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sabato 12 gennaio 2019

Banksy al Mudec (Una recensione non autorizzata carpita inopinatamente e contro la sua volontà al Dr. Porkas)

"Arte è comunicazione, ciò significa che senza pubblicità (e/o marketing) non c'è nemmeno arte." Joe Iannuzzi

Mi spiace demolire le convinzioni e le illusioni del pubblico e degli amici, ma attraverso un recentissimo incontro con alcuni street artist ho avuto modo di constatare che il brand "Banski" riesce ad appassionare, pur avendo un comportamento e un orientamento politico poco coerente, anche chi da anni opera in questo settore con impegno e onestà. 
Quando ero bambino, come tutti, apprezzavo i dipinti di Van Gogh, ma non riuscivo a capire in cosa consistesse la loro eccezionalità; poi nel corso del tempo ho studiato le vita dell'artista olandese e la corrispondenza intercorsa tra lui ed il fratello ed ho capito che la grandezza di un uomo va letta attraverso il suo vissuto, forse più che su ciò che ha prodotto.
Non reputo Banksy degno di particolari attenzioni artistiche e mi fa sorridere qualcuno che non chiede il permesso a nessuno per realizzare i suoi stencil sulle proprietà altrui quando dice di non autorizzare una mostra organizzata da altri con pezzi che non si sa bene se siano suoi o no. Sicuramente l'interesse per Banksy è un fenomeno simpatico e divertente che riflette la falsità della nostra epoca e fa pensare a molti giovani di poterne emulare la carriera ed i successi, proprio nell'epoca in cui abbiamo assistito perfino alla fine dell'American dream. Oggi è sempre più difficile prendere un ascensore sociale che ci porti dalla strada agli attici di New York, forse per questo a molti può far piacere pensare che Banksy sia una specie di Robin Hood, anche se poi non agisce per depredare i ricchi, ma finisce per convincere il popolino a fare qualche piccolo sacrificio per pagarsi l'ingresso alla sua mostra "non-autorizzata" e tenti perfino di piazzarci qualche multiplo a caro prezzo. 
Mi sembra difficile riuscire ad organizzare una mostra che disponga dei "pezzi giusti" attingendo ai prestiti di una cinquantina di collezionisti; molto più semplice ricorrere direttamente a chi realizza le opere. Non mi è mai capitato di vedere opere di Banksy in vendita nelle fiere o nelle gallerie italiane, pertanto suppongo che i collezionisti dell'autore inglese siano residenti soprattutto all'estero o abbiano fatto i loro acquisti quando le grafiche del misterioso artista di Bristol avevano prezzi molto più abbordabili. A Milano, so chi potrebbe avere qualche suo pezzo, prossimamente lo contatterò per sapere se abbia effettivamente prestato qualcosa al Mudec e per avere una sua opinione sull'operazione culturale del Museo delle Culture, ma a mio giudizio, ci sono molti elementi che rendono poco credibile un personaggio venutosi a formare negli anni con un lavoro mirato a farlo apparire gradevole al pubblico e popolare a chi pensa che appoggiandolo e sostenendolo possa opporsi ai cosiddetti poteri forti, che sono anche gli stessi individui, o gruppi, che decidono sul mercato dell'arte.
Queste sono le mie crude impressioni su quello che osservo in un mercato culturale (più che artistico) molto ingannevole e proprio perché Bansksy mi è sempre sembrato un fenomeno costruito non ho mai approfondito più di tanto la sua conoscenza. Non me la sono sentita di offrire 14 euro al Mudec per visionare fotocopie digitali, serigrafie a due colori (a volte eccezionalmente a tre), tre videoproiezioni e qualche stencil su tela... così ho voluto sentire il parere di chi ama visceralmente lo street-artist britannico ed ha visitato di recente: "A Visual Protest". 
Vi propongo la sua recensione spontanea, anche perché non mi sembra bello deludere con commenti malevoli chi ha atteso tanto per avere l'occasione di vedere dal vivo le opere grafiche di Banksy.
I Dottor Porkas sono venuti espressamente a Milano per visitare il Mudec, sentiamo come hanno risposto alle domande che gli ho posto, ma prima conosciamoli un pochino.

Il Dr. Porkas è un collettivo artistico dadaista che con interventi situazionisti studiati ad hoc riesce a fermare l'attenzione di un pubblico underground su problematiche sociali, culturali e ambientali in modo intelligente e critico. Il gruppo è nato nel 2000 ed è composto di base da tre elementi nati negli anni '70 che negli anni '90 hanno avuto autonomamente la loro formazione in ambiti artistici specifici, come la auto-produzione di fanzine, le animazioni per street-tv, le prime forme di Street art e la fotografia di strada. Una caratteristica dei Dr. Porkas è quella di non avere un numero prestabilito di componenti che di volta in volta si aggregano per portare a compimento un progetto. Si esprimono attraverso varie forme di comunicazione visiva che ritengo molto interessanti e sento in sintonia al mio modo di fruire di informazioni, capaci di sintetizzare un concetto più vasto attraverso linguaggi che vanno dalla grafica, alla fotografia, all'esperienza-rappresentativa-interattiva documentaristica e talvolta riescono a trovare una formula divulgativa in anticipo sui tempi.
Ho incontrato occultamente questo gruppo d'azione culturale a Milano; ci siamo isolati in un bar vicino alla Stazione Centrale dove segretamente mi hanno confessato le loro impressioni su: "A Visual Protest", la mostra retrospettiva curata da Gianni Mercurio sull'artista britannico più chiacchierato dalla comunità internazionale della Street-art. Senza il loro permesso ho registrato il dialogo che abbiamo avuto ed ora mi prendo la totale responsabilità di diffonderlo su queste pagine che stanno diventando sempre più un punto di riferimento per chi non si allinea al pensiero comune delle masse e dei mass media. TG

