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domenica 3 gennaio 2016

Mostre: le serigrafie degli studenti dell'Accademia di Brera a Sulmona

La serigrafia è una tecnica di stampa relativamente recente, in Europa, che permette di realizzare lavori molto particolari su supporti di vario tipo. Negli ultimi decenni l'arte concettuale ha cambiato completamente i mezzi espressivi degli artisti, cosa che ci ha fatto assistere ad una migrazione di conoscenze e di tecniche che si sono indirizzate verso altri settori, quando non sono scomparse del tutto.  Molti tra i vecchi stampatori che praticavano la stampa artistica serigrafica, per esempio, si sono rivolti ad una committenza industriale, con il risultato che molte lavorazioni, come in altri campi, si sono parcellizzate ed ormai è diventato abbastanza difficile trovare un bravo stampatore, od un artista completo capace d'eseguire un lavoro nella sua interezza partendo dal disegno, passando dalla preparazione del telaio, per poi arrivare alla stampa finale. 
Ultimamente, da quando le tecnologie digitali permettono d'intervenire con nuove stampanti direttamente sui materiali più diversi si sta andando incontro ad una riscoperta della serigrafia. Alcuni artisti e stampatori si stanno ri-orientando verso tecniche che possano dare un po' più di soddisfazione che schiacciare un bottone su un computer e che diano la possibilità di far conoscere il proprio effettivo talento, oltre che dar origine a risultati molto più vicini al mondo degli esseri umani che a quello delle macchine. Da quanto ho potuto osservare in varie situazioni, tra i più giovani sta riscuotendo molto interesse anche la possibilità di collegare la pratica della stampa ad eventi promozionali di vario tipo e di ricavarne in questo modo, sia un guadagno immediato che un beneficio in termini d'immagine per una pratica oggi in espansione.
Dalla settimana prossima, grazie all'interesse di un giovane docente e ad un gruppo di persone amanti dell'arte, la città di Sulmona ospiterà una selezione di serigrafie di studenti proveniente da una tra le più prestigiose Accademie d'Arte italiane. Vale la pena d'andare a vedere questa mostra e sostenere coloro che si riappropriano delle tecniche tradizionali. Tony Graffio



Dal prossimo 9 gennaio, dalle ore 17:30 alle ore 20:00, presso il caffè-libreria “PuntoeaCapo”, in via Roma 12 a Sulmona, si terrà l'inaugurazione dell'esposizione di stampe serigrafiche di alcuni studenti d'arte dell'Accademia di Brera.
La mostra realizzata grazie al lavoro sinergico tra l'editore Jacopo Lupi e il professor Daniel Tummolillo, docente di Serigrafia dell'Accademia di Belle Arti milanese, avrà come intento quello di promuovere alcuni dei migliori lavori svolti durante l'anno accademico 2014/2015 e di far conoscere la stampa d'arte con le sue applicazioni e potenzialità.
Le opere esposte potranno essere acquistate nel corso della rassegna contattando direttamente gli artisti attraverso i loro recapiti inseriti nel catalogo della mostra.
Cornice dell'evento sarà la performance musicale di Mad Res Klern il quale si esibirà suonando brani in finger style tratti dal proprio repertorio.
Per chi non riuscisse a partecipare all'evento inaugurale ricordiamo che l'esposizione sarà fruibile fino alla fine del mese di gennaio presso la libreria suddetta.

mercoledì 9 settembre 2015

Brera in contemporaneo all'orto botanico ed all'osservatorio

Nonostante le dimensioni abbastanza contenute dell'Orto Botanico di Brera, circa 5000 metri quadrati, questo angolo di tranquillità nel centro di Milano conserva piante di pregio e d'interesse scientifico tra le più vecchie d'Europa, come due Ginko Biloba di considerevoli dimensioni, di un'età intorno ai 230 anni (circa la stessa età dell'orto) ed un tiglio di oltre 40 metri d'altezza.
Molte piante officinali coltivate all'interno di questo giardino avevano la funzione d'insegnare botanica farmaceutica, sul campo, agli studenti dell'università.
L'orto botanico, come molte altre importanti  istituzioni milanesi, fu creato per volere di Maria Teresa d'Austria nel 1774.
E' in questi spazi che dal 28 luglio al 13 settembre sono state istallate le opere di alcuni artisti contemporanei, visionabili gratuitamente, grazie anche al prodigarsi di alcuni studenti dell'Accademia di Belle Arti di Brera che illustrano i lavori, spiegandone il significato e le fasi creative che ne hanno portato il compimento.

