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martedì 2 ottobre 2018

Gommafestival, una piccola e gioiosa festa dell'illustrazione

Maristella De Paoli, Sara Teofilo e Andrea Vittone sono i tre organizzatori del Gomma Festival, una mostra mercato dell'illustrazione che in questa edizione 2018 ha anche ospitato eventi musicali e un'interessante chiacchierata con  quattro affermati disegnatori/grafici/vignettisti del panorama nazionale/internazionale, live painting e laboratori per bambini e adulti.
Dall'idea di progettare un nuovo festival per artisti emergenti, all'atto pratico di farlo nascere il passo è stato breve; i tre amici si sono riuniti ed hanno lavorato sodo sotto la spinta della passione per le arti grafiche e la voglia di fare qualcosa di frizzante e divertente da portare in giro, non solo a Milano. 
Dopo le esperienze avute in questo campo a Piacenza, Ivrea e Torino si è cercato un rapporto di collaborazione con vari quartieri a Milano per realizzare un evento che potesse coinvolgere la città. Il primo anno (2015) il "Gomma" viene ospitato al Baraonda che è un Centro Sociale Autogestito, a Segrate, per poi spostarsi nel 2016 al CasciNet di Lambrate, e al Giardino delle Culture nel 2017. Il Gomma Festival sta così contribuendo a portare alla ribalta i giovani artisti e i nuovi spazi pubblici e privati, così come i locali relativamente più nascosti.

Gomma Festival Robb de Matt
 Mariastella De Paoli, Sara Teofilo e Andrea Vittone, organizzatori del Gomma Festival al Robb de Matt di Dergano

Il Gomma si divide in un'Edizione Estiva e in un'Edizione Natalizia oltre che in altri eventi estemporanei che sono stati ospitati fino ad ora al Circolo Magnolia, alla Santeria, al Madama Hostel e alle Officine Libra di Monza.

Robb de Matt


Il Gomma Festival ospita le arti grafiche, ma ha anche un occhio di riguardo per chi si occupa di fumetto, infatti tra gli espositori di questa edizione era presente Spugna, un fumettista underground che sta velocemente ampliando le sue cerchie di lettori.
Vengono bene accolte anche le opere di cut-up, o collage e di editoria indipendente.
A differenza di altre manifestazioni simili, Gomma oltre a mantenere l'ingresso gratuito lascia libera partecipazione anche ai workshop e alle altre attività.
A Milano esistono altri interessanti festival dell'illustrazione, come Pachewgo e Filler dei quali Frammenti di Cultura ha già scritto. È in queste occasioni che gli addetti ai lavori possono incontrarsi e scambiarsi informazioni importanti, oltre che dare modo al pubblico di acquistare pezzi in produzione limitata che altrimenti non sarebbe facile vedere e valutare di persona.


Robb de Matt Dergano

È abbastanza facile fare accogliere il proprio banchetto alla mostra-mercato, anche se sono gli organizzatori che normalmente si preoccupano di selezionare gli espositori e di invitarli a questa manifestazione della durata di un solo giorno. Domenica 9 settembre, al "Robb de Matt" hanno partecipato 30 espositori e circa 1300 visitatori. TG

Hanno esposto i loro lavori:
Kem in the middleGiulia Tassi grafica e illustrazionePelo, Francesca Perego, Roberto GentiliIlaria GrimaldiNoura TafecheOregon Pizza (Martina Esposito), Rossella Ferro & Martina Binosi, Northern Cloud (Claudia Pastori), Schiene PeloseValeria CrociataRebigoGiulia GuerciPratiche dello YajèSenz'H, Quickie Scenes, Bolo Paper, Erika Sanzeni, Sofia ParaviciniGGTIl minuto instabile , Ladan Tofighi, Martina Sobacchi, Antonella Di Dedda, Lahar MagazineNicolò CanovaFernando CobeloFra design e Spugna.

domenica 8 ottobre 2017

La Carta Ritrovata di Fausto Pisani (2097 Fuga da Milano)

"I collezionisti, solo col passare degli anni, imparano che le cose sono nate solo per essere cose." FP

