martedì 7 marzo 2017

Una web radio libera come la passione: Radio Atlanta

Dopo aver affrontato vari discorsi tecnici sulla produzione audiovisiva e televisiva, ho voluto andare a vedere che cosa succede anche nelle radio private. Il 24 febbraio scorso, sono stato in visita a Radio Atlanta Milano, perché tempo fa, quando mi ero informato sulle realtà di questo settore avevo preso contatti con Mauro Magni Tosi che ritengo essere un esempio probante e attendibile di questo mondo. Inoltre, Radio Atlanta Milano attualmente dispone della collezione più ricca di dischi vinilici in città. Mi ha accompagnato in questa avventurosa chiacchierata rievocativa dei bei tempi andati Roberto Pedretti di MetropolisDue, uno dei negozi storici milanesi di dischi in vinile e cd. Anche lui ha lavorato nelle prime radio libere e così abbiamo affrontato vari discorsi con Mauro Magni Tosi che ci ha raccontato come la sua passione per le trasmissioni radiofoniche si sia adeguata ai tempi attuali e come la sua occupazione pionieristica, poi commerciale, sia diventata, una ventina d'anni dopo la cessione delle sue radiofrequenze, un'attività culturale non a scopo di lucro, irta di difficoltà, ostacoli e questioni burocratiche da risolvere, ma anche ricca di momenti indimenticabili.
Roberto ed io, entrando nella sontuosa cantina attrezzata in zona Sempione, a Milano, non possiamo non restare incantati dalle volte a botte del soffitto, dai corridoi di scaffali carichi di LP e da un'atmosfera speciale che ci riporta diritti agli anni '80, perché in questo luogo quasi nulla è cambiato da allora, se si esclude la presenza di qualche computer per la messa in onda di quella che probabilmente è diventata una delle migliori web radio italiana dal punto di vista qualitativo del segnale, della cura del prodotto e dei contenuti.

Mauro Magni Tosi nella regia di trasmissione di Radio Atlanta, a Milano (a pochi passi dalla Rai).
Tony Graffio: Complimenti Mauro, hai veramente costruito l'ambiente ideale per la tua attività radiofonica. E quanti dischi! Ma sai davvero quello che hai a disposizione? Riesci a ricordarti tutto?
Mauro Magni Tosi: Grazie Tony. Gli LP sono tutti catalogati e poi li riversiamo tutti in mp3 in modo da toccarli abbastanza poco, ci tengo ai miei dischi.
Roberto Pedretti: Si vede che sono tenuti bene, sono tutti nelle loro bustine protettive, è una cosa rara per una radio, dove di solito i dischi venivano un po' maltrattati. Molti D.J. ragionavano un po' in questo modo: “Visto che non sono miei faccio quello che voglio con i dischi... Mentre i miei quando li porto in trasmissione li tratto bene.”.
MMT: Abbiamo anche noi una parte di dischi che non sono tenuti bene, si tratta dei primi 45 giri, dischi che abbiamo sfruttato molto perché agli inizi degli anni '70 in radio i 33 non erano molto diffusi, considerando che all'epoca giravano pochi soldi.
TG: Allora non è vero che le case discografiche regalavano i dischi alle radio private per incentivare i passaggi dei loro protetti?
MMT: Qualcosa ci regalavano, ma non era un'abitudine così estesa. Capitava se avevi qualche conoscenza presso i discografici. Diciamo che le radio private hanno sicuramente contribuito alla fortuna delle case discografiche perché a quei tempi non c'erano ancora delle grosse vendite. L'abitudine di comprare i dischi ha iniziato a diffondersi dopo l'avvento delle radio private. Le case discografiche si sono poi dimenticate di noi, mentre siamo tartassati da SIAE, SCF e altri enti che di certo non favoriscono l'attività di chi, come noi opera senza fini di lucro e comunque ha già altri costi. 
RP: Ricordo che quando ho iniziato io (anche Roberto ha avuto le sue esperienze giovanili nelle radio cosiddette libere ndTG.), nei primissimi anni '80, o giù di lì, qualcosa mi mandavano le case discografiche. Non tantissimo, ma qualcosa mi facevano avere.
MMT: Forse, nel periodo tra il 1981 e il 1982, fino al 1985 qualcosa ti mandavano, poi hanno chiuso completamente i rubinetti.
RP: O davano qualcosa solo a chi volevano loro.
MMT: Magari, meno musica italiana. Però c'erano delle etichette che settimanalmente ci invitavano da loro a ritirare i dischi.
RP: Poi, mi ricordo che noi usavamo tantissimo i Revox, soprattutto in notturna.
MMT: Anche noi li abbiamo, seguitemi da questa parte (ci spostiamo in un'altra sezione dello studio ndTG). Qui potete vedere l'A77, un classico di quell'epoca.

Mauro Magni Tosi controlla i file in arrivo per la messa in onda che avrà luogo tra poco.
RP: Esatto, anche noi lo usavamo per fare le bobine da mandare in onda di notte per tenere la frequenza occupata.
MMT: Certo.
TG: Se non tenevate il canale occupato vi portavano via la frequenza?
RP: No, eri obbligato a tenerla occupata.
MMT: Non potevi mettere né portanti, né fischi, né altre cose.
RP: Dovevi trasmettere qualcosa.
MMT: Dovevi trasmettere della musica, noi per farlo avevamo l'Autoreverse che è quel registratore che vedete là dietro (lo indica) che già era qualcosa di lusso, perché all'epoca costava sui 3 milioni di lire.
RP: Allora, forse tu ricordi che c'era un altro apparecchio abbastanza strano, a cassette, con una specie di scivolo...
MMT: Ah, sì...
RP: Uscivano le cassette, poi ne entrava un'altra, si giravano e a volte si bloccavano...
MMT: Si bloccavano, infatti. No, noi non l'abbiamo mai usato.
TG: Mi hanno detto che si usavano anche i videoregistratori VHS dove veniva registrata solo la traccia audio, è vero?
MMT: Quel sistema era usato sul finire degli anni '80, si usava il Timelapse delle videocassette, ma la qualità era quello che era.
TG: Beh, sicuramente, però durava fino a 8 ore ed era molto comodo.
RP: Sì, volendo si poteva usare, però si utilizzavano soprattutto i Revox con le bobine grosse che a bassa velocità duravano 3 ore e 20 minuti.
MMT: Negli anni '80, già dal 1981/82 c'erano le regie della Cepar che comandavano 6 o 7 Revox, non l'A 77 in questo caso, ma il B77. Da un registratore partiva un brano e poi da un'altro registratore veniva fatto partire un altro brano, erano pilotati da un programmino che era stato inserito nei primi personal computer. Avevi in questo modo qualcosa di molto diverso dalla classica bobina pre-registrata che dovevi fare di volta in volta, oppure dovevi avere un parco bobine esagerato, altrimenti gli ascoltatori riconoscevano la sequenza dei brani e sapevano cosa sarebbe andato in onda.
RP: Entrare in un ambiente del genere mi fa davvero ricordare che cos'erano le radio negli anni '80. Perché l'ambiente delle radio era proprio così.
MMT: Sì, anche peggio.
RP: Erano ambienti intrisi di fumo di sigaretta. Era terrificante perché si poteva fumare sempre e ovunque. Non ti dico la puzza dei vestiti...

Sorry Veronica

TG: Mauro, raccontaci come è nata Radio Atlanta per favore.
MMT: La radio non è nata nello spazio dove ci troviamo, ma in un negozio dello stesso stabile. Radio Atlanta è stata la prima radio in vetrina, nel 1979/80. Poi, per problemi di ordine pubblico - troppa gente veniva a trovarci e a guardare dal marciapiede i DJ che trasmettevano - abbiamo dovuto mettere una tenda che ci nascondesse dai ragazzini che facevano ressa davanti alla vetrina.
TG: Hai qualche fotografia che facciano vedere la radio in vetrina?
MMT: Credo di no, c'è qualcosa in rete, ma solo dello studio. Più di recente anche altre radio si sono messe in vetrina in negozio.
RP: E' diventato di moda mettersi in vetrina.
MMT: Esatto, poi lo hanno fatto anche altre radio, ma dopo di noi.
RP: Adesso fanno il canale televisivo con i DJ.
MMT: Chiaramente, questa è un'operazione che ti porta molta visibilità e ascolti, perché quando non c'era internet, c'era il passa parola come metodo per farti conoscere.

