giovedì 21 dicembre 2017

Speciale Basement Art & Culture 25a Parte: la fotografia di Tony Graffio che ritrae Uri Moss

In questa pagina, la venticinquesima parte dello Special dedicato al Basement Party del 17/18/19 novembre 2017, non parleremo dell'autore delle gumprint esposte al Cotton Club, Tony Graffio, ma del soggetto: Uri Moss. Ho scoperto che moltissime persone presenti alla mostra in Corso Matteotti conoscono Uri, lo hanno conosciuto o sono entrati in contatto con il campo artistico di Mutonia a Santarcangelo di Romagna ed hanno delle storie da raccontare riguardanti questo argomento. Così ho ritenuto significativo ascoltare quanto le persone che hanno visto le mie immagini ed hanno riconosciuto il soggetto avevano da dire, o da ricordare, partendo proprio da quel ragazzo sul mini-kart a tre ruote e dall'ambiente in cui i Mutoid si trovavano.

Mutonia il Kart di Uri e JohnnyUri Moss fotografato da Tony Graffio nel maggio 1993.

Alberto Forstner: Io sono di Tavullia che è a km 6 da Cattolica, ma ho avuto una compagna di Santarcangelo di Romagna che che usciva con i Mutoid ed anch'io spesso frequentavo Mutonia, fin dal 1996. L'ultima volta che sono stato a Santarcangelo è stato il primo maggio di quest'anno, in occasione di un evento organizzato dai Mutoid in cui ho esposto le mie chitarre. Quel giorno ho assistito a concerti bellissimi ed è intervenuto moltissimo pubblico. Conosco i Mutoid fin da quando sono arrivati in Romagna; sono molto amico di Andy dei Rock'n'Roll Kamikazes, Peppe e Strapper. Uri, il ragazzo che hai ripreso nella tua fotografia non lo conoscevo, anche perché io ero più in contatto con la parte musicale di quei ragazzi che erano degli artisti di strada spettacolari. Ricordo gli Spamabilly che erano un gruppo troppo avanti per quel periodo. La prima volta li vidi suonare per strada a Bologna, alla Montagnola, Andy e Johnny facevano musica Psycobilly e R'n'R, ma non saprei nemmeno ben definire quella musica che comunque era R'n'R fatto in chiave loro. Ancora adesso continuano a suonare, parlo di Andy; Johnny non so che fine abbia fatto perché nel frattempo se n'è andato via. Credo che adesso forse sia in Francia...
Andy ha suonato le mie chitarre, glie ne avevo date un paio che lui ha tenuto per sé, ma essendo un perfezionista del suono ha preferito usarne altre perché le mie suonavano a livelli un po' più bassi con gli effetti che utilizzava lui.
I Mutoid sono stati accettati molto bene dalla gente della zona perché sono molto attivi anche a livello sociale ed hanno promosso molte iniziative culturali e corsi. Anni fa, tenevano dei laboratori anche per bambini per insegnare a fare le loro sculture. E' una bella realtà.

TG: Da un altro uomo che lavorava insieme a Claudio Rinaldi per l'allestimento della mostra presente in Corso Giacomo Matteotti ho saputo che lui aveva addirittura provato il carrettino a motore di Uri. Poi, purtroppo non ho fatto in tempo a intervistarlo su questo argomento, perché entrambi eravamo impegnati a preparare la mostra del Basement Party. Nel caso lo dovessi rincontrare gli chiederò di rilasciarmi una sua dichiarazione a testimonianza di quanto da lui vissuto.
Tra i presenti al Basement Party, anche Giampo Coppa mi ha lasciato una sua testimonianza che parla dei Mutoid.

