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sabato 30 dicembre 2017

Davide Bolzonella critica la copertina di: Musica in Cantina, Viaggio nell'Immaginario Underground della Rock Poster Art Italiana

"La vita del designer è una vita di lotta contro il brutto." Massimo Vignelli

Davide Bolzonella è un art director che negli anni '80 ha maturato una grande competenza professionale nel campo dell'impaginazione e della grafica editoriale; ha lavorato con gli editori di libri e riviste più importanti, con i leader del mercato italiano come Electa, Mondadori, che all'epoca aveva delle nicchie di mercato piuttosto evolute, oltre che per Condé Nast che ha una copiosa serie di riviste ancora sul mercato ai nostri giorni. Tra i periodici più importati, naturalmente citiamo Vogue Donna. Ancora oggi Bolzonella si occupa di grafica editoriale e di altre forme di grafica e coordina l'immagine editoriale quando un editore non è strutturato per la realizzazione di progetti che vanno curati adeguatamente.
Ho sottoposto all'attenzione di Davide Bolzonella il libro che ho realizzato per lo scorso Basement Party, in modo da capire se l'immagine esposta in copertina era adeguata alla tipologia del prodotto culturale proposto.
Ho deciso di parlare di questo argomento sulle pagine di "Frammenti di Cultura" perché molti lettori potrebbero essere interessati a questa analisi ed eventualmente per stimolare un piccolo dibattito tra gli addetti ai lavori e coloro che hanno contribuito all'ideazione dell'immagine. Premetto che io ho gradito molto il disegno realizzato da Brillantina Moretti e trovo che il suo segno ed i suoi contenuti abbiano portato allegria e freschezza ad una pubblicazione che poco, o nulla, ha di commerciale. TG

Copertina del libro di Tony Graffio Musica in Cantina
Musica in Cantina Viaggio nell'Immaginario Underground della Rock Poster Art Italiana

Davide Bolzonella: Il prodotto editoriale, sia nella linea editoriale libraria, che nella linea editoriale dei periodici è sempre stato molto povero, di conseguenza in questi settori si investono pochi soldi nei professionisti della grafica. Diverso è il discorso per il settore farmaceutico, piuttosto che per coloro che si occupano degli allestimenti fieristici o della comunicazione in senso lato. 

Tony Graffio: Caro Davide, vorrei chiederti di darmi una lettura oggettiva di ciò che leggi nella copertina di Musica in Cantina, anche se questo volesse dire esprimere delle critiche ad un libro al quale sono molto legato e del quale sono piuttosto soddisfatto. Vorrei un tuo parere professionale sul significato di quello che vedi, ma anche sull'esecuzione del lavoro e su come si presenta il libro.

DB: Sulla copertina appare subito evidente la scritta "Musica" che sia per la scelta del carattere, che per la sua composizione, risulta essere molto legata al Jazz; vuoi perché è isolato come si fa per le testate, vuoi perché sembra fatto per timbrare e personalizzare qualsiasi tipo di illustrazione. E' musicale per come si intende la parola musica; quello che dà senso a questa scritta sono le illustrazioni avulse da qualsiasi linea di cultura. Oggi tutti i segni sono passati sulla stampa cartonata del fumetto, ma un tempo questo tipo di disegnini erano abbastanza caratteristici degli anni '50. Le ragazze del disegno non sono particolarmente localizzate e poco sembrano aver a che fare con la musica suonata dal vivo; sono però delle spettatrici di un evento musicale che si divertono, lo si capisce da come sono disegnate, da come si muovono e dagli orpelli che hanno addosso e non solo da come sono vestite. Tutto questo caratterizza la parola musica portando il contenuto del libro, che peraltro si presenta in modo molto serio, ad un livello abbastanza popolare. Per popolare intendo qualcosa abbastanza lontano dalla cultura musicale, significato che invece sarebbe stato diverso mantenendo la sola scritta: "musica" priva di altre illustrazioni.

TG: Separare il titolo dall'illustrazione connota il libro come il frutto di una cultura Underground?

DB: Sì, sovrapporre la scritta a qualcosa di non noto, che potrebbe essere un teschio, osservandolo bene, ma potrebbe essere anche un qualsiasi disegno crea già un rapporto con questo mondo. Inoltre, si aggiungono le parole: "in cantina" che si percepiscono collegate a musica. Queste parole ti orientano verso un contenuto Underground che poi viene negato da un'illustrazione che ti fa interpretare diversamente le parole "in cantina". Se tu avessi tolto l'illustrazione e lasciato solo la scritta avresti incuriosito maggiormente il pubblico, mentre l'illustrazione delle ragazze condiziona il lettore e lo circoscrive a questo tipo di linguaggio. Io in copertina avrei  messo l'elenco degli intervistati, perché sono dei nomi che possono chiarire il contenuto e dare un'interpretazione alla parola: musica.

TG: Avere una bella illustrazione in copertina è stata una mia richiesta che aveva la necessità di far capire che questo non è soltanto un libro fatto di parole, ma anche di immagini.

DB: Sono d'accordo sul fatto che privilegiare l'illustrazione può attirare maggiormente l'attenzione, ma questa non è una bella illustrazione.

