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domenica 25 novembre 2018

Ascolto comparato tra nastro analogico, SaCD e Vinile con Giulio Cesare Ricci

Venerdì 16, sabato 17 e domenica 18 novembre, Spinelli Hi-Fi di Milano ha ospitato nel suo negozio di viale Zara 108 Giulio Cesare Ricci ed i suoi dischi. Vinili e Super Audio CD prodotti e pubblicati da Fonè, una casa discografica che quest'anno festeggia il 35° anniversario della sua fondazione e che è ben conosciuta dagli audiofili di mezzo mondo.


Giulio Cesare Ricci

Ho avuto la fortuna di essere presente insieme a pochi altri appassionati e ho potuto ascoltare gli stessi brani registrati su tre tipi di supporti diversi e riprodotti da tre tipi di tecnologie differenti, diffusi in hi-end in una sala approntata  appositamente per l'ascolto sonoro da Davide Spinelli. 
Non è tanto delle mie considerazioni personali sull'esito di questa operazione, in qualche modo scontata poiché era evidente che il Master della registrazione, per lo meno la copia di un master da 1/4 di pollice che gira a 38cm/sec, suonasse in modo particolarmente performante rispetto alle copie ottenute con ulteriori passaggi, ma è sulle scelte e la filosofia dell'ingegnere del suono che vorrei porre l'attenzione del lettore.
Molti parlano di qualità audio assoluta, ma se non si ha occasione di assistere ad una prova comparata tra strumenti diversi, nell'arco di tempi molto stretti, è difficile per il nostro cervello poter fare dei paragoni e rendersi conto di quale sia effettivamente il suono migliore, o perlomeno perché questo risulti ai nostri sensi ed alla nostra valutazione razionale finale quello più gradevole.
La prima considerazione da fare riguarda l'utilizzatore del supporto audio: non tutti coloro che ascoltano musica lo fanno in modo pienamente cosciente e nei giusti termini; solitamente chi si occupa di trovare il suono più adatto per la registrazione di un artista deve pensare anche a chi fruirà della musica. Ascolterà alla radio o alla guida della propria autovettura? Non tutti stanno seduti davanti al proprio impianto hi-fi, ciò significa che il suono andrà ottimizzato anche per diversi tipi di pubblico. Chi è legato all'alta fedeltà ed effettua un ascolto più attento ha esigenze diverse, utilizza impianti di riproduzione in grado di rendere tutta la gamma delle frequenze e delle tonalità dei brani che ascolta, ciò significa che anche il disco che si ottiene dovrà essere il più possibile realistico e rispettare al massimo le sonorità originali della performance musicale. Giulio Cesare Ricci ha fatto sue registrazioni in luoghi evocativi, ma ha pubblicato anche dischi di artisti che non ha inciso direttamente. Grazie agli accordi intercorsi tra Ricci ed altre case discografiche sono stati ripubblicati degli LP del passato da Fonè ed è stato possibile migliorare la dinamica rispetto alle edizioni originali. Tra gli artisti  di cui si è occupato Ricci ricordiamo Paolo Conte, Ornella Vanoni, Pino Daniele, Vasco Rossi ed altri. In questi casi, Ricci ha realizzato nuove lavorazioni dal master che gli sono stati forniti. Ogni ristampa ha le sue caratteristiche che sono giustificate proprio dall'utilizzo finale che ne fa il fruitore. Le ri-masterizzazioni vengono fatte nel rispetto del suono originale che è trattato secondo il gusto e le esigenze dell'artista, secondo la sua impostazione musicale e il colore autentico del suono, pur garantendo la fedele riproduzione di tutte le gamme di frequenza.
L'impianto di alta fedeltà è molto selettivo; permette di sentire bene quello che è stato inciso bene, ma fa sentire male quello che è stato inciso male. Un impianto meno fedele e meno estremo nella qualità di riproduzione appiattisce il suono che perde così molte delle sue peculiarità. 
Una buona registrazione è chiaramente in grado di valorizzare le qualità di un buon impianto di riproduzione sonora. Se il suono di partenza è di qualità, tutti gli impianti renderanno bene il risultato della registrazione/incisione. Anche se gli impianti di riproduzione hanno caratteri diversi. 
Il master di una registrazione è normalmente ascoltato solo dall'artista che suona e dall'ingegnere del suono che lo registra; potere ascoltare quel tipo di registrazione è un'occasione molto esclusiva, ma da alcuni anni a questa parte Fonè realizza delle copie uniche che poi vengono riprodotte nelle fiere di settore per un pubblico di appassionati che possano apprezzarne quelle caratteristiche. Come ho già scritto all'inizio di questa pagina, è chiaro che il master analogico suoni meglio del vinile, quella su nastro è la prima registrazione e per forza di cose sarà migliore delle altre. 
Nella stampa del vinile analogico, dopo il nastro analogico c'è la lacca di cera e poi la stampa galvanica negativa che serve per lo stampaggio finale del vinile.
Per ogni album si sceglie di fare un master analogico o digitale, a seconda di quale sarà il supporto finale. Il periodo in cui si facevano le registrazioni è anche un aspetto da non trascurare della produzione discografica; a partire dagli anni '80 Fonè a iniziato a fare dei master digitali con il Sony PCM-F1 per realizzare i CD. Poiché all'inizio i CD avevano un suono molto diverso da quello dei supporti analogici, e anche per una passione innata di Ricci, Fonè ha puntato molto sul vinile, infatti ancora adesso pubblica edizioni limitate in 496 copie per mantenere delle stampe valide e di qualità costante. Dal 1998 Ricci ha iniziato, quando era il caso di farlo, a registrare anche sul formato digitale DSD, un formato digitale dal quale si può ricavare il Super Audio CD. Dal 1999 ad oggi Fonè non pubblica CD, ma SACD che partono da registrazioni DSD. 