Giampo Coppa: In questi gumprint di Tony Graffio  vedo delle situazioni che ho vissuto in prima persona molti anni fa, quando conobbi i Mutoid in Olanda. Ero ad Amsterdam in una zona abbandonata del porto che si chiamava Layland. Dietro la stazione degli autobus di Amsterdam c'erano degli ampi spazi dove c'era un porto in una laguna e gru in disuso, come quelle che si vedono nei film; oltre a distese di cemento solcate da binari. Nel 1988. alcune persone occuparono questi posti e vi stabilirono una specie di tendopoli in cui parcheggiarono camper e camion dentro i quali vivevano. Era una situazione provvisoria, da accampamento dove comunque si tenevano delle attività artistiche e culturali. Tornai lì anche l'anno dopo, nel 1989, quando questa comunità si era un po' stabilizzata e si potevano trovare anche casette auto-costruite e sembrava si stessero mettendo le basi per una piccola città. Fu in quell'anno che arrivarono anche i ragazzi della Mutoid Waste Company, da Londra, per proporre un loro stile di vita alternativo che consisteva anche nel recuperare e riciclare mezzi meccanici di uso comune che andavano dalle automobili, alle moto, ai mezzi militari più grandi che venivano trasformati in mostri meccanici mobili e pazzesche sculture viaggianti, un po' sullo stile di Mad Max e di Interceptor. Sculture che si ispiravano ad una filosofia post-atomica in cui si sopravviveva con quello che si aveva a disposizione, in un mondo in cui non c'era più niente. Nella realtà cinematografica di Mad Max spostarsi nel deserto era fondamentale per poter cercare l'acqua e la benzina che servivano per vivere. Ricordo che i Mutoid a Layland avevano ricostruito Stonehenge utilizzando dei Pullmann ed un bar che si chiamava: "Last Bus Shelter", un locale che restava aperto 24 ore su 24, era costruito con vari autobus e fatto in modo che ricordasse la forma di una casa. Il muso di un Pullmann era il bancone del bar. Era assurdo, ma io ed i miei amici, con i quali stavo in un ex-ufficio postale occupato, ci recavamo lì verso mezzanotte e ce ne andavamo verso le 6 del mattino, quando era già giorno. 
Credo d'aver conosciuto Uri a Milano al Centro Sociale di via della Pergola, perché insieme ad altri, una domenica sera, avevano fatto una performance e dopo, tra Torino e Vercelli. Mi hanno aiutato ad uscire da una panne del motore della mia moto dandomi un pezzo di gomma ricavato da un guanto di gomma e della colla per gomma con cui ho sistemato un carburatore che non funzionava. Ricordo che con quella piccola toppa sono riuscito ad andare in giro ancora per una settimana, prima di comprare il pezzo di ricambio. 
I Mutoid hanno un nucleo fisso, ma c'è parecchia gente che entra ed esce da quel gruppo, c'è un costante ricambio di persone. Nel 1990 andai a trovarli a Santarcangelo di Romagna, sono sicuro che fosse il 1990, perché insieme a Boffa nel 1989 avevamo organizzato il primo Psych Out Party a Torino, che in realtà allora avevamo chiamato: Liquid Party... Nel 1990 eravamo andati a Mutonia in moto e mi ricordo che loro erano appena arrivati in Romagna. Siamo andati lì per due week end di seguito; la prima volta con un Kawasaki Z 900 e con un Moto Guzzi T3, mentre poi ci sono tornato in treno. Ho sempre viaggiato un casino...
Esistevano anche i Mutek che erano una frangia distaccatasi dai Mutoid, credo fosse un progetto parallelo. 
L'ultima volta che ho visto uno spettacolo dei Mutoid è stato nel 2016 ad un rave party vicino a Torino, dove avevano portato dei robot ed una specie di granchio meccanico che camminava... Dopo il 1990 non sono più stato a Mutonia, ma ho molti amici che hanno collaborato con loro, vedere le tue fotografie mi ha fatto uno strano effetto perché quello era proprio il primo momento in cui loro erano arrivati ed, io come te, c'ero.

TG: A volte, capitano cose davvero strane e ci sono coincidenze che ci fanno molto riflettere. Appendendo le mie gumprint sulla parete della Galleria del Cotton Club non mi sarei immaginato che qualcuno tanto vicino ad Uri avrebbe potuto vederle e commuoversi...

Allegra Corbo: Conosco Uri molto bene, io abitavo al campo di Mutonia, lui è arrivato da noi perché era il cugino di Lucy Wisdom, un'altra ragazza Mutoid. Uri era arrivato da Israele nel 1993. Conosco bene anche il kart perché l'aveva costruito il mio ex-marito che si chiama Stephan Duve, è tedesco, ha abitato in Italia per anni, ma adesso vive in Inghilterra. Io sono di Ancona, sono qua a Jesi perché domani chiuderò una mia mostra d'arte in una galleria privata qua vicino che si chiama USB Gallery, mi farebbe piacere se tu decidessi di venire a trovarmi lì. Per me, le tue immagini sono foto di famiglia. Da sempre faccio l'artista, per un po' di tempo ho vissuto con i Mutoid, ma poi ho fatto altre cose. L'altro ragazzo ritratto con Uri ed il go kart three wheeler è Johnny. Io sono stata con i Mutoid dal 1991 al 1995, poi sono partita con Stefan, ma una  volta che ci siamo separati io sono tornata a Santarcangelo più tardi, con i miei figli e dopo sono ripartita per andare altrove...

TG: L'esperienza a Mutonia è stata davvero così interessante e diversa dalla vita che si faceva normalmente a quei tempi da altre parti?

Allegra Corbo: Non c'è bisogno che lo dica io, comunque sì. Io avevo 23 anni quando sono approdata lì e anche se provenivo da una famiglia abbastanza alternativa che mi aveva permesso di visitare l'India e viaggiare per il mondo, devo dire che a Mutonia ho avuto un'esperienza molto interessante.

TG: In che senso i tuoi genitori erano alternativi?

