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martedì 19 febbraio 2019

Michel Casarramona graphic designer per poster serigrafati e stampati in offset

Martin Infanger e Michel Casarramona sono i due graphic designer svizzeri invitati ad esporre i loro poster a Filler 2018. 
In un garage di Zurigo, nel 2011, hanno organizzato un poster-bazar insieme a illustratori e grafici internazionali, per mostrare e vendere i loro lavori.
Questa idea iniziò a svilupparsi quando Michel, invitato da persone che ancora non conosceva andò ad Amsterdam nel 2006 per esporre i suoi poster incontrando l'interesse di un pubblico appassionato e numeroso. Tornò successivamente una seconda volta ad Amsterdam ed anche in quella occasione riscosse un buon successo procurandosi un numero cospicuo di contatti di altri graphic-artist che sentiva di voler ringraziare in qualche modo per l'occasione avuta di far conoscere i suoi lavori in Olanda.
Fu così che prese corpo l'idea di organizzare la vendita di poster in garage. Il successo fu enorme e inaspettato, ci furono migliaia di visitatori e tutti i partecipanti vendettero moltissimi manifesti. Lo scorso dicembre Tony Graffio ha incontrato Michel Casarramona a Milano e lo ha intervistato per Voi. TG


Poster Art
Super Bowl Zurich di Michel Casarramona

Intervista di TG tradotta da un dialogo con Michel Casarramona in lingua inglese

Tony Graffio: Michel, raccontaci cosa accadde durante quella vendita di poster che hai organizzato a Zurigo; arrivarono molti appassionati anche dall'estero?

Michel Casarramona: Gli artisti che parteciparono erano essenzialmente svizzeri e olandesi, in seguito fummo in grado di organizzare un altro evento del genere con artisti internazionali provenienti anche da altri paesi, soprattutto europei. Si trattò di un'esposizione un po' più grande che si è svolta nello stesso posto di quella precedente. La qualità dell'evento fu migliore e tutti furono molto contenti. Si trattava di un festival di grafica di tre giorni, come Filler. L'organizzazione fu molto impegnativa, per questo non me la sono sentita di dar vita ad altre edizioni. Eravamo convinti che potevamo organizzare qualcosa del genere, ma in piccolo, nel periodo pre-Natalizio, una vendita limitata dove si poteva avere l'opportunità di parlare di illustrazione. Per noi questo evento non doveva diventare un lavoro; volevamo passare quest'impegno a qualcuno dei nostri amici, ma senza diventare concorrenti o rivali. Ci interessava lavorare insieme, avevamo precedentemente avuto qualche brutta esperienza con alcuni clienti quindi ci consigliavamo reciprocamente di non lavorare con chi non ci aveva pagato. Anche a Berna c'è chi organizza dei poster-bazar, mentre Martin si dedicò alle sue vendite a Lucerna.

TG: Ci sono molti altri poster artist in Svizzera?

MC: Sì, molti, c'è una lunga tradizione di poster design in Svizzera.

TG: Tu e Märt Infanger qui a Filler avete esposto molti lavori.

MC: Sì, abbiamo portato tutto quello che abbiamo fatto.

TG: Impressionante.

MC: Sì, lo è anche per me e Martin. In realtà avremmo altri poster, ma qui abbiamo esposto solo i nostri favoriti. Abbiamo scelto di portare le cose che la gente a Zurigo ha già visto perché non avevamo mai esposto a Milano e qui il pubblico può vedere i nostri lavori migliori. Mi riferisco ovviamente alle persone interessate ai poster.

TG: Siete già stati ad eventi come questo in Europa, magari in Spagna o Germania?

MC: Sono stato all'Image Festival di Rotterdam e un paio di volte alle Garage Sales in Amsterdam, ma da quando ho una famiglia non mi voglio allontanare da casa per troppo tempo. Per l'Italia ho fatto un'eccezione perché mi piace molto il vostro paese e veniamo qui anche per le vacanze.

TG: Dove andate in vacanza di solito?

MC: A Sanremo o a Levanto. Non è lontano da dove viviamo e questa è una buona cosa per i bambini perché non è così facile fare lunghi viaggi con i più piccoli.


La sala delle esposizioni di Michel Casarramona e Martin Infanger a Filler 2018 presso il Santeria Social Club di Milano
La sala delle esposizioni di Michel Casarramona e Martin Infanger a Filler 2018 presso il Santeria Social Club di Milano

TG: Michel, tornando ai tuoi poster, tu stampi sia in serigrafia che in tipografia, quando decidi di stampare in serigrafia? E quando in Offset?

MC: Normalmente, è un problema che ha a che fare con le preferenze del cliente. Se mi chiede una serigrafia preparo un disegno adatto ad essere serigrafato. Se invece c'è la necessità di fare un'edizione più grande normalmente prepariamo qualcosa per la tipografia.

TG: Le serigrafie hanno colori molto brillanti.

MC: Sì, ho la fortuna d'avere un serigrafo molto bravo, Axel Friedrich, che abitualmente stampa arte a Lenzburg, vicino a Zurigo. Axel è anche un collezionista di attrezzatura e macchine antiche da stampa. Il suo laboratorio è grandissimo. Ci conosciamo da moltissimo tempo, da quando entrambi andavamo ai concerti Punk-Rock. Abbiamo trovato insieme una tecnica per stampare a colori senza utilizzare troppi inchiostri; un trucco è quello di stampare un colore brillante su un colore scuro con della pasta trasparente, in modo che il nero non sia coprente al 100% e si riesca così ad ottenere un tono nuovo. In questo modo da due colori ne escono tre. Prima si stende il colore scuro e poi quello chiaro. Se per esempio hai un rosa semitrasparente steso su un nero puoi ottenere un viola; da un giallo semitrasparente e da un nero e può uscire un verde. Ecco come stampiamo.

