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martedì 13 novembre 2018

Vinili Psichedelici allo Psych Out Festival

"La libertà che ci rimane è essenzialmente la libertà di scegliere tra le marche A, B e C." 
John Zerzan

Dopo essermi un po' soffermato a ponderare sull'acquisto di alcuni CD con musiche tratte dai film di James Bond, ho incontrato Lele Roma, un esperto di controcultura che ha una grande passione per la psichedelia e la musica beat. Stranamente, allo Psych Out Festival Lele mi ha consigliato il primo disco di un gruppo funky anni '70... TG

Lele Roma, 53 anni, appassionato di musica, studioso di controcultura ha presentato la proiezione de: "I figli dello stupore" allo Psych Out Festival del 10 novembre 2018.
Lele Roma, 53 anni, appassionato di musica, studioso di controcultura ha presentato la proiezione de: "I figli dello stupore" allo Psych Out Festival del 10 novembre 2018.

Tony Graffio: Ciao Lele, così ad occhio direi che tu dovresti essere nato proprio nel pieno degli anni '60. Per questo sei appassionato di quel periodo storico e di quella musica?

Lele: Effettivamente, Tony ci hai preso. Può essere che quegli anni mi siano rimasti nel cuore, ma qua allo Psych Out Festival puoi trovare anche tantissimi ragazzi che desiderano rivivere quel periodo un po' ingenuo e felice e che vogliono conoscere meglio anche le band e la musica che si suonava in quei giorni.

TG: So che qua posso trovare qualche bel LP. Consigliami qualcosa di particolare che magari io non conosco.

Lele: C'è questo gruppo americano che si chiama Black Merda che fa una buona musica, al contrario di quello che potrebbe sembrare. Anche se è proprio scritto così con una parola italiana non tanto bella. Ovviamente, il significato di questa band non è quello che intendiamo noi, ma è il suono degli afro-americani che hanno abbreviato la parola murder
in un loro slang particolare. Black Merda in realtà è l'assassinio nero... Loro hanno scelto di scriverlo così come si pronuncia, non con la parola originale. Certo, a noi italiani il nome del loro gruppo fa uno strano effetto.

TG: Più che altro fa ridere.

Lele: Sì, ma si può tradurre e subito ha un altro senso.

TG: Mi stai consigliando un disco funky?

Lele: Loro erano attività tra il fine degli anni '60 e l'inizio degli anni '70 e facevano un genere Funk-psichedelico.

TG: Tu ce l'hai questo disco?

Lele: Certo che ce l'ho!

TG: Quindi non posso sbagliare... È un buon disco?

Lele: Eccome! Se te lo consiglio... Certo che se poi non ti piace il genere...

TG: Sono cazzi miei... ho capito.

Lele: Ti posso dire che è un Funk-psichedelico un po' pesante.

TG: Non mi sembrano tanto conosciuti questi Black Merda...

Lele: Beh, oddio, nel mondo della Black Music sono un gruppo fondamentale. 

TG: Elamadonna...

Lele: Diciamo che tra i minori sono un gruppo fondamentale.

TG: Va bene Lele, mi hai convinto compro questo disco, ma tu mi lasci il tuo numero di telefono, perché se poi mi accorgo che è un caso di nomen omen mi lamenterò con te.

Lele: Va bene, non c'è problema.

TG: In questa bancarella tenuta da Alberto di Drippin' Hits c'è qualcos'altro che solletica la tua attenzione?

Lele: Mah sì, c'è un'altra cosa che mi ha stupito. Si tratta di un disco che ho già, ma con un altra copertina e questa esposta è forse la terza dello stesso disco. Si tratta del primo album dei Genesis che in pochi conoscono e si chiama: From Genesis to Revelation, un disco del 1969. Chiaramente è una ristampa perché all'epoca Peter Gabriel non si vestiva ancora in quel modo.

TG: Non è un falso, vero?

Lele: No è una ristampa.

Alberto Stucchi di Drippin' Hits mostra la ristampa di: From Genesis to Revelation con in copertina un Peter Gabriel molto floreale. Accanto a lui Giusi, una musicista bergamasca che accompagnava Elli de Mon.


martedì 7 marzo 2017

Una web radio libera come la passione: Radio Atlanta

Dopo aver affrontato vari discorsi tecnici sulla produzione audiovisiva e televisiva, ho voluto andare a vedere che cosa succede anche nelle radio private. Il 24 febbraio scorso, sono stato in visita a Radio Atlanta Milano, perché tempo fa, quando mi ero informato sulle realtà di questo settore avevo preso contatti con Mauro Magni Tosi che ritengo essere un esempio probante e attendibile di questo mondo. Inoltre, Radio Atlanta Milano attualmente dispone della collezione più ricca di dischi vinilici in città. Mi ha accompagnato in questa avventurosa chiacchierata rievocativa dei bei tempi andati Roberto Pedretti di MetropolisDue, uno dei negozi storici milanesi di dischi in vinile e cd. Anche lui ha lavorato nelle prime radio libere e così abbiamo affrontato vari discorsi con Mauro Magni Tosi che ci ha raccontato come la sua passione per le trasmissioni radiofoniche si sia adeguata ai tempi attuali e come la sua occupazione pionieristica, poi commerciale, sia diventata, una ventina d'anni dopo la cessione delle sue radiofrequenze, un'attività culturale non a scopo di lucro, irta di difficoltà, ostacoli e questioni burocratiche da risolvere, ma anche ricca di momenti indimenticabili.
Roberto ed io, entrando nella sontuosa cantina attrezzata in zona Sempione, a Milano, non possiamo non restare incantati dalle volte a botte del soffitto, dai corridoi di scaffali carichi di LP e da un'atmosfera speciale che ci riporta diritti agli anni '80, perché in questo luogo quasi nulla è cambiato da allora, se si esclude la presenza di qualche computer per la messa in onda di quella che probabilmente è diventata una delle migliori web radio italiana dal punto di vista qualitativo del segnale, della cura del prodotto e dei contenuti.

Mauro Magni Tosi nella regia di trasmissione di Radio Atlanta, a Milano (a pochi passi dalla Rai).
Tony Graffio: Complimenti Mauro, hai veramente costruito l'ambiente ideale per la tua attività radiofonica. E quanti dischi! Ma sai davvero quello che hai a disposizione? Riesci a ricordarti tutto?
Mauro Magni Tosi: Grazie Tony. Gli LP sono tutti catalogati e poi li riversiamo tutti in mp3 in modo da toccarli abbastanza poco, ci tengo ai miei dischi.
Roberto Pedretti: Si vede che sono tenuti bene, sono tutti nelle loro bustine protettive, è una cosa rara per una radio, dove di solito i dischi venivano un po' maltrattati. Molti D.J. ragionavano un po' in questo modo: “Visto che non sono miei faccio quello che voglio con i dischi... Mentre i miei quando li porto in trasmissione li tratto bene.”.
MMT: Abbiamo anche noi una parte di dischi che non sono tenuti bene, si tratta dei primi 45 giri, dischi che abbiamo sfruttato molto perché agli inizi degli anni '70 in radio i 33 non erano molto diffusi, considerando che all'epoca giravano pochi soldi.
TG: Allora non è vero che le case discografiche regalavano i dischi alle radio private per incentivare i passaggi dei loro protetti?
MMT: Qualcosa ci regalavano, ma non era un'abitudine così estesa. Capitava se avevi qualche conoscenza presso i discografici. Diciamo che le radio private hanno sicuramente contribuito alla fortuna delle case discografiche perché a quei tempi non c'erano ancora delle grosse vendite. L'abitudine di comprare i dischi ha iniziato a diffondersi dopo l'avvento delle radio private. Le case discografiche si sono poi dimenticate di noi, mentre siamo tartassati da SIAE, SCF e altri enti che di certo non favoriscono l'attività di chi, come noi opera senza fini di lucro e comunque ha già altri costi. 
RP: Ricordo che quando ho iniziato io (anche Roberto ha avuto le sue esperienze giovanili nelle radio cosiddette libere ndTG.), nei primissimi anni '80, o giù di lì, qualcosa mi mandavano le case discografiche. Non tantissimo, ma qualcosa mi facevano avere.
MMT: Forse, nel periodo tra il 1981 e il 1982, fino al 1985 qualcosa ti mandavano, poi hanno chiuso completamente i rubinetti.
RP: O davano qualcosa solo a chi volevano loro.
MMT: Magari, meno musica italiana. Però c'erano delle etichette che settimanalmente ci invitavano da loro a ritirare i dischi.
RP: Poi, mi ricordo che noi usavamo tantissimo i Revox, soprattutto in notturna.
MMT: Anche noi li abbiamo, seguitemi da questa parte (ci spostiamo in un'altra sezione dello studio ndTG). Qui potete vedere l'A77, un classico di quell'epoca.

Mauro Magni Tosi controlla i file in arrivo per la messa in onda che avrà luogo tra poco.
RP: Esatto, anche noi lo usavamo per fare le bobine da mandare in onda di notte per tenere la frequenza occupata.
MMT: Certo.
TG: Se non tenevate il canale occupato vi portavano via la frequenza?
RP: No, eri obbligato a tenerla occupata.
MMT: Non potevi mettere né portanti, né fischi, né altre cose.
RP: Dovevi trasmettere qualcosa.
MMT: Dovevi trasmettere della musica, noi per farlo avevamo l'Autoreverse che è quel registratore che vedete là dietro (lo indica) che già era qualcosa di lusso, perché all'epoca costava sui 3 milioni di lire.
RP: Allora, forse tu ricordi che c'era un altro apparecchio abbastanza strano, a cassette, con una specie di scivolo...
MMT: Ah, sì...
RP: Uscivano le cassette, poi ne entrava un'altra, si giravano e a volte si bloccavano...
MMT: Si bloccavano, infatti. No, noi non l'abbiamo mai usato.
TG: Mi hanno detto che si usavano anche i videoregistratori VHS dove veniva registrata solo la traccia audio, è vero?
MMT: Quel sistema era usato sul finire degli anni '80, si usava il Timelapse delle videocassette, ma la qualità era quello che era.
TG: Beh, sicuramente, però durava fino a 8 ore ed era molto comodo.
RP: Sì, volendo si poteva usare, però si utilizzavano soprattutto i Revox con le bobine grosse che a bassa velocità duravano 3 ore e 20 minuti.
MMT: Negli anni '80, già dal 1981/82 c'erano le regie della Cepar che comandavano 6 o 7 Revox, non l'A 77 in questo caso, ma il B77. Da un registratore partiva un brano e poi da un'altro registratore veniva fatto partire un altro brano, erano pilotati da un programmino che era stato inserito nei primi personal computer. Avevi in questo modo qualcosa di molto diverso dalla classica bobina pre-registrata che dovevi fare di volta in volta, oppure dovevi avere un parco bobine esagerato, altrimenti gli ascoltatori riconoscevano la sequenza dei brani e sapevano cosa sarebbe andato in onda.
RP: Entrare in un ambiente del genere mi fa davvero ricordare che cos'erano le radio negli anni '80. Perché l'ambiente delle radio era proprio così.
MMT: Sì, anche peggio.
RP: Erano ambienti intrisi di fumo di sigaretta. Era terrificante perché si poteva fumare sempre e ovunque. Non ti dico la puzza dei vestiti...

Sorry Veronica

TG: Mauro, raccontaci come è nata Radio Atlanta per favore.
MMT: La radio non è nata nello spazio dove ci troviamo, ma in un negozio dello stesso stabile. Radio Atlanta è stata la prima radio in vetrina, nel 1979/80. Poi, per problemi di ordine pubblico - troppa gente veniva a trovarci e a guardare dal marciapiede i DJ che trasmettevano - abbiamo dovuto mettere una tenda che ci nascondesse dai ragazzini che facevano ressa davanti alla vetrina.
TG: Hai qualche fotografia che facciano vedere la radio in vetrina?
MMT: Credo di no, c'è qualcosa in rete, ma solo dello studio. Più di recente anche altre radio si sono messe in vetrina in negozio.
RP: E' diventato di moda mettersi in vetrina.
MMT: Esatto, poi lo hanno fatto anche altre radio, ma dopo di noi.
RP: Adesso fanno il canale televisivo con i DJ.
MMT: Chiaramente, questa è un'operazione che ti porta molta visibilità e ascolti, perché quando non c'era internet, c'era il passa parola come metodo per farti conoscere.