Il retro del disco "Sorry Veronica"
TG: La tua radio che frequenze aveva?
MMT: In quell'epoca era facile occupare le frequenze; la nostra prima frequenza ufficiale di Radio Atlanta è stata 95,700; in seguito da Milano e dal Monte Penice abbiamo acceso i 108, cosa che ci ha permesso di coprire col segnale tutto il Nord Italia. I 108 Mhz sono una frequenza che ho sdoganato io, in quanto prima l'ultima stazione radio era Radio Popolare che stava sui 107,600 Mhz, ma già loro avevano dei grossi problemi. Noi abbiamo subito denunce e sequestri dalla Escopost, così abbiamo dovuto ricorrere al TAR per vedere liberalizzate le frequenze fino a 107,950, quasi al limite dei 108.
TG: Radio Atlanta è nata subito con questo nome?
MMT: Nel 1975/76, ho iniziato a collaborare in altre radio, prima ad Europa Radio, poi ne ho girate altre.
TG e RP: Europa Radio era famosa per trasmettere solo Jazz!
MMT: Sì, in seguito, ma non nel periodo in cui la frequentavo. Europa Radio iniziò a trasmettere da una cantina.

Una cantina piena di dischi: questa è Radio Atlanta.
TG: Non era una "cantina di lusso" come questa?
MMT: No, era quello che passava il convento all'epoca. Lì c'era un mixer ricavato in una scatola di biscotti ribaltata. Il tecnico di quella radio che era eccezionale era riuscito a costruire quel mixer con elementi di fortuna perché all'epoca non c'erano mixer o erano troppo al di fuori della nostra portata. Il mixer aveva gli slider ed andava a batteria per evitare eventuali ronzii, quindi ogni tanto bisognava cambiare la batteria. Come monitor usavamo una vecchia radio a valvole. Trasmettevamo da uno spazio non più grande di 8 metri quadrati con due giradischi Lenco. Nel 1975, ero molto giovane e in quella cantina ho iniziato a fare qualcosa nel mondo della radiofonia.
TG: Quanti anni avevi allora?
MMT: Tredici anni. Poi, sono passato a Radio Punto Stereo. A un certo punto c'è stata una scissione e da lì è nata Disco Radio, che non c'entra nulla con la Disco Radio di adesso. Da Disco Radio, insieme al mio amico d'infanzia Thomas Damiani, che adesso lavora a Virgin Radio, è nata l'idea di chiamarla Radio Atlanta, un riferimento e un omaggio alla mitica radio pirata che trasmetteva dal mare del Nord in Onde Medie. Disco Radio così è diventata Radio Atlanta Milano.
TG: E poi, qualche tempo fa, sei stato il primo a usare il vinile sul web.
MMT: Sì, nel 2011 abbiamo iniziato a fare delle prove sul web come Radio Atlanta Onda Vinilica. Poiché sul web nessuno trasmetteva più il vinile - tutti erano passati al digitale - abbiamo pensato di fare trasmissioni saltuarie con i vecchi dischi di vinile. Più avanti abbiamo deciso di proseguire in modo più continuativo con quella scelta di dare all'ascoltatore un suono diverso. Da questo punto di vista siamo stati i primi, anche perché nessuno aveva più il vinile; c'erano dei cultori di questo supporto, ma l'idea di utilizzarlo in trasmissione era vista come qualcosa di scomodo e fuori dalla norma.
TG: Continuate in questo modo ancora adesso?
MMT: Sì, continuiamo così, ma adesso i nuovi dischi in vinile sono diversi da quelli vecchi e voi lo sapete bene.
RP: Sono anche cari.
MMT: Sono cari, durano poco oppure arrivano già in condizioni particolari con un suono che è un po' ibrido.
RP: Molti forse non lo sanno, ma in molti casi i nuovi dischi che ascoltano non sono altro che registrazioni digitali riversate sul vinile. Col risultato di sentire un CD male.

Revox A77
Accanto ad un vecchio Revox A77, tra i dischi da riversare in MP3 spicca un Album di Johnnie Taylor.
MMT: Esatto, infatti se provi ad ascoltare un Johnny Taylor d'annata, senti una differenza abissale. Per quello che possiamo, noi riversiamo tutto in digitale. E' un lavoro pazzesco perché per duplicare in questo modo un LP serve più di un'ora e mezza per registrare, tagliare, titolare e così via, però lo stiamo facendo con buoni risultati. La musica che mandiamo in onda, se non è musica dei nostri giorni, al 90% è tutta musica suonata dal vinile. Abbiamo anche parecchi CD che usiamo se una copia di vinile è tenuta molto male.
TG: Quanti dischi conservi in questo posto?
MMT: Abbiamo oltre 50'000 LP, circa 10'000 45 giri e qualche migliaio di CD, non li ho mai contati. Penso che come radio, a Milano, non ci sia più nessuno ad avere un archivio così ricco.
RP: Vero, molti hanno dato via tutto o disperso il loro patrimonio discografico. Peter Flowers ha venduto tutto.
MMT: Molta roba è finita sui mercatini o è finita distrutta. L'archivio di Radio Deejay in gran parte è andato bruciato nel 1992; so che si è salvato pochissimo perché io stesso ho lavorato per un periodo per Radio Deejay. C'era l'archivio di Radio Milano International, ma con la cessione che è stata fatta a Mondadori nel 2005 non si sa esattamente che fine abbia fatto.
RP: Credo che una parte dell'archivio, in qualche modo, sia sparita non si capisce bene come... Anche Radio Popolare credo abbia dato via tutto...
MMT: Radio Popolare ha venduto tutto, ho trovato io i loro dischi nei mercatini dell'usato, però erano in cattivissime condizioni.
RP: Loro non sono mai stati tanto attenti alla musica.
MMT: No, assolutamente. Non avevano nemmeno pezzi interessanti.
RP: In questa zona, tra l'altro ci sono sempre state tante radio. Ci sei tu, c'era Latte e Miele in via Procaccini, Peter Flowers in via San Galdino...
MMT: Però Radio Peter Flowers non è nata lì.
RP: No, era nata in via Ariosto dove c'era il negozio di scarpe di Pietro Fioravanti, era lui che vendeva i famosi Camperos. Quando chiusero la radio comprai dei dischi.
MMT: Questo mixer l'ho trovato in un mercatino, non sapevano neanche che cosa fosse, così l'ho comprato e l'ho portato qui in radio.

