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domenica 25 novembre 2018

Ascolto comparato tra nastro analogico, SaCD e Vinile con Giulio Cesare Ricci

Venerdì 16, sabato 17 e domenica 18 novembre, Spinelli Hi-Fi di Milano ha ospitato nel suo negozio di viale Zara 108 Giulio Cesare Ricci ed i suoi dischi. Vinili e Super Audio CD prodotti e pubblicati da Fonè, una casa discografica che quest'anno festeggia il 35° anniversario della sua fondazione e che è ben conosciuta dagli audiofili di mezzo mondo.


Giulio Cesare Ricci

Ho avuto la fortuna di essere presente insieme a pochi altri appassionati e ho potuto ascoltare gli stessi brani registrati su tre tipi di supporti diversi e riprodotti da tre tipi di tecnologie differenti, diffusi in hi-end in una sala approntata  appositamente per l'ascolto sonoro da Davide Spinelli. 
Non è tanto delle mie considerazioni personali sull'esito di questa operazione, in qualche modo scontata poiché era evidente che il Master della registrazione, per lo meno la copia di un master da 1/4 di pollice che gira a 38cm/sec, suonasse in modo particolarmente performante rispetto alle copie ottenute con ulteriori passaggi, ma è sulle scelte e la filosofia dell'ingegnere del suono che vorrei porre l'attenzione del lettore.
Molti parlano di qualità audio assoluta, ma se non si ha occasione di assistere ad una prova comparata tra strumenti diversi, nell'arco di tempi molto stretti, è difficile per il nostro cervello poter fare dei paragoni e rendersi conto di quale sia effettivamente il suono migliore, o perlomeno perché questo risulti ai nostri sensi ed alla nostra valutazione razionale finale quello più gradevole.
La prima considerazione da fare riguarda l'utilizzatore del supporto audio: non tutti coloro che ascoltano musica lo fanno in modo pienamente cosciente e nei giusti termini; solitamente chi si occupa di trovare il suono più adatto per la registrazione di un artista deve pensare anche a chi fruirà della musica. Ascolterà alla radio o alla guida della propria autovettura? Non tutti stanno seduti davanti al proprio impianto hi-fi, ciò significa che il suono andrà ottimizzato anche per diversi tipi di pubblico. Chi è legato all'alta fedeltà ed effettua un ascolto più attento ha esigenze diverse, utilizza impianti di riproduzione in grado di rendere tutta la gamma delle frequenze e delle tonalità dei brani che ascolta, ciò significa che anche il disco che si ottiene dovrà essere il più possibile realistico e rispettare al massimo le sonorità originali della performance musicale. Giulio Cesare Ricci ha fatto sue registrazioni in luoghi evocativi, ma ha pubblicato anche dischi di artisti che non ha inciso direttamente. Grazie agli accordi intercorsi tra Ricci ed altre case discografiche sono stati ripubblicati degli LP del passato da Fonè ed è stato possibile migliorare la dinamica rispetto alle edizioni originali. Tra gli artisti  di cui si è occupato Ricci ricordiamo Paolo Conte, Ornella Vanoni, Pino Daniele, Vasco Rossi ed altri. In questi casi, Ricci ha realizzato nuove lavorazioni dal master che gli sono stati forniti. Ogni ristampa ha le sue caratteristiche che sono giustificate proprio dall'utilizzo finale che ne fa il fruitore. Le ri-masterizzazioni vengono fatte nel rispetto del suono originale che è trattato secondo il gusto e le esigenze dell'artista, secondo la sua impostazione musicale e il colore autentico del suono, pur garantendo la fedele riproduzione di tutte le gamme di frequenza.
L'impianto di alta fedeltà è molto selettivo; permette di sentire bene quello che è stato inciso bene, ma fa sentire male quello che è stato inciso male. Un impianto meno fedele e meno estremo nella qualità di riproduzione appiattisce il suono che perde così molte delle sue peculiarità. 
Una buona registrazione è chiaramente in grado di valorizzare le qualità di un buon impianto di riproduzione sonora. Se il suono di partenza è di qualità, tutti gli impianti renderanno bene il risultato della registrazione/incisione. Anche se gli impianti di riproduzione hanno caratteri diversi. 
Il master di una registrazione è normalmente ascoltato solo dall'artista che suona e dall'ingegnere del suono che lo registra; potere ascoltare quel tipo di registrazione è un'occasione molto esclusiva, ma da alcuni anni a questa parte Fonè realizza delle copie uniche che poi vengono riprodotte nelle fiere di settore per un pubblico di appassionati che possano apprezzarne quelle caratteristiche. Come ho già scritto all'inizio di questa pagina, è chiaro che il master analogico suoni meglio del vinile, quella su nastro è la prima registrazione e per forza di cose sarà migliore delle altre. 
Nella stampa del vinile analogico, dopo il nastro analogico c'è la lacca di cera e poi la stampa galvanica negativa che serve per lo stampaggio finale del vinile.
Per ogni album si sceglie di fare un master analogico o digitale, a seconda di quale sarà il supporto finale. Il periodo in cui si facevano le registrazioni è anche un aspetto da non trascurare della produzione discografica; a partire dagli anni '80 Fonè a iniziato a fare dei master digitali con il Sony PCM-F1 per realizzare i CD. Poiché all'inizio i CD avevano un suono molto diverso da quello dei supporti analogici, e anche per una passione innata di Ricci, Fonè ha puntato molto sul vinile, infatti ancora adesso pubblica edizioni limitate in 496 copie per mantenere delle stampe valide e di qualità costante. Dal 1998 Ricci ha iniziato, quando era il caso di farlo, a registrare anche sul formato digitale DSD, un formato digitale dal quale si può ricavare il Super Audio CD. Dal 1999 ad oggi Fonè non pubblica CD, ma SACD che partono da registrazioni DSD. 