Anche tra 80 anni nelle sterminate città in cui vivranno come prigionieri i nostri discendenti si ritroveranno frammenti di ricordi, pezzi di carta, vecchie fotografie, resti di qualche pagina sgretolata dal tempo... rimasugli di manifesti attaccati a qualche muro ancora in piedi.
I supporti cartacei che per secoli e millenni hanno accolto i nostri documenti più importanti avranno ancora un senso? O saranno stati completamente soppiantati dalle tecnologie digitali? Ci verrà impiantata una memoria elettronica sottopelle in un microscopico microchip, cosa che già sta avvenendo in Svezia per il pagamento dei viaggi su (mono)rotaia?
Tutto cambierà, ma in meglio o in peggio?
Queste ed altre domande sembra porsi, e porci, Fausto Pisani, l'ipotetico curatore di un immaginario museo del futuro in cui il mondo che conosciamo non sarà più lo stesso ed i reperti cartacei, le pagine scombinate di libri da tempo dimenticati, o le immagini dai colori ingialliti riempiranno come preziosi simulacri le stanze della conoscenza e della cultura che fu.
Chi abiterà le nostre città coglierà l'effettivo valore di questi oggetti enigmatici, o al pari di chi oggi riscopre  antichi tesori e false notizie, le reinterpreterà modo suo? Mistero. TG

Intervista a Fausto Pisani

Tony Graffio: Chi sei e cosa fai?

Fausto Pisani: Io sono Fausto Pisani e nasco in una calda sera d'estate di tanti anni fa...

TG: Ah, ho capito...

FP: Questa è un po' la mia presentazione; quello che vedi è un progetto a cui sto lavorando da parecchi anni, poco alla volta lo sto facendo crescere. Si tratta di collage che chiamo "carta ritrovata", perché immagino che in un futuro prossimo venturo, anche già nel 2077, non ci sarà più la carta, ma soltanto file digitali.

TG: Sai invece io come mi immagino il futuro? Penso che saremo in una condizione un po' come in "1997 Fuga da New York"...

FP: Saremo tutti prigionieri di noi stessi allora...

TG: Beh ognuno si immagina il futuro a modo suo, io credo che ci aspetterà una società distopica e che già adesso siamo sulla buona strada per realizzare qualcosa del genere.

FP: Ho visto l'altra sera, nel giorno della prima visione, "Blade Runner 2049"...

TG: Ah bene, e come ti è sembrato?

FP: Beh lì i libri c'erano ancora, quindi il mio progetto non avrebbe ancora senso.

TG: Allora, forse, abbiamo ancora qualche speranza di salvarci da noi stessi...

FP; Sì. Io infatti scrivo che nel 2077 tutto sarà digitalizzato.

TG: Tu sei convinto che la nostra società progredirà, non solo tecnologicamente, ma anche umanamente?

FP: Secondo me andremo avanti, a meno che... non ci sarà qualche ecatombe nucleare.

TG: Provocata da qualche bell'elemento, tipo Kim Jung-un?

FP: O da qualcun altro che ci faccia regredire, come alcuni film di fantascienza hanno ipotizzato. Il cinema spesso è capace di dare una visione realistica del futuro; speriamo di no in questo caso... Tornando a noi, io raccolgo dei reperti cartacei...

TG: Della spazzatura, insomma...

FP: Sì... ma che a volte creo io stesso. Essendo un artista, vado a rielaborare la carta ritagliandola, tenendola al macero per per alcuni giorni. Stropiccio il mio materiale e magari dopo anni lo riprendo in mano per creare dei collage che sono semplicemente dei ricordi dove sono indicate delle date, dei numeri o delle semplici macchie di colore.

TG: Quella donna stupenda mi sembra Maria Schneider in Ultimo tango a Parigi...

FP: Esatto. Infatti quell'opera si chiama: "Tango" ed è un ricordo del 1972, anno in cui è uscito il capolavoro di Bernardo Bertolucci.

TG: Il tuo è un intervento di ritaglio? Fai le cose analogiche come una volta, o introduci anche tecniche di Photoshop?

FP: Io ritaglio, ma in realtà intervengo praticando degli strappi con le dita. Non uso le forbici. Se tu osservi con attenzione, vedrai che, a parte i primi ritagli che ho fatto anni fa, sono tutti strappi ricavate da giornali e riviste che io ricerco e conservo per un mio utilizzo artistico.

TG: Quindi effettui solo un intervento manuale?

FP: Esatto. E' un ritorno ad un passato remoto, in un'epoca in cui non esistevano ancora le forbici e dopo che distrussero la carta. Quella è l'epoca nella quale io opero e m'ispiro.

TG: Tu pensi che un giorno qualcuno ritroverà questi quadretti e capirà che è accaduto qualcosa di sconvolgente... Scusa per il termine "quadretto" che non vuole essere riduttivo, però la dimensione è abbastanza contenuta, quindi...

FP: Esatto, puoi chiamarli anche collage, disegni tipografici o stravaganze temporali; comunque sia, penso che un giorno faranno parte di un importante patrimonio culturale, anche se già adesso sono conservati nel mio museo immaginario. Ci sono anche dei ritrovamenti fatti ad Acqui Terme, piuttosto che a Pescara di un pezzettino di carta che poi ho utilizzato insieme ad un altro recuperato altrove.

