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martedì 28 novembre 2017

Ai Confini del Basement Party: Starfuckers

Ci prendiamo una pausa dal Basement Party per parlare di un evento collaterale tenutosi, sempre a Jesi, la sera di giovedì 16 novembre. Al TNT suonavano gli Starfuckers, un gruppo sperimentale Bolognese che da circa 30 anni suona sulla scena Underground italiana. Ho assistito al loro concerto insieme al mitico Giampo Coppa di cui presenterò presto un'intervista che parlerà di Punk e Psichedelia, ancora all'interno dello Speciale Basement Art and Culture 2017.


Gli Starfuckers al TNT di Jesi
Gli Starfuckers al TNT di Jesi

Tony Graffio: Starfuckers, che piacere essere tra Voi dopo il concerto; sentiamo per primo Alessandro Bocci che si occupa della parte elettronica, computer, sintetizzatore e campionatore. Tu registri personalmente i suoni che hai utilizzato questa sera?

Alessandro Bocci: Sì, i suoni campionati li utilizzo in diretta attraverso un sint o un computer.

TG: Quali suoni raccogli e t'interessano?

Alessandro Bocci: Si tratta di suoni che abbiamo registrato a suo tempo e che abbiamo inserito nella nostra discografia in tutti questi anni di attività. Sono suoni derivati da sperimentazioni varie.

TG: Arrivano da strumenti musicali o sono suoni naturali?

Alessandro Bocci: Principalmente, da strumenti che modifico e rielaboro. Derivano dai nostri strumenti.

TG; Roberto Bertacchini suona la batteria da tantissimi anni, vero?

Roberto Bertacchini: Come tutti gli altri del gruppo.

TG: Manuele Giannini invece è la chitarra e la voce del gruppo. Da quanto tempo suonate insieme?

Roberto Bertacchini: Dal 1986/87.

TG: Da circa 30 anni allora... E' sempre brutto etichettare un gruppo musicale, ma se proprio dobbiamo farlo è meglio che lo facciate Voi... Come potremmo definirvi? O Indicarvi?

Roberto Bertacchini: Non Saprei...

Manuele Giannini: Il nostro riferimento è sempre il Rock and Roll. Noi rivisitiamo questa musica a modo nostro...

TG: Potremmo parlare di Rock elettronico sperimentale?

Manuele Giannini: Sì, sperimentale, ma la nostra formazione e la nostra cultura è basata sulla musica Rock. Non facciamo musica Jazz o Classica... però utilizziamo delle tecniche che derivano anche dalla musica classica... dal jazz e dalla sperimentazione. Nel Rock si suonano solo accordi minori e maggiori, ma io suono solo accordi dodecafonici.

TG: Siete tutti e tre di Bologna?

Alessandro Bocci: No, io e Manuel abitiamo a Bologna, anche Roberto ha abitato a Bologna, ma siamo originari di Massa Carrara.

TG: Non vi esibite tanto spesso in pubblico, siamo stati fortunati ad ascoltarvi qui a Jesi?

Roberto Bertacchini: Suoniamo raramente perché facciamo altri lavori...

TG: Non avete tanto tempo per esibirvi dal vivo, ma avete pubblicato diversi dischi...

Roberto Bertacchini: Beh, ma quello lo può fare chiunque...

TG: Non è proprio così...

Roberto Bertacchini: La musica è aperta a tutti! Non è necessario essere musicisti o essere bravi, basta suonare...

TG: Spiegatemelo meglio questo concetto che detto così mi sembra molto riduttivo... anche del Vostro lavoro...

Manuele Giannini: In realtà, abbiamo sempre più o meno suonato in pubblico, ma adesso era da 5 anni che non facevamo concerti: abbiamo ricominciato da un mese a questa parte, perché in occasione del Kracatoa Festival di Bologna ci hanno invitato a suonare come headliner (attrazione principale). E' stato grazie a Gianluca, l'organizzatore del festival se abbiamo preso questa decisione ed adesso stiamo facendo una piccola tournée di cinque date; poi torneremo a suonare con l'anno nuovo.

TG: Come siete arrivati qua a Jesi?

Manuele Giannini: Mah, dopo Bologna e Torino è uscita questa data, e domani saremo a Foligno. Jesi è una città interessante e il TNT è un posto molto bello per suonare e non volevamo perdercelo. Siamo contenti.

