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martedì 10 gennaio 2017

Stefano Zattera: parla il creatore di Earl Foureyes, il supermitico Detective Mutante

Stefano Zattera, 51 anni, illustratore, pittore e fumettista, vive nel Nord Est, insegna alla scuola del fumetto Vinc, collabora con Linus, ha pubblicato sul Corriere della Sera e scrive romanzi e racconti che traspongono la frontiera del vecchio Far West tra i Monti Berici della sua Vicenza. E' amico di Dario Arcidiacono fin dagli anni '90, quando entrambi pubblicavano su riviste come Schizzo, presso il Centro del Fumetto Andrea Pazienza, collaborando poi in altre situazioni di autoproduzione. Fa parte del circuito del fumetto indipendente underground italiano.

Earl Foureyes Mutant Detective - Prima copertina.

Tony Graffio: Ciao Stefano, dove sono adesso?

Stefano Zattera: Chi?

TG: Come chi? I venusiani dove sono? Ci hanno già invaso?

SZ: Ah, i venusiani... Beh certo, sono tra noi, chiaramente.

TG: C'è ancora chi non l'ha capito, ma la situazione è così...

SZ: Eh lo so, c'è molta disinformazione al riguardo, proprio perché preferiscono che noi non sappiamo e ci depistano.

TG: Il tuo Earl Foureyes Mutant Detective è veramente un grandissimo capolavoro, lo dico seriamente, possibile che Hollywood non si sia ancora accorta di quello che si potrebbe fare con una tua sceneggiatura? Stai facendo tradurre tutto in inglese?

SZ: Sto provvedendo...

TG: Per chi non lo conosce vogliamo dire due parole su Earl?

SZ: Earl è un detective che vive nel nostro futuro, ha 4 occhi perché è un mutante, il clima delle storie è un po' da noir anni '40, però lui vive in una società post-atomica dove tutti, come lui, sono mutanti o deformi a causa delle radiazioni. Non ci sono due persone uguali tra loro, è un mondo molto inquinato, contaminato e corrotto dove tutto è portato all'eccesso.



TG: Questo mondo che tu hai immaginato, potrebbe esistere veramente in qualche dimensione parallela alla nostra?

SZ: Tutto può essere. Per me, l'invasione sotterranea degli alieni potrebbe essere già in atto. E' una teoria affascinante che potrebbe avere risvolti reali.

TG: Penso anch'io. Tornando a Earl, quali sono le sue caratteristiche, in che cosa si distingue dagli altri mutanti?

SZ: Probabilmente è l'unico personaggio del fumetto senza macchia. Sono tutti corrotti: polizia, governanti, non è solo un mondo macilento, ma anche marcio e decadente, però lui si salva.

TG: Dov'è ambientato in Europa o in America?

SZ: In un futuro dove una grande parte viene fatta anche dalla colonizzazione della Galassia, si tratta di un impero gigantesco dove la Terra rappresenta uno dei tanti mondi dove c'è vita ed è diventata un'unica grande città. Tutti viaggiano e si muovono da un pianeta all'altro abbastanza facilmente. Ogni pianeta è come se fosse una città.

TG: Stefano, quante copie hai stampato?

SZ: Essendo una stampa digitale con un piccolo editore stampiamo un po' per volta, cento copie per edizione. Questa è la seconda ristampa. La prima stampa aveva un'altra copertina.

TG: Ok, compro tutte le copie, sono troppo intrippato in queste cose e poi, chiaramente, questa sarà la copertina più bella.

SZ: Sì, questa è più bella. Avevo fatto delle votazioni su Facebook per decidere la copertina. Tutti, o meglio, la maggior parte degli elettori avevano votato l'altra, così sono uscito prima con l'altra, ma poi con la seconda ristampa, fregandomene della democrazia. Dimostrando che la democrazia è un'opinione...

TG: Come di fatto è in questo periodo storico.

SZ: Esatto. Sono uscito così con la copertina che mi piaceva di più.

TG: Hai fatto bene.

SZ: Per la prossima ristampa tornerò all'altra, perché voglio comunque farle uscire entrambe.

TG: Bene, allora mi prenoto anche per l'altra.

SZ: Queste sono le due copertine (me le mostra).

Earl Foureyes Mutant Detective - Seconda copertina.

TG: In effetti sono belle entrambe. Torniamo alla storia, che cosa succede a Earl?

SZ: Nel primo episodio Earl si sente frustrato per non avere un caso a cui poter lavorare. In cronaca dalla gavetta il nostro detective è agli esordi, ma entriamo nel clima di queste indagini molto particolari nel caso di un tatuaggio scomparso. Un tatuaggio s'è staccato da un corpo attaccandosi ad altri corpi per trasformare quelle persone in furie omicide. Nel secondo episodio, ci accorgiamo che uno dei problemi principali di Earl è quello di pagare l'affitto ed evitare la proprietaria di casa. Nel salire le scale, incontra tutta una serie di personaggi particolari che sono i suoi vicini, questa sfilata è praticamente un pretesto per fare una carrellata tra i personaggi assurdi che popolano quel mondo.

TG: In che anni hai scritto queste storie?

SZ: La più lunga, quella di 24 tavole in cui Earl indaga a cavallo tra due realtà, è del 1999. E' rimasta inedita per parecchio tempo perché doveva uscire un libro sulla psichedelia con la AAA di Baroni e Ciani, ma poi la casa editrice ha chiuso e non se n'è fatto niente. In quell'episodio si accede ad un mondo parallelo grazie all'assunzione di droghe: il problema, come spesso accade in questi casi è quello di tornare indietro alla realtà dalla quale si è partiti.