Allegra Corbo: I miei genitori erano Hippie ed io avevo già rotto abbastanza gli schemi nascendo e crescendo in una famiglia di un certo tipo, ma i Mutoid sono altro in un'altra epoca. Un mondo Punk e Cyber-Punk della fine degli anni '80, inizio anni '90 in cui la tecnologia era già importante e anche il sentimento di un'imminente apocalisse risuonava nell'aria, proprio perché ci si rendeva conto che la nostra società viveva al di sopra delle sue possibilità materiali.

TG: Che cosa facevate al campo?

Allegra Corbo: Innanzi tutto vivevamo in uno spazio che ci era stato concesso dal Comune di Santarcangelo di Romagna; era una ex cava di ghiaia. Abitavamo nei camion e le nostre case erano tutte case viaggianti autocostruite. Erano molto belle; io sono stata molto bene lì, poi è lì che sono nati i miei figli. Lola nel 1992 e Ezra nel 1995. Insieme ai Mutoid io ho fatto spettacoli solo in Italia, proprio perché i miei figli erano piccoli, ma loro viaggiavano molto per l'Europa e anche da altre parti. Con i Mutoid c'era anche un australiano, Robin che è stato uno dei fondatori del Burning Man nel deserto del Nevada, adesso è più facile girare un po' dappertutto ed i confini è come se non esistessero più.

TG: Con Uri sei ancora in buoni rapporti?

Allegra Corbo: Sì. Due anni fa ho organizzato anche un festival a Mutonia; insieme a Sue, una ragazza che vive ancora lì. Vertigo Truth era un festival di street art, in quell'occasione abbiamo invitato gli artisti a dipingere i camion ed i container parcheggiati nel campo. E' stato molto bello...

Allegra Corbo davanti alla parete con le gumprint di Tony Graffio.
Allegra Corbo davanti alla parete con le gumprint di Tony Graffio.

TG: Il 17 e 18 novembre 2017, mentre noi eravamo a Jesi, i Mutoid, tra i quali Uri e sua moglie Maya, erano al Forte Prenestino di Roma con le loro sculture mobili, i loro spettacoli pirotecnici e la loro musica. Uri per molti anni ha lavorato a Berlino nell'organizzazione di produzioni cinematografiche di documentari e altri audiovisivi.

Documenti autentici raccolti in esclusiva da Tony Graffio per Frammenti di Cultura. I diritti sono riservati.


martedì 19 dicembre 2017

Speciale Basement Art & Culture 24a Parte: Alex Massacci e Francesco Biagini

Talvolta Tony Graffio è un po' pigro, così adesso Alex Massacci intervisterà Francesco Biagini.


 Alex Massacci e Francesco Biagini al Basement Party
 Alex Massacci e Francesco Biagini

Tony Graffio: Alex procedi pure con le domande, intervista te stesso e Francesco, grazie.

Alex Massacci: Figata... Mio caro, come ti stai trovando qui in questo fantasticherrimo Basement Party?

Francesco Biagini: Benissimo, ovviamente...

Alex Massacci: Bugiardo!

Tony Graffio: Ma no, vedo che è sincero, perché lo inibisci Alex? Francesco, parlami un pochino di te per favore.

FB: Lavoro per varie case editrici, per la maggior parte americane, ma anche per qualche casa editrice indiana...

TG: Case editrici indiane?

FB: Indiane, esatto, perché anche lì fanno i fumetti e li leggono. Pubblicano diversi volumi in collaborazione con autori, tipo Grant Morrison o addirittura registi come Wes Craven per il quale ho realizzato un fumetto qualche anno fa.


Le stampe esposte da Francesco Biagini al Basement Party.
Le stampe esposte da Francesco Biagini al Basement Party.

TG: Come sei entrato in contatto con gli indiani? Gli hai spedito qualche tuo lavoro? Oppure ti conoscevano?

FB: Ero a New York al Comic Con, è passato un editore, ha visto i miei lavori, si è fermato a parlare con me e dopo qualche mese mi è arrivata la prima proposta per realizzare un progetto.

TG: Scusa Alex, mi hai portato al cospetto di un pezzo grosso. Un vero Big...

Alex Massacci: Assolutamente sì, tra l'altro vorrei chiarire che questi indiani sono la Virgin, non quattro gatti spelacchiati... Francesco è un nome importante del fumetto mondiale. E' anche un pornostar mancato, ma questa è una cosa che sappiamo solo lui ed io...

TG: Confermi Francesco?

Francesco Biagini: Molto mancato...

TG: Mancavano i centimetri?

FB: Mancava tutto.

AM: Anche la voglia di interpretare la parte.

FB: Soprattutto quella.

TG: Va bene, Francesco, ma quali sono i tuoi personaggi più conosciuti?

FB: Probabilmente il fumetto sul quale ho lavorato che ha avuto maggiore notorietà è stato Elric, un personaggio fantasy molto cupo ispirato a romanzi anni '60 e '70 di Michael Moorcock per il quale ho realizzato una dozzina di numeri.