Alvin Curren - Gardening with John 1.1 (2006)

Installazione sonora in un capanno da giardino nel quale sono inseriti 2 Ipod e altoparlanti

Alvin Curren è un musicista statunitense che è stato amico di John Cage e si è ispirato all'arte del grande compositore americano scomparso nel 1992.

Alvin , come capitò a John condivide la passione per la musica, per la natura ed il giardinaggio, così ha voluto riunire questi elementi in un'opera che era già stata presentata in Belgio, Germani, USA ed in altri paesi.



Purtroppo, quando mi sono recato a visitare il capanno di Curren non ho avuto la possibilità di ascoltare la musica perché l'impianto sonoro era spento.
Sono però riuscito a reperire il file musicale in rete. Chi volesse ascoltarlo clicchi qui.
Nel complesso quest'opera, a tratti divertente, sembra essere un contenitore di quegli sprazzi gioiosi e rilassati di vita vissuta che potevano sembrare essersi persi nei meandri dell'universo.
Si tratta di una composizione semplice, fatta con oggetti comuni, la cui aggiunta della musica serve a recuperare momenti perduti e non più afferrabili, come capita con quei ricordi che aleggiano nell'aria e permeano i luoghi in cui abbiamo trascorso la nostra esistenza. Mi sento di definire questo capanno come un'opera romantica che tende a recuperare sentimenti nostalgici ed un po' tristi riconducibili al nostro passato. 
Sempre che si abbia avuto la fortuna d'avere un giardino.

Michelangelo Pistoletto - Terzo Paradiso vasi. Coltivare la città (2015)

Nel 2003 Pistoletto scrive il manifesto del Terzo Paradiso e ne disegna il simbolo, ne scaturisce un nuovo segno di infinito costituito da tre cerchi contigui in cui il cerchio centrale è di dimensione maggiore agli altri due.
Il numero 3 è il numero divino e di perfezione poiché è un simbolo di creatività, conoscenza, unione, comunicazione ed energia. Ovviamente, rappresenta anche la trinità ed il suo mistero.

"Che cos'è il Terzo Paradiso? 
È la fusione tra il primo e il secondo paradiso. Il primo è il paradiso in cui gli esseri umani erano totalmente integrati nella natura. Il secondo è il paradiso artificiale, sviluppato dall’intelligenza umana attraverso un processo che ha raggiunto oggi proporzioni globalizzanti. Questo paradiso è fatto di bisogni artificiali, di prodotti artificiali, di comodità artificiali, di piaceri artificiali e di ogni altra forma di artificio. Si è formato un vero e proprio mondo artificiale che, con progressione esponenziale, ingenera, parallelamente agli effetti benefici, processi irreversibili di degrado a dimensione planetaria. Il pericolo di una tragica collisione tra la sfera naturale e quella artificiale è ormai annunciato in ogni modo1 . Il progetto del Terzo Paradiso consiste nel condurre l’artificio, cioè la scienza, la tecnologia, l’arte, la cultura e la politica a restituire vita alla Terra, congiuntamente all'impegno di rifondare i comuni principi e comportamenti etici, in quanto da questi dipende l'effettiva riuscita di tale obiettivo. Terzo Paradiso significa il passaggio ad un nuovo livello di civiltà planetaria, indispensabile per assicurare al genere umano la propria sopravvivenza. Il Terzo Paradiso è il nuovo mito che porta ognuno ad assumere una personale responsabilità in questo frangente epocale. Il Terzo Paradiso è raffigurato simbolicamente da una riconfigurazione del segno matematico dell'infinito. Con il “Nuovo Segno d’Infinito” si disegnano tre cerchi: i due cerchi opposti significano natura e artificio, quello centrale è la congiunzione dei due e rappresenta il grembo generativo del Terzo Paradiso.” Michelangelo Pistoletto

I vasi ideati dall'artista compongono un'istallazione geometrica che ben si colloca sulla ghiaia dell'orto di Brera e riprendono essi stessi la forma del n uovo infinito.
Siamo di fronte perciò ad un'infinito senza fine che poggia, come in un gioco di scatole cinesi, all'interno di elementi, anch'essi eterni.