TG: Spesso anche i bar e le altre attività commerciali della tua zona ti commissionano poster?

MC: Sì, questo per esempio mi è stato chiesto dal Mata Hari Bar per il loro decimo anniversario dell'apertura. Loro si erano già occupati del volantino dell'inaugurazione ed io ho progettato il logo con il design della grafica. Ho realizzato molte grafiche per i bar ed i ristoranti.

TG: In quante copie sono stati stampati questi manifesti?

MC: 220.

TG: I poster erano in vendita nel bar?

MC: Erano stati dati ad altri bar per far sapere alla gente che quella notte ci sarebbe stato il concerto dei Reverend Beat-Man. Lavoro per molti di quei clienti o amici; dico loro che gli farò un buon prezzo, ma li avverto che trattengo per me una cinquantina di copie del poster in modo da poterle vendere in seguito per conto mio.

TG: Hai realizzato poster anche per spettacoli di Burlesque?

MC: Sì, qua dietro (mi mostra una parete un po' nascosta della sala dove compaiono poster di donnine nude) ho da mostrarti qualcosa. Il Burlesque si presta molto bene per la realizzazione di poster.

TG: Tu fai stampare i tuoi poster anche in offset, mostrami qualcosa per favore.

MC: Sì, anche tra i poster stampati in offset ci sono alcune differenze. Questo per esempio è stampato in colori a tono pieno con cyan, magenta e nero, quest'altro con il rosa del tono della pelle, col verde e col marrone.

TG: Alcuni sembrano avere i colori delle serigrafie.

MC: Sì, sono quelle stampate con i toni pieni del colore.

TG: Sono più colorate?

MC: Sono diverse.


TG: Se le osservo con un lentino posso vedere un pattern di fondo.

MC: Da quello puoi distinguere che sono stampate in offset.

TG: Osservandole bene si vedono delle differenze. È perché sono state stampate con macchine da stampa diverse?

MC: Esattamente. Questa non è rasterizzata, è una stampa a toni pieni di colore e qui non c'è un tono pieno di colore, eccetto che per il colore giallo. Anche questa del bowling è una stampa a toni pieni di colore. Ho realizzato 10 diversi poster per un torneo di bowling.

TG: Quante copie tiri in offset?

MC: Circa 300.

TG: Ah, non così tante...

MC: No.

TG: Il tuo amico Axel ti consiglia per quale macchina da stampa utilizzare a seconda del disegno che gli proponi?

MC: Sì, lui stampa e io sto vicino a lui per fare i test del colore; prendiamo le decisioni insieme perché io non sono capace di stampare, ma so quello che voglio.

TG: Chi decide se realizzare una serigrafia o una stampa offset?

MC: Generalmente, il cliente prende questa decisione, ma altre volte mi chiede in che modo possiamo ottenere il risultato migliore, così io penso a qualcosa che abbia senso. A volte, se appendi un poster realizzato in offset vicino ad una finestra i colori sbiadiscono molto velocemente.

TG: I colori tipografici sono più delicati?

MC: Sì. Se li esponi ad una forte fonte di luce che contiene raggi UV, in un paio di settimane il 50% del colore svanisce. Le serigrafie invece non sbiadiscono mai, c'è così tanto pigmento nel colore e uno strato così spesso sulla carta che non sbiadisce.

TG: Potresti scegliere di dare un effetto volutamente invecchiato a certe stampe offset?

MC: No non lo faccio perché dopo un po' acquisiscono quell'effetto in modo naturale.

TG: (risata) Certo... E quanti colori usi per la stampa offset?

MC: In questa (mi mostra un poster) ci sono 4 colori.

TG: A quanto sono vendute le stampe offset?

MC: Costano 20 euro.

TG: La stampa offset dovrebbe costare meno della serigrafia vero?

MC: Vero.

TG: Effettui vendite online?

MC: Sì, il mio sito è: https://www.casarramona.ch/ è un webshop, ma anche una vetrina dove poter vedere il mio portfolio.

TG: Da quanto tempo svolgi questa attività di grafica e illustrazione?

MC: Da circa 30 anni. Ho iniziato il mio apprendistato intorno ai 19-20 anni di età ed ho finito nel 1991, poi mi sono messo in proprio per immergermi nel campo della grafica, del design e dell'illustrazione.

TG: Per quale motivo hai scelto di non partecipare a grandi fiere ed eventi internazionali?

MC: Con una famiglia e dei bambini piccoli non è facile spostarsi e partecipare ad eventi che sono interessanti, ma molto stancanti.

TG: Hai altre cose da dire?

MC: Avrei molte altre cose da dire, ma sono un po' stanco perché ieri ho impacchettato tutto il materiale da portare qua in mostra fino alle quattro del mattino e alle sei ho preso il treno per venire qui. La prossima volta vi racconterò di più.

TG: Va bene Michel, grazie. Magari la prossima volta verrò a trovarti io a Zurigo, mi piacerebbe conoscere e visitare anche il laboratorio di Axel a Lenzburg.


Il poster di Filler 2018 di Michel Casarramona è stato stampato da Daniel Tummolillo per Thunderbeard n 75 esemplari.