Il mixer originale di Radio Peter Flowers
RP: Questo è un bel pezzo della storia della radiofonia italiana.
MMT: Quando vengono da me i vecchi DJ di Radio Peter Flowers, inclusi Thomas Damiani e Ronnie Jones, non resistono alla tentazione di farsi una foto vicino al mixer col logo di Radio Peter Flowers perché è un bel ricordo di quel periodo della loro vita.
RP: Adesso, secondo me, in pochi DJ saprebbero usarlo. Io ho iniziato a fare il DJ a Radio Lombardia quando si doveva saper svolgere contemporaneamente molte operazioni: usare il mixer, evitare i silenzi, mettere la pubblicità, parlare, mettere i dischi e fare la regia.
MMT: Noi qui facciamo ancora così, non abbiamo un regista. I DJ di oggi non sanno cosa vuol dire questa cosa perché loro hanno un regista.
RP: Anche la nostra prima sede, quasi in fondo in via Gran Sasso, era in una cantina.
MMT: Qui in zona c'era anche Radio Super Star in via Canonica, Radio Luna in una traversa di Corso Sempione che adesso non ricordo.
RP: Se non ricordo male, Radio Luna divenne famosa per le trasmissioni con Ilona Staller!
MMT: Quando Thomas lavorava lì, andavo spesso a trovarlo. Poi, c'era una piccola radio, Radio Milano 1. In via Cenisio c'era anche Radio Cosmo.
RP: Giusto, all'angolo dove ora c'è una banca, conoscevo il proprietario della Radio, Gianluca Costella. 
MMT Latte e Miele qua aveva solo una sede distaccata, ma poi ha venduto al gruppo RTL, l'ha comprata la proprietà che ha aperto Radio Freccia che, tra l'altro, ci ha copiato il glam. Dopo aver lasciato il discorso di "Onda Vinilica 100% vinile" che poi, ovviamente, trasmettendo anche le novità abbiamo dovuto rivedere, tre anni fa ci siamo inventati: "Libera come la passione". Adesso il glam di Radio Zeta è: "Libera come noi". Va beh, lasciamo perdere...
TG: Allora è libera come voi... (Rido) Le radio private sono un po' tutte legate al concetto di radio libera, anche se poi forse adesso, al tempo dei grandi network il concetto non è proprio così...
MMT: Sì certo, va bene lo stesso...
RP: Tony, dovresti chiedere a Mauro, oggi come fa una radio libera a sopravvivere... Perché si parla di sopravvivere ormai. Vero?
MMT: Noi in questo momento, per andare in onda ci auto-tassiamo. Anche perché con i costi di Siae e Scf che incidono per oltre un migliaio di euro all'anno non c'è alternativa.
TG: E chi ha introiti pubblicitari invece?
MMT: Per loro cambia la tariffa dei diritti d'autore che diventano circa 4 volte tanto a cui va comunque aggiunta una percentuale sugli introiti.
TG: Non è facile sopravvivere allora.
MMT: Per una web-radio è impensabile di introitare grosse cifre. Se dovesse venirmi in mente di propormi a un negozio, quanto potrei chiedergli? 30 euro al mese?
TG: Che ascolti fate adesso?
MMT: Siamo sui 300 ascoltatori giornalieri e all'incirca 1000 visite nel sito della radio...
TG: Solo Frammenti di Cultura ne ha più del doppio.
RP: Come fate a misurarli?
MMT: Abbiamo il controllo su tutti i player, quindi su Google Analytics vediamo tutto, dalla città alle zone in cui ci seguono e se ci hanno ascoltato tramite un PC e con quale applicazione. E' un sistema molto preciso. Per essere una web-radio abbiamo degli ascolti abbastanza interessanti. Altre web-radio hanno solo 10-15-30 ascoltatori al giorno. Naturalmente poi ci sono i picchi d'ascolto in occasione di un programma particolare. Se annunciamo un'intervista con qualche personaggio c'è un flusso maggiore di ascolti. Abbiamo avuto punte di 400 contatti per uno speciale dedicato ad Eros Ramazzotti.
RP: Oltre alla musica avete anche delle rubriche, vero?
MMT: Sì, abbiamo rubriche varie, facciamo informazione, aggiornamenti sulla viabilità con "LuceVerde". Se ci ascolti sul web possiamo sembrarti una radio in FM. L'unica differenza è che noi siamo veramente liberi e non abbiamo vincoli con le case discografiche e facciamo ascoltare quello che vogliamo. Il DJ che viene qua ti fa ascoltare quello che gli piace, a differenza di tutti i DJ delle radio dei Network...
TG: La web-radio è il ritorno alla libertà di un tempo?
MMT: Sì, infatti molta gente s'è stancata di ascoltare i soliti Network. Anche se tu cambi canale trovi le stesse musiche dappertutto. Se vuoi sentire qualcosa di diverso e originale, ti rivolgi altrove. Noi, per esempio, diamo moltissimo spazio alle nuove proposte. Gli sconosciuti in questo modo possono anche diventare famosi. I Merce Fresca e i Kutso, per esempio, sono andati al concertone del primo maggio nel 2014, ma prima erano venuti qua da noi. Tanti DJ non se la sentono di sottostare alle regole del mercato e preferiscono lavorare gratis divertendosi in una web-radio piuttosto che prendere ordini e guadagnare comunque pochino. Questa è un po' la tendenza di oggi.
TG: Ed in futuro cosa succederà? 
MMT: Secondo me, le web-radio saranno una spina nel fianco dei Network, sempre che queste radio sapranno proporre argomenti interessanti al pubblico distinguendosi dalle radio commerciali.
TG: Per quello che riguarda la qualità dell'ascolto quale è meglio il web o l'FM?
MMT: Per quello che riguarda il suono, molto dipende dall'emittente, molte sono abbastanza standardizzate, per quello che riguarda me, siccome nasco come tecnico, curo molto l'aspetto audio. Usciamo a 128 Kbitps; potremmo uscire anche a 192 o addirittura a 320, però per non far consumare più banda all'ascoltatore abbiamo deciso di limitarci. Secondo me, comunque, per la stabilità di suono, le webradio sono migliori, poi dipende...
RP: Calcola che buona parte di chi ascolta la webradio lo fa mentre sta già lavorando al computer o mentre fa qualcos'altro, per questo non ha bisogno di una qualità elevatissima.
MMT: C'è anche gente che ci segue attraverso la TV, oppure collegando il telefonino all'impianto stereo tramite un mini jack, ci capita di tutto.
RP: Non c'è un minimo di contraddizione tra il volere un suono analogico e poi fruire di uno strumento di comunicazione digitale?
MMT: In realtà, i cultori del suono collegano poi il computer ad un impianto stereo di qualità, anche se la maggior parte dell'ascolto passa da computer e telefoni cellulari. La qualità riesci a sentirla ugualmente. 
TG: Non so se ho capito bene, ma voi appartenete anche ad un bouquet offerto da qualche piattaforma televisiva italiana?
MMT: No, non in quel senso. Puoi collegare il nostro segnale alle televisioni predisposte. Se un giorno dovessimo decidere di fare il passo per diventare una radio commerciale ci potrebbe interessare entrare in qualche offerta di quel tipo, ma attualmente per noi non c'è questo tipo di distribuzione del segnale. L'idea potrebbe esserci perché i riscontri che abbiamo oggi sono buoni e ci sono personaggi che hanno fatto e fanno programmi in radio importanti che collaborano anche con noi. Stiamo ragionando per fare in futuro un ulteriore salto di qualità. Non intendiamo tornare sulle FM perché ci sono dei costi improponibili per chi vuole iniziare da zero; si parla di 500-800mila euro solo per accedere ad una frequenza su cui trasmettere localmente.
RP: Ormai, le radio vengono comprate da gruppi come SKY, Mediaset, Repubblica, eccetera. Dove vai da solo?
TG: Non si parlava anche di chiudere le FM, come è già stato fatto in Finlandia ed eventualmente ridistribuire le frequenze delle Onde Medie ai piccoli imprenditori?
MMT: In Italia credo che passeranno ancora parecchi anni prima che si decida di fare qualcosa del genere. Gli interessi e gli investimenti fatti sulle FM sono ancora troppo grossi per decidere di chiudere le frequenze.
TG: Il DAB però è già una realtà.
MMT: Il DAB esiste, ma ci sono ancora poche radio in giro e poche persone che posseggono questo tipo di ricevitori per poter ascoltare le trasmissioni digitali via etere. Come dicevi, c'è una spinta verso le Onde Medie per la quale la dismissione dei canali della Rai doveva essere un'occasione per aprire ai piccoli imprenditori il MiSE (Ministero dello Sviluppo Economico) e invece abbiamo assistito ad un cambiamento di rotta. In questi giorni ci sarà la chiusura del bando, ma le richieste dei grossi Network come RTL, Moonradio e l'ex-Mondadori dimostrano ancora una volta che sono ancora i grossi imprenditori a volersi accaparrare le Onde Medie. Forse ci sarà posto per 3 o 4 licenze per le imprese medio piccole; anche noi ci abbiamo provato, ma in realtà si sapeva benissimo che non c'era niente da fare.
RP: Le Onde Medie dove le ascolti che ormai non ci sono più radio che le ricevono?
TG: Se fai come me e hai un'automobile vintage con relativa radio d'annata te la cavi bene.
MMT: Infatti, sarebbe stato un discorso vintage o quanto meno di cultori che hanno vecchie radio a casa. Era qualcosa in più che si poteva aggiungere ai piccoli; invece è diventata una forma di libertà negata che non c'è verso di concedere. Adesso comunque ci potrebbero essere i presupposti per far ricorso alla Unione Europea perché all'estero in paesi come la Finlandia ed il Regno Unito sono state date delle concessioni alle stazioni "Low Power". Hanno concesso 100 Watt di potenza al massimo per stazioni che possono trasmettere localmente. 100 Watt circa basterebbero a coprire un territorio come quello dove sorge la città di Milano: Il governo poteva chiedere un canone di circa 700 euro all'anno per la concessione e, nel caso ci fossero stati all'incirca un centinaio di soggetti interessati a questa operazione, era l'occasione giusta per iniziare a raccogliere qualche soldo. In Italia, invece si preferisce favorire i grossi imprenditori anche se non si capisce esattamente come.
RP: In Italia le questioni che riguardano le frequenze sono sempre state molto complesse.
MMT: In un primo momento è stato annunciato il bando, veniva richiesta una documentazione molto precisa, poi sono state cambiate le carte in tavola. E' stato detto che sarebbero state utilizzate solo le postazioni ex-Rai ubicate in certe zone, mentre prima era stato fatto credere che chiunque poteva accedere al bando per le Low Power...