Giulio Cesare Ricci riavvolge il "master" di Toffee di Vasco Rossi, prima di farlo suonare su un Nagra IV S del 1971 di sua proprietà. In realtà, il vero master è su un nastro da 1 pollice e  TG l'ha ascoltato due anni fa a Rho durante Il Grand Galà dell'Alta Fedeltà organizzato sempre da Ricci.

Tuttavia, gli apparecchi analogici hanno continuato ad essere usati in Fonè, solo che alcune macchine sono state sostituite. All'inizio della sua attività, Ricci registrava con il Nagra IVs, poi è passato agli Studer C37 e J37, registratori a valvole degli anni '50; mentre da vent'anni a questa parte usa gli Ampex ATR102 con nastro da 1/2 pollice. Ricci pensa che nella tecnologia la contaminazione di sistemi diversi non sia una buona cosa, per questo per ottenere dischi vinilici parte da un master analogico, mentre per ottenere SACD parte da registrazioni digitali. 
"Chi stampa dischi in vinile da master digitali ha probabilmente un risultato diverso da chi parte da un master analogico e certamente non produce vinili analogici... ma una stampa su vinile di un master digitale..." Così si è espresso a proposito di chi stampa dischi vinilici da master digitali.
Nonostante questa affermazione, ammette che l'alta risoluzione del digitale è qualcosa di straordinario. "Registrare un master digitale significa rendere il suono ricco di informazioni." GCR
Certamente, togliere informazione è un'operazione sempre possibile sia nel campo dell'immagine che del suono; la cosa importante per Ricci è rispettare la filiera di produzione. 
La qualità di suono del SACD che deriva da una registrazione DSD è importante, anche perché lo strato del CD del SACD suona molto bene.
Anche il mondo del collezionismo tiene d'occhio i vinili di Ricci; qualche tempo fa un LP di Pino Daniele è stato venduto usato per 1800 euro. Una pazzia? Forse, ma quando una stampa è numerata e di qualità in pochi sono disposti a disfarsene se non si paga un caro prezzo. Ricci invece vende a prezzi che tutto sommato sono molto competitivi: 35 euro per un disco in vinile fatto con amore non è poi male. Il problema è che la scelta tra i titoli è un po' limitata e se non siamo poi così appassionati di musica classica, jazz o nostalgici dei tempi andati, non è facilissimo trovare qualcosa che ci solletichi veramente il desiderio di possesso. D'altronde Fonè è una piccola casa discografica indipendente che già si comporta molto bene e fa miracoli. Buono anche il prezzo dei SACD che per quella serata erano in offerta tra i 10 ed i 15 euro. Non ho chiesto il prezzo dei nastri, perché è un prodotto che non mi interessava, ma credo che stia intorno ai 200 euro, se non di più.
C'è da dire che Ricci per la ri-masterizzazione non interviene con equalizzatori, espansori o compressori, ma si limita a togliere l'elettro-smog con un suo procedimento quasi esoterico e utilizza apparati analogici storici di gran pregio restaurati e perfettamente messi a punto come i pre-amplificatori valvolari, i registratori già citati o i microfoni Neumannn (quando effettua riprese audio) a valvole della fine degli anni '40 modelli, come lo U47, U48, M49. Ricci pone una grande cura artigianale in ogni passaggio della produzione, dalla presa del suono, al taglio della lacca, anche per questa lavorazione ha le sue attrezzature, per fare i dischi di polivinilcloruro (PVC) che deve essere di prima scelta e non riciclato, come spesso capita nelle produzioni a basso costo. I solchi impressi sul disco devono essere profondi, in modo che la dinamica acustica aumenti e si sentano bene sia i passaggi più tranquilli di un brano musicale che quelli maggiormente forti e intensi.
Mi è piaciuto parlare con un ingegnere del suono tanto appassionato del suo lavoro che poi è anche un personaggio un po' istrionico, fantasioso, divertente e gentile nel proporre i propri prodotti e nel convincerti che sa quello che fa perché lo fa da tanto tempo, con la stessa cura che mettevano nel lavoro i nostri nonni. Però, mi è piaciuto ancor di più potermi fare un'idea personale di quanto ho ascoltato e, visto che siamo ormai in conclusione di questo piccolo reportage, vi proporrò anche le mie impressioni psico-acustiche.
Non sono più molto abituato ad ascoltare i nastri magnetici, ma non c'è nulla da eccepire sulla loro qualità sonora: è eccezionale. Profondità, presenza, dinamica, spazialità, carattere e toni, tutto veramente perfetto. Non avrebbe potuto essere altrimenti perché Spinelli aveva preparato un impianto davvero coi fiocchi: l'amplificatore integrato Einstein the Amp Ultimate dal costo di 18'450 euro e i diffusori Blumenhofer FS 1 MK2 dal costo di 22'850 euro sono veramente all'apice della qualità, per non parlare dei cavi che da soli credo che valgano molto più del mio impianto stereo...
Per quello che riguarda l'ascolto del superaudiocd, devo dire che ero molto curioso di capire se la qualità che sarebbe uscita da questo supporto sarebbe potuto essere paragonabile a quella del "master". La risposta è stata negativa, nonostante il dischetto a lettura laser fosse stato introdotto nientepopodimeno che in un Rega Isis Valve, un fantascientifico lettore CD a valvole, unico nel suo genere. Il vero confronto è stato quindi tra due tipi di supporto, entrambi su disco di plastica. 
Il suono che mi ha emozionato maggiormente è stato proprio quello del disco nero di PVC, forse anche più di quello del nastro magnetico; non parlo di qualità assoluta, ma di naturalezza di ascolto, di timbrica, di piacere di ascolto. Non so nemmeno io come spiegare... Il suono del CD non era molto lontano da quello del vinile se non fosse stato per una presenza leggermente più artificiale e meno morbida. Inoltre, incredibilmente, il lettore cd di Rega dal costo di oltre 10'000 euro non legge i SACD.
Bella serata, speriamo si ripresenti presto qualche altra occasione per ascoltare buona musica su impianti da sogno.
Un grazie di cuore a Giulio Cesare e a Spinelli Hi-Fi. TG