Il retro del disco "Sorry Veronica"
TG: La tua radio che frequenze aveva?
MMT: In quell'epoca era facile occupare le frequenze; la nostra prima frequenza ufficiale di Radio Atlanta è stata 95,700; in seguito da Milano e dal Monte Penice abbiamo acceso i 108, cosa che ci ha permesso di coprire col segnale tutto il Nord Italia. I 108 Mhz sono una frequenza che ho sdoganato io, in quanto prima l'ultima stazione radio era Radio Popolare che stava sui 107,600 Mhz, ma già loro avevano dei grossi problemi. Noi abbiamo subito denunce e sequestri dalla Escopost, così abbiamo dovuto ricorrere al TAR per vedere liberalizzate le frequenze fino a 107,950, quasi al limite dei 108.
TG: Radio Atlanta è nata subito con questo nome?
MMT: Nel 1975/76, ho iniziato a collaborare in altre radio, prima ad Europa Radio, poi ne ho girate altre.
TG e RP: Europa Radio era famosa per trasmettere solo Jazz!
MMT: Sì, in seguito, ma non nel periodo in cui la frequentavo. Europa Radio iniziò a trasmettere da una cantina.

Una cantina piena di dischi: questa è Radio Atlanta.
TG: Non era una "cantina di lusso" come questa?
MMT: No, era quello che passava il convento all'epoca. Lì c'era un mixer ricavato in una scatola di biscotti ribaltata. Il tecnico di quella radio che era eccezionale era riuscito a costruire quel mixer con elementi di fortuna perché all'epoca non c'erano mixer o erano troppo al di fuori della nostra portata. Il mixer aveva gli slider ed andava a batteria per evitare eventuali ronzii, quindi ogni tanto bisognava cambiare la batteria. Come monitor usavamo una vecchia radio a valvole. Trasmettevamo da uno spazio non più grande di 8 metri quadrati con due giradischi Lenco. Nel 1975, ero molto giovane e in quella cantina ho iniziato a fare qualcosa nel mondo della radiofonia.
TG: Quanti anni avevi allora?
MMT: Tredici anni. Poi, sono passato a Radio Punto Stereo. A un certo punto c'è stata una scissione e da lì è nata Disco Radio, che non c'entra nulla con la Disco Radio di adesso. Da Disco Radio, insieme al mio amico d'infanzia Thomas Damiani, che adesso lavora a Virgin Radio, è nata l'idea di chiamarla Radio Atlanta, un riferimento e un omaggio alla mitica radio pirata che trasmetteva dal mare del Nord in Onde Medie. Disco Radio così è diventata Radio Atlanta Milano.
TG: E poi, qualche tempo fa, sei stato il primo a usare il vinile sul web.
MMT: Sì, nel 2011 abbiamo iniziato a fare delle prove sul web come Radio Atlanta Onda Vinilica. Poiché sul web nessuno trasmetteva più il vinile - tutti erano passati al digitale - abbiamo pensato di fare trasmissioni saltuarie con i vecchi dischi di vinile. Più avanti abbiamo deciso di proseguire in modo più continuativo con quella scelta di dare all'ascoltatore un suono diverso. Da questo punto di vista siamo stati i primi, anche perché nessuno aveva più il vinile; c'erano dei cultori di questo supporto, ma l'idea di utilizzarlo in trasmissione era vista come qualcosa di scomodo e fuori dalla norma.
TG: Continuate in questo modo ancora adesso?
MMT: Sì, continuiamo così, ma adesso i nuovi dischi in vinile sono diversi da quelli vecchi e voi lo sapete bene.
RP: Sono anche cari.
MMT: Sono cari, durano poco oppure arrivano già in condizioni particolari con un suono che è un po' ibrido.
RP: Molti forse non lo sanno, ma in molti casi i nuovi dischi che ascoltano non sono altro che registrazioni digitali riversate sul vinile. Col risultato di sentire un CD male.

Revox A77
Accanto ad un vecchio Revox A77, tra i dischi da riversare in MP3 spicca un Album di Johnnie Taylor.
MMT: Esatto, infatti se provi ad ascoltare un Johnny Taylor d'annata, senti una differenza abissale. Per quello che possiamo, noi riversiamo tutto in digitale. E' un lavoro pazzesco perché per duplicare in questo modo un LP serve più di un'ora e mezza per registrare, tagliare, titolare e così via, però lo stiamo facendo con buoni risultati. La musica che mandiamo in onda, se non è musica dei nostri giorni, al 90% è tutta musica suonata dal vinile. Abbiamo anche parecchi CD che usiamo se una copia di vinile è tenuta molto male.
TG: Quanti dischi conservi in questo posto?
MMT: Abbiamo oltre 50'000 LP, circa 10'000 45 giri e qualche migliaio di CD, non li ho mai contati. Penso che come radio, a Milano, non ci sia più nessuno ad avere un archivio così ricco.
RP: Vero, molti hanno dato via tutto o disperso il loro patrimonio discografico. Peter Flowers ha venduto tutto.
MMT: Molta roba è finita sui mercatini o è finita distrutta. L'archivio di Radio Deejay in gran parte è andato bruciato nel 1992; so che si è salvato pochissimo perché io stesso ho lavorato per un periodo per Radio Deejay. C'era l'archivio di Radio Milano International, ma con la cessione che è stata fatta a Mondadori nel 2005 non si sa esattamente che fine abbia fatto.
RP: Credo che una parte dell'archivio, in qualche modo, sia sparita non si capisce bene come... Anche Radio Popolare credo abbia dato via tutto...
MMT: Radio Popolare ha venduto tutto, ho trovato io i loro dischi nei mercatini dell'usato, però erano in cattivissime condizioni.
RP: Loro non sono mai stati tanto attenti alla musica.
MMT: No, assolutamente. Non avevano nemmeno pezzi interessanti.
RP: In questa zona, tra l'altro ci sono sempre state tante radio. Ci sei tu, c'era Latte e Miele in via Procaccini, Peter Flowers in via San Galdino...
MMT: Però Radio Peter Flowers non è nata lì.
RP: No, era nata in via Ariosto dove c'era il negozio di scarpe di Pietro Fioravanti, era lui che vendeva i famosi Camperos. Quando chiusero la radio comprai dei dischi.
MMT: Questo mixer l'ho trovato in un mercatino, non sapevano neanche che cosa fosse, così l'ho comprato e l'ho portato qui in radio.

Il mixer originale di Radio Peter Flowers
RP: Questo è un bel pezzo della storia della radiofonia italiana.
MMT: Quando vengono da me i vecchi DJ di Radio Peter Flowers, inclusi Thomas Damiani e Ronnie Jones, non resistono alla tentazione di farsi una foto vicino al mixer col logo di Radio Peter Flowers perché è un bel ricordo di quel periodo della loro vita.
RP: Adesso, secondo me, in pochi DJ saprebbero usarlo. Io ho iniziato a fare il DJ a Radio Lombardia quando si doveva saper svolgere contemporaneamente molte operazioni: usare il mixer, evitare i silenzi, mettere la pubblicità, parlare, mettere i dischi e fare la regia.
MMT: Noi qui facciamo ancora così, non abbiamo un regista. I DJ di oggi non sanno cosa vuol dire questa cosa perché loro hanno un regista.
RP: Anche la nostra prima sede, quasi in fondo in via Gran Sasso, era in una cantina.
MMT: Qui in zona c'era anche Radio Super Star in via Canonica, Radio Luna in una traversa di Corso Sempione che adesso non ricordo.
RP: Se non ricordo male, Radio Luna divenne famosa per le trasmissioni con Ilona Staller!
MMT: Quando Thomas lavorava lì, andavo spesso a trovarlo. Poi, c'era una piccola radio, Radio Milano 1. In via Cenisio c'era anche Radio Cosmo.
RP: Giusto, all'angolo dove ora c'è una banca, conoscevo il proprietario della Radio, Gianluca Costella. 
MMT Latte e Miele qua aveva solo una sede distaccata, ma poi ha venduto al gruppo RTL, l'ha comprata la proprietà che ha aperto Radio Freccia che, tra l'altro, ci ha copiato il glam. Dopo aver lasciato il discorso di "Onda Vinilica 100% vinile" che poi, ovviamente, trasmettendo anche le novità abbiamo dovuto rivedere, tre anni fa ci siamo inventati: "Libera come la passione". Adesso il glam di Radio Zeta è: "Libera come noi". Va beh, lasciamo perdere...
TG: Allora è libera come voi... (Rido) Le radio private sono un po' tutte legate al concetto di radio libera, anche se poi forse adesso, al tempo dei grandi network il concetto non è proprio così...
MMT: Sì certo, va bene lo stesso...
RP: Tony, dovresti chiedere a Mauro, oggi come fa una radio libera a sopravvivere... Perché si parla di sopravvivere ormai. Vero?
MMT: Noi in questo momento, per andare in onda ci auto-tassiamo. Anche perché con i costi di Siae e Scf che incidono per oltre un migliaio di euro all'anno non c'è alternativa.
TG: E chi ha introiti pubblicitari invece?
MMT: Per loro cambia la tariffa dei diritti d'autore che diventano circa 4 volte tanto a cui va comunque aggiunta una percentuale sugli introiti.
TG: Non è facile sopravvivere allora.
MMT: Per una web-radio è impensabile di introitare grosse cifre. Se dovesse venirmi in mente di propormi a un negozio, quanto potrei chiedergli? 30 euro al mese?
TG: Che ascolti fate adesso?
MMT: Siamo sui 300 ascoltatori giornalieri e all'incirca 1000 visite nel sito della radio...
TG: Solo Frammenti di Cultura ne ha più del doppio.
RP: Come fate a misurarli?
MMT: Abbiamo il controllo su tutti i player, quindi su Google Analytics vediamo tutto, dalla città alle zone in cui ci seguono e se ci hanno ascoltato tramite un PC e con quale applicazione. E' un sistema molto preciso. Per essere una web-radio abbiamo degli ascolti abbastanza interessanti. Altre web-radio hanno solo 10-15-30 ascoltatori al giorno. Naturalmente poi ci sono i picchi d'ascolto in occasione di un programma particolare. Se annunciamo un'intervista con qualche personaggio c'è un flusso maggiore di ascolti. Abbiamo avuto punte di 400 contatti per uno speciale dedicato ad Eros Ramazzotti.
RP: Oltre alla musica avete anche delle rubriche, vero?
MMT: Sì, abbiamo rubriche varie, facciamo informazione, aggiornamenti sulla viabilità con "LuceVerde". Se ci ascolti sul web possiamo sembrarti una radio in FM. L'unica differenza è che noi siamo veramente liberi e non abbiamo vincoli con le case discografiche e facciamo ascoltare quello che vogliamo. Il DJ che viene qua ti fa ascoltare quello che gli piace, a differenza di tutti i DJ delle radio dei Network...
TG: La web-radio è il ritorno alla libertà di un tempo?
MMT: Sì, infatti molta gente s'è stancata di ascoltare i soliti Network. Anche se tu cambi canale trovi le stesse musiche dappertutto. Se vuoi sentire qualcosa di diverso e originale, ti rivolgi altrove. Noi, per esempio, diamo moltissimo spazio alle nuove proposte. Gli sconosciuti in questo modo possono anche diventare famosi. I Merce Fresca e i Kutso, per esempio, sono andati al concertone del primo maggio nel 2014, ma prima erano venuti qua da noi. Tanti DJ non se la sentono di sottostare alle regole del mercato e preferiscono lavorare gratis divertendosi in una web-radio piuttosto che prendere ordini e guadagnare comunque pochino. Questa è un po' la tendenza di oggi.
TG: Ed in futuro cosa succederà? 
MMT: Secondo me, le web-radio saranno una spina nel fianco dei Network, sempre che queste radio sapranno proporre argomenti interessanti al pubblico distinguendosi dalle radio commerciali.
TG: Per quello che riguarda la qualità dell'ascolto quale è meglio il web o l'FM?
MMT: Per quello che riguarda il suono, molto dipende dall'emittente, molte sono abbastanza standardizzate, per quello che riguarda me, siccome nasco come tecnico, curo molto l'aspetto audio. Usciamo a 128 Kbitps; potremmo uscire anche a 192 o addirittura a 320, però per non far consumare più banda all'ascoltatore abbiamo deciso di limitarci. Secondo me, comunque, per la stabilità di suono, le webradio sono migliori, poi dipende...
RP: Calcola che buona parte di chi ascolta la webradio lo fa mentre sta già lavorando al computer o mentre fa qualcos'altro, per questo non ha bisogno di una qualità elevatissima.
MMT: C'è anche gente che ci segue attraverso la TV, oppure collegando il telefonino all'impianto stereo tramite un mini jack, ci capita di tutto.
RP: Non c'è un minimo di contraddizione tra il volere un suono analogico e poi fruire di uno strumento di comunicazione digitale?
MMT: In realtà, i cultori del suono collegano poi il computer ad un impianto stereo di qualità, anche se la maggior parte dell'ascolto passa da computer e telefoni cellulari. La qualità riesci a sentirla ugualmente. 
TG: Non so se ho capito bene, ma voi appartenete anche ad un bouquet offerto da qualche piattaforma televisiva italiana?
MMT: No, non in quel senso. Puoi collegare il nostro segnale alle televisioni predisposte. Se un giorno dovessimo decidere di fare il passo per diventare una radio commerciale ci potrebbe interessare entrare in qualche offerta di quel tipo, ma attualmente per noi non c'è questo tipo di distribuzione del segnale. L'idea potrebbe esserci perché i riscontri che abbiamo oggi sono buoni e ci sono personaggi che hanno fatto e fanno programmi in radio importanti che collaborano anche con noi. Stiamo ragionando per fare in futuro un ulteriore salto di qualità. Non intendiamo tornare sulle FM perché ci sono dei costi improponibili per chi vuole iniziare da zero; si parla di 500-800mila euro solo per accedere ad una frequenza su cui trasmettere localmente.
RP: Ormai, le radio vengono comprate da gruppi come SKY, Mediaset, Repubblica, eccetera. Dove vai da solo?
TG: Non si parlava anche di chiudere le FM, come è già stato fatto in Finlandia ed eventualmente ridistribuire le frequenze delle Onde Medie ai piccoli imprenditori?
MMT: In Italia credo che passeranno ancora parecchi anni prima che si decida di fare qualcosa del genere. Gli interessi e gli investimenti fatti sulle FM sono ancora troppo grossi per decidere di chiudere le frequenze.
TG: Il DAB però è già una realtà.
MMT: Il DAB esiste, ma ci sono ancora poche radio in giro e poche persone che posseggono questo tipo di ricevitori per poter ascoltare le trasmissioni digitali via etere. Come dicevi, c'è una spinta verso le Onde Medie per la quale la dismissione dei canali della Rai doveva essere un'occasione per aprire ai piccoli imprenditori il MiSE (Ministero dello Sviluppo Economico) e invece abbiamo assistito ad un cambiamento di rotta. In questi giorni ci sarà la chiusura del bando, ma le richieste dei grossi Network come RTL, Moonradio e l'ex-Mondadori dimostrano ancora una volta che sono ancora i grossi imprenditori a volersi accaparrare le Onde Medie. Forse ci sarà posto per 3 o 4 licenze per le imprese medio piccole; anche noi ci abbiamo provato, ma in realtà si sapeva benissimo che non c'era niente da fare.
RP: Le Onde Medie dove le ascolti che ormai non ci sono più radio che le ricevono?
TG: Se fai come me e hai un'automobile vintage con relativa radio d'annata te la cavi bene.
MMT: Infatti, sarebbe stato un discorso vintage o quanto meno di cultori che hanno vecchie radio a casa. Era qualcosa in più che si poteva aggiungere ai piccoli; invece è diventata una forma di libertà negata che non c'è verso di concedere. Adesso comunque ci potrebbero essere i presupposti per far ricorso alla Unione Europea perché all'estero in paesi come la Finlandia ed il Regno Unito sono state date delle concessioni alle stazioni "Low Power". Hanno concesso 100 Watt di potenza al massimo per stazioni che possono trasmettere localmente. 100 Watt circa basterebbero a coprire un territorio come quello dove sorge la città di Milano: Il governo poteva chiedere un canone di circa 700 euro all'anno per la concessione e, nel caso ci fossero stati all'incirca un centinaio di soggetti interessati a questa operazione, era l'occasione giusta per iniziare a raccogliere qualche soldo. In Italia, invece si preferisce favorire i grossi imprenditori anche se non si capisce esattamente come.
RP: In Italia le questioni che riguardano le frequenze sono sempre state molto complesse.
MMT: In un primo momento è stato annunciato il bando, veniva richiesta una documentazione molto precisa, poi sono state cambiate le carte in tavola. E' stato detto che sarebbero state utilizzate solo le postazioni ex-Rai ubicate in certe zone, mentre prima era stato fatto credere che chiunque poteva accedere al bando per le Low Power...