TG: I tuoi frammenti sono tutti repertati?

FP: Repertati e numerati, a volte colorati...

TG: Fausto perdonami, ma io mi chiamo Graffio, quindi a volte devo tentare di graffiare i miei interlocutori e provare metterli in po' in difficoltà... anche per vedere se sono davvero preparati e se le loro teorie sono sostenibili fino in fondo... ma un artista visivo, come te, in un festival autarchico della micro-editoria indipendente e autoprodotta (Liber-Liber), che cosa ci sta a fare?

FP: Qui, in via Bodoni 4, ci sono libri pensati e realizzati da artisti, pertanto non sono nemmeno dei multipli, ma dei pezzi unici ed io, usando la carta, mi "ritaglio", perdonami il gioco di parole... un piccolo spazio all'interno di questa piccola riunione di creativi indipendenti che non vogliono farsi gestire da editori o agenti di altro tipo. Anche i miei quadretti, in qualche modo erano parte di un'editoria che ho stravolto e riadattato al mio gusto ed alle mie esigenze.

TG: Bravissimo, sei stato convincente.

FP: Ci tengo a precisare che non faccio fotocopie e che tutte le mie opere sono pezzi unici.

TG: Vogliamo parlare di prezzi? Quanto costa il collage con Maria Schneider e la tua composizione pittorica minimalista?

FP: I miei lavori sono in vendita a prezzi ragionevoli e scontabili.

TG: Regalati, in pratica... Ma in cifre come potremmo tradurre questa frase incantatrice?

FP: Faccio un po' fatica a determinare un prezzo, come faccio fatica a comporre le mie opere e parlo di una fatica mentale; comunque ho deciso di vendere i quadri grandi a 100 euro e quelli piccoli a 50. Però, scontabili... e sono pezzi unici!

TG: Beh, ti capisco, anche perché in certi casi, in cui potrebbe ricadere perfino la mia arte, la cornice spesso vale più dell'opera stessa...

FP: A questo proposito, vorrei dire a chi non ha la possibilità di venire qui a questa mostra-mercato e toccare con mano gli oggetti di cui stiamo parlando che tutti i miei pezzi hanno cornici originali, autentiche e uniche.

TG: Bellissime anche le cornici. Le hai fatte tu?

FP: No, le ho trovate nei vari mercatini dell'usato.

TG: Non sono di "recupero"?

FP: No, quelle no, come puoi vedere sono molto ricercate e l'accostamento tra opera e cornice è studiato con cura.

TG: Sì, vero, sono particolari, forse un po' usate, ma anche da quello si percepisce il passaggio del tempo. Sono anch'esse oggetti con alle spalle una storia. Tra i tuoi personaggi vedo anche dei cantanti... Chi è quello? Mick Hucnall dei Simlply Red?

FP: No! Lui è un cantautore americano che ha fatto i film con Jim Jarmush...

TG: Ah, Tom Waits! L'uomo dalla voce roca che piace alle donne. Il suo ritratto è talmente vissuto che facevo fatica a riconoscerlo; poi sotto le luci sembrava avere i capelli rossi...

FP: Eh, certo, quella fotografia è tratta da una rivista degli anni '70!

TG: Capisco, si tratta di un pezzo raro, invecchiato ad arte...

FP: Sono qua per quello...

TG: Fausto io ho capito che tu esponi questi lavori perché sei un appassionato di cinema, fotografia e fantascienza che vuol lasciare una testimonianza dei propri gusti utilizzando i quadri che compone in forma di collage come una capsula del tempo per chi verrà dopo; è così?

FP: Sì, è vero, io sono un amante di tutte le arti visive, ho studiato qui a Milano all'Accademia di Belle Arti e quindi sono un pittore. Ufficialmente sono un artista, anche se nella vita ho fatto altro.

TG: Sei un artista diplomato!

FP: E' così! Amo molto il cinema, ho realizzato anche dei cortometraggi ed adesso sto per editare un documentario che mi ha preso molto tempo per le riprese.

TG: Di cosa si tratta?

FP: Di un film che parlerà di un gruppo che si chiama Workcenter ed è l'emanazione del collettivo di Grotowski in Italia; noi siamo stati tantissimo tempo con loro registrando le interviste, i seminari e gli spettacoli che hanno fatto. Il film dovrebbe essere pronto per l'anno prossimo. Sono talmente appassionato di cinema che tempo fa ho lasciato il mio lavoro che mi dava da vivere per vendere vecchi manifesti cinematografici.

