domenica 14 dicembre 2014

Il Mamihlapinatapai del collettivo 0056

La settimana scorsa sono passato sopra il cavalcavia Eugenio Bussa mentre era in corso l'Alter Bej (alternativo al tradizionale Obej Obej), un mercatino di prodotti artigianali, oggetti fatti a mano, riciclati, di seconda mano, o semplicemente vintage.
Sotto ad un gazebo erano esposte le opere di alcuni artisti che vorrei mostrarvi prossimamente, mentre oggi vi faccio vedere questi lavori firmati dal collettivo artistico 0056.
Purtroppo, io ero soltanto di passaggio e non ho avuto occasione di incontrare gli autori, li invito però a contattarmi per approfondire il discorso ed a mostrarmi altri lavori. 
Fortunatamente sono riuscito a riprendere alcune fotografie di 3 quadri che fanno parte di Mamihlapinatapai, un concetto espresso piuttosto bene nel manifesto di questi artisti.

Marina Abramovic e Rembrandt

La cosa che mi ha colpito è come queste opere che dovrebbero essere riproduzioni su carta, elaborate con altre tecniche, di fotografie e dipinti, siano state in un primo passaggio incollate ai muri della città, lasciate a "macerare" per qualche tempo fino ad impregnarle di sporco e vita di strada, per poi essere rimosse dagli stessi autori e re-incollate a pannelli di legno, per essere infine esposte in altri luoghi.
Io ho trovato questi ritratti nel luogo che vi ho detto, ma ho visto che essi sono statei mostrati anche a Brerart 2014.

Marina Abramovic

Per poter meglio apprezzare le opere, le ho isolate dai teli del gazebo dove erano esposte e le ho scontornate con Photoshop. Questa operazione ha fatto emergere ancora meglio un contrasto tra la materia di cui è costituito il lavoro degli 0056 (prefisso telefonico internazionale del Cile) ed il vuoto della dimensione sottostante che conservando un ombra del pannello, ha reso queste tavole ancor più tridimensionali e cariche di un passato drammatico, come se questi sguardi ci giungessero da una dimensione perduta, o in via di disfacimento.
Questo effetto di décollage, o di transitorietà della vita e del suo significato, rende quest'opera ancora più interessante e realistica perché testimonia il fatto che questi personaggi abbiano realmente vissuto altrove, conservando uno stratificazione di pensieri, sentimenti ed impressioni di tutti coloro che hanno incontrato e guardato negli occhi durante la loro precedente vita o nella loro permanenza in quei luoghi che li hanno ospitati temporaneamente. Un bell'esempio di street art che va oltre questa catalogazione. T.G.
Rembrandt

Ripropongo di seguito il messaggio copiato da un testo degli 0056.

MAMIHLAPINATAPAI

Tra le rimanenti popolazioni autoctone che abitano la Terra del Fuoco, ci sono glii Yamanas o Yaganes, popolazioni del sud del Cile che si sono posizionati in questi territori 6000 anni bp (before present) e che purtroppo oggi sono vicini all'estinzione.
La loro lingua, continua a non essere qualificata in un modo concreto dalla scienza linguistica.
Questo idioma conteneva un glossario di 32.000 parole, (raggruppati da Thomas Bridge: anche se si suppone che il numero di parole fosse intorno alle 40.000).
La lingua Yamana, che ha un lessico molto specializzato in alcuni campi semantici, arrivava a descrivere oggetti, comportamenti o sentimenti che in altre lingue non venivano valorizzati. Come appunto la parola Mamihlapinatapai.
Questo vocabolo è noto, come una delle parole di più difficile traduzione al mondo. La parola descrive il seguente atto: “Guardarsi reciprocamente negli occhi sperando che l'altra persona faccia qualcosa che entrambi desiderano ardentemente, ma che nessuno dei due ha il coraggio di farlo per per primo".
Partendo da questo concetto, il nostro lavoro si è incanalato sulla ricerca d'immagini nel mondo dell'arte che potessero raffigurare questo momento, e quale fosse la sintesi che meglio la potesse rappresentare. Arrivando cosi al lavoro di Giulio Paolini, "Giovane che guarda Lorenzo Lotto'" (1967).
In questo caso, noi stessi ci confrontiamo con lo sguardo fisso del ragazzo che guarda; questo gioco di sguardi viene circondato dal silenzio e dalla volontà di fare qualsiasi azione possibile, con o senza il ragazzo che ci guarda e che noi guardiamo. Rimanendo incapaci di compiere quest'azione, per la forza ipnotica che causa quel ritratto fisso di fronte a noi.
Da questa immagine, la ricerca è andata oltre, cercando ritratti di personaggi del mondo dell'arte, (la scelta dell'immagine è correlata allo scopo del lavoro; primissimi piani o primi piani). Personaggi importanti e rivoluzionari nel loro ambito artistico, che per cosi dire, abbiamo guardato fisso il loro percorso artistico e che hanno avuto il coraggio di dare quel passo in più verso la rinnovazione, uscendo in questo modo dallo "stato di mamihlapinatapai".
Cosi abbiamo creato una lista di personaggi, a noi cari, per il loro lavoro o poetica, arrivando ad una lista di personaggi della quale fanno parte tra gli altri, Bernini, Rembrant, Durer, Abramoviç, Jodowrosky, Pasolini.
Il mezzo, in questo caso la strada, è il posto migliore dove poter trasmettere il significato di questo lavoro di maniera universale e democratica, avendo anche come esigenza l'importanza d'impressionare il passante, grazie ad uno sguardo forte, che tenga con forza il nostro.
Il contesto urbano è dove più persone possono usufruire di questa parola e concetto, non solo invitando il passante casuale a sommergersi in questi sguardi, ma anche evitando che questa parola si "perda", tramite l'estinzione della popolazione autoctona che l'adopera. Sperando cosi, grazie alla curiosità del singolo spettatore, che costui s'interessi e cerchi il significato di questa parola, venendo cosi a conoscenza degli Yaganes, dando un aiuto alla salvaguardia (almeno nella memoria) di un lessico e di una popolazione ai più sconosciuta.

Aggiornamento del 7 marzo 2015
Il manifesto stampato su due fogli campeggia su un pilastro che sostiene il cavalcavia Bussa; non mi sembra il posto più adatto a rendere visibile l'opera perché difficilmente di qua passano pedoni, mentre le automobili sfrecciano veloci, a meno che non ci sia qualche ingorgo.
Una stranezza che rende l'opera ancora più cult, se volete andare a vederla, dovete andarci appositamente a piedi.

Bella ambientazione per questo ritratto di Rembrandt

Dettaglio degli occhi

Un'opera che contrasta molto con la street art che siamo abituati a vedere



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