Fonè, Giulio Cesare Ricci
Giulio Cesare Ricci e Spinelli Hi-Fi ci hanno fatto passare una serata fantastica.



martedì 13 novembre 2018

Vinili Psichedelici allo Psych Out Festival

"La libertà che ci rimane è essenzialmente la libertà di scegliere tra le marche A, B e C." 
John Zerzan

Dopo essermi un po' soffermato a ponderare sull'acquisto di alcuni CD con musiche tratte dai film di James Bond, ho incontrato Lele Roma, un esperto di controcultura che ha una grande passione per la psichedelia e la musica beat. Stranamente, allo Psych Out Festival Lele mi ha consigliato il primo disco di un gruppo funky anni '70... TG

Lele Roma, 53 anni, appassionato di musica, studioso di controcultura ha presentato la proiezione de: "I figli dello stupore" allo Psych Out Festival del 10 novembre 2018.
Lele Roma, 53 anni, appassionato di musica, studioso di controcultura ha presentato la proiezione de: "I figli dello stupore" allo Psych Out Festival del 10 novembre 2018.

Tony Graffio: Ciao Lele, così ad occhio direi che tu dovresti essere nato proprio nel pieno degli anni '60. Per questo sei appassionato di quel periodo storico e di quella musica?

Lele: Effettivamente, Tony ci hai preso. Può essere che quegli anni mi siano rimasti nel cuore, ma qua allo Psych Out Festival puoi trovare anche tantissimi ragazzi che desiderano rivivere quel periodo un po' ingenuo e felice e che vogliono conoscere meglio anche le band e la musica che si suonava in quei giorni.

TG: So che qua posso trovare qualche bel LP. Consigliami qualcosa di particolare che magari io non conosco.

Lele: C'è questo gruppo americano che si chiama Black Merda che fa una buona musica, al contrario di quello che potrebbe sembrare. Anche se è proprio scritto così con una parola italiana non tanto bella. Ovviamente, il significato di questa band non è quello che intendiamo noi, ma è il suono degli afro-americani che hanno abbreviato la parola murder
in un loro slang particolare. Black Merda in realtà è l'assassinio nero... Loro hanno scelto di scriverlo così come si pronuncia, non con la parola originale. Certo, a noi italiani il nome del loro gruppo fa uno strano effetto.

TG: Più che altro fa ridere.

Lele: Sì, ma si può tradurre e subito ha un altro senso.

TG: Mi stai consigliando un disco funky?

Lele: Loro erano attività tra il fine degli anni '60 e l'inizio degli anni '70 e facevano un genere Funk-psichedelico.

TG: Tu ce l'hai questo disco?

Lele: Certo che ce l'ho!

TG: Quindi non posso sbagliare... È un buon disco?

Lele: Eccome! Se te lo consiglio... Certo che se poi non ti piace il genere...

TG: Sono cazzi miei... ho capito.

Lele: Ti posso dire che è un Funk-psichedelico un po' pesante.

TG: Non mi sembrano tanto conosciuti questi Black Merda...

Lele: Beh, oddio, nel mondo della Black Music sono un gruppo fondamentale. 

TG: Elamadonna...

Lele: Diciamo che tra i minori sono un gruppo fondamentale.

TG: Va bene Lele, mi hai convinto compro questo disco, ma tu mi lasci il tuo numero di telefono, perché se poi mi accorgo che è un caso di nomen omen mi lamenterò con te.

Lele: Va bene, non c'è problema.

TG: In questa bancarella tenuta da Alberto di Drippin' Hits c'è qualcos'altro che solletica la tua attenzione?

Lele: Mah sì, c'è un'altra cosa che mi ha stupito. Si tratta di un disco che ho già, ma con un altra copertina e questa esposta è forse la terza dello stesso disco. Si tratta del primo album dei Genesis che in pochi conoscono e si chiama: From Genesis to Revelation, un disco del 1969. Chiaramente è una ristampa perché all'epoca Peter Gabriel non si vestiva ancora in quel modo.