TG: Perché non è una bella illustrazione?

DB: Perché trovo più interessante il disegno di WonderBee che ha un "graffio" educato, di ricerca che lascia trapelare il segno di un'illustratrice donna.

TG: Sì, l'ha disegnato una donna.

Il disegno graffiante a cui si riferisce Davide Bolzonella

DB: Il disegno di WonderBee è più legato alla moda, mentre quello della copertina è più banale, come tipo di illustrazione e nasce e muore sul libro. La grafica inserita all'interno è molto interessante e la trovo bella anche per aver inserito all'interno dei disegnini che mi portano a pensare al bar ed a qualcosa che dà movimento ed è anche molto più esaustiva. Inserendole un titolo, avrebbe potuto essere già una copertina.

La grafica che piace a Davide Bolzonella

TG: Io però avevo chiesto un'illustrazione in copertina...

DB: Allora avresti potuto prendere il disegno di WonderBee.

TG: La IV di copertina come ti sembra?

DB: E' una texture che lascia il tempo che trova.

TG: A me piace e poi è sempre un'immagine che si ricorda.

DB: Non ho bisogno di ricordarla, non mi dice niente, fa giusto da fondo in modo che se l'appoggi non si sporca... O se si macchia non te ne accorgi. E' quasi una necessità d'uso.

TG: Il libro non si macchia comunque perché è plastificato...

DB: Sto guardando i poster... Forse, la copertina poteva essere anche una raccolta di poster. Trovo i disegni in bianco e nero di WonderBee più vicini al contenuto del libro. Il disegno di copertina è stato fatto da un'altra mano.

TG: Certo però è stato fatto da un illustratore che ha contribuito al libro sia con una sua intervista che con i suoi poster che effettivamente è appassionato degli anni '50 e di musica Rockabilly.

DB: Però negli anni '50 quel tipo di disegno si utilizzava sugli oggetti di casa, come era il caso dei prodotti commercializzati dalla Standa. Su certi tessuti e sui bicchieri comparivano quel tipo di disegni.

TG: L'utilizzo di questi disegni che un tempo erano destinati, diciamo a prodotti di tipo casalingo, sulla copertina di un libro può essere vista come un'innovazione grafica?

DB: Certi disegni li avevo già visti fare negli anni '30. Certi disegni sfumati allora erano un'innovazione. Riprendere oggi certe grafiche fasciste o nello stile della Corazzata Potëmkin o i bozzetti delle scenografie già visti è un'innovazione perché si tratta di disegni talmente datati che adesso vengono ricordati e visti attraverso un nuovo filtro. Riproporre disegni anni '50 mai visti che non hanno mai fatto storia sono solo quello che vedi, una cosa che non interessa perché non sollecita curiosità.

TG: Non sono molto d'accordo...

DB: Queste figure sulla copertina sono ragazze in carne che non si sanno truccare ed esprimono una subcultura, ma se questo è quello che volevi ottenere l'hai ottenuto.

TG: Beh certo, volevo dare l'idea di uno spaccato di vita Underground e ritengo che già dalla lettura che hai fatto tu questo elemento emerga con forza. Non avevo interesse a spingere commercialmente un libro che ho pubblicato in tiratura limitata, ma volevo connotarlo fortemente come qualcosa di unico.

DB: Ma l'Underground non è qualcosa di negativo, è qualcosa di alternativo alla cultura ufficiale. I carbonari non era gente sporca, era gente che non poteva apparire ufficialmente.

TG: Quindi questa è una copertina che può funzionare, per te?

DB: No, io questa copertina la butterei via subito. Fai anche presto perché copri tutto e tieni solamente la grafica nell'angolo che è bellissima. Oppure, nella prossima copertina puoi mettere l'elenco di chi hai intervistato.

TG: Non sarebbe da mettere eventualmente sul retro questo elenco?

DB: No, perché questo è quello che ti fa vendere il libro. La copertina è la sintesi del contenuto.

TG: Va bene, ma io volevo un'illustrazione in copertina...

DB: In questo caso è la scritta che illustra, il disegno ti disorienta. Oppure va bene averlo come hai fatto, come intervallo tra i capitoli. L'illustrazione è quello che appare, non è necessariamente un disegno.

TG: Le tue conoscenze di marketing le hai apprese lavorando e risolvendo i problemi che ti ponevano i clienti?

DB: Io ho avuto la fortuna d'avere un insegnante che si chiamava Massimo Vignelli che ho incontrato nel 1968 quando avevo 18 anni proprio qui vicino (durante la chiacchierata eravamo al Palazzo della Triennale di Milano), in via XX Settembre mentre allestivano la mostra del Grande Numero che forse è stato il più bello e scenografico evento della Triennale con contributi anche di Gae Aulenti. Poi, ho continuato a studiare con Bob Noorda e Giancarlo Iliprandi che ho seguito fino all'anno scorso quando è morto a 92 anni. Ho seguito anche tutta una serie di grafici e architetti come Franco Albini che facevano parte di un percorso sui linguaggi grafici.

TG: Per te, questa immagine che ho proposto in copertina è un po' troppo naïf?