Daniel Tummolillo ci spiega come ha realizzato la serigrafia per il poster di Filler 2018 disegnato da Michel Casarramona

Dario Maggiore mi ha chiesto di stampare il progetto grafico di Michel per Filler 2018 e devo ammettere che questa cosa mi ha creato non poche difficoltà per la precisione con cui è stato disegnato il poster. 
Il primo problema con cui ho avuto a che fare era di carattere tecnico; il plotter che mi ha preparato le pellicole le ha leggermente deformate. Michel mi aveva inviato tre file con i tre livelli di colore dell'immagine da stampare: nero, giallo e  rosa.
Una volta che sono andato a farmi stampare le pellicole pensavo fossero precise, ma quando poi sono andato a farmi sviluppare i telai mi sono accorto che non riuscivo a metterli perfettamente a registro. Questo era dovuto alla deformazione della stampa del plotter sulla pellicola trasparente. Stiamo davvero parlando di una deformazione minima di alcuni centesimi di millimetro di spessore, eppure, una volta che si va a stampare, tale deformazione dà luogo ad un problema visibile.
Mi è piaciuto fare questo lavoro perché era complesso e stimolante ed ho avuto modo di osservare l'estrema precisione di Casarramona. Probabilmente, lavorare molto al computer abitua a generare file perfetti.
Il risultato finale non è stato quello che mi ero immaginato di poter dare a Dario, in alcuni punti si può notare sulla stampa qualche minima imprecisione, ma il problema non era possibile correggerlo completamente perché allineando perfettamente un lato, andava leggermente fuori registro l'altro lato dell'immagine. Sono comunque riuscito a trovare un buon compromesso per non rendere evidente la differenza creatasi tra i telai. Casarramona è stato contentissimo del mio lavoro, cosa che mi ha fatto piacere, anche se mi dispiace non essere riuscito a effettuare una stampa perfetta.  È stata un'esperienza interessante che mi ha permesso di capire meglio cosa fare per migliorarmi perché lo scopo di tutti è quello di fare sempre meglio il proprio lavoro di un un prodotto fatto a mano con impegno e competenza.
Avrei avuto necessità di disporre di macchinari capaci di effettuare microregolazioni per mettere a registro un punto con altri due. I piani da stampa che ho a disposizione presso L'accademia di Belle Arti di Brera offrono questa possibilità di regolazione fine, come tutti i piani da stampa manuali, semiautomatici e automatici, ma io purtroppo non dispongo ancora di queste attrezzature sofisticate presso il mio laboratorio privato a Popoli, in Abruzzo. Il mio banco da stampa è molto semplice: è costituito da due pinze su un tavolaccio, è un'attrezzatura che per i lavori che normalmente affronto funzionabene in abbinamento alla copisteria alla quale mi rivolgo ed al modo che ho di preparare i lucidi e di stampare. Avrei potuto risolvere il problema inviando i file di Michel a qualcuno che mi avesse preparato direttamente i telai per la stampa, però mi sono accorto del problema quando ormai avevo già iniziato la fase di produzione.
Anche una fotounità mi avrebbe permesso di preparare dei lucidi in modo corretto con il nero perfettamente coprente e senza alcuna deformazione del supporto trasparente su cui viene stampato il nero, ma le fotounità ormai sono diventate rare e ce ne sono in giro poche. Non tutti stampano col plotter sull'acetato che sarebbe il tipo di supporto ideale per poi poter ottenere la stampa sui telai da serigrafia. Il normale lucido semitrasparente in polietilene, con l'inchiostro, il calore e un minimo di pressione imposta dal plotter tende a deformarsi quel tanto che basta per crearti successivamente un problema.
Vedere l'immagine finale ad una distanza di cm 50-100 non dà la possibilità di osservare fuori allineamenti perché visivamente i colori si fondono bene, ma se si va a vedere la stampa un po' più da vicino e ci si aiuta con una lente si è in grado di percepire qualche minimo errore nel registro dei telai. In più, nel disegno di Michel appariva una retinatura di fondo che mi fa pensare che ci sia una certa abitudine a preparare i file per la stampa offset che, essendo fatta da macchine che funzionano in modo automatico, richiedono una precisione estrema.
Un'altra possibile soluzione per la stampa a tre colori che dava un quarto colore risultante dalla fusione del nero con il giallo per ottenere il verde e un quinto colore grazie al fondersi del rosa e del nero per ottenere il lilla, sarebbe stata quella di preparare sei livelli di colore anzi che tre per campiture piatte senza retinatura e dare le sfumature con linee e tratteggi d'altro tipo, ma questo avrebbe allungato i tempi di lavorazione e fatto lievitare i costi di stampa. DT


Martin e Michel a Filler 2018


domenica 17 febbraio 2019

Märt Infanger, l'Ultrabazar del poster

Intervista a Martin Infanger. Seguiranno anche le interviste di Michel Casarramona e Jessica RassiBuona lettura! TG


Martin Infanger a Filler 2018
Martin Infanger a Filler 2018

Tony Graffio: Ciao Märt, vorrei conoscere meglio la tua arte. Vedo che ti piace lo stile classico del poster che richiama anche i manifesti utilizzati dai circhi. È questo il tuo segno distintivo?

Märt Infanger: Sì, forse dovrei dire che ho iniziato a occuparmi di graphic design perché suono in un gruppo Rock ed ho iniziato così a fare i poster per la nostra band; ormai sono 33 anni che suoniamo insieme. Ogni volta c'era il problema di trovare dei prodotti visivi per promuovere la nostra musica; all'inizio ho raccolto quello che ho trovato intorno a me: vecchie fotografie da internet un po' sullo stile Punk. Le ho copiate ed ho continuato a stare su quel genere perché penso che tantissimi bravi designer abbiano già creato ottime immagini tracciando il solco. Non ho intenzione di distinguermi per quello che inventerà uno stile completamente nuovo, ma posso essere colui che mostra agli altri degli ottimi lavori del passato per rivisitarli in un modo nuovo e più attuale. Per commemorare Johnny Cash, per esempio, ho preso delle vecchie fotografie da un vecchio art show di Nashville e le ho ridisegnate seguendo lo stesso stile, ma inserendole in un nuovo lettering perché pensavo che le lettere maiuscole si adattassero bene a questo personaggio. Inoltre, a me piace stampare personalmente i miei poster; non affido nulla ad altri. Non so se sia meglio o no, ma in questo modo imparo sempre qualcosa di nuovo. Per me è importante realizzare un poster per una buona band e realizzarlo da me.