Sticky Fingers - Rolling Stones


TG: Cosa può essere successo?
MMT: Evidentemente, qualche grosso imprenditore avrà spinto per far tagliare le gambe ai piccoli, è solo una supposizione, ma non credo d'essere lontano dalla realtà. Anche perché sono state ammesse delle società in cui non figuravano i nomi dei piccoli imprenditori, se non in rari casi. Non contenti di questo, hanno poi richiesto di presentare i conti bancari risalenti a tre anni prima, perché il ministero vuol sapere quanti soldi hai in banca. Ma come? Prima si dice che si vogliono favorire le associazioni culturali ed i piccoli imprenditori e poi mi vuoi fare i conti in tasca? Ma se nasco adesso, quanto denaro posso avere depositato? Ad ogni modo, il governo italiano si sta muovendo così.
TG: Il solito grande pasticcio all'italiana...
RP: Cosa se ne fanno i grandi network delle AM?
MMT: Ben poco; anche perché per coprire l'Italia la Rai esce con Kw 50 che è una potenza molto grande, anche se è già stata molto ridotta. Un Network quindi necessiterebbe almeno di 50'000 Watt. Possibile che non si rendano conto dei costi a cui si andrebbe incontro? 50 Kw di potenza corrisponderebbero all'incirca a 10 postazioni radio per le FM, con tutto quello che ne consegue per l'inquinamento elettromagnetico.
TG: Effettivamente, sembrerebbe che le onde medie siano state chiuse perché producevano troppo inquinamento elettromagnetico. La Rai trasmette in AM solo da Siziano, i canali 2 e 3 non sono più su questa banda da quasi 13 anni. Nel trasmettitore di Siziano c'è un impianto da 50 Kw che è stato depotenziato ulteriormente a 25 Kw, diventando così un impianto a media potenza. Se si pensa che un tempo si trasmetteva con 600 Kw si può ben capire come questa potenza fosse di disturbo a tutta quella zona; anche perché un tempo l'impianto era stato posizionato appositamente in mezzo alle risaie per riflettere bene il segnale radio dall'acqua, mentre adesso tutto intorno ci sono le case.
MMT: Credo che la Rai abbia spento da poco la radiofonia sulla sua Torre di Corso Sempione per trasferire il segnale poco più in là sulla nuova antenna inserita sull'Isozaki Tower.
TG: A quanto ne so, in Corso Sempione c'è ancora tutto, ma ultimamente, come dici tu è stata installata una nuova antenna prendendo in affitto, immagino a caro prezzo, uno spazio sul tetto dell'Isozaki. Dipende però dai tipi di copertura, lì ovviamente i trasmettitori sono tutti nuovi di pacca. Le onde medie prima svolgevano un servizio per gli italiani all'estero che adesso possono contare su altre tecnologie. Dopo il 2004, con la maggior diffusione di internet e l'avvento del segnale digitale, oltre che a Raiplace che ti permette di entrare in un portale e di vedere tutto quello che vuoi, non è più un problema reperire materiale audiovisivo di qualsiasi tipo. So che a Sud è rimasto ancora qualcosa che trasmette in onda media da Bari Ceglie del Campo, oltre che da Monopoli e Monte San Nicola e che ci sono degli impianti nuovi al Monte Sambuco (FG). I nuovi impianti sono tutti digitali, basta cambiare una scatoletta e si modula in maniera diversa ed i rendimenti altissimi richiedono poca potenza in trasmissione. L'impianto di Monte Sambuco ha una potenza di 10Kw per irradiare la Puglia e 5 Kw per irradiare il Molise. A Milano non so dirti se gli impianti siano già stati totalmente delocalizzati, oppure se funzionano ancora in parallelo. Sicuramente, trasmettono da Isozaki, ma non so se il segnale dalla sede di Corso Sempione viene inviato tramite un cavo a fibra ottica o un ponte radio. Ad ogni modo tutti i sistemi sono organizzati per fare tutto in rete via internet. Posso dirti che la Rai ha la circolarità di tutti i flussi dati delle trasmissioni che viaggiano su fibra ottica. Arrivato al trasmettitore, il segnale viene poi irradiato via etere. Anche se dovesse interrompersi un flusso dati, lo si sposta per farlo passare da un'altra parte. Questo è il significato del concetto di circolarità. In questo modo non ci sono interruzioni di segnale in caso di guasti. I vecchi trasmettitori vengono pian piano sostituiti o chiusi. Si aggiornano le tecnologie in modo da avere maggiore efficienza, occupare meno spazio, richiedere meno potenza ed avere consumi energetici ridotti.
RP: Cosa accadrà alle frequenze delle onde medie allora?
TG: Potrebbero essere utilizzate per i cellulari di nuova generazione, i G5. Se serve più banda, bisogna andare ad occupare quella disponibile. Obbligatoriamente per fare qualcosa di nuovo c'è la necessità di togliere quello che è diventato vecchio.
MMT: Può essere, ma fino a poco tempo fa tutti i piccoli imprenditori della radiofonia chiedevano di poter disporre di quelle frequenze, come stava accadendo all'estero. Potremmo in questo caso ricorrere all'Unione Europea per chiedere che l'Italia si uniformi alle scelte europee di concedere delle stazioni Low Power per la radiofonia locale sulle frequenze dismesse.
RP: In quel caso potrebbe innescarsi una diatriba abbastanza lunga e costosa.
MMT: Vediamo cosa accadrà, adesso di preciso non si sa ancora.
TG: Secondo te Mauro, il futuro sarà per forza nel web?
MMT: Sicuramente. In America già la maggior parte degli ascolti sono sul web. Siamo intorno al 60% contro il 40% delle FM.
RP: Si riesce a capire precisamente dove vanno gli ascolti?
MMT: Certamente, si capisce in modo più preciso di quello che succede sulle FM.
RP: Si vende ancora poca pubblicità però...
MMT: Però, i dati di ascolto dei grandi Network non sono attendibili, sono falsati alla grande.
RP: Su questo non c'è dubbio.
MMT: Gli ascolti effettivi e contemporanei non hanno nulla a che vedere con le cifre che dichiarano loro. Se poi vado io a dire che ho circa 400 ascoltatori al giorno rischio di far ridere, ma vi assicuro che non sono pochi, anche perché sono un pubblico fidelizzato che ritorna sempre. Noi ce ne accorgiamo controllando gli IP di chi è connesso. Ci sono anche dei nuovi accessi, ma ci fa piacere sapere che possiamo contare su una parte di pubblico che al 25% ci segue costantemente.
TG: Anch'io ho circa un 20% di pubblico che mi segue costantemente. Dall'ultima volta che sono stato qui da te mi sembra che la radio stia crescendo bene...
MMT: Sì abbiamo un incremento costante di almeno una decina di ascoltatori al mese. Poi, dipende molto da che cosa programmiamo. Nel periodo delle vacanze estive è normale che il pubblico cali, per esempio.
TG: C'è qualcuno che sta pensando di unirsi per scambiarsi programmi da ritrasmettere in forma diversa o comunque provare a fare delle collaborazioni tra piccole realtà del web o dell'etere?
MMT: Ho sentito qualcuno che ha delle idee in questo senso ed altri mi hanno anche mandato delle email per chiedere se possiamo scambiarci i programmi, ma il problema è che noi produciamo con una certa qualità, altri meno. Io curo molto il segnale e quello che senti uscire da noi ti può sembrare una radio in FM. Noi registriamo a 192 Kbps, poi usciamo con un segnale a 128 che non è poco. I nostri microfoni e tutto il resto dell'attrezzatura è professionale, quindi la qualità è ottima. Le altre web radio utilizzano un microfono tipo "gelato", hanno un mixer a due canali e ti accorgi che fanno "sparare le P". Non possiamo scambiarci i programmi con loro. Sono poche le web radio di qualità. Noi nasciamo con l'idea di offrire un prodotto professionale.
RP: Come fate per le dirette?
MMT: Tra le 19 e le 24 siamo in diretta tutte le sere; durante il giorno abbiamo vari programmi intervallati da notiziari. Stiamo cercando d'incrementare le dirette diurne.
RP: Non esiste un obbligo di fare informazione?
MMT: No, è una nostra scelta. Se dovessimo diventare una radio commerciale sì, diventerebbe un obbligo. 
TG: C'è l'obbligo di pagare la SIAE però...
MMT: Quello sempre.
RP: Anche se penso che secondo le sentenze della corte europea anche questo dovrà cambiare. Questa storia finirà prima o poi. 
MMT: Mah, non si sa. Adesso c'è Soundreef che s'è fatta avanti, infatti anche Sanremo ha rischiato d'avere dei problemi per i diritti.
RP: La Siae comunque si colloca in una situazione di monopolio che è contro le regole della libera concorrenza in Europa. Invece internet vi agevola nei collegamenti esterni?
MMT: Sì, basta avere un server per potersi collegare con delle sedi dislocate in qualsiasi parte d’Italia. 
RP: (Ride) Questo era impensabile ai tempi delle radio su FM.
MMT: Certo, perché dovevi avere o affittare un ponte radio e sostenere costi non da poco.
Il mixer principale di Radio Atlanta
TG: Adesso vediamo la postazione da dove trasmetti di solito.
MMT: Quella che vedi è la mia regia, l'ho fatta utilizzando vecchie attrezzature, poi ho cambiato il mixer, però tutto funziona benissimo. Ho tenuto anche i registratori a cassette perché ogni tanto c'è ancora qualcuno che porta una cassetta. Compriamo i vinili nuovi, però i dischi vecchi sono più belli. Siamo tenuti a compilare anche il borderò della Siae.
TG: Siete monitorati... 
MMT: Beh, sanno quello che mandiamo in onda. Non tutte le radio riescono a sostenere i costi di Siae e SCF, quindi molto hanno preferito chiudere. Ci avevamo pensato anche noi, ma per quest'anno ci siamo riuniti in assemblea per discutere di questo problema ed abbiamo deciso di pagare di tasca nostra per la nostra passione. Naturalmente, ci sono anche altri costi che dobbiamo sostenere, come l'energia elettrica, i server, i computer, gli antivirus, il webmaster, senza contare il tempo dedicato a questa attività. Fare una radio fatta bene ha il suo costo.
TG: La passione muove tutto...
MMT: Infatti: "Libera come la passione", questa è l'idea del nostro nuovo glam .
TG: Mauro, ti ringrazio, ci hai raccontato tantissime cose interessanti. Adesso vorrei chiederti ancora una cosa che può interessare i collezionisti. Hai qualche disco raro da farci vedere?
MMT: Sì, certo ci sono. Alcuni però li ho portati via perché altri pezzi ricercati sono già spariti. Da qualche parte ho il famoso LP Sticky Fingers dei Rolling Stones con la zip apribile e anche questi sono abbastanza rari e importanti, perché è da loro che la Radio ha preso il nome.