TG: Complimenti. Hai il tratto contrastato un po' alla Frank Miller, o sbaglio?

FB: Sì, ci puoi ritrovare Frank Miller, Mike Mignola e molti altri, ma soprattutto c'è la mia grandissima capacità d'annoiarmi perché periodicamente modifico, riadatto e trasformo il mio tratto perché tante volte non riesco a soffermarmi sullo stesso stile. Pertanto, sporco, ripulisco, solarizzo, schiarisco e via dicendo.

TG: Lavori manualmente?

FB: Per anni ho lavorato in digitale, ma mi è venuto il rigetto totale, così adesso faccio tutto esclusivamente con carta, matita, pennarello e pennello.

TG: Lo chiedo ad entrambi: so che ci sono dei software molto belli per disegnare al computer e che vanno molto bene per realizzare i fumetti. Che cosa ne pensate?

Alex Massacci: Sinceramente, io sono metà purista e metà digitalista. Fino a qualche anno fa ti avrei detto che il miglior approccio è quello tradizionale con carta, pennello eccetera, ma ultimamente ho riscoperto alcune fasi di lavorazione digitale che possono essere comode e buone. Sicuramente, il digitale non risolve tutte le situazioni, ma ti può agevolare certi passaggi, però bisogna prima passare dal disegno tradizionale. Anche per capire come far funzionare la parte digitale. I software nuovi sono certamente molto validi e ti semplificano la vita, ma solo se sai come si adoperano e come si adopera una matita.

TG: Ci vuole molto tempo ad imparare ad usare un software per i fumetti?

AM: Dipende... Io lo uso ad un livello basico, pertanto non ho impiegato tantissimo ad imparare, ma per fare le cose ad un livello più approfondito, assolutamente sì, ci vuole tempo ed esperienza.

TG: E tu Francesco cosa dici?

FB: Sì, Assolutamente, anche perché per tutto il tempo che ho usato i software, principalmente Photoshop che è quello più semplice, ho sempre fatto in modo da lavorare come se stessi utilizzando un pennello normale. La cosa più importante era l'opzione di poter cancellare, trasformare e correggere, cosa che in seguito mi ha dato una maggior libertà anche con il pennello, proprio perché avevo abolito la paura e la timidezza di sperimentare.

TG: E' così Alex?

AM: Assolutamente. Ci stiamo rimpallando le stesse risposte, ma è proprio così, al 100%. A volte, il grande limite di tutto è proprio la paura di se stessi e che se sbagli non puoi più correggere. Effettivamente l'utilizzo di programmi come Photoshop; Manga Studio o quello che sia ti aiuta a superare la paura di sbagliare.


selfie con Alex Massacci e bella ragazza argentina
Una fan d'oltreoceano di Alex Massacci.

TG: Ho capito. Parlando un po' di collezionismo, volevo sapere se avete esposto tavole originali.

FB: Abbiamo esposto delle riproduzioni stampate che abbiamo concesso per l'esposizione qui al Cotton Club.

TG: Perché? L'editore ha dei diritti di proprietà che vi vietano di esporre gli originali?

FB: Nel caso di Alex, lavorando con Bonelli, c'è tutto un discorso di copyright e richieste a monte per le esposizioni. Io sono più libero, ma rimane il fatto che esporre gli originali è sempre un problema, anche per chi organizza la mostra.

TG: Per eventuali danneggiamenti?

FB: Ci sono vari tipi di rischi: bisogna pensare alle assicurazioni, alle consegne, alle riconsegne  e a tutti quei passaggi che complicano un po' le varie fasi organizzative.

TG: Quanto vale una tua tavola?

FB: Non lo so, ma possiamo andare dai 300 in su.

TG: Dollari o rupie?

FB: Facciamo euro...

TG: Ok...

FB: Poi, ho il problema che essendo io stesso un collezionista tendo a non dare ad altri i lavori che realizzo...

TG: Collezioni te stesso?!

FB: Diciamo che non voglio che mi si scompagni il servizio... Perché di solito ti vanno via le uniche tavole dignitose...

TG: Le più belle.

FB: Quelle brutte invece ti rimangono.

TG: Che fregatura...

FB: E allora, tanto vale che me le tenga!

TG: Tutti vogliono le  cose belle! E come mai?

FB: Chissà... Non me lo spiego...

AM: Volevo soltanto dire, scherzi a parte, che ho lo stesso identico problema... E so che non siamo i soli. Se io dovessi scegliere delle pagine o delle tavole da fare vedere, se sono originali porto le più brutte, così, nel caso che si rovinino, vaffanculo! Chissenefrega e scusate per l'espressione un po' colorita...

TG: Uhmmm... Ti ho sentito dire di molto peggio Alex!

AM: Lo so! (Risate)

TG: Avete qualcos'altro da dire? O che volete far sapere al vostro pubblico?