TG: Non è un falso, vero?

Lele: No è una ristampa.

Alberto Stucchi di Drippin' Hits mostra la ristampa di: From Genesis to Revelation con in copertina un Peter Gabriel molto floreale. Accanto a lui Giusi, una musicista bergamasca che accompagnava Elli de Mon.


lunedì 10 settembre 2018

Nessuno schema per chi non è schiavo del Sistema

 Live al Subbuglio di Alessandria: sul palco Giampo, Ivo Entratomin seguito come seconda voce; sotto al palco Ioris a sx e Saverio "Yena".

Con il titolo di questo post voglio in qualche modo citare alcune canzoni degli anni '80 e riprendere un discorso sul Punk italiano affrontato qualche tempo fa con Giampo Coppa che, oltre ad essere un visual artist, in passato ha vissuto con intensità la breve stagione dell'Hardcore italiano. TG

Poster pieghevole allegato alla cassetta autoprodotta dagli Stinky Rats: Urla di Rabbia. Grafica di Giampo Coppa.

Tony Graffio: Giampo, per favore, raccontami cos'è stato il Punk italiano.

Giampo Coppa: Sul Punk italiano ci sarebbero da versare cascate di parole per descrivere le situazioni che abbiamo vissuto, ma anche per raccontare le attitudini e le passioni che quella musica ha infiammato in molti ragazzi. In quel periodo, purtroppo, il piatto del mio giradischi era rotto e non disponevo di un vero stereo, perché all'epoca un impianto stereo di qualità costava un sacco di soldi. Per questo noi non potevamo avere un vero stereo. Io e mio fratello però avevamo un radio-mobile Blaupunkt degli anni '50 che aveva il piatto in bachelite. Fintanto che il piatto ha funzionato quel mobile sparava un volume della Madonna, ma poi proprio durante gli anni del Punk s'è guastato; così per ascoltare la musica abbiamo recuperato, non mi ricordo dove, una piastra usata per le cassette che abbiamo collegato a questa radio Blaupunkt, tuttora ha in casa mia madre. Per questo, non ho nulla dei dischi Punk di vinile dell'epoca. Ho tutto in cassetta, perché registravo le canzoni su questo supporto e poi le riascoltavo. Di originale ho solamente il disco che ho fatto insieme agli Stinky Rats: "Vergognati" e nient'altro. Proprio per la sua rarità, tutto il materiale musicale Punk Hardcore di quegli anni è valutato come se fossero pepite d'oro: questo però è un controsenso perché quei dischi dovevano fare controcultutra e dovevano essere materiale di scontro e di dissenso. La nostra musica urlava rabbia, era contro lo sfruttamento consumato dalle case discografiche ai danni degli artisti. Già una ventina d'anni fa il disco Wretched, degli Indigesti che è caos puro, aveva già raggiunto valutazioni spropositate, si parlava di cifre che oscillavano tra le 300'000 e le 500'000 Lire. Adesso, penso che un disco del genere possa valere dai 350 ai 400 euro,se non di più. Questa cosa per me è assurda, perché già sulle copertine si scriveva di non pagare più di 1000-1500 Lire, massimo 2500 Lire. Il nostro disco, nel 1985 costava 5000 lire ed era un EP a 45 giri. Non ha senso spendere 300 euro per un disco che ha dietro un discorso politico e di rifiuto verso lo sfruttamento economico del materiale artistico. Capisco che si tratta di collezionismo, ma non nascondo che questo comportamento mi dà un po' fastidio, perché vuol dire speculare su quello che era contro la speculazione. Spendere molti soldi per un disco raro di un gruppo non politicizzato può essere normale, ma un disco Punk dovrebbe continuare a proporre un discorso coerente.


Ecco la radio stereo valvolare Blaupunkt con sopra il master originale del miniLP degli Stinky Rats.

TG: Conosci bene anche i Negazione?

GC: Certo che li conosco. È normale, perché sono Piemontesi. È grazie a loro che noi degli Stinky Rats abbiamo fatto la Tournée in Germania e Olanda nel 1986. Era tutto organizzato da loro e da Tomasso Shulze, un ragazzo di Monaco che all'epoca era molto attivo nell'ambito della scena Punk Hardcore tedesca e aveva un gruppo che si chiamava NoNoYesNo.

TG: Vi siete divertiti?

GC: È andata da Dio! È stato fighissimo, abbiamo conosciuto persone incredibili; poi da Germering, una cittadina a Sud di Monaco ci ha seguito lo Stinky Contingent costituito da alcuni ragazzi simpaticissimi: Sabine, Thomas, Martin, Bastian, Dalibor...

TG: I tedeschi stravedevano per voi e l'Hardcore italiano?

GC: Sì, l'Hardcore piaceva un sacco e la cosa che mi stupiva era che quando noi suonavamo, in molti concerti in Germania, i ragazzi sotto il palco cantavano le canzoni in italiano insieme a noi. Quello è figo! (ride) Molto figo.

TG: Per quanto tempo avete suonato?