TG: Te ne sono rimasti ancora?

FP: Sì, ne ho tanti e adesso con i manifesti un po' rovinati sto preparando una nuova serie di Carta Ritrovata, questa è una notizia che posso dare in esclusiva per i tuoi Frammenti di Cultura.

TG: Fantastico, il nostro pubblico sarà felicissimo di leggere in anteprima mondiale questa notizia bomba.


Libri autoprodotti e arte
Fausto Pisani, 64 anni, ex-analista di studi demoscopici, attualmente mette a frutto il suo diploma d'artista creando collage d'autore.


Tutti i diritti sono riservati


martedì 25 ottobre 2016

Tre illustratori a Paciugo per tre tecniche diverse: Selapennamidisegna, Maria Chiara Aresti e Thomas Raimondi

Tony Graffio incontra alcuni artisti a Paciugo e li intervista.
In questo servizio conosciamo i primi tre.

Paciugo digitale
Francesca Selepennamidisegna e Frida Kahlo

TG: Ciao Francesca, noi c'eravamo già visti nella prima edizione di Paciugo, vero?

Francesca: Esatto. Ed adesso ho il piacere di partecipare alla terza.

TG: Che cosa mi vuoi raccontare di te?

Francesca: Come fanno in tanti, ho iniziato a disegnare sul mio quadernino. Ai miei amici piacevano molto i miei disegni ed hanno iniziato a chiedermeli, allora così per gioco ho aperto una pagina Facebook e da lì. come spesso avviene, sui social network è iniziato tutto. Le persone hanno iniziato a contattarmi ed ogni tanto faccio disegni su commissione, altrimenti do libero sfogo alla mia fantasia e vado nel mio mondo in bianco e nero a creare personaggi noti e meno noti.

TG: Oltre all'illustratrice fai qualcos'altro?

Francesca: Faccio l'architetto perché ho studiato per fare quell'attività. In parallelo faccio entrambe le cose.

TG: Quanti anni hai?

Francesca: 27.

TG: Il tuo tratto sarebbe molto adatto per fare fumetti, perché non fai fumetti?

Francesca: Ho fatto qualche esperimento con i fumetti, ma devo ammettere che mi piace molto di più testare un'immagine singola che rimandi poi alla storia personale che può essere quella di ognuno di noi.

TG: I disegni che esponi sono tutti originali fatti a mano a pennarello?

Francesca: Ho iniziato col pennarello a china per passare poi al digitale con una tavoletta grafica. Disegno a mano, ma con il computer con Photoshop e poi stampo con la stampante.

TG: Queste allora sono tutte stampe digitali su carta speciale?

Francesca: Sì, sono disegni stampati su carta martellata perché mi piaceva avere una grana diversa dalla carta liscia.

TG: Come mai questa passione per Frida Kahlo che vedo comparire spesso nei tuoi disegni?

Francesca: E' un personaggio che mi piace e mi piace l'idea che nel mondo dell'illustrazione possa dare di lei un'interpretazione particolare. Poiché io disegno quasi sempre in bianco e nero, incontrando un'artista come lei ho voluto inserire nei miei lavori il colore: Per me è stato uno spunto per fare qualcosa di diverso.

TG: Offri i tuoi lavori solo ai privati o collabori con qualche rivista?

Francesca: Per il momento faccio solo illustrazioni per privati. Molti mi scrivono chiedendomi d'illustrare delle loro situazioni personali. Mi piace molto perché così mi faccio raccontare le loro storie che quasi sempre sono storie d'amore. Io poi le interpreto a mio modo non conoscendo i protagonisti di queste storie.

TG: Se un ragazzo è innamorato e vuole farlo sapere ad una ragazza, capita che lui venga da te per farle una proposta tramite un tuo disegno? 

Francesca: Esatto, è successo. Non solo proposte, alcuni mi hanno scritto che andavano a vivere con una persona e per celebrare questo avvenimento volevano un ritratto che riportasse un po' questa situazione che era in corso da anni. Con un gesto molti vogliono esprimere qualcosa con un'immagine.

TG: E' una sorpresa, un regalo. Mi viene da chiederti che differenza c'è allora ad esprimerlo attraverso una fotografia o un disegno, come a te viene chiesto di fare?

Francesca: Non conoscendo i miei soggetti, normalmente mi faccio mandare delle fotografie che li ritraggano per poi ambientare la loro situazione in un contesto di fantasia. Io lavoro molto con la fotografia, anche per i disegni che sono estranei a queste storie. Mi piace appropriarmi di una posa del soggetto che poi interpreto a modo mio per arricchirli con particolari a mia scelta o inserendoli in luoghi che ricordino le loro storie. Loro poi sono contenti quando vedendo il mio disegno rivivono determinati momenti della loro storia. Questo è l'effetto importante che si vuole ricreare ed emoziona i soggetti.