TG: E i venusiani?

SZ: Loro li troviamo in Virus from Venus dove un virus alieno è stato diffuso dal potere per questioni elettorali...

TG: Sappiamo, sappiamo...

SZ: Però, la storia viene raccontata sottoforma di trailer cinematografico e da una vignetta all'altra si passa a lunghi balzi attraverso la narrazione che prende forma da una voce fuori campo...

TG: Di questa ne voglio 1000 copie!

SZ: La storia in questo modo non è rappresentata, ma riassunta per sommi capi.

TG: Capisco. Ma questo tuo gusto per gli anni '40, da dove arriva?

SZ: Tutto il mio immaginario pesca dagli anni '40 agli anni '60 proprio perché mi piacevano quegli anni e la pubblicità di quel periodo dove potevi trovare un'atmosfera spensierata e la famiglia felice che però conviveva con guerre, cortina di ferro, minaccia atomica e sterminio planetario. Mi piace proprio il funambolismo di questo tipo di società che si poteva vedere nei filmati di un'America ancora ingenua, ma anche subdola.

TG: Ti piacerà anche Trump allora?

SZ: E' una meraviglia! Naturalmente, in senso ironico... Beh, fa parte di un certo percorso, se vogliamo. A livello di immaginario mi piace molto, poi la realtà può essere molto diversa, però apre scenari che potrebbero darmi spunti per prossime storie.

TG: Sei tremendo Stefano!

SZ: Grazie!

TG: Ma com'è il mondo dell'autoproduzione, adesso hai un editore o fai tutto da solo?

SZ: L'autoproduzione uno la fa per passione principalmente, perché ben che vada rientri con le spese. Mi ha fatto un po' conoscere in passato; ho ancora materiale autoprodotto, però adesso sto lavorando con le case editrici perché loro ti danno maggior visibilità. Earl ed il romanzo li ho pubblicati con un piccolo editore di Vicenza, però percorrendo entrambe le strade faccio anche le fiere. A Lucca ero al BordaFest che è il festival di autoproduzione parallelo a Lucca Comics che si tiene proprio negli stessi giorni. In primavera andrò al Crack! di Roma, ma in sostanza collaboro sia con l'editoria ufficiale che con i piccoli editori e faccio autoproduzioni. Nell'insieme campo di questo facendo molte cose diverse.

TG: Prima volta a Filler?

SZ: Sì.

TG: Ti piace?

SZ: Bell'ambiente, mi sto divertendo.

TG: Come disegni? Usi le matite?

SZ: Un po' con tutto: matite, acquarelli, chine. Ho fatto anche dei quadri ad olio, ho fatto anche delle stampe su tela.

TG: Multipli?

SZ: In realtà sono delle copie uniche.

TG: Prezzi dei quadri?

SZ: Vendo pochi quadri originali perché hanno un certo costo. Un quadro di un metro per un metro lo vendo intorno ai 2200 euro. Ho il coefficiente 1.1.

TG: Ti rappresenta un gallerista?

SZ: Al momento Antonio Colombo, un gallerista di Milano, però diciamo che mi sto concentrando di più sull'editoria, quindi in realtà le gallerie le frequento poco.

TG: Vuoi salutare qualcuno?

SZ: Ciao a te e a tutti i venusiani!


Stefano Zattera a Filler WE 2016

Tutti i diritti riservati

Un illustratore underground a Filler WE 2016: Michael Hacker

 Una bambina a Filler guarda un po' preoccupata i mostri di Michael Hacker

Michael Hacker, autore del divertente volantino della Winter Edition 2016, è un altro artista che ho incontrato a Filler che realizza illustrazioni su serigrafia per gig-poster, stampe d'arte, fumetti ed ultimamente anche su skateboard. Ha un tratto tipicamente underground ed un innato senso ironico.
Ha 35 anni, si è formato a Vienna, ma è nato nella parte occidentale dell'Austria, vicino al confine con la Svizzera ed il Liechtenstein, a Feldkirch, una tranquilla cittadina ad una trentina di chilometri dal lago di Costanza.
Nella sua infanzia ha sempre disegnato ed ha sempre letto fumetti ed è da queste letture che ha ricavato la sua ispirazione. Ha studiato design, grafica e pubblicità, ma ha scoperto presto d'essere più interessato all'illustrazione e di volersi cimentare in questa attività. Dal 2009 è un illustratore professionista autonomo.
Attualmente vive e lavora a Berlino e a Vienna.


Michael Hacker

Tony Graffio: Michael, come sei riuscito a trovare il tuo stile?

Michael Hacker: Il fumetto mi ha sempre influenzato, io sono cresciuto divorando fumetti, mi piace quel senso dell'umorismo e lo inserisco nel mio lavoro. Non credo che nessun artista in particolare mi abbia ispirato, mi piace di tutto, da Asterix a Robert Crumb. Il mio gusto abbraccia una gamma molto vasta di generi e di artisti.

TG: Quando hai iniziato ad occuparti di Rock poster art?

MH: Ho iniziato a fare poster per i concerti con la serigrafia nel 2007 perché un mio amico mi ha mostrato un libro intitolato Art of modern Rock che era pieno di gig-poster degli anni 1990-2000 e questo incontro mi ha fatto capire che era quello che volevo fare veramente e che mi piaceva.