Celebrating Johnny Cash, un poster di Martin Infanger
Celebrating Johnny Cash, un poster di Martin Infanger

TG: Usi una tecnica mista che unisce l'uso del computer al disegno a mano?

MI: Sì, adesso mischio l'uso della tavoletta grafica al disegno a mano; prendo una fotografia e le inserisco sopra altre cose; mi piace creare dei grandi collage.

TG E poi, vedo dei pattern presenti sullo sfondo.

MI: Sì, quando stampo non voglio ottenere solo dei punti, per questo sperimento anche con altri tipi di fondi. Utilizzo delle linee e delle onde; alcuni sono più tagliati, da altri emergono delle onde di interferenza, trovo la cosa abbastanza interessante. La gente dice che bene o male faccio sempre lo stesso lavoro, ma io penso che cambio modo di lavorare ogni volta.

TG: Certo. Chi sono i tuoi clienti?

MI: Il mio maggior cliente è la mia band, Jolly and the Flytrap. Facciamo musica di vario tipo, da quella che si ispira agli anni '60, fino al Garage Punk e cantiamo in diverse lingue.

TG: Secondo te, per quale motivo piacciono i tuoi lavori grafici? Per i colori o per lo stile?

MI: Per lo stile. Mi sono ispirato agli Equals, una band molto in voga tra la metà degli anni '60 e gli anni '70 che avevano uno stile molto psichedelico, così ho iniziato a disegnare un po' di poster per vari gruppi che suonavano in varie località in Europa, America e Oceania grazie ad una società che organizzava i concerti. Non ero pagato, ma ero quello che in quella piccola squadra faceva i poster. Non ho clienti che si rivolgono direttamente a me; io sono un insegnante di grafica a Lucerna e disegnare poster è soltanto un'attività che affianca la mia occupazione principale a scuola. Ho fatto anche il tatuatore ed ho lavorato per Sony Music, Warner, Virgin France disegnando le copertine dei dischi o dei CD, ma non con lo stesso stile che impiego per i miei poster. Ho lavorato per 10-15 anni per le case discografiche, ma adesso ho terminato con loro. Insegno e mi occupo delle mie cose, nient'altro.

TG: Che tipo di colori impieghi per i tuoi poster?

MI: Da quando ho iniziato a occuparmi personalmente della stampa adopero colori con base ad acqua, ma prima stampavo con altri colori. Cerco di mantenere la qualità di stampa alta; prima non ero sicuro del risultato che mi avrebbero dato i colori ad acqua, ma adesso mi sto accorgendo che si possono ottenere ottimi risultati. È da poco, circa sei mesi, che ho iniziato a sperimentare con questo nuovo metodo di stampa.

TG: Vedo anche qualcosa di diverso tra i tuoi lavori.

MI: Per i trent'anni del giubileo della nostra band ho voluto ridurre i colori al nero e poi ho aggiunto una carta blu metallica. Alla gente è piaciuto molto ed anche a me, così ho fatto un'intera serie con questo tipo di stampa, utilizzando un solo colore chiaro su un fondo scuro di carta metallica.

TG: Molti artisti chiedono più soldi per una stampa che impiega più colori. Cosa ne pensi?

MI: È vero, ma io per i miei poster ragiono in un altro modo. Non guardo mai a quanto tempo impiego per realizzare una stampa, ma a quante me ne rimangono da vendere. Io aumento il prezzo dei miei poster quando mi accorgo che mi sono rimaste solo poche copie in casa. Ecco perché un poster stampato con un solo colore può essere più caro di un altro che ho stampato a più colori.

TG: Normalmente quante copie tiri per poster?

MI: All'inizio non lo so, dipende anche da quanto colore e da quanta carta ho a disposizione; normalmente stampo intorno alle 150 copie per poster. Metà di questa quantità sono destinate all'organizzatore dell'evento, all'artista e alla gente che lavora per loro; il resto lo tengo per me e lo vendo per poter poi guadagnare i soldi che mi servono per ricomprare la carta e i colori. Non sono pagato, così in questo modo mi pago le spese; anche per Filler è andata così e funziona.

TG: Vendi anche sul web attraverso il tuo sito?

MI: Non proprio; non ho un negozio online, ma la gente può guardare sul mio sito scegliere quello che le piace, scrivermi un'email ed io rispondo. Prendo il poster che vogliono lo infilo in un tubo di cartone e lo spedisco. Non si tratta di un vero business, ma ogni tanto vendo qualcosa.

TG: Non è facile trovare i tuoi poster su altri circuiti di vendita?

MI: No. C'è un negozio in Svizzera che compra i miei poster per rivenderli; mentre a Parigi c'è una Galleria che ha molto materiale che mi appartiene. Ho fatto anche una mostra a Parigi, infatti è un po' lì che concentro la mia attenzione.

TG: Quindi c'è un buon riscontro di vendite a Parigi?