DB: Bravo, l'hai trattata bene. Non puoi accostare un'immagine di quel tipo ad un carotaggio di una cultura parallela a quella che esiste oggi.

TG: A me piace.

DB: Certo, altrimenti non l'avresti utilizzata, ma sei fuori tema.

TG: Ho dato carta bianca al disegnatore, gli ho chiesto di rappresentare delle ragazze in un ambiente festoso perché  il libro era in qualche modo abbinato all'evento del Basement Party ed, in parte, era anche una specie di catalogo che riportava alcuni poster esposti a Jesi. Brillantina Moretti mi ha proposto questa immagine che a me è piaciuta molto.

DB: Ma forse lui non era a conoscenza del contenuto. Gli hai fatto leggere il libro prima di farglielo illustrare?

TG: No, ma lui sapeva di che cosa parlava. Lui stesso è tra gli intervistati...

DB: Ha visto l'elenco degli autori?

TG: Sì, lo ha visto.

DB: Io non l'avrei fatta così quella copertina. Io ho illustrato una rivista politica di Claudio Martelli che è stata pubblicata per tre anni. Abbiamo reinventato Mondoperaio, abbiamo rifatto tutto che era diventato Mondo Opera Io scomposto in tre argomenti trattati in modo indipendente e facendo un passo avanti da quel Mondo Operaio che era un termine amorfo senza spessore né emozione. Già in quegli anni si trattava di un modo interessante di riproporre una testata storica. In quel caso, ho fatto delle illustrazioni politiche, ma io non posso pensare di fare illustrazioni quando ci sono già delle scritte che eredito da altri, tipo quella che mi hai fatto vedere.

TG: Anche quella è opera del poster artist...

DB: Bene, prendo l'opera di un altro per rappresentare quello che racchiude. Non devo essere protagonista, ma un interprete che dà una veste grafica ad un volume. Per essere obbiettivamente all'altezza di comunicare quello che poi qualcuno andrà a leggere devo attenermi a quello che trovo nel frontespizio. Anche come colore; infatti il rosso l'hai usato da subito. Non c'è altro da aggiungere, ma non volevo dare giudizi troppo critici.

TG: No, figurati, ti ringrazio per quello che mi hai fatto capire, era una mia richiesta conoscere l'opinione di un esperto. Ad altre persone però la copertina è piaciuta molto, anche nei colori utilizzati che sono il rosso il nero e il bianco e tutti mi hanno dato conferma di un certo gradimento nei confronti di un prodotto al quale hanno riconosciuto una certa eleganza...

DB: Sono tornato ieri dalla Biennale di Venezia; lì ci sono due luoghi importanti destinati all'esposizione: ci sono i giardini con i piccoli padiglioni e il padiglione Italia, luoghi che propongono il meglio degli artisti che vengono invitati a questa manifestazione. L'altro luogo deputato alla mostra è l'Arsenale di Venezia. Il mio giudizio finale sui giardini che ho visto nella loro interezza, forse saltando soltanto il padiglione della Francia, è che si tratta di un saggio di fine anno di artisti internazionali che scomodano il mondo intero per andare a vederli in un luogo d'elezione, perché solo lì per tradizione puoi vedere queste opere che sono il meglio dell'arte contemporanea, quello che hanno imparato studiando arte. Si tratta di lavori già visti, non approfonditi e cose che io da grafico, insieme a Max Huber facevo come esercizi di colore molti anni fa...

TG: Conoscevi bene Max Huber?

DB: Sì, è stato un mio insegnante.

TG: Puoi dirmi qualcosa di lui?

DB: Ho un ricordo simpatico di lui di quando tiravamo i petardi insieme con la cerbottana. Io ero un ragazzo e lui era un insegnante istrionico che si permetteva di giocare con noi, forse per essere più in sintonia con i suoi studenti. Lui era un grafico-artista che non aveva fatto una scuola di comunicazione. Era una persona dotata della capacità di muovere delle masse, dei volumi e dei colori. Da lui sono venute anche delle cose discutibili come l'Esselunga che non è un lavoro degno di particolare nota, se non per la sua facile memorizzazione, cosa che conferma come quel logo non potesse essere fatto meglio. Bob Noorda, altro mio insegnante, aveva fatto un'intervento simile per Coop andando a cercare un'armonia particolare per il lettering che ha avuto ben altra evoluzione grafica. Il logo Esselunga fa un po' il verso a Pirelli, è bruttissimo, però è vincente perché anche senza dover fare pagine di pubblicità si identifica facilmente.

TG: A suo tempo Max Huber non è stato tanto considerato, perché?

DB: Allora i pubblicitari erano pochi, venivano anche da Architettura, mentre i "Copywriter", negli anni '60 e '70 arrivavano dalla facoltà di Legge. A Milano trovavano tutte le agenzie pubblicitarie e qui venivano a lavorare. Huber veniva dal mondo dell'arte; prima del computer bisognava avere un'abilità manuale che lui aveva, mentre adesso non è più richiesta. Anche Bob Noorda era molto bravo a disegnare a mano libera, tanto che si permetteva di scrivere con un pennellino a corpo 7 per Ballecchi, al quale faceva i bozzetti a mano per le copertine. Ma questa è un'altra storia. A quei tempi erano così pochi in questo settore che riuscivano ad assurgere subito alla notorietà, grazie ai loro clienti. Loro sono stati abbastanza fortunati perché a Milano hanno trovato una vetrina per farsi conoscere.