TG: Per quali band hai realizzato le tue opere?

MH: Per i Melvins, per i Queens of the Stone Age, Greenday ed altri gruppi: per la maggior parte si tratta di band di musica Rock e Metal.


Una bella regina dell'età della pietra disegnata da Hacker

TG: Lavori con il computer?

MH: No, lavoro sempre con l'aerografo a inchiostro su carta, ottenendo sempre un disegno originale. A volte, quando lavoro per i gigposter coloro le parti del disegno su livelli diversi o su più fogli di carta. Solo ogni tanto coloro i miei disegni in modo digitale. In genere lavoro sempre con la penna o l'aerografo.

TG: Partecipi spesso a questi festival dell'illustrazione in giro per l'Europa?

MH: Sì, dal 2008 ogni anno vado ad Amburgo, a Flatstock, e a Barcellona da un paio d'anni. Quelli sono i maggiori eventi del nostro settore in Europa. Sono stato anche in Austria e in America, a Chicago dove però questi eventi sono impressionanti perché là hanno una lunga tradizione per i gigposter, cosa che porta ad avere più fan, più collezionisti ed ovviamente, più artisti. E' molto bello confrontarsi con il lavoro degli altri e trarre ispirazione da quello che si vede in queste occasioni, perché lì incontri veramente tutti.

TG: Collezioni opere di grafica, illustrazione e poster tu stesso?

MH: Non mi considero un collezionista, ma da quando faccio gigposter scambio molto i miei lavori con quelli degli altri artisti e così mi capita d'avere una mia collezione. Qualche volta li compro anche, ma principalmente mi piace scambiarli con gli altri.

TG: Collezioni fumetti?

MH: Non sono un collezionista ma leggo tantissimi fumetti.

TG: Crei tu le storie per i tuoi fumetti?

MH: Sì, anche se i miei sono fumetti senza parole o dialoghi. In questo modo posso mostrare il mio lavoro ad un pubblico più vasto; altrimenti dovrei scrivere nella mia lingua madre che è il tedesco. Ho fatto di recente un libro di 50 pagine, adesso sto lavorando ad un nuovo progetto.

TG: Hai un editore che pubblica i tuoi lavori?

MH: No, per la maggior parte dei lavori, mi autopubblico. Poi, cerco di venderli ai festival oppure sul mio sito. E così mi autoproduco e mi autopubblico.

TG: Credevo che in Germania o in Europa fosse più facile  che da noi trovare un editore.

MH: No, non è così. Forse, la situazione lavorativa è un po' migliore che in Italia, ma anche da noi è molto difficile trovare un editore. Inoltre, le mie storie rimandano ai fumetti underground, non vengono considerate molto seriamente; non sono nemmeno graphic novel, così è difficile trovare chi le pubblichi. Forse, in Francia o in UK c'è maggior mercato per questi prodotti editoriali, ma io sono felice di autopubblicarmi.


I californiani Fu Manchu cantano spesso di Ufo, ET, flipper e skateboading.

TG: Ti piace quest'edizione di Filler?

MH: Sì, completamente. Mi piace anche Milano, ma è così nebbiosa che non ho visto gran che di questa città. Quello che ho visto però mi è piaciuto. Filler è una manifestazione fantastica che mi ha permesso di conoscere molta gente che non conoscevo e di incontrare qualche vecchio amico, come Fabio Meschini e Error Design da Bercellona, perciò è bellissimo essere qui.

TG: Grazie Michael.


Tutti i diritti riservati


lunedì 2 gennaio 2017

Opere di precisione per Fabio Meschini di Clockwork Pictures

"Ogni artista ripete quasi sempre lo stesso tipo di opera, e questa è generalmente un autoritratto". Oscar Wilde

A Filler Winter Edition 2016 ho incontrato un altro mito della grafica e della Poster Art internazionale: Fabio Meschini. Ho fatto con lui un'interessantissima chiacchierata che mi ha fatto capire come funziona il mondo underground dei Gig-poster. 
Fabio ha 44 anni, vive a Roma, è laureato in architettura, ha iniziato ad occuparsi di grafica circa 25 anni fa. Per qualche tempo s'è occupato anche di fotografia di ritratto e di moda, ma poi ha preferito allontanarsi da quello che ritiene un settore ancora più saturo della grafica. Questi ambienti lavorativi, oltre ad essere molto inflazionati dalla presenza di un'infinità di persone che cercano di trovare la propria strada, presentano anche un altro problema non da poco: è difficile farsi pagare. Senza parlare del fatto che il mondo dell'editoria nel frattempo s'è molto ridimensionato, arrivando a muovere un volume d'affari pari ad un decimo circa di quello che qualche anno prima dava da vivere a diverse figure professionali che piano piano si sono allontanate da questo settore. Piano piano anche l'indotto collegato alla carta stampata è andato assottigliandosi, al punto che anche Fabio, nel 2009, ha preferito inventarsi una nuova attività ritirandosi nella nicchia degli artisti che realizzano manifesti serigrafati per i concerti musicali.


Fabio Meschini Filler Gigposter
Clockworks Pictures a Filler Winter Edition 2016

Tony Graffio: Fabio perché hai scelto proprio di dedicarti ai Gig-poster e alla serigrafia?