Sticky Fingers - Rolling Stones


TG: Cosa può essere successo?
MMT: Evidentemente, qualche grosso imprenditore avrà spinto per far tagliare le gambe ai piccoli, è solo una supposizione, ma non credo d'essere lontano dalla realtà. Anche perché sono state ammesse delle società in cui non figuravano i nomi dei piccoli imprenditori, se non in rari casi. Non contenti di questo, hanno poi richiesto di presentare i conti bancari risalenti a tre anni prima, perché il ministero vuol sapere quanti soldi hai in banca. Ma come? Prima si dice che si vogliono favorire le associazioni culturali ed i piccoli imprenditori e poi mi vuoi fare i conti in tasca? Ma se nasco adesso, quanto denaro posso avere depositato? Ad ogni modo, il governo italiano si sta muovendo così.
TG: Il solito grande pasticcio all'italiana...
RP: Cosa se ne fanno i grandi network delle AM?
MMT: Ben poco; anche perché per coprire l'Italia la Rai esce con Kw 50 che è una potenza molto grande, anche se è già stata molto ridotta. Un Network quindi necessiterebbe almeno di 50'000 Watt. Possibile che non si rendano conto dei costi a cui si andrebbe incontro? 50 Kw di potenza corrisponderebbero all'incirca a 10 postazioni radio per le FM, con tutto quello che ne consegue per l'inquinamento elettromagnetico.
TG: Effettivamente, sembrerebbe che le onde medie siano state chiuse perché producevano troppo inquinamento elettromagnetico. La Rai trasmette in AM solo da Siziano, i canali 2 e 3 non sono più su questa banda da quasi 13 anni. Nel trasmettitore di Siziano c'è un impianto da 50 Kw che è stato depotenziato ulteriormente a 25 Kw, diventando così un impianto a media potenza. Se si pensa che un tempo si trasmetteva con 600 Kw si può ben capire come questa potenza fosse di disturbo a tutta quella zona; anche perché un tempo l'impianto era stato posizionato appositamente in mezzo alle risaie per riflettere bene il segnale radio dall'acqua, mentre adesso tutto intorno ci sono le case.
MMT: Credo che la Rai abbia spento da poco la radiofonia sulla sua Torre di Corso Sempione per trasferire il segnale poco più in là sulla nuova antenna inserita sull'Isozaki Tower.
TG: A quanto ne so, in Corso Sempione c'è ancora tutto, ma ultimamente, come dici tu è stata installata una nuova antenna prendendo in affitto, immagino a caro prezzo, uno spazio sul tetto dell'Isozaki. Dipende però dai tipi di copertura, lì ovviamente i trasmettitori sono tutti nuovi di pacca. Le onde medie prima svolgevano un servizio per gli italiani all'estero che adesso possono contare su altre tecnologie. Dopo il 2004, con la maggior diffusione di internet e l'avvento del segnale digitale, oltre che a Raiplace che ti permette di entrare in un portale e di vedere tutto quello che vuoi, non è più un problema reperire materiale audiovisivo di qualsiasi tipo. So che a Sud è rimasto ancora qualcosa che trasmette in onda media da Bari Ceglie del Campo, oltre che da Monopoli e Monte San Nicola e che ci sono degli impianti nuovi al Monte Sambuco (FG). I nuovi impianti sono tutti digitali, basta cambiare una scatoletta e si modula in maniera diversa ed i rendimenti altissimi richiedono poca potenza in trasmissione. L'impianto di Monte Sambuco ha una potenza di 10Kw per irradiare la Puglia e 5 Kw per irradiare il Molise. A Milano non so dirti se gli impianti siano già stati totalmente delocalizzati, oppure se funzionano ancora in parallelo. Sicuramente, trasmettono da Isozaki, ma non so se il segnale dalla sede di Corso Sempione viene inviato tramite un cavo a fibra ottica o un ponte radio. Ad ogni modo tutti i sistemi sono organizzati per fare tutto in rete via internet. Posso dirti che la Rai ha la circolarità di tutti i flussi dati delle trasmissioni che viaggiano su fibra ottica. Arrivato al trasmettitore, il segnale viene poi irradiato via etere. Anche se dovesse interrompersi un flusso dati, lo si sposta per farlo passare da un'altra parte. Questo è il significato del concetto di circolarità. In questo modo non ci sono interruzioni di segnale in caso di guasti. I vecchi trasmettitori vengono pian piano sostituiti o chiusi. Si aggiornano le tecnologie in modo da avere maggiore efficienza, occupare meno spazio, richiedere meno potenza ed avere consumi energetici ridotti.
RP: Cosa accadrà alle frequenze delle onde medie allora?
TG: Potrebbero essere utilizzate per i cellulari di nuova generazione, i G5. Se serve più banda, bisogna andare ad occupare quella disponibile. Obbligatoriamente per fare qualcosa di nuovo c'è la necessità di togliere quello che è diventato vecchio.
MMT: Può essere, ma fino a poco tempo fa tutti i piccoli imprenditori della radiofonia chiedevano di poter disporre di quelle frequenze, come stava accadendo all'estero. Potremmo in questo caso ricorrere all'Unione Europea per chiedere che l'Italia si uniformi alle scelte europee di concedere delle stazioni Low Power per la radiofonia locale sulle frequenze dismesse.
RP: In quel caso potrebbe innescarsi una diatriba abbastanza lunga e costosa.
MMT: Vediamo cosa accadrà, adesso di preciso non si sa ancora.
TG: Secondo te Mauro, il futuro sarà per forza nel web?
MMT: Sicuramente. In America già la maggior parte degli ascolti sono sul web. Siamo intorno al 60% contro il 40% delle FM.
RP: Si riesce a capire precisamente dove vanno gli ascolti?
MMT: Certamente, si capisce in modo più preciso di quello che succede sulle FM.
RP: Si vende ancora poca pubblicità però...
MMT: Però, i dati di ascolto dei grandi Network non sono attendibili, sono falsati alla grande.
RP: Su questo non c'è dubbio.
MMT: Gli ascolti effettivi e contemporanei non hanno nulla a che vedere con le cifre che dichiarano loro. Se poi vado io a dire che ho circa 400 ascoltatori al giorno rischio di far ridere, ma vi assicuro che non sono pochi, anche perché sono un pubblico fidelizzato che ritorna sempre. Noi ce ne accorgiamo controllando gli IP di chi è connesso. Ci sono anche dei nuovi accessi, ma ci fa piacere sapere che possiamo contare su una parte di pubblico che al 25% ci segue costantemente.
TG: Anch'io ho circa un 20% di pubblico che mi segue costantemente. Dall'ultima volta che sono stato qui da te mi sembra che la radio stia crescendo bene...
MMT: Sì abbiamo un incremento costante di almeno una decina di ascoltatori al mese. Poi, dipende molto da che cosa programmiamo. Nel periodo delle vacanze estive è normale che il pubblico cali, per esempio.
TG: C'è qualcuno che sta pensando di unirsi per scambiarsi programmi da ritrasmettere in forma diversa o comunque provare a fare delle collaborazioni tra piccole realtà del web o dell'etere?
MMT: Ho sentito qualcuno che ha delle idee in questo senso ed altri mi hanno anche mandato delle email per chiedere se possiamo scambiarci i programmi, ma il problema è che noi produciamo con una certa qualità, altri meno. Io curo molto il segnale e quello che senti uscire da noi ti può sembrare una radio in FM. Noi registriamo a 192 Kbps, poi usciamo con un segnale a 128 che non è poco. I nostri microfoni e tutto il resto dell'attrezzatura è professionale, quindi la qualità è ottima. Le altre web radio utilizzano un microfono tipo "gelato", hanno un mixer a due canali e ti accorgi che fanno "sparare le P". Non possiamo scambiarci i programmi con loro. Sono poche le web radio di qualità. Noi nasciamo con l'idea di offrire un prodotto professionale.
RP: Come fate per le dirette?
MMT: Tra le 19 e le 24 siamo in diretta tutte le sere; durante il giorno abbiamo vari programmi intervallati da notiziari. Stiamo cercando d'incrementare le dirette diurne.
RP: Non esiste un obbligo di fare informazione?
MMT: No, è una nostra scelta. Se dovessimo diventare una radio commerciale sì, diventerebbe un obbligo. 
TG: C'è l'obbligo di pagare la SIAE però...
MMT: Quello sempre.
RP: Anche se penso che secondo le sentenze della corte europea anche questo dovrà cambiare. Questa storia finirà prima o poi. 
MMT: Mah, non si sa. Adesso c'è Soundreef che s'è fatta avanti, infatti anche Sanremo ha rischiato d'avere dei problemi per i diritti.
RP: La Siae comunque si colloca in una situazione di monopolio che è contro le regole della libera concorrenza in Europa. Invece internet vi agevola nei collegamenti esterni?
MMT: Sì, basta avere un server per potersi collegare con delle sedi dislocate in qualsiasi parte d’Italia. 
RP: (Ride) Questo era impensabile ai tempi delle radio su FM.
MMT: Certo, perché dovevi avere o affittare un ponte radio e sostenere costi non da poco.
Il mixer principale di Radio Atlanta
TG: Adesso vediamo la postazione da dove trasmetti di solito.
MMT: Quella che vedi è la mia regia, l'ho fatta utilizzando vecchie attrezzature, poi ho cambiato il mixer, però tutto funziona benissimo. Ho tenuto anche i registratori a cassette perché ogni tanto c'è ancora qualcuno che porta una cassetta. Compriamo i vinili nuovi, però i dischi vecchi sono più belli. Siamo tenuti a compilare anche il borderò della Siae.
TG: Siete monitorati... 
MMT: Beh, sanno quello che mandiamo in onda. Non tutte le radio riescono a sostenere i costi di Siae e SCF, quindi molto hanno preferito chiudere. Ci avevamo pensato anche noi, ma per quest'anno ci siamo riuniti in assemblea per discutere di questo problema ed abbiamo deciso di pagare di tasca nostra per la nostra passione. Naturalmente, ci sono anche altri costi che dobbiamo sostenere, come l'energia elettrica, i server, i computer, gli antivirus, il webmaster, senza contare il tempo dedicato a questa attività. Fare una radio fatta bene ha il suo costo.
TG: La passione muove tutto...
MMT: Infatti: "Libera come la passione", questa è l'idea del nostro nuovo glam .
TG: Mauro, ti ringrazio, ci hai raccontato tantissime cose interessanti. Adesso vorrei chiederti ancora una cosa che può interessare i collezionisti. Hai qualche disco raro da farci vedere?
MMT: Sì, certo ci sono. Alcuni però li ho portati via perché altri pezzi ricercati sono già spariti. Da qualche parte ho il famoso LP Sticky Fingers dei Rolling Stones con la zip apribile e anche questi sono abbastanza rari e importanti, perché è da loro che la Radio ha preso il nome.