GC: Dall'83-84, all'86. L'EP era una coproduzione con Mungo V.R. Blu Bus e Chaos Produzioni, alla fine sono stati loro che sono riusciti a far concludere il progetto che per un certo periodo è stato un po' fermo perché ci mancavano i soldi per realizzarlo. All'epoca noi eravamo ragazzini ed eravamo tutti disoccupati; infatti la tournée l'abbiamo fatta solo dopo aver compiuto i 18 anni, tranne il chitarrista che era già più grande di noi. Mungo invece era il chitarrista dei Declino che ha creduto in noi e ci ha aiutato a realizzare questo sogno, perché per noi era impensabile incidere un disco. E poi c'erano i Kina. Chiaramente ci hanno aiutato anche loro e Gianmario dei Wretched che all'epoca aveva un'etichetta: la Chaos Produzioni; è grazie a lui che s'è sbloccata la situazione perché lui ha deciso di mettere quello che mancava per stampare la registrazione su vinile, preparare le copertine e far uscire il disco. La copertina ce l'aveva fatta un nostro amico, Roberto, un disegnatore bravissimo di Torino che adesso lavora come tatuatore. Avevamo fatto stampare 500 copie in vinile, ma prima avevamo registrato una cassetta autoprodotta in 30 copie che avevamo registrato da soli in sala prove sovraincidendo una tastiera a "Vergonati!". Ne era uscito un sound molto dark. La copertina l'avevo messa insieme io con un collage fatto con le copertine dei giornali; occhi, muri e fili spinati che erano le cose che andavano all'epoca, perché quello era un po' il clima che si respirava... C'era ancora la Guerra Fredda, adesso si sente meno, ma in quegli anni se ne accorgevano tutti. Le bombe  e i missili nucleari però ci sono ancora. Anche se la Cortina di Ferro era più vicina in quei giorni e sapevi che tutti erano pronti a sparare i missili.


Urla di Rabbia - Stinky Rats di questa cassetta originale esistono soltanto 30 copie.

TG: Mi ricordo ancora adesso che in Germania Occidentale in autostrada, ma anche lungo certi ponti c'erano i soldati americani sdraiati per terra, tutti allineati con il fucile sempre puntato dall'altra parte.

GP: Vero. Questa è una cosa che ho visto anch'io proprio mentre ero in tournée. Quando siamo andati a suonare a Berlino, Ovest chiaramente, col treno siamo passati dentro la Germania Est e lungo un campo c'era una fila lunghissima di carri armati sovietici tutti pronti a sparare. Con i cannoni puntati nella stessa direzione e con i soldati vicini. Era un giorno qualsiasi, tipo un mercoledì. Quelle cose ti fanno pensare... Fino a che non le vedi non ti preoccupi, ma quando vai sul posto e le vedi capisci che c'è un certo rischio. Tornaniamo alla nostra cassetta, si intitolava: "Urla di rabbia" e conteneva un mini-poster dove vedevi un topo con gli anfibi e la maglietta stracciata che abbatteva un muro. Dietro il muro c'era tutto uno schieramento di "celerini" col casco e il manganello, perché all'epoca, se eri un punk ti rompevano i coglioni e volavano gli schiaffi senza tanti complimenti. A te, non a loro... Dopo che abbiamo fatto quella cassetta, sia i Declino che i Negazione si sono esaltati e da lì è nata la nostra collaborazione. Abbiamo suonato a vari concerti con loro: a Ferrara, a Carpi... Bisognava sopravvivere in mezzo alla merda.


All'interno del poster di propaganda degli Stinky Rats la parola puntata S.U.C.A. era un acronimo ironico che significava: Savoia. Ultra. Core. Anarchica.

TG: Non era così male dai...

GP: Gli anni '80 non erano così favolosi come vengono descritti adesso; però è vero che c'era molta aggregazione. Ci si telefonava, ci si scriveva e c'era la voglia di credere in un ideale, di cambiare le cose e proporre qualcosa di nuovo. Questo per me è stato il Punk e io l'ho vissuto intensamente. Ti dirò di più; quello che pensavo allora lo penso tuttora, per me non è cambiato nulla. Capito?

Contro il Monopolio delle Case Discografiche
Wretched, degli Indigesti di Vercelli, è stato un disco importantissimo che ha saputo esprimere benissimo gli ideali e la rabbia di un momento molto particolare in cui la scena musicale underground italiana era molto considerata anche in ambiente internazionale. Il Punk è contro quello che è commerciale.

TG: Giampo, un'ultima domanda. Ti dedichi ancora alla musica? Hai qualche progetto in mente per promuovere giovani musicisti oppure per rendere felici i nostalgici delle sonorità passate?

GC: Beh sì, la musica è la mia benzina! Progetti immediati per promuovere nuovi musicisti non ne ho, però devo dire che con lo Psych-out Festival, nato 29 anni fa come party, che dal suo 25° compleanno è diventato festival annuale, abbiamo dato spazio a parecchie nuove band psichedeliche. Dimenticavo di dire, per chi non lo sapesse, che questo è un festival completamente dedicato alla cultura underground sixties con tanto di lightshow con liquidi, band, garage, psichedeliche, surf, space rock, ecc. ecc... Comunque, in questa occasione abbiamo avuto la possibilità di presentare ottime band emergenti come  i Selfish Cale di Torino, o lo space rock dei  Campani 23 And Beyond the Inifinite. Vorrei anche ricordare che lo PSYCH-OUT Festival quest'anno è stato spostato di un mese, quindi invito tutti a venire a partecipare a questa edizione 2018 intitolata: "IN ORBIT" che si terra al BUNKER di via Niccolò Paganini 0/200, Sabato 10 Novembre a Torino... Stay tuned!

martedì 28 novembre 2017

Ai Confini del Basement Party: Starfuckers

Ci prendiamo una pausa dal Basement Party per parlare di un evento collaterale tenutosi, sempre a Jesi, la sera di giovedì 16 novembre. Al TNT suonavano gli Starfuckers, un gruppo sperimentale Bolognese che da circa 30 anni suona sulla scena Underground italiana. Ho assistito al loro concerto insieme al mitico Giampo Coppa di cui presenterò presto un'intervista che parlerà di Punk e Psichedelia, ancora all'interno dello Speciale Basement Art and Culture 2017.