Fabio Meschini: Un po' perché il mondo musicale è sempre stato il mio cliente preferito, quello con cui riuscivo a lavorare meglio, con i migliori risultati anche dal punto di vista economico; un po' per staccarmi dal computer e mettermi a usare le mani.

TG: E' stato un passo rischioso?

FM: All'inizio mi è sembrato di fare un salto nel vuoto.  Sono andato ad Amburgo, dove si tiene il Flatstock, una fiera specializzata di settore che negli ultimi dieci anni ha preso molto piede, portando con me poco più di tre serigrafie. Ultimamente, da quando il CD ha perso importanza, i gruppi musicali si sono orientati su nuove forme di merchandisig che hanno aperto la strada ad una new wave di artisti che aiuta le band a farsi conoscere e a comunicare il loro messaggio. Mi sono trovato bene in questo ambiente ed adesso sono abbastanza conosciuto.


Livia
Il poster commemorativo per Flatsock 2013 di Clockwork Pictures.

TG: In Italia adesso si sta muovendo qualcosa in questo campo?

FM: Sembrerebbe di sì. Io cerco d'essere presente nelle fiere e mi do da fare anche in prima persona, perché dal 2012 sono il promotore di Poster Rock, una mostra internazionale. Abbiamo avuto due edizioni a Roma, alla Casa dell'Architettura ed una a Catania presso la sede dell'Università. Questa manifestazione, essendo ad ingresso gratuito, non ha una cadenza periodica e si propone unicamente di promuovere il settore. Non essendo a scopo di lucro, se riusciamo a recuperare del denaro andiamo in pareggio con le spese dello show. Organizzo questo evento solo quando riesco a mantenere i due criteri guida: ingresso gratuito e poter realizzare un'edizione migliore della precedente. Più ricca e più grande. La cosa ha funzionato ed i risultati si vedono. Nel corso degli anni ci sono sempre più persone che capiscono che si tratta di una manifestazione diversa dal solito che propone qualcosa che non è una locandina stradale ed anche il prezzo è più che giustificato. Anzi, per adesso è un affare per chi compra, se si considera il lavoro che c'è dietro ogni serigrafia ed il valore che potrebbe acquisire l'opera in futuro. Non dico che abbiamo una base di appassionati anche in Italia, ma forse iniziamo ad essere maggiormente apprezzati anche qua. Per ora, siamo riusciti a spargere la voce.


Posters Rock è l'evento espositivo creato da Fabio Meschini. 
Il primo poster commemorativo della manifestazione riunisce idealmente David Bowie, Jim Morrison in una citazione di un quadro di Norman Rockwell.

TG: La serigrafia a me piace moltissimo, ma dagli appassionati d'arte è ancora un po' bistrattata, forse perché è stampata su carta, oppure perché si possono facilmente ottenere molte copie, non ho ben capito neppure io. Secondo te, ci può essere una rivalutazione dei pezzi che si acquistano, oppure bisogna aspettare davvero tanti anni e non è sicuro che succeda qualcosa in questo senso?

FM: Secondo me, già adesso è in corso una fortissima rivalutazione. Forse, c'è una scuola che fa riferimento ad un vecchio mercato dell'arte, dico questo senza intento denigratorio, ma semplicemente per far capire che fino a 30-40 anni fa si trattavano essenzialmente i quadri, le sculture ed opere di un certo taglio e di un certo prezzo. Effettivamente, a quel tempo la serigrafia era vista come la sorella povera del mercato artistico. Un po' è rimasto quell'atteggiamento, ma adesso le cose sono cambiate e dopo un periodo che aveva visto diminuire perfino gli stampatori capaci di padroneggiare questa tecnica, posso dire che c'è un rinato interesse per queste opere e queste proposte artistiche.

TG: Un tempo, c'era sempre chi cercava di piazzarti una serigrafia per una litografia perché la litografia era considerata molto più preziosa, adesso che non c'è più chi fa le litografie anche le serigrafie stanno conoscendo una nuova primavera?

FM: Diciamo che adesso, non essendoci più chi compra quadri e nemmeno chi compra litografie, le serigrafie sono i pezzi più abbordabili in termini di prezzi. Se vogliamo, c'è anche una generazione che si è formata dal punto di vista grafico, quindi magari si trova facilitata a decodificare questo linguaggio e trovano la serigrafia più vicina al Pop contemporaneo. E' una forma d'arte entry-level. Molti giovani si stanno dando anche al collezionismo di incisioni e di stampe tipografiche a rilievo che, essendo tecniche che richiedono maggior lavoro, hanno necessariamente prezzi più alti. Come si suol dire, l'appetito vien mangiando, perciò è auspicabile che la serigrafia sia il punto di partenza per veder nascere una passione.

TG: L'impatto della serigrafia è comunque molto forte: è possibile stampare con colori bellissimi e da qui si possono sviluppare tantissimi discorsi. Io mi sento di consigliare a tutti di comprare qualcosa di bello che costa veramente poco rispetto a quello che offre.

FM: Sicuramente, è un mezzo che si presta al Pop ed al contemporaneo, più di un'incisione o di una litografia.

TG: Tu fino a quanti colori arrivi a stampare? Hai qualche tua soluzione particolare? In che modo lavori?