TG: Adesso si lavora in équipe; è più difficile che un solo creativo si occupi di un prodotto?

DB: Adesso, il contenuto del messaggio è stato spacchettato. Giustamente è tutto più articolato, non c'è solamente una disciplina che se ne occupa. Io, per esempio, occupandomi di allestimenti fieristici, ho imparato a trattare i contenuti e non solo i volumi. Gli altri hanno molto da insegnarci, specie in una lunga esperienza lavorativa. E' un po' come l'architetto che faceva il modellino; adesso ti rivolgi direttamente a chi si occupa di realizzare i modellini e tu vai avanti a fare l'architetto. Fai quattro schizzi, passi il tutto all'assistente collaboratore che interpreta quello che tu vuoi fare e aggiunge qualcosa di suo, anche perché i lavori sono diventati talmente articolati che tu non puoi fermarti a te stesso, altrimenti faresti un unico lavoro nella vita. Io stesso negli anni '90 e 2000 avevo uno studio chiamato G&R e associati (Grafici e Redattori ndDB) che forse era il più grande di Milano e avevo più di 20 collaboratori, ma le persone erano tante perché tanti erano i lavori da svolgere e poi ognuno aveva bisogno di uno o due referenti perché ci eravamo articolati così. Abbiamo realizzato anche scenografie per teatri, come per il "Pollicino" presentato al Fraschini di Pavia, ma adesso per noi non sarebbe più possibile seguire un lavoro di quella mole. Adesso, si formano dei gruppi a tempo per un certo progetto, è cambiato il modo di lavorare e poi ai nostri giorni c'è il computer che semplifica molto le cose e accorcia i tempi delle lavorazioni.

TG: Per ogni tipo di lavoro bisogna capire qual è il nostro target?

DB: E' fondamentale. Come per il libro che adesso sto preparando per Tomaso Kemeny, dove voi tutti avete fatto i poeti poetando sull'argomento denaro, sulla scalinata che porta al Palazzo della Borsa. Su quella copertina ho messo una marionetta ispirata a Majacowskij con il volto rosso e nero che nelle pupille ha il simbolo dell'euro e quello del dollaro.

TG: E' la copertina che fa vendere un libro?

DB: Sì. Ultimamente, un amico che realizza siti web mi ha raccontato che ha fatto la promozione per un libro che è andata talmente bene che il libro ha dovuto essere ristampato. Si tratta di un giallo, una lettura anche quella di nicchia, come la poesia.

TG: Quando la gente non legge, tutti i libri sono di nicchia.

DB: Una volta c'era il Giallo Mondadori al quale il lettore era abbonato. Adesso il Giallo è un genere che sta riprendendo quota ed il fatto che un libro venga ristampato, non perché è scritto bene o perché l'autore è importante, ma solo perché la copertina ha funzionato promuovendola in video è un caso abbastanza particolare. In quel caso, la copertina ed il linguaggio del mezzo utilizzato per la promozione sono stati vincenti.

TG: Per concludere, che cosa mi consiglieresti di fare per il mio libro autoprodotto?

DB: Il canale che tu hai è anche il limite dell'interesse. Potresti dedicare una parte del tuo sito alla lettura del libro a pagamento, oppure chiedere un abbonamento per la lettura del tuo blog, come già fanno le riviste di cultura.

TG: Ma se dovessi ristampare in modo più economico il libro?

DB: Prenderei quello che tu hai già in casa e per la copertina utilizzerei la grafica con il titolo.


Conversazione avvenuta il 26 novembre 2017.

domenica 17 dicembre 2017

Speciale Basement Art & Culture 22a Parte: Brillantina Moretti

 Brillantina Moretti
 Brillantina Moretti

Tony Graffio: Brillantina Moretti, qual è il tuo nome da fighter?

Brillantina Moretti: Ancora non ce l'ho... Purtroppo, fino ad adesso ho fatto solo un incontro ed è stato rovinoso...

TG: Dove e quando?

BM: Lo scorso 22 aprile a Castelfidardo

TG: In che categoria?

BM: Nei massimi-leggeri; peso 81 chilogrammi. Mi ero presentato all'incontro sottopeso, pesavo solo Kg 76,4 invece degli 81 della categoria.

TG: Te le hanno suonate?

BM: Me le hanno suonate a causa della mia scarsa preparazione. Ho combattuto contro un ragazzo di 7 anni più giovane, un chilogrammo più leggero di me ma che era veramente preparato bene. E' stata una bella esperienza; la rifarei anche se mi ha gonfiato la faccia.

TG: Quanto hai resistito?

BM: Ho resistito per un'intera ripresa. L'arbitro ha interrotto l'incontro perché ho preso due o tre diretti sul naso e quindi mi usciva sangue in modo abbondante.

TG: In che categoria ti preparerai a combattere?

BM: Voglio fare un bel salto di qualità e di categoria. Devo dimagrire per scendere di una o due categorie per combattere entro i 75 chilogrammi, o anche nei 70...