H. H. Lim - Video performance: 60 kg. di saggezza

H. H. Lim nasce in Malesia nel 1954 da genitori cinesi, dal 1976 si è trasferito in Italia, dove ha frequentato l'Accademia di Belle Arti di Roma. Al suo arrivo nella capitale italiana fatica un po' ad inserirsi in un ambiente totalmente diverso da quello in cui viveva, soprattutto per la sorpresa di trovarsi immerso in una società molto politicizzata e violenta in cui ci sono forti proteste sociali che sfociano nella lotta armata contro il potere. 
Riflettendo su questi temi, il lavoro di H.H. Lim mette in relazione diverse tradizioni, assimilando l'immagine alla parola in una specie di linguaggio globale che si manifesta in differenti esperienze artistiche.

In questa performance video H. H. Lim si bilancia su una palla da basket per simboleggiare i continui aggiustamenti necessari per restare in equilibrio tra diverse culture.

Le torri dell'osservatorio di Brera ed in cima, non visibile, la cupola girevole con all'interno un vecchio telescopio del 1800 e la terza opera di cui andrò a parlare in codesto articolo

Marco Bagnoli - La macchina stanca e 3 tentativi per fermare il tempo (1983 aggiornata nel 2015)


Marco Bagnoli è nato a Empoli nel 1949, vive e lavora tra Firenze ed Empoli.
La Macchina Stanca è istallata in un luogo magico, ovvero all'interno della Cupola Schiaparelli ed è una macchina particolare composta da una lampada stroboscopica che illumina un bulbo di vetro a seconda dei suoni che percepisce.
Due sono le fonti musicali che producono i suoni che alimentano la lampada: uno è un lettore di file mp3, ma mi viene da pensare che nel 1983, anno in cui la macchina venne inventata, l'amplificatore audio dovesse essere collegato a qualche altra tipo di lettore musicale.
L'altra sorgente sonora è un semplice carillon che deve essere caricato manualmente da qualche componente umana che entra in contatto con questo apparecchio ipersensibile.
La scala su cui sono posti gli elementi attivi della macchina ricorda vagamente una ghigliottina, mentre l'ampolla di vetro sembra una lacrima gigantesca caduta da un'immaginaria testa invisibile che è appena stata separata da un corpo che non è in grado di sostenere il peso di un tempo senza fine.

La macchina è pronta per decapitare il tempo

Quando la musica del lettore mp3 termina, la luce si spegne questo è un primo tentativo per fermare il tempo.
Allo stesso modo, anche quando il carillon s'ammutolisce il tempo sembra fermarsi.
Quando la luce si spegne, si rimane al buio, o quasi, ed è vero che in assenza di energia o di suoni, nulla sembra esistere, meno che meno la percezione di una dimensione temporale. Questo dovrebbe essere il terzo tentativo per fermare lo scorrere del tempo. 
Ovviamente, non è così semplice arrestare lo scorrere dei minuti, delle ore o dei giorni e dev'essere proprio per la frustrazione di non riuscire a poter giungere ad un risultato tangibile che la macchina di Bagnoli dev'essersi stancata. Tony Graffio

martedì 31 marzo 2015

Fotografia concettuale, un esempio da non seguire

Oggi sono andato nella chiesa sconsacrata di San Carpoforo, a due passi dall'Accademia di Brera, per vedere una mostra di fotografia degli studenti d'arte che espongono le loro opere in questo spazio che è stato denominato CRAB: Centro Ricerca, Accademia di Brera.
Avevo appuntamento con una ragazza che ho conosciuto qualche mese fa che svolge una ricerca che considero valga la pena d'essere conosciuta. I suoi lavori ve li proporrò su queste pagine prossimamente, mentre adesso volevo farvi vedere ciò che mi è sembrato completamente fuori luogo.
Prendo spunto da questo fatto, per affermare che bisogna conservare il nostro senso critico e rifiutare ogni sorta di lavaggio del cervello, da ogni parte esso arrivi.
Non basta andare in un museo, o ad una mostra per trovarsi al cospetto dell'arte, materia che oltre tutto va studiata attraverso la conoscenza delle tecniche, delle idee e della storia di chi ci ha preceduto, non facendo tabula rasa di tutto.
Ogni scuola d'ordine e grado dovrebbe istruire, fornire un metodo d'apprendimento, far riflettere, ma anche educare...