FM: Guarda, per l'originale parto sempre da una tecnica mista. Quasi tutti i miei lavori sono un mix di china e colorazione digitale. Molto spesso, come nel caso del disegno per i Queens of the Stone Age, o dei Tortoise, ho più livelli di china a cui poi, tramite il computer, associo un colore a ciascuno dei livelli. O magari faccio le campiture, semplicemente per comodità. Una volta si sarebbe fatto con il Rubylith o altre tecniche manuali; adesso non ha senso mettersi lì a lavorare con il taglierino. Sarebbe un virtuosismo tecnico che non aggiungerebbe nulla all'opera. Nel poster dei Queens of the Stone Age, tutte le ombre si sarebbero fatte con una pellicola adesiva che incisa col taglierino mano a mano avrebbe evidenziato le varie forme. Oggi questo si fa col computer. Con la china ed il pennello riesco ancora ad avere una buona manualità rispetto al digitale e perciò guadagno del tempo a disegnare così; mentre per le parti del lavoro che sono parimenti sostituibili con le tecniche digitali le eseguo al computer. Per la stampa, raramente credo d'essere andato oltre i 4 colori: un po' per pigrizia, un po' perché punto all'essenzialità. Ammiro molto i lavori di altri serigrafi che riescono a concepire soggetti particolarmente complessi, io però vado più per il gestuale quando disegno, quindi raramente faccio qualcosa che ha dietro un grosso progetto. I miei sono degli schizzi che prendono forma. 

Serigrafia poster art tecnica mista Gigposter
I Queens of the Stone Age visti da Clockwork Pictures

TG: Insomma, disegni a mano libera in modo istintivo e poi colori al computer?

FM: Sì, dipende anche dai lavori che mi commissionano. Per esempio, quello di Carpenter è essenzialmente un lavoro a china, con la differenza che io l'ho fatto in digitale.

Serigrafia bianco e nero
John Carpenter Lost Themes di Fabio Meschini

TG: Utilizzi anche la fotografia?

FM: Qualche volta sì. Altre volte come riferimento. Il poster degli Editors parte da una mia fotografia fatta a Berlino. Mi interessava l'architettura di Le Corbusier sulla quale sono andato sopra con un lavoro di china. Nella serigrafia tradizionale si lavora molto di ricalco invece. Si utilizza la carta da lucido e quella tecnica fa parte della creazione del linguaggio di base. Idem anche per il lavoro dei Tortoise dove si vede Yuri Gagarin: non l'ho fatto completamente a mano libera, ma non è neppure completamente un ricalco. I vari livelli di colore sono desunti da una fotografia in bianco e nero posizionata sotto. Mentalmente si associa un colore ad una certa area e così via, ma il risultato finale lo vedi solo dopo, in fase di stampa.

Il poster per il concerto di Bologna del 2014 degli Editors realizzato con tecnica mista da Fabio Meschini.

TG: I toni di grigio vengono abbinati ai colori.

FM: Sì. Quella è un'operazione che faccio io mano a mano che ci dipingo sopra, perciò le tre pellicole da sole non sono leggibili, ma lo diventano solo una volta sovrapposte in stampa.

Tortoise
20 febbraio 2016 Tortoise - I poster di Fabio Meschini costano mediamente 25 euro, per maggiori informazioni visitate il suo sito.

TG: Quali sono gli artisti che tu stimi di più nel mondo della Rock poster art?

FM: Una valanga. Qui ci sono i Malleus che sono dei grandi di questo settore, credo d'essermi deciso a stampare per conto mio proprio nel 2009 dopo aver comprato un loro poster. Tra gli stranieri, nello stand accanto a me c'è un amico di Vienna, Michael Hacker. Adoro il suo stile ed il suo senso dell'umorismo. Molta gente che è in questo giro ha qualcosa di particolare che mi colpisce.

TG: Tra gli americani chi ti piace?

FM: Adoro John Howard che nel 2016 ha compiuto 60 anni. I suoi lavori sono evoluti tecnicamente. In essi si può leggere l'eredità del flower power e della psichedelia più genuina attualizzata ai giorni nostri. Mi piacciono talmente tanti artisti che non saprei chi nominarti, non ho un unico punto di riferimento.

TG: Lavori sempre su commissione?

FM: Sì.

TG: Ti contattano gli artisti o qualcun altro che fa parte del loro entourage?

FM: Metà e metà. A volte mi propongo io, tenendo d'occhio quali sono i concerti futuri delle band; a volte sono loro a contattarmi. Altre volte ancora arriva un contatto per passa parola.

TG: Stefano Marzorati mi ha detto che in Italia è difficile trovare i Gig-poster sulle bancarelle fuori dai concerti. E' così? Oppure inizia a diffondersi anche da noi questa abitudine?

FM: Entrambe le cose. Se ne trovano molto pochi, ma incominciano a trovarsene un po' più di prima. Questo però è un effetto collaterale del ridottissimo volume del business musicale in Italia. Il poster chiaramente è un allegato del music business. Facendo fatica di per sé a galleggiare quel tipo d'economia, tutto quello che gli va appresso viene ugualmente diminuito.

TG: In Europa quali sono i mercati più interessanti da questo punto di vista?

FM: In Germania c'è un buon mercato, forse anche perché ad Amburgo c'è il Flatstock che contribuisce a far conoscere questa realtà. Nata negli USA, questa manifestazione molto importante ha due incarnazioni in Europa: una a Berlino e l'altra a Barcellona, durante il Primavera Sound. In 10 anni di questa manifestazione si è lavorato bene per far accogliere al pubblico questo interesse. In Germania ci sono ancora grossi concerti ai quali partecipano le grosse band che spesso evitano l'Italia, o per lo meno che raramente si fermano più a Sud di Milano. Vuoi per mancanza di strutture o per altri motivi.