TG: Sei di Milano?

Francesca: No, di Mantova, ma da diversi anni vivo e lavoro qua.

TG: Quanto costa commissionarti un disegno?

Francesca: Attualmente, intorno ai 70 euro.

TG: Grazie.

Maria Chiara Aresti

TG: Ciao Chiara, da dove vieni?

Maria Chiara Aresti: Ciao Tony, vengo dalla Sardegna.

TG: Belli i tuoi lavori, mi sembrano fatti in modo particolare, che tecniche usi?

MCA: Lavoro principalmente con il collage e non faccio mai un bozzetto preparatorio, ma lavoro direttamente con la carta di giornale. Cerco le forme che mi servono direttamente nelle pagine del giornale. In questo modo racconto delle favole.

TG: Cerchi delle riviste e da lì ritagli le figure?

MCA: No uso solo i quotidiani come il Corriere della Sera, La Repubblica e gli atri. Utilizzo le forme che trovo nelle pubblicità a colori.

TG: Perché solo i quotidiani?

MCA: Mi piace quel tipo di carta. Mi piace avere un rapporto tattile con la materia. Mi piace la consistenza della carta dei quotidiani.

TG: Ami la carta.

MCA: Sì molto, la carta vecchia, oppure quei fogli extra strong che si usavano nelle macchine da scrivere.

Un bambino disegna un orso di Maria Chiara Aresti

TG: Quel bambino alle tue spalle non è un collage. Come l'hai fatto e che storia si può raccontare di lui?

MCA: Come ogni anno ho partecipato alla Fiera del Libro di Bologna, quest'anno ho mandato quel bambino che disegna l'orso che in realtà sarebbe la costellazione dell'Orsa Maggiore. Facevano parte di quella storia altre tre tavole dove c'era un bambino che non voleva andare a scuola, la mamma però lo obbliga ad andare a scuola e lui si rifugia in un mondo immaginario. Disegnare aiuta il bambino a vivere quello che a lui piace.

TG: L'effetto un po' irregolare che vedo da che cosa è dato?

MCA: E' un timbro e la sua casualità nel lasciare il segno sulla carta. Non si può mai sapere esattamente che cosa uscirà da un'immagine stampato sulla carta.

TG: Perché tu fai anche i timbri?

MCA: Sì, con L'Adigraf.

TG: L'imperfezione della stampa ne determina la sua bellezza?

MCA: Sì, è così. Come il fatto di non avere un controllo totale sul proprio lavoro. Anche quello è bellezza.

TG: Non fai la stampa digitale?

MCA: No.

TG: Perché?

MCA: Perché io preferisco lavorare a mano, mi piace di più anche il risultato finale.

TG: Complimenti.

MCA: Grazie.

Thomas Raimondi

TG: Thomas da dove vieni?

Thomas: Pavia

TG: Mi ha molto colpito quel bel disegno di mostri colorati, è una serigrafia molto bella, fai serigrafie?

Thomas: Sì, ma non solo, anche acquarelli, lavori digitali e un po' di tutto.

TG: Che studi hai fatto?

Thomas: Ho fatto grafica al Politecnico di Milano.

TG: Fai l'illustratore?

Thomas: L'illustratore, il graphic designer e diciamo che faccio anche cose un pochino più artistiche e libere, come lavori non su commissione. Faccio l'arte per l'arte.

TG: Chi sono questi esseri un po' mostruosi all'interno della tua serigrafia? Cosa rappresentano?

Thomas: Tempo fa mi piaceva disegnare di getto sui Moleskine questi mostriciattoli e contrapporre un segno più marcato ad uno più fine, per mettere in risalto entrambi. L'idea è nata ad uno studio di Milano che si chiama Le Raclet e si è trasferito a Berlino. Abbiamo portato un lavoro piccolino su un foglio grande espandendolo e colorandolo. Direi che sono abbastanza soddisfatto del risultato.

TG: Come avete fatto ad ingrandirlo?

Thomas: Abbiamo fatto una scansione a 1200 dpi e l'abbiamo colorata con Photoshop.

TG: Il progetto è tuo?

Thomas: Sì, è mio.

TG: Bello anche il contrasto dei colori tra un rosa fluo e colori freddi più tenui. Molto particolare.

Thomas: Ti ringrazio.

TG: E' una stampa a 4 colori?

Thomas: 5 colori.

TG: E' difficile stampare qualcosa così?