CRAB, ex Chiesa di San Carpoforo, via M. Formentini, Milano.


Gli autori che espongono le loro opere nella mostra denominata BraeraKlasse, fino al 3 aprile 2015, dalle 8,30 alle 18,30 sono: Giacomo Costa, Francesco Dipierro, Alessandro Ligato, Smich Lov, Simona Luchian, Silvia Maietta, Alessia Mazzoleni, Filippo Messina, Delaram Mirnaghibi, Sylvia Morin, Andrea Morlacchi, Gloria Pasotti, Lorenzo Piovella, Mina Poostdooz, Gian Marco Porru, Valentina Riboli, Giovanna Sellari, Giulia Spreafico, Mattia Toselli, Andrey Ursinòw, Rui Wu, Florian Zvba.

Vedendo i lavori fotografici di questi ragazzi si capisce che molti di essi hanno uno strano rapporto con la fotografia che probabilmente ancora considerano la sorellastra minore di altre forme d'espressione artistiche; infatti tra di loro c'è un massacratore seriale che non ho intenzione di citare, per evitare di portarlo alle luci della ribalta, seppur in qualità più di criminale che d'artista.
Non mi sento di criticare i lavori di giovani aspiranti artisti che si sono dati personalmente da fare per allestire una mostra che si presenta molto bene in un ambiente magico e intriso di storia, d'arte e di cultura. Vedere i lavori esposti è comunque stata un'esperienza interessante che valeva sicuramente la pena di fare, però ritengo che ci dev'essere stata un po' di leggerezza da parte dell'apposita commissione dell'Accademia di Belle Arti di Brera nel selezionare un tipo di "gesto artistico distruttivo", manifestatosi in forma di performance, in cui, una persona ha acquisto del materiale storico proveniente dalla Croazia, o da altri paesi balcanici, prodotto circa 100 anni fa e deliberatamente ha deciso di farlo a pezzetti, per poi scegliere di ricostituirlo in altra forma (accostando tra di loro pezzi che nulla hanno a che vedere tra di loro).
Si tratta di antiche, pertanto rare, lastre di vetro su cui sono state esposte scene di matrimoni che "il distruttore" ha ritenuto che avessero circolato per l'Europa facendo bella mostra di loro stesse, per troppo tempo.

Seguendo la stessa logica contorta di codesti signori che fanno dell'apologia alquanto pericolosa, si potrebbe aggiungere che Hitler forse come imbianchino non valesse gran che, ma l'idea che l'ha portato a bruciare pile di libri sulle pubbliche piazze del Terzo Reich fa di lui un grandissimo artista concettuale ante litteram, magari anche anticipando certe idee surrealiste di pensatori come Marcel Duchamp di cui Adolf Hitler era praticamente coetaneo, essendo nato solo due anni dopo del francese.

"L'opera" incriminata intitolata: Frammento per un'autobiografia
(Installazione di dimensioni variabili - 2015)

Alla voce "rompere" sul dizionario si legge: spezzare e rendere non più operante qualcosa che lega, che tiene immobilizzato. Scrivo la fine di quello che "è stato" senza salvare nulla, riducendo in pezzi un corpus d'immagini di rito (matrimoni) e prendendomi la possibilità di sovvertire il percorso di quei momenti nello spazio dell'immagine, isolando, dividendo e allontanando per creare una seconda possibilità. G.M.P.

La fotografia, pur nella sua matrice originale, il negativo, per questo scellerato signore, insegnanti di fotografia inclusi, non vale nulla; ci si chiede perché costoro non abbiano preso opere del Cimabue o di Giotto per praticare un analogo spezzatino concettuale...