Gli Starfuckers al TNT di Jesi
Gli Starfuckers al TNT di Jesi

Tony Graffio: Starfuckers, che piacere essere tra Voi dopo il concerto; sentiamo per primo Alessandro Bocci che si occupa della parte elettronica, computer, sintetizzatore e campionatore. Tu registri personalmente i suoni che hai utilizzato questa sera?

Alessandro Bocci: Sì, i suoni campionati li utilizzo in diretta attraverso un sint o un computer.

TG: Quali suoni raccogli e t'interessano?

Alessandro Bocci: Si tratta di suoni che abbiamo registrato a suo tempo e che abbiamo inserito nella nostra discografia in tutti questi anni di attività. Sono suoni derivati da sperimentazioni varie.

TG: Arrivano da strumenti musicali o sono suoni naturali?

Alessandro Bocci: Principalmente, da strumenti che modifico e rielaboro. Derivano dai nostri strumenti.

TG; Roberto Bertacchini suona la batteria da tantissimi anni, vero?

Roberto Bertacchini: Come tutti gli altri del gruppo.

TG: Manuele Giannini invece è la chitarra e la voce del gruppo. Da quanto tempo suonate insieme?

Roberto Bertacchini: Dal 1986/87.

TG: Da circa 30 anni allora... E' sempre brutto etichettare un gruppo musicale, ma se proprio dobbiamo farlo è meglio che lo facciate Voi... Come potremmo definirvi? O Indicarvi?

Roberto Bertacchini: Non Saprei...

Manuele Giannini: Il nostro riferimento è sempre il Rock and Roll. Noi rivisitiamo questa musica a modo nostro...

TG: Potremmo parlare di Rock elettronico sperimentale?

Manuele Giannini: Sì, sperimentale, ma la nostra formazione e la nostra cultura è basata sulla musica Rock. Non facciamo musica Jazz o Classica... però utilizziamo delle tecniche che derivano anche dalla musica classica... dal jazz e dalla sperimentazione. Nel Rock si suonano solo accordi minori e maggiori, ma io suono solo accordi dodecafonici.

TG: Siete tutti e tre di Bologna?

Alessandro Bocci: No, io e Manuel abitiamo a Bologna, anche Roberto ha abitato a Bologna, ma siamo originari di Massa Carrara.

TG: Non vi esibite tanto spesso in pubblico, siamo stati fortunati ad ascoltarvi qui a Jesi?

Roberto Bertacchini: Suoniamo raramente perché facciamo altri lavori...

TG: Non avete tanto tempo per esibirvi dal vivo, ma avete pubblicato diversi dischi...

Roberto Bertacchini: Beh, ma quello lo può fare chiunque...

TG: Non è proprio così...

Roberto Bertacchini: La musica è aperta a tutti! Non è necessario essere musicisti o essere bravi, basta suonare...

TG: Spiegatemelo meglio questo concetto che detto così mi sembra molto riduttivo... anche del Vostro lavoro...

Manuele Giannini: In realtà, abbiamo sempre più o meno suonato in pubblico, ma adesso era da 5 anni che non facevamo concerti: abbiamo ricominciato da un mese a questa parte, perché in occasione del Kracatoa Festival di Bologna ci hanno invitato a suonare come headliner (attrazione principale). E' stato grazie a Gianluca, l'organizzatore del festival se abbiamo preso questa decisione ed adesso stiamo facendo una piccola tournée di cinque date; poi torneremo a suonare con l'anno nuovo.

TG: Come siete arrivati qua a Jesi?

Manuele Giannini: Mah, dopo Bologna e Torino è uscita questa data, e domani saremo a Foligno. Jesi è una città interessante e il TNT è un posto molto bello per suonare e non volevamo perdercelo. Siamo contenti.

Roberto Bertacchini: Siamo molto contenti di essere qui, perché non siamo mai stati in questa città prima di adesso; c'è una bella realtà ed il centro è molto bello.

TG: Vero. Quanti dischi avete pubblicato? E' uscito qualcosa di nuovo di recente? Avete suonato anche con altri gruppi?

Manuele Giannini: La nostra storia è un po' lunga, come dicevamo sono 30 anni che suoniamo insieme... noi abbiamo incrociato diverse realtà musicali, a partire da Bologna, fino a suonare con i Sonic Youth...

TG: Davvero?

Manuele Giannini: Sì, due volte... Abbiamo attraversato vari periodi musicali ed abbiamo suonato con band diverse.

TG: Ci sono stati momenti migliori e momenti più difficili?

Manuele Giannini: Noi siamo sempre stati a buoni livelli...

