma io per i miei poster ragiono in un altro modo. Non guardo mai a quanto tempo impiego per realizzare una stampa, ma a quante me ne rimangono da vendere. Io aumento il prezzo dei miei poster quando mi accorgo che mi sono rimaste solo poche copie in casa. Ecco perché un poster stampato con un solo colore può essere più caro di un altro che ho stampato a più colori.

TG: Normalmente quante copie tiri per poster?

MI: All'inizio non lo so, dipende anche da quanto colore e da quanta carta ho a disposizione; normalmente stampo intorno alle 150 copie per poster. Metà di questa quantità sono destinate all'organizzatore dell'evento, all'artista e alla gente che lavora per loro; il resto lo tengo per me e lo vendo per poter poi guadagnare i soldi che mi servono per ricomprare la carta e i colori. Non sono pagato, così in questo modo mi pago le spese; anche per Filler è andata così e funziona.

TG: Vendi anche sul web attraverso il tuo sito?

MI: Non proprio; non ho un negozio online, ma la gente può guardare sul mio sito scegliere quello che le piace, scrivermi un'email ed io rispondo. Prendo il poster che vogliono lo infilo in un tubo di cartone e lo spedisco. Non si tratta di un vero business, ma ogni tanto vendo qualcosa.

TG: Non è facile trovare i tuoi poster su altri circuiti di vendita?

MI: No. C'è un negozio in Svizzera che compra i miei poster per rivenderli; mentre a Parigi c'è una Galleria che ha molto materiale che mi appartiene. Ho fatto anche una mostra a Parigi, infatti è un po' lì che concentro la mia attenzione.

TG: Quindi c'è un buon riscontro di vendite a Parigi?

MI: Sì, sono abbastanza conosciuto, mentre in Svizzera devo sempre proporre qualcosa di nuovo. Sia io che Michel (Casarramona ndTG) sono più di 20 anni che ci occupiamo di queste cose in Svizzera così è una buona idea andare ad esporre anche in altri posti: Parigi, Amsterdam e Milano.





lunedì 11 febbraio 2019

Calcografia e serigrafa dal Giant's Lab di Genova



Tony Graffio intervista Jessica Rassi del Giant's Lab

Tony Graffio: La serigrafia ha una sua dignità artistica; non è compresa perché negli anni '70 qualcuno ha creato un po' di confusione ed il pubblico non riusciva bene a capire che cosa avesse in mano, se una litografia, una serigrafia o qualche altro tipo di stampa. Purtroppo, c'è stato chi ha venduto una cosa per l'altra e disattendendo la fiducia del compratore ha rovinato la piazza a chi faceva seriamente la sua attività proponendo serigrafie al giusto prezzo.

Jessica: Certo. Questa confusione esiste ancora e, in quanto artigiani, il nostro compito è quello di rieducare in modo totale qualsiasi persona venga da noi. Dobbiamo insegnare a riconoscere quello che stanno guardando e a capire che la stampa che hanno davanti è stata creata con due mani e tanta fatica; non con una macchina elettronica. Per carità, anch'io amo l'arte digitale, ne puoi trovare in giro finché vuoi e di ottima qualità, ma in quanto artigiano ho l'obbligo di spiegare che c'è una grossa differenza tra un lavoro disegnato a mano e poi stampato con metodi tradizionali da ciò che invece scaturisce da un software attraverso un computer e una stampante digitale. Adoro la carta; è una fibra nella quale ritrovo me stessa ed anche per questo il prossimo week-end ho organizzato una mostra di 20 artisti genovesi e non al Museo della Carta di Mele. Si tratta di artisti bravissimi ancora poco conosciuti con i quali ho condiviso gran parte della mia esistenza per la stima che ho nei loro confronti. Controfibra è un workshop più exhibition che sicuramente sarà in grado di attirare l'attenzione di chi si interessa alle opere su carta e alla stampa d'autore. Con noi ci saranno i Malleus, Marco Mazzoni e tanti altri. Sono felice che anche alcuni bravi artisti abbiano voluto condividere con me il concetto della carta antica fatta a mano, perché il nostro incontro si svolgerà in una struttura pre-industriale della fine del 1700; un luogo meraviglioso che merita assolutamente d'essere visto. Giuseppe Traverso è il ragazzo che gestisce una cartiera/museo che negli anni ha visto attuarsi miglioramenti incredibili. La carta cotone che esce da Mele è di grande qualità. Con Giuseppe avevo già collaborato in occasione del Genova Urla, un bellissimo Festival di musica underground ad ingresso gratuito che ci è stato scippato nel 2017 per far spazio all'orribile scivolo di Costa Crociere. Anche se la grana è eccezionale, stampare sulla carta artigianale non è così facile come si potrebbe credere perché lavorando con i fogli con i bordi sfrangiati non ho una squadra precisa da prendere. Però guarda che resa! Si vede perfino parte dei fiori che sono rimasti attaccati alla carta: su questo supporto si può creare di tutto, in qualsiasi modo, aggiungendo elementi naturali o colorandolo a piacere. È una figata: queste sono le cose da sostenere! Se in tutta Italia ci fosse più sostegno per gli artigiani, per chi fa magliette, felpe, poster o altri manufatti ci sarebbe un valore aggiunto che ci permetterebbe di migliorare la situazione di un paese che ormai da troppo tempo sta cadendo in un degrado allucinante, anche per colpa dei mezzi di comunicazione di massa come la tv che banalizzano le realtà che valgono e diseducano i giovani inculcandogli valori sbagliati. Per proteggermi io rifuggo tutto quello che appare in tv o nei circuiti mainstream. Ma adesso ho finito il mio monologo.