La nave Veronica, dalla quale trasmetteva l'omonima radio pirata, diventata poi Radio Caroline.
TG: Ah, caspita la nave Veronica!
MMT: Come ti dicevo prima, Radio Atlanta nasce su una nave. Il primo nome dura pochi mesi e poi diventa Radio Caroline. Dopo sono nate altre radio, Radio Veronica. C'è ancora una Radio Caroline anche sul web.
TG: Che cosa contengono quei dischi?
MMT: Ci sono le voci di chi era sulla nave, in uno c'è anche Federico l'Olandese Volante perché anche lui è stato su quella nave. Poi, ci sono i jingle e alcuni estratti dell'epoca.

Tra i volti di Radio Caroline c'era anche il Federick Van Steveren, un famoso DJ degli anni '70 e '80, più conosciuto in Italia come Federico l'Olandese Volante.
RP: Solo un'etichetta discografica olandese poteva inventarsi di pubblicare dei dischi di questo tipo!
TG: Mauro, c'è qualche disco che ti manca?
MMT: Beh, sì. Comprerei in continuazione i dischi Funky, i miei generi preferiti sono il Funky e il Soul.
TG: Se dovessi consigliarmi un gruppo o un cantante da ascoltare?
MMT: Ti direi Earth, Wind and Fire o Johnny Taylor.
TG: Mauro un'ultima domanda a bruciapelo. Stai forse pensando di fare il grande passo per diventare una radio commerciale?
MMT: Questo non lo so ancora, ma se le cose andranno come ho in mente, ci saranno delle grosse novità da queste parti.

Veronica mon amour
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domenica 25 settembre 2016

Passione Vinilica (Mini-inchiesta nel mondo del collezionismo dei dischi a microsolco)

Novegro Expo Vinile
Caterina Caselli, Donatella Rettore, Little Tony, Mina, Carmen Villani, Giorgio Gaber, musica italiana degli anni '60, anni '70, anni '80, Rock, Jazz, Funky, Punk, Hardcore italiano e pezzi rarissimi. Alla fiera del Vinile di Novegro si trova di tutto.

"Il prodotto audio o visivo è potentissimo. Il desiderio dei popoli dei paesi al di là della Cortina di Ferro di condividere la cultura e lo stile di vita europeo, e soprattutto la passione sfrenata per i Beatles, hanno contribuito pesantemente nel processo di sgretolamento dell'Unione Sovietica e dell'ideologia comunista." TG

W il Vinile
Ultimamente, sia tra coloro che hanno fatto uso dei dischi analogici tradizionali e tra gli audiofili nati dopo l'avvento del Compact Disc, s'è risvegliato un discreto interesse per la ricerca e l'ascolto dei vecchi dischi a 33 e a 45 giri.
Non si tratta tanto di snobismo verso forme di tecnologie più recenti, ma di una passione per un oggetto che a chi ha vissuto l'epoca del giradischi riporta alla memoria i bei tempi andati, mentre ai più giovani fa apprezzare la bellezza di un supporto di formato più grande sul quale spesso venivano realizzati dei veri capolavori di grafica. Adesso, molti gruppi musicali scelgono di accompagnare i file digitali ad un'edizione vinilica dell'ultima fatica creativa, perché avere tra le mani un oggetto-feticcio è pur sempre una bella soddisfazione per tutti e porta il fruitore del prodotto musicale a sacralizzare il momento dell'ascolto, dando più valore al lavoro degli artisti. Ci sono anche gruppi post-punk o di altri generi più attuali che decidono di stampare un Long Playng tradizionale in una tiratura che può andare dalle 100 alle 500 copie. Per ragioni di contenimento dei prezzi ed estetiche, anziché alla stampa tipografica della copertina ricorrono poi alla stampa serigrafica impreziosendo ulteriormente un prodotto di nicchia facendolo diventare una piccola opera d'arte in serie limitata che in poco tempo può trasformarsi in oggetto di culto e da collezione. Non solo per la rarità del pezzo, ma anche per le tecniche utilizzate, i colori e le scelte grafiche. In alcuni casi il disco stesso viene serigrafato su un solo lato, o viene accompagnato da gadget come magliette, sempre serigrafate a mano, o da altri mezzi che veicolano il marchio della band o del disco.
Questo però è un discorso molto vasto e particolare, non semplice da sviluppare in poche righe ed in un contesto che già è abbastanza ampio, come quello del disco di vinile e delle cerchie di collezionisti che operano in questo settore. Ho iniziato da qualche mese a contattare laboratori artistici di serigrafia per capire che possibilità offrano a chi è interessato a proporre un prodotto artistico e culturale unico, ma in questa pagina mi limiterò a raccontarvi che cos'è un disco di PVC e perché suscita tanto interesse nei collezionisti.


Guido Crapanzano Love in Portofino
Guido Crapanzano, classe 1938 è ancora un uomo d'oro. Nel 1965 ha aperto i concerti italiani dei Beatles che diventati suoi amici lo andarono a trovare anche in Grecia dove aveva un'attività turistica, mentre più recentemente è diventato un esperto di monete preziose e finanza. Un suo EP del 1959 può valere 60 euro.

La seconda fiera più importante d'Europa
Vinilmania, a Novegro, è stata per anni la fiera del disco più importante d'Europa, qui si ritrovavano collezionisti, appassionati, deejay, negozianti, venditori occasionali e maniaci provenienti un po' dappertutto. Milano è stata per anni la capitale dell'industria discografica italiana, pertanto non stupisce che ancora oggi nei dintorni di questa città ci sia chi è in grado di produrre gli ultimi dischi di vinile per un numero di clienti che spesso devono mettersi in attesa per mesi, prima di poter veder realizzato il loro  sogno a 33 giri.
Lo scorso maggio, sono andato a Novegro Vinile Expo, l'appuntamento fieristico organizzato da Comis Lombardia che ha preso il posto di Vinilmania, per parlare con Sina, responsabile dell'evento, con gli appassionati ed i commercianti storici del settore. Da soli due anni (2015 e 2016) Comis Lombardia sta tenendo in piedi la passione degli espositori e dei visitatori di Novegro Expo Vinile. Nell'ultima edizione, gli espositori sono aumentati di numero arrivando a 130 presenze. Alcuni espositori arrivano dall'Austria, dalla Germania, dal Regno Unito, dalla Svizzera e dalla Francia. Nella prossima edizione prevista per il 22 e 23 ottobre 2016 saranno attesi un maggior numero di espositori provenienti anche da altre nazioni. Lo scambio con l'estero è molto proficuo perché ci sono canzoni che non interessano gli italiani, ma vendono all'estero e vice versa. L'evento è proposto in tre edizioni all'anno: febbraio, maggio e ottobre su un area di circa 3000 metri quadrati. Lo stand base più piccolo ha un costo di 210 euro, Iva compresa per i due giorni dell'esposizione.