La nave Veronica, dalla quale trasmetteva l'omonima radio pirata, diventata poi Radio Caroline.
TG: Ah, caspita la nave Veronica!
MMT: Come ti dicevo prima, Radio Atlanta nasce su una nave. Il primo nome dura pochi mesi e poi diventa Radio Caroline. Dopo sono nate altre radio, Radio Veronica. C'è ancora una Radio Caroline anche sul web.
TG: Che cosa contengono quei dischi?
MMT: Ci sono le voci di chi era sulla nave, in uno c'è anche Federico l'Olandese Volante perché anche lui è stato su quella nave. Poi, ci sono i jingle e alcuni estratti dell'epoca.

Tra i volti di Radio Caroline c'era anche il Federick Van Steveren, un famoso DJ degli anni '70 e '80, più conosciuto in Italia come Federico l'Olandese Volante.
RP: Solo un'etichetta discografica olandese poteva inventarsi di pubblicare dei dischi di questo tipo!
TG: Mauro, c'è qualche disco che ti manca?
MMT: Beh, sì. Comprerei in continuazione i dischi Funky, i miei generi preferiti sono il Funky e il Soul.
TG: Se dovessi consigliarmi un gruppo o un cantante da ascoltare?
MMT: Ti direi Earth, Wind and Fire o Johnny Taylor.
TG: Mauro un'ultima domanda a bruciapelo. Stai forse pensando di fare il grande passo per diventare una radio commerciale?
MMT: Questo non lo so ancora, ma se le cose andranno come ho in mente, ci saranno delle grosse novità da queste parti.

Veronica mon amour
Tutti i diritti riservati

lunedì 6 marzo 2017

Buon Compleanno Tony Graffio! (4 anni e più di 20'000 lettori/mese)

Most beautiful woman in the world
La splendida Carline indossa la maglietta che Tony Graffio riserva in esclusiva per le lettrici più affezionate del blog: "Frammenti di Cultura.

Tony Graffio è nato pubblicamente il 6 marzo 2013 per documentare varie forme spontanee di arte popolare e fenomeni di interesse culturale da diffondere principalmente attraverso il sito di interesse sociale www.graffitiamilano.blogspot.it che negli ultimi mesi ha superato il traguardo di 20'000 lettori/mese. E' una persona dotata di forte autonomia intellettuale, un libero pensatore che scrive in maniera disinteressata per il semplice gusto di informare e rendere un servizio pubblico, mettendo in luce storie e situazioni che testimoniano l'umore ed i costumi dei tempi in cui viviamo e altre circostanze che devono essere ricordate, ma che i media tradizionali preferiscono passare sotto silenzio, ignorare o interpretare in altro modo. Molto curioso ed aperto al confronto, ha svariati interessi e competenze. Ha una predilezione per l'arte, la fotografia e la simbologia; arriva da un background professionale nel mondo della documentazione cinematografica e del reportage televisivo. Per un breve periodo si è occupato di sindacato autonomo e difesa dei diritti dei lavoratori con risultati eclatanti. E' un "investigatore" anarchico delle realtà nascoste che vive il proprio tempo, vuole capirlo ed interpretarlo non accontentandosi delle "versioni ufficiali" degli accadimenti, dando voce anche a coloro i quali non appartengono ad élite o categorie di alcun tipo. Nel corso degli ultimi due anni di attività no profit ha pubblicato interviste, approfondimenti e servizi con personaggi ed artisti come: Paolo Gioli, Kenjiro Azuma, Maurizo Bossi, Enrico Cattaneo, Richard Tuohy, Cripple Bastards, Giacomo Spazio, Fabio Meschini, Maria Perego, Topo Gigio, Malleus, Sonny Alabama, Matteo Ricchetti, Stefano Bacci, Indignada Jones, WonderBee, Tana, Proprietà Pirata, Paolo Gallerani, Tomaso Kemeny, Federico de Leonardis, Loris De Filippi, Dora Tass, August Muth, Ohya Masaaki, Umberto Mariani, Eugenio Monti, Flavio Caroli, David Bacter, Felice Terrabuio, Fortuna Todisco, Giorgio Lotti, Kina, Kylie Tomayto, Gabriele Di Matteo, Joe Iannuzzi, Vincenzo Jannuzzi, Zak Jemai, Francesco Schianchi, Phil Rolla, Cesare Colombo, Christo, Paolo Fogliati, Turi Simeti, Armando Marrocco, Erika Blanc, Giuliano Pisapia, Daesung Lee, Edoardo Miola, Corinne Héraud, Michel Giroud, Fabio Castelli, Carlo Vanoni, Leonardo Manera, Alex Gordon, Antonella Fanni, Giampaolo Buzzanca, Angelo Valli, Luigi Teruggi, Claudio Bernardini, Giovanni Martini, Tobia Ravà, Enzo Cacciola, Elio Marchegiani, Paolo Vampa, Silvia Berselli, Dario Arcidiacono, Mattia Maio, Paride Ranieri, Osvaldo Minotti, Andrea Branzi, Il Cabalista, Tony D'Ambrosio, No Curves, Ivan Tresoldi, Luisa Maria Simone De Grada, Gianni Guaglio, Felice Quacquarella, Giorgio Bertone, Felix Bieseler, Luciano Conti, Gianni Limonta, Lilo, Francesco Radino, Edo Bertona, Elena Manzoni, Katsu Ishida, Alessandro Gibellini, Giancarlo Vaiarelli, Paolo Chiocchio, Andrea Cucchi, Claudia Pinelli, Roberto Tomasi, Gigi Carminati, Marco Grassi, Matteo Bologna, Gabriella Mizerak, Gianmarco Meraviglia, Carlo Cecaro, Aldo Giassi, Caroline Gavazzi, Guido Moretti, Raffaele Montepaone, Miguel Ezpania, Ignazio Fresu, Nike Brass, Johny Cobalto, Giulio Giorello Raul Zecca, Stefano Zecchi, Stefano Zattera. E tantissimi altri personaggi mainstream e underground. Frammenti di Cultura, la voce principale di Tony Graffio, è presa come punto di riferimento indipendente ed attendibile da giornalisti professionisti, scrittori ed addetti ai lavori del settore dell'arte e della cultura italiana che attingono da questo sito informazioni, documenti e indicazioni sugli avvenimenti undergroud prima che questi diventino realtà di tendenza e di interesse generale. Tony Graffio scrive anche di fotografia e cinematografia per un pubblico interazionale su:

domenica 5 marzo 2017

"Rock Poster Art" da ArteGioia 107: una mostra che ha colto nel segno

Una settimana fa, si chiudeva la mostra organizzata da Gimme Danger, Artegioia 107 e Tony Graffio, abbiamo voluto fare il punto della situazione per portare a conoscenza degli amici che ci seguono quale è stato lo spirito che ci ha mosso e le possibilità di intesa che ci possono essere con il nostro modo di diffondere cultura e trattare l'arte.

Arte Gioia 17
Il salone principale dell'Associazione ArteGioia 107 durante lo svolgimento della mostra che presentava 53 serigrafie di artisti americani ed europei da una selezione della collezione di Stefano Marzorati.