TG: Beh a questo proposito posso dirti che da ormai diversi anni mi batto per far conoscere attraverso il mio blog le realtà creative artigianali, le idee e le opere di chi vale e merita maggior attenzione, proprio perché contribuisce con la sua opera a costruire un mondo alternativo migliore a quello che tutti abbiamo sotto gli occhi e che viene proposto ai giovani solo come un prodotto commerciale da consumare e gettare. Quello che producete voi ha un valore culturale, oltre che artistico, che spesso ci ricollega storicamente a vecchie tradizioni, tecniche e conoscenze che rischiano di essere dimenticate e addirittura perse, se non vengono adeguatamente valorizzate. Jessica, vorrei che adesso mi parlassi un po' più di te stessa e di come hai iniziato a fare serigrafia e magari mi dicessi anche quanti anni hai.

Jessica: Ho 33 anni e faccio queste stampe da circa 7 anni; però ho iniziato molto flat perché lavorando da sempre in un altro settore per sostenere questa mia passione non ho tantissimo tempo da dedicare alla serigrafia. Ho un piccolo studio in casa mia che mi permette di ottenere i risultati che vedi. Tutto parte dal gran piacere che mi dà la musica perché ascolto musica da tutta la vita.

TG: Che musica ti piace?

Jessica: Non seguo un genere ben preciso; ascolto dal Black Metal alla Psichedelia, al Noise Rock, all'Industrial o tutto quello che per me può aver senso. Oggi, per esempio, ho portato con me tre dischi importantissimi, tra i quali quello dei Vanessa Van Basten che sono una band che ha veramente segnato un'era, per quello che mi riguarda e per tutti noi genovesi. La stanza di Swedemborg è il capolavoro di Morgan Bellini, un artista eccezionale che ha partorito uno dei migliori dischi del post-Rock che consiglio a grandi e piccini. Con Morgan ho avuto il piacere di collaborare in occasione della pubblicazione di "Disintegration EP", uscito per Taxi Driver Records, dove ho disegnato e stampato fronte e retro di questo 7 pollici, una rivisitazione/omaggio al disco dei Cure "Disintegration".

TG: I dischi che esponi qui a Filler 2018 sono serigrafati da te?