AM: Sì, il 25 novembre andate in edicola e compratevi il Magazine di Drago Nero che poi se sarà colorato bene come ci aspettiamo sarà fantastico. Una storia è mia e sono molto orgoglioso di farvela vedere.

TG: Senti, ma se lavori con Bonelli conoscerai Stefano Marzorati, vero?

AM: Certo, lo conosco, è una bella persona e fa il bassista nei Temporal Sluts. E' molto disponibile, simpatico e alla mano, con lui si può tranquillamente scherzare.

TG: Francesco, c'è interesse per il fumetto italiano, si riesce a vendere?

FB: Rispetto a 7-8 anni fa la situazione è migliorata e adesso sembra che tutti vogliano leggere, vedere e soprattutto disegnare fumetti. C'è questo nuovo trend che fino a che tira va bene...

TG: E tu Alex, cosa ci dici?

AM: Io per adesso sono fortunato perché sto lavorando ad una serie tra le più stabili di Bonelli; certo che gli alti e bassi ci sono e ci saranno sempre. Lo spirito imprenditoriale di Bonelli, dopo la morte di Sergio, è cambiato molto: forse è più aggressivo da una parte e meno rispettoso nei confronti di certe figure storiche, però è anche vero che bisognava dare una scrollata a questa situazione. Incrociando le dita, speriamo che tutto continui per il meglio o avremo tra noi due disoccupati in più... Possibili neo-pornostar... Centimetri a parte...


Francesco Biagini disegnatore fumetti
Francesco ha preso seriamente il compito di disegnare una delle zucche ornamentali che ho consegnato a molti artisti presenti al Basement Party.


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lunedì 18 dicembre 2017

Speciale Basement Art & Culture 23a Parte: Uomini Nudi che Corrono


Uomini nudi che corrono da seduti.

Tony Graffio: Uomini nudi e donne nude, ci siete tutti?

UNCC: Questa volta ci siamo tutti. Siamo al completo: Sdolz, Filicio, Tommy Gun, Marie Cécile e Nove Dix.

TG: Chi mi parla di Quel Piccolissimo Giganteschio, il vostro nuovo prodotto editoriale indipendente autoprodotto?

UNCC: E' una raccolta di strip a cadenza trimestrale che ormai pubblichiamo da un annetto. Ogni numero contiene 12 strip di 12 fumettisti diversi. I libretti vengono proposti in festival di autoproduzioni oppure in librerie specializzate in fumetti che accettano di tenere in vendita anche autoproduzioni.

TG: Tipo?

UNCC: Tipo Modo Infoshop di Bologna; Black Spring di Firenze ed altri locali che non lavorano direttamente come libreria, ma che hanno degli angoli allestiti appositamente per seguire un discorso editoriale, tipo Spulla a Macerata, o Tandem, un altro negozio sul Corso della Repubblica.

TG: Come mai utilizzate questo formato particolare?

UNCC: E' un formato studiato appositamente per i bar, in modo che si possano inserire delle strip nel menu. Qui al Jack Rabbit, per la durata del festival, ogni tavolo verrà fornito di una pagina cartonata che viene presa dal fumetto tra i quattro numeri della rivista che abbiamo fatto fino ad adesso.

TG: Avete fatto una raccolta di tutte le strip?

UNCC: Ancora no, ma una volta che avremo pubblicato una decina di numeri molto probabilmente pubblicheremo una raccolta. Adesso stiamo proponendo dei volumi ridotti ad un prezzo molto basso in un formato orizzontale che ricorda i giornaletti di parecchi anni fa.

TG: Cécilie, confermi?

Cécilie: Sì.

TG: Raccontami qualcosa tu.

Cécilie: Il prezzo di ogni numero è di soli due euro.

TG: Li prendo tutti e quattro allora.

UNCC: Adesso te li diamo, li abbiamo messi dietro al bancone.

TG: E' già materiale da collezione?

UNCC: Diciamo che è materiale abbastanza collezionabile (risata di tutti) ...Nel senso che quando si esauriranno pensiamo di fare un cofanetto speciale di tutti i numeri pubblicati.

TG: Tutto materiale stampato su vostre specifiche.

UNCC: Sì, ma la cosa più sconvolgente che questo materiale  a breve sarà parte integrante della storia dell'arte...

TG: Li possiamo chiamare fumetti o dobbiamo parlare di opere?

UNCC: Fumetti è un termine un po' riduttivo.

TG: Anche secondo me...

UNCC: Sono documentazioni sull'esistenza di questo personaggio che nessuno ancora conosce, ma che si sta diffondendo. Una documentazione sull'esistenza dell'arte...

Quel Piccolo Giganteschio Uomini Nudi che Corrono
Piccoli Giganteschi per tutti

TG: Da quanto tempo esiste questo Piccolo Giganteschio?

UNCC: E' nato prima di tutto.

TG: Perché non ce ne siamo mai accorti?

UNCC: E' piccolissimo e si nasconde bene.

TG: Cécilie, confermi?