Roberto Bertacchini: Siamo molto contenti di essere qui, perché non siamo mai stati in questa città prima di adesso; c'è una bella realtà ed il centro è molto bello.

TG: Vero. Quanti dischi avete pubblicato? E' uscito qualcosa di nuovo di recente? Avete suonato anche con altri gruppi?

Manuele Giannini: La nostra storia è un po' lunga, come dicevamo sono 30 anni che suoniamo insieme... noi abbiamo incrociato diverse realtà musicali, a partire da Bologna, fino a suonare con i Sonic Youth...

TG: Davvero?

Manuele Giannini: Sì, due volte... Abbiamo attraversato vari periodi musicali ed abbiamo suonato con band diverse.

TG: Ci sono stati momenti migliori e momenti più difficili?

Manuele Giannini: Noi siamo sempre stati a buoni livelli...

TG: Intendo dire se c'è stata un po' di discontinuità nel vostro percorso professionale...

Manuele Giannini: Sì, nel senso che questa attività non l'abbiamo mai presa come un lavoro, pertanto non abbiamo avuto una costanza assoluta. Abbiamo suonato nei periodi in cui avevamo qualcosa da dire; negli altri periodi non abbiamo suonato: tutto qua...

TG: Prendete spunto da qualche sonorità particolare o vi considerate avulsi da quello che avviene intorno a Voi?

Roberto Bertacchini: Chiaramente ognuno di noi ha i suoi gusti musicali; io personalmente, in questo momento, non ho dei modelli di riferimento, non perché non ci sia in giro della bella musica, ma per cercare di mantenere la mente aperta. Cerchiamo sempre di rimanere noi stessi e facciamo quello che a noi piace. Ci proviamo, poi se quello facciamo piace a qualcun altro, meglio. Non abbiamo obiettivi precisi, suoniamo solo quando riteniamo che sia arrivato il momento giusto. Infatti anche i nostri dischi escono ogni tanto; non abbiamo mai pubblicato un disco all'anno... Ogni nostro disco ha avuto il suo particolare percorso e, guarda caso, sono anche molto diversi tra loro. Seguiamo il nostro istinto.

TG: Bologna è una piazza dove ci sono sempre stati tantissimi musicisti, anche molto bravi: come giudicate attualmente la realtà musicale dell Vostra città? Avete rapporti con altri colleghi?

Manuele Giannini: Sì, abbiamo soprattutto dei rapporti di amicizia, non essendo legati ad una scena particolare. Io per esempio ho prodotto i primi due dischi di Massimo Volume, un gruppo bolognese abbastanza noto. Abbiamo suonato con Stefano Pilia, per esempio, e con gruppi Mainstream, come gli Afterhours che fanno anche sperimentazione. Non siamo legati ad una scena, siamo sempre rimasti per conto nostro.

TG: E della realtà discografica attuale che cosa mi dite? I dischi si fanno fatica a vendere?

Manuele Giannini: Beh, sai... è un momento difficile da capire. Noi abbiamo iniziato a pubblicare i dischi quando ancora c'era il vinile e prima ancora del ritorno del vinile, quando ancora si registrava in studio con i nastri e queste cose qua. Abbiamo attraversato tutti i periodi; ma noi non facciamo un disco vero da 10 anni...

Roberto Bertacchini: Da più di 10 anni, dal 2006.

Manuele Giannini: Anche perché non c'è mai interessato fare delle auto-produzioni o uscire con lavori solo su internet e roba del genere... siamo sempre rimasti legati alla vecchia abitudine di avere un produttore discografico che si fa carico delle varie fasi produttive.

TG: Intendi questo quando parli di dischi veri?

Manuele Giannini: Esatto, mi riferisco alla vecchia concezione di un disco che prevede la figura del produttore che ti paga la sala d'incisione, che ti produce il disco, che te lo stampa, lo distribuisce e tutto il resto. Siamo legati a quel mondo. Se qualcuno ci chiede di fare un disco in questo modo e noi sentiamo di farlo, lo facciamo, altrimenti no. Noi non pubblichiamo niente.

TG: Che tiratura hanno avuto i vostri dischi?

Manuele Giannini: Abbiamo fatto dischi per etichette italiane e straniere, nel corso del tempo dalle mille alle duemila copie, però i nostri dischi, a partire dal primo del 1989, sono sempre stati ristampati, anche da etichette americane o svedesi... La nostra soddisfazione è proprio questa: anche se abbiamo pubblicato pochi dischi, ogni disco è stato ristampato più di una volta.