MI: Sì, sono abbastanza conosciuto, mentre in Svizzera devo sempre proporre qualcosa di nuovo. Sia io che Michel (Casarramona ndTG) sono più di 20 anni che ci occupiamo di queste cose in Svizzera così è una buona idea andare ad esporre anche in altri posti: Parigi, Amsterdam e Milano.





giovedì 23 novembre 2017

Speciale Basement Art & Culture 7a Parte: Simone Lucciola

Simone Lucciola
Simone Lucciola

Tony Graffio: Ciao Simone, tu che sei un illustratore, mi spiegheresti la differenza tra il lavoro dell'illustratore e quello del grafico, per favore?

Simone Lucciola: Ciao Tony, l'illustratore prende la tua idea e la trasforma in un'illustrazione che, nel mio caso, spesso viene inserita su una locandina o su una copertina di un disco o di un libro; il grafico invece dovrebbe essere colui che te la impagina e la lavora, in modo che vengano contrastati i colori. Il grafico segue dei canoni che ti permettono di andare poi in stampa tipografica. In breve, posso dirti che io creo un'illustrazione che poi affido ad un grafico che provvede all'impaginazione e svolge un ulteriore lavoro per il trattamento del colore e dei contrasti. E' lui che rivede il mio lavoro d'illustratore prima di mandarlo in stampa ed inserirlo in una pubblicazione. Chiaramente, il grafico fa tante altre cose, ma nel mio caso la differenza tra me ed un grafico è proprio quella che lui arriva in una fase successiva rispetto al lavoro che ho fatto io.

TG: Ho capito. Ho visto che qui al Basement hai portato una serie di ritratti fatti a personaggi della scena Rock'n'Roll, raccontaci qualcosa di loro.

SL: Questa serie si chiama: "I Santissimi"; ho iniziato a dipingerla nel 2004, ho ritratto dei rockers per lo più defunti che hanno fatto un genere di musica di mio gradimento. Alcuni di loro sono più conosciuti, altri meno; tanto che c'è gente che stenta a riconoscerli e mi chiede: "Ma questo chi è?". Chiaramente, non sono personaggi misconosciuti, ma nemmeno così popolari. Sono musicisti del recente passato, anche perché io non ascolto niente che sia arrivato dopo gli anni '90.

TG: Sono comunque personaggi di fama mondiale, forse più acclamati da una nicchia di appassionati che conoscono bene la storia del Rock...

SL: Certo...

TG: I contrasti cromatici di questi ritratti sono qualcosa che appartiene al tuo stile o è una scelta che riguarda solo questa serie?

SL: Fa parte di questa serie, però di base, mi piacciono molto i colori Pop. Mi piacciono molto i lavori di Warhol e Lichtenstein. I miei colori preferiti sono il giallo, il verde e il rosso ed il blu. Questi colori sono sempre presenti nei lavori che faccio.


Jerry Lee Pierce di Simone Lucciola

TG: Usi colori acrilici?

SL: Nella serie dei "Santissimi" sì. Dopo aver fatto una specie di campitura a pennello seguendo sempre un verso, inizio a lavorarci a pennarello, come se fosse un fumetto.

TG: Tu disegni anche fumetti?

SL: Sporadicamente, sì. 

TG: Colori o Bianco e nero?

SL: Sia a colori che in bianco e nero. Per la maggior parte però li ho realizzati in bianco e nero, perché i fumetti si stampano poi in bianco e nero, soprattutto per una questione economica. Chiaramente, ci sono testate nazionali, come possono essere Linus o XL di Repubblica. Loro possono permettersi di stampare tipograficamente a colori ed infatti per loro ho lavorato a colori. Spesso, per le auto-produzioni ho lavorato in bianco e nero. Per libri di 100 pagine e più ho lavorato in bianco e nero per riuscire a dare un prezzo di copertina conveniente all'acquirente e alla distribuzione in libreria.

TG: Ti diverti di più a dipingere i "Santissimi" o a disegnare i fumetti?

SL: La verità è che dipingere i "Santissimi" è molto rilassante per me. Ascolto un disco, fumo una sigaretta e lavoro in scioltezza, come se fossi un imbianchino e poi mi metto a ripassare i dettagli. Si tratta di un lavoro più intrippante che comunicativo... Mentre per un fumetto la storia è fondamentale...

Si intromette Murder Farts che prendendoci in giro fa una domanda a Simone sullo stile dei "Piccoli Fans" di Sandra Milo.

Murder Farts: Ma tu, a chi vuoi più bene a mamma o a papà?

Simone Lucciola: (senza esitare) A Pippo Baudo!

Riprendiamo l'intervista come se niente fosse successo.

Tony Graffio: Hai avuto un buon successo di vendite con la tua serie dei "Santissimi"?

Simone Lucciola: E' andata molto bene, la propongo da circa 13 anni e continua a piacere. Nel tempo si evolve e mi viene sempre meglio; aggiungo anche dei dettagli che rendono i ritratti più belli.

TG: Tra i rockers che hai portato qui a Jesi quali hai realizzato prima e quali sono stati dipinti più di recente?

SL: Per esempio, c'è Marc Bolan che è molto vecchio e risale proprio al 2004, mentre l'ultimo che ho dipinto, appositamente per il Basement Party, è Jeffrey Lee Pierce che vedi su quello sfondo color cioccolato. E' piaciuto molto anche a te e infatti lo hai pubblicato sul libro che hai auto-prodotto: "Musica in Cantina".

TG: Ti è piaciuto il libro?

SL: Molto bello, tra l'altro ne voglio una copia. Quel quadro di Pierce l'ho venduto per pagare le stampe delle copie che ho esposto qui.


Joe Strummer - Locandina di Simone Lucciola

TG: Hai altre cose da dire?