TG: In genere, quante copie tiri per un soggetto?

FM: Mediamente tra le 75 e le 100 copie. Per qualche gruppo particolarmente importante, tipo i John Carpenter o i Queens of the Stone Age siamo arrivati a 200 o 150 copie.

TG: Hai un tuo genere musicale preferito? O un gruppo che ascolti più volentieri?

FM: Mi piace molto la New Wave o il Post Punk inglese tardi anni '70, inizio anni '80, ma anche il Rock americano un po' più tradizionale. Tendenzialmente, mi piace di tutto nell'ambito Rock; ho ascoltato tanta musica elettronica strumentale nei primi anni '90. Da ragazzino ero un fan sfegatato di David Bowie e dei Depeche Mode. Ultimamente, ascolto Brant Bjork che ho scoperto un po' tardi.

TG: Dove prendi l'ispirazione? Cosa ti fa associare un gruppo ad una certa immagine?

FM: Molto spesso la musica. Cerco d'interpretare qualcosa dello spirito che il gruppo incarna. Questo fa sì che non ci sia uno stile costantemente ricorrente tra i miei disegni, perché tento di adattarmi.

Echo and the Bunnymen - Killing Moon - Fabio Meschini
Echo and the Bunnymen - Killing Moon - Fabio Meschini

TG: Ti ispiri di più alla musica o ai testi?

FM: Dipende. Per Echo and the Bunnymen quella che rappresentato è "The killing Moon" che è il titolo del loro brano più famoso. Dipende che cosa mi ha lasciato un gruppo. Per gli Editors uno dei loro pezzi era "The weight of our love" ed io l'ho interpretato come vedi.

TG: Normalmente, le band ti danno indicazioni su che cosa vogliono, o ti lasciano fare quello che vuoi?

FM: Quasi sempre mi lasciano fare quello che voglio. Alcuni gruppi vogliono vedere delle anteprime, altri neanche quelle. Mentre altri ancora hanno delle linee guida su quello che non vogliono vedere di specifico.

TG: Tipo quei gruppi che per esempio hanno un nome di un animale e non vogliono essere rappresentati in modo troppo stereotipato mostrando sempre quell'immagine?

FM: Esattamente. 


Sex & Rock & Roll
Sexy Rock è un libro che racconta storie di Musica e rivoluzione sessuale.

TG: In questo poster che cosa hai rappresentato?

FM: Si tratta di un'illustrazione per un libro intitolato: Sexy Rock, è una rilettura della storia del Rock alla luce di storie a base di sesso e sexyness in genere. A me è toccato il capitolo su Heart shaped box dei Nirvana in cui si parlava del possibile significato della canzone. L'immagine si legge bene se tu hai effettivamente letto quel capitolo del libro di Paolo Bassotti, perché lì si dice che poteva effettivamente trattarsi di una scatola a forma di cuore regalata da Kurt Cobain a Courtney Love al cui interno c'era una bambola, tre conchiglie ed una tazzina da caffè che si vedono sotto la cassa sulla quale lui è seduto. Si dice che in questo ci sia un'allusione all'uso di droga, ma si dice anche che lui stesse alludendo al sesso di lei. Così, ho voluto rappresentare Kurt mentre fa un gesto molto italiano con le mani.


Kurt Cobain mostra la figa di Courtney Love
Kurt Cobain e Courtney Love in una rappresentazione di Heart shaped box di Fabio Meschini.

TG: Per te la simbologia è importante?

FM: Sì, sicuramente. Probabilmente, troverai dei simboli, se non proprio in tutti i miei poster, almeno in più della metà di essi. Mi piacciono molto i poster che hanno una storyline nascosta. Si tratta di qualcosa che di solito scopri solo dopo che l'hai comprato e pensi: "Ah, questa cosa prima non l'avevo notata".

TG: Per il mondo della pubblicità fai ancora qualcosa?

FM: Guarda, io ho lavorato come grafico per tantissimo tempo, poi ho smesso per motivi puramente economici. Ho preferito trovarmi un altro lavoro che pagasse con una maggiore regolarità. Ho trascorso un momento difficile in cui mi sono disinnamorato al mio lavoro perché passavo più tempo a fare recupero crediti che non a disegnare. Quando mi sono accorto che stavo cercando solo di recuperare i soldi che mi dovevano, anzi che fare il grafico, ho capito che non potevo continuare in quel modo.

TG: Pensi che tra artisti ci si possa fidare un po' di più? Almeno per quello che riguarda i pagamenti...

FM: Sicuramente. Fra artisti ci si capisce perché si vive in mezzo alle stesse problematiche e si è mossi dallo stesso tipo di motivazione. C'è un rispetto reciproco di base e poi l'artista ti chiede d'andare oltre i tuoi limiti, mentre i clienti tradizionali ti chiedono di andare a ripercorrere la strada già battuta che generalmente non è quella che produrrà grandi risultati. Secondo me, se tu vai a cena in un ristorante, perché ti stai concedendo qualcosa di più, puoi andare in un posto nuovo. E' normale che sia così. Invece, molti creativi sono convinti che sbarcheranno il lunario offrendo ai loro clienti sempre la stessa cosa. Così però non può funzionare. Un mondo della pubblicità che non sia coraggioso finisce per chiudersi in se stesso e fare la fine che ha fatto...