TG: Spiegami perché vuoi scendere di categoria.

BM: In teoria bisognerebbe combattere al limite del proprio peso. Io risulto in sovrappeso perché mangio male e non mi alleno abbastanza.

TG: Quale dovrebbe essere la tua categoria?

BM: Dovrei rientrare almeno nei pesi medi, 75 chilogrammi.

TG: Quanto sei alto?

BM: 1,76 metri. E poi c'è tutta una questione che riguarda i rapporti tra i pesi per cui un pugno di un massimo leggero che pesa dagli 81 agli 84 chilogrammi è molto più pesante del pugno di un peso medio che pesa 75 chilogrammi. E' una questione di fisica che ha a che vedere con la velocità e l'impatto, oltre che con il peso. Tutti consigliano di combattere nella categoria del peso limite.

TG: Tu perché ci tieni tanto ad essere un pugile?

BM: E' sempre stato il mio sogno, fino da quando ero ragazzino. Fin dai tempi delle scuole medie, nella palestra comunale di Sant'Elpidio a Mare venivano ad allenarsi dei giovani pugili. Sentivo i rumori dei colpi al sacco e delle catene del sacco che si muovevano e quando tornavo a casa dai miei genitori dopo l'ora di educazione fisica a tavola chiedevo di poter fare il pugile, ma loro non volevano perché un ex collega di mio padre ha fatto il pugile. Attualmente il mio allenatore è Sergio Emili, ex campione italiano; mia madre ricorda d'averlo visto combattere in un incontro in cui Sergio è stato ferito alle arcate sopraccigliari ed ha perso parecchio sangue. Questi ricordi un po' brutti hanno fatto sì che i miei genitori mi ostacolassero sempre nella mia scelta riguardo al pugilato, ma a me piace questo sport ed anche se non sono più un ragazzino ho voluto darmi un'occasione per provare a intraprendere questa carriera.

TG: Per che palestra combatti?

BM: Spero di combattere presto per la Nuova Cluana di Civitanova Marche.


Brillantina Bum Bum Moretti da Giammarco Hair Salon Basement Party
Brillantina Bum Bum Moretti da Giammarco Hair Salon

TG: Bene Brilla, adesso però spiegami alcune cose di grafica.

BM: Va bene.

TG: Perché la grafica è importante?

BM: E' comunicazione, è come l'abito che veste la persona. La grafica accompagna il messaggio, quindi più è accattivante più attira i pubblico e meglio il messaggio viene recepito.

TG: Cosa ne pensi del Basement Party?

BM: Il Basement Party è un evento molto bello che è cresciuto molto dalle prime edizioni e secondo me crescerà ancora in futuro.

TG: Perché è importante?

BM: Perché è un mezzo per dare voce a molti di quei giovani ed artisti Underground che normalmente, proprio per questo loro modo di esprimersi o proporsi, vengono un po' lasciati in disparte dai circuiti ufficiali che propongono arte e cultura.

TG: Brilla, cosa ne pensi del fatto che la Pinacoteca Civica di Jesi ospiti temporaneamente la mostra di un paio di street artist, che tra l'altro sono anche gli organizzatori del Ratatà di Macerata?

BM: Sono a conoscenza di questo fatto. Trovo che questa scelta fatta dalla città di Jesi sia piuttosto importante e sia un segno del cambiamento che anche l'opinione pubblica ha nei confronti di forme d'arte popolari come il graffitismo. Forse più che di cambiamento, si potrebbe parlare di una vera evoluzione del modo di pensare della gente.

TG: Quale degli artisti presenti al Basement Party aspettavi con particolare ansia?

BM: Avevo voglia di conoscere gli artisti presenti al Man Cave che sono creativi che fanno parte della cultura Custom che fa parte del mio background d'interessi ormai da una quindicina d'anni. Ero curioso di vedere le motociclette assemblate da questi ragazzi e riconosco un grande fascino anche all'allestimento che ha fatto da cornice a questo evento. Aspettavo di vedere i fumetti di Alex Massacci,  che già conoscevo, poiché sono un appassionato anche del mondo del fumetto. Voglio terminare di vedere le altre mostre e tutti i lavori di coloro che lavorano con la poster art.

TG: Come ti è sembrato il concerto dei Plutonium Baby?

BM: Non conoscevo questo gruppo e devo dire che mi sono piaciuti molto; è stato un bel concerto anche perché dalle nostre parti queste sonorità non capita di sentirle facilmente. Mi ricordavano un po' i Fuzzstones  e l'ambiente Fuzz che a me personalmente piace e adoro.

TG: Qual è il più bel lavoro che hai fatto nell'ultimo mese?

BM: Sicuramente è la collaborazione che ho fatto con te che ha portato alla copertina del libro"Musica in Cantina, viaggio nell'immaginario Underground della Rock Poster Art Italiana". Il tuo libro di interviste mi ha dato la possibilità di riprendere la matita in mano e cercare di coniugare il mondo dei fumetti a quello della grafica parlando di poster art. Sono contento che questo libro stia avendo un riscontro positivo e che venga apprezzato da persone che stimo. Credo che sia non solo il lavoro più bello che ho fatto ultimamente, ma anche il migliore degli ultimi anni.