SL: Oltre a tutta la serie dei "Santissimi", ho portato anche una serigrafia di Joe Strummer. Si trattava di una locandina di un concerto; te ne accorgi perché ha un formato diverso dagli altri lavori: è un po' allungata e verticale. L'originale era in bianco e nero e propagandava una "Strummer Night", un tributo a Joe Strummer in un locale di Roma. Passo più di metà della mia vita a Roma...  Adesso un amico (Gianluca Ruggiero) delle mie parti (Calstelforte, vicino a Formia) che ha una serigrafia artigianale, Abaixo Screenprint, da quella locandina ha tirato 25 stampe a 4 colori, utilizzando sempre colori Pop che riprendono la serie dei "Santissimi". Io gli ho chiesto un giallo per l'incarnato ed un paio di verdi, più un nero e il bianco della carta. Quella è un'edizione limitata e firmata un po' più pregiata.

TG: Prezzo? 

SL: 20 euro.

TG: Quando l'hai stampata?

SL: Adesso, prima di venire qui a Jesi.

TG: Ok, bella te ne compro una.
Joe Strummer Simone Lucciola
Joe Strummer - Serigrafia di Simone Lucciola e Abaixo Screenprint cm 35X55 su carta Modigliani Cordenons da 320 grammi.


Tutti i diritti sono riservati



mercoledì 22 novembre 2017

Speciale Basement Art & Culture 5a Parte: Raffaele Primitivo


Raffaele Primitivo Grafico
Raffaele Primitivo al Basement Party, Jesi 17/18/19 novembre 2017.

Tony Graffio: Raffaele, raccontami qualcosa di te.

Raffaele Primitivo: Mi chiamo Raffaele Primitivo, di professione grafico, praticamente da sempre. Ho quasi 20 anni di carriera alle spalle e fino da bambino volevo occuparmi di grafica, ma no so spiegarti il perché di questa decisione. Ho studiato ragioneria, ma mentre lo facevo dentro di me mi dicevo che non avrei mai fatto quel lavoro; così, appena ho potuto ho studiato grafica ed ho intrapreso poi quel percorso professionale. Sono appassionato di musica: suono e faccio il Dj. Appena posso, lavoro in quel campo ed ho diversi clienti nell'ambiente discografico. Sono partito con alcuni contatti con gruppi Rock, ma adesso lavoro molto anche con chi produce e diffonde la musica elettronica, sia per eventi che con etichette digitali; perché l'elettronica si muove quasi esclusivamente in quella direzione. Diciamo che riesco a starci ancora dentro. Ho seguito vari festival. Ne ho anche creati alcuni...

TG: Tipo?

RP: Alcuni anni fa ho organizzato il Supernova, un festival di musica elettronica in Croazia. L'ho creato insieme ad una compagnia di traghetti; era un modo per promuovere l'isola di Pag che all'epoca non era così conosciuta. Si voleva cercare di far nascere una nuova Ibiza, con l'idea di portare la gente là dall'Italia.

TG: Ho capito, Pag è una bella isola, ma molto ventosa.

RP: Vero. E' stata una bella esperienza.

TG: E i pupazzetti che proponi con le stampe che cosa sono?

RP: Arrivano dall'ambiente della "Drum and bass", della "Breakbeat" e della "Techno", è un articolo che si rifà ai festival di "Dub" e a quel tipo di mondo.

TG: Come vengono fruite le immagini che crei?

RP: Cerco di essere un po' trasversale, le strade facili non mi piacciono mai. Cerco sempre d'inserire dei rimandi, dei riferimenti a mondi esterni o di inserire degli input diversi, di varia provenienza. Possono essere il cinema, la letteratura o tutte queste cose assieme. Ho optato per una grafica più illustrativa che può rimandare a quella del cartoon o dello stencil e della street-art.

TG: Ok, ma come viene fruita? Le tue grafiche diventano copertine di dischi? Flyers? Manifesti? O che cos'altro?

RP: Quelle sono diventate direttamente dei poster.

TG: Basta semplicemente aggiungere un nome o alcune scritte?

RP: Sì, per esempio, quello (indicando il suo stand) di "Beat the Street" è diventato una serie di poster incentrato sul "Dub". Gorilla invece è stato usato per una serie di serate sul "Drum and bass". "Smoke" è stato utilizzato da una combo che suonava musica elettronica, poi stranamente è finito in diversi libri di grafica, anche in Giappone. Qualcuno me l'ha contestato perché c'era un rimando al "fumo" (ride)...

TG: Quindi c'è una committenza, o bisogna sempre proporsi?

RP: Sì e no... Io ho lavorato tantissimo anche nel campo dell'abbigliamento, vedi "Kiss"... Molto spesso le situazioni le creo io; capitava che organizzavo delle serate con un gruppo di persone ed i poster erano stampati per quegli eventi...

TG: Hai uno stile piuttosto personale, mi riferisco specialmente ai tuoi lavori in bianco e nero, molto geometrico: bello.

RP: Sì quelli sono i lavori più recenti: al resto, anche se si tratta di grafica, ho cercato di dare un senso, ma forse lo capisco solo io... Ci sono alcuni disegni che ho riportato da altri contesti per fare un nuovo tipo di composizione.

TG: Stampi in digitale o anche in serigrafia?

RP: Per la maggior parte in digitale, ultimamente non preparo molte serigrafie, anche perché questa è la prima volta che partecipo ad una mostra-mercato come il Basement. Generalmente, lavoro su committenza, o comunque per le cose che faccio io vado in tipografia a stampare, perché faccio una tiratura piuttosto larga.

TG: Ho capito. Cosa ne pensi del Basement Party? Che impressione ti ha dato?

RP: Mi piace molto: bello l'ambiente e l'idea di coinvolgere creativi di vari settori. Fondamentalmente, se ce ne fossero anche un po' di più di queste occasioni, la gente sarebbe più stimolata a capire e a interpretare questo tipo di messaggio visivo. Il punto è sempre quello: la gente va preparata a conoscere questo tipo di opere, altrimenti non le capisce.