TG: La scelta di stampare su vinile esiste ancora?

Manuele Giannini: Noi siamo legati al vinile, ma  non ne vogliamo fare una retorica, però l'oggetto fisico del disco a noi piace.

TG: A livello di pura musica sperimentale che cosa avete fatto?

Manuele Giannini: Abbiamo fatto tutti anche altre cose, io personalmente non ho realizzato in tal senso dei supporti fisici, ma ho delle uscite digitali con un gruppo che si chiama Wait and Treble con un ragazzo che sta anche lui a Bologna. Sostanzialmente è un prodotto musicale Dub-Techno fatto solo con sintetizzatori analogici.

TG: Frequentate volentieri i festival?

Manuele Giannini: Se ci invitano sì; abbiamo suonato anche abbastanza all'estero: in Francia, Svezia e Spagna. A Parigi abbiamo suonato a Les Instants Chavirés che è un locale importante per il nostro tipo di musica.

TG: Prossimi appuntamenti dove potremo venire ad ascoltarvi?

Manuele Giannini: Probabilmente l'anno prossimo andremo ad un festival in Austria a Innsbruck.


Starfuckers
Roberto Bertacchini, Manuele Giannini e Alessandro Bocci.

Tutti i diritti sono riservati



sabato 8 aprile 2017

Basement Party - the Story - One Man Bluez: intervista prima del concerto al TNT di Jesi

"Morì nel mistero: qualcuno ricorda che fu pugnalato, altri che fu avvelenato; che morì in ginocchio, sulle sue mani, abbaiando come un cane; che la sua morte aveva qualcosa a che fare con la magia nera." Greil Marcus parlando del grande Robert Johnson

One Man Bluez
Gli One Man Bluez al completo sul palco del TNT, Low Chef, Davide Lipari e Filippo Schininà.

Restiamo nello Spazio Comune Autogestito del TNT per conoscere gli One Man Bluez, la band di Blues Alternativo che ha suonato lo scorso 10 marzo a Jesi, la stessa serata in cui hanno dato spettacolo i Gentlemens. 


Alessandro Di Buono, senza occhiali da saldatore e Davide Lipari con i Ray Ban. Come spesso accade il batterista non può fare relazioni pubbliche perché è impegnato a montare la batteria... o a smontarla.

Tony Graffio: One Man Bluez?

OMB: Esatto. Originariamente, eravamo "One Man 100% Bluez", poi abbiamo tolto il 100% perché era un nome lunghissimo. Io sono Davide Lipari, chitarra e voce del gruppo. Il progetto nasce dalla mia volontà; mi esibivo da solo, poi sono arrivati il batterista ed il percussionista/bassista. Questa serata sono con me Alessandro Di Buono, in arte Lowchef (basso e chef) e Filippo Schininà alla batteria. Siamo in tre.

TG: Suonate da molto tempo?

OMB: Il progetto è nato come one man band; fino a sette anni fa mi esibivo da solo, suoniamo in trio dal 2012. In alcune serate continuo a suonare da solo, però se c'è un po' più di possibilità di fare casino, ci presentiamo in tre. Oppure, se il locale richiede il trio.


One Man Bluez
Davide Lipari

TG: Di dove siete?

OMB: Di Roma.

TG: E come siete arrivati qua a Jesi?

OMB: Dove ci invitano noi andiamo. 

(Pausa. Ci guardiamo in faccia e ridiamo, perché la domanda è veramente un po' stupida)

OMB: Non ti credere, spesso, al di fuori delle grandi città ci divertiamo di più e troviamo molto più movimento, rispetto a Roma o ad altri grandi centri. Veramente.


Pat Metheny, One Man Bluez
Locandine su un portone di Jesi

TG: Che genere fate?

OMB: Facciamo una rivisitazione del Blues che è la musica che io ho ascoltato di più nel corso della mia vita. Ho cercato di fare mio questo sound, al quale poi ho aggiunto varie influenze musicali che fanno ugualmente parte della mia storia personale, come il Rock ed il Punk. Lowchef ha poi aggiunto un po' di ritmi elettronici. Alla fine, abbiamo ottenuto un genere misto che di base è Blues Alternativo.

TG: Un po' elettronico?