Chi sono i collezionisti e che cosa cercano
Chi viene a questa fiera non lo fa soltanto per la musica, ma anche per trovare un oggetto particolare; molti dischi, in realtà non verranno neppure estratti dalla copertina per preservarli dai graffi e dal consumo dei solchi.
Spesso, chi viene in fiera ricerca dischi non facilmente reperibili come quelli dei vecchi cantanti italiani che hanno pubblicato all'estero, cosa che colloca questi visitatori tra i collezionisti puri, ma ci sono anche altri tip di pubblico, come coloro che si definiscono dei "raccoglitori", più che dei collezionisti. 
Il collezionista tende ad accaparrarsi tutto quello che fa parte della produzione, variazioni di copertine, e dei memorabilia dei propri beniamini; mentre il cosiddetto "raccoglitore" è colui che forse ama maggiormente la musica e ricerca le esecuzioni migliori, sempre limitando il proprio campo d'azione ad un determinato tipo di suono o filone artistico. C'è chi si concentra intorno ad un determinato periodo, come potrebbe essere quello dei primi anni d'esordio di un cantante molto noto che può perfino cambiare stile per il fatto che l'arrangiatore (produttore musicale) viene sostituito. Qualcuno, per esempio, che ascoltava Gianni Morandi quando Morricone ne curava gli arrangiamenti, non segue più il cantante in questione, una volta che l'arrangiatore lascia la RCA. Il collezionista puro invece non guarda queste importanti sottigliezze e una volta che si dedica ad un certo nome compra tutto quello che riguarda quell'autore. 
Ovviamente, anche per motivi di contenimento della spesa economica, molti cercano di delimitare il loro raggio d'azione dandosi delle tematiche o dei periodi storici ben precisi da seguire. Le annate d'oro della produzione discografia italiana vanno  dal 1963 al 1967 ed è questo un momento preso a riferimento da molti appassionati. Oltre alle melodie ed agli arrangiamenti, nel corso degli anni cambiano anche le ritmiche. Un periodo molto fecondo per gli autori delle colonne sonore si è avuto verso la fine degli anni '60 e l'inizio degli anni '70, anni in cui c'è stata forse la miglior produzione musicale strumentale.
Alcuni collezionisti si dedicano soltanto ad un tipo di genere musicale o ad uno specifico filone d'interesse che può riguardare un artista, le orchestre, le grafiche, o altri fattori capaci di stuzzicarne la fantasia e la smania di possesso. C'è chi si preoccupa già adesso per la propria forma d'investimento e parla con gli standisti presenti a Novegro per tastare il polso al mercato o provare a farsi rassicurare sulle proprie piccole o grandi follie economiche. Chi ha speso una vita a comprare dischi in perfette condizioni, con una spesa media di 20 euro per i 45 giri, si preoccupa che al momento di cedere l'intera collezione potrebbe essere difficile trovare l'appassionato che condivide al 100% le proprie pazzie e soprattutto i propri gusti.

Silvano Mattei cantante
Se tu Bambina - Silvano Mattei - Durium

Sento parlare di Silvano Mattei, un cantante italiano a me sconosciuto che suscita l'entusiasmo di Andrea, un collezionista romano che ha appena comprato un suo 45 giri. Mi confermano che Silvano Mattei, suonando per una certa etichetta discografica (Durium) e con una buona orchestra, pur non avendo lasciato grandi tracce di sé doveva essere un artista di valore, proprio perché aveva avuto a che fare con nomi ed etichette di prestigio del panorama discografico italiano. 


Ragazzi D'agosto Silvano Mattei cantante
Silvano Mattei - Ragazzi d'agosto

Molti appassionati ragionano in questi termini e raccolgono pezzi interessanti, riscoprendo autori e interpreti di un passato che sembra essersi perduto nei meandri di dimensioni parallele rimaste inesplorate ai più. Bisogna conoscere quello a cui ci si accosta e per poterlo fare, ci vuole esperienza e colpo d'occhio; anche se può essere divertente anche effettuare degli acquisti al buio, lasciandosi ispirare da nomi già conosciuti o anche soltanto dalla grafica di una copertina. Tra questi personaggi che frequentano mercatini e fiere in giro per l'Italia o l'Europa chi possiede 2000 dischi è quasi soltanto un neofita. Esistono etichette poco conosciute e poco ricercate, come la Sibilla Records, mentre per quelle più prestigiose lavoravano i grandi direttori d'orchestra, come Ennio Morricone (RCA), Gianni Ferrio, Stelvio Cipriani, Piero Umiliani, Piero Piccioni, Gianfranco Monaldi (alla CGD), o Ezio Leoni e Giulio Libano (alla Jolly) e Luis Bacalov (Cam Jazz), nomi che il mondo intero conosce ed apprezza a scatola chiusa. L'arrangiamento musicale fatto ad arte è un altro punto di forza molto apprezzato dal fine conoscitore dei brani originali e dei direttori d'orchestra, spesso le parole non contano di fronte al virtuosismo di saper trovare soluzioni divertenti a canzonette basiche nella struttura dei testi. L'ingegno musicale si può manifestare in modi modi ed i grandi arrangiatori degli anni '60 e '70 sapevano trasformare un brano qualunque in un successo commerciale sulla bocca di tutti. Oggi, naturalmente, non ci sono più questi geni (Non dimentichiamo che Morricone ha arrangiato "Abbronzatissima"che di per sé non era certo un capolavoro..., mentre il grande Maestro romano ha saputo inventare il crescendo dell'orchestra, il colpo di voce di Edoardo Vianello, sul fucile e gli occhiali), non ci sono più le orchestre e non ci sono più nemmeno i dischi, per questo il vero intenditore di musica guarda al passato per poter continuare a coltivare la propria passione.


Fulvio Beretta, un noto collezionista bergamasco di musica italiana anni '60

I dischi degli autori più famosi, o delle cover sono stati ristampati anche in CD, mentre i cantanti meno noti o le versioni più particolari di un'esecuzioni sono ancora adesso stampate solo su vinile e fruibili solo su questo tipo di supporto. La qualità dell'impianto di riproduzione era relativa, anche in considerazione del fatto che molte registrazioni erano mono. Le condizioni di conservazione del disco e della copertina sono molto importanti per il valore commerciale dei pezzi collezionati, l'intenditore, generalmente predilige i dischi in condizioni Mint (come nuovo) o Excellent. Il collezionista, non deve essere un metodico, ma un curioso che spesso è attirato anche da quello che non conosce per il piacere, o l'azzardo, di poter scoprire qualcosa di nuovo e di valore.

I più ricercati
Lucio Battisti ha venduto decine di milioni di dischi, ma i suoi primi due singoli sono rari e valgono sui 2000 euro.
Un suo autografo vale intorno ai 1200-1300 euro. Battisti è sempre stato avaro nel concedere interviste ed autografi. Insieme ai Beatles è tra gli autori più collezionati anche perché al momento di rivendere una collezione è facile riprendere i propri soldi e trarne forse anche un guadagno.
I Beatles hanno un grandissimo numero di estimatori e sono ancora oggi una delle band più amate di sempre; è normale che i collezionisti facciano pazzie per i pezzi più rari e significativi dei Fab Four


Il disco del Natale del 1965 dei Beatles

Maurizio di Muggiò ha 52 anni ed è appassionato dei Beatles da 40; è riuscito a trovare il disco di Natale del 1965 e me lo mostra con orgoglio perché in Italia ce ne sono pochi. Ha dovuto cannibalizzare due dischi per ottenerne uno in ottime condizioni, prendendo la copertina perfetta e la lettera da una copia ed il disco da un'altra. Resto abbastanza sorpreso di vedere come a distanza di più di 50 anni si riesca a trovare qualcosa ancora semi-nuovo. Un pezzo del genere può valere anche intorno ai 1500 euro, del resto si sa che ne sono stampati soltanto 1000 copie.


Un'altra rarità della Apple

Il collezionista non si accontenta di avere tutto, spesso possiede più copie dello stesso disco perché se poi desidera fare degli scambi o ascoltare i brani senza toccare i dischi perfetti evitando così di consumare o sgualcire i pezzi più preziosi. Con un po' di tristezza nella voce, Maurizio mi confessa che ormai non frequenta molto i ritrovi, le fiere e i musei perché ormai è arrivato alla fine della sua collezione: non ha più nulla da desiderare o da ricercare, ha tutto, tranne qualcosa che può comparire all'improvviso con qualche errore di stampa. Un altro collezionista mi conferma che una volta qualcuno ha pubblicato un disco con un errore veramente grave, anziché scrivere John Lennon aveva scritto Jack Lennon... Per avere quel disco con il nome errato bisogna sborsare sui 500 euro. 


Maurizio è un tecnico del suono con la passione per i Beatles

Scopro che a Maurizio mancano ancora due album di prima stampa dei Beatles, pertanto ogni tanto frequenta Novegro ed altre fiere dove può incontrare collezionisti e venditori. Finalmente, prima di salutarmi, il mio interlocutore ammette che quasi quasi gli dispiacerebbe trovare quello che gli manca. Una curiosità: la confezione da piazzare nell'espositore del negozio, completa di buco e nastrino verde.


Un disco dei Beatle + altri 3 della Apple da esporre in negozio tramite un paio di forellini nella confezione

Analogico o digitale?
Come sorpresa finale Maurizio mi dice che è un tecnico del suono professionista, così gli chiedo se lui preferisca l'audio digitale o quello analogico, visto che ha lavorato con entrambe le apparecchiature. Naturalmente, mi conferma che il CD ha una qualità superiore al disco di vinile, ma se a qualcuno piace il suono del vinile, con tutti i sui difetti, c'è poco da fare, anche se dopo qualche ascolto la dinamica del disco cambia ed entrano dei rumori indesiderati. Insomma, la caratteristica del suono analogico è data dal suo difetto di riproduzione, pur essendo gradevole all'ascolto. Il nastro poi si comporta in maniera ancora diversa, rispetto al vinile. L'analogico ha una banda passante limitata dai vari passaggi delle lavorazioni; alte e basse frequenze vengono limate per esigenze di prolungare la vita dei cutter (le punte che incidono il vinile) e contenere le spese di produzione. L'analogico è un suono che riporta all'infanzia o alla giovinezza l'ascoltatore che ha vissuto i bei vecchi tempi analogici e dà la soddisfazione di avere qualcosa da rigirare tra le mani e da guardare. 


François con uno dei suoi dischi preferiti. "Please warm my Weiner" degli Hokum con copertina realizzata da Robert Crumb può valere molto.

Il commerciante francese
François viene da Parigi, ha 61 anni e faceva il professore di letteratura francese, ha iniziato ad appassionarsi ai dischi di vinile nel 1997 cercando la musica che gli piaceva, fino a raccogliere un gran numero di dischi e a decidere di diventare un venditore. Prima ascoltava CD, in seguito si è dedicato al vinile, ma precisa che lui è uno dei pochi presenti a non essere un collezionista. Ascolta musica tutto il giorno, ma non tiene niente per se stesso. E' un amante della musica, non un amate dell'oggetto. Anche lui mi conferma che molti collezionisti non ascoltano nemmeno i propri dischi e li conservano sigillati, praticamente nuovi al 100%. François non vende un disco se prima non l'ha ascoltato. Ascolta di tutto, ma predilige il jazz, John Coltrane e la musica classica indiana. E' interessante vedere quante tipologie di appassionati si possano incontrare in questi posti. Milano era la prima fiera in Europa in questo settore, ma negli ultimi tempi la fiera di Utrecht in Olanda è diventata più prestigiosa e garantisce un maggiore giro d'affari. Prima di accomiatarsi mi consiglia un sito molto completo dove poter trovare informazioni e dischi da acquistare, si chiama:  discogs.com


Italo Gnocchi

L'ex discografico
Italo Gnocchi ha 64 anni, vive a Peschiera Borromeo e fino a 5 anni fa aveva una sua etichetta discografica che si chiamava On Sale Music e produceva CD di rarità di gruppi italiani degli anni '60 e primi anni '70. Ha sempre avuto la mania del vinile, i suoi artisti preferiti, neanche a farlo apposta, sono Lucio Battisti ed i Beatles. Ha circa 25000 dischi nella sua collezione e come molti altri vende soltanto i doppioni o i titoli che non lo interessano davvero.


Tanta musica italiana a Vinile Expo vinile e poca musica classica

Organizza mostre in tutta Italia di dischi, manifesti, fotografie ed altri memorabilia. Da quando è in pensione si diverte a partecipare a qualche fiera del disco e collabora come consulente per chi lo interpella. Per Sorrisi e Canzoni TV ha lavorato alla pubblicazione dei CD di Battisti, per la Sar ha preparato 4 CD del Rock & Roll italiano, mi conferma che il collezionista di dischi di vinile è un personaggio abbastanza folle perché è capace di spendere un mucchio di soldi anche in momenti non molto buoni, economicamente parlando. Il collezionista è un fanatico capace di scambiare 50 dischi buoni con un disco che interessa solo a lui. 
Internet ha avuto uno strano effetto sul mercato del collezionismo perché ha portato gente con poche competenze a chiedere somme assurde per dischi molto comuni e viceversa ha portato altre persone a disfarsi per pochi soldi di dischi di pregio. Nelle fiere è più facile incontrare persone competenti e veramente appassionate del settore musicale che trattano, vendono, acquistano e parlano amichevolmente. 