Marlene Kuntz - Lunga Attesa - Grafica di Raffaele Primitivo

Basement Party: Illustrazione, Tattoo, Grafica, R'n'R, Serigrafia, Poster Art, Kustum Kulture, Fotografia, Incisione, Scultura, Auto-produzioni, Fumetto, Street-Art e creatività.




mercoledì 8 novembre 2017

Musica in Cantina: Viaggio nell'Immaginario Underground della Rock Poster Art Italiana

Grazie a tutti coloro che hanno pre-ordinato la loro copia da collezione di:

Musica in Cantina
Viaggio nell'Immaginario Underground della Rock Poster Art Italiana

Tony Graffio libro copertina Brillantina Moretti

Immagine di copertina e grafica di Brillantina Moretti


L'idea di approfondire la conoscenza della scena della Rock Poster Art italiana era nell'aria poiché, ultimamente, avevo conosciuto alcuni tra i più interessanti graphic artist e serigrafi attivi in questo settore. L'occasione di trovare a Jesi, al prossimo Basement Party, altre firme che si dedicano alla realizzazione di manifesti promozionali e commemorativi di concerti Rock, Metal, Punk e via di seguito, mi ha spronato ulteriormente a fare qualcosa di nuovo e di qualità che potesse soddisfare le curiosità di chi si affaccia a questa realtà, sia dal punto di vista collezionistico, creativo e culturale. 
Mi ero accorto che Sonny Alabama meritava che si parlasse del suo lavoro in modo un po' più serio, rispetto a come avevo affrontato questo discorso quando lo conobbi, quasi un anno fa. Nel frattempo, sentivo anche la necessità di rivedere il collezionista Stefano Marzorati e porgli nuove domande; stesso discorso per Daniel Tummolillo, un insegnante dell'Accademia di Belle Arti di Brera innamorato del proprio lavoro che da diversi anni crede nelle potenzialità della serigrafia e che si prodiga in tutti i modi per dare nuove opportunità ai giovani che si dedicano a questa disciplina. E' lui che è riuscito a far rimodernare il laboratorio serigrafico dell'accademia milanese che aveva attrezzature praticamente sue coetanee. Negli ultimi anni, sono sempre di più gli studenti che si iscrivono ai corsi di serigrafia e si interessano ad un'attività che può essere, non soltanto artigianale e artistica, ma anche immediatamente remunerativa per chi ha voglia di investire un piccolo capitale iniziale e darsi un po' da fare.
Nel giro di un mese: dal 14 settembre al 14 ottobre (ho terminato d'inserire l'ultimo poster di Paulette Du nella galleria del libro soltanto qualche minuto dopo la mezzanotte di ieri), ho contattato alcuni graphic artist che saranno presenti a Jesi ed altri che già conoscevo, o che mi sono stati segnalati da amici e colleghi della poster-art, ed ho proposto una trentina di domande a tutti. Le domande non sono sempre state le stesse, anche perché ogni artista ha una sua storia personale. Ho lasciato la totale libertà agli interpellati, in modo che potessero scegliere a cosa rispondere e cosa dire; la formula dell'intervista ha permesso di conservare quell'autenticità di contenuti che ricerco sempre nelle mie documentazioni ed anche di caratterizzare ogni personaggio con la sua forma espressiva reale e lo stile, più o meno ironico, che lo contraddistingue. Il risultato finale mi ha molto soddisfatto e penso dimostri anche quanto impegno e passione ho riservato a questo argomento che non si limita a descrivere un particolare ambiente delle arti visive, ma racconta anche la realtà delle band musicali Underground nelle quali molti illustratori e grafici confluiscono quasi per osmosi. Per molti di loro è difficile spiegare se hanno iniziato prima a suonare o a disegnare, ma questo non credo sia fondamentale per il lettore. Quello che ritengo importante è che la Rock Poster Art disegnata dai creativi di casa nostra è più che mai viva ed in espansione e pronta per fare il salto di qualità che merita per trovare il suo pubblico ed i suoi committenti anche in Italia.

In occasione del prossimo Basement Party che Vi attende il 17/18/19 novembre a Jesi, Tony Graffio, in collaborazione con 16 tra i più importanti graphic-artist italiani e serigrafi ha realizzato un libro auto-prodotto da Frammenti di Cultura che tratta le tematiche e le problematiche della Rock Poster Art.
I poster artist, gli esperti del settore ed i laboratori  serigrafici intervistati sono:

-Daniel Tummolillo
-Stefano Marzorati
-Sonny Alabama
-Silkscreen-Department
-Jessica Rassi
-Vandalo
             ...ed altri personaggi a sorpresa.

Il libro è composto da 236 pagine, delle quali 61 a colori. All'interno troverete 16 illustrazioni dei graphic-artist + 8 illustrazioni inedite di WonderBee.
La presentazione del libro in edizione da collezione avverrà in occasione dell'apertura della mostra-mercato al Cotton Club di Jesi.

L'offerta minima per chi ha pre-ordinato il libro era di 15 euro per coprire le spese della stampa. Per le altre richieste l'offerta dovrà tenere conto della disponibilità delle copie invendute.

Sono state stampate solo 30 copie (stampa digitale a colori su carta calandrata da 100 grammi/mq con rilegatura in brossura) firmate e numerate. Le ultime copie disponibili le potrete trovare a Jesi, oppure provate a richiedermele direttamente.