Giulio Cesare Ricci riavvolge il "master" di Toffee di Vasco Rossi, prima di farlo suonare su un Nagra IV S del 1971 di sua proprietà. In realtà, il vero master è su un nastro da 1 pollice e  TG l'ha ascoltato due anni fa a Rho durante Il Grand Galà dell'Alta Fedeltà organizzato sempre da Ricci.

Tuttavia, gli apparecchi analogici hanno continuato ad essere usati in Fonè, solo che alcune macchine sono state sostituite. All'inizio della sua attività, Ricci registrava con il Nagra IVs, poi è passato agli Studer C37 e J37, registratori a valvole degli anni '50; mentre da vent'anni a questa parte usa gli Ampex ATR102 con nastro da 1/2 pollice. Ricci pensa che nella tecnologia la contaminazione di sistemi diversi non sia una buona cosa, per questo per ottenere dischi vinilici parte da un master analogico, mentre per ottenere SACD parte da registrazioni digitali. 
"Chi stampa dischi in vinile da master digitali ha probabilmente un risultato diverso da chi parte da un master analogico e certamente non produce vinili analogici... ma una stampa su vinile di un master digitale..." Così si è espresso a proposito di chi stampa dischi vinilici da master digitali.
Nonostante questa affermazione, ammette che l'alta risoluzione del digitale è qualcosa di straordinario. "Registrare un master digitale significa rendere il suono ricco di informazioni." GCR
Certamente, togliere informazione è un'operazione sempre possibile sia nel campo dell'immagine che del suono; la cosa importante per Ricci è rispettare la filiera di produzione. 
La qualità di suono del SACD che deriva da una registrazione DSD è importante, anche perché lo strato del CD del SACD suona molto bene.
Anche il mondo del collezionismo tiene d'occhio i vinili di Ricci; qualche tempo fa un LP di Pino Daniele è stato venduto usato per 1800 euro. Una pazzia? Forse, ma quando una stampa è numerata e di qualità in pochi sono disposti a disfarsene se non si paga un caro prezzo. Ricci invece vende a prezzi che tutto sommato sono molto competitivi: 35 euro per un disco in vinile fatto con amore non è poi male. Il problema è che la scelta tra i titoli è un po' limitata e se non siamo poi così appassionati di musica classica, jazz o nostalgici dei tempi andati, non è facilissimo trovare qualcosa che ci solletichi veramente il desiderio di possesso. D'altronde Fonè è una piccola casa discografica indipendente che già si comporta molto bene e fa miracoli. Buono anche il prezzo dei SACD che per quella serata erano in offerta tra i 10 ed i 15 euro. Non ho chiesto il prezzo dei nastri, perché è un prodotto che non mi interessava, ma credo che stia intorno ai 200 euro, se non di più.
C'è da dire che Ricci per la ri-masterizzazione non interviene con equalizzatori, espansori o compressori, ma si limita a togliere l'elettro-smog con un suo procedimento quasi esoterico e utilizza apparati analogici storici di gran pregio restaurati e perfettamente messi a punto come i pre-amplificatori valvolari, i registratori già citati o i microfoni Neumannn (quando effettua riprese audio) a valvole della fine degli anni '40 modelli, come lo U47, U48, M49. Ricci pone una grande cura artigianale in ogni passaggio della produzione, dalla presa del suono, al taglio della lacca, anche per questa lavorazione ha le sue attrezzature, per fare i dischi di polivinilcloruro (PVC) che deve essere di prima scelta e non riciclato, come spesso capita nelle produzioni a basso costo. I solchi impressi sul disco devono essere profondi, in modo che la dinamica acustica aumenti e si sentano bene sia i passaggi più tranquilli di un brano musicale che quelli maggiormente forti e intensi.
Mi è piaciuto parlare con un ingegnere del suono tanto appassionato del suo lavoro che poi è anche un personaggio un po' istrionico, fantasioso, divertente e gentile nel proporre i propri prodotti e nel convincerti che sa quello che fa perché lo fa da tanto tempo, con la stessa cura che mettevano nel lavoro i nostri nonni. Però, mi è piaciuto ancor di più potermi fare un'idea personale di quanto ho ascoltato e, visto che siamo ormai in conclusione di questo piccolo reportage, vi proporrò anche le mie impressioni psico-acustiche.
Non sono più molto abituato ad ascoltare i nastri magnetici, ma non c'è nulla da eccepire sulla loro qualità sonora: è eccezionale. Profondità, presenza, dinamica, spazialità, carattere e toni, tutto veramente perfetto. Non avrebbe potuto essere altrimenti perché Spinelli aveva preparato un impianto davvero coi fiocchi: l'amplificatore integrato Einstein the Amp Ultimate dal costo di 18'450 euro e i diffusori Blumenhofer FS 1 MK2 dal costo di 22'850 euro sono veramente all'apice della qualità, per non parlare dei cavi che da soli credo che valgano molto più del mio impianto stereo...
Per quello che riguarda l'ascolto del superaudiocd, devo dire che ero molto curioso di capire se la qualità che sarebbe uscita da questo supporto sarebbe potuto essere paragonabile a quella del "master". La risposta è stata negativa, nonostante il dischetto a lettura laser fosse stato introdotto nientepopodimeno che in un Rega Isis Valve, un fantascientifico lettore CD a valvole, unico nel suo genere. Il vero confronto è stato quindi tra due tipi di supporto, entrambi su disco di plastica. 
Il suono che mi ha emozionato maggiormente è stato proprio quello del disco nero di PVC, forse anche più di quello del nastro magnetico; non parlo di qualità assoluta, ma di naturalezza di ascolto, di timbrica, di piacere di ascolto. Non so nemmeno io come spiegare... Il suono del CD non era molto lontano da quello del vinile se non fosse stato per una presenza leggermente più artificiale e meno morbida. Inoltre, incredibilmente, il lettore cd di Rega dal costo di oltre 10'000 euro non legge i SACD.
Bella serata, speriamo si ripresenti presto qualche altra occasione per ascoltare buona musica su impianti da sogno.
Un grazie di cuore a Giulio Cesare e a Spinelli Hi-Fi. TG