TG: Ho capito, ma adesso toglimi un'altra curiosità: ho sentito degli artisti che stanno meditando sul fatto di dotarsi di apparecchiature semiautomatiche per la stampa. Tu che cosa ne pensi di questa cosa? La serigrafia artistica si può fare a macchina?

FM: Per come la vedo io, il grosso della parte importante del lavoro è l'ideazione e la preparazione del lavoro. Per andare direttamente alla stampa, in teoria, un bravo stampatore stampa come la macchina...

TG: Non il contrario!

FM: Esatto. Si riesce essere costanti e precisi nella qualità nell'arco di una tiratura di 100 o più copie. Questa è una cosa impegnativa anche dal punto di vista muscolare e di concentrazione, ma una buona stampa fatta a mano esteticamente non è meglio di una buona stampa fatta a macchina.

TG: Non si può distinguere la differenza?

FM: No. Assolutamente no.

TG: A macchina rischi poi di stampare 500 e più copie?

FM: Ti dirò di più: abbiamo colleghi americani che stampano in serigrafia 5'000 copie. Ok? Un collega che sta non mi ricordo dove... Ha fatto una tiratura super per l'equivalente americano dei Pooh. Un gruppo mai sentito nominare qui da noi che però fa una valanga di date negli USA e per questo devono avere tutte le stampe serigrafate per i vari concerti. Questo perché il poster deve essere un oggetto di un certo valore, anche se 5'000 copie converrebbe farle in offset. Invece no, vogliono le serigrafie.

TG: Valgono meno comunque se sono 5'000 copie?

FM: No, vengono vendute sempre allo stesso prezzo, solo che l'America è grande e per un tour importante di una band importante escono a malapena 100 copie a data. Su 50 date ecco che il conto torna. No?

TG: Forse la differenza sta che nella serigrafia artistica il serigrafista segue tutto il processo produttivo, mentre nella serigrafia industriale le lavorazioni vengono parcellizzate.

FM: Questo forse si riferisce alla serigrafia industriale che stampa sul packaging. Non nel nostro mercato.

TG: Certo, però volevo dire che questa è una delle ragioni per le quali si era persa l'abitudine ad un certo tipo di lavoro che poi è stato riscoperto e reinventato dai giovani, da qualche anno a questa parte. Perché si era perduta anche la voglia di lavorare in un modo che richiede diverse lavorazioni e parecchio tempo, proprio perché ci sono varie fasi da affrontare.

FM: Sì, probabilmente si era persa la voglia di insistere, perché non è che nessuno comprasse serigrafie di concerti 10 anni fa in Italia. Il discorso è che se uno ci crede, lavora bene, propone cose valide e piano piano il mercato si crea. Un mercato, qualunque esso sia: di massa o di nicchia, non nasce mai dal basso. Nessuno va in un negozio a chieder un prodotto che non c'è, ma è chi è in grado d'offrirlo che arriva sul mercato e lo propone. E lavorando, cerca di far capire al cliente potenziale il valore di quello che sta vendendo. Sia nel caso dell'oggetto usa e getta che nel caso della piccola opera d'arte, si tratta sempre di fare marketing.


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sabato 31 dicembre 2016

Un mito della Poster Art: Malleus

Molti pensano che Malleus sia un artista del Nord Europa: sbagliato. Malleus è un laboratorio serigrafico di cui fanno parte tre miti piemontesi che vivono tra Tortona e Bra.
Un tempo Poia, Urlo e Lu erano conosciuti come il Dottor Genialis e realizzavano le copertine per i loro demo-tape, perché da sempre suonano e amano la musica. Tutto è iniziato con l'ideazione e la diffusione delle fotocopie dei manifesti dei loro primi concerti che essi stessi disegnano.
Evidentemente, la musica per molti artisti è un forte stimolo per avviare un'attività di questo tipo perché ha costantemente necessità di pubblicare manifesti ed altro materiale cartaceo in supporto all'affissione, al marketing ed al collezionismo, oltre che a sostegno del prodotto discografico che tuttavia, come abbiamo già visto in altre occasioni su queste pagine, è diventato per certi versi un bene secondario, quasi di propaganda all'evento concertistico.
Riporto di seguito una breve intervista che ho realizzato a Filler Winter Edition 2016, un evento che se vi siete persi (nonostante io vi abbia consigliato vivamente di vivere in prima persona), sicuramente rimpiangerete a lungo. 
Essendo Malleus una realtà molto interessante del panorama artistico internazionale, mi riprometto di preparare presto un altro servizio che parli di questo gruppo di artisti, andandoli a trovare direttamente a casa loro, per documentare anche le fasi di stampa e di realizzazione di autentici capolavori su carta.
Oggi i Malleus sono tra gli artisti più bravi ed esperti in questo settore, a livello mondiale. Impossibile non conoscerli. TG

Malleus Poia, Lu, Urlo
Poia, Luisa e Urlo sono i Malleus

Tony Graffio intervista Malleus

Tony Graffio: Come lavorate insieme? Disegnate tutti o vi distribuite dei compiti ben precisi? 

Malleus: E' un lavoro di squadra, nel senso che ogni opera che realizziamo è il frutto di una discussione iniziale che serve per decidere che tipo d'impronta dare all'immagine con un'idea forte.

TG: Quindi il primo passo è la progettazione del disegno?