Andrea Battistotti, Presidente dell'Associazione Culturale Arte Gioia 107 si esprime così:  
"L'arte, per noi, è un'occasione per conoscerci meglio, per avere una crescita culturale, per vivere in modo più intenso e gioioso quello che accade nel mondo. Abbiamo scelto di occuparci esclusivamente di arte contemporanea perché l'arte deve riflettere gli umori, le atmosfere ed anche i problemi del nostro tempo. L'arte può diventare uno strumento per capire come muoverci e come reagire in certe situazioni; l'arte può dare a tutti nuove visioni e nuove prospettive sulla vita ed è utile per sviluppare quell'apertura mentale che tutti ricerchiamo. L'arte si esprime in molteplici linguaggi, per conoscerli bisogna osservare con molta attenzione ciò che si ha davanti e studiare seriamente gli autori, le loro opere, le loro vite, ma bisogna anche studiare anche quello che sta intorno all'artista: il mercato. Frequentando le case d'asta, le fiere d'arte, i musei e le mostre si capisce che ci sono più modi di accostarsi a questo ambiente e la visione dell'artista comunica spesso concetti abbastanza diversi da quelli che ci propongono gli ambienti che "reggono in piedi" questo mondo. 
Per noi, l'arte non deve essere commercio, non ci interessa il guadagno, ma diffondere nuove idee, nuove prospettive e vedere affacciarsi su questi panorami nuove persone, per condividere con loro la nostra passione. Agli artisti, o a chi ci propone una mostra, noi offriamo gratuitamente i nostri spazi, non chiediamo affitti, né percentuali sulle vendite: siamo interessati all'evento culturale, non a lucrare sulle persone. Sappiamo che dietro molte cosiddette associazioni, per ragioni di convenienza, si nascondono attività commerciali mascherate da benefattori, ma il nostro caso non è questo. Chiaro che se, in segno di gratitudine, qualche artista desidera lasciarci un'opera noi l'accettiamo, ma questo solitamente accade anche nei musei o in altre realtà. 
Dopo il grande successo di pubblico e di critica che ha ricevuto la manifestazione "Rock Poster Art" presso ArteGioia107 Milano, l'Associazione vuole ringraziane il blog di Tony Graffio per l'impegno mostrato nel diffondere l'evento, e nel veicolare il messaggio culturale proposto. Lieti di aver contribuito a diffondere un'arte accessibile a tutti, ringraziamo il collezionista Stefano Marzorati per la disponibilità ad averci reso partecipi alla sua passione verso la cultura Underground americana. 
Con lui, siamo già in accordo per una futura riedizione dell'evento con nuove selezioni di serigrafie artistiche. Rinnovando il nostro interesse nel proporre altri momenti culturali, ringraziamo tutti coloro che hanno partecipato all'evento."

Sentiamo anche Stefano Marzorati:
"Il contatto con Andrea, il gestore degli spazi di ArteGioia107, mi è stato fornito da Tony Graffio. Tony mi aveva intervistato per il suo blog "Frammenti di Cultura" lo scorso dicembre ed è stata sua l'idea di contattare Andrea per verificare la possibilità di organizzare una mostra di serigrafie presso gli spazi di via Melchiorre Gioia 107. 
Ho incontrato Andrea mostrandogli alcuni pezzi della mia collezione e il progetto ha incontrato da subito la sua approvazione. Le sale di ArteGioia107 si sono rivelate una location perfetta per le 53 serigrafie scelte per l'esposizione e i due momenti clou della mostra, l’inaugurazione e il finissage, hanno visto la partecipazione di un numero di visitatori superiore alle mie aspettative. Mi piace sottolineare che, a tutto'ggi, in Italia questa è stata la mostra che ha proposto al pubblico il maggior numero di pezzi riguardanti la "Gig Poster Art". Ho riscontrato molto interesse, talvolta anche entusiasmo, non solo da chi, "addetto ai lavori", conosceva già il mondo dell'illustrazione nell'ambiente del Rock'n'Roll, ma anche da persone che, per la prima volta, hanno avuto la possibilità di vedere questo materiale. E' stata un'ottima occasione per prendere nuovi contatti e promuovere questa eccitante e sorprendente forma di comunicazione/espressione artistica." 

In conclusione
Abbiamo voluto distinguerci da chi propone eventi solo per promuovere se stesso; in questa occasione ci siamo affidati ad un collezionista, che tra l'altro è anche un apprezzato bassista che suona con i Temporary Sluts, per poter mostrare opere molto belle, simboliche, evocative e comprensibili a tutti.
Negli ultimi anni, è scoppiato un forte interesse per la serigrafia e per quelle forme d'espressione artistica che vanno a colmare gli spazi lasciati dalla discografia internazionale e dalle diverse abitudini di fruire la musica.
Felici d'aver saputo coniugare passioni contigue come arte e musica e d'essere riusciti a coinvolgervi in questo progetto, vi invitiamo a segnalarci nuovi argomenti di vostro interesse. Nel caso aveste progetti culturali che possano essere attraenti per il nostro pubblico fatecelo sapere, ne valuteremo la fattibilità. TG






sabato 4 marzo 2017

Vinyl Resistance Festival: lunga vita al supporto musicale analogico!

Scrivo in tutta fretta per segnalarvi un evento imperdibile per chi vuole comprendere e conoscere meglio le realtà delle etichette discografiche indipendenti che auto-producono la propria musica e autogestiscono risorse economiche, mezzi tecnici e competenze professionali. 

Apertura: dalle ore 19,00 dei giorni 3, 4 e 5 marzo 2017 al FOA Boccaccio 003 via Rosmini, 11 Monza. Ingresso 5 Euro.

Sono presenti etichette indipendenti italiane e straniere di musica elettronica su vinile.

BLACKQIREX RECORDS, in collaborazione con PRAXIS RECORDS (DE)
TDK / HUPPEL RECORDS (HO)
ANALOG TECNE MODEL / TRINACRIA RECORDS (DE / IT)
KERNEL PANIK RECORDS (IT)
REXISTENZ RECORDS (IT)
SONIC BELLIGERANZA RECORDS (IT)
HAZARD UNIT RECORDS (IT)
FREEBOOTER RECORDS (FR)
KUNDA RECORDS (ES)
BLAME SOCIETY RECORDS (IT)
MECHANICAL BRAIN RECORDS (IT)
SFORZESCO INCISIONI (IT)
BRUTAL TOYS RECORDS (IT)
ANALOGIC DENSITY RECORDS (IT)
TRAUMA HEAD RECORDS,
TIME KONTROL RECORDS/OHM-KILLER (IT)
THAMIEL RECORDS (IT)
51BEATS RECORDS (IT)
CTRLZED VINYL DISTRIBUTION
2NDGROUND/BOCCACCIO KREW
TEKPROJECT, FREE UNDERGROUND TEKNO RADIO, LAB 57

Vinyl Resistance Festival

E' una manifestazione con al centro della discussione il vinile con i suoi significati intrinseci, sia artistici che controculturali, un'occasione d'incontro in cui guardarsi in faccia e conoscersi fisicamente al di là dei network virtuali, un momento per scambiarsi competenze, dischi e materiali recuperando pratiche fondamentali per la sopravvivenza ed il rilancio della scena underground. 

Nell'era digitale che stiamo vivendo tutto diventa facilmente reperibile e falsificabile; la scelta di stampare musica su un supporto analogico conferisce all'editore indipendente una maggiore forza espressiva e garantisce la sincerità della propria ispirazione che non è finalizzata a scopi commerciali. Alcuni dischi vengono stampati a tirature limitatissime, quasi a voler affermare ancor più pesantemente la propria identità underground e una decisa volontà a creare un prodotto-non-prodotto che diventa un materiale iconico culturale testimone della propria azione creativa. Ciò che preme a molti di questi autori/editori non è tanto il tentativo di farsi conoscere e trovare un pubblico per le loro ricerche sonore, ma sostenere praticamente la propria passione con un gesto simbolico che li faccia uscire dall'isolamento del gesto artistico.
Il fatto che esistano festival di questo genere (anche se VRF per ora è un caso unico), indica che la scena internazionale è abbastanza pronta a crescere ed a diffondere un germe creativo/artistico preponderante su quello commerciale, visti anche i prezzi bassissimi a cui venivano offerti lavori di pregio che hanno impegnato artisti e tecnici in ricerche molto interessanti.
Questi incontri nascono dall'esigenza di connettersi, scambiarsi idee e rendere il movimento artistico ancora più ricco e solido. Il Vinyl Resistance Festival è un'opportunità importante per chi è alla ricerca di un'etichetta, di un produttore o di qualcuno che possa partecipare ai propri sforzi  organizzativi e realizzativi.

Durante la serata di ieri ho intervistato due etichette indipendenti: la Kunda Records e Mechanical Brain; purtroppo non credo di poter essere presente anche nelle prossime serate.
Per maggiori informazioni, prossimamente pubblicherò ciò che mi hanno raccontato artisti ed editori e le mie impressioni personali sulle musiche elettroniche ascoltate.
A presto, TG

venerdì 3 marzo 2017

L'arte maestra di vita per il fotoreporter Giorgio Lotti

I grandi fotografi sono sempre sensibili all'arte e spesso hanno avuto a che fare con questo mondo che difficilmente si riesce ad inserire in margini ben precisi.
Durante una chiacchierata, non priva di piccole provocazioni, ho posto all'autore milanese alcune domande che possono essere d'aiuto a chi vuole approcciarsi a personaggi in vista di vari ambienti ed essere occasione di riflessione per chi si occupa di reportage. TG

Giorgio Lotti fotoreporter
Giorgio Lotti, fotoreporter, ha compiuto 80 anni lo scorso 14 gennaio.

Tony Graffio Intervista Giorgio Lotti

Tony Graffio: In un'intervista Enrico Cattaneo mi ha detto che un tempo, il desiderio di ogni fotografo era quello di raggiungere un po' di tranquillità economica e allo stesso tempo di poter lavorare per una testata giornalistica prestigiosa. Un po' tutti ambivano ad essere assunti da settimanali come "Epoca" o da "L'Europeo". E' così? Può raccontarmi qualcosa degli anni '60 e di come andavano veramente le cose per i fotografi? Era così difficile lavorare in questi ambienti?