OMB: In una certa fase della nostra produzione sì, anche se ci sono spesso delle attitudini riscontrabili anche in altri momenti, perché l'elettronica ci aiuta ad essere martellanti ed un po' ossessivi nel ritmo. Nelle produzioni, grazie anche ad Alessandro abbiamo fatto dei dischi in cui abbiamo inserito la batteria elettronica, anche se dal  vivo  ci presentiamo in modo più genuino, diciamo... (Interviene Low Chef) Nel Terzo Millennio, i grandi generi di riferimento vanno un po' maltrattati e rimessi in discussione fin dalle fondamenta. La possibilità che Davide mi ha dato di ibridare il suo progetto con suoni diversi, secondo me è stato un modo alternativo per preservare qualcosa di classico, perché la sterile ripetizione di certi stilemi rischia di dar origine ad un genere fine a se stesso. La materia va destrutturata e poi ricomposta, bisogna mettere mano al suono in modo personale. (riprende Davide) Perché poi, non è nemmeno facile rifare il Blues come lo facevano i neri afro-americani in quegli anni. Bisogna passare attraverso un percorso complesso fatto di ascolto, studio, esercizio e concerti dal vivo, ma è anche bene fare qualcosa di proprio. (adesso Low Chef) Vorrei dire che anche l'ossessività introdotta dai pattern elettronici, che noi non amiamo particolarmente portare sul palco, perché vogliamo che lo show resti Rock, nel senso stretto del termine, mi sembra tuttavia consona a questi tempi caratterizzati da immagini ossessive e da brevi concetti ripetuti all'infinito. A differenza degli anni '70, in cui la musica Rock aveva molti più margini di riflessione, dibattito, riconsiderazione e rielaborazione delle tematiche affrontate, delle idee e della creatività. Adesso, invece, bisogna sempre essere pronti ed incisivi per potersi inserire nel caos e nell'assoluta mancanza di concentrazione degli ascoltatori.


Le canzoni proposte in Dirty Blues Lover dei One Man Bluez.

TG: Che dischi avete pubblicato?

OMD: (Lowchef) Insieme abbiamo pubblicato quattro dischi. (Davide) Stasera presentiamo il nostro ultimo disco intitolato: Dirty Blues Lover. Siamo qui a Jesi, perché qui ha sede l'etichetta che ci ha prodotto il disco, la Bloody Sound Fucktory.


Il Gig-poster ideato da Sonny Alabama Per gli One Man Bluez e The Gentlemens.

TG: Com'è nato il gig-poster della serata?

OMD: Il poster è opera di Sonny Alabama. Per noi, s'è trattato di una sorpresa stupenda. Quando l'abbiamo visto siamo rimasti di stucco e siamo felici di riceverne qualche copia in omaggio. Il poster lo trovate in vendita sul banchetto che espone anche il nostro disco, oppure direttamente dal sito: Alabama Studio. Credo che le immagini presenti sulla locandina facciano riferimento ai temi più trattati dal Blues: la passione per le donne, l'amore per la musica, i vizi ai quali tutti gli uomini talvolta si abbandonano, in particolari i musicisti, e l'idea di vendere l'anima al diavolo per avere successo. Sonny Alabama mi ha detto d'essersi ispirato alla figura del grandissimo chitarrista Robert Johnson, all'alone di mistero che circonda la sua breve  esistenza, alla sua straordinaria abilità nel suonare la chitarra acquisita improvvisamente, come inaspettatamente è giunta la sua morte che sembra avere a che fare con qualcosa di paranormale. La stampa serigrafica è anche molto bella perché sono stati utilizzati dei colori metallizzati e fluorescenti che danno un effetto psichedelico vividissimo e sembrano trasportare il soggetto fuori dalla carta, quasi a riportare in vita il grande Robert Johnson.  Non è la prima volta che Sonny realizza un poster per noi, ogni volta immagina dei soggetti molto belli, ma per il concerto di questa sera riteniamo che sia riuscito a superarsi. Pensiamo che i poster contribuiscano molto a far conoscere gli eventi che pubblicizzano e ad appassionare il pubblico che ama la musica Rock al mondo dell'arte e della grafica. In più, questi manifesti da collezione raccontano sempre una storia che spesso conosce solo l'artista che li ha disegnati.


One Man Bluez al TNT di Jesi
Gli One Man Bluez all'opera.

Tutti i diritti riservati