Fonè, Giulio Cesare Ricci
Giulio Cesare Ricci e Spinelli Hi-Fi ci hanno fatto passare una serata fantastica.



domenica 3 settembre 2017

Il Mercatino Stereo Hi-Fi di Tony Graffio



Il vintage è una passione totalizzante che coinvolge sempre più appassionati. Per riassaporare le atmosfere del passato ricerchiamo tra i ricordi, le immagini, i gusti e i suoni di epoche lontane, ma per altri, ciò che è vecchio è in qualche modo nuovo e suscita emozioni diverse da quello che fa parte della quotidianità.
E' vero che la tecnologia negli ultimi 40 anni ha fatto passi da gigante un po' in tutti i campi; le automobili di oggi per certi versi sono molto migliori a quelle del passato, così come gli strumenti per la ripresa cinematografica e fotografica, ma nel mondo dell'ascolto musicale e dell'alta fedeltà è davvero così? Prodotti con molti lustri alle spalle e consistenti strati di polvere sulla loro superfici possono ancora ad essere utilizzati con molta soddisfazione da parte del fruitore di musica che magari, semplicemente facendo sostituire qualche condensatore o qualche transistor, riesce ancora a godere del piacere dispensato da questi apparati appena usciti dalla fabbrica, sita allora in Nord America, Giappone o Europa. Un tempo, ogni marca tendeva a distinguere il proprio prodotto conferendogli un gusto ed un sound personale di cui andava fiera, mentre nell'epoca della globalizzazione diffusa stiamo assistendo, a mio parere, al tentativo di imporre, in parte di assecondare, un mercato totale al quale nessuno può più sottrarsi. Per questo, ritengo che tra le persone un po' critiche e attente ai risultati, più che alle mode, ci sia il ritorno ad una raffinatezza, forse  un po' élitaria, che sappia ricercare il prodotto ed i risultati che si avvicinano di più al nostro gusto personale, evocando ricordi e sonorità che sappiano darci le sensazioni giuste per noi.
Ovviamente, il discorso qui rischia di farsi un po' lungo e anche un po' complesso; mi riprometto tuttavia di tornare su questo argomento, con la consapevolezza di chi si sta proponendo di parlare di qualità psico-acustiche, di preferenze personali e di tutto quello che l'umana mente può elaborare nell'ambito delle esperienze individuali.
Un altro aspetto importante da considerare è che i costi del nuovo, per un prodotto capace di eguagliare oggi certi risultati sonori dei prodotti vintage, sarebbero del tutto improponibili e inavvicinabili.

Dopo aver proposto una pagina per il mercatino delle mie fotocamere, cineprese, accessori e altri oggetti che ho preso come pretesto per innescare uno spunto di riflessione, ho pensato che fosse giunto il momento di esporre in vetrina anche alcuni strumenti evocativi che ci aiutano a sognare e a trovare l'ispirazione per nuove idee.
Eccovi qui di seguito alcuni componenti Hi-Fi che ho provato personalmente per il mio piacere personale e che propongo alla vendita o allo scambio, in modo da poter proseguire la mia esperienza per la conoscenza e la ricerca della qualità e della delizia dell'ascolto musicale.