Banksy al Mudec A Visual Protest
The bad cop and the sweet rat. Una reinterpretazione Graffiana dei contenuti dei lavori di Banksy.

Tony Graffio intervista i Dr. Porka's sulla Street Art da Galleria e la mostra di Banksy al Mudec di Milano

Tony Graffio: Dr. Porkas, siete venuti a Milano per compiere un blitz artistico?

Dr.Porkas: No, siamo venuti a vedere la criticatissima mostra su Banksy perché ritenevamo che andasse fatto, nonostante questo evento sia molto contestato dalla scena degli street-artist.

TG: Entriamo nel dettaglio, l'ambiente della Street-art che cosa imputa a Gianni Mercurio, al Mudec e indirettamente anche al Comune di Milano?

Dr.Porkas: C'è una grossa polemica in corso legata al fatto che Milano, oltre ad essere la città italiana con la normativa più restrittiva nei confronti degli street-artist che lasciano graffiti sul territorio e operano urbanisticamente in "modo invasivo", sia anche la città che si fregia di una mostra incentrata su caratteristiche di ribellismo e apologie libertarie, cosa che a molti sembra una vera beffa del sistema autoritario capitalistico.

TG: È vero o no che questa mostra non è autorizzata dall'artista? È mai possibile una cosa del genere, secondo Voi? Perché questo fatto ha suscitato scalpore?

Dr.Porkas: La polemica sul fatto che la mostra non sarebbe autorizzata da Banksy noi la riteniamo molto meno consistente, rispetto alla prima polemica a cui abbiamo accennato. In esposizione troviamo stampe originali di Banksy, stencil e serigrafie che sono state vendute dall'artista a privati. La mostra è stata organizzata raccogliendo opere in possesso a vari collezionisti che le hanno destinate a questa esposizione (si parla di almeno 50 collezionisti che avrebbero concesso in prestito al Mudec ndTG). Ci sono molti pezzi belli ed interessanti da osservare. Non si tratta di un atto barbarico che ha sradicato lavori dai muri delle fabbriche o da edifici abbandonati, come era capitato nel caso della mostra di Bologna che presentava le opere di Blu, Ericaeilcane ed altri artisti. Qui nessuno si è impossessato di opere pubbliche per trarre un vantaggio commerciale dalla vendita dei biglietti d'ingresso all'esposizione, ma ha messo in piedi un evento, pur commerciale e costoso, che però richiede una certa organizzazione. Secondo noi l'evento è stato presentato molto bene, sia per l'aspetto teorico introduttivo, sia per la costruzione di un percorso illustrativo che segue tematiche ben precise dell'opera di Banksy, ma questo è il minimo che potesse essere fatto per una mostra così ambiziosa con un prezzo d'ingresso tanto alto.

Banksy è un ribelle?
Banksy è un ribelle o sa fare buon uso del marketing?

TG: Insomma, secondo molti addetti ai lavori, Milano da una parte fa la guerra ai graffiti e dall'altra richiama turisti e visitatori per presentare una mostra che parla del più importante street-artist mondiale in modo svincolato dalla volontà dell'autore che sconfessa questa operazione culturale? Tutto questo è credibile?

Dr.Porkas: Ultimamente, proprio con un caro amico artista di Milano, abbiamo avuto una discussione su questo argomento perché lui ci diceva che avremmo meritato il linciaggio per aver deciso di andare a vedere questa mostra. Il nostro è stato un confronto bonario che però ci ha abbastanza coinvolto e segnato. Non pensiamo che una città che non organizzi qualcosa del genere sia meno ipocrita di Milano. Organizzare queste mostre non vuol dire che si scelga di attuare una politica meno repressiva nei confronti degli street-artist, ma neppure significa che si voglia adottare una strategia di addomesticamento nei confronti di chi vuole esprimersi in piena libertà. Siamo di fronte alla classica operazione ipocrita che tenta di speculare su un fenomeno che è tuttavia molto popolare tra le fasce di appassionati più giovani e più influenzabili della nostra società. Questo modo di fare è tipico dei circuiti istituzionali e del mondo dell'arte. Non ci meraviglia che ci sia chi cerchi di impossessarsi di un linguaggio che non gli appartiene e che una municipalità, o chi per lei, giochi una carta del genere per accaparrarsi simpatie e strizzare l'occhio anche ad un possibile elettorato giovane, oltre che per fare cassa. E ci meraviglia ancor meno che a fare una operazione così ipocrita sia un Comune come quello di Milano che non ha mai mosso un dito per impedire i raduni neofascisti presso i suoi cimiteri, che non si è fatto scrupoli nell'approfittare di un evento come "Expo 2015", nonostante le molte zone grige nelle quali si muovevano fondi ed investimenti per esso, che ha contribuito a condannare Ivan il poeta di strada. I comuni oggi vedono la Street art o come un fenomeno da reprimere anche coprendosi di ridicolo (vedi le recenti affermazioni di un assessore pisano sulla murata di Keith Haring in quella città ndDr.Porkas) o come una scorciatoia per valorizzare zone con problematiche sociali. Non si fa nulla di effettivo per il quartiere se non colorare qualche casa con i "graffiti", magari chiamando il più rinomato street artist del momento o colui che è più richiesto a livello continentale, ma secondo noi non è così che si attua un recupero sociale".