Le canzoni dei Barbapapà cantate da Orietta Berti e Claudio Lippi

Resto abbastanza stupito nel vedere su un banchetto di un venditore un LP con la copertina gialla con l'immagine dei Barbapapà a 60 euro. Chiedo delucidazioni a Italo che mi spiega che se i brani sono interpretati da Roberto Vecchioni il disco è ricercato dagli adulti, mentre se è un'altra versione, un prezzo più equo sarebbe intorno ai 30 euro. Tra le colonne sonore dei cartoni animati giapponesi anni '70 ci sono dischi che valgono perfino 250 euro, tipo Yattaman e sono ricercati da 40 - 45enni che si ricordano di quando sentivano le sigle dei loro personaggi preferiti. Non si tratta di un tipo di collezione musicalmente molto significativa, ma affettivamente, anche quella ha un senso. Un po' come ci sono altre persone che collezionano le copertine dei dischi fatte solo da un certo disegnatore: ci sono tanti motivi che ti spingono a collezionare qualcosa, un po' come accade nel mondo dei fumetti. I dischi interessanti ormai hanno intorno ai 50 anni, è vero che sono delicati, ma se sono tenuti bene i dischi sono eterni.


C'è chi spera sempre di trovare qualcosa di nuovo tra le bancarelle dei 45 giri esposti a Novegro

L'aneddoto
In passato, Italo Gnocchi collaborando per una trasmissione di rai due di Michele Bovi ha conosciuto la giornalista Franca Borasio quando lei era già gravemente malata. Franca aveva intervistato Jimi Hendrix a Roma nel 1968 ed aveva un suo autografo. Quando Franca è mancata, la figlia ha avvisato Italo che era diventato molto amico della donna, invitandolo a cercare l'autografo di Hendrix in mezzo ai libri e permettendogli di portare via i dischi che gli interessavano, ma Italo ha rifiutato questa offerta perché non ha avuto il coraggio di frugare tra le cose personali di una persona che non c'era più. Tra le altre interviste fatte da Franca Borasio ce n'era anche una fatta a Battisti che è stata poi ritrovata da Italo in un vecchio numero di "Bolero".


 Pronto chi sparla di Franca Borasio 
(Articolo che fa parte della collezione di Italo Gnocchi)

Lucio Battisti vincitore del Festivalbar del 1969 e Romina Power vincitrice del Disco Verde. Italo Gnocchi, oltre a quella dalla quale ha tratto queste immagini, ha altre 500 riviste che parlano di Lucio Battisti e anche l'autografo.

L'intervista a Lucio Battisti di Franca Borasio è una delle rare interviste concesse dal cantante di Poggio Bustone

L'esibizionista
Tra i tanti collezionisti c'è anche l'esibizionista, colui che compra di tutto a poco prezzo, solo per mostrare agli altri di avere tanti dischi. Non è il vero collezionista, ma è una tipologia di maniaco che esiste e contribuisce comunque a diffondere la passione per il vinile.


I Goblin, un gruppo di rock progressivo anni '70 hanno avuto una grande fama in Italia per aver scritto le musiche per alcuni film di Dario Argento e per altri registi amanti del genere Horror.

Le ristampe
Ultimamente molti dischi vengono ristampati, sia perché gli originali sono rari, come ad esempio i primissimi 45 giri di Franco Battiato su etichetta Jolly che possono valere anche 500 euro, sia perché qualcuno vuole ancora ascoltarli. La ristampa può costare 15 o 20 euro; di recente sono stati ripubblicati anche i Goblin con Profondo Rosso e altre colonne sonore, non si tratta di dischi rari, però evidentemente vedere dei dischi nuovi fiammanti sugli scaffali spinge qualcuno a comprarli e magari a collezionarli, perché non a tutti piace l'usato. Anche se ormai praticamente tutto è stato stampato anche in CD. Capita che la maggior parte della gente ascolti la musica in CD e poi collezioni il Vinile. Molti che temono di danneggiare il disco, lo ascoltano una volta riversandolo su CD e poi ascoltano la copia digitale con i difetti dell'analogico. Effettivamente questo mondo del collezionismo è molto particolare...

Come suona il vinile
Molti sono giustamente convinti che l'analogico suoni diversamente dal digitale, ma c'è anche chi dice che in realtà non sia così e tutto dipende da come  viene regolato l'impianto stereo e da che tipo di impianto di riproduzione sonora viene utilizzato. Vero, moltissimo però dipende anche dal tipo di registrazione che è stata fatta e dal fatto che in certi casi, quando si voleva procedere un po' troppo speditamente nelle varie lavorazioni, non si riusciva ad estrarre un suono sufficientemente valido per i CD da un master analogico. C'è anche da dire che i vecchi LP erano fatti molto bene, avevano un peso di almeno 180 grammi ed uno spessore superiore alle ristampe prodotte ai nostri giorni, cosa che permetteva di effettuare un'incisione più profonda nel vinile e di avere una dinamica superiore. Ciò significa che avendo la possibilità di trovare un LP vintage in ottime condizioni, è preferibile ascoltare questo tipo di disco rispetto ad un vinile più "fresco" di produzione relativamente economica.
Bisogna poi ricordarsi che la registrazione digitale introduce una compressione innaturale nella riproduzione del suono e forse per questo il vinile, nonostante una dinamica inferiore al digitale, sembra che suoni meglio. 
Il dischetto d'argento ha una dinamica teorica registrabile intorno ai 90 dB, mentre il disco in vinile, nei solchi esterni, quelli più favorevoli (questo è anche il motivo per cui le migliori canzoni vengono inserite all'inizio del disco), ha una dinamica intorno ai 65 dB. I produttori moderni tuttavia non riescono a trasferire tutte le informazioni sul vinile, soprattutto partendo da un master dell'epoca, strutturato e confezionato per un disco di vinile con tutti i suoi limiti. 
All'epoca d'oro di questa pratica, quando il sistema raggiunse lo stato dell'arte, il trasferimento del segnale audio avveniva in modo più soddisfacente. Basta fare un confronto nell'ascolto di un disco vintage ed un disco moderno per rendersene conto. L'industria discografica, con l'avvento del CD ha migliorato molto il supporto, meno la distorsione, il rumore e gli altri difetti; la scarsa capacità della componente umana, che si è perduta a causa della facilità di gestire i mezzi moderni, ha spesso prodotto musica incisa dal timbro duro ed innaturale, frequentemente metallico.
Naturalmente, i moderni impianti di riproduzione a 24 bit offrono un campionamento sufficientemente ampio, in grado di riprodurre quasi per intero la curva dell'onda sonora, o comunque in grado di soddisfare più che ampiamente anche i palati più raffinati. In molti casi è più importante la condizione psicoacustica con cui si ascolta un brano in modo soggettivo che tutti i vari passaggi del sistema produttivo e riproduttivo. Ognuno di noi ha il suo modo di sentire, le sue abitudini, gusti e sentimenti propri che possono metterci in condizione di gradire maggiormente un tipo di sonorità che magari ricorda un ambiente familiare rispetto ad un altra onda sonora che ci arriva in modo insolito.
Insomma, ogni caso va valutato attentamente e sì, ci possono essere dischi vinilici di qualità superiore a CD "fatti male", ma normalmente il suono digitale dovrebbe essere molto più pulito del suono analogico. Anche qui però, bisogna ricordarsi che il genere musicale che si ascolta ha la sua dannata importanza. Nella musica rock, per esempio, si ricercano effetti e sonorità di chitarre distorte che vanno completamente contro l'idea del suono pulito, eppure piacciono... Al contrario, nella musica classica il suono deve essere cristallino ed il grande numero di strumenti presenti nell'orchestra permettono d'apprezzare maggiormente le dinamiche sonore, oppure i crescendo e rende importante riuscire a distinguere da che strumento arriva un determinato suono.
Dall'introduzione del CD, gli audiofili hanno passato circa una decina d'anni ad accapigliarsi discutendo se fosse migliore il suono digitale o quello analogico portando a sostegno delle loro teorie misurazioni strumentali e prove d'ascolto. Col tempo la bagarre s'è calmata, molti hanno finalmente capito che non esiste una risposta definitiva. Esistono dischi di vinile migliori dei corrispettivi CD e vice versa ci sono CD di qualità superiore all'edizione stampata su vinile. Come abbiamo velocemente visto, le variabili sono tante, ma il fattore che incide maggiormente è il gusto personale dell'ascoltatore ed il suo modo di percepire i suoni. Non esiste un impianto stereofonico definitivo, o assoluto, che possa farci apprezzare al meglio qualsiasi genere musicale, ma esistono combinazioni più adatte della catena per la riproduzione musicale che meglio si adattano ad un genere o ad un altro. 
Un consiglio? Se proprio avete denaro in gran quantità, meglio investirlo in un impianto stereo con un giradischi professionale vintage che può essere modificato a piacere e personalizzato con elementi che possono effettivamente migliorare il risultato finale, anzi che scegliere un lettore CD super costoso che più di tanto non riesce a migliorare il suono già molto buono delle macchine di ultima generazione.


Cornice per dischi. Enzo Jannacci Discogreve. Collezionismo discografico. Vinile.
Ai collezionisti interesserà sicuramente questa cornice artigianale di legno nella quale è possibile inserire l'LP preferito per tenerlo sempre in vista sui muri di casa. Nel momento in cui si desidera ascoltare la musica basta aprire la parte frontale dell'espositore, sfilare il disco e caricarlo nel proprio giradischi per suonarlo, oppure mostrarlo agli amici.

Leggenda metropolitana sui costi di produzione
C'è chi dice che costi meno stampare un vinile che un CD; altri pensano che i costi siano pressoché uguali. La ristampa dovrebbe comunque costare meno, ma c'è poi chi la compra? E per la copertina è vero che quella grande costa di più?

Il 78 giri
E' con questo formato che viene introdotto il vinile come materiale per la produzione di dischi fonografici: erano gli anni '50 del secolo scorso. Nato nel finire del 1800 il disco venne realizzato in vari materiali, il più diffuso fu la gommalacca, che però era molto fragile, pesante e più costosa. Il 78 giri (Single Play) aveva un solco a spirale molto più largo del microsolco (era circa 4 volte più ampio); la lettura meccanica di questa incisione avveniva attraverso una specie di punta metallica a forma di chiodo che sollecitando una membrana la trasformava in un microfono, o meglio la faceva funzionare come uno stetoscopio vibrante che veniva amplificato con un altoparlante a tromba. La costruzione di questo sistema sonoro era piuttosto semplice, ma funzionava. La registrazione era di durata piuttosto breve perché il disco di circa 10 pollici (24,5 cm) di diametro veniva letto piuttosto in fretta (circa 3 minuti) alla velocità (indicativa perché in realtà era abbastanza variabile) di 78 rivoluzioni al minuto. La qualità della riproduzione sonora era accettabile proprio grazie alla velocità di rotazione del disco, ma naturalmente era monofonica. Il 78 giri ha avuto una vita di circa 70 anni, dal 1890 agli inizi degli anni 1960. Questo formato oggi ha soprattutto il valore di un documento in quanto su questi dischi si possono trovare le registrazioni storiche dei grandi direttori d'orchestra o dei grandi cantanti italiani che portavano il melodramma nei teatri di tutto il mondo.

Il 33 giri
L'introduzione del pvc come supporto dei dischi sonori consentì d'effettuare incisioni di maggior qualità rispetto alla gommalacca, pertanto vennero riviste le dimensioni del solco che restringendosi venne rinominato microsolco (si ridusse anche la profondità), e di ridurre la velocità di rotazione, con il vantaggio di poter inserire tempi di registrazione più lunghi sui dischi. Il 33 giri (da 10-12 inch) arrivò nel 1948 e fu denominato LP oppure "album" (I primi LP avevano stampato sull'etichetta MG che significava Micro Groove, microsolco. La lunghezza totale di questo solco è intorno ai 460 metri.). Il pvc era anche molto più flessibile rispetto alla gommalacca e quindi era meno fragile (In Unione Sovietica negli anni 1970 venivano incisi dischi clandestini con la musica delle band occidentali, Beatles in primis, su radiografie ritagliate in forma circolare che potevano essere tenuti arrotolati all'interno delle maniche dei cappotti, prima di essere "spacciati" per strada. Vedi: "Come i Beatles fecero tremare il Cremlino"). Un LP può durare 60 minuti, ma generalmente ha una durata di 40'. 