Radio Sintonizzatore Stereo Akai AT-301 L
E' un prodotto della fine degli anni '80 che funziona molto bene, ha 8 tasti che permettono di salvare 16 canali radiofonici in 16 memorie. Il modo d'uso non è intuitivo; personalmente preferisco ricercare i canali alla vecchia maniera per mezzo di una manopola, piuttosto che richiamarli premendo un pulsante. Probabilmente, questo è il motivo che mi spinge a separami da un oggetto che può essere trasportato con facilità (pesa poco) ed è molto robusto. Comodo il display digitale. 
-Sistema: Quartz PPL Digital Tuning
-Gamme d'onda: FM - AM 
-16 Stazioni memorizzabili in FM - AM 
-Frequenza scala radio FM: 87,5 Mhz - 108 Mhz 
-Frequenza scala radio AM: 0,55 Mhz - 1,6 Mhz 
-Tasto selezione "Mode" (FM Auto - Mono)
-Tasto selezione "Band" (FM/AM) 
-Tasti selezione "Tuning" (Up / Down)
-Tasto selezione "Memory" 
-Tasto selezione "FM Mode" (Stereo / Mono)
-Tasto selezione  Preset "Scan" 
-Tasti selezione Frequenza 1/8-9/16
-Scorrimento frequenze digitale su display a di led colore azzurro
-Ingresso antenna FM 75 ohm, AM - GND
-Uscita analogica RCA
-Alimentazione a corrente alternata (CA) / 220 - 240 Volt 
Made in France
Prezzo: 30 euro.


 Quartz Synthesizer Tuner AKAI AT-301 L
Quartz Synthesizer Tuner AKAI AT-301 L

Akai AT-301 L

Akai AT-301 L


Giradischi Lenco B55
E' stato costruito nel 1974, ha il telaio flottante ed ha la possibilità di suonare tutti i dischi, dai rari 16 giri, ai 33 ai 45, ai 78 giri. Probabilmente, questo, oltre al mobile di legno e l'aspetto agé, oltre che la particolare trazione a puleggia verticale, possono essere i motivi che inducono all'acquisto di questo storico strumento per la riproduzione sonora. Più che venderlo, potrei prendere in considerazione il cambio o la permuta con qualcosa che produca un suono un po' più raffinato.

Giradischi Lenco B55

Lenco of Switzerland B55

Testina Empire

Il mio Lenco B55 a trazione a puleggia è stato costruito nell'aprile del 1974

Amplificatore integrato NAD 3020
Se non lo conoscete, vi consiglio di leggere la recensione di TNT-audio. Revisionato di recente. Lo vendo perché ne ho un altro. Euro 170.


Vendo NAD 3020
Amplificatore integrato NAD 3020

New Acoustic Dimension

Giradischi Rega P1
Semplice e robusto, ha un suono abbastanza appuntito, monta una testina Rega.
Lo vendo con imballo a 300 euro.

Giradischi Rega P1

RP1 con testina Rega

Sintoamplificatore Sansui 6060
Semplicemente stupendo. Vendo o permuto con sintoamplificatore quadrifonico Sansui QRX-7001.

Sintoamplificatore Sansui 6060
Sansui Stereo Receiver 6060

Due prese per l'alimentazione a cascata di altri apparecchi da collegare all'amplificatore

Radio Ricevitore Stereo Technics St 804 K
Non se ne vedono tanti in giro. Funziona benissimo. Vendo a 60 euro.


FM/AM Stereo Tuner Technics ST 804 K

Il retro del Technics ST 804 K

Sintoamplificatore Telefunken TR500
Semplicemente meraviglioso. Non in vendita.

Stereo FM/AM Receiver Telefunken TR 500 Hi Fi

Connessioni RCA e DIN per il Sintoamplificatore Telefunken TR 500

Dispongo inoltre di un sintonizzatore Sony ST V3L che vendo a 25 euro e di un sintonizzatore Rotel RT 02 in vendita a 140 euro.