TG: Mi sono impegnato a portare alla ribalta del mio pubblico eventi più sotto tono e persone meno ambigue, pertanto non avrei voluto occuparmi di Banksy che per me rimane un punto di domanda, non sapendo chi effettivamente si nasconda dietro di lui, ma non per questo ho potuto fare a meno di accorgermi che durante le feste natalizie il Mudec è stato letteralmente preso d'assalto dai visitatori. So che c'era chi ha atteso anche tre ore per entrare nelle sale dell'esposizione di Banksy. Ti sei guardato un po' in giro? Che tipo di pubblico è attirato da questo evento?

Dr.Porkas: Noi siamo andati a vedere questa mostra martedì mattina, proprio per evitare la folla del week-end e non essere disturbati durante la nostra visita; oltretutto il biglietto d'ingresso è molto caro, ben 14 euro a persona... Questo è un altro segnale di sciacallaggio che purtroppo caratterizza il mondo dell'arte contemporanea. Oltre a noi, quella mattina c'era soltanto una classe di ragazzi di seconda media che era impegnata in una visita guidata che ci sembra abbia presentato molto bene l'artista ad un pubblico così giovane. Riteniamo che le guide e coloro che si sono occupati dell'ossatura della mostra siano persone molto professionali che stanno portando avanti un ottimo lavoro che regge l'impatto del pubblico e sono rispettose delle tematiche più interessanti affrontate da Banksy, come l'antimilitarismo, la solidarietà nei confronti dei migranti e gli altri elementi che caratterizzano la poetica di questo artista britannico.


Contro la privatizzazione dell'arte pubblica
C'è chi crede che la mostra organizzata al Mudec con le grafiche ed altri lavori di Banksy sia un atto di violenza nei confronti dell'artista.

TG: Banksy è qualcuno che conosciamo soltanto per quello che ci ha voluto far vedere di se stesso, non per quello che potrebbe realmente essere o per ciò che potrebbe averci detto personalmente in qualche intervista che non ha mai rilasciato; anche se ci sono dozzine di libri su di lui o altri elementi multimediali che portano il suo marchio. Siamo sicuri che lui sia davvero quello che vuole apparire? Come un personaggio di questo tipo può essere credibile? Come può apparirci sincero? E come può suscitare ammirazione in così tante persone? Non vi sembra un personaggio costruito a tavolino? È facile ricevere consensi da una una vasta fetta di pubblico assecondando di volta in volta l'onda di un certo pensiero politico: basta dirsi favorevoli all'integrazione di coloro che per vari motivi abbandonano la loro terra per cercare una vita più dignitosa da noi e molto velocemente si ottengono simpatie e apprezzamenti. Basta schierarsi idealmente con le masse più deboli e poi complottare con i potenti... Non credete che anche questo comportamento possa aiutare a vedere un prodotto artistico?

Dr.Porkas: Quello che dici è verissimo e infatti è uno degli aspetti più importanti da valutare nel momento in cui un neofita si avvicina oggi alla Street-art. Però bisogna considerare che Banksy proponeva questi temi fin dalle sue origini. In molti adesso cavalcano certi argomenti anche tra i giornalisti, i tuttologi e gli scopritori dell'ultima ora della Street-art. Tutti vogliono dire la loro e questo fatto immancabilmente finisce col portare molta spazzatura alla ribalta, non solo tra gli pseudo-artisti, ma anche tra gli artisti di successo che si rifanno alla Street-art per portare avanti un discorso meramente estetico.

TG: La scelta di non volersi mostrare ed evitare di farsi realmente conoscere è una precisa esigenza o una trovata di marketing che tutti, o quasi, già da tempo vogliono adottare e scimmiottare? Non dimentichiamo che anche Cattelan per qualche tempo non rilasciava interviste e non si sapeva bene che faccia avesse e ancora adesso seleziona molto attentamente a chi concedersi mediaticamente.

Dr.Porkas: Purtroppo, Noi non conosciamo personalmente Banksy, pertanto non possiamo dirti con certezza cosa lui sia e quanto lui sia genuino. Quello che possiamo dirti è che un artista andrebbe valutato per il suo lavoro e per il modo in cui svolge il suo lavoro. Riteniamo che il lavoro di Banksy e il modo in cui lo svolga siano assolutamente genuini. Pensa a Dismaland, pensa alle azioni effettuate a New York che non a caso avevano come destinatari e fruitori, anche dal punto di vista economico, le fasce più povere della popolazione. Riteniamo che le sue tematiche siano genuine, nonostante i suoi pezzi vengano battuti ormai a cifre da capogiro.