Cécilie: E' tutto vero!

TG: Ok, avete altro da dire?

UNCC: No, abbiamo detto tutto.

TG: Il Giganteschio in una frase?

UNCC: Uno scheletro che corre.

TG: Ok, prendo tutti e quattro i numeri.

UNCC: Il quarto volume l'abbiamo presentato due settimane fa al BordaFest di Lucca.

TG: Come è stato accolto il Giganteschio?

UNCC: Benissimo, abbiamo quasi finito tutti i volumi.

TG: Corro a prendere il portafoglio e arrivo...




domenica 17 dicembre 2017

Speciale Basement Art & Culture 22a Parte: Brillantina Moretti

 Brillantina Moretti
 Brillantina Moretti

Tony Graffio: Brillantina Moretti, qual è il tuo nome da fighter?

Brillantina Moretti: Ancora non ce l'ho... Purtroppo, fino ad adesso ho fatto solo un incontro ed è stato rovinoso...

TG: Dove e quando?

BM: Lo scorso 22 aprile a Castelfidardo

TG: In che categoria?

BM: Nei massimi-leggeri; peso 81 chilogrammi. Mi ero presentato all'incontro sottopeso, pesavo solo Kg 76,4 invece degli 81 della categoria.

TG: Te le hanno suonate?

BM: Me le hanno suonate a causa della mia scarsa preparazione. Ho combattuto contro un ragazzo di 7 anni più giovane, un chilogrammo più leggero di me ma che era veramente preparato bene. E' stata una bella esperienza; la rifarei anche se mi ha gonfiato la faccia.

TG: Quanto hai resistito?

BM: Ho resistito per un'intera ripresa. L'arbitro ha interrotto l'incontro perché ho preso due o tre diretti sul naso e quindi mi usciva sangue in modo abbondante.

TG: In che categoria ti preparerai a combattere?

BM: Voglio fare un bel salto di qualità e di categoria. Devo dimagrire per scendere di una o due categorie per combattere entro i 75 chilogrammi, o anche nei 70...

TG: Spiegami perché vuoi scendere di categoria.

BM: In teoria bisognerebbe combattere al limite del proprio peso. Io risulto in sovrappeso perché mangio male e non mi alleno abbastanza.

TG: Quale dovrebbe essere la tua categoria?

BM: Dovrei rientrare almeno nei pesi medi, 75 chilogrammi.

TG: Quanto sei alto?

BM: 1,76 metri. E poi c'è tutta una questione che riguarda i rapporti tra i pesi per cui un pugno di un massimo leggero che pesa dagli 81 agli 84 chilogrammi è molto più pesante del pugno di un peso medio che pesa 75 chilogrammi. E' una questione di fisica che ha a che vedere con la velocità e l'impatto, oltre che con il peso. Tutti consigliano di combattere nella categoria del peso limite.

TG: Tu perché ci tieni tanto ad essere un pugile?

BM: E' sempre stato il mio sogno, fino da quando ero ragazzino. Fin dai tempi delle scuole medie, nella palestra comunale di Sant'Elpidio a Mare venivano ad allenarsi dei giovani pugili. Sentivo i rumori dei colpi al sacco e delle catene del sacco che si muovevano e quando tornavo a casa dai miei genitori dopo l'ora di educazione fisica a tavola chiedevo di poter fare il pugile, ma loro non volevano perché un ex collega di mio padre ha fatto il pugile. Attualmente il mio allenatore è Sergio Emili, ex campione italiano; mia madre ricorda d'averlo visto combattere in un incontro in cui Sergio è stato ferito alle arcate sopraccigliari ed ha perso parecchio sangue. Questi ricordi un po' brutti hanno fatto sì che i miei genitori mi ostacolassero sempre nella mia scelta riguardo al pugilato, ma a me piace questo sport ed anche se non sono più un ragazzino ho voluto darmi un'occasione per provare a intraprendere questa carriera.

TG: Per che palestra combatti?

BM: Spero di combattere presto per la Nuova Cluana di Civitanova Marche.


Brillantina Bum Bum Moretti da Giammarco Hair Salon Basement Party
Brillantina Bum Bum Moretti da Giammarco Hair Salon

TG: Bene Brilla, adesso però spiegami alcune cose di grafica.

BM: Va bene.

TG: Perché la grafica è importante?

BM: E' comunicazione, è come l'abito che veste la persona. La grafica accompagna il messaggio, quindi più è accattivante più attira i pubblico e meglio il messaggio viene recepito.

TG: Cosa ne pensi del Basement Party?

BM: Il Basement Party è un evento molto bello che è cresciuto molto dalle prime edizioni e secondo me crescerà ancora in futuro.

TG: Perché è importante?

BM: Perché è un mezzo per dare voce a molti di quei giovani ed artisti Underground che normalmente, proprio per questo loro modo di esprimersi o proporsi, vengono un po' lasciati in disparte dai circuiti ufficiali che propongono arte e cultura.