Se Vi interessa quello che ho esposto in questa pagina, potete contattarmi a: graffiti.a.milano@gmail.com oppure telefonarmi. TG

venerdì 20 gennaio 2017

Dalla Stereofonia alla Quadrifonia, consigli per la riproduzione Hi Fi

Premessa
Qualche settimana fa, in un negozio che commercia dischi usati, ho trovato un disco quadrifonico in perfette condizioni in vendita ad un paio di euro. Ovviamente, l'ho acquistato. Ho consultato qualche amico per chiedere informazioni su come avrei potuto ascoltare quel 33 giri senza correre il rischio di rovinarlo, ma ho trovato poco entusiasmo per un argomento che sembrerebbe essere caduto definitivamente nel dimenticatoio.
Non mi sono dato per vinto. Mi sono ricordato che conoscevo un esperto di Hi Fi che per anni ha lavorato presso un negozio molto fornito di Vigevano, Future Sound, in Corso Milano. Guarda caso, il mio amico Carlo Stagnoli, attualmente direttore della fotografia in Rai, è anche un profondo conoscitore di quadrifonia. Ho chiesto a lui di farmi uscire dalle tenebre.
Abbiamo fatto una bella chiacchierata e sono emerse delle informazioni interessanti che ho pensato di proporre anche al pubblico di Frammenti di Cultura che sta seguendo sempre con più interesse gli argomenti correlati alla musica ed ai dischi di vinile.

Barbra Streisand Live Concert at the Forum Quadraphenic record.

Il parere dell'esperto
Carlo Stagnoli (58 anni) per descrivermi il funzionamento della quadrifonia, inizia a spiegarmi perché i Long Playing girano proprio a 33 giri ed un terzo e mi racconta come veniva letto il solco:

"Sai che la parte che gira più lenta in un disco è quella centrale, infatti le canzoni più belle vengono inserite all'inizio (all'esterno) e l'orecchio umano arriva ad udire 20'000 Hz. Così, s'è deciso che per poter incidere negli ultimi solchi di un disco, cioè dove gira più piano, le 20'000 modulazioni (larghe quanto la punta d'incisione che è triangolare) al massimo volume (V banda laterale), il disco deve girare ad almeno 33 giri al minuto. E' una questione meccanica di spazio.
Le velocità standard dei dischi sono 4.
La prima velocità normalizzata fu quella di 78 giri al minuto. La punta di lettura di acciaio dolce era collegata meccanicamente ad un diaframma che muovendosi insieme alla puntina generava il suono. Era compito di una tromba acustica aumentarne il volume e diffondere il suono. Così funzionava il grammofono. L’incisione era monoaurale e il solco, nei primi anni di sperimentazione, veniva modulato verticalmente dalla punta di incisione e di lettura. Fu la casa francese Pathé ad utilizzare questo sistema, più tardi abbandonato a favore della modulazione orizzontale. 
Con l’avvento del microsolco si è potuto aumentare la durata dei dischi diminuendo la dimensione della puntina e quindi anche la rotazione del medesimo. Nasce quindi l'LP Long Play e la velocità scende a 33,1/3. 
Sia ben chiaro che l’invenzione non sta nel rimpicciolimento della puntina e del solco, questo avrebbero potuto farlo anche trent'anni prima! E' che parallelamente nascono gli amplificatori elettronici (le valvole) che permettono così di aumentare i deboli segnali incisi nei microsolchi. Si è quindi passati da una riproduzione totalmente meccanica (grammofono) a una riproduzione elettroacustica (giradischi, testina, amplificatore, altoparlanti). I primi esperimenti di stereofonia furono affrontati dalla London Records tentando di combinare i due movimenti orizzontale-verticale, per ricavare in un unico solco i due canali stereo. Fu abbandonato quasi subito per la grande difficoltà di costruzione meccanica dello stilo di lettura della cartuccia, non riuscendo ad ottenere un perfetto accordo nella vibrazione (cedevolezza) sui due assi verticali e orizzontali. Il vero problema di una lettura meccanica con inciso due informazioni, sta nella simmetria dei movimenti. La casa americana Western Electric risolse brillantemente il problema ruotando di 45° gli assi di incisione e mantenendo l’angolazione di 90°tra i due segnali destro e sinistro. Il sistema fu denominato 45/45. E' il solco stereo che oggi conosciamo. Essendo la modulazione non più orizzontale o verticale ma diagonale, la puntina di conseguenza è obbligata a tale movimento. Immaginate di trovarvi dentro la fenditura, di questo solco a V. La parete di destra, quella verso l’esterno del disco, inizia a rigonfiarsi. E' la musica che la modifica! La puntina è obbligata a spostarsi verso sinistra, ma essendo il bordo sinistro del solco liscio (perché non è inciso) e a 45°, la punta si sposterà in diagonale. Ricapitolando, fianco destro del solco, movimento in diagonale a sinistra della punta e rivelazione del segnale destro; lo stesso procedimento avviene per il canale sinistro. Se mi avete seguito fin qui, ora provate a immaginare il movimento della puntina. Se sul fianco destro del solco è stato, per esempio, inciso la grancassa. Provate a immaginare i colpi di pedale come potrebbero modificare il