Giorgio Lotti: No, era un percorso che tutti dovevano fare, io ho lavorato quattro anni al palazzo della stampa di piazza Cavour a Milano, dopo di che ho lavorato per "Settimo Giorno"; "Le Ore"; "Paris Match". Ho fatto il servizio militare e quando sono tornato a casa sono stato chiamato da Enzo Biagi, che ai tempi era il direttore di Epoca, il quale mi dice: "Giorgio, proviamo a fare un lavoro insieme, se poi mi piacerà potrei pensare di farti una proposta." Sono andato a fotografare un radiologo ad Alessandria, non mi ricordo più bene chi era perché sono passati quasi 60 anni. Al mio ritorno in redazione, Biagi ha visto le foto e mi ha chiesto di andare a lavorare per loro. Ho iniziato come collaboratore, poi sono stato assunto nel 1960 con l'arrivo del nuovo direttore Nando Sampietro.

TG: Erano i fotoreporter che decidevano i servizi di cui occuparsi?

GL: Alcuni servizi erano dettati dalla redazione o dal direttore, poi capitava che andando sul posto a verificare alcune cose, eri in grado di suggerire degli argomenti di interesse. Per esempio, ero in giro per l'Italia per occuparmi dell'inquinamento, il servizio che avevo fatto su: "Venezia muore" mi aveva aiutato moltissimo per capire questo problema, così sono stato a Londra, perché loro erano avanti sulla pubblicazione di libri sull'inquinamento. Ho studiato questo fenomeno ed al mio ritorno in Italia ho incominciato a pubblicare altre fotografie sull'inquinamento. Ho viaggiato per più di 64'000 km in automobile; non potevo chiedere alla redazione di rimborsarmi queste spese, così ho fatto questo lavoro per conto mio.

TG: In molti casi si prendeva lei il rischio di anticipare le spese?

GL: Abbiamo fatto decine e decine di lavori in questo modo. Ognuno di noi si muoveva così. Erano altri tempi però e c'era il rispetto dei direttori. Oggi se mandi un servizio ad un giornale c'è una picture editor, in genere si tratta di una persona bravina che però sceglie ed impagina le fotografie senza conoscere il problema che tratta. Biagi un giorno tornò da un servizio e mi disse: "Giorgio sei l'unico testimone di quello che hai visto, mi scegli 15 foto da pubblicare?".

TG: C'era rispetto...

GL: C'era rispetto... Adesso è venuto a mancare anche tutto il resto. Un giorno, "Panorama" mi ha pubblicato un servizio sulla Cina. Io sono stato venti volte in Cina. Mentre ero via pubblicano questo servizio ed io lo guardo attentamente. Quando vado in redazione chiedo chi ha impaginato il lavoro, mi risponde una persona alla quale dico: "Tu in Cina non sei mai stata.". "No." - Mi risponde - Ed io: "Si vede!".

TG: Lo so, però diventa difficile pensare che si possa lavorare in un mondo ideale.

GL: Aspetta... Il picture editor di Life chiamava i vari autori e diceva: "Scusa, dammi notizie su quello che hai fatto...". Oppure se eri a New York ti convocava a parlare con lui un attimo per selezionare insieme il materiale. La bravura di un selezionatore si esprime nel momento in cui ha davanti l'autore il quale ti suggerisce a cosa fare attenzione e a considerare l'importanza giornalistica di un'immagine, anche se non è pienamente riuscito lo scatto. C'era un lavoro di squadra che oggi non esiste più. Anche se, naturalmente, ogni squadra può avere i suoi difetti.

TG: Tutti hanno ridotto il personale...

GL: Non è questo. Tutti si stanno dando troppe arie.

TG: Alla fine è controproducente, che convenienza avrebbero a fare male un lavoro?

GL: C'è una tale vanità che porta le persone a chiedersi perché dividere il proprio successo con un altro. Ma non è così, io ti posso aiutare a fare meglio il tuo lavoro.

TG: Ormai, quasi tutti i posti sono occupati politicamente, è quasi impossibile trovare persone competenti che svolgono il loro lavoro con umiltà.

GL: Il problema è proprio questo. Non puoi improvvisarti fotoreporter senza fare una scuola di giornalismo. Bisogna studiare all'Università e avere una certa cultura. Ti faccio un esempio. Ero con un poeta novantenne che viveva ancora al lume di candela, aveva la sua stilografica Pelikan e dei fogli di carta particolare sui quali scriveva le sue poesie. Mentre stavamo parlando, suona il campanello della porta e si presentano due fotografi. Il poeta mi chiede di non dire niente e di lasciarli fare. Mi metto in un angolo con un libro per evitare qualsiasi possibile problema. Vedo entrare i fotografi con due enormi flash Balcar con i quali illuminano a giorno la stanza. Io resto perplesso, ma non ho ancora visto la parte migliore. Una volta sistemate le luci, i due vanno dal poeta e gli chiedono: "Professore le dispiacerebbe sdraiarsi sulla scrivania?" (Non credo proprio si tratti di Iosif Brodskij, ma evidentemente qualcuno aveva già pensato anche a questa cosa ndTG). Ecco, queste sono le fotografie che si fanno oggi. Ma siamo pazzi? E il rispetto dov'è?

TG: A questo punto, vorrei trattare un argomento un po' delicato. Avrà visto le immagini che sono passate dopo l'attentato avvenuto a Bruxelles lo scorso 22 marzo 2016. Si tratta di un falso che è stato diffuso dalle televisioni di tutto il mondo. Immagini dell'attentato dell'aeroporto di Mosca del 2011, un po' modificate, sono state spacciate per le immagini delle camere di controllo di Bruxelles.

GL: E' proprio questo il problema: pur di apparire all'altezza della situazione non sanno più cosa fare! Alterano e modificano tutto, non gliene frega niente, vogliono solo avere successo e andare in televisione.

TG: Mi scusi, non crede che ci sia della disinformazione volontaria da parte di chi dovrebbe gestire l'informazione?

GL: E' questo. Il voler essere protagonisti a tutti i costi ti obbliga poi a fare queste stronzate. Siamo in un paese in cui ormai non funziona più niente. Dimmi solo una cosa: perché devo pagare il canone Rai? Oppure, perché comprando il "Corriere della Sera" sono obbligato a pagare un giornale come "Io Donna" che parla di vestiti, scarpe e rossetti? Cosa mi interessa? Perché per leggere un quotidiano che stimo moltissimo che, insieme a "Repubblica", è uno dei più bei quotidiani del mondo, perché devo pagare anche per un giornale che non mi interessa? Questo è solo marketing.

TG: Infatti, ormai l'informazione si fa direttamente su internet.

GL: All'Università mi hanno detto che più del 48% delle informazioni su internet o sono sbagliate o non sono aggiornate.

TG: Però il 52% sono vere...

GL: Va bene, ma come si fa a distinguere il vero dal falso?

TG: E' lo stesso problema che abbiamo con le televisioni ed i giornali istituzionali che ci raccontano quello che vogliono loro... Tuttavia, non capisco come si possano passare immagini false in una situazione grave come quella che si è creata con lo scontro di civiltà e di culture che è in atto adesso nel mondo.

GL: Eh va beh, ma perché è arrivata la disonestà più completa!

TG: Siamo d'accordo, ma è grave quando chi informa arriva a fare delle messe in scena, anzi che esporre dei fatti.

GL: No.

TG: Un po' come quando lei ha detto alla madre di Giuseppe Matarazzo di mettersi un vestito nero e portare un cesto di arance... O ha detto il falso? Me lo dica lei...

GL: Non è così. Io cercavo una donna vestita di nero, ho visto arrivare quella ragazza con un cesto e ho fatto la foto.

TG: Allora si è espresso male lui? Matarazzo è un giornalista che non sa esprimersi?

GL: Forse si è confuso... Non l'ho vestita io. Mi metto a vestire la gente? Guarda, c'è una mancanza di cultura. Ti faccio un esempio: vado da Andy Warhol e la stanza è piena di fiori, faccio due scatti mentre lui era in un angolo e mi chiedo poi che cosa potrò farmene di quelle immagini. In quel momento, Warhol riceve una telefonata ed io ho il modo di pensare che la stanza è piena di fiori perché lui ha fatto un'opera che si chiama: "Flowers". Se tu non conosci le opere degli artisti, o la vita degli autori, corri dei rischi tremendi. Come fai a dirgli di sdraiarsi sulla scrivania?

Flowers di Andy Warhol

TG: Quel poeta s'è poi sdraiato veramente sulla scrivania?

GL: Certo.

TG: Perché l'ha fatto? E chi era?