Jessica: No, fanno parte della mia collezione; li porto in giro perché li amo e desidero farli conoscere anche ad altri. Anche Fabio Cuomo, la mia dolce metà, ha realizzato un suo progetto solista a cui ha dato il suo nome perché giustamente dice che si è un po' rotto le palle di dare nomi assurdi ai suoi dischi; si chiama così ed è così che adesso si fa conoscere. "La deriva del tutto" è il titolo assai particolare di un disco suonato tutto con il synth e il pianoforte che rappresenta un viaggio amniotico in una dimensione parallela che consiglio vivamente di intraprendere, non solo perché è di Fabio, ma perché ne apprezzo il valore. Cambrian è un progetto di un carissimo amico che è il chitarrista dei Carcharodon che suonano il Death & Roll e sono un po' fuori della grazia del Signore, ma sono splendidi e vengono da Alassio. Boggio un giorno si è presentato da Fabio dicendogli d'avere dei riff da proporre che sono piaciuti ed hanno dato vita a Cambrian, un viaggio Superdoom hawaiano che merita tantissimo anche lui d'essere ascoltato. È un disco meraviglioso per il quale ho disegnato la copertina uscito in vinile per la Kozmik Artifactz ed in CD per Taxi Driver Records, per il cd ho progettato un edizione limitata di O-Card ovvero una custodia per cd!

TG: Jessica, come si entrata in contatto con la serigrafia?

Jessica: Ho sempre dipinto e disegnato; faccio calcografia e sono nell'albo degli incisori liguri. Per curiosità poi sono passata dalla calcografia, alla xilografia e poi alla serigrafia, ma appena ho tempo mi piace dedicarmi alle acqueforti e alle acquetinte. Come dicevo a Fabio Meschini, bisogna cercare di ritagliarsi il tempo giusto; acqueforti e acquetinte vanno realizzate con una calma zen che ti permetta di stare sul pezzo perché si lavora direttamente su matrici di zinco e se si commette qualche errore non c'è la possibilità di cancellarlo o di tornare indietro. Bisogna fare i bagni giusti per gli acidi per permettere che si formi una velatura perfetta. Sono tutte tecniche straordinarie che meritano attenzione e passione.

TG: Io invece mi diverto con la Xerox Lithography, la conosci?

Jessica: No, non la conosco.

TG: È una tecnica recente che permette di stampare le fotografie con un torchio e l'inchiostro calcografico per mezzo di una matrice di carta.

Jessica: Ok, ho capito.

TG: Non siete in molti a dedicarvi sia alla calcografia che alla serigrafia; in genere gli incisori disprezzano un po' la serigrafia. Trovi che questi due modi per stampare possano avere pari dignità?

Jessica: Sono due cose diverse che vanno prese proprio per la loro diversità. Una tecnica offre dei vantaggi e l'altra altri ancora. Dipende che cosa si vuole fare; se si decide di stampare una serigrafia e per esprimere determinate cose e perché si vuole sfruttare la facilità con la quale questo mezzo permette di ottenere determinati colori. Se vuoi ottenere un risultato molto più di nicchia e quindi molto più lavorato allora si sceglie la calcografia. Tendenzialmente, ci si rivolge alla calcografia per produrre un tipo di arte vernacolare che riproduce dei "santini" che fermi nel tempo e conservi perché possiedono una loro aurea. La serigrafia, essendo una tecnica dalla quale si possono ottenere facilmente molte copie, ha un altro tipo di uso e di stesura. A meno che non mi venga espressamente chiesto di fare grosse tirature, io faccio delle serie estremamente limitate per dare maggior valore ad ogni singolo pezzo, oltretutto stampo con molti colori perché ho bisogno di vedere un minimo di tridimensionalità in quello che faccio. Nessuno mi chiede di lavorare in questo modo; ammetto di essere io ad avere una forma di fobia del vuoto che mi spinge a riempire il foglio di disegni e di colori. Anche se faccio molti art print o test print senza colore o con colori diversi, a fine lavoro mi accorgo che poteva andare bene in bianco e nero e mi ritrovo con stampe di tutti i tipi che ho usato come test che finisco per tenere io perché mi piacciono molto. Di tutto quello che vedi, ho almeno un paio di pezzi in più per tipo, solo nero, perché mi piace vedere le differenze e mi serve anche come tipo di studio personale.

TG: Per favore spiegami una cosa: il test print ha teoricamente più valore o meno valore? È commerciabile?

Jessica: Nel test print ci sono degli errori, altrimenti non sarebbe una prova e può essere o meno valutato. Gli americani giocano molto con questo discorso, anche Chuck Sperry fa così. Io personalmente preferisco stampare delle art print, ovvero stampare lo stesso disegno con altre colorazioni in tiratura ancora più ridotta. L'art print in questo caso ha più valore, mentre i test print sono sporchi e non a tutti piacciono. Io li vendo a prezzi inferiori perché non vedo i test print come qualcosa che sia facilmente vendibile, perciò vanno svalutati. Tu quando vai al supermercato vuoi comprare delle arance perfette, giusto?