TG: Brilla, cosa ne pensi del fatto che la Pinacoteca Civica di Jesi ospiti temporaneamente la mostra di un paio di street artist, che tra l'altro sono anche gli organizzatori del Ratatà di Macerata?

BM: Sono a conoscenza di questo fatto. Trovo che questa scelta fatta dalla città di Jesi sia piuttosto importante e sia un segno del cambiamento che anche l'opinione pubblica ha nei confronti di forme d'arte popolari come il graffitismo. Forse più che di cambiamento, si potrebbe parlare di una vera evoluzione del modo di pensare della gente.

TG: Quale degli artisti presenti al Basement Party aspettavi con particolare ansia?

BM: Avevo voglia di conoscere gli artisti presenti al Man Cave che sono creativi che fanno parte della cultura Custom che fa parte del mio background d'interessi ormai da una quindicina d'anni. Ero curioso di vedere le motociclette assemblate da questi ragazzi e riconosco un grande fascino anche all'allestimento che ha fatto da cornice a questo evento. Aspettavo di vedere i fumetti di Alex Massacci,  che già conoscevo, poiché sono un appassionato anche del mondo del fumetto. Voglio terminare di vedere le altre mostre e tutti i lavori di coloro che lavorano con la poster art.

TG: Come ti è sembrato il concerto dei Plutonium Baby?

BM: Non conoscevo questo gruppo e devo dire che mi sono piaciuti molto; è stato un bel concerto anche perché dalle nostre parti queste sonorità non capita di sentirle facilmente. Mi ricordavano un po' i Fuzzstones  e l'ambiente Fuzz che a me personalmente piace e adoro.

TG: Qual è il più bel lavoro che hai fatto nell'ultimo mese?

BM: Sicuramente è la collaborazione che ho fatto con te che ha portato alla copertina del libro"Musica in Cantina, viaggio nell'immaginario Underground della Rock Poster Art Italiana". Il tuo libro di interviste mi ha dato la possibilità di riprendere la matita in mano e cercare di coniugare il mondo dei fumetti a quello della grafica parlando di poster art. Sono contento che questo libro stia avendo un riscontro positivo e che venga apprezzato da persone che stimo. Credo che sia non solo il lavoro più bello che ho fatto ultimamente, ma anche il migliore degli ultimi anni.


Brillantina Moretti ha disegnato la copertina di Musica in Cantina, il libro di Tony Graffio che contiene le interviste ai Rock poster artist italiani.

I diritti sono riservati


sabato 16 dicembre 2017

Speciale Basement Art & Culture 21a Parte: Riccardo Chitarrari

Ricccardo Chitarrari al Basement Party Jesi Arte Grezza
Ricccardo Chitarrari al Basement Party

Tony Graffio: Riccardo Chitarrari, buonasera.

Riccardo Chitarrari: Buonasera...

TG: Ci diamo del lei oggi?

RC: Sì, dai, però aspettiamo il mio avvocato che sta arrivando. Eccolo qui...

TG: Non puoi rilasciare interviste in sua assenza?

RC: Meglio che ci sia anche lei.

TG: Perfetto. Avvocato lei è giuslavorista?

Avvocato: Sì.

TG: Ok, mi lasci il suo telefono.

Avvocato: Non ce l'ho.

TG: Mi serve un giuslavorista, come facciamo?

Avvocato: Mi spiace, sono occupata.

TG: Perché lei lavora in esclusiva per il Chitarrari?

Avvocato: Esatto.

TG: Non è disponibile nemmeno per qualche consulto?

Avvocato: Vedremo.

TG: Avvocato, lei è proprio un osso duro.

RC: Comunque, se vuoi, te lo do io il suo numero. Scrivi: 333...333...333...

TG: Eh, no, no ci siamo, questo numero assomiglia un po' troppo al mio... Veniamo a noi adesso. Riccardo, parlami di te.

Riccardo Chitarrari Brut Artist

RC: Ho 26 anni, nel campo dell'arte sono un autodidatta e sono felice di esserlo perché così ho avuto modo di dedicarmi all'Art Brut, o se vogliamo italianizzare un po' il termine, parliamo di Arte Grezza, una forma di espressione artistica che viene da persone a digiuno di una formazione artistica...

TG: Da persone che non sanno disegnare tanto bene...

RC: Infatti, in genere si tratta di persone che non conoscono bene le tecniche artistiche. Io mi ritrovo in questa definizione e sono contento di aver sperimentato autonomamente un mio cammino. Ho trovato un segno che ho cercato di rendere personale.

TG: E mi sembra che tu ci sia riuscito bene.

RC: Sì, penso di sì.

TG: Le zucche che hai dipinto sono splendide.

RC: Te le regalo.

TG: Sei molto gentile. Spero di riuscirle ad esporle a Milano in una situazione che devo ancora organizzare, ma ci terremo in contatto e poi ti farò sapere. Sempre che le zucche non marciscano... L'Avvocato che cosa ne pensa? Le piacciono le zucche disegnate dal suo assistito?