TG: Intendo dire se c'è stata un po' di discontinuità nel vostro percorso professionale...

Manuele Giannini: Sì, nel senso che questa attività non l'abbiamo mai presa come un lavoro, pertanto non abbiamo avuto una costanza assoluta. Abbiamo suonato nei periodi in cui avevamo qualcosa da dire; negli altri periodi non abbiamo suonato: tutto qua...

TG: Prendete spunto da qualche sonorità particolare o vi considerate avulsi da quello che avviene intorno a Voi?

Roberto Bertacchini: Chiaramente ognuno di noi ha i suoi gusti musicali; io personalmente, in questo momento, non ho dei modelli di riferimento, non perché non ci sia in giro della bella musica, ma per cercare di mantenere la mente aperta. Cerchiamo sempre di rimanere noi stessi e facciamo quello che a noi piace. Ci proviamo, poi se quello facciamo piace a qualcun altro, meglio. Non abbiamo obiettivi precisi, suoniamo solo quando riteniamo che sia arrivato il momento giusto. Infatti anche i nostri dischi escono ogni tanto; non abbiamo mai pubblicato un disco all'anno... Ogni nostro disco ha avuto il suo particolare percorso e, guarda caso, sono anche molto diversi tra loro. Seguiamo il nostro istinto.

TG: Bologna è una piazza dove ci sono sempre stati tantissimi musicisti, anche molto bravi: come giudicate attualmente la realtà musicale dell Vostra città? Avete rapporti con altri colleghi?

Manuele Giannini: Sì, abbiamo soprattutto dei rapporti di amicizia, non essendo legati ad una scena particolare. Io per esempio ho prodotto i primi due dischi di Massimo Volume, un gruppo bolognese abbastanza noto. Abbiamo suonato con Stefano Pilia, per esempio, e con gruppi Mainstream, come gli Afterhours che fanno anche sperimentazione. Non siamo legati ad una scena, siamo sempre rimasti per conto nostro.

TG: E della realtà discografica attuale che cosa mi dite? I dischi si fanno fatica a vendere?

Manuele Giannini: Beh, sai... è un momento difficile da capire. Noi abbiamo iniziato a pubblicare i dischi quando ancora c'era il vinile e prima ancora del ritorno del vinile, quando ancora si registrava in studio con i nastri e queste cose qua. Abbiamo attraversato tutti i periodi; ma noi non facciamo un disco vero da 10 anni...

Roberto Bertacchini: Da più di 10 anni, dal 2006.

Manuele Giannini: Anche perché non c'è mai interessato fare delle auto-produzioni o uscire con lavori solo su internet e roba del genere... siamo sempre rimasti legati alla vecchia abitudine di avere un produttore discografico che si fa carico delle varie fasi produttive.

TG: Intendi questo quando parli di dischi veri?

Manuele Giannini: Esatto, mi riferisco alla vecchia concezione di un disco che prevede la figura del produttore che ti paga la sala d'incisione, che ti produce il disco, che te lo stampa, lo distribuisce e tutto il resto. Siamo legati a quel mondo. Se qualcuno ci chiede di fare un disco in questo modo e noi sentiamo di farlo, lo facciamo, altrimenti no. Noi non pubblichiamo niente.

TG: Che tiratura hanno avuto i vostri dischi?

Manuele Giannini: Abbiamo fatto dischi per etichette italiane e straniere, nel corso del tempo dalle mille alle duemila copie, però i nostri dischi, a partire dal primo del 1989, sono sempre stati ristampati, anche da etichette americane o svedesi... La nostra soddisfazione è proprio questa: anche se abbiamo pubblicato pochi dischi, ogni disco è stato ristampato più di una volta.

TG: La scelta di stampare su vinile esiste ancora?

Manuele Giannini: Noi siamo legati al vinile, ma  non ne vogliamo fare una retorica, però l'oggetto fisico del disco a noi piace.

TG: A livello di pura musica sperimentale che cosa avete fatto?

Manuele Giannini: Abbiamo fatto tutti anche altre cose, io personalmente non ho realizzato in tal senso dei supporti fisici, ma ho delle uscite digitali con un gruppo che si chiama Wait and Treble con un ragazzo che sta anche lui a Bologna. Sostanzialmente è un prodotto musicale Dub-Techno fatto solo con sintetizzatori analogici.

TG: Frequentate volentieri i festival?

Manuele Giannini: Se ci invitano sì; abbiamo suonato anche abbastanza all'estero: in Francia, Svezia e Spagna. A Parigi abbiamo suonato a Les Instants Chavirés che è un locale importante per il nostro tipo di musica.

TG: Prossimi appuntamenti dove potremo venire ad ascoltarvi?

Manuele Giannini: Probabilmente l'anno prossimo andremo ad un festival in Austria a Innsbruck.


Starfuckers
Roberto Bertacchini, Manuele Giannini e Alessandro Bocci.

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martedì 11 aprile 2017

Basement Party - the Story - Finalmente apre la cantina!

Basement Party, 11 marzo 2017. Cotton Club, Jesi.

Tony Graffio: Rieccoci qua Nando, finalmente nel bellissimo scantinato del Cotton Club. Mi sembra che la serata stia andando alla grande, che ne dici?

Nando Luconi: Direi proprio di sì. Guarda: il salone è pieno di gente, dall'ingresso fino alla consolle di Bruno e Macca.