fianco destro del solco. Ora, sul fianco sinistro decidiamo di incidere un violino alle sue frequenze più alte. In pochi centimetri di solco la puntina dovrà muoversi diecimila volte sul fianco sinistro e sopportare i colpi di grancassa a destra. Non male vero? Dev'essere chiaro il concetto che la puntina compie sempre un movimento combinato orizzontale e verticale e mai solo uno di questi. Proprio per aiutare la puntina e delimitare i suoi spostamenti, la Recording Industry Association of America o RIAA, ha elaborato una curva di equalizzazione che, in fase di incisione, diminuisce di ampiezza le frequenze basse a favore di quelle più alte e poi in lettura con un’equalizzazione speculare ripristina una risposta flat. Negli anni 60, ci fu la necessità di un disco per la diffusione di brani singoli. Nacque così il 45 giri. Simile nel solco all'LP. Questo disco di dimensioni ridotte aveva un buco centrale più grande dettato dall'esigenza di una più facile manovrabilità da parte delle macchine suonanti, cioè i juke-box. Il caricamento automatico dei dischi sul piatto era più semplice, inoltre una maggiore velocità garantiva una dinamica leggermente più elevata. Oggi, nell'era dei dispositivi portatili, fa tenerezza pensare al "mangiadischi", una sorta di aggeggio infernale che consentiva di portare a spasso la musica. Fecero anche la loro comparsa alcuni dischi a lunghissima durata gli LLP. Erano dischi che giravano a 16,2/3 giri. Usati soprattutto per il parlato, furono prodotti su supporti di plastica flessibile in modo da poter essere allegati alle riviste in edicola. 
Nel 1971, fece capolino la Quadrifonia o Quadradisc. Il termine tecnico era CD4 (Compatible Discrete 4) e fu introdotto da JVC. Due canali frontali e due posteriori erano ridotti a due canali con una codifica, così si otteneva la compatibilità con gli apparati stereo. Lo stratagemma era ingegnoso in quanto i canali stereo contenevano sia la somma dei canali posteriori, sia la loro differenza traslata in frequenza oltre i 20.000 Hz. La lettura di questi dischi richiedeva una testina munita di una puntina speciale (iperellittica) in grado di rilevare le altissime frequenze presenti nel solco del disco. Inoltre, un demodulatore serviva a ricreare i quattro canali da inviare all'amplificatore, anch'esso fornito di quattro canali di potenza. Il CD4 non ebbe grande fortuna perché richiedeva sistemi di lettura molto raffinati, inoltre il disco si usurava facilmente mettendo a tacere i canali posteriori dopo poche riproduzioni. Un'anno dopo, nel '72 la casa CBS avvalendosi delle formule matematiche di Peter Schreiber introdusse il sistema SQ (Stereo Quadraphonic) Più tardi Benjamin Bauer migliorò le formule matematiche che permettevano di ridurre a due i quattro canali audio. Il brevetto giapponese di Sansui migliorò definitivamente le formule matematiche per estrarre quattro canali dal solco stereo. Il Quadraphonic Stereo Matrix fu la perfezione per quanto concerne la riproduzione a quattro canali, la quadrifonia appunto, ma il mercato non era pronto per questa tecnologia e da lì a poco svanì nel nulla. Ancora oggi, è possibile ascoltare un disco quadrifonico, a patto di avere un giradischi con un buon braccio che monti una testina che arrivi a leggere i 40'000 Hz, come la Empire 4000 che ha la puntina “Shibata” (iperellittica) per riuscire ad entrare bene nei solchi quadrifonici. Una