Il 45 giri
Il 45 giri arrivò circa un anno dopo il 33 giri, nel 1949, aveva un foro centrale più grande e poteva contenere fino a circa 5 minuti di musica per lato. Era il mezzo ideale per diffondere la musica attraverso i juke box. Prima, i juke box che caricavano i dischi a 78 giri potevano caricare soltanto dalle 24 alle 40 canzoni, mentre in seguito, con i 45 giri, si riuscirono ad offrire dalle 100 alle 200 canzoni  in una sola macchina a monete.
Quasi tutte le band ed i cantanti hanno esordito con i dischi a 45 giri; sono molto rari i casi di chi ha esordito con il 33 giri a lunga durata (LP); molti pensano che è nel 7 pollici che si concentra il potenziale primigenio dell'artista.
A differenza dei LP che ultimamente stanno vivendo un momento di revival, i 45 giri da 7 pollici non sono più stati stampati dalla fine degli anni 1990.

Extended Play / Disco Mix
L'EP è solitamente un disco professionale di ottima qualità utilizzato dalle radio, gira a 45 rivoluzioni al minuto ed è stato stampato nelle dimensioni di 7 - 10 e 12 pollici, generalmente contiene 2 brani per lato. C'è un mercato collezionistico anche per gli EP; mentre il Disco Mix era un disco usa e getta perché veniva usato in discoteca per qualche mese, poi passava di moda e diventava difficile da riproporre. Ci sono Mix da pochi euro all'interno dei quali ci possono però essere dei brani che hanno fatto la storia degli anni '80 ed in quel caso il loro valore cresce sensibilmente. La qualità era molto buona per via della maggior velocità di rotazione del disco, ma ovviamente molto dipendeva dalla qualità della stampa e del master. Gli EP che giravano a 33 giri venivano denominati Q Disc.

I formati del futuro
Attualmente ci sono tecnologie migliori del vinile, del CD e del Laser Turntable a lettura laser, ma come faremo un domani a collezionare la "musica liquida"?


Espositore artigianale per LP Pastrengouno
La geniale cornice apribile per LP la trovate nel laboratorio di Innocente, in via Pastrengo, 1 all'Isola.

I generi musicali più richiesti
Anche la musica è soggetta alle mode in determinati momenti storici, ma gli artisti migliori sono sempre richiesti. Ci sono collezionisti appassionati del beat che suonano in gruppi rock stile anni '60, altri che cercano tutti i dischi dei cantautori oppure collezionano colonne sonore che di per sé contengono un po' tutti i generi, dallo shake, al lento, allo strumentale. La Febbre del Sabato Sera è un disco molto apprezzato e completamente ballabile, ma è un disco relativamente recente, del 1977.
Nelle case private ormai si trova ben poco, i dischi più interessanti sono in qualche negozio che chiude che ha ancora qualcosa in magazzino oppure in casa di qualche giornalista perché una volta ai giornalisti venivano regalati molti dischi per promozione e per scrivere le recensioni. Questi sono i luoghi dove chi tratta dischi riesce a fare i suoi colpi migliori, perché i dischi che si possono trovare nei mercatini delle pulci sono generalmente in condizioni pessime. Recentemente anche Radio France ha messo in vendita all'asta 8000 dischi dai suoi sterminati archivi, ma non si sa bene in che condizioni, perché a detta di chi ha già provato a ritirare dei lotti dalle radio, i dischi che vengono utilizzati per le trasmissioni sono spesso usurati, segnati, scritti e numerati.

Il rock progressivo italiano
Il primo gruppo di progressive rock italiano è nato in provincia di Varese da alcuni ragazzi che frequentavano la Scuola Europea in quanto i loro genitori lavoravano all'Euratom di Ispra: i dischi degli Analogy raggiungono quotazione che vanno dai 3000 ai 5000 euro. Anche i Jet, come gli Analogy, pur non avendo avuto molto successo perché all'epoca il pubblico non aveva ancora il gusto per il rock progressivo, oggi sono gruppi molto apprezzati e di conseguenza sono stati ristampati i loro dischi anche in paesi molto lontani, come il Giappone. I giapponesi, già 25 anni fa venivano in Italia, compravano dischi di rock progressivo italiano, li portavano in Giappone dove, abusivamente, ristampavano questo genere musicale vendendo questi dischi anche in Italia. I giapponesi erano capaci di rimasterizzare un disco che presentava difetti o imperfezioni, migliorandolo in ogni parte.


Italo e Federico Maria Gnocchi, quando la passione per la musica si trasmette da padre in figlio

Il Punk
Mi rivolgo ad un altro collezionista più giovane, si tratta di Federico Gnocchi, figlio di Italo, che mi dice di non essere interessato alle ristampe serigrafate, ma di acquistare soltanto i formati originali pubblicati tra il 1977 ed il 1979 (periodo d'oro della "Summer of Hate" che ha contagiato anche Finlandia e Jugoslavia) in cui compaiono i brani delle band minori europee. Inoltre, Federico è un grande estimatore anche dei 45 giri. Qualche esempio: gli svedesi del P.F. Commando, i Rude Kids, i finlandesi Kolla Kestää, gli jugoslavi Paraf, Pekinška Patka, mi cita anche La came aux damélias, una band francese a me totalmente sconosciuto che ha registrato un solo singolo che era una vera bomba: Chopper. 
Tutti questi gruppi, quando andava bene, pubblicavano un migliaio di dischi al massimo che poi distribuivano principalmente tramite qualche lista di negozio privata (mail order, se possiamo dire così), oppure durante i concerti, se ne facevano... Oggi, in Italia, trovare dischi di questi gruppi secondari del Punk è quasi impossibile. Negli ultimi anni, grazie al web, al passaparola ed alle fiere, qualche informazione in più si riesce a reperire, ma non molto. Negli anni '80 invece, la scena dell'Hardcore italiano riesce a produrre dischi molto significativi a livello internazionale, come i piemontesi Indigesti, i Negazione o i Crash Box e i Wretched di Milano e tanti altri. Si tratta di band tutte autoprodotte che oggi sono diventate, giustamente, band di culto. I dischi degli anni '70 possono raggiungere quotazioni superiori ai 1000 euro, proprio perché ai nostri giorni vengono ricercati da moltissime persone, ma i quantitativi esistenti sono molto esigui.

I negozi storici di Milano

Zabrinskie Point, Mariposa, Buscemi, Il Discomane, Transex, Psycho, Metropolis, quanti di questi luoghi di aggregazione per gli appassionati oggi sono ancora in attività?  Chissà, forse in futuro mi dedicherò anche a questa ricerca. TG

Tony Graffio intervista il collezionista Marco Pacci


Marco Pacci (Il collezionista archeologo) con uno dei suoi dischi preferiti

Tony Graffio: Ciao Marco, raccontami qualcosa di te.

Marco Pacci: Sono un collezionista, fin da quando ero ragazzo, prima mi sono occupato di rock progressivo perché quella era la musica della nostra generazione, poi sono passato al jazz, poi mi sono occupato un po' di tutti i generi musicali. Infine, ho affinato lo spirito e la mentalità collezionistica ed ho deciso d'occuparmi prevalentemente di jazz europeo perché è una parte della musica che amo che sento che appartiene al mio modo di essere ed alla mia cultura.

TG: Vieni da Firenze?

MP: Sì, da Firenze.

TG: La tua è un'attività o una passione?

MP: E' una passione, la musica ha sempre accompagnato la mia vita. Adesso che sono quasi arrivato alla sessantina sento la necessità di divulgare il bagaglio d'esperienze che ho fatto e diffondere la cultura musicale. Conduco una trasmissione musicale intitolata: “Il collezionista” su un'emittente radiofonica locale che si chiama Contro Radio. Metto in onda brani jazz, funky e di musica latina che sono delle perle rare di generi che fanno parte di tanti anni della mia attività di ricerca. Oltre a questo aspetto divulgativo, vivo i momenti della fiera, non solo per vendere qualche doppione, ma anche per conoscere persone e frequentare un mondo di appassionati con cui scambio idee e opinioni. In questo modo riesco anche a consigliare e suggerire qualcosa ai più giovani, perché le nostre idee, se non vengono trasmesse a qualcuno, poi se ne vanno insieme a noi. Dopo anni di collezionismo “underground” rinchiuso nelle mie stanze, ho deciso di uscire allo scoperto e farmi conoscere.

TG: Questa passione e queste conoscenze si riescono a trasmettere?

MP: Ci provo. Diciamo che un grosso stimolo mi è arrivato da Jazz Perspective, una rivista giapponese che viene pubblicata due volte all'anno. Mi hanno chiesto d'intervistarmi perché loro sentono grossi collezionisti a livello mondiale ed hanno capito che io sono in possesso di pezzi molto importanti. Sono rimasto colpito da questa opportunità che mi ha fatto conoscere anche in estremo Oriente. Da lì poi sono partiti altri contatti con tutta una serie di persone che hanno iniziato a scrivermi per i motivi più diversi. C'è chi vuole vendermi dischi, chi li vuole comprare o chi semplicemente mi vuole conoscere. Molti appassionati li ho conosciuti anche grazie a internet.

TG: Il mondo di internet è misterioso ed ha mille sfaccettature, magari uno pensa di non essere tanto conosciuto, invece poi scopre che milioni di persone nel mondo leggono quello che scrive e lo seguono in quello che propone...

MP: Esatto, questa è un po' una sorpresa perché le persone non si manifestano subito, ma una volta che capiscono chi sei hanno un'immagine della tua persona e un'idea della tua esperienza; poi inizia ad arrivare qualcuno che ti dice: mi hanno detto che tu hai, o conosci, o che tu... E' un po' un tam tam che ti dà la possibilità d'essere rintracciato e contattato per qualsiasi cosa, se tu hai voglia d'esporti. Naturalmente devi frequentare anche la gente, essere presente alle convention e alle fiere, se tu stai barricato in casa e non esci mai è difficile creare nuovi rapporti.

Marco Pacci nel suo stand di Novegro prende il suo disco preferito da una parete per mostrarmelo meglio

TG: A quanti pezzi ammonta la tua collezione?

MP: Grosso modo, posseggo circa 15000 Long Playng, ho eliminato tutte le ristampe, ho i dischi americani originali, ho quasi tutto il jazz italiano ed una discreta fetta di jazz europeo. Poi, ho 19700 dischi a 78 giri che ho raccolto dal 1989 ad oggi attraverso una ricerca parallela che ho fatto per indagare nel jazz europeo anteguerra. Molto di questo materiale a 78 giri non è poi stato pubblicato come LP; inoltre ho anche dischi di jazz italiano che molti ignorano che esista. Anch'io da ragazzo credevo che il jazz fosse nato con Basso e Valdambrini, in realtà in Italia s'è suonato jazz in diverso stile fino dalla metà degli anni '20 e dagli inizi degli anni '30. E' lì che mi sono appassionato di questa ricerca “archeologica”, perché io fondamentalmente nasco come archeologo. Avendo fatto studi d'archeologia, ho portato i miei metodi di ricerca scientifica in campo musicale.

TG: Che cos'è questo "It's Morrissey Man!" dei Morrissey Quartet?

MP: E' uno dei miei dischi preferiti, è un disco di jazz modale della seconda metà degli anni '60, è una stampa inglese di un'etichetta storica (Fontana). E' un disco molto ricercato che a me piace molto. Quando lo trovo lo compro e lo ripropongo senza indugio a qualche intenditore. Questo poi ha una bellissima copertina ed è tenuto molto bene, vale proprio la pena di comprarlo.