TG: Nando, tu, Alessandro Gentili, Jonathan Iencinella e Sonny Alabama nel 2004 avete fatto nascere la Bloody Sound Fucktory, un'etichetta discografica indipendente. Perché?

NL: All'inizio l'etichetta era nata come una fanzine cartacea ciclostilata che aveva l'intento di promuovere l'underground musicale. Col tempo, abbiamo iniziato ad organizzare delle serate di concerti e DJ set nei locali della nostra zona, sempre per promuovere il genere di musica che ci piace e di cui si parlava nella fanzine. Nel 2007 c'è stata un'evoluzione. Con l'uscita del primo album siamo diventati un'etichetta: a febbraio di dieci anni fa è uscito il disco della Bloody Sound Factory con il numero di catalogo 001.

TG: Quanti artisti o gruppi avete prodotto in questi anni?

NL: Guarda, l'ultima uscita che abbiamo avuto il mese scorso è stata la numero 56. A livello di artisti, credo che siano circa una quarantina. Abbiamo avuto intorno alle cinque uscite all'anno. Il nostro è un progetto no-profit e autofinanziato, perciò la nostra produzione dipende molto dalle disponibilità economiche che abbiamo al momento.

TG: Stampate sia su vinile che su CD?

NL: Sia in vinile che su CD; abbiamo anche qualche cassetta in catalogo. Siamo amanti di questo formato, anche se quando possiamo preferiamo pubblicare in vinile, anche se ha una spesa di produzione diversa rispetto al CD. La nostra passione, nonostante questo fatto tende comunque a privilegiare il vinile.

TG: Grosso modo, quante copie stampate per ogni uscita?

NL: Le tirature, mediamente, vanno dai 300 ai 500 pezzi, con qualche eccezione. Solo per alcuni gruppi molto richiesti abbiamo stampato 1000 copie. Dipende molto dall'attività "Live" che c'è dietro all'uscita, perché la maggior parte del materiale viene venduto durante i concerti delle band. Più serate fa il gruppo, più dischi vengono venduti.


Basement Party 11 marzo 2017
Nando Luconi in versione psichedelica brinda alla bella serata con una bevanda addizionata da corroboranti sostanze radioattive. Ovviamente sto scherzando, si tratta soltanto di un effetto visivo speciale, il bicchiere contiene normalissima birra moderatamente alcolica.

In un rapido giro di esplorazione, rivedo i disegni di Diego Bonci.


 Diego Bonci in mostra a Basement Party

Le serigrafie di Sabaprodaktion.

 La destrutturazione dei manuali Ikea di Sabaprodaktion.

Le serigrafie di Marco "50 lire" Macellari.

Sul muro, dietro al bancone, quattro grandi quadri di Marco "50 lire" Macellari.

C'era anche una giovane donna contemporanea che espone una giovane donna della Belle Epoque tatuata sul suo braccio da un grande tatuatore.

Ohiana Añaños Argomaniz, 33 anni scarsi, mostra un tatuaggio di Booka.

Ohiana è una grafica che viene da Ansò, un paesino bellissimo della Spagna, sui Pirenei, nella provincia della Huesca. E' un posto che conosco bene perché per qualche anno andavo spesso da quelle parti per fare i miei giri in moto, a tutto gas. Poi, anche lì hanno piazzato gli autovelox... Scopro che il padre di Ohiana gestisce un bar molto frequentato dai motociclisti, sicuramente ci devo essere passato. Ohiana ha studiato grafica a Tudela, le piace disegnare e dipingere. E' venuta in Italia per motivi di lavoro, è affascinata dalle cose vecchie, le piace lo stile di Alphons Mucha e sta iniziando a fare tatuaggi.

Alcuni disegni di Ohiana Añaños e, in alto, di Alessandro Turcio di Homeward.

 Amor - Odio - Ohiana A.

Donna Farfalla Ohiana A.

Poi, d'un tratto è arrivato un tipo che ha fatto impazzire tutte le ragazze... Ma dove l'avrò già visto?
John Lennon Belelli
John Lennon Belelli


No, il vocalist dei Jesus Franco & the Drogas non si sta ancora addormentando, è così quando è felice...
Microamica e Sonny Alabama


Intanto, dietro il bancone Jerry Brigante e Supermario Monachesi si sostengono l'un l'altro.
Supermario Mona Monachesi
Jerry Brigante e  Giacomo Monachesi


C'è sempre qualcuno che ha qualche ripensamento e preferirebbe non aver presentato i suoi lavori o dire che non è roba sua, ma ormai è troppo tardi...
Scuola Internazionale di Comics Jesi
Alex Massacci, fumettista e insegnante presso la Scuola Internazionale di Comics di Jesi


Da un'altra parte c'erano uomini nudi che correvano.
Sulla parete, le opere di Uomini Nudi Che Corrono.


Mentre le donne ballavano vestite, in un ambiente che diventava sempre più fluido...
Ragazze che ballano vicino alla consolle dei DJ.

...e colorato. Al di fuori del tempo e dello spazio.
Macca e Bruno.

Ma non è tutto; ci sono altri espositori che hanno ancora qualcosa da dirci, pertanto non perdetevi gli ultimi aggiornamenti che usciranno nei prossimi giorni sulle pagine di Frammenti di Cultura. TG