TG: Non tutti hanno un occhio che sa riconoscere eventuali errori di battuta o piccole sporcizie.

Jessica: Vero, ma io lo so e preferisco comportarmi in modo onesto.


Acid Mother Temple & the Melting Paraiso UFO
Acid Mother Temple & the Melting Paraiso UFO di Jessica Rassi
Jessica dice che per lei è stato un onore lavorare nuovamente con Makoto Kawabata che oltre ad essere un musicista psichedelico con all'attivo 40-50 dischi ha superato le barriere del suono con i suoi pezzi solisti e le collaborazioni riuscendo a creare un mondo molto speciale. Ha accettato sulla fiducia la proposta artistica di Jessica e solo per rispettare la fiducia del musicista giapponese Jessica si è sentita molto stimolata per riuscire a realizzare un disegno che potesse pienamente soddisfare le aspettative. Sono state stampate 500 copie che sono state distribuite tra l'autore del poster e la band. Sono state realizzate anche altre due versioni in art print con colori diversi e carta satinata nera e satinata madreperla.

TG: Come trovi ispirazione per i tuoi disegni?

Jessica: Ci penso di notte e prendo appunti.

TG: Per chi ti piace lavorare?

Jessica: Per me il rapporto umano è fondamentale; se io riscontro un certo tipo di feeling faccio le cose con un'altra impronta. Se invece vedo che dall'altra parte c'è superficialità o disinteresse può essere che rifiuti un lavoro. Ho detto di no molte volte che non ero convinta di chi mi trovavo di fronte.

TG: Che tipo di carta usi? Vedo che non è proprio bianca...

Jessica: No, il bianco bianco a me non piace e mette i nervi, quindi scelgo sempre un avorio o un color panna. Di solito vado a cercare la carta che mi serve per un determinato lavoro.

TG: Le tue carte si combinano molto bene ai colori che usi...

Jessica: Sì, assolutamente, c'è sempre dietro uno studio in base a ciò faccio che mi fa decidere che carta prendere in considerazione eccetera eccetera.

TG: Utilizzi colori naturali?

Jessica: Sì, uso colori all'acqua. Le prime volte ho usato i solventi, ma ho dovuto smettere per non intossicarmi i polmoni. Non ho un impianto d'aspirazione pertanto devo stare attenta a quello che faccio. I colori a solvente sono indubbiamente belli, possono regalare un sacco di trasparenze interessanti, ma per quanto mi riguarda non mi soddisfano. Vanno bene se hai delle macchine semiautomatiche perché a quel punto il colore scivola bene sulla racla e basta che tu schiacci un pulsante con un pedale per ottenere un buon risultato. Il colore scorre e tu non ci devi stare addosso, ma se ci stai addosso è facile respirare le esalazioni nocive e non riesci neppure a concentrarti bene su quello che devi fare perché sei troppo impegnato a trattenere il respiro per non farti del male.

TG: Certo, c'è del timore che non ti mette a tuo agio.

Jessica: A me, personalmente, non piace. Preferisco di gran lunga l'acqua perché ho sempre lavorato con l'acqua.

TG: Anche il risultato che si ottiene con l'acqua è più old style...

Jessica: Sì. Poi, i colori li ottengo io completamente da sola. I Pantoni non so nemmeno cosa vogliano dire.

TG: Mischi tu i colori?

Jessica: Sì. Faccio i miei esperimenti al computer e poi decido. Preparo un mockup di quello che dovrebbe risultare e poi mi metto lì a mischiarli fino a che non tiro fuori quello che cerco.

TG: Disegni a mano libera?

Jessica: Prettamente a mano libera; prima disegno a matita e poi ripasso a china con il pennino, come facevano gli antichi. Mi piace il segno nero del pennino perché mi dà la possibilità di caricare bene l'inchiostro, cosa che le micron o i pennarellini del cazzo non riescono a darmi e poi io mi arrabbio da morire se non riesco ad ottenere quello che voglio. Così sono tornata agli albori del disegno e alla vera china. Nero indiano e pennini: uso dei pennini giapponesi di un acciaio eccezionale che resiste alla mia mano pesantissima e sono felice. Tutti i disegni che vedi qui sono fatti a pennino.