Le zucche di Riccardo Chitarrari.
Le zucche di Riccardo Chitarrari.

Avvocato: Confermo, sono bellissime.

TG: Avvocato, lei lo conosce il blog di Tony Graffio?

Avvocato: No, mi dispiace.

TG: Perché lei si occupa di cose molto più serie...

Avvocato: Assolutamente sì.

TG: Va bene. A che anno siamo?

Avvocato: Di cosa?

TG: Di facoltà...

Avvocato: Secondo.

TG: C'è tempo allora... Riccardo, fai un bellissimo uso di colori molto vivaci. Che cosa vuoi dire con i  tuoi disegni a pennarello?

RC: Non faccio un discorso concettuale. A me interessa l'impatto visivo. Cerco di costruire qualcosa con i miei colori in modo che ti arrivi negli occhi e che da lì ti entri dentro un fremito.

TG: Sono personaggi e animali arrabbiati che digrignano i denti e fanno un po' paura...

RC: Infatti i miei migliori clienti sono i dentisti e gli odontotecnici.

TG: Certo, sono soggetti che possono ben figurare in studi odontoiatrici, ma anche in studi legali, vero avvocato?

Avvocato: Assolutamente!

TG: Riccardo, oltre al Basement hai già partecipato a qualche mostra? Hai presentato le tue opere in qualche galleria?

RC: Sì, ho fatto un'esposizione al Duma, un locale di Macerata, la mia città, mentre lo scorso mese (ottobre 2017) ho esposto alla Biennale Internazionale di Ascoli Piceno, lì ho esposto "No Matador" e "Tuffo all'Inferno".

TG: In questa tua opera si riconosce la sagoma di un AK47.

RC: Sì, c'è un bambino soldato che vorrebbe tuffarsi in un fiume, ma invece viene mandato a tuffarsi da un'altra parte...

TG: Nell'Inferno della guerra... Come è capitato in Angola, in Sierra Leone e da molte altre parti, purtroppo.

RC: Esatto.

Tuffo all'Inferno di Riccardo Chitarrari.
Tuffo all'Inferno di Riccardo Chitarrari.

TG: Com'è andata alla Biennale di Ascoli Piceno?

RC: Ti dico la verità, più che aver esposto in quella Biennale, sono molto soddisfatto di poter rilasciare questa intervista in esclusiva a Tony Graffio.

TG: Oh, grazie, questa è veramente una bella cosa... Avvocato conferma?

Avvocato: Confermo!

TG: Allora, lei potrebbe fare anche il Notaio...

Avvocato: Certo, sto studiando anche per quello! Oltre a Legge, Economia.

TG: Bravissima, avrà una carriera assicurata, così da poter mantenere anche il suo assistito, perché si sa l'arte non sempre paga, ma assistere che delinque, o lo stato, invece garantisce sempre qualche introito...

RC: Anch'io ho studiato Economia all'Università...

TG: L'Economia non è una scienza esatta; lo è solo quando si guadagna, meno quando si perde... Riccardo hai altro da dichiarare?

RC: Non so come, ma ultimamente mi ha contattato il chitarrista di un gruppo Black Metal Norvegese, i Mahyem che mi ha chiesto di spedirgli tre tele.

TG: Un collezionista, bene! E come ti ha trovato?

RC: Grazie a Instagram. I Social Networks sono molto importanti e qualche volta funzionano.

TG: Invece, al Basement Party come ci sei arrivato?

RC: Non conoscevo né il Basement Party, né Jesi, infatti mi sono subito perso. Non conoscevo nemmeno Sonny Alabama che mi ha scritto invitandomi qui.

TG: Conoscevi solo l'Avvocato?

RC: Solo lei.

Avvocato: Infatti, ci conosciamo da tre anni...

TG: Riccardo, un consiglio. Secondo me, visto anche l'ottimo risultato ottenuto con le tue zucche, dovresti dedicarti anche alla ceramica. La tridimensionalità potrebbe conferire ancora più forza e impatto ai tuoi colori.

RC: E' una buona idea, anche perché io vengo da Appignano di Macerata, un paese che ha una lunga tradizione nella produzione della ceramica artigianale. Purtroppo, qualche giorno fa è venuto a mancare l'ultimo vasaio, Giuseppe Testa.

TC: Ah peccato! Però in suo onore tu potresti modellare e cuocere delle coloratissime teste di ceramica, invece che i soliti vasi. Così poi noi verremmo a trovarti ad Appignano per comprare le tue ceramiche Art Brut.

RC: Ci penserò, è una buona idea...

TC: Grazie, Riccardo.

RC: Com'è andata?

TG: Benissimo: una Bomba!

Riccardo Chitarrari da Appignano di Macerata
Riccardo Chitarrari, Brut artist, 26 anni.