puntina conica tradizionale invece non riuscirebbe a leggere la ipermodulazione quadrifonica, ma finirebbe per danneggiare i solchi. Sempre Empire produceva anche uno tra i migliori giradischi dell’epoca il Troubadour 598. I giradischi che hanno fatto la storia della riproduzione del suono ad alta fedeltà sono il Thorens TD 125 ed il TD 160. La trazione a cinghia permette di isolare il motore e, a non trasmettere eventuali rumori parassiti o vibrazioni al sistema di riproduzione. Il telaio flottante tipico dei giradischi Thorens è un'altra garanzia di qualità del suono infatti, piatto e braccio sono isolati dal supporto dove è poggiata la base del giradischi stesso evitando così il fenomeno dell'Acoustic Feedback, cioè il ritorno del suono a bassa frequenza proveniente dalle casse acustiche. I puristi del suono raccomandano di togliere il coperchio di plexiglass del giradischi durante l'ascolto dei dischi perché da aperto opera come un microfono che vibra e trasmette il suono alla base del piatto. Come curiosità, cito il Thorens TD 124, un giradischi particolare a trazione mista puleggia+cinghia. La cinghia dal motore trasferiva il movimento alla puleggia, in modo da perdere il rumore del motore e trasmettere maggior potenza al piatto con la puleggia. Per cambiare meccanicamente velocità, l'albero del motore era calettato. La quadrifonia è stata un modo molto sofisticato per ascoltare la musica. Ha conosciuto una stagione piuttosto breve: dagli inizi alla fine degli anni '70 (circa 1973-1978), perché i componenti per l'ascolto, dalle testine ai decoder, erano abbastanza sofisticati e costosi. Anche i dischi erano abbastanza complicati e costosi da produrre ed avevano il difetto che se suonati con testine di scarsa qualità, o non adatte all'ascolto quadrifonico, subivano un eccessivo consumo dei solchi dei canali posteriori. Uno dei primi dischi quadrifonici ricordo d'aver ascoltato a casa di un cliente molto danaroso (il pescivendolo di Vigevano) è stato: Live Concert at the Forum di Barbra Streisand, un'edizione discografica del 1973. Seduto sul divano, ho ascoltato per la prima volta questa meraviglia, sentendo l'applauso del pubblico arrivare alle mie spalle. Fu una prova d'ascolto particolare, quasi commovente, anche perché la stereofonia di qualità esisteva su vinile non da molti anni. L'esperienza dell'ascolto quadrifonico era molto intensa, il disco suonava come un normale disco stereo, ma creava un effetto molto avvolgente che dava un maggior senso di partecipazione all'evento live offerto da molte case discografiche su questo tipo di prodotto musicale. La Koss produceva una cuffia quadrifonica con i padiglioni a L e due altoparlanti posteriori che tramite una specie di chiocciola davano un ritorno del suono dei canali posteriori. Koss Phase 2+2 Aveva due jack e necessitava di due amplificatori stereo. Era un prodotto particolare sul quale non credeva nessuno, ma aveva un suo fascino.

Koss Phase 2+2

Aveva due jack ed era di buona qualità, necessitava di due amplificatori perché il processo era analogico. Era un prodotto particolare sul quale non credeva nessuno, ma aveva un suo fascino.
Il sintoamplificatore Sansui G 6000 era predisposto la riproduzione del suono quadrifonico e può essere una valida soluzione per provare l'esperienza della quadrifonia, sempre ammesso di poter disporre di una puntina adatta allo scopo".