TG: La tua è un'ispirazione sempre molto psichedelica?

Jessica: Sì, ma dipende molto per che cliente lavoro.

TG: Più che un'ispirazione è il tuo tipo di tratto che è molto libero.

Jessica: Sì, per me disegnare è un rituale, poi dipende a chi vanno i miei disegni; in base a quello decido di fare un certo tipo di cose oppure altre.


Lullabies di Jessica Rassi
Lullabies di Jessica Rassi
Manifesto dedicato al negozio di un'amica di Jessica a Monza. A Lullabies si vendono dischi e si fanno tatuaggi; è un luogo che viene raffigurato con una donna dormiente che ascolta musica in cuffia, cosa che sesso accade anche a Jessica, intanto il disco si sta frantumando e lucciole a forma di lampadina, simbolo del negozio, volano nel cielo notturno. Sono state stampate solo 32 copie in onore alla proprietaria del negozio che nel 2017 compiva 32 anni.


TG: L'art print per te ha maggior valore rispetto alla stampa di un poster per il concerto di una band?

Jessica: Il poster e la stampa d'arte hanno due prezzi diversi perché hanno una tiratura diversa. I miei prezzi in fiera sono bassi per stimolare l'acquisto di chi viene a vedere Filler, ma su internet c'è da calcolare anche il costo della spedizione ed altre seccature. L'art print può avere colori diversi perché in prova utilizzo molti colori, ma poi mi innamoro sempre di due soluzioni. Quando stampo gli art print è perché decido di stampare entrambe.

TG: My name is Bri stampa gli art print, che chiama special edition, perché dice giustamente che non tutti apprezzano un disegno riferito al nome di una band che magari non conoscono o non interessa; anche questo può essere il motivo per stampare senza nomi o scritte?

Jessica: Sì. Anche questo può essere un motivo valido. Ad un sacco di persone non glie ne frega niente della band che ha il nome sul poster e preferiscono lo stesso disegno senza alcun riferimento a concerti o gruppi musicali. Molti poster artist scelgono di proporre i propri lavori in questo modo.

TG: Ti capita di illustrare anche libri?

Jessica: I libri non mi sono mai capitati; illustro soprattutto copertine di dischi. Recentemente, per The Winstons il progetto parallelo di Dell'Era, Gabrielli e Ufo Lino che è superprog-psichedelico, hanno pubblicato Pictures at an Exhibition per la AMS Records ed io ho creato un gatefold, una doppia tasca interamente serigrafata. Mi son fatta un gran culo, ma ne è valsa la pena perché ho sperimentato altre cose; in più ho avuto il piacere di usare un certo tipo di macchine per fustellare il summenzionato vinile, una Brima del '72 che scalcia ancora come un mulo, una vecchia macchina semiautomatica introvabile di proprietà di un mio amico tipografo con cui collaboro spesso e con cui gioco per inventare nuove soluzioni grafiche.

TG: Jessica, non ti ho chiesto se hai mai frequentato scuole d'arte o accademie?

Jessica: Ho frequentato per sei mesi l'Accademia di Genova poi sono scappata perché mi rompevo i coglioni. L'accademia di Genova oltre tutto non è minimamente attrezzata per fare serigrafia. Ormai viviamo nel mondo del digitale che ha ammazzato il lavoro manuale e tutto il resto, compresa la testa di molte persone. I ragazzi che escono da quella accademia non solo non sono in grado di pensare, ma neanche di vedere. In realtà, quello dovrebbe essere il lavoro dell'artista. Mi sono trovata a parlare con molti ragazzi che hanno studiato lì e mi sono accorta che si erano persi nel vuoto e non sapevano cosa fare. Questa cosa è tremenda e significa che la struttura in cui si trovavano non ha fatto il suo dovere e non è riuscita a formare dei giovani che hanno pagato dei soldi per niente. Ho deciso così di proseguire la mia formazione in altro modo sia per avere la possibilità di imparare liberamente quello che volevo a modo mio ma anche perché, ahimè, dovevo lavorare... Sciusciâ e sciurbì nu se peu, come si dice a Genova.