Tony Graffio 
email: graffiti.a.milano@gmail.com 
Telefono: 3339955876

Probabilmente, in tempi non ancora definiti riproporrò un'edizione economica del libro in bianco e nero, senza illustrazioni (?). Grazie a tutti per l'attenzione, TG


Rock Poster Art Libro Tony Graffio
La prova di stampa di Musica in Cantina


martedì 10 gennaio 2017

Un illustratore underground a Filler WE 2016: Michael Hacker

 Una bambina a Filler guarda un po' preoccupata i mostri di Michael Hacker

Michael Hacker, autore del divertente volantino della Winter Edition 2016, è un altro artista che ho incontrato a Filler che realizza illustrazioni su serigrafia per gig-poster, stampe d'arte, fumetti ed ultimamente anche su skateboard. Ha un tratto tipicamente underground ed un innato senso ironico.
Ha 35 anni, si è formato a Vienna, ma è nato nella parte occidentale dell'Austria, vicino al confine con la Svizzera ed il Liechtenstein, a Feldkirch, una tranquilla cittadina ad una trentina di chilometri dal lago di Costanza.
Nella sua infanzia ha sempre disegnato ed ha sempre letto fumetti ed è da queste letture che ha ricavato la sua ispirazione. Ha studiato design, grafica e pubblicità, ma ha scoperto presto d'essere più interessato all'illustrazione e di volersi cimentare in questa attività. Dal 2009 è un illustratore professionista autonomo.
Attualmente vive e lavora a Berlino e a Vienna.


Michael Hacker

Tony Graffio: Michael, come sei riuscito a trovare il tuo stile?

Michael Hacker: Il fumetto mi ha sempre influenzato, io sono cresciuto divorando fumetti, mi piace quel senso dell'umorismo e lo inserisco nel mio lavoro. Non credo che nessun artista in particolare mi abbia ispirato, mi piace di tutto, da Asterix a Robert Crumb. Il mio gusto abbraccia una gamma molto vasta di generi e di artisti.

TG: Quando hai iniziato ad occuparti di Rock poster art?

MH: Ho iniziato a fare poster per i concerti con la serigrafia nel 2007 perché un mio amico mi ha mostrato un libro intitolato Art of modern Rock che era pieno di gig-poster degli anni 1990-2000 e questo incontro mi ha fatto capire che era quello che volevo fare veramente e che mi piaceva.

TG: Per quali band hai realizzato le tue opere?

MH: Per i Melvins, per i Queens of the Stone Age, Greenday ed altri gruppi: per la maggior parte si tratta di band di musica Rock e Metal.


Una bella regina dell'età della pietra disegnata da Hacker

TG: Lavori con il computer?

MH: No, lavoro sempre con l'aerografo a inchiostro su carta, ottenendo sempre un disegno originale. A volte, quando lavoro per i gigposter coloro le parti del disegno su livelli diversi o su più fogli di carta. Solo ogni tanto coloro i miei disegni in modo digitale. In genere lavoro sempre con la penna o l'aerografo.

TG: Partecipi spesso a questi festival dell'illustrazione in giro per l'Europa?

MH: Sì, dal 2008 ogni anno vado ad Amburgo, a Flatstock, e a Barcellona da un paio d'anni. Quelli sono i maggiori eventi del nostro settore in Europa. Sono stato anche in Austria e in America, a Chicago dove però questi eventi sono impressionanti perché là hanno una lunga tradizione per i gigposter, cosa che porta ad avere più fan, più collezionisti ed ovviamente, più artisti. E' molto bello confrontarsi con il lavoro degli altri e trarre ispirazione da quello che si vede in queste occasioni, perché lì incontri veramente tutti.

TG: Collezioni opere di grafica, illustrazione e poster tu stesso?

MH: Non mi considero un collezionista, ma da quando faccio gigposter scambio molto i miei lavori con quelli degli altri artisti e così mi capita d'avere una mia collezione. Qualche volta li compro anche, ma principalmente mi piace scambiarli con gli altri.

TG: Collezioni fumetti?

MH: Non sono un collezionista ma leggo tantissimi fumetti.

TG: Crei tu le storie per i tuoi fumetti?

MH: Sì, anche se i miei sono fumetti senza parole o dialoghi. In questo modo posso mostrare il mio lavoro ad un pubblico più vasto; altrimenti dovrei scrivere nella mia lingua madre che è il tedesco. Ho fatto di recente un libro di 50 pagine, adesso sto lavorando ad un nuovo progetto.

TG: Hai un editore che pubblica i tuoi lavori?

MH: No, per la maggior parte dei lavori, mi autopubblico. Poi, cerco di venderli ai festival oppure sul mio sito. E così mi autoproduco e mi autopubblico.

TG: Credevo che in Germania o in Europa fosse più facile  che da noi trovare un editore.

MH: No, non è così. Forse, la situazione lavorativa è un po' migliore che in Italia, ma anche da noi è molto difficile trovare un editore. Inoltre, le mie storie rimandano ai fumetti underground, non vengono considerate molto seriamente; non sono nemmeno graphic novel, così è difficile trovare chi le pubblichi. Forse, in Francia o in UK c'è maggior mercato per questi prodotti editoriali, ma io sono felice di autopubblicarmi.


I californiani Fu Manchu cantano spesso di Ufo, ET, flipper e skateboading.

TG: Ti piace quest'edizione di Filler?

MH: Sì, completamente. Mi piace anche Milano, ma è così nebbiosa che non ho visto gran che di questa città. Quello che ho visto però mi è piaciuto. Filler è una manifestazione fantastica che mi ha permesso di conoscere molta gente che non conoscevo e di incontrare qualche vecchio amico, come Fabio Meschini e Error Design da Bercellona, perciò è bellissimo essere qui.

TG: Grazie Michael.


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