TG: Possibile che Banksy non abbia un suo canale ufficiale per farsi riconoscere e comunicare con la stampa o le autorità? Come mai da chi vuole non si fa conoscere, ma altri lo trattano come un vecchio amico? Non è che ci lasciamo prendere un po' troppo in giro da qualcuno che probabilmente sfrutta la nostra ingenuità anche per altre questioni? Scusatemi, ma non Vi sembra che debbano essere in troppi a reggere il suo gioco?

Dr.Porkas: Noi riteniamo che abbia, o abbiano sviluppato una forma di protezione perché c'è chi pensa che Banksy sia un collettivo composto da più persone. Noi non abbiamo elementi per esprimere un parere in proposito, diciamo semplicemente che per un artista non sarebbe male avere a disposizione dei collaboratori che ti aiutano e ti fanno da schermo per quello che riguarda tutti gli aspetti pallosi che implica il fatto di essere un artista, come i rapporti con la stampa, i rapporti con le istituzioni, i rapporti con chi ti cerca per imputarti qualche reato e via dicendo. Noi immaginiamo che lui abbia una sua struttura che lo aiuti a interfacciarsi con il resto del mondo e pensiamo che questa sia una forma di protezione che è anche un buon modo per reinvestire parte dei soldi che Banksy guadagna vendendo le sue opere. Questo è il nostro pensiero.

TG: Grazie Dr. Porkas, allora adesso parliamo della mostra e delle opere. Che cosa Vi ha colpito, che cosa c'è d'interessante a Milano e cosa ci può insegnare Banksy?

Dr.Porkas: Abbiamo trovato molto interessanti le sue serigrafie perché anche noi stampiamo serigrafie. Poter osservare il lavoro di Banksy coi propri occhi, o comunque un lavoro che è stato approvato da un artista come lui è una cosa importante. Abbiamo avuto la possibilità di osservare nel dettaglio i retini che sono stati utilizzati, se li utilizza, capire che tipo di disegno è stato fatto, oppure se era una fotografia o uno stencil la base sulla quale poi ha lavorato. Per noi questa visita è stata molto importante dal punto di vista tecnico.

TG: La mostra segue un filo conduttore? Tratta degli argomenti specifici o segue una continuità cronologica?

Dr.Porkas: La mostra inserisce Banksy nella scena della grafica e dell'arte Underground partendo dal Situazionismo del '68 francese. Ci sono alcuni lavori famosissimi realizzati all'Accademia di Belle Arti nel 1969 in cui compaiono poliziotti che brandiscono il manganello o la ragazza che scaglia un mattone... Dopo aver collocato con ironia un certo ambiente controculturale e aver accennato ad alcuni riferimenti ideologici che si sono sviluppati dopo la fine degli anni '60 vengono affrontati alcuni elementi della poetica di Banksy. Oltre soggetti che trattano l'antimilitarismo che è un argomento molto sentito da Banksy, sono esposte altre icone che lo hanno reso celebre, come i suoi onnipresenti topi. Animali sporchi e infestanti che vengono disprezzati dall'opulenta società borghese, ma che in realtà hanno uno stile di vita improntato alla condivisione e alla collettivizzazione. Il simbolo del topo per Banksy rappresenta una società capace di adattarsi a tutto ed è anche associabile alla figura del writer, perché come i roditori, i writer riescono ad intrufolarsi dappertutto, anche nei territori più ostici e nascosti della città. Anche il tema dell'anti-repressione viene ben affrontato. Banksy ha avuto un forte coinvolgimento nel movimento contrario alla guerra in Irak del 2003 e le sue opere sono state in grado di orientare l'opinione di un consistente numero di persone. Banksy ha donato numerosi lavori a quella causa. Altro tema trattato da Banksy in questa mostra è quello del consumismo.
Non è il caso di farne o meno un santo, ma adesso che questo artista maneggia cifre da capogiro è immerso fino al collo nei controsensi del sistema dell'arte. Per come la vediamo noi, il suo modo di agire ed i suoi messaggi sono genuini, nonostante sia uno degli artisti più pagati. È anche molto apprezzabile per la sua scelta di reinvestire gran parte dei suoi guadagni in nuovi progetti, come la provocatoria costruzione di "The Walled Off Hotel", un albergo a Betlemme in territorio palestinese, di fronte al muro eretto dagli israeliani a Gerusalemme Est (In questo lavoro del 2017 Banksy si è dichiarato filo-palestinese, ma prima, nel 2015, aveva invitato tre artisti sionisti a partecipare al progetto di Dismaland ndTG). In quel palazzo sono esposte decine di opere, ma nella mostra al Mudec non c'è un reale approfondimento che descriva accuratamente queste realizzazioni spettacolari di Bansky. In una sezione della mostra si possono osservare questi tipi di interventi politici. Cosa che per noi è molto interessante. Il filo conduttore della mostra esiste e va al di là dei presupposti teorici e culturali di Banksy. 
Oltre al Situazionismo e al détournement che fa cambiare significato a certi soggetti - Topolino diventa il torturatore di una bambina vietnamita - ci sono riferimenti anche a Majakóvskij.