TG: Succhiare e soffiare allo stesso tempo non si può...

Jessica: Esatto. Ho sempre portato avanti il discorso della pittura per gli affari miei, fino a quando mi sono dedicata alla serigrafia. Ho iniziato a stampare perché non volevo vendere gli originali che tengo per me. Non mi separo dai miei lavori originali perché ci passo troppo tempo insieme: troppi ricordi. Ho la mia bella stanzetta dove disegno e tengo i miei 300 dischi.


A fish out of water di Jessica Rassi
A fish out of water di Jessica Rassi
Un pesce fuor d'acqua è stato stampato in un sol colore per Genova Urla poiché mancava poco tempo al festival e c'era la necessità di fare in fretta. Nonostante sia stata utilizzata carta artigianale non sarebbe stato un problema stampare a più colori e mettere a registro i vari telai, ma soltanto per una questione di rispettare i tempi organizzativi si è preferito non complicare troppo la stampa. L'edizione limitata a 3 dozzine di copie impreziosisce l'opera ed è anche utile a sottolineare la scelta di una carta pregiata. La carta artigianale non ha uno spessore costante e questo fa sì che anche il peso a metro quadro non sia preciso, per questo è richiesto un maggior impegno durante la stesura dell'inchiostro con la racla. Jessica ha un suo progetto di Postervision da realizzare: solitamente sono le band musicali che cercano l'artista visivo per affidargli un lavoro, ma nel caso dei Postervision Jessica vuole chiedere ai musicisti di suonare un pezzo ispirandosi ad un suo disegno. Al disegno andrà allegata una traccia audio da scaricare da internet per mezzo di un codice che permetterà di ascoltare la musica insieme al poster che ha ispirato il brano musicale.

TG: Hai avuto qualche maestro?

Jessica: Nella mia vita ho avuto la grande fortuna di incontrare Chuck Sperry che per me è stato un grande maestro. Con lui sono riuscita ad avere uno scambio; lui mi ha insegnato due cose di serigrafia ed io gli ho fatto incidere una lastra. Tante volte le cose funzionano così. Ne è venuto fuori Siren, un omaggio alla sua bella che si è portato a casa per regalarlo alla sua donna che è stata molto felice di quel dono. Il più grosso insegnamento che mi ha dato Chuck è stato quello di capire cosa vuol dire credere in quello che si fa. È stato lui a spronarmi a continuare a continuare con il mio lavoro. L'ultima volta l'ho incontrato ad AFA di due anni fa ed è stato mega-contento di vedermi ed anch'io di vedere lui.

TG: Quanto tempo ci metti a realizzare una stampa?

Jessica: Per alcune particolarmente impegnative anche più di due settimane.

TG: E per il disegno?

Jessica: Due notti.

TG: Disegni abbastanza di getto.

Jessica: Sì. Prima devo costruirmi un'idea precisa in testa e poi la butto giù.

TG: Come si possono ottenere  i colori con la calcografia?

Jessica: C'è una tecnica che mi piace usare tantissimo che si chiama poupée e ti dà la possibilità di mettere più colori nella stessa matrice e stamparla. Quello che ottieni in questo modo è dato dalla casualità della stampa di un pezzo e da come il colore si perde nei meandri della lastra di zinco, oltre che al segno che tu applichi, ovvero dipende anche da come hai inciso la lastra o da come è stata corrosa dall'acido perché ci sono diversi bagni di morsura che possono essere utilizzati. È un procedimento molto affascinante, però necessità molto tempo, impegno e devozione. Ai tempi, sempre per uno dei 300 gruppi di Fabio, gli Elder Fate avevo tirato 66 poster in calcografia, tutti diversi, illustrando il passaggio da primavera, estate, autunno e inverno perché "Into the darkes forest" era uno dei loro pezzi migliori e da lì è partito il mio trip per certe tecniche.

TG: Forse la serigrafia è più immediata e più comprensibile ad un pubblico giovane?

Jessica: Sì, è molto più accessibile per le persone più giovani. Assolutamente, anche per i prezzi.

TG: Le tue serigrafie nonostante siano molto colorate, complesse e richiedano tanto lavoro hanno prezzi molto convenienti, perché?