Malleus: Esatto. E' una specie di scontro di menti bacate. I disegni principali sono di due di noi, però le variazioni sul tema sono frutto di visioni differenti di un unico aspetto creativo che porta alla fine ad un compromesso dal quale scaturisce l'opera finale.

TG: Siete intercambiabili nei vostri ruoli di disegnatori/stampatori?

Malleus: Più o meno sì. Anche se c'è chi è più predisposto alla stampa, o all'uso dei colori e chi al disegno. C'è chi è più incline a fare certe cose piuttosto che altre, ma bene o male riusciamo ad interagire bene e ad essere abbastanza intercambiabili nei nostri ruoli.

TG: Vedo che ci sono dei poster che trattano soggetti più cinematografici ed altri riportano nomi di gruppi musicali. Sono questi gli argomenti che illustrate?

Malleus: La nostra attività principale è quella di creare il poster in serie limitata e numerata in serigrafia. Recentemente, ci sono stati richiesti da Dark City Gallery, una galleria d'arte inglese, dei poster che celebrassero l'opera cinematografica di Dario Argento. Poi, abbiamo avuto contatti con altri committenti che richiedevano la realizzazione di manifesti alternativi di alcuni film celebri come Blow Up o come Reefer Madness ed altri film Cult del passato. Abbiamo lavorato anche con la galleria Bottleneck di Brooklyn che è specializzata in cultura Pop e stampe d'arte a tiratura limitata. Abbiamo fatto anche il remake del poster di Nightbreed ed altre cose.

TG: Siete molto più conosciuti all'estero che in Italia?

Malleus: Direi proprio di sì. Decisamente. Anche se si tratta sempre di un'attività underground che non ha un vero riconoscimento ufficiale. C'è tutto un sottobosco di artisti, soprattutto americani, che si occupano di Poster art. Solo di recente, questa scena sta crescendo anche in Italia, adesso ci sono più ragazzi che disegnano questi soggetti e più appassionati che hanno voglia di sperimentare questa strada che in Nord America ha radici ben profonde. la nostra attività è un po' strana e non trova ancora il riscontro che merita, anche se ultimamente abbiamo notato un fiorire di nuovi artisti. Cosa che ci fa molto piacere.

TG: Per che gruppi musicali avete lavorato?

Malleus: Tantissimi. Dai gruppi più conosciuti come i Black Keys, i Foo Fighters, Iggy Pop, Amanda Palmer o i Queens of the Stone Age, ai Bongzilla e gli Electric Frankenstein che sono band un po' più di nicchia. E' dal 2003 che facciamo queste cose, quindi negli anni abbiamo accumulato parecchi lavori e collaborato con molti musicisti.

TG: Che formazione avete? Grafica? Artistica?

Malleus: Due di noi hanno studiato architettura, ma fondamentalmente tutto quello che sappiamo lo abbiamo imparato da soli o grazie ad un altro studio di grafica pubblicitaria di Tortona che ci ha insegnato a stampare in serigrafia e da lì poi noi abbiamo continuato a sperimentare in modo autonomo.

TG: E' difficile trovare l'illustrazione per illustrare qualcosa?

Malleus: Dipende. Non c'è una regola. A volte restiamo bloccati per trovare un'idea, a volte troviamo subito l'idea, ma non arriva il disegno. Altre volte otteniamo entrambe le cose subito, ma poi la stampa ci dà dei problemi. Non è un lavoro facile, è sempre come se fosse la prima volta e fino alla fine non si è mai sicuri di come sarà il risultato.

TG: Tra i vostri clienti c'è qualcuno che è stato particolarmente contento del vostro lavoro?

Malleus: Sì, gli Psychic Tv sono stati molto simpatici, sono stati il primo gruppo che per ringraziarci, dopo avergli mandato la bozza definitiva da stampare, ci hanno mandato un video dove apparivano molto felici. E' stata una piacevole sorpresa ricevere una cosa del genere anziché la solita email. Con Jon Spencer siamo diventati buoni amici, anche perché con lui lavoriamo spesso. King Buzzo dei Melvins ha voluto conoscerci personalmente. Con alcuni musicisti è più facile avere rapporti più stretti, mentre per gli artisti più famosi, come Iggy Pop, hanno un manager che cura i loro affari.

TG: Avete qualche aneddoto divertente da raccontare?

Malleus: Quando abbiamo fatto un poster per i Queens of the Styone Age, mentre stavamo parlando con Josh Homme, abbiamo visto arrivare un ragazzo che gli ha portato ad autografare una serie infinita di dischi. Nonostante questo Josh è stato molto gentile e glieli ha firmati tutti, anche se questa operazione sarà durata almeno mezz'ora. La loro è una band di persone molto alla mano.

TG: parliamo delle vostre tecniche di disegno. Lavorate a mano o al computer? O avete una tecnica mista? Capita che vi aiutate con la fotografia?

Malleus: Partiamo dal disegno a matita, lo passiamo a china, poi le colorazioni solitamente vengono fatte al computer, anche per la divisione delle pellicole e la loro stampa digitale. La serigrafia finale viene stampata a mano, senza giostre, tavoli o altri sistemi semiautomatici. Facciamo tutto come si faceva una volta. Ci siamo autocostruiti un bromografo perché quando abbiamo iniziato non sapevamo come impressionare i telai. Vieni pure a trovarci quando vuoi, così ti facciamo vedere come lavoriamo.

TG: Vi ringrazio. A presto.

Malleus Poster Art
 Blow Up in un poster dei Malleus