Brillantina Moretti ha disegnato la copertina di Musica in Cantina, il libro di Tony Graffio che contiene le interviste ai Rock poster artist italiani.

I diritti sono riservati


venerdì 24 novembre 2017

Speciale Basement Art & Culture 9a Parte: WonderBee

Tony Graffio: Eccomi con WonderBee, una tatuatrice che si occupa anche di illustrazione e serigrafia; ci siamo conosciuti proprio un anno fa, in occasione del Malafemme Indipendent Festival Vol. 3. Qualche mese dopo l'ho proposta agli organizzatori del Basement Party che hanno valutato positivamente la sua partecipazione; Barbara ha portato a questo Festival Underground tematiche legate alla femminilità ed alla visione personale di una donna che affronta il mondo con allegria e circondandosi di colore. Alcune sue tavole sono state inserite anche in "Musica in Cantina" poiché il suo tratto si inserisce bene in una auto-produzione che descrive le scene degli ambienti Punk/Rock e Rythm and Blues che piacciono tanto a Sonny Alabama e agli altri appassionati di musica che ho incontrato a Jesi.

WonderBee: Hola a todos.

TG: Guardiamo subito nella tua produzione più recente; che cos'è Round Robin?

WB. Round Robin è un progetto nato la scorsa estate. Insieme ad altre ragazze e ragazzi ci siamo impossessati della serigrafia del Forte Prenestino, a Roma.

TG: Avete fatto un esproprio?

WB: (Ridendo) No, il laboratorio del Forte Prenestino era inutilizzato da circa un anno e così l'abbiamo preso in mano noi. Era una serigrafia importantissima, perché da più di 30 anni si stampavano lavori in quello spazio, vale a dire da quando è nato il Forte e ci dispiaceva lasciare quelle attrezzature abbandonate a loro stesse. Round Robin è la prima produzione che abbiamo fatto: nasce da una collaborazione con "Banana Studio" che è un laboratorio serigrafico che si trova a "Strike", un altro spazio occupato romano, gestito da "56 Fili" che è il laboratorio serigrafico gestito da Arturo Amitrano.  E' nato così questo libro che è un pieghevole rilegato a mano e stampato a due colori illustrato da sette artisti romani, più Alma un artista basco. Il libro si apre e diventa un poster. C'è anche un disegno di Suicidella; il libro si chiude e poi si riapre...

TG: "In nature we trust" è il tema del tuo disegno...

WB: Sì, questa è una edizione che abbiamo tirato in 88 copie. Ci siamo chiamati "Ciurmalab"... ed adesso stiamo per realizzare altri lavori in serigrafia. Da qualche giorno a Roma c'è anche Tony Cheng, un artista cinese favoloso che proviene da Canton; lo abbiamo conosciuto durante il Crack il festival del fumetto del Forte Prenestino e siamo molto contenti di averlo con noi.

TG: Qual è il vostro formato massimo di stampa?

WB: Attualmente stampiamo l'A3, ovvero il 42X29,7 cm.

TG: Sai qualcosa della Minesweeper?

WB: Il laboratorio della "Minesweeper" è risorto e la grafica della "Coyota" è nata in collaborazione con loro. Non sono più a bordo di una nave, ma si stanno riorganizzando. Hanno pubblicato una fanzine internazionale a 4 colori con la quale collaboro anch'io che si chiama "Glue".

TG: Altri progetti di "Ciurmalab"?

WB: Oltre ai nostri progetti legati ai fumetti e alle serigrafie, abbiamo in programma di creare delle residenze per artisti che abbiano delle proposte da farci per poter vivere il posto, proporre e produrre le loro idee nel periodo che saranno ospiti nel nostro laboratorio serigrafico. A livello organizzativo siamo già ad un buon punto: siamo riusciti a prendere delle attrezzature che ci permetteranno di stampare i poster nel formato di 50X70 centimetri; abbiamo un carosello che stampa a 4 braccia, quindi a 4 colori... e poi, con Tony Cheng ci prepariamo a stampare un fumetto a due colori. Mi piace lavorare a progetti collettivi che coinvolgono più artisti al Forte Prenestino, perché così veniamo a contatto sempre con tante persone che vanno e vengono da tutto il mondo. Poiché lavoriamo in uno spazio all'interno del quale avvengono tante cose, ultimamente ci hanno chiesto anche di realizzare locandine o poster per chi suona o viene da noi a suonare...

TG: Stai diventando anche tu una poster-artist?

WB: Beh, ci provo... Settimana prossima dovremo realizzare una locandina a due colori per un gruppo musicale che suona musica che si avvicina al Jazz.

TG: Per un po' resterai a Roma allora?

WB: Per il momento sì. Vedremo poi che cosa succederà. Ho in mente altre idee per il futuro, ma adesso non ne voglio parlare...

TG: E in Francia che cosa sta succedendo?

WB: In Francia, per il momento c'è una fase abbastanza stabile; però io penso che si tratti di quella calma apparente che porterà ad una grande ondata di nuove idee.

TG: Ti è piaciuto il libro "Musica in Cantina"?