TG: Cosa pensate del prezzo del biglietto d'ingresso?

Dr.Porkas: Riteniamo sia immorale far pagare 14 euro per vedere questa mostra. Non tanto perché si paga per accedere ad una mostra, ma perché inevitabilmente i ragazzini, i meno abbienti, che spesso sono i meno acculturati, e altri destinatari del messaggio di Banksy finiscono per essere allontanati da questo ambito. Eppure la grandezza di Banksy è proprio quella di farsi capire dal filosofo segaiolo, come dall'attento clochard.

TG: Che cosa avete capito dall'osservazione delle serigrafie?

Dr.Porkas: È stato fatto un attento lavoro di recupero di tutte le vecchie grafiche che Banksy aveva realizzato a stencil su muro e consapevolmente sono state riprodotte in serigrafia. I pezzi esposti non sono opere di Street art intesa come la si potrebbe concepire comunemente. La Street art è visibile e fruibile solamente in strada. In "A Visual Protest" ci sono stencil su tela, serigrafie che sono arrivate a conservare parte di quella "sporcizia" che si può notare sui muri, per quei soggetti che secondo lui andavano conservati in quel modo, pur essendo destinati ad altri spazi. L'accostamento dei colori e la loro resa su carta sono molto interessanti perché confrontarsi con altri stampatori è l'unico modo per potersi evolvere nel proprio lavoro. Osservare le stampe di Banksy per noi è stato un ottimo esercizio, quasi un workshop, sicuramente un momento di riflessione e  di studio.

TG: Se questa mostra è stata pensata e realizzata così bene, Banksy che motivo avrebbe di lamentarsi? Perché non riconoscerle un valore? Sempre che non sia anche questa affermazione una trovata di marketing...

Dr.Porkas: Non credo che Banksy sia venuto qui a Milano per visitare la mostra, ma non credo nemmeno che questo evento lo interessi minimamente. Probabilmente, è contrario a questa esposizione perché non è lui che ne ha pensato il percorso: è normale che un artista si muova così per disconoscere un progetto che non lo ha coinvolto. La sua importanza sta proprio nell'aver realizzato operazioni culturali come Dismaland, come ciò che ha fatto a New York o anche del suo film: Exit Through The Gift Shop. Le sue iniziative non sono passate attraverso curatori, ma sono operazioni autonome che costituiscono lavori di un certo livello. La mostra organizzata dal Mudec è di ottimo livello, ma rientra nella categoria delle mostre, non nella categoria degli eventi pensati loro stessi per essere opere d'arte. Dismaland è stata pensata come un'opera d'arte. Se non si vuole considerare Exit Through The Gift Shop un'opera d'arte è però vero che costituisce un documento importante perché è un saggio di riflessione filosofica per immagini sul concetto di arte contemporanea e sulla speculazione che c'è dietro a questo mondo.

TG: Infatti, forse bisognerebbe riflettere ulteriormente anche su quello che rappresenta Banksy. Ad ogni modo, mi sembra di capire che valga la pena di fare un giro al Mudec per visitare questa mostra...

Dr.Porkas: Sì, anche se sarebbe meglio riuscire a trovare qualcuno che vi faccia entrare gratis... 14 euro sono troppi e noi li abbiamo spesi solo per Banksy.

TG: Era prevedibile che la mostra avrebbe avuto così tanto successo? O il suo successo dipende dal fatto che è stata organizzata a Milano?

Dr.Porkas: Non era difficile indovinare che una mostra di Banksy avrebbe avuto successo. A Milano, come a Napoli o da qualsiasi altra parte: l'importante era che venisse fatta in una grande città con un numero di opere consistente. Banksy è la punta di diamante della Street Art, un movimento artistico che in questi anni suscita molto interesse, non solo tra il pubblico dei giovanissimi.

TG: Io però ho la sensazione che la Street art, rispetto a quasi una dozzina d'anni fa quando era stata accolta al PAC, abbia già raggiunto il suo apice di interesse tra il pubblico. Ultimamente, credo che abbia un po' stancato proprio per tutte queste regole e stereotipi che la rendono poi sempre un uguale a se stessa. Voi cosa ne pensate?

Dr.Porkas: La nostra percezione del fenomeno è che l'operazione di normalizzazione che è stata fatta da parte delle istituzioni sia stato qualcosa di necessario. Tutte le forme d'arte partono da un livello di rottura profondo e completo nei confronti della tradizione e poi, in qualche modo, vengono inglobate da parte della cultura dominante. È normale che adesso questo destino stia toccando anche alla Street art. Siamo ad un punto di svolta: o la Street art saprà rinnovarsi, oppure sarà destinata a morire, così come l'abbiamo conosciuta noi street artist della prima ora. Quando un'idea funziona diventa di moda e finisce nelle gallerie d'arte, ovviamente cessa di essere un'espressione popolare per diventare "arte" e basta. Certo, la galleria è la fine della Street art, anche se ci sono modi assolutamente dignitosi di finire in galleria.