Jessica: Preferisco che la gente si appassioni e faccia circolare i miei lavori, piuttosto che tenerli chiusi in un cassetto.

TG: Hai realizzato un poster per Dylan Carlson?

Jessica: Sì, Earth mi ha reso molto orgogliosa, anche perché sono riuscita a conoscerlo personalmente. Credo d'avere quasi tutti i suoi dischi ed essere riuscita ad omaggiarlo con un mio lavoro mi ha reso particolarmente felice.

TG: Vieni spesso in Santeria per sentire musica?

Jessica: Sì, perché è il posto più bello in assoluto, inoltre c'è una buona acustica e ragazzi molto in gamba che organizzano i concerti.

TG: Vedo che usi colori particolari...

Jessica: Sì, a volte utilizzo colori glitterati come questo azzurro o questo rosso; altre volte l'oro. Sembra un giallo normale, ma in controluce ti accorgi che è oro. Altre volte utilizzo anche colori fluo.

TG: Vedo che hai realizzato un poster per gli Ufomammut; immagino che sarà una rarità, di solito i Malleus disegnano i poster per loro stessi...

Jessica: Sì, infatti, abbiamo rispetto reciproco l'uno degli altri e questo per me è davvero importante. Mi sembra che fosse per il primo Genova Urla che abbiamo fatto nel 2013. L'abbiamo organizzato con Gigi, il cantante degli Isaak; eravamo una bella combriccola a quei tempi, poi l'esistenza ti porta in altri lidi...

TG: Firmi le tue stampe?

Jessica: Ogni tanto sì, ogni tanto no. Poi è subentrato il timbro a secco e faccio ancora più in fretta.

TG: È facile fare serigrafie?

Jessica: Non c'è niente di semplice nella vita, però basta poco per iniziare, figurati che una volta utilizzavo due pinze per tenere fermi i telai di legno su un tavolo. Aggiungi la racla, l'inchiostro e la carta e non serve altro; adesso per comodità uso due braccia. Bisogna mettersi lì con calma e provare, poi sbagliando si impara. Ovviamente, bisogna studiare come fare perché le cose non piovono dal cielo. Ci vuole devozione e amore per quello che si fa e tanta forza di volontà.

TG: Non bisogna arrendersi mai.

Jessica: Mai. 

TG: Stendi da sola anche l'emulsione fotosensibile?

Jessica: Sì, faccio tutto io.

TG: Hai una lampada a UV?

Jessica: Mi sono comprata un bromografo che contiene giusto dei telai di 55X75 centimetri. Non posso fare formati più grandi, ma va benissimo per quello che faccio. Diversamente mi appoggio a terzi.

TG: Buono. Adesso che stai ottenendo dei buoni risultati ed hai un certo riscontro tra i tuoi clienti, riesci a dedicarti a tempo pieno a quello che hai sempre voluto fare?

Jessica: Eh sì, dopo tanti anni di supermercato e di bar ci voleva. Non disdegno assolutamente gli altri lavori perché tutto quello che ho guadagnato in quel modo mi ha dato la possibilità di comprare quello che mi serviva per la mia attività. Non dormivo e facevo orari allucinanti, pur di portare avanti i miei lavori: dovevo finire i disegni, effettuare le consegne e tutto il resto. Ho fatto molti sacrifici, ma come ti dicevo, i risultati non piovono dal cielo, bisogna conquistarli.

TG: Poi bisogna fare molte prove, sperimentare, fare pratica...

Jessica: Bisogna soprattutto sbagliare tanto. Io sbaglio ancora adesso e oltre tutto non sono mai contenta perché magari alla fine vedo un errore e vorrei rifare tutto, così mi dico che la prossima volta lo farò meglio. Questo è un bene perché se io finito un lavoro fossi soddisfatta non avrei più interesse ad andare avanti.

TG: Questo lo sapevo già. Un mio amico dice che sei un po' timida nel presentare le tue opere, ma in realtà i tuoi lavori sono bellissimi. Forse tu pretendi tanto da te stessa.

Jessica: Sì, assolutamente.

TG: Complimenti Jessica, apprezzo tantissimo il tuo genere ed il tipo di disegno che fai.

Jessica: Grazie mille Tony.


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