Thomas: Sì, è un lavoro di precisione, vanno fatti 5 telai per i vari livelli di colore. Bisogna stampare a mano ogni colore mettendo tutto bene a registro. Però la stampa non l'ho fatta io, ma la stampatrice del laboratorio. Io ho solo fatto il disegno.

TG: Come si chiama la stampatrice?

Thomas: Bera, dello studio Le Raclet, adesso è andata a Berlino.

TG: Ah non c'è più? Allora questo è un pezzo unico adesso?

Thomas: No, questa è una serie limitata a 27 copie. Questo è l'ultimo pezzo che ho io. Lei non lo so. Penso le abbia vendute tutte.

TG: Prezzo?

Thomas: 50.

TG: Titolo?

Thomas: Non me lo ricordo. (Ride)

Non me lo ricordo
Non me lo ricordo di Thomas Raimondi


sabato 12 settembre 2015

Personaggi improbabili all'Isola

Due lavori firmati Espi, ma completamente diversi, uno è un collage in B/N all'ingresso del sottopassaggio che porta alla Stazione Garibaldi da via Guglielmo Pepe, l'altro è uno stencil in tricromia che campeggia su un muro in via Jacopo dal Verme, angolo via Strabone. Uno è più semplice, l'altro maggiormente dettagliato; uno più moderno, l'altro più tradizionale; uno rappresenta  un personaggio che sembra essere uscito dal passato e che forse avrebbe potuto vivere in questa città circa 100 anni fa; l'altro è un personaggio più onirico, o cinematografico che sembra una maschera pensata appositamente per tempestare di incubi i nostri sonni, un po' come accadde a Donnie Darko con lo strano coniglio antropomorfo che lo tormentava fino al termine del film da mondi paralleli.

Uomo mascherato da coniglio a strisce
Fotografato con Pentax K-01 e Auto REVUENON MC 35mm f 2,8 M42X1

Uomo baffuto della belle époque
Fotografato con Nikon D3300 e zoom AF-S DX Nikkor 18-105 f 3,5-5,6G ED VR (focale 50mm)

Personaggio a strisce fotografato con Asahi Pentax Spotmatic II con Super Takumar 50mm f 1,4


lunedì 16 marzo 2015

Cala Trinchetto!

Può essere che l'arte non sia per tutti, tutti però sono artisti, o si riciclano come tali.
Meglio poi se si ha un minimo di seguito di un qualsiasi tipo di pubblico, sarà più facile piazzare una propria opera a pagamento; mentre prima gli autografi venivano rilasciati gratuitamente e preferibilmente con un sorriso.
Non me ne voglia il simpatico Tony Dallara, che oltretutto è mio omonimo, ci siamo incontrati qualche settimana fa ed abbiamo conversato di ben altre cose, immagino di aver fatto bene a soprassedere sulla sue realizzazioni riguardanti l'arte visiva che sicuramente avranno un loro valore che ritengo tuttavia essere ben lontano da quello che egli vuol attribuire loro.
Oltretutto, chi si azzarderebbe a pagare certe cifre fuori dai soliti circuiti dell'arte?
Non voglio dire che non si possa vendere l'arte dal fruttivendolo o nel negozio sotto casa, va bene tutto, per carità, però si tratta sempre di capire di che cifre si sta parlando e con chi si ha a che fare. Poi se una cosa piace e ce se ne innamora, perché non fare una pazzia? 
Forse che certe pietre preziose possiedono un vero valore intrinseco? O lo acquistano soltanto una volta che fanno bella mostra di loro stesse nella vetrina del gioielliere? Ditemelo voi!

 Negozio di specchi e cornici in via Canonica, 82


Chi mi segue da qualche tempo saprà che io ho l'occhio allenato a ricercare le opere in giro sui muri della città; così come si può trascurare una vetrina? 
E' pur sempre una forma di "Street-Art"... 
O no?
Questo pomeriggio, mentre stavo camminando per via Canonica mi trovo di fronte ad un bel collage colorato raffigurante nientemeno che Marilyn Monroe, m'accorgo che è un'opera di Tony Dallara, il re degli urlatori italiani. Non riesco a resistere ed entro nel negozio per saperne qualcosina in più.
Chiedo al titolare se per caso abbiano da mostrarmi qualche stampa antica, ma immediatamente capisco che non c'è più niente in giro di questa raffinata arte ormai quasi del tutto trascurata.
Ciò che il corniciaio vende, oltre agli specchi, sono opere riguardanti la grafica moderna.
Esiste ancora, in modo abbastanza diffuso, l'usanza che il corniciaio ti proponga anche qualcosa da inserire nella sua mercanzia. In genere si tratta di opere di poco valore, ma capita che se il negoziante è un'appassionato, cerchi d'illuminarti sulle meraviglie di qualche suo amico artista per convincerti che stai per fare l'affare del secolo.
Io non avevo molto tempo da perdere perché stavo per recarmi in un posto in cui ero atteso, pertanto sono passato subito alle domande gustose.
<E' un quadro di Tony Dallara?>
<Sì è proprio suo, ce l'ha lasciato da vendere.>
<Ah interessante, ed a quanto lo vende?>
<6000 euro!>