TG: Questa mostra è dignitosa per Banksy?


Dr.Porkas: Sì. Venire a vedere questa mostra non significa applaudire il Comune di Milano che legifera contro i writers, ma avere la possibilità di conoscere più da vicino un artista di fama mondiale. Per il resto, noi crediamo che un treno dipinto illegalmente da un writer è sempre meglio di un treno grigio o che ha sulle fiancate la pubblicità delle mutande o delle marmellate, e di certo un whole car è meglio di una mostra chic e costosa nella galleria più rinomata.



Mostra ufficiale di Banksy al Mudec
TV Boy è del parere di Tony Graffio: difficile capire se la mostra del Mudec sia stata organizzata con la collaborazione dell'artista oppure no.

Tutti i diritti sono riservati

venerdì 6 gennaio 2017

Malaffare all'italiana. Digit and the real italian job.

Passa il tempo, ma la situazione in Italia non cambia mai: mafia, nepotismo, dispotismo, disoccupazione, ignoranza, trascuratezza, delinquenza, corruzione, disuguaglianza, disparità sociale, povertà, caporalato, dabbenaggine diffusa, prepotenza, maleducazione, arroganza, disonestà, sprechi, falsità, codardia, indifferentismo, mancanza del senso della giustizia e tanti altri sono i mali che tormentano la nostra società.
Per quest'anno l'Epifania ha portato tanto carbone e tante critiche a chi governa e gestisce il potere decisionale in Italia: Mafie e Politica che poi, in fin dei conti, sono la stessa cosa, da come si può evincere in questo bel graffito fatto a stencil da Digit su un portoncino poco distante dalla discarica/ricicleria di via Pedroni. 
The italian job è un film del 1969 diretto da Peter Cllinson in cui si svolge una delle più belle scene di inseguimento della storia del cinema.
Se volete, potete aggiungere gli altri mali della società italiana in coda, tra i commenti. TG

Mafia e politica sono the real the italian job
Mafia + politica = affari all'italiana. Politici e mafie si spartiscono il Belpaese.

Un'altra interessante opera di Digit era visibile sotto al Rasoio di via Confalonieri.


lunedì 5 dicembre 2016

Pertini e il referendum anticostituzionale del 4 dicembre

Referendum costituzionale
Sandro Pertini sorride con la pipa in bocca fuori dal Frida

Passata l'eccitazione del voto, per chi è andato alle urne, possiamo soffermarci ad osservare cosa abbiamo trovato ieri per le strade della città.
Vedendo un graffito come il volto di Sandro Pertini sorridente con la pipa in bocca tra la data del referendum contro la Costituzione italiana ed un "No" bello chiaro, non era difficile immaginare da che parte si sarebbero schierati i cittadini (anche se nel ricco centro della Milano da bere hanno vinto i sì), perché si sa, i muri sono la voce della gente che non si può zittire e che conserva il proprio senso critico, anche quando i mezzi di comunicazione di massa gli dicono che il bianco è nero e il nero è bianco.
Questo stencil l'ho trovato in via Antonio Pollaiuolo, 3 di fronte all'ingresso del Frida che è un locale alla moda sempre piuttosto affollato dove si va a sorseggiare l'aperitivo la sera. Non ho idea di chi possa aver lasciato questa indicazione di voto, cosa che del resto non mi interessa più di tanto; l'aspetto sul quale invece intendo soffermarmi è il tipo di messaggio che si è voluto suggerire al passante prendendo come testimonial il presidente socialista.
Dire che Pertini è il più amato dei presidenti della Repubblica italiana è una falsità. In realtà Pertini è l'unico presidente che gli italiani abbiano mai amato e del quale non si siano mai vergognati, imbarazzati, o per il quale si siano girati dall'altra parte quando passava o indugiato se dargli o no la mano, nel caso si fossero trovati al suo cospetto.
Ovviamente, nessun essere umano è perfetto, non si può essere amati da tutti e non si può sempre agire in modo giusto, ma non è difficile pensare che se nel 1953 una legge elettorale che voleva premiare esageratamente la maggioranza, a danno della legge elettorale proporzionale pura fosse chiamata "legge truffa", anche oggi qualche domanda in proposito alle modalità con le quali ci chiedono d'andare a votare dovremmo porcela. E magari fare come Sandro Pertini che si oppose a questo imbroglio. Sicuramente, un partigiano come lui avrebbe combattuto, magari non solo con la matita copiativa, chi eversivamente immaginava di riscrivere le regole civili togliendo ancora di più la parola alle masse e la loro possibilità di scelta.
Non mi sembra d'aver trovato in giro disegni o simboli sui muri che esprimessero la volontà popolare di sovvertire una carta come la Costituzione italiana, solo tanti discorsi in tv e sui giornali, però se mi sbaglio e volete inviarmi qualcosa d'interessante a questo proposito, fatelo e lo pubblicherò. TG

sabato 12 settembre 2015

Personaggi improbabili all'Isola

Due lavori firmati Espi, ma completamente diversi, uno è un collage in B/N all'ingresso del sottopassaggio che porta alla Stazione Garibaldi da via Guglielmo Pepe, l'altro è uno stencil in tricromia che campeggia su un muro in via Jacopo dal Verme, angolo via Strabone. Uno è più semplice, l'altro maggiormente dettagliato; uno più moderno, l'altro più tradizionale; uno rappresenta  un personaggio che sembra essere uscito dal passato e che forse avrebbe potuto vivere in questa città circa 100 anni fa; l'altro è un personaggio più onirico, o cinematografico che sembra una maschera pensata appositamente per tempestare di incubi i nostri sonni, un po' come accadde a Donnie Darko con lo strano coniglio antropomorfo che lo tormentava fino al termine del film da mondi paralleli.