Pur avendo incrociato, questa mattina, "il demolitore" e avendo scambiato con lui non più di due parole, non me la sono sentita d'interpellarlo sulle motivazioni della "sua arte"; probabilmente si tratta di un mio limite culturale, o caratteriale, non so, però ritengo sia superfluo avere uno scambio dialettico con chi agisce contro la fotografia nel nome della fotografia, al solo scopo di fare parlare di sé, di stupire e di mostrare la sua destrezza nello sfasciare in un istante ciò che altre persone hanno saputo produrre con amore, sapienza e precisione, ponendo fine a qualcosa di estremamente curato, suo valore documentaristico che rappresentava anche simbolicamente l'essenza della vita di persone arrivate fino a noi da un'epoca ormai lontana ed irraggiungibile. 

Certamente è più facile distruggere che creare e forse anche per questo motivo potremmo trovarci di fronte a frotte di artisti provenienti da ogni dove che demoliscono ogni cosa.
Forse non ce ne rendiamo conto, ma anche coloro che hanno spaccato di recente pezzi della fontana del Bernini hanno compiuto un'azione creativa per la quale dovremmo essere loro grati?
E che dire dei Talebani o dei miliziani dell'Isis che ricorrono alla dinamite e ad altri esplosivi per ricreare l'armonia per i loro occhi demolendo i Buddha di Bamiyan in Afghanistan o l'antica città di Ninive? Sono anch'essi artisti?
Io non sono di questo avviso e ciò che ho visto questa mattina, oltre ad avermi indignato come persona, mi rivolta come amante della fotografia, soprattutto se penso in che mani si trovino certe istituzioni accademiche e ciò che viene incoraggiato in quei luoghi.
Come possiamo dire che distruggere la tomba di Giona in Iraq sia stato un atto contro l'umanità mentre, non soltanto si acconsente, ma addirittura si premia, decidendone l'esposizione, l'azione di uno squilibrato che autoproclamandosi "artista" dà sfogo ai suoi istinti più bassi, o alle sue frustrazioni, spaccando pezzi unici di valore storico, culturale e sicuramente molto più rilevanti, a livello artistico, di ciò che egli fa tra le mura di casa sua o dei laboratori dell'accademia?
Non ho intenzione di dilungarmi in questo discorso che potrebbe continuare all'infinito, comprendo e ricerco la visione personale di ogni individuo nei confronti di un gesto artistico, o creativo, perché m'interessa vedere la diversità d'approccio alla materia artistica di persone diverse, ma ritengo che quando si va oltre e si danneggia qualcosa che può essere considerata un bene comune, in quanto appartiene al passato di ogni essere umano, bisogna necessariamente chiamare le cose con il loro vero nome e parlare di inciviltà ed ignoranza. Anche tra le istituzioni e coloro che invece che approvare la distruzione di un'opera di valore dovrebbero tutelare i beni culturali, istruendo gli studenti a fare, a loro volta, la stessa cosa per i nostri figli ed anche per i loro stessi discendenti (nel malaugurato caso che anch'essi dovessero riprodursi).

Ciò che ho visto oggi, m'indispone ancor più nei confronti della cosiddetta arte concettuale che considero un'espressione di un mondo decadente ed in preoccupante corsa verso l'autodistruzione.
Considero la cultura e l'arte l'unica alternativa (oltre all'amore) ad un degrado umano, sociale, intellettuale, spirituale ed economico imperante, vedere come certi valori si siano capovolti mi fa capire come ogni cosa venga snaturata e sfruttata ai soli fini di proporre prodotti di facile realizzazione a costo nullo e di nessun valore all'attenzione di un pubblico succube di una categoria di pseudo operatori culturali disonesti e annoiati che accettano di sovvertire delle convenzioni e dei canoni classici, nella speranza d'affermare un loro prodotto commerciale alternativo ad un'opera di indubbio gusto e valore. Tony Graffio

Per concludere in allegria, propongo una bella vignetta comica pubblicata sulle pagine di una nota rivista d'oltralpe.



Alcuni studenti dell'Accademia di Brera non si comportano poi in modo molto diverso dai seguaci dello Stato Islamico.
Chi dobbiamo ringraziare?


Un giorno poi, ricordatemi di raccontarvi la storia di Ghitta Carell e delle sue lastre acquistate dalla Fondazione 3M.