Marilyn, Kennedy, "Hichkook" & tutti i divi dell'"Aktor Studios", inclusi Kennedy(ha firmato 2 volte) ed Eva Kant

Non son riuscito a trattenermi dal profferire un'esclamazione ormai desueta che un tempo era destinata ad un capitano di mare molto apprezzato dai bimbi.
Al che il corniciaio mi dice che Dallara è un personaggio molto conosciuto...
Mi faccio due risate ed esco dal negozio ringraziando il mio interlocutore e non oso pensare cosa diranno di questo pezzo o prezzo, alcuni tra i miei amici che si sentono in colpa per chiedere qualche centinaio di euro per le loro produzioni artistiche.
Poi con calma ho dato un'occhiata in rete per trovare qualche quotazione ufficiale. 
Mi credereste se vi dicessi che non ho trovato nessuna cifra da nessuna parte?
Mi rendo conto che sto sconfinando nella critica e non vorrei mai farlo, però davanti a qualcosa del genere come si fa a stare zitti? TG

Aggiornamento del 30 giugno 2015
Muore Paolo Piffarerio, nato a Milano il 27 agosto 1924, disegnatore di fumetti quali: Maschera Nera e Alan Ford; è stato anche colui che ha dato vita a vari personaggi del mondo di Carosello di Gammafilm quali: Taca Banda; Cimabue; il famosissimo Gringo della carne in scatola e, ovviamente, anche a Capitan Trinchetto.

Il Capitan Trinchetto di Piffarerio





domenica 11 gennaio 2015

Recuperare il colore con Mark Cooper

Mark Cooper è un fotografo che recentemente ha avuto una svolta creativa che lo sta portando a percorrere strade non ancora molto battute, vale la pena di conoscerlo meglio.

Hypnosis

Mark Cooper nasce il 17 aprile 1965 a Carlisle, l'ultima città inglese prima della Scozia.
Dopo aver perso entrambi i genitori cresce, in modo ribelle con sua nonna, nel selvaggio Lake District, un magnifico territorio ricco di bellezze naturali, nel Nord Ovest della Gran Bretagna.
A 16 anni, abbraccia lo stile di vita punk ed esprime il suo malessere interiore decidendo d'abbandonare la scuola per trasferirsi a Blackpool, una città che gli inglesi considerano una specie di Las Vegas britannica.

Voglia di colore

La visione del mondo del piccolo Mark venne influenzata da un caleidoscopio che gli regalò sua nonna per osservare la realtà con un maggior distacco e, forse, per renderla anche un po' più colorata, dopo la terribile esperienza familiare.

Cosa resta dell'Amore?

Quando compie 7 anni, riceve in regalo una macchina fotografica semplicissima, si tratta di una vecchia Kodak 35mm di plastica, a fuoco fisso.
Questa volta, la nonna gli dice di dimenticarsi del caleidoscopio e di studiare la vita attraverso la fotografia.
Mark, nonostante la sua rabbia repressa verso il mondo intero, era un ragazzo timido e per molto tempo si nasconde dietro una macchina fotografica per meglio affrontare la vita.
A 17 anni compra un biglietto aereo di sola andata per Israele dove ha un'esperienza lavorativa in un kibbutz.
Dopo circa due mesi se ne va ed inizia un lungo viaggio di ritorno, via terra, attraversando Egitto, Grecia, Italia ed altri paesi.
E' la più bella avventura della sua vita anche se non ha un soldo in tasca.

Senza titolo

Durante questo lungo viaggio di ritorno, Mark realizza un reportage sulla povertà, scavando tra le ferite degli altri, cosa che lo aiuta a capire che lui non è l'unica persona al mondo ad aver sofferto.
Tornato a casa si ritrova tra le mani delle belle fotografie in bianco e nero che inizia a proporre a Londra per presentarle in mostre fotografiche.
Inizia a prendere sul serio le cose e prosegue con la sua formazione fotografica in maniera autodidatta.