Uomo mascherato da coniglio a strisce
Fotografato con Pentax K-01 e Auto REVUENON MC 35mm f 2,8 M42X1

Uomo baffuto della belle époque
Fotografato con Nikon D3300 e zoom AF-S DX Nikkor 18-105 f 3,5-5,6G ED VR (focale 50mm)

Personaggio a strisce fotografato con Asahi Pentax Spotmatic II con Super Takumar 50mm f 1,4


sabato 13 giugno 2015

Poste italo-francesi

Dopo aver trascorso circa un paio d'anni a documentare i muri di Milano, ho un po' trascurato la street art per dedicarmi ad altri argomenti che ritengo maggiormente di mio interesse.
Oggi però, passando da via Porro Lambertenghi (nei pressi del numero civico 25) ho trovato una nuova opera di C 215 e mi è venuta voglia d'inserire questo disegno nel mio archivio virtuale che raccoglie molti lavori belli e brutti di artisti emergenti e affermati.
Ultimamente, non sto vivendo un buon rapporto con questa forma di comunicazione di strada, sia perché mi sembra veramente un modo un po' troppo aggressivo per volersi mettere in evidenza, sia perché ho bisogno di liberarmi un po' gli occhi e la mente da tutto quello che ho visto fin ora.
Inizialmente, proponevo un po' tutto quello che mi capitava per non far torto a nessuno e per documentare in maniera oggettiva quello che si può trovare intorno a noi, in quest'epoca di decadenza, ma mi sono accorto che non è il metodo giusto per proporre argomenti che possano avere un interesse culturale ad un pubblico che vuol vedere delle cose speciali.
Così, ho scelto di cercare di approfondire argomenti non molto conosciuti con interviste e servizi monotematici e inframezzare ogni tanto le pagine del blog con qualche opera di street artist che si dedica un po' più all'arte che alla strada.

In parte, è anche la difficoltà d'entrare in contatto con molti artisti che vogliono mantenere l'anonimato, o  a cui piace circondarsi di un certo alone di mistero che mi ha indotto a riservare meno attenzione a questa forma d'espressione, rispetto ad artisti che si esprimono con altri media e con cui è più semplice intessere un dialogo e capire che cosa intendono dire con le loro opere.
Ho avuto modo di constatare che molto spesso la street art è più comunicazione ed auto-promozione che una forma artistica indipendente. Anche per questo motivo, il blog di Tony Graffio ha un po' preso le distanze da questo mondo.


Questa cassetta postale decorata da Christian Guémy ha colpito la mia fantasia perché è un oggetto un po' avulso dal tempo che sembra poter vivere una nuova vita quasi unicamente per il fatto d'essere stato trasformato in una tavolozza tridimensionale, cui molte persone sembrano voler affidare il loro messaggio esternamente, a differenza di ciò che si faceva un tempo, neppur tanto lontano, quando si sceglieva d'infilare una missiva all'interno delle buche e d'affidarla ad un servizio che avrebbe poi trasmesso i nostri pensieri in qualsiasi parte del mondo, oppure semplicemente dietro l'angolo di dove viviamo.
L'uso di questi componenti d'arredo urbano è stato completamente stravolto; questa pagina, un po' come quella dedicata alle poste italo-cinesi, prende atto di un cambio d'abitudini e di uso che riguarda qualcosa che non ha mutato la sua forma da molti anni, ma che riflette il cambiamento delle persone che vivono intorno a questi elementi di un colore rosso un po' consumato che C 215 ha contribuito a ravvivare. 


Un altro ritratto disegnato da C215, questa volta su una cassetta per lettere in via Pola, 21

Stesso soggetto fotografato con Minolta A5 e pellicola Kodakcolor 200


Via Mac Mahon n. 49

Non so dire chi siano i soggetti immortalato nello stencil di C 215; non ci dovrebbero invece essere dubbi al riguardo della firma dell'artista apposta sotto ai disegni. Tony Graffio


sabato 11 aprile 2015

In internet we trust

Torno velocemente ad esplorare i muri di Milano per annotare un curioso stencil raffigurante un uomo affisso ad una croce metaforicamente formata da circuiti elettronici.
Intorno a lui, altre parti di un circuito elettronico rappresentano degli omini intenti a pregare con le mani giunte.
Effettivamente, internet e le nuove tecnologie stanno assumendo una funzione sociale molto importante che a tratti sconfina nel nuovo culto del mondo digitale.
Il graffito è visibile in via privata don Antonio Grazioli, dalle parti del numero civico 40.