WB: Molto. Ne ho apprezzato la grafica e la corposità, ma mi serve un po' di tempo per leggerlo.

TG: Bene, così poi mi dirai anche come trovi che abbia inserito i tuoi disegni ed il tuo discorso sulle fasi del cambiamento di un'adolescente.

WB: Grazie Tony, a presto.

Barbara Fagiolo Vorrei 7 vite
La Coyota è un autoritratto di WonderBee realizzato come serigrafia in 8 pezzi. 
Tony Graffio ne ha uno tutto per lui.


giovedì 23 novembre 2017

Speciale Basement Art & Culture 7a Parte: Simone Lucciola

Simone Lucciola
Simone Lucciola

Tony Graffio: Ciao Simone, tu che sei un illustratore, mi spiegheresti la differenza tra il lavoro dell'illustratore e quello del grafico, per favore?

Simone Lucciola: Ciao Tony, l'illustratore prende la tua idea e la trasforma in un'illustrazione che, nel mio caso, spesso viene inserita su una locandina o su una copertina di un disco o di un libro; il grafico invece dovrebbe essere colui che te la impagina e la lavora, in modo che vengano contrastati i colori. Il grafico segue dei canoni che ti permettono di andare poi in stampa tipografica. In breve, posso dirti che io creo un'illustrazione che poi affido ad un grafico che provvede all'impaginazione e svolge un ulteriore lavoro per il trattamento del colore e dei contrasti. E' lui che rivede il mio lavoro d'illustratore prima di mandarlo in stampa ed inserirlo in una pubblicazione. Chiaramente, il grafico fa tante altre cose, ma nel mio caso la differenza tra me ed un grafico è proprio quella che lui arriva in una fase successiva rispetto al lavoro che ho fatto io.

TG: Ho capito. Ho visto che qui al Basement hai portato una serie di ritratti fatti a personaggi della scena Rock'n'Roll, raccontaci qualcosa di loro.

SL: Questa serie si chiama: "I Santissimi"; ho iniziato a dipingerla nel 2004, ho ritratto dei rockers per lo più defunti che hanno fatto un genere di musica di mio gradimento. Alcuni di loro sono più conosciuti, altri meno; tanto che c'è gente che stenta a riconoscerli e mi chiede: "Ma questo chi è?". Chiaramente, non sono personaggi misconosciuti, ma nemmeno così popolari. Sono musicisti del recente passato, anche perché io non ascolto niente che sia arrivato dopo gli anni '90.

TG: Sono comunque personaggi di fama mondiale, forse più acclamati da una nicchia di appassionati che conoscono bene la storia del Rock...

SL: Certo...

TG: I contrasti cromatici di questi ritratti sono qualcosa che appartiene al tuo stile o è una scelta che riguarda solo questa serie?

SL: Fa parte di questa serie, però di base, mi piacciono molto i colori Pop. Mi piacciono molto i lavori di Warhol e Lichtenstein. I miei colori preferiti sono il giallo, il verde e il rosso ed il blu. Questi colori sono sempre presenti nei lavori che faccio.


Jerry Lee Pierce di Simone Lucciola

TG: Usi colori acrilici?

SL: Nella serie dei "Santissimi" sì. Dopo aver fatto una specie di campitura a pennello seguendo sempre un verso, inizio a lavorarci a pennarello, come se fosse un fumetto.

TG: Tu disegni anche fumetti?

SL: Sporadicamente, sì. 

TG: Colori o Bianco e nero?

SL: Sia a colori che in bianco e nero. Per la maggior parte però li ho realizzati in bianco e nero, perché i fumetti si stampano poi in bianco e nero, soprattutto per una questione economica. Chiaramente, ci sono testate nazionali, come possono essere Linus o XL di Repubblica. Loro possono permettersi di stampare tipograficamente a colori ed infatti per loro ho lavorato a colori. Spesso, per le auto-produzioni ho lavorato in bianco e nero. Per libri di 100 pagine e più ho lavorato in bianco e nero per riuscire a dare un prezzo di copertina conveniente all'acquirente e alla distribuzione in libreria.

TG: Ti diverti di più a dipingere i "Santissimi" o a disegnare i fumetti?

SL: La verità è che dipingere i "Santissimi" è molto rilassante per me. Ascolto un disco, fumo una sigaretta e lavoro in scioltezza, come se fossi un imbianchino e poi mi metto a ripassare i dettagli. Si tratta di un lavoro più intrippante che comunicativo... Mentre per un fumetto la storia è fondamentale...

Si intromette Murder Farts che prendendoci in giro fa una domanda a Simone sullo stile dei "Piccoli Fans" di Sandra Milo.

Murder Farts: Ma tu, a chi vuoi più bene a mamma o a papà?

Simone Lucciola: (senza esitare) A Pippo Baudo!

Riprendiamo l'intervista come se niente fosse successo.

Tony Graffio: Hai avuto un buon successo di vendite con la tua serie dei "Santissimi"?

Simone Lucciola: E' andata molto bene, la propongo da circa 13 anni e continua a piacere. Nel tempo si evolve e mi viene sempre meglio; aggiungo anche dei dettagli che rendono i ritratti più belli.