Made in Italy

Nel 1993, Mark vive a Londra e divide la sua vita tra un lavoro di consegne di documenti, come Pony Express e l'attività di fotografo, ma dopo 10 incidenti in motocicletta, capisce che forse è meglio prendersi una pausa per distaccarsi da quell'ambiente di lavoro un po' autodistruttivo.
Raggiunge un amico in Italia, nel Monferrato, per una vacanza, ma l'ultimo giorno della sua permanenza in Piemonte ha un altro tipo d'imprevisto: conosce qui la sua futura moglie, vende il suo biglietto aereo di ritorno ad un uomo che non rivedrà mai più in vita sua e fa la pazzia d'aprire uno studio fotografico in un paesino di provincia di 300 anime.
Per un po' vive a Montechiaro d'Acqui, in provincia d'Alessandria, documentando matrimoni, nascite di mucche e tutto quello che gli veniva richiesto, fino a quando un giorno, durante le riprese di una giornata commemorativa di una leva militare, un po' per scherzo, un po' sotto i fumi dell'alcool, qualcuno gli propone un lavoro importante purché sia in grado di effettuare riprese aeree.
Mark, pur non essendo mai salito a bordo di un elicottero, non si fa sfuggire l'occasione ed accetta immediatamente, il suo interlocutore, essendo una persona seria, stile vecchio stampo, non si tira indietro e gli commissiona fotografie aeree che documentino i 40 anni dell'attività della sua impresa edile che ha fabbricato case ed altri edifici un po' ovunque.
Questo lavoro impegna Mr. Cooper per una quindicina d'anni durante i quali egli pubblica anche libri, calendari ed altri documenti del "suo" territorio visto dall'alto.
Viene riconosciuto come un alfiere del paesaggio del Monferrato, bandiera che egli è orgoglioso di mostrare a tutti.

Beer and Roses

Mark non è un tipo da gallerie, ma ultimamente ha dovuto reinventarsi un ruolo, così s'è rimesso ad osservare il mondo con gli occhi di un bambino che guarda in un caleidoscopio, dando vita a reinterpretazioni di opere di street artists, elaborando le immagini con Photoshop, aggiungendo un po' di ruggine e qualche altro elemento segreto, per dar origine alle immagini che ha voluto presentare su questa pagina del blog di Tony Graffio.

Mark Cooper in versione timida e tranquilla

Come fotografo, Mark non è molto interessato al mezzo tecnico, sa di usare una reflex Sony, ma non sa nemmeno che modello sia, soltanto una volta che la estrae dalla borsa per mostrarmela vediamo che si tratta di una Sony Alpha 65.
Mark Cooper è arrivato al tipo di ricerca che mi sta mostrando dopo 15 anni di volo su terreni che molto spesso mostravano solo due colori: il verde dell'erba ed il marrone del fango o della terra. In quelle immagini aveva trovato l'essenza del paesaggio, nei campi vuoti, ottenendo delle fotografie che riportano alla mente gli scatti di Franco Fontana, senza nemmeno sapere chi fosse il fotografo italiano.
Tutti gli artisti ambiscono ad arrivare ad una semplificazione delle forme, ma una volta sceso a terra, Mark aveva bisogno di reimmergersi nel mondo e di rivivere un'esperienza più completa e colorata che andasse oltre il bicolore verde/marrone, per questo s'è rivolto alla reinterpretazione della street art ed alla ricerca di nuove policromie.

Mark Cooper in versione Punk

Nel 2012 a Murisengo, paese dove ha luogo uno dei più importanti Festival del Tartufo, Mark è riuscito a proporre uno spettacolo di Son et Lumière in una cava di gesso privata, a 90 metri di profondità sotto terra.
Il volo deve averlo veramente stancato, se adesso si rifugia addirittura nel sottosuolo.
In 4 giorni, circa 2000 persone hanno visto le sue fotografie esposte nella parte centrale della cava; dopo aver attraversato un percorso sensoriale fatto di sapori, degustando vini e tartufi, musica, coinvolgendo il chitarrista Marco Soria e naturalmente, luci colorate e magiche atmosfere.
In Agosto, Mark Copper ha in programma di organizzare uno spettacolo di questo tipo anche a Carrara, in una cava di marmo, sarebbe bello andare a vedere di cosa si tratta. Tony Graffio

N.B.
Mark Cooper è una persona estremamente gentile ed educata, ma una volta che mi ha confessato d'avere sulla pelle una maglietta dei Sex Pistols come ricordo della sua militanza punk negli anni '80, non ho saputo resistere e l'ho obbligato a posare per me in una veste più arrabbiata, sempre nel recupero del proprio io più vero, dei propri ricordi e di un bel periodo vissuto da ragazzo.