L'uomo è crocifisso ad un circuito stampato
(ripresa effettuata con Canon A1 e pellicola Fujicolor 200)

Bell'esempio di un design semplice, simbolico, comunicativo, attuale e creativo.

Fingerprint è la firma di Digital
(ripresa effettuata con Canon A1 e pellicola Fujicolor 200)

Dove sviluppare e scansionare i vostri negativi 35mm a Milano da Minilab
La sviluppo C41 e la scansione del negativo colore 35mm è stata effettuata da Emma Canepari con un Agfa D-lab 1, presso la Speed Photo di via degli Imbriani, 55 - Milano.
Consiglio vivamente agli appassionati di fotografia di servirsi di questo servizio in quanto il servizio offerto dalla Speed Photo è effettivamente molto veloce, circa 1 ora, ma a volte anche inferiore e di buona qualità.
Tengo a precisare che non ho alcun interesse personale a diffondere questa notizia, ma se pensate che con 3,50 euro vi pagate lo sviluppo, la scansione di un rullino con uno scanner automatico che legge esattamente quello che appare sul fotogramma del vostro negativo e l'inserimento dei file digitali su una chiavetta di vostra proprietà, comprenderete benissimo che non si può far finta di niente e non utilizzare questo servizio ottimo e super-economico.

Nonostante graffitiamilano abbia spostato i propri interessi nel campo della divulgazione culturale in maniera più completa, il blog di Tony Graffio è tuttora l'unico sito al mondo sul quale potete trovare con precisione le indicazioni sui luoghi e gli indirizzi precisi dove compaiono le opere di street art più belle. 

venerdì 19 dicembre 2014

Mostro delle fogne

La falda idrica a Milano, come tutti sanno, si sta alzando notevolmente; un paio di giorni fa è anche stata bloccata la linea 3 della metropolitana a causa di un guasto alle idrovore, e non pioveva neanche...
Al quartiere Isola per cavarsela meglio in occasione delle piene del Seveso, s'è anche vista una gondola disegnata da Bumin, a Dergano invece spuntano degli orribili mostri parenti di Nessie.

Mostro acquatico

Tra una crepa sul muro e la vetrina dello Shop Time

In via Filippo Baldinucci all'angolo con via Giuseppe Tartini.

martedì 9 dicembre 2014

domenica 7 dicembre 2014

Dante Alighieri con la svastica

Ho già parlato di Fabrizio Bellomo, inserisco questi stencil perché non li avevo ancora mostrati.
Si trovano in via Paolo Sarpi

Due stencil di Dante

Quattro stencil di Dante su un portone di ferro

venerdì 5 dicembre 2014

mercoledì 3 dicembre 2014

Destra e sinistra

Chi potevo incontrare in via Fiamma?
Non lontano da dove abita Lory Del Santo.

Benito Mussolini

Nazi raus

La scritta usa un font interessante che sembra mischiare i caratteri latini alle rune.
Il disegno è consumato, non è leggibile nonostante abbia ripassato i contorni per rendere l'immagine più chiara.
In via Cesare Battisti, vicino ad un bar.


venerdì 28 novembre 2014

Donna Blu

Non so dire a chi assomigli questa donna blu, qualcuno può aiutarmi?

Donna blu
Totalino

Primo piano

Luogo: via Magolfa

R2 D2 / C1P8

Robot della saga Star Wars, viene indicato anche come un Droide, ovvero un Androide, un essere meccanico dall'intelligenza artificiale dalle sembianze umane, però di questo simpatico robottino si può dire tutto, tranne che assomigli ad un uomo.
Forse per farlo sembrare più "Droide" qualcuno gli ha aggiunto un cappello stile Borsalino.

In via Corsico

Sul Ponte degli Artisti

giovedì 27 novembre 2014

Lego Star Wars Stormtrooper

Stencil in zona Bovisa.

Su un muro della via privata Simone Schiaffino

Sul coperchio di una cabina elettrica in via privata Anton Francesco Grazzini

Sempre in via A. F. Grazzini, questa volta su un muro




mercoledì 29 ottobre 2014

Tre volti stampati in via Magellano ed uno disegnato

In via Magellano e dintorni ci sono dei volti stampati con lo stencil ed un disegno realizzato con un tratto un po' insicuro di un uomo visto di 3/4 dalla sembianza arabe.
Ho preso il personaggio blu in primo piano, quello con con gli occhiali, ed ho provato a renderlo positivo per meglio visualizzare il volto; ne è uscito una donna un po' brutta over 45, oppure un ragazzo under 30, non si capisce bene, giudicate voi.

Volti in negativo
Volti in negativo

Tubo, lucchetto, volto con occhiali  e macchia di colore

Immagine invertita ed elaborata cromaticamente

Volto tagliato

Uomo con occhi gonfi

Uomo arabo disegnato su fondo giallo

lunedì 20 ottobre 2014

THTF

THFT dovrebbe essere uno street artist che vive a Parigi.
Sul muro di via Vigevano 29, sono presenti altri segni, forse il più carino è lo stencil di un passero nero dal cuore rosso dipinto su uno sfondo colorato.

Collage di THFT

Via Vigevano 29

Uccellino dal grande cuore

Yes we build