TG: Tra i rockers che hai portato qui a Jesi quali hai realizzato prima e quali sono stati dipinti più di recente?

SL: Per esempio, c'è Marc Bolan che è molto vecchio e risale proprio al 2004, mentre l'ultimo che ho dipinto, appositamente per il Basement Party, è Jeffrey Lee Pierce che vedi su quello sfondo color cioccolato. E' piaciuto molto anche a te e infatti lo hai pubblicato sul libro che hai auto-prodotto: "Musica in Cantina".

TG: Ti è piaciuto il libro?

SL: Molto bello, tra l'altro ne voglio una copia. Quel quadro di Pierce l'ho venduto per pagare le stampe delle copie che ho esposto qui.


Joe Strummer - Locandina di Simone Lucciola

TG: Hai altre cose da dire?

SL: Oltre a tutta la serie dei "Santissimi", ho portato anche una serigrafia di Joe Strummer. Si trattava di una locandina di un concerto; te ne accorgi perché ha un formato diverso dagli altri lavori: è un po' allungata e verticale. L'originale era in bianco e nero e propagandava una "Strummer Night", un tributo a Joe Strummer in un locale di Roma. Passo più di metà della mia vita a Roma...  Adesso un amico (Gianluca Ruggiero) delle mie parti (Calstelforte, vicino a Formia) che ha una serigrafia artigianale, Abaixo Screenprint, da quella locandina ha tirato 25 stampe a 4 colori, utilizzando sempre colori Pop che riprendono la serie dei "Santissimi". Io gli ho chiesto un giallo per l'incarnato ed un paio di verdi, più un nero e il bianco della carta. Quella è un'edizione limitata e firmata un po' più pregiata.

TG: Prezzo? 

SL: 20 euro.

TG: Quando l'hai stampata?

SL: Adesso, prima di venire qui a Jesi.

TG: Ok, bella te ne compro una.
Joe Strummer Simone Lucciola
Joe Strummer - Serigrafia di Simone Lucciola e Abaixo Screenprint cm 35X55 su carta Modigliani Cordenons da 320 grammi.


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Speciale Basement Art & Culture 6a Parte: Daniel Tummolillo

Daniel Tummolillo è un personaggio che abbiamo già incontrato altre volte sulle pagine di "Frammenti di Cultura", non mi dilungherò molto nell'intervistarlo perché molti di voi lo conoscono bene, ma mi sembra giusto fargli un paio di domande riguardanti la sua attività e le opere che ha esposto al Cotton Club. Tra l'altro il suo stand era accanto al mio, vedi il servizio della TG3 delle Marche. Se non gli chiedessi qualcosa potrebbe anche arrabbiarsi...


Basement Party Daniel Tummolillo
Daniel Tummolillo legge "Musica in Cantina" nelle pause del Basement Party di Jesi.

Tony Graffio: Ciao Daniel, quali serigrafie hai portato al Basement Party di Jesi?

Daniel Tummolillo: Ho portato la produzione fatta durante questo 2017, lavori preparati per la mostra alla quale ho partecipato a giugno presso la galleria Espinasse31 e nuove stampe tratte da frame di film fatte apposta per il Basement Party.

TG: Perché hai scelto proprio questi soggetti che, se non sbaglio sono tratti da "Il Grande Lebowski"; "Pulp Fiction" e da "Old Boy"? Li ritenevi particolarmente adatti al pubblico del Basement Party?

DT: Ho ritenuto di esporre e mettere maggiormente risalto queste ultime immagini legate ai film, perché mi è sembrato un tema forse più interessante e maggiormente vicino al pubblico che sarebbe intervenuto alla mostra di Jesi, in quanto ormai si tratta di icone popolari che fanno parte della cultura della nostra epoca, molto conosciute ed apprezzate dalla nostra generazione. 

TG: Dove hai realizzato queste stampe?

DT: Recentemente, vivo tra Milano, dove insegno serigrafia all'Accademia di Belle Arti di Brera, e l'Abruzzo, dove lo scorso mese di luglio ho aperto un laboratorio/galleria di serigrafia. Le serigrafie che avete visto al Basement Party le ho realizzate a Popoli; le stampe sono numerate, firmate e timbrate come 27, il nome del mio nuovo studio e non con il mio nome.

TG: Non ci sono problemi di diritti di immagine a riprodurre i fotogrammi di film che non ti appartengono?

DT: Ritengo di no. Le immagini le ho ri-fotografate dallo schermo televisivo; le immagini di questi film sono comunque facilmente rintracciabili in rete, per cui di dominio pubblico. Inoltre, io le "re-interpreto" secondo un mio gusto cromatico personale e non fedele all'immagine originale dalla quale ho soltanto tratto spunto.

Monolithic Elephant di Daniel Tummolillo

TG: Hai esposto a Jesi anche il tuo primo gig-poster, vero?

DT: Esatto, è la stesso poster che tu hai inserito nella tua auto-pubblicazione di interviste: "Musica in Cantina", un bellissimo libro del quale ho comprato alcune copie, in modo che i miei studenti possano consultarlo in Accademia, a Milano, ed anche presso il mio studio.