GL: Non posso dirlo. Era un uomo timido. E' spaventoso quello che fanno certi giornali pur di vendere. Un giorno il mio direttore mi chiede se avevo ancora possibilità di rintracciare Arafat. Erano già passati due anni da quando l'avevo incontrato, ci penso e dico che dovrei fare una serie di telefonate. In questo tempo c'erano stati cambiamenti giganteschi, dovevo informarmi prima di poter dare una risposta. In quel momento, entra una signorina del marketing sui 28 anni laureata alla Bocconi, che dice d'avere una grande idea sul servizio su Arafat. Già che il marketing potesse avere un'idea su Arafat mi suonava strano. Il direttore invece dice alla "Bocconiana" di esprimergli la sua idea. La ragazza dice che basterebbe regalare ad Arafat un orologio d'oro*. Io devo aver fatto una faccia tale che lei se ne accorge e mi chiede cosa c'è che non va. Non contenta, per una decina di minuti mi insulta in tutti i modi. Io volevo sapere perché lei mi insultasse, ma per fortuna ad un certo momento interviene il direttore che le dice che forse sta sbagliando giornata, spiegandole che io conoscendo bene Arafat e sapendo bene che la moglie Suha gli preparava da mangiare di notte, potevo anche sapere che non era il caso di fargli dono di un oggetto d'oro.

TG: Come bisogna rapportarsi con i personaggi molto in vista? Bisogna trattarli in modo diverso dalle persone qualsiasi?

GL: Devi seguire il loro percorso di vita, devi studiare attentamente le loro opere. Ti faccio un altro esempio: César (César Baldaccini ndTG). Chiedo all'artista quale sia la sua opera più importante, non il "pollicione", vero? Lui mi dice di no e di considerare la sua opera più importante il poliuretano. Gli chiedo conferma sull'opera che ha tagliato a fette e colorato in vario modo e lui mi dice che si tratta proprio di quell'opera. Chiedo a César dove abbia preso l'idea per creare quell'opera e lui mi risponde di aprire un cassetto. Nel cassetto ci sono delle strisce colorate. L'idea è partita da lì? Lui mi dice di sì. Ha fotografato le strisce, poi sullo stesso fotogramma ha impressionato un volto che è diventato un viso cubista. Diverso il discorso per Richard Hamilton. A lui, chiedo che cosa lo divertisse di più in vita sua e lui mi dice che gli ho fatto una domanda stupenda. Mi confessa che ciò che gli dà più piacere, prima di andare a letto, è ascoltare la Tatcher in tv che dice stronzate incredibili. Secondo te, come l'ho fotografato? A letto davanti alla tv mentre guardava la Tatcher. Se non conosci gli autori non puoi andare a fotografare cose ignobili. Devi avere rispetto della gente. Lo sai perché ho avuto successo? Proprio per il rispetto.

César abbraccia un suo "Pollicione"

TG: Era difficile contattare questi grandi personaggi?

GL: A volte li contattavo io, altre volte mi sono fatto aiutare dal giornale, poi vedi, internamente alle redazioni, a quei tempi giornalisti e fotografi erano come fratelli. La prima volta che mi hanno mandato a Pechino mi hanno chiesto di fare 16 reportage da 16 pagine ciascuno. Prima di andare a fare le fotografie sono andato all'ambasciata italiana di Pechino per farmi spiegare dall'ambasciatore come viveva il paese ed avere informazioni che mi risultassero utili.

TG: Oggi però non c'è più questo tempo...

GL: E allora si fanno le porcate...

TG: Infatti, spesso è così.

GL: Non c'è niente da fare, è un percorso obbligato.

TG: Verissimo, ma purtroppo i tempi sono cambiati.

GL: I lettori infatti stanno abbandonando i giornali, non sono mica scemi. Io non ho mai assistito a tanti licenziamenti come in questo periodo. Mi vengono le lacrime agli occhi, vorrei essere utile al mio paese...

TG: Capisco, prima però non mi ha risposto quando le ho chiesto se il grande personaggio e l'uomo della strada vanno trattati allo steso modo.

GL: Dipende da che cosa vuoi raccontare. Il problema è che in molti oggi, per diventare bravi e ricevere il Premio Pulitzer, vanno a fotografare cose incredibili. Gente accoltellata, sangue che esce dalla testa...

The White Album - Beatles 
Dopo essere stati ispirati dal mondo del circo, i Beatles decisero che la copertina del loro lavoro successivo andava un po' semplificato. L'anno successivo, hanno collaborato con l'artista pop Richard Hamilton per creare ciò che è ora conosciuto come The White Album-una superficie completamente bianca con impresso il timbro Beatles. Per aggiungere uno strato di ironia, Hamilton ha suggerito che ogni copia dovesse essere numerata singolarmente, anche se non era certo una edizione limitata. In UK ne sono state stampate almeno 600.000 copie. 
Paul McCartney ricorda che John Lennon afferrò per sé la No. 0000001.

TG: Lei lavora ancora?

GL: Sì, anche se tempo fa ho dato le dimissioni da "Panorama" perché non mi piaceva una certa situazione. Il direttore un giorno mi ha chiamato e mi ha detto: "Giorgio, allora domani cambiamo il giornale". "Va bene, dimmi di che cosa vuoi che mi occupi ed io lo faccio": Solo che a me che andavo a fotografare Arafat, Chou En Lai, Gandhi ed altri mi chiede di occuparmi di gossip... E così sono andato a dare le dimissioni.

TG: L'arte è importante per un fotoreporter?

GL: Nel 1985 avevo scoperto l'astrattismo e il colore in movimento. In tutti questi anni l'ho studiato attentamente ed ho avuto risultati incredibili. Qualche mese fa mi hanno telefonato da Firenze per i 50 anni dell'alluvione proponendomi di ricavare una mostra da un mio servizio dell'epoca. Io avrei accettato a condizione di avere un rimborso delle spese, ma mi è stato detto che non c'erano soldi. Allora buonasera...

L'alluvione a Firenze - Fotografia di Giorgio Lotti.

TG: Che rapporto ha con la fotografia digitale, la usa?

GL: Sì, perché no? Non vedo perché non dovrei usarla.

TG: E le piace?

GL: Come ogni cosa ha i suoi vantaggi ed i suoi svantaggi, come la fotografia tradizionale. Però il grosso vantaggio è che puoi portare la sensibilità anche a 12'000 Iso e non avere la grana. Quando vai a fare le fotografie Alla Scala questo è un vantaggio immenso. Per il resto non cambia niente. Mi è capitato di portare all'Università dieci stampe ottenute da una fotocamera digitale e dieci ottenute da una fotocamera a pellicola, nessuno mi ha saputo dire quali erano quelle digitali e quali quelle tradizionali. Neanche i professori. A parte che mi presento nelle scuole truccato con barba e baffi, mi sono accorto che il mondo dell'istruzione è preoccupante.

TG: Questo paese ha qualche speranza di recuperare o lo dobbiamo proprio buttare via?

GL: Sì, ha delle speranze, però vorrei sapere perché i grandi critici fotografici, i professori di fotografia e quelli che contano non hanno mai visitato l'archivio di Gianni Berengo Gardin o di Franco Fontana e di qualcun altro. Forse, ci sarebbe da imparare da loro.

TG: Ha ragione Lotti, questo è un altro argomento molto importante, ma preferirei parlarne con lei la prossima volta, è d'accordo?

GL: D'accordo, a presto allora.

*Riflessioni di un amico sapiente sull'abitudine di edulcorare i potenti e sul significato dei regali
Rendere una persona più disponibile verso di noi può essere in certi casi un'azione utile; sempre che questo modo d'agire non sconfini, come nel caso che ci è stato proposto nella versione dei fatti di Giorgio Lotti, un tentativo di comprare la benevolenza di qualcuno con una proposta di scambio inaspettata.
Anche l'adulazione può disporre positivamente qualcuno nei nostri confronti, ma come dovrebbe comportarsi una persona eccezionale in determinati frangenti?
Le persone comuni non dovrebbero essere sensibili ai doni o ai complimenti gratuiti, ma a maggior ragione colui che ha delle forti responsabilità verso i propri simili, come un politico, un uomo di Dio o un capo di stato non deve mai cedere a questo tipo di debolezze. Mettere alla prova qualcuno che è cosciente del proprio ruolo pubblico con un "regalo" prezioso o di grande valore, potrebbe anche essere visto come un modo offensivo di dichiarare quest'uomo corruttibile e poco autorevole (anche per questo la classe politica italiana ha perso ogni credibilità davanti il proprio popolo) quando invece è un personaggio che viene rispettato dalla sua gente.
Inoltre, bisogna ricordare che il regalo non è una merce di scambio: quando si consegna un regalo è finita ogni azione. Chi lo riceve non deve neanche ringraziare, perché il regalo è un atto divino. Nel caso si desideri proprio ringraziare qualcuno per il regalo ricevuto sarebbe più opportuno ringraziare Dio anziché chi ce lo ha portato che ha agito soltanto come suo servitore.

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