TG: Di che anno è?

MP: Credo sia del 1965.

TG: Quanto vale?

MP: Io lo vendo a 220 euro.

TG: I 78 giri allora avranno un grosso valore...

MP: Dipende, non tutti. Per quello che riguarda il jazz italiano uscito alla fine degli anni '40 ed all'inizio anni '50 ci sono molti dischi che non sono stati ristampati in LP, quelli sì hanno un bel valore. Costituiscono la parte storica della mia collezione in Vinile e non basta avere i soldi per poterla acquistare perché quelli sono dischi molto difficili da reperire. Io sono conosciuto per essere sempre interessato a queste cose pertanto, ogni tanto, qualcuno mi chiama e mi propone un disco introvabile.

TG: Quei dischi non li vendi?

MP: No. Fortunatamente, ho qualche doppione che destino a qualche amico che ho indirizzato un po' sulla via di questo collezionismo storico. Anche se da questo punto di vista dovrei parlare più di discepoli che di amici.

TG: Non capisco, negli anni '30 il fascismo lasciava ugualmente stampare la musica jazz?

MP: Guarda è una cosa molto strana: mai come all'epoca del fascismo in Italia e del nazismo in Germania si è suonato così tanto jazz. Il problema era quello di non identificarlo come jazz, se il disco era il "St. Louis Blues" era necessario farlo passare come: “Le tristezze di San Luigi”, perché ovviamente non si poteva scrivere in inglese. Oppure, "Honeysuckle Rose" veniva contrabbandato come “Pepe sulle rose”, perché doveva essere un brano di artisti autarchici italiani, non un brano di un artista di origini ebraiche o anglosassoni. Il Ministero della Cultura stabiliva che non si potevano programmare certi brani, ma bastava scrivere sulle etichette dei nomi di autori italiani con titoli italiani per non avere problemi. Questo era il trucco per aggirare l'ostacolo.

TG: Ma nessuno ascoltava il disco? Come facevano a non accorgersi di che musica si trattasse?

MP: Sì, lo ascoltavano eccome, ma soltanto negli attici e nelle cantine. Il concerto andava contrabbandato come musica da ballo, non potevi improvvisare “Hot jazz” alla Louis Armstrong, ma se ti mantenevi su livelli, diciamo decorosi, se riuscivi ad eludere la sorveglianza della milizia per la sicurezza nazionale riuscivi a suonare del buon jazz. In quegli anni sono nati molti buoni musicisti; i maestri del ritmo suonavano mentre gli americani bombardavano Torino e Milano. Incidevano anche delle bellissime session di jazz che ancora oggi sono dei capisaldi dello swing italiano. Molta musica arrivava dagli Stati Uniti grazie ai transatlantici ed ai musicisti che suonavano sulle navi. Artisti italiani sono stati in America ed al loro ritorno hanno portato a casa arrangiamenti e scritture sulle quali impostare i propri brani. Per me, uno dei più grandi artisti di quell'epoca rimane Gorni Kramer che noi conosciamo come musicista di rivista degli anni '50, ma Gorni Kramer è stato un precursore della fisarmonica e dei quintetti swing. I suoi 78 giri incisi da Fonit (che poi si unirà con la Cetra ndTG) sfidano il tempo come modernità e sono di livello europeo perché in Europa si suonava un ottimo swing.

TG: So che esiste anche un premio intitolato a Gorni Kramer, nel 2014 è stato assegnato ad un grandissimo musicista italiano del jazz internazionale che ho avuto la fortuna di conoscere anni fa: Renato Sellani. Tu l'hai conosciuto?

MP: Non personalmente, ma ho i suoi dischi. Ha alternato la sua carriera tra l'Europa e l'America suonando jazz e musica Pop. Sellani ha fatto parte del quintetto di Basso e Valdambrini, ha accompagnato i più grandi cantanti italiani come Luigi Tenco, Lucio Battisti e Gino Paoli ed anche in America è stato riconosciuto come un grande musicista. E' l'unico italiano che ha suonato con Sarah Vaughan; Dizzy Gillespie; Lee Konitz; Phil Woods; Tony Scott; Gerry Mulligan; Bill Coleman; Stephan Grappelli, Chet Baker e tanti altri.

TG: Torniamo in Europa: Berlino era una realtà molto interessante per il jazz degli anni '20 e '30?

MP: Berlino era una realtà incredibile, nonostante quello che accadeva a livello politico; ci sono dei dischi che sono stati censurati dal nazismo, ma a Berlino si suonava al Patria Bar: molti italiani, come Tullio Mobiglia e Mario Balbo hanno suonato in Germania in quegli anni, perché a Berlino c'era una vita notturna che da noi non c'era.

TG: Chi ha scritto qualcosa su questi argomenti e dove si possono trovare informazioni sul jazz in Europa nella prima metà dl secolo scorso?

MP: Adriano Mazzoletti è un giornalista che ha conosciuto molti musicisti ed ha pubblicato un libro con Laterza nel 1983 intitolato “Jazz in Italia: dalle origini al dopoguerra” che raccontava la storia dei pionieri del jazz italiano. In seguito, questa edizione è stata rivista e mi è stato chiesto di collaborare perché io ho avuto la possibilità di ritrovare le matrici e le date d'incisione di quel materiale discografico che ho reperito a Londra presso l'archivio della EMI che si trovava presso la British Library. Alla EMI c'erano tutti i borderò della sala d'incisione microfilmati che prima stavano a Ace, sede inglese de: La Voce del Padrone. Ad Ace arrivavano dalle case discografiche locali tutti i borderò originali che a volte riportavano le date d'incisioni ed i nomi dei musicisti impiegati ed altre informazioni che in Italia sono state cancellate dai bombardamenti e dall'incuria. Il nemico del regime fascista di quegli anni conservando questi dati ha consentito di ricostruire importanti dati del nostro passato.


Christopher Lee è Dracula nei film horror della Hammer

TG: Vedo che hai anche molte colonne sonore di film di genere, sono anche quelle di un certo interesse per te?

MP: Io ho tenuto in collezione tutte le colonne sonore con un background jazzistico. I dischi dei film di Bava non hanno questo sapore, però ad esse, come a quel tipo di cinematografia, riconosco una sua particolare originalità.


Le monde sans soleil - Musique de Serge Baudo - 50 euro

TG: E le colonne sonore dei film horror, sono richieste?

MP: Sì, me le chiedono, l'horror italiano è un genere che va bene, anche se in questo momento non ho tanti dischi dei film di Lucio Fulci della fine degli anni '70.


Giovanni Fusco musicista
Milano Nera di Giovanni Fusco viene venduto a 140 euro

TG: A quanto pare anche Giovanni Fusco e la sua Milano Nera ha un discreto valore...

MP: Si tratta di un disco che è stato inciso da la Cam che è una casa discografica che ha fatto da asse portante per la discografia della cinematografia italiana degli anni '60 e '70. Tutti i più grandi compositori hanno inciso per la Cam: da Piccioni a Trovajoli a Umiliani. Io tengo quelle pubblicazioni, anche se hanno già avuto un grande momento collezionistico tra la seconda metà degli anni '90 a dopo il 2005/2006. Ora che molti collezionisti dispongono di questo materiale l'interesse per questo genere s'è un po' calmato, ma è anche vero che la musica rimane musica e la si può ascoltare ugualmente con soddisfazione perché è stata fatta bene.

TG: Lo stato di conservazione quanto incide sul prezzo finale?

MP: Molto. Per il mio modo di lavorare, molto. Purtroppo, per altri non è così, però se un disco non è tenuto bene e non è Mint, per me è inutile e lo svaluto fino a metà del suo prezzo intero. Ritengo che sia giusto così, perché se puoi chiedere un prezzo congruo per un disco in perfette condizioni, non puoi fare lo stesso per un disco sul quale compaiono segni, graffi o che non si sente bene o ha la copertina rovinata. C'è una serie di gradazioni di conservazione codificate che sono utili per avere una valutazione attendibile.


Disco nuovo e  sigillato del 1981
Nel 1981 David Bowie ha composto la colonna sonora di un film di grande successo: Christiane F. Noi, i ragazzi dello Zoo di Berlino. Questo mitico 45 giri ancora sigillato è stato messo in vendita a 35 euro.

TG: Questo disco di David Bowie è addirittura sigillato.

MP: Infatti, una conservazione migliore di questa non si può avere.

TG: Però non è nemmeno tanto caro...

MP: No, perché ha avuto una grande circolazione e poi, io non mi sento di speculare quando i musicisti ci lasciano, anche se vedo che c'è un po' una tendenza generale ad alzare i prezzi in questi casi, ma onestamente se il disco non era raro prima non è raro neanche dopo la morte dell'autore. Se è sigillato può valere 10 euro di più, ma insomma, il prezzo è quello.


Qualche prima edizione a 45 giri, come quelle di Lucio Dalla e di Fabrizio De André e qualche ristampa, come quella dell'LP di Michel Polnareff, un personaggio un po' eccentrico che esattamente 50 anni fa ebbe un buon successo con: "Una bambolina che fa no, no, no".

TG: Molti appassionati alle prime armi si lasciano attirare dalle ristampe credendo d'aver davanti un disco molto più vecchio: come possiamo distinguere le ristampe da una prima edizione?

MP: Ci sono molti fattori che ci fanno riconoscere una ristampa. Le ristampe moderne sono molto facili da individuare perché riportano in copertina il codice a barre. Se tu mi chiedi come distinguere le prime dalle seconde edizioni, posso dirti che molto spesso ci possono essere dei fattori meccanici di stampa del disco. Fino alla fine degli anni '60 il disco veniva stampato in una certa maniera, con un leggero solco all'interno dell'etichetta che oggi i collezionisti chiamano “Deep groove” (solco profondo). Spesso le edizioni successive, poiché sono cambiati i macchinari, vengono stampate in modo diverso. Anche i diritti musicali possono cambiare, in Italia prima del 1967 erano marchiati Sedrim, mentre dopo quell'anno ha iniziato a comparire la Siae per la riscossione dei diritti. La copertina può essere apribile nell'originale e a busta nella ristampa, l'indirizzo di produzione della casa discografica può essere diverso a causa di un trasloco, normalmente i collezionisti sono a conoscenza di tutti questi fattori e difficilmente vengono tratti in inganno da un disco. Il Jazz ha comunque le sue regole, il Blues ne ha altre ed il Rock altre ancora.


In questo disco della Contemporary Records di Phineas Newborn Jr. sono  visibili sia la "deep groove" che il numero di riferimento impresso dalla casa discografica

TG: Hanno mai provato a piazzarti un disco per un altro?

MP: Sì, ma non ci sono riusciti... Il rischio oggi risiede nell'acquisto di un bene online che poi viene inviato per posta. Se non hai l'esperienza necessaria a capire cosa ti stanno vendendo e non vedi bene le immagini di quello che ti vogliono piazzare c'è il rischio di sbagliare a riconoscere un'edizione e non solo quello. Anche le condizioni di conservazione possono essere confuse, ci sono venditori che conosci e sono attendibili, mentre altri millantano cose non vere.


Miles Davis - Ascensore per il patibolo - 60 euro

TG: E le matrici come si riconoscono?

MP: Ogni etichetta ha il suo modo di segnare le matrici, la Contemporary Records, una casa californiana, per esempio, ha prodotto jazz tra gli anni '50 e '60 e marcava le stampe con una D ed un numero. D1 è la prima stampa; D2 e D3 sono stampe successive. Ognuno aveva i suoi macchinari ed il suo modo di pressare i dischi e di etichettarli. Per esempio, se tu hai una matrice A1 B1 di “In the court of the Crimson King” dei King Crimson hai un tesoro, se invece hai un A4 - B5 hai un disco da 30-40 euro, perché si tratta della quarta o quinta stampa. Un collezioniste queste cose deve saperle, altrimenti rischia di pagare fischi per fiaschi. Hai capito?


Il capannone a Novegro dove si tiene Expo Vinile

Il testo integrale delle registrazioni delle interviste effettuate da TG potete